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  1. Today
  2. Riprendo un post che ho già pubblicato due volte in altri topic nel dicembre scorso. E' la legge a stabilire espressamente che "le istituzioni assicurano la conclusione dei corsi e il rilascio dei relativi titoli, secondo gli ordinamenti didattici vigenti, agli studenti già iscritti alla data di entrata in vigore dei nuovi ordinamenti didattici" (art. 12, comma 2, D.P.R. 212/2005). Pertanto tutti i conservatori sono tenuti a far concludere il corso di studi secondo il v.o. (con rilascio del diploma) a chi ha iniziato prima della riforma. Ciò vale anche per i privatisti perché il MIUR, a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato, ha stabilito con una circolare innovativa che "gli studenti privatisti, i quali alla data di entrata in vigore dei nuovi ordinamenti didattici avevano già sostenuto almeno un esame dell'ordinamento previgente, possano concludere il loro percorso di studi, a parità di condizioni con gli altri studenti "interni" del vecchio ordinamento" (circ. 5.5.12.2016 n. 28964). Perciò, sia che abbia iniziato come "interno" con vecchio ordinamento sia che abbia sostenuto come privatista almeno un esame sempre col v.o., dovresti poter proseguire e concludere in qualsiasi conservatorio il corso di studi col v.o. Ogni forma di resistenza specifica è illegittima e può essere contrastata e vinta con ricorsi interni o, al peggio, ricorrendo a un avvocato ed eventualmente al TAR. E' chiaro che poi, se vieni ammesso all'esame dopo l'ingiunzione dell'avvocato o addirittura la sentenza del TAR, devi essere più che bravissimo per superarlo...
  3. Che dire? Una camicia adatta all'attuale periodo balneare... Sembra ricavata con la tela di un ombrellone Rilancio con una copertina antesignana di una moda che ho più volte vituperato. I soliti piedazzi nudi fuori luogo. Ma è interessante sapere che il disco risale al 2001. E comunque
  4. Joseph Martin KRAUS Fiskarena - balletto VB 40 Swedish Chamber Orchestra Petter Sundkvist
  5. Eccomi di nuovo tra voi dopo una lunga sparizione.

    Sono stati tempi difficili....

    Ma ho ricominciato ad ascoltare musica.

    Buon segno

  6. Grazie mille Viandante, Con un ritardo scandaloso ( dovuto ad periodo terribile ) ti dedico il mio ascolto di oggi. Fernando Sor , Gran Solo op 14, La dolcezza della chitarra aiuta a pacificare l'anima. Buon ascolto Anche a tutti coloro che gradiscono. 🌹
  7. Questa edizione dei Contes ha ampi crismi di storicità. Anzitutto, è una registrazione diversa da tutte le altre. Bonynge, con le fonti di cui disponeva nel 1971, ha fatto una sua personale revisione dei Contes, i cui intendimenti sono perfettamente spiegati nelle lunghe note che lui stesso ha scritto nel grossissimo libretto. Anzitutto sono impiegati i dialoghi recitati, per la prima volta dopo l'antica testimonianza del '48 di Cluytens. In secondo luogo, appaiono brani rielaborati da Bonynge e, soprattutto, appare la Musa all'inizio del Prologo, col suo monologo in cui annuncia di trasformarsi in Nicklausse per guidare Hoffmann sulla via dell'arte poetica. Così congegnata, l'opera è un ottimo compromesso di tradizione e autenticità, anche se oggi, coi ritrovamenti che ci sono stati, si rivela obsoleta. La direzione orchestrale si situa nell'olimpo della storia del disco. L'Orchestra della Svizzera Romanda era un'ottimo strumento plasmato dalle cure di Ansermet, e Bonynge se ne serve per navigare nel suo tipico elemento, quello dell'opera fantastica francese, che era il suo humus preferito. Da qui, una conduzione di rapsodica varietà, con ironiche rievocazioni grand-operistiche, squisite minuzie, cambi d'atmosfera repentini, grandissima eleganza e sublimi accompagnamenti. Nel cast, Joan Sutherland è la gloria. E' una delle poche a interpretare tutte e tre le figure femminili di peso, con l'aggiunta di Stella, che nell'Epilogo non è confinata ad anonima comparsa ma ha in dotazione un brano coronato da un arduo sovracuto. Ebbene: è straordinaria. Più ancora che con le sublimi eroine italiane, la Sutherland era immensa con quelle francesi, in cui faceva tra l'altro emergere un gusto per la nuance e la sfumatura interpretativa che in italiano non palesava. Basti dire che è bravissima finanche nella recitazione dei dialoghi, e di più non posso dire. Vocalmente, è un'Olympia che sormonta ogni possibile difficoltà con un virtuosismo trascendentale, profondendo anche gustosissimi ammicchi di sopracciglio. Giulietta (il cui atto arriva dopo quello di Olympia) all'epoca non le consentiva di brillare, ma è risolta con dolce patetismo. E come Antonia, nessun'altra saprà offrire una così abbagliante resa della difficilissima scrittura, coronata da un sovracuto radioso ma anche illuminata da una réverie senza dubbio soggiogante. Quanto a Placido Domingo, è capace di stupende mezzevoci, come quella alla fine del Prologo, da antologia. La voce è quella degli inizi, seducente, pastosa, spontanea. Gli acuti sono ben dominati, forse quelli estremi hanno un sospetto di tensione ma in genere la compattezza del suono eclissa in grande stile il successivo Jerusalem. Domingo è poi un Hoffmann guascone, innamorato, di divertente timidezza e goffaggine. E' pure molto volonteroso e convincente nei dialoghi, anche se qualche disagio è avvertibile. Chi domina nei dialoghi è Gabriel Bacquier, che recita in modo del tutto formidabile quando deve parlare. Dissento, viceversa, da certe lodi tributategli nell'interpretazione dei brani cantati delle quattro figure diaboliche che gli sono affidate: il ghigno, spesso eccessivo, e la rozzezza malvagia prevalgono decisamente troppo spesso, oltretutto propiziate da una pesantezza vocale che si prestava, indubbiamente, a caratterizzazioni grossier di questo tipo. Però "Scintille, diamant", malgrado i durissimi acuti, è ben caratterizzata, con ombrosa scontrosità e una linea accettabile. Huguette Tourangeau si presenta con un monologo della Musa declamato da perfetta oratrice francese. Come sempre, il mezzosoprano canadese, prediletto da Bonynge, canta poi con estremo gusto e vivacità, lasciando solo un po' a desiderare in certe gutturali discese in basso, peraltro non numerose. Gli altri ruoli vedono anzitutto un Paul Plishka come Crespel morbido, immedesimato e pieno di buon cuore. Hugues Cuenod aveva all'epoca 69 anni (sarebbe vissuto fino ai 108!), ma canta il Minuetto di Frantz con una voce che ne dimostra 20 di meno. E poi, nei panni dei quattro inservienti, è tremendamente bravo nel differenziarli, dalla semplicità di Andrès all'invadente balbuzie di Cochenille, fino alla ghignante cattiveria di Pitichinaccio. Le altre parti, essendo scomparsi i recitativi sostituiti dai dialoghi, possono essere tranquillamente affidati ad attori. Schlemil è, ad esempio, André Neury, e fa tutto quello che deve fare. Ma il trono spetta al simpaticissimo commediante cinematografico Jacques Charon, il cui Spallanzani è letteralmente senza freni, dimostrando anche di saper cantare con notevole musicalità e scelta del tempo. Tirando le somme: Contes da conoscere.
  8. Ignoravo la registrazioni per la Decca, sarebbe interessante capire di che anni siano. Prevedibilmente, prima del '50.
  9. Bizet Patrie Overture, Op. 19 Melbourne Symphony Orchestra John Lanchbery
  10. Berlioz Les Troyens, ballet music from Act IV National Philharmonic Orchestra Richard Bonynge @Snorlax
  11. Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con la Fantasia Corale per pianoforte, coro e orchestra di Ludwig van Beethoven:
  12. Yesterday
  13. Se avrò tempo, pubblicherò una chicca ancora sulla 13 riguardante la stemmatica ad minchiam.
  14. A chi vorrebbe attribuire a Luchesi i quartetti op. 9 sono sfuggite un po' di cose, che strano. Il Quartetto n. 2 - in sol maggiore - ha questo frontespizio: 1. Numero di archivio 3 (9) 2. Numero dei bifolia 3. Numero di registrazione nell'archivio storico 4. La famosa lettera "A" 5. Numero della carta 6. E il numero "8". Allora, inventarsi di sana pianta il "limbo" (ovvero il periodo che Andreino Matitino avrebbe conservato - come lo schifo della copia della n. 13 - le copie delle sue composizioni cedute ad Haydn prima di registrale in qualsiasi archivio) adesso, guardando le carte, pare VEROSIMILMENTE una grande stron***a. Questo quartetto VEROSIMILMENTE ha fatto parte, come quartetto numero 3, di un insieme di 9 quartetti REGISTRATI. Gli altri invece no. E' stato riportato questo, insieme alle indecenti analisi "codicologiche", nella descrizione del manoscritto? No, assolutamente, no. Certo, si aspetta sempre una FUTURA e FUTURIBILE analisi "filologica" puntuale per chiarire un sacco di lacune delle sciocchezze che si pubblicano per attribuire questa musica a Luchesi. E poi... ritorna sempre il balordo discorso sugli autografi: non c'è l'autografo di Haydn? Allora non è di Haydn. C'è l'autografo di Haydn? Allora l'autografo è un falso e la composizione non è di Haydn. Codicologia di paglia. Allora, questo quartetto in sol maggiore, che il Genio di Motta di Livenza ha composto dando vita al Quartetto Classico, facente parte di una serie di quartetti nati con la genialità delle quinte o quasi quinte ascendenti, ha fatto parte, come terzo, di una serie di 9 quartetti. E sto c***o di limbo allora? Tiriamo in ballo il Circolo delle None adesso? E poi, come giustifichiamo il numero 8 in basso a destra? Boooooooooo. E' più facile speculare sulla lettera "A"...... magari "A" di Andreino. Di analisi scatologiche ne è pieno il Web. e si continua...
  15. Che feticismo furtiano! Contiene questo:
  16. Uhm molto equivoco il titolo di questo box? Cosa contiene? Solo registrazioni in studio? O anche i live del tempo di guerra saccheggiati dai sovietici (di cui comunque la DGG non ha più di qualche volta i riversamenti migliori)? E il materiale di provenienza sono le matrici originali? E' stato fatto un ulteriore lavoro di remastering? Mamma mia quante domande... Sono molto curioso... In ogni caso, presumo di possedere, se non tutto, gran parte del materiale presente qui dentro... Però, per puro fanatismo, potrei anche cascarci... Comunque, il sogno erotico di ogni furtiano è questo: ...al modico prezzo di 230 euri!
  17. Aspetto risposta grazie. Inrdirizzatemi voi
  18. Ho otto anni di conservatorio mi mancano gli ultimi due volevo sapere se da privatista potevo prendere il diploma facendo ultimi due anni di pianoforte
  19. Per gli irriducibili del Furtone (che però avranno già tutto...)
  20. L'ho segnalato io, ma lo ignoro. Alucard mi pare non ne parlasse bene...comunque:
  21. Ieri sera ascoltato Il matrimonio segreto di Cimarosa, in apertura del Festival della Valle d'Itria a Martina Franca. Non conoscevo quest'opera come del resto non conosco quasi nulla dell'opera buffa (a parte i soliti titoli di Rossini, e se vogliamo includere la trilogia DaPontiana nel genere). Lo spettacolo, con regia, costumi e scene di Pier Luigi Pizzi, è discreto e appropriato. Pizzi ambienta la vicenda in un interno borghese arricchito secondo un gusto anni 70, situazione segnalata dalla presenza di numerose tele di Fontana e cretti di Burri alle pareti, che in una scena vengono indicati con orgoglio dal volgare Geronimo, che naturalmente del valore artistico di quelle opere nulla capisce, ma le possiede in casa, e questo è tutto ciò che conta. L'ironia del collezionista imbecille è sempre benvenuta. La direzione musicale dell'orchestra del teatro Petruzzelli, era affidata a un giovane 25enne milanese, Michele Spotti, che non ha fatto danni ma nemmeno si è segnalato per particolari qualità. È troppo giovane, senza dubbio. La compagnia di canto, tutti giovincelli anche loro, era discreta, segnalo la Fidalma della mezzosoprano brasiliana Ana Victoria Pitts, classe 1991, tra l'altro ragazza dallo stacco di coscia non indifferente, e che lo spacco del vestito lungo nero voluto da Pizzi, con la complicità di un persistente vento, esponeva spesso con particolare efficacia teatrale considerato il ruolo di mangiauomini della suddetta. Efficace anche il Paolino del britannico-australiano Alisdair Kent, col giusto fisico del ruolo, anche se non ha forse sovrabbondante personalità. Consiglio chi fosse nei paraggi di andare alle prossime recite? Sì, consiglio. Il matrimonio segreto di Cimarosa (e il libretto di Giovanni Bertati) esemplifica come trattare temi seri e realistici con spirito leggero e con movenze da pochade. Nel primo Atto c'è un quartetto meraviglioso, che per mia canaggine non so segnalare nel titolo, nelle parole accennate. Ma concerne le due sorelle, il Conte e Fidalma. Mi ha lasciato, quest'opera, un'impressione curiosa: come se avessi intravisto una verità psicologica profonda, ma mi fosse stata sussurrata da un ubriaco a Carnevale, come certi personaggi buffoneschi e sinistri dei racconti di E.A. Poe. Il ritorno in macchina in notturna da Martina Franca ha rinforzato questa singolare impressione "gotica". Una curiosità: l'edizione critica della partitura eseguita ieri è stata curata da Franco Donatoni.
  22. Si certo, il contrabbasso.... Coincidenze... stavo giusto ascoltando Mingus. Grazie, ricambio con Tom Rush:
  23. Gabriel Fauré, L'horizon chimérique, Camille Maurane, Lily Bienvenu Per me forse il riferimento assoluto in questo tipo di repertorio. Nella voce chiara e duttile di Maurane, il rapporto tra suono e parola riesce in un sincretismo perfetto. Un cantante di un'intelligenza e di una sensibilità rara, in qualche modo unico nel suo genere. ...dedico a @Wittelsbach, @Pinkerton, @Ives, @Majaniello e a chi gradisce....
  24. Il contrabbasso è un strumento meraviglioso 😁 @hurdy-gurdy
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