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  3. glenngould

    Mahler vs Bruckner

    Sei meglio di Giudici!
  4. noone

    Video flautati

    Pahud imitating a bird. Cute.
  5. Il Parsifal anni Quaranta di Rudolf Moralt è interessante quanto il suo Ring

  6. Wittelsbach

    Le recensioni operistiche discografiche di Wittelsbach

    Nel topic degli ascolti, il discettare del Parsifal, sia pure per commentare alcune strane frasi di Elvio Giudici, mi ha fatto venir voglia di dedicarmi nuovamente a quest'opera. Il Ring diretto da Rudolf Moralt ve lo ricordate tutti, spero: ne parlai nel lontano 2014, quasi cinque anni fa! Ora, vi racconto il Parsifal di questo maestro, anche questo coi Wiener Symphoniker e verosimilmente trasmesso alla radio. Mi piacerebbe aver posseduto il cofanetto nell'uscita originaria per la Myto, giacché gli opuscoli di quella casa sono (erano?) particolarmente ricchi di notizie sulle esecuzioni prescelte. Ma in realtà, non posseggo neanche i dischi Walhall: ho fatto tutto da Spotify. E allora: com'è questo Parsifal diretto dal nipote preferito di Richard Strauss? Tutto in chiave lirica. La partitura è pervarsa da un soffio inesausto di puro canto, con un'orchestra che canta sempre, con suono soffice e soffuso. La qualità audio un po' penalizza gli strumenti, specie gli archi, che in certi punti sembrano un po' vetrosi e secchi. Ma fin dall'inizio, Moralt dà una luminosità tutta sua al Preludio, enfatizzando con discrezione le notine dei flauti, che alleggeriscono molto l'atmosfera che un Knappertsbusch voleva sacrale mentre Herbert Kegel quasi da teatro novecentesco. La cosa migliore è forse il Terzo Atto: il tenebroso quadro di Klingsor è pervaso di un'atmosfera più da romanticismo classico, più da Olandese Volante che da film dell'orrore. E la scena delle Fanciulle Fiore ha una grazia e una levità di tocco quasi mozartiana. Con una concezione del genere, la cantabilità di quest'opera è posta in primo piano, e gl'interpreti, almeno in teoria, sono pungolati ad agire in tal senso. Ciò avviene con Amfortas, con Gurnemanz e perfino (addirittura) con Klingsor, mentre Parsifal e Kundry sembrano meno in sintonia. Parsifal, per l'appunto, è Gunther Treptow, tenore forzutissimo, non proprio raffinato ma di voce robusta e spessa. Prima di essere il Siegmund di Furtwangler, Treptow fece la stessa parte per Moralt, aggiungendovi anche i due Siegfried: esiti miseri per questi ultimi, migliori per la bassa tessitura dell'amante di Sieglinde. Appunto: anche in Parsifal, la tessitura è piuttosto bassa, senza acuti scomodi, e per giunta assolutamente bisognosa di un talento interpretativo che la valorizzi. Treptow è decisamente lontano dall'ottenere questo risultato. La voce, di colore non malvagio, è talmente pompata e affondata da apparire pressoché baritonale in più punti: nel Terzo Atto, talora, si confonde addirittura con Gurnemanz, perché Ludwig Weber schiarisce e alleggerisce la voce. Comunque, questo pompaggio rende piuttosto legnose le note alte e il passaggio di registro. Non che la cosa interessi, al cantante: canta quasi tutto forte e scandito. Il risultato è una monotonia pomposa, piuttosto pontificante, che già all'inizio delinea un personaggio decisamente assente e certamente non giovanile. Dell'evoluzione di Parsifal dall'ignoranza alla consapevolezza non c'è traccia: il Treptow del Primo Atto non è marginalmente differente da quello dei successivi. Noioso e grigio. Quanto a Kundry, è più o meno sullo stesso andazzo, con l'aggravante di suoni spesso molto più sgradevoli. Anny Konetzni, sorella maggiore di Hilde, era la Brunnhilde fissa della Staatsoper di Vienna negli anni Trenta, e faceva volentieri anche Elettra. Il che, significa che nel 1948, a 46 anni, era già in difficoltà cospicue, perché evidentemente il repertorio era stato troppo pesante e la tecnica inadeguata a tanto impegno. La voce è di ampie dimensioni e nemmeno brutta di timbro. E' in possesso di un registro grave decisamente robusto, adeguato alla parte. La linea, invece, è alquanto fastidiosa, perché ogni nota è costantemente attaccata dal basso e poi spinta fino a farla oscillare, in un modo che ricorda la futura Gwyneth Jones e che in qualche modo si barcamena, seppure in maniera pochissimo gradevole, nel registro centrale. Gli acuti estremi invece sono di rara bruttezza, rivelandosi più che altro grida fisse e rauche, e non solo nel momento del ricordo dell'irrisione del Crocifisso. L'interprete è grosso modo come Treptow: una Kundry seriosa e grigia, poco immedesimata, in fin dei conti pesante e non proprio bella da sentire, e di dizione spesso impastata e confusa. Così, Moralt prova a fare un Wagner diverso, mentre Treptow e Konetzni fanno il consueto Wagner col cipiglio, molto d'antan e ben poco persuasivo. Peccato, perché gli altri interpreti si muovono da par loro in questa orchestra cangiante. Da applausi l'Amfortas spirituale di Paul Schoffler, che nel 1956, al Metropolitan con Stiedry, a 59 anni, saprà essere commovente, ma qui, otto anni prima, è addirittura toccante: un canto chiaroscurato, morbido, che entra in scena con una dolcezza quasi trasognata, per poi riscaldarsi in un vero crescendo emozionale, con ogni nota, per giunta, bella, ricca e a fuoco in tutti i registri. Parimenti eccezionale il suo riapparire nel Terzo Atto, ove alita frasi di una verità umana difficilmente sostenibile. Un grande personaggio di un grande cantante. Ma sconvolgente, addirittura, è il sommo Ludwig Weber. Con Knappertsbusch, a Bayreuth, il basso viennese ci darà la sua personale ipoteca di un ruolo molto più variegato di quanto normalmente non si creda. Ma qui, mi sembra di livello ancora maggiore. Ogni frase di questo Gurnemanz è modellata, scolpita, plasmata da un artista della parola (la dizione è assolutamente fenomenale) che è anche un sublime attore vocale. Dimenticatevi la durezza di certi bassi anni Cinquanta: la vocalità di Weber, adattandosi alle richieste della sua parte, è una specie di sfumato leonardesco, fatto di gradazioni infinitesimali, ma con grande predilezione per piani e pianissimi, seppur sapendo, all'occorrenza, dilagare con imperiosità. Il fatto è che Weber canta, sfuma e lega da maestro, e recita da grandissimo interprete, scolpendo un Gurnemanz commovente e addirittura simpaticissimo, anziché il solito prete altisonante. Da questa mezza rivoluzione, ne esce mutato anche Klingsor: l'ottimo Adolf Vogel, del resto, era già stato un Alberich fuori dal coro, e nei panni del mago cattivo è ancora più a suo agio, facendolo veramente cattivissimo, ma cattivo nel modo giusto. Nessun versaccio caricaturale: al contrario un canto sorvegliatissimo, di una precisione e compostezza quasi liederistica, ma di accento mobile, vivace, capace di essere tremendamente temibile, con persino un pizzico di malinconica frustrazione. D'alto livello le Fanciulle Fiore, i Cavalieri e gli Scudieri, anche loro dalla dizione che fa invidia a una recita di prosa: molto bravo, in particolare, il Terzo Scudiero di Erich Majkut. Il coro è preso a prestito dalla Staatsoper, e illumina alla grande la scena dell'Agape, che Moralt concerta con molta cura. @giordanoted @Snorlax @Majaniello
  7. papageno

    Il vostro Verdi "di riferimento"

    Non essendo verdiano,senza meno dico OTELLO!!!
  8. papageno

    La massima opera di Wagner

    La massima opera wagneriana, sono quattro!!!! La Tetralogia. Non posso mica estrapolarne una delle 4. A Bayreuth rigorosamente le ascolti tutte e 4...poi...applaudi! Devo scehlierne una sola? Okay allora opterei per Parsifal, il puro folle ben mi si addice!
  9. papageno

    Qual è il massimo compositore russo?

    Modest Mussorgsky! Per me è quello che meglio ha espresso l'anima russa in musica!
  10. Conte Caramella

    Richiesta al Vaticano

    Qualunque buona idea utile alla causa da me, invano, abbracciata 13 anni fa' mi sta benissimo. ;)
  11. papageno

    Berliner o Wiener?

    Questa è davvero una bella gara!!! Un piccolissimo voto in piu' potrei darlo ai Wiener.
  12. Karl Richter. Da anni possiedo i suoi brandeburghesi, che non cambierei con nessun altra edizione! Per non parlare della sua Matthäus-Passion!
  13. papageno

    Quale compositore americano preferite?

    John Cage! I pezzi per piano preparato sono ineguagliabili!
  14. papageno

    Mahler vs Bruckner

    Mahler sicuramente e non certo perchè mi piaccia stare nella "maggioranza". Perchè ritengo che sinfonicamente parlando rispetto al buon Bruckner, non ci sia, come si suol dire, trippa per gatti. Dall'orchestrazione all'invenzione sonora...nessun raffronto!
  15. papageno

    'Pianoforte' ben temperato

    Gould senza alcuna ombra di dubbio!
  16. papageno

    Playlist per il vostro funerale

    La Cavatina dal Quartetto per archi n. 13 in Si bemolle maggiore, op. 130 di Beethoven, grazie!
  17. papageno

    il brano più sopravvalutato

    Da uno che adora Mozart potrebbe parere una eresia quel andro' a dire, ma, il brano che per me è stato sopravvalutato è.....Eine kleine nachtmusik......da anni ne evito accuratamente l'ascolto. Il salisburghese fece molto meglio....
  18. papageno

    Richiesta al Vaticano

    ..e perchè non riscoprire l'arte del castrato? Si dice avessero voci di ineguagliabile bellezza!
  19. papageno

    Beethoven sonate per pianoforte - interpreti

    Wilhelm Kempff tutta la vita!!!
  20. papageno

    Chi è il più grande compositore di quartetti?

    Direi che la risposta è quasi scontata! Anch'io non posso esimermi dal votare il buon Ludwig quello di Bonn,non quello di Baviera naturalmente. Gli ultimi raggiungono vette eccelse, valori inestimabili e mai raggiunti da alcun altro. Beethoven Beethoven!!
  21. papageno

    Nona sinfonia di Beethoven

    Terzo movimento.
  22. papageno

    Claude Debussy

    Sono tutte meravigliosamente belle e suggestive. Mi chiedo come si faccia sceglierne una a discapito delle altre.....
  23. papageno

    I migliori pezzi di classica degli ultimi 100 anni

    Krzysztof Penderecki Trenodia per le vittime di Hiroshima
  24. papageno

    Che tipo di ascoltatore sei ?

    Direi ascoltatore informato. Non nego pero' di appartenere anche in un certo qual modo anche alla prima categoria,in quanto per me la Musica è emozione. Sentimento ed emozione che qualsiasi brano mi dona, in modo maggiore od in modo minore.
  25. papageno

    il tuo compositore preferito?

    Krzysztof Eugeniusz Penderecki. Giuro che non sono polacco!😂
  26. papageno

    Mozart Bach o Beethoven?

    Questa per me è la risposta piu' sensata a questo "bizzarro" quesito. In realtà anch'io,pensando agli ultimi quartetti del genio di Bonn direi che è veramente Lui che raggiunse vette fino ad allora inesplorate! Stravolgendo il pensiero musicale del tempo. Concordo anche su quanto hai detto circa Mozart,del quale la mia predilezione verte sul repertorio operistico. Le ultime sono veri capolavori,gioielli per me inestimabili.
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