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    Anton Bruckner

    Bruckner è uno dei miei compositori preferiti, e soprattutto credo sia il mio sinfonista preferito assieme a Mahler, il quale però deve molto all’opera di Bruckner. Le sue sinfonie sono dei veri e propri viaggi spirituali che vanno avanti attraverso piccoli processi che, fusi insieme, ribollono di un’epicità che a me cattura ed emoziona ogni volta che lo ascolto. I colori orchestrali che creano sono pazzeschi, danno un senso di ampiezza e vastità notevole, e rendono anche grazie alle lungaggini che crea ogni volta che cresce in drammaticità. Ed è fantastico come riesca a non rendere l’opera prolissa. In più, si sente l’anima organistica del compositore: lui spesso fa a sezioni di strumenti, come nei registri di un organo. Infine, le armonie e il linguaggio ricco e mai banale fa il resto, capace di passare da una tonalità all’altra distantissima rapidamente anche nello stessa frase. è secondo me attraverso i suoi adagi che noi sentiamo la crescita spirituale e stilistica del compositore: sempre più dissonanze, sempre più tensioni, più climax drammatici. Come classificherei le sue sinfonie? 8 (che è anche la mia sinfonia preferita di sempre. Ritengo l’adagio il movimento più bello mai scritto) 9 (dove veramente rompe i canoni della sinfonia romantica attraverso dissonanze che ancora oggi, dopo tre anni che l’ascolto, mi mettono i brividi) 7 (la più ricca di espressività, soprattutto in toccanti e commuoventi sezioni soprattutto dei primi due movimenti) 4 (indipendentemente dalle versioni) 5 (un capolavoro contrappuntistico, con il finale quasi interamente fugato) 3 (dove lo stesso Wagner abbracciò Bruckner per la bellezza di quella musica) 1 (dove Bruckner stava mettendo a fuoco le potenzialità del suo stile) 2 (lui stesso disse di fare un qualcosa di più “accessibile” rispetto alla drammaticità della Prima) 6 (purtroppo, anche io penso che manchi di quell’epicità e ampiezza che criticano in tanti, per lo meno negli ultimi due movimenti) 0 (il primo movimento però mostra tanti aspetti che Bruckner ci offrirà in seguito) 00 (senza dubbio gradevole ma ovviamente si sente che è un lavoro giovanile)
  3. ciao a tutti! ANNIVERSARI DI OGGI - nel 1999 muore a Basilea il direttore d'orchestra ed impresario Paul Sacher - nel 1973 nasce a Brno il mezzosoprano Magdalena Kožená - nel 1890 nasce ad Odessa il compositore e pianista Samuil Feinberg - nel 1924 muore a New York il compositore, violoncellista e direttore d'orchestra Victor Herbert ____________________
  4. Addirittura @giordanoted e @Snorlax in questo topic... giuro ragazzi che non parlerò male dei tedeschi!
  5. Oggi
  6. Per carità non sono anti-mozartiano ma non voglio parlare bene o male di Mozart, ho commesso un errore solo a citarlo L'ultima cosa che voglio poi è polemizzare con te, ma ti dico che se avessi esteso i miei commenti agli autori tedeschi, parlando di opera seria non avrei comunque parlato di Mozart. Certo tu mi dirai Idomeneo e Tito, ottima musica e tutto quel che vuoi, ma non mi sembrano titoli emblematici nello sviluppo del genere. Clemenza di Tito è un'opera addirittura reazionaria per il periodo in cui uscì, assolutamente poco rappresentativa di quel che succedeva nel mondo (in quegli anni si affermava quel Cherubini che tanto influenzerà Beethoven, per dirne uno). Se tu parli di compendiare, almeno in questo genere non compendiava proprio niente. Dirò anche una cosa che già sai, e cioè che Mozart guardava con una certa diffidenza alle innovazioni che già dagli anni '60 avevano interessato il genere, e parlo certo di Gluck ma non solo di lui, tutti gli autori di opera seria si aggiornarono più o meno ai linguaggi correnti (non solo Jommelli, Traetta, Salieri ma anche insospettabili come Piccinni, Sacchini, Paisiello, quest'ultimo acclamato autore serio, a dispetto della fama postuma). A Mozart semplicemente il genere non interessava, niente di male, ciò non lo rende meno brillante ai miei occhi; anche Beethoven frequentò poco alcuni generi eppure è un grande. La cosa di "tutti i generi compositivi" mi pare quindi un po' esagerata (non si può dire neanche di J.S.Bach), secondo me non può applicarsi neanche al macrogenere dell'opera lirica, nel quale Mozart notoriamente eccelleva. Un aneddoto significativo: quando Beaumarchais cercò un musicista per il suo unico (!) libretto d'opera pensò prima a Gluck (che si era già ritirato) e poi a Salieri; a me non sembra una scelta strana, e non perchè Salieri fosse più bravo di Mozart, semplicemente aveva uno stile più funzionale alle idee di Beaumarchais (Mozart avrebbe mai scritto un'opera tutta recitativi accompagnati e ariosi come Tarare? magari ne sarebbe stato capace tecnicamente, ma non l'avrebbe mai composta perchè l'avrebbe giudicata un'idea balzana). Io lascerei stare il discorso letture, perchè poi ognuno tira fuori i testi che vuole a sostegno delle proprie tesi, ci sono testi per tutti i gusti (l'opinione di un viennese morto negli anni '70 poi è giocoforza di parte, non foss'altro che parziale era la conoscenza degli autori del '700 in quel periodo). Cercherei più di fare un discorso attivo di ascolti comparati, ed è qui che si pongono i problemi. Ora, per confrontare seriamente Bononcini con Handel dovremmo ascoltare 10 opere di Handel, facile, e 10 opere di Bononcini suonate e cantate dagli stessi interpreti (o da interpreti di pari livello), impossibile perchè non esistono sul mercato. Di Bononcini Basso nella sua storia della musica parla come del musicista italiano più affermato in Europa che ha influenzato e rivaleggiato con Handel, ma era davvero un musicista di così alto valore? a me SEMBRA di sì. Dico sembra perchè ho ascoltato un live su youtube del Trionfo di Camilla, una vecchia selezione di Griselda di Bonynge suonata e cantata come fosse Donizetti (sob!), e un oscuro oratorio giovanile su San Nicola (assai poco rappresentativo). Mi sono risparmiato il Polifemo degli anni '40 in tedesco, puoi immaginare perchè. E' un azzardo dire che può competere con Handel? sì hai ragione tu, è un azzardo, una provocazione. Tu puoi dire il contrario? Qualcuno può dire il contrario? al momento no, non esistono registrazioni belle, integrali, informate, ben interpretate e in numero sufficiente da farsi un'idea dell'artista come ne esistono del sassone, chi dice il contrario si basa su pregiudizi, o su giudizi letti in giro. Ci sono diverse fonti più o meno neutre (dizionari e storie della musica) che parlano anche molto bene di Leo, Caldara ecc. Dagli ascolti che è possibile fare si intuiscono personalità di primo livello. A me non sembra strano che ci sia ancora molta musica in attesa di una giusta valutazione. Oggi esce un'integrale di Mahler ogni quarto d'ora, 70 anni fà non mi pare che i direttori facessero a gara per dirigerlo. Lo stesso si può dire di Rossini, oggi una certezza del repertorio anche serio, un tempo noto come un autore di 2 o 3 titoli buffi di successo. 40 anni fà quanto Vivaldi e quanto Handel conoscevamo? poco, pochissimo rispetto a quel che oggi è disponibile. Io mi auguro che ci sia un tempo per tutto.
  7. Questa è la registrazione presente nel box antologico n. 5 del Concertgebouw ed è, credo, l'unica registrazione che ha circolato in dischi ufficiali. Però Giulini di Webern aveva in repertorio anche i pezzi op. 6 e la Passacaglia per orchestra, che furono eseguiti da lui decine di volte negli anni 70. Qualche registrazione proveniente da trasmissioni radio circola in rete, in particolare conosco la Passacaglia con la Boston Symphony.
  8. Questa è la registrazione presente nel box antologico n. 5 del Concertgebouw ed è, credo, l'unica registrazione che ha circolato in dischi ufficiali. Però Giulini di Webern aveva in repertorio anche i pezzi op. 6 e la Passacaglia per orchestra, che furono eseguiti da lui decine di volte negli anni 70. Qualche registrazione proveniente da trasmissioni radio circola in rete, in particolare conosco la Passacaglia con la Boston Symphony.
  9. Giulini che dirige Webern. Ricordavo bene che esisteva qualche registrazione allora. A Madiel e Snorlax.
  10. io invece ho qualche problema con quell'opera, soprattutto questo, che quando leggo un libro mi aspetto almeno un'unità di stile, indipendentemente dalla varietà dei registri e delle immagini. l'agreeableness necessaria per i salti e gli scarti dell'adalgisa mi manca. per essere più chiari, parlo dell'esercizio di cambiare disposizione a ogni capitolo , dal lirismo quasi romantico di "notte di luna", al satirico-biedermeier di "quando girolamo ha smesso", al barocco di "quattro figlie ecc", e così via. io tra l'altro estendo questa necessità anche a me stesso, come lettore, ad es. in questo periodo sto leggendo praticamente solo cose di antropologia secondo-ottocentesca, e precisamente, in questi giorni: bachofen, "la dottrina dell'immortalità della teologia orfica", con una prefazione di un autore a me sconsciuto prima d'ora, umberto colla, che è bella quanto l'opera che introduce. anzi, magari tu hai qualcosa da consigliarmi sull' argomento.
  11. Ecco un nuovo accompagnamento pianistico per un Lied di Schubert raramente eseguito ma di grande interesse. Buon ascolto! - Il dolore dei fiori - Come è terrificante per me il primo soffio di primavera: come mi sembra triste che i fiori debbano riemergere dal suolo. Nelle braccia della loro madre riposavano così tranquilli e adesso, guarda un po’, i poverini se ne escono nello scompiglio del mondo. Le tenere creature sollevano timidamente le loro testoline: chi ci chiama nella vita, fuori da questa notte silenziosa? La primavera con parole magiche, con aliti di dolce piacere, li ha attratti fuori dalle scure porte del seno della madre. Come in una splendida festa di fidanzamento appare la meraviglia dei fiori, ma intanto il corteggiatore è già lontano: selvaggia scotta la potenza del sole. E adesso i loro profumi annunciano che sono pieni di nostalgia: quello che rende l’aria ristoratrice è figlio del dolore. Le corolle si chinano in giù e guardano alla terra: o madre, riprendici indietro, la vita porta solo sofferenza! Poi i petali appassiti cadono, la neve li ricopre benevolmente. O Dio, succede così a tutti: soltanto nella tomba c’è riposo! (Traduzione di Antonio Zencovich: https://www.lieder.net/lieder/get_text.html?TextId=69732)
  12. È ancora disponibile il violoncello francese?
  13. Buongiorno può mandarmi delle foto gentilmente? fvpower89@gmail.com
  14. Buongiorno la contatto in merito al violoncello. Sono un violoncellista e sto cercando un violoncello. È ancora disponibile ? Le lascio il mio numero di telefono 3802498135 grazie
  15. Può mandarle al mio indirizzo? fvpower89@gmail.com grazie
  16. Buongiorno può mandarmi delle foto al mio indirizzo email? fvpower89@gmail.com Grazie
  17. Buongiorno, le ho inviato una email ma il suo indirizzo di posta risulta pieno. Le lascio il mio indirizzo fvpower89@gmail.com La ringrazio
  18. Buongiorno, sto scrivendo un libro sulla liuteria di quell’area , se le fa piacere può mandarmi le foto sulla mia email fvpower89@gmail.com . Potrò’ fare una prima valutazione grazie
  19. Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con il concerto in la minore per e orchestra di Carl Philipp Emanuel Bach:
  20. Ieri
  21. buonasera a tutti! ANNIVERSARI DI OGGI - nel 1925 nasce a Catania il compositore e accademico Aldo Clementi - nel 1929 nasce a New York il soprano Beverly Sills - nel 1955 nasce a Tel Aviv il direttore d'orchestra Daniel Oren _______________ sempre in pausa da wagner (ma ci siamo quasi con la fine del sigfried 😐 ), in questo momento stavo riascoltando me stesso in un'amatorialissima (e pessima) registrazione delle prime battute di brano di Regondi per chitarra. oggi lo so suonare tutto (bellissime le parti col tremolo), ma a differenza dell'epoca (3 anni fa) mi è passata la voglia di mettermi a fare video (per la gioia di chi non apprezza)
  22. L'Arcadia e la "ragione" riorganizzatrice a.k.a. il pippone storico-sociologico introduttivo Il melodramma fantastico del secondo '600 Una delle più grandi opere liriche, almeno come dimensioni, che siano mai state scritte è il Pomo d'oro di Antonio Cesti, anno 1668. Il Pomo d'oro è all'apparenza una specie di Ring del XVII secolo: articolato in due giornate da 5 ore ciascuna, prevedeva 26 cambi di scena, 50 cantanti, leoni, elefanti, mastodontici apparati scenografici, e - cito - "i tipi più diversi di aria, arioso, recitativo, e poi infinite le ariette, i lamenti, i duetti, terzetti, quartetti, cori con o senza soli, scene pastorali, infernali, comiche, amorose, trionfali, sinfonie, balli, tempeste e quant’altro". Anche l'orchestra era imponente, includeva trombe, tromboni, cornetti, fagotti, viole da gamba, un regale, un graviorgano, e poi liuti, tiorbe, cembali, chitarroni, arpe, mandole e percussioni. Parliamo di un caso limite ovviamente, ma la tendenza del melodramma nella seconda metà del '600 era diventata un po' questa: temi fantastici, mille personaggi, forme libere, libretti insulsi, nessuna coesione drammaturgica e molta, moltissima spettacolarità, una spettacolarità che, va da sè, era alla portata esclusiva delle corti. La morale borghese e l'opera del primo '700 Dell'antitesi che puntualmente seguì un tale eccesso si incaricò, in Italia, l'accademia romana dell'Arcadia che, com'è noto, si prefisse di "esterminare il cattivo gusto perseguitandolo continuamente ovunque si annidasse", anche nel melodramma quindi. Come al solito se intellettuali e artisti raccolgono una qualche nuova istanza è perchè è il pubblico ad essere cambiato. Mi piace la definizione di "teatro popolare", non perchè vi fossero coinvolti i poveracci - che in quanto poveracci avevano altro a cui pensare - ma perchè chiarisce in una parola intenti, destinazione, linguaggio. Il bigottismo para-cattolico (anzi, senza para-) che pervase i libretti dell'epoca e i richiami continui alla legge in nome della ragion di Stato non erano (sono) altro che l'abc della morale della nuova classe media, di quei borghesi che cercavano una legittimazione etica che li facesse sentire persone civili, integre ed integrate. E' questo di inizio secolo un razionalismo misticheggiante del "fai ciò che giusto" più che ciò che è logico. L'opera in questo contesto rappresentava un canale ideale: era uno svago più immediato della letteratura, uno spettacolo non troppo intellettuale e facile da seguire, in cui ci si poteva rispecchiare esattamente quel tanto che bastava per poter giudicare senza sentirsi giudicati. Era nato un nuovo mass-media per una nuova cultura di massa. Neoclassicismo, struggimenti e progetti per il futuro Il modello classico fu un riferimento ovvio, offriva un ideale di bellezza formale privo d'orpelli e si animava di un eroismo nobile ed esemplificativo di virtù, eppure il borghese non si sarebbe mai rivisto nella crudezza della tragedia greca, da qui il ricorso al filtro del dramma pastorale (ripreso dal tardo rinascimento), dove il dolore del quotidiano da un lato assumeva dimensioni mitologiche - tutto diventava 'na tragedia - dall'altro si sfumava più tenuemente nel turbamento, e il turbamento in un sospiro di autocommiserazione. Mutatis mutandis, questa forma di cupo compiacimento tornerà in vario modo nel melodramma romantico che verrà. Scrive Metastasio nell'Antigona: «v'è nel lagnarsi e piangere, v'è un'ombra di piacer». A Napoli si dice "chiagne e fotte". E infatti fotterono, ma ci volle del tempo. Questo nuovo mondo culturale era ben poco riformista, scollato com'era dall'azione politica; dovranno passare decenni nei quali il ceto medio maturerà lentamente infiltrando le istituzioni dell'aristocrazia (che a sua volta tenterà, coi dispotismi illuminati, di stare disperatamente sul pezzo) fino a farle esplodere. L'opera, attraverso i suoi mutamenti, racconterà anche questo. Su Griselda (1701) Apostolo Zeno Ma, andando con ordine, torniamo all'eroismo pastorale di cui Griselda è un esempio emblematico. Griselda è uno dei primi testi poetici di Apostolo Zeno, studioso ed intellettuale già fondatore dell'Accademia degli Animosi, una specie di Arcadia veneziana. Zeno non era esattamente un poeta, diciamo che scriveva drammi per campare, eppure la sua importanza nella storia dell'opera è capitale, e il suo successo strepitoso e durevole. Al di là dei pur fondamentali aggiornamenti formali (riduzione degli atti a 3, parziale osservanza delle unità aristoteliche, riduzione del numero dei personaggi e degli interventi del coro, eliminazione della componente comica), il successo di Zeno presso il pubblico credo fosse fondamentalmente legato a due fattori: i soggetti storici che sceglieva parlavano di questioni d'attualità, e i personaggi rappresentati manifestavano tratti psicologici che, pur all'interno di trame improbabili, erano così complessi e caratteristici da sembrare verosimili (un tratto questo tipicamente razionalista, mutuato dalla tragedia francese). Griselda Griselda in particolare, pur inscrivendosi pienamente nell'estetica di cui sopra, è un dramma animato da passioni e contraddizioni "reali" (per quel che potevano essere le analisi psicologiche dell'epoca). Come a dire che non si pensi che il "razionalismo etico" sia una via facile: benchè il lieto fine sancisca una sorta di riappacificazione tra ragione e sentimento, in cui sono proprio le decisioni "dolorose ma giuste" a portare a pieno compimento la dimensione amorosa, gli animi dilaniati dei personaggi raccontano tutta l'insostenibile difficoltà di questa mediazione. Suona tutto molto cristiano, è vero, ma cambiando livello di lettura si può scorgere in quest'opera una riflessione senza tempo sui compromessi che ogni individuo deve compiere per tenere in piedi la società e farne parte, financo la negazione della sua stessa umanità. Insomma, il borghese cattolico e moralista può trovare le sue conferme, ma uno spirito aperto può rilevare la paradossale assurdità di certe regole e relativi indottrinamenti e autoconvincimenti. Le fonti e la trama Questa ambiguità interpretativa è più chiara se si considera che la fonte (non l'unica in verità, ma la principale) del soggetto scelto è presa, inaspettatamente, dall'ultimo autore che ti aspetteresti in un contesto come questo: Boccaccio. Il Decameron lo conoscerete tutti (se l'ho letto io...); in sostanza, la trama della novella in questione parla delle crudeli torture inflitte da un nobile alla sua moglie, una pastorella, allo scopo testarne la fedeltà. In Boccaccio la novella è l'occasione di un duplice attacco, e all'istituzione del matrimonio, e alla crudeltà dei potenti. E' chiaro che il pubblico del 1701 (data della prima messa in musica del libretto di Zeno) non era pronto a piazzate del genere. E quindi Zeno introduce una piccola ma sostanziale modifica: il re di Sicilia, Gualtiero, non solo è sposato con Griselda ma ne è, addirittura, innamorato. Il supplizio a cui la sottopone, partendo dal ripudio e via così in un crescendo di atti di autentico sadismo, è frutto dell'obbedienza ad una ragion di Stato a cui egli stesso non può sottrarsi. I protagonisti In Zeno non ci sono carnefici, sono tutte vittime del contesto: la povera Griselda, che accetterà con devozione tutte le umiliazioni del marito come fosse una malata di mente - vittima com'è di un palese lavaggio del cervello da parte della società in cui è cresciuta - e il povero Gualtiero, costretto dalla sua posizione di responsabilità (sempre sociale) ad essere autore e al tempo stesso spettatore di tali torture sulla donna che ama. Ci sono versi agghiaccianti di quest'ultimo, nascosti in quei recitativi che d'ora in poi diventeranno importantissimi, come questo: (tra sè e sè) "Quanto aggiunge al bel volto, e di grazia e di luce anche l'affanno!", che colgono certe disfunzionalità con duecento anni d'anticipo sulla psicanalisi. Basterebbero queste intuizioni a respingere le accuse di inconsistenza che sono state rivolte troppo spesso a questo repertorio. A me pare anzi, lo dico sommessamente, che i migliori titoli di quest'epoca parlino di più al mondo contemporaneo di quanto non facciano certi drammoni ottocentesci. Persino Ottone, il cattivone della situazione che cerca di accaparrarsi con la forza la fanciulla ripudiata, dimostra una psicologia verosimile e non banale quando confessa a Gualtiero: "Dal tuo ripudio pietà mi nacque e poi ne nacque amore", ribaltando anch'egli il suo ruolo da carnefice a vittima. I personaggi secondari Più scontata la dinamica della "coppia secondaria" (uno schema non inedito, quello della doppia coppia, che sarà tuttavia destinato a diventare un canone), dove Costanza è la giovane fanciulla designata come nuova promessa sposa del potente Gualtiero, e Roberto è il fidanzatino che non vuol cedere a tale prepotenza. In realtà questa seconda vicenda è collegata alla prima dal fatto che Costanza è la figlia di Gualtiero e Griselda e che quest'ultima è ignara dell'esilio che la ragazza ha subito in giovanissima età (è convinta sia stata vittima di un infanticidio). Anche qui ci si potrebbe addentrare nell'analisi delle dinamiche che tale bizzarra situazione si porta con sè, ma non mi dilungherò ancora. Spenderò invece due parole sull'ultimo personaggio. Corrado - a cui Scarlatti assegnerà non a caso l'unico registro maschile del gruppo (gli altri personaggi erano tutti interpretati da castrati) - è una specie di coscienza educatrice; una soluzione tipicamente zeniana quella del grillo parlante che, di solito nei recitativi, lancia "perle di saggezza" a profusione, come questa: "Ma pur avviene che i beni spesso di mali hanno sembianza. Impera al tuo dolor, nè t'attristar cotanto: e pensa che talora a un vero gioir fà strada il pianto." Od anche illuminanti constatazioni impossibili da contraddire: "La sposa ama chi deve l’amante ama chi elegge, genio in questo è l’amore, in quella è legge". L'argomento e la morale Come ben sintetizzato da Corrado, il tema ragione-sentimento (un grande classico dell'epoca) è affrontato dal punto di vista del rapporto tra vincolo legale e vincolo affettivo. Matrimoni spezzati, matrimoni imposti, matrimoni estorti o desiderati, il matrimonio, e il concetto di fedeltà che si portava appresso, è evidentemente un hot-topic nella società seicentesca, basti pensare a quel che è narrato nei Promessi Sposi. Se è vero che nel '600 il sacramento era già stato riformato nella direzione della consensualità, è vero pure che la morale per la donna si era inasprita nella direzione opposta. Insomma il libero arbitrio esisteva solo sulla carta, e la storia di Griselda e dei suoi protagonisti non è altro che un esempio, portato alle estreme conseguenze, di certi condizionamenti. Il lieto fine in cui tutto s'aggiusta, impensabile per Metastasio, è per Zeno la soluzione che rende tutto più accettabile: l'Amore è un motore positivo che, alla fine dei conti, non distrugge ma rinsalda le relazioni, a patto che esso trovi pienezza nella fedeltà del matrimonio, vero amplificatore di felicità. E' insito, nel concetto di amore razionalista, un elemento di equità sociale nuovo: l'amore vince non solo sulle difficoltà ma anche sulle differenze di ceto, è l'energia riorganizzatrice della società, che sul suo ordine si modella. L'armonia tra ragione e sentimento è salva. .... continua....
  23. Una musica a tutta, straripante, con i cori che sono una forza della natura, una sorta di Idomeneo redivivo. Par quasi incredibile che l'autore riuscisse a mantenere per tempi così lunghi livelli così alti di parossismo musicale. Se si trattasse di uno sport, si parlerebbe di doping. Ma non è uno sport, questa è musica (e quanta e che musica). La struttura di questa meraviglia è composita a tal punto che l'opera si potrebbe dividere nella tragedia lirica propriamente detta e nelle musiche di scena che fungono da contorno e occupano da sole un CD di quasi 70 minuti: Non siamo proprio dalle parti dei migragnosi minutaggi Brilliant, evidentemente Purtroppo non c'è una versione dell'opera che permetta all'ascoltatore di assistere all'azione. In compenso si intuisce già dal video tratto, udite udite, da una trasmissione radiofonica, che i personaggi in scena se le danno di santa ragione (urla, crisi di nervi e legnate a vario titolo non si contano). Tutto è assecondato meravigliosamente dall'epica serietà kraussiana.
  24. Aaron COPLAND Passacaglia Leo Smit, pianoforte Pezzo giovanile e breve (circa 7 minuti) ma molto interessante. Sulla forma classica della passacaglia si innestano perorazioni modernistiche (siamo nei primi anni 20) e curiosi echi di Debussy.
  25. E così, buon ultimo, arrivo al Bruckner di Rosbaud, con questa magnifica Terza, suonata stupendamente da una grande orchestra (fondata, credo, dallo stesso Rosbaud, e comunque da lui portata a perfezione). Rosbaud, è vero, dà una lettura senza enfasi, ma sarebbe sciocco parlare di antiromanticismo: il Bruckner di Rosbaud conserva intatta la sua atmosfera leggendaria, e la sua fantasia esploratrice e anche un po' vagabonda. Tuttavia quello che Rosbaud apporta è una chiarezza assoluta e soprattutto una logica implacabile nel raccordare tutti gli episodi, senza mai suonare eccentrico, arbitrario. Insomma tutto il contrario di quello che si poteva deplorare nella sfibrata Nona di Abendroth. I tempi sono leggermente più svelti della tradizione, ma nulla di provocatorio: Rosbaud non fa nulla che non sia pienamente giustificato dallo spirito dell'opera. 10 e lode. Signori, questo è stato un eccelso bruckneriano!
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