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5 ore fa, kraus dice:

Vielen Dank :) Ma vedo una lacuna alquanto grave (non c'è Abel).

Vero, avrei inserito anche qualche sonata di CPE Bach, son pezzi notevolissimi:

71GVOpf2KZL._SL1200_.jpg

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23 minuti fa, Ives dice:

Vero, avrei inserito anche qualche sonata di CPE Bach, son pezzi notevolissimi:

71GVOpf2KZL._SL1200_.jpg

Anfatti. 

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7 ore fa, Ives dice:

Interessante questo. Gli unici dubbi li ho sul Tristan di Welser-Möst (e sul Verdi di Lopez Cobos, ma lì i dubbi sono anche sull'opera dato che Verdi non mi attira molto). Anche Thielemann è da vedere se era in serata.

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15 ore fa, superburp dice:

Interessante questo. Gli unici dubbi li ho sul Tristan di Welser-Möst (e sul Verdi di Lopez Cobos, ma lì i dubbi sono anche sull'opera dato che Verdi non mi attira molto). Anche Thielemann è da vedere se era in serata.

Però, Nina Stemme è una Isolde ottima, almeno in studio con Pappano. Più che altro, Seiffert ancora canta? 😮 Un Tristan sessantenne...Provalo il Ballo, è un'opera bellissima.

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Il Fidelio di Karajan in questione è stato criticato, Vickers in particolare è stato definito in quest'occasione "quasi inascoltabile" per ragioni di forma fisica, e da parte di gente che idolatra Vickers qualunque cosa canti.
Del Wozzeck invece ho sempre letto immense lodi, e non stento a crederlo. In quel periodo, l'equazione Berg = Bohm era assolutamente stringente, e il grande maestro ha sperimentato chiavi di lettura diverse per quest'opera (e anche per la Lulù), tanto che la successiva incisione in studio pare essere assai differente da questa recita.
Le Nozze, credo, sono le recite che hanno costituito la base per la quasi dimenticata incisione Decca fatta poco tempo dopo. Interessante il Viaggio a Reims, anche se la Caballè dell'epoca non era proprio in gran forma e soprattutto non studiava bene le parti nuove.
Seiffert è uno dei non moltissimi tenori di Wagner a saper davvero cantare, e ciò ne spiega la longevità.
Beczala come Riccardo mi attira poco...

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6 ore fa, Ives dice:

Provalo il Ballo, è un'opera bellissima.

Vi confesso che è un'opera che a me invece non è mai piaciuta molto, soprattutto per via del libretto. Sottoscrivo senza se e senza ma il giudizio del grande Mila, che infatti, sotto questo punto di vista la considerava come "l'opera più reazionaria di Verdi":

"Non s'accorgevano quelle censure, che il Ballo in maschera era l'unica opera politicamente reazionaria di Verdi. Per un insindacabile bisogno d'artista, egli aveva qui rovesciato la posizione della polemica vittorhughiana nel Rigoletto e aveva accettato l'insolita livrea cortigiana d'uno scrittore accomodante e conformista come lo Scribe. Per una volta tanto, Verdi si è messo nel punto di vista di Cesare, non di Bruto. Per chi giudicasse assurdamente da un punto di vista politico, questo Conte di Warwich, governatore di Boston, che tratta affari di Stato in mezzo alle feste da ballo ed antepone il parere d'un paggio impertinente a quello d'un giudice, sarebbe un tirannello capriccioso della stessa risma del libertino duca di Mantova. Pure, questa volta la luce dell'umana simpatia è tutta per lui; lo scherno, il disprezzo e la riprovazione morale ricascano sulle bieche figure dei congiurati, beffati e ridicolizzati, anche musicalmente".

Detto questo, non metto assolutamente in dubbio la qualità musicale di questo Tristano in salsa verdiana. Ma a me piace Verdi quando fa politica, queste storie di amore e tragico e disperato mi affascinano fin là:rolleyes:.

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Oddio, i libretti ottocenteschi non spiccano certo per valore letterario, mi riferivo alla musica. Sono brutti ma alcuni funzionali al tipo di musica. Verdi nel caso del Ballo ci ha montato su una musica brillantissima, perfettamente in grado di funzionare tra i vari registri, patetico, lirico, cantabile, comico (Oscar) e lugubre-grottesco (Ulrica).

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48 minuti fa, Ives dice:

Oddio, i libretti ottocenteschi non spiccano certo per valore letterario, mi riferivo alla musica. Sono brutti ma alcuni funzionali al tipo di musica. Verdi nel caso del Ballo ci ha montato su una musica brillantissima, perfettamente in grado di funzionare tra i vari registri, patetico, lirico, cantabile, comico (Oscar) e lugubre-grottesco (Ulrica).

Si beh, non mi riferivo alla qualità letteraria in sé, ma prorio alla storia, ai personaggi, spiegandomi con quel passo di Mila, che per me ha colto perfettamente nel segno. Della qualità musicale del Ballo sicuramente male non si può dire, tuttavia è un'opera che personalmente non mi ha mai coinvolto; mancato coinvolgimento che si spiega se vi dico che le mie opere verdiane preferite sono il Simon Boccanegra e il Don Carlo, dove Verdi mette in scena, con una partecipazione notevole e con personaggi delineati in maniera memorabile, l'eterno scontro tra classi, tra nobiltà e popolo, tra potere spirituale e potere temporale, e dove non è la torturata storia tra tenore e soprano a farla da padrone.

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35 minuti fa, Snorlax dice:

dove non è la torturata storia tra tenore e soprano a farla da padrone.

:clapping::ok::laughingsmiley:

In un afosissimo pomeriggio di sfiancante lavoro questa tua chiosa è una ventata d'allegria. :laughingsmiley:

Non amo Verdi, ma mi è capitato più volte di apprezzare (anche molto) alcune sue opere sul piano della resa teatral-musicale. Ecco, ho visto ben due volte il Ballo in maschera a teatro e mi sono venute in mente le stesse cose che hai detto tu. Se capitasse una terza occasione, presterò il mio abbonamento a qualcuno :cat_lol:

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5 ore fa, Wittelsbach dice:

Il Fidelio di Karajan in questione è stato criticato, Vickers in particolare è stato definito in quest'occasione "quasi inascoltabile" per ragioni di forma fisica, e da parte di gente che idolatra Vickers qualunque cosa canti.
Del Wozzeck invece ho sempre letto immense lodi, e non stento a crederlo. In quel periodo, l'equazione Berg = Bohm era assolutamente stringente, e il grande maestro ha sperimentato chiavi di lettura diverse per quest'opera (e anche per la Lulù), tanto che la successiva incisione in studio pare essere assai differente da questa recita.
Le Nozze, credo, sono le recite che hanno costituito la base per la quasi dimenticata incisione Decca fatta poco tempo dopo. Interessante il Viaggio a Reims, anche se la Caballè dell'epoca non era proprio in gran forma e soprattutto non studiava bene le parti nuove.
Seiffert è uno dei non moltissimi tenori di Wagner a saper davvero cantare, e ciò ne spiega la longevità.
Beczala come Riccardo mi attira poco...

Per dirla in tutta franchezza, il contenuto di quel box mi sembra il frutto commerciale di uno slalom alla ricerca di registrazioni i cui diritti fossero liberi o facili da acquisire e che dessero un immagine composita del repertorio dell'Opera di Vienna. Mancano momenti e presenze importantissimi della storia, anche solo postbellica, di quel teatro: che fine hanno fatto Bernstein e Kleiber, per esempio? E le direzioni davvero storiche di Karajan erano proprio quel Fidelio e quelle Nozze? E per Abbado doveva essere scelta proprio un'interpretazione nata per un ben diverso contesto (Pesaro) e solo ripresa, anni dopo, a Vienna?  Se Wozzeck era appaltato a Bohm, ricordiamo che Abbado propose a Vienna altri spettacoli di portata storica, basti pensare alla Kovanchina o a Fierrabras. Che dire poi dell'assenza di uno dei binomi che hanno fatto grande l'Opera di Vienna, peraltro con un repertorio non altrimenti coperto dal box, negli anni 70-80, e cioè Janacek-Mackerras?

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8 minuti fa, giobar dice:

:clapping::ok::laughingsmiley:

In un afosissimo pomeriggio di sfiancante lavoro questa tua chiosa è una ventata d'allegria. :laughingsmiley:

Non amo Verdi, ma mi è capitato più volte di apprezzare (anche molto) alcune sue opere sul piano della resa teatral-musicale. Ecco, ho visto ben due volte il Ballo in maschera a teatro e mi sono venute in mente le stesse cose che hai detto tu. Se capitasse una terza occasione, presterò il mio abbonamento a qualcuno :cat_lol:

Ahah, grazie :thank_you2:. In ogni caso, vorrei specificare che non è la storia d'amore in sé che mi crea problemi - altrimenti dovrei defenestrare tutto Puccini in un colpo solo, e sono ben lungi dal farlo - ma è che Verdi non mi sembra si senta a suo agio con un elemento del genere. Mi spiego meglio: anche quando Verdi impronta le sue opere sul sofferto legame amoroso tra i due protagonisti, c'è sempre un paese risvolto politico, o meglio ancora, di chiara critica sociale: vedasi i famosissimi esempi di Rigoletto, e ancor più, Traviata. Nel Ballo tutto questo è assente: abbiamo un nobile insopportabile e guascone che se la fa con la bella moglie del suo segretario creolo, e quindi, a quel tempo, purtroppo,  personaggio anche in una condizione "razziale" di inferiorità. Ecco, il dramma del Rigoletto si è ribaltato del tutto: se prima avevamo il tentativo di riscossa di un genitore difforme nei confronti di una nobiltà moralmente esecrabile e sfacciata, ora abbiamo quasi la presa per i fondelli proprio di quel tentativo di riscossa. Questo mi sembra un triste unicum nella drammaturgia verdiana: l'opera è priva di quell'aspetto politico per me fondamentale del grande teatro del bussetano.

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On 4/7/2019 at 17:01, Ives dice:

Oddio, i libretti ottocenteschi non spiccano certo per valore letterario, mi riferivo alla musica. Sono brutti ma alcuni funzionali al tipo di musica. Verdi nel caso del Ballo ci ha montato su una musica brillantissima, perfettamente in grado di funzionare tra i vari registri, patetico, lirico, cantabile, comico (Oscar) e lugubre-grottesco (Ulrica).

 

On 4/7/2019 at 19:06, Snorlax dice:

Ahah, grazie :thank_you2:. In ogni caso, vorrei specificare che non è la storia d'amore in sé che mi crea problemi - altrimenti dovrei defenestrare tutto Puccini in un colpo solo, e sono ben lungi dal farlo - ma è che Verdi non mi sembra si senta a suo agio con un elemento del genere. Mi spiego meglio: anche quando Verdi impronta le sue opere sul sofferto legame amoroso tra i due protagonisti, c'è sempre un paese risvolto politico, o meglio ancora, di chiara critica sociale: vedasi i famosissimi esempi di Rigoletto, e ancor più, Traviata. Nel Ballo tutto questo è assente: abbiamo un nobile insopportabile e guascone che se la fa con la bella moglie del suo segretario creolo, e quindi, a quel tempo, purtroppo,  personaggio anche in una condizione "razziale" di inferiorità. Ecco, il dramma del Rigoletto si è ribaltato del tutto: se prima avevamo il tentativo di riscossa di un genitore difforme nei confronti di una nobiltà moralmente esecrabile e sfacciata, ora abbiamo quasi la presa per i fondelli proprio di quel tentativo di riscossa. Questo mi sembra un triste unicum nella drammaturgia verdiana: l'opera è priva di quell'aspetto politico per me fondamentale del grande teatro del bussetano.

La butto lì (per il mio amico Snorlax), a me sembra che Ballo sia una riflessione non meno acuta di Traviata o Trovatore sulla scelta, la consapevolezza, la crescita umana e morale. Non dimentichiamoci che la poetica di Verdi è animata principalmente da questo (certo sì, all'interno c'è quasi sempre il discorso politico, ma come se fosse il riflesso su grande scala di un discorso sull'individuo). La musica brillantissima che cita Ives è una specie di fondale, un contesto in cui si muove Riccardo, prima perfettamente integrato e poi via via sempre più avulso, fino all'atto estremo di rinuncia all'amore, di rinuncia all'abbandono: la capacità di scegliere, di prendere decisioni sconvenienti e dolorose in nome di un valore, di una responsabilità, di un ruolo, lo porta dal livello adolescenziale "à la Oscar" in cui era all'inizio dell'opera, a quello di vero uomo illuminato (e in fondo nell' indicare questa come principale caratteristica di un politico c'è anche un'indicazione politica). Riccardo muore su una specie di minuetto trasfigurato, che è l'ombra di quel che era lui stesso, quel contesto che è rimasto lì dov'era mentre lui si è elevato. Non ricordo chi l'ha definito "il Tristano di Verdi", e forse lo è ma in senso speculare e opposto (molte opere verdiane lo sono), in un certo senso è proprio un'opera anti-romantica.

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Aggiungo che la riflessione "politica" del Ballo è tutt'altro che priva d'interesse. Lo spettacolo di Bieito, quello pieno di rimandi al golpe spagnolo di Tejero, pur con l'evidente forzatura di un approccio simile (che non sarà mai nelle mie corde) lo dimostra. Il libretto del Somma comunque è ormai tradizionalmente oggetto di strali più o meno generali da parte degli intellettuali, capaci anche di cadere in topiche clamorose, come quando uno (non so più chi) attribuì le "orme dei passi spietati" al Piave!

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51 minuti fa, Wittelsbach dice:

Aggiungo che la riflessione "politica" del Ballo è tutt'altro che priva d'interesse. Lo spettacolo di Bieito, quello pieno di rimandi al golpe spagnolo di Tejero, pur con l'evidente forzatura di un approccio simile (che non sarà mai nelle mie corde) lo dimostra. Il libretto del Somma comunque è ormai tradizionalmente oggetto di strali più o meno generali da parte degli intellettuali, capaci anche di cadere in topiche clamorose, come quando uno (non so più chi) attribuì le "orme dei passi spietati" al Piave!

Io la storia della congiura l'ho sempre inquadrata nella cornice di cui sopra. Gli atti di prepotenza che i congiurati attribuiscono a Riccardo (una vendetta di sangue, l'espropriazione di un castello e, non in ultimo, le corna) completano il ritratto di un sovrano che, fino a quel momento, era tutt'altro che illuminato. Ancora una volta Verdi ci ricorda (a noi tutti e a chi aspira a governare, ovviamente :Dche non possiamo eludere la responsabilità delle nostre azioni, prima o poi il conto arriva e ne pagheremo le conseguenze. Anche nel caso in cui, come Riccardo, la crescita porti ad un ravveddimento, le conseguenze di quanto seminato continueranno a ricadere inevitabili, poichè la percezione che il mondo circostante ha di noi è sempre "un passo più indietro". Tant'è che quando Riccardo muore quel mondo che è probabilmente il riflesso (o il prodotto) del suo vecchio IO è ancora tutto lì (Renato che si accorge tardivamente della crescita di Riccardo è ancora un'altra bella metafora).

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

Aggiungo che la riflessione "politica" del Ballo è tutt'altro che priva d'interesse. Lo spettacolo di Bieito, quello pieno di rimandi al golpe spagnolo di Tejero, pur con l'evidente forzatura di un approccio simile (che non sarà mai nelle mie corde) lo dimostra. Il libretto del Somma comunque è ormai tradizionalmente oggetto di strali più o meno generali da parte degli intellettuali, capaci anche di cadere in topiche clamorose, come quando uno (non so più chi) attribuì le "orme dei passi spietati" al Piave!

La topica fu presa da Alberto Savinio (se ricordo bene) nel bellissimo ritratto verdiano incluso in "Narrate, uomini, la vostra storia" che s'intitola "Verdi, uomo quercia". Io, en passant, adoro il Ballo. Con la Forza è la mia opera verdiana preferita.

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@Snorlax tranquillizziamo il forum sul fatto che non tornerò a scrivere qui come un tempo (magari solo brevi interventi o link), sveliamo che mi hai chiesto tu un intervento pubblico e io ti ho accontentato... così ora siamo sicuri sicuri di quel che dicevamo  :cat_lol:

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Fanno piacere questi scambi su Verdi proprio nel periodo nel quale sto approfondendo una mia personalissima lacuna su questo compositore straordinario.

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5 ore fa, Majaniello dice:

@Snorlax tranquillizziamo il forum sul fatto che non tornerò a scrivere qui come un tempo (magari solo brevi interventi o link), sveliamo che mi hai chiesto tu un intervento pubblico e io ti ho accontentato... così ora siamo sicuri sicuri di quel che dicevamo  :cat_lol:

Ma mio caro io sono felicissimo se torni a scrivere come un tempo. Di là dagli attriti personali e dal tuo pessimo carattere mi piacciono spesso i tuoi interventi, come ad esempio questo sul Ballo. E ti rassicuro: non ho scritto dopo lunga assenza perché hai scritto tu, ma perché stimolato dalla osservazione letteraria sui libretti verdiani di Wittels. Quindi tranquillo, scrivi quando vuoi e non sentirti messo in ombra da me. Ti auguro una buona estate cari amico-nemico! 

P.s.

io la sto trascorrendo in Salento, nella tua Puglia se non erro

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7 ore fa, Majaniello dice:

@Snorlax tranquillizziamo il forum sul fatto che non tornerò a scrivere qui come un tempo (magari solo brevi interventi o link), sveliamo che mi hai chiesto tu un intervento pubblico e io ti ho accontentato... così ora siamo sicuri sicuri di quel che dicevamo  :cat_lol:

Ma è successo qualcosa che mi sono perso?
Io rivoglio i pipponi, altroché!

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10 ore fa, Majaniello dice:

 

La butto lì (per il mio amico Snorlax), a me sembra che Ballo sia una riflessione non meno acuta di Traviata o Trovatore sulla scelta, la consapevolezza, la crescita umana e morale. Non dimentichiamoci che la poetica di Verdi è animata principalmente da questo (certo sì, all'interno c'è quasi sempre il discorso politico, ma come se fosse il riflesso su grande scala di un discorso sull'individuo). La musica brillantissima che cita Ives è una specie di fondale, un contesto in cui si muove Riccardo, prima perfettamente integrato e poi via via sempre più avulso, fino all'atto estremo di rinuncia all'amore, di rinuncia all'abbandono: la capacità di scegliere, di prendere decisioni sconvenienti e dolorose in nome di un valore, di una responsabilità, di un ruolo, lo porta dal livello adolescenziale "à la Oscar" in cui era all'inizio dell'opera, a quello di vero uomo illuminato (e in fondo nell' indicare questa come principale caratteristica di un politico c'è anche un'indicazione politica). Riccardo muore su una specie di minuetto trasfigurato, che è l'ombra di quel che era lui stesso, quel contesto che è rimasto lì dov'era mentre lui si è elevato. Non ricordo chi l'ha definito "il Tristano di Verdi", e forse lo è ma in senso speculare e opposto (molte opere verdiane lo sono), in un certo senso è proprio un'opera anti-romantica.

Riccardo, Maja, non fa la sua scelta, sacrificandosi, per ragioni politiche e neppure per rispetto a Renato, amico fedele, ne' per tutelare l'onore di Amelia e nemmeno per un'avventato, ingenuo e sventato, senso di onnipotenza. Riccardo si immola ( di fatto il suo e' quasi un suicidio) per rispondere alle ragioni della sua coscienza: e' restare coerente con la propria coscienza la cosa che piu' gli preme. Il nucleo tragico del Ballo e' tutto interiore, e' una questione intima, privata, del protagonista. Anche se gode del potere e del consenso del suo popolo, anche se Verdi ( genio teatrale che ben sentiva il gioco dei contrasti...) lo contorna di una musica brillante e festosa, Riccardo e' un uomo solo,  isolato, come lo e' chiunque si ponga di fronte alla propria coscienza.

Anche per questo il Ballo mi piace assai.

Perche' sara' sempre attuale.

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20 ore fa, glenngould dice:

Fanno piacere questi scambi su Verdi proprio nel periodo nel quale sto approfondendo una mia personalissima lacuna su questo compositore straordinario.

Verdi, Glenn, e' un genio teatrale, "patrimonio dell'umanita' ", quanti mai ve ne fossero.

La prima cosa da fare e' imparare, parole e musica, almeno una decina delle sue opere     ( Nabucco, Ernani, Macbeth, Traviata, Rigoletto, Trovatore, Ballo, Forza del destino, Aida, Otello). A memoria, tassativanente.

Poi ne possiamo riparlare.

 

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17 ore fa, Wittelsbach dice:

Ma è successo qualcosa che mi sono perso?
Io rivoglio i pipponi, altroché!

Li rivoglio anch'io ( anche se, a volte, mi mandano in bestia).

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20 ore fa, Pinkerton dice:

Riccardo, Maja, non fa la sua scelta, sacrificandosi, per ragioni politiche e neppure per rispetto a Renato, amico fedele, ne' per tutelare l'onore di Amelia e nemmeno per un'avventato, ingenuo e sventato, senso di onnipotenza. Riccardo si immola ( di fatto il suo e' quasi un suicidio) per rispondere alle ragioni della sua coscienza: e' restare coerente con la propria coscienza la cosa che piu' gli preme. Il nucleo tragico del Ballo e' tutto interiore, e' una questione intima, privata, del protagonista. Anche se gode del potere e del consenso del suo popolo, anche se Verdi ( genio teatrale che ben sentiva il gioco dei contrasti...) lo contorna di una musica brillante e festosa, Riccardo e' un uomo solo,  isolato, come lo e' chiunque si ponga di fronte alla propria coscienza.

Anche per questo il Ballo mi piace assai.

Perche' sara' sempre attuale.

Anch'io Luciano ho questa sensazione riguardo a Riccardo.

Sento che il suo immolarsi sia dovuto alla sua coerenza incrollabile, alla sua integrità assoluta, al suo non essere una canna agitata dal vento delle aspettative, delle paure e dei compromessi umani.

Nonostante sia un Conte, per me nell' intimo si dimostra lontano dal potere e dal successo, sciolto da ogni diplomazia e comodità, senza un prezzo per essere comprato. È un uomo libero dalla paura di non apparire e di non appartenere a qualcuno o a qualcosa. È la storia di un uomo che dà un grandissimo valore alla sua coscienza, e segue solo quella, a qualsiasi costo.

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5 ore fa, Pinkerton dice:

Verdi, Glenn, e' un genio teatrale, "patrimonio dell'umanita' ", quanti mai ve ne fossero.

La prima cosa da fare e' imparare, parole e musica, almeno una decina delle sue opere     ( Nabucco, Ernani, Macbeth, Traviata, Rigoletto, Trovatore, Ballo, Forza del destino, Aida, Otello). A memoria, tassativanente.

Poi ne possiamo riparlare.

 

Questo tuo programma, caro Luciano, lo imporrei nelle nostre disastrate scuole dell’obbligo, ove il sogno megalomaniaco di influenzare la realtà che mi circonda si avverasse.

Penso che l’Italia di 40 o 60 anni fa era migliore perché si conosceva meglio Verdi.

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