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Beethoven
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4 ore fa, zeitnote dice:

Diamine, hai ragione.
In termine di etichette vale :
Universal 0001.pngDeutsche Grammophon
:D

 

O meglio: Universal  > Deutsche Grammophon

Infatti: Deutsche Grammophon + Philips + Decca + Westminster + etichette minori = Universal

Tanto è vero che nel box non ci sono nemmeno le molte registrazioni Ozawa-BSO realizzate dalla Philips.

:D

Ho verificato meglio: possiedo già almeno 40 dei 57 dischi del box. Però chi avesse poco o nulla di quelle registrazioni ci si fiondi a cuor leggero perché la media è altissima, ci sono incisioni fondamentali e alcune sono di scarsa reperibilità.

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On ‎14‎/‎09‎/‎2017 at 19:56, giobar dice:

Lo stesso concetto di "registrazioni di riferimento" è una sciocchezza. Riferimento per che cosa?

Personalmente apprezzo segnalazioni di interpretazioni/esecuzioni musicali come "di riferimento": ma intendendo la locuzione nel senso: "di valore", "di particolare suggestione/interesse" e infine "storicamente importante".

Per le due necessità: a quale ascolto limitarsi nella drammatica necessità di dover escludere un monte ore altrimenti non concesso in vita ("procurati almeno quella di ...") e poi "per sapere di cosa si parla" (cioè a questa e quella è fatto o è stato fatto universalmente riferimento come di una resa di grande intelligenza e/o perizia e/o sensibiltà e/o efficacia insomma un lavoro ...da maestro).

In altre parole a me non dispiace né nella pratica né nell'esercizio del giudizio tale espressione: insomma registrazione "di riferimento" come sinonimo di "notoria" "indimenticabile" e "magistrale" "particolarmente importante" seppure, specie nel contesto del pensiero moderno, difficilmente immaginabile come "definitiva" "insuperata/insuperabile", per la *pagina* che è quella, proprio in questo genere di impresa musicale ("classica" "colta" o appunto "di scrittura") tipicamente il solo lascito fondamentale (per altri generi vale la registrazione stessa come opera unica, il resto è "rifacimento" (peraltro infrequente), "live", "cover" ...).

In questo forum, specie per quanti come me che lo possono adocchiare solo quel minimo, non si esiti a dire "imperdibile!" per certi tócchi per i quali, e per quanto mi riguarda così spesso [praticamente l'ampia maggioranza dei miei acquisti!], è intrattenibile dire "non ci posso credere (quant'è meraviglioso questo take, di quel giorno e quell'ora...)"... :-)
(e si badi bene che per me vale la regola ferrea: la musica mal suonata va evitata: ferisce addolora corrompe consuma ecc).

Aprire perfino una Discussione apposita: "le registrazioni imperdibili" ?! anzi, così si trova subito: "Le registrazioni di riferimento"...!! :-D 

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Finalmente si scopre il velo sulla produzione "seria" di Rodney Bennett, ricordato ai posteri pressochè solo per le colonne sonore (pur di valore). John Wilson, che credevo solo inquadrato in un repertorio "leggero" (cinema, easy listening, musical), sta contemporaneamente incidendo una serie di CD coplandiani sempre per Chandos, davvero belli. https://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Rodney_Bennett

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Oddio, "di riferimento" nel senso in cui lo è stata per tanto tempo la barra in platino conservata a Parigi, un campione di riferimento, appunto, della unità metrica. In dal senso una particolare esecuzione può essere presa per una specie unità di misura con cui confrontare o a cui commisurare le altre. Nulla di particolarmente metafisico.

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6 ore fa, zippie dice:

 

Aprire perfino una Discussione apposita: "le registrazioni imperdibili" ?! anzi, così si trova subito: "Le registrazioni di riferimento"...!! :-D 

Qui, zippie, si entra nel campo minato della semantica e dissertare su cosa si intenda per "riferimento" puo' far tirare la discussione molto per le lunghe. Il problema, se di problema si tratta,  se mai e' un'altro. Intendendo "riferimento" come " esempio di eccellenza"che occorre conoscere e che rappresenta il "non plus ultra allo stato attuale" in realta' si esprime un giudizio critico, che presuppone una conoscenza integrale e approfondita delle versioni dell'opera in questione: impresa ardua di per se' e non da tutti.Ma c'e' di piu': questo giudizio critico, detto sic et simpliciter, e' apodittico, non dimostrato o meglio autodimostrativo, ovvero autoreferenziale. E' per questo che una frase simile dovrebbe, come minimo, essere avvalorata da esempi di confronto con relativo commento. Ma anche cosi' si rimedierebbe solo in parte  al suo difetto di fondo, la supponenza. Per questo, zippie, o la si considera un modo di dire generico,  aggettivante a senso superlativo, o bisogna dar ragione a giobar che la considera una sciocchezza.

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1 ora fa, Pinkerton dice:

Qui, zippie, si entra nel campo minato della semantica e dissertare su cosa si intenda per "riferimento" puo' far tirare la discussione molto per le lunghe. Il problema, se di problema si tratta,  se mai e' un'altro. Intendendo "riferimento" come " esempio di eccellenza"che occorre conoscere e che rappresenta il "non plus ultra allo stato attuale" in realta' si esprime un giudizio critico, che presuppone una conoscenza integrale e approfondita delle versioni dell'opera in questione: impresa ardua di per se' e non da tutti.Ma c'e' di piu': questo giudizio critico, detto sic et simpliciter, e' apodittico, non dimostrato o meglio autodimostrativo, ovvero autoreferenziale. E' per questo che una frase simile dovrebbe, come minimo, essere avvalorata da esempi di confronto con relativo commento. Ma anche cosi' si rimedierebbe solo in parte  al suo difetto di fondo, la supponenza. Per questo, zippie, o la si considera un modo di dire generico,  aggettivante a senso superlativo, o bisogna dar ragione a giobar che la considera una sciocchezza.

Ma in fondo, nonostante sia convinto di ciò che dissi qualche post addietro, capisco e condivido l'approccio "terra terra" suggerito da zippie. Soprattutto il neofita, chi si affaccia da poco tempo sul mondo della musica o chi, per i motivi più vari, non può dedicare tempo, denaro ed energie ai confronti tra varie esecuzioni si aspetta qualche indicazione secca su incisioni che abbiano raccolto nel tempo un notevole consenso, che siano con certezza affidabili e che restituiscano, anche al di là di approcci diversi e altrettanto validi, un'immagine viva dell'opera eseguita. E' innegabile che ciò esista, anche in relazione a opere che annoverano molte e persino antitetiche letture. Non è un'eresia dire che non si sbaglia, per esempio, con la Settima di Beethoven diretta da Carlos Kleiber, con la Nona di Bruckner diretta da Giulini,  con il Sacre di Stravinsky diretto da Boulez o con le Kinderszenen di Schumann eseguite da Kempff, anche se io per primo potrei obiettare che "sì, però, tuttavia, ci sono pure X e Y che ne hanno dato letture geniali e rivoluzionarie".  Se mi chiedono di approfondire e hanno voglia e tempo di fare confronti prima di scegliere, felice di aggiungere qualcosa e di mettere in ballo altri nomi. Ma non si può negare l'esistenza di qualche "riferimento" con la "r" minuscola. Forse la nostra passionaccia, l'ormai inveterata abitudine ad ascolti plurimi, a confronti, alla ricerca di nuove vie interpretative, l'acquisizione di una sensibilità addirittura esasperata nella valutazione di dettagli, sfumature ed errori anche veniali ci fanno perdere di vista che esiste ancora la possibilità di un approccio semplice (che non vuol dire acritico) e comunque vitale alla musica, che va al sodo e coglie se un interprete "rende" senza che lo si debba necessariamente infilare con precisione in una graduatoria di merito e senza pretendere che si tratti del vertice assoluto stabilito dopo un'articolata e democratica procedura di elezione.

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17 ore fa, Ives dice:

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Finalmente si scopre il velo sulla produzione "seria" di Rodney Bennett, ricordato ai posteri pressochè solo per le colonne sonore (pur di valore). John Wilson, che credevo solo inquadrato in un repertorio "leggero" (cinema, easy listening, musical), sta contemporaneamente incidendo una serie di CD coplandiani sempre per Chandos, davvero belli. https://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Rodney_Bennett

Pensare che non l'ho mai sentito questo compositore! :o

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20 ore fa, zippie dice:

Aprire perfino una Discussione apposita: "le registrazioni imperdibili" ?! anzi, così si trova subito: "Le registrazioni di riferimento"...!! :-D 

 

Credo esista qualcosa di simile, intitolata "Piatto ricco mi ci ficco".

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23 minuti fa, Wittelsbach dice:

Pensare che non l'ho mai sentito questo compositore! :o

Ci sta, non è certo un nome di punta.

Compositore appunto conosciuto dai più per le musiche per la tv e le colonne sonore (Assassinio sull'Oriente Express, Indiscreto, L'ispettore Morgan, Via dalla pazza folla, Quattro matrimoni e un funerale) tradizione tipica dei compositori inglesi:

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Aveva un curriculum di compositore di prima categoria, fece pure studi a Darmstadt e a Parigi con Boulez. Scrisse un concerto per piano per Stephen Kovacevich che lo registrò con Gibson per Decca. La Chandos aveva imbastito una serie di CD sinfonici, poi abortita per la scomparsa di Hickox.

41sX0l1sK0L.jpg

Secondo Elvio Giudici, quest'opera è il suo capolavoro...mai sentita.

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15 ore fa, giobar dice:

Non è un'eresia dire che non si sbaglia, per esempio, con la Settima di Beethoven diretta da Carlos Kleiber (Deutsche Grammophon), con la Nona di Bruckner diretta da Giulini (Deutsche Grammophon),  con il Sacre di Stravinsky diretto da Boulez (Deutsche Grammophon) o con le Kinderszenen di Schumann eseguite da Kempff (Deutsche Grammophon), anche se io per primo potrei obiettare che "sì, però, tuttavia, ci sono pure X e Y che ne hanno dato letture geniali e rivoluzionarie".  

Guarda caso :cat_lol:

Il problema dei riferimenti (parlo di grande repertorio ottocentesco, che è quello mainstream nella classica) è che sono inevitabilmente legati alle grosse major e alla costruzione di una carriera internazionale pubblicizzata a dovere. Ciò non vuol dire che le incisioni che hai citato non siano di lusso, ma diventano per l'immaginario collettivo le migliori possibili quando entrano nel "mito del mercato". Se Costantin Silvestri avesse intrapreso un percorso artistico diverso magari oggi staremmo ad indicare le sue come registrazioni di riferimento, ma così non è stato.

15 ore fa, giobar dice:

Forse la nostra passionaccia, l'ormai inveterata abitudine ad ascolti plurimi, a confronti, alla ricerca di nuove vie interpretative, l'acquisizione di una sensibilità addirittura esasperata nella valutazione di dettagli, sfumature ed errori anche veniali ci fanno perdere di vista che esiste ancora la possibilità di un approccio semplice (che non vuol dire acritico) e comunque vitale alla musica, che va al sodo e coglie se un interprete "rende" senza che lo si debba necessariamente infilare con precisione in una graduatoria di merito e senza pretendere che si tratti del vertice assoluto stabilito dopo un'articolata e democratica procedura di elezione.

Vero, ma a questo punto vanno bene le edizioni economiche (un tempo rappresentate dalle uscite in edicola, oggi dai boxoni Brilliant)... molti della mia generazione si sono fatti le orecchie con oneste esecuzioni che, per un "approccio semplice", vanno più che bene (tanto all'inizio non sai distinguere alcun dettaglio), il riferimento non serve a nessuno insomma, nè a noi due nè al neofita, è un meccanismo pubblicitario come un altro dove chi ha più forza mediatica - e più budget - vince; l'immaginario collettivo è pieno di "riferimenti": il Mulino Bianco per i biscotti, la Scottex per la carta igienica, Karajan per Beethoven ecc. Tutti ottimi prodotti che, per ragioni di "prestigio" (ovvero di creata illusione), diventano i migliori prodotti possibili, quelli a cui "riferirsi" nel confronto con altri prodotti omologhi, la pietra di paragone. Una questione sociologica più che musicale.

Diverso è il caso di repertori particolari con poca concorrenza, dove sono disponibili non 100 ma 3 o 4 registrazioni. Il mercato in quel caso lavora in maniera diversa, non sui grandi numeri ma tentando di accaparrarsi le nicchie, che non ragionano come il pubblico generalista. Capita non di rado che alcune delle registrazioni disponibili siano insufficienti o scadenti (a volte tutte!), è facile che la migliore (o la meno peggio) riesca a conquistarsi fama tra gli appassionati, ma è un meccanismo di indicazione diverso, che parte dal basso. Anche in questo caso ci si "può fare un nome" - penso ad ensamble di musica rinascimentale o barocca, o a specialisti della contemporanea - ma in quel caso il pubblico, immagino o almeno spero, tende ad essere più sveglio e curioso, tant'è che il concetto di "riferimento" è molto più mobile e quasi mai immutato nel tempo, come avviene viceversa nell'immaginario collettivo mainstream (fermo più o meno agli anni '70, quando va bene).

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Ma poi mi piacerebbe dirimere un problema.
Si dice che Carlos Kleiber sia di riferimento per quasi tutto quello che ci ha lasciato in disco. Ma il fatto è che quando chiedi: "perché, come descriveresti l'interpretazione di Kleiber?", nessuno sa farlo o sa spiegare perché è di riferimento. Voglio dire, un Bernstein riesco a riconoscerlo benissimo e ne capisco il carattere. Ma di Kleiber cosa colpisce? Lo dico da ammiratore visivo del suo gesto superpreciso. All'ascolto fa un effetto consolatorio e naturale, questo sì. Ma cosa caratterizza davvero una sua lettura, tipo della Settima di cui si parlava? Mi sento di dire che forse lui è l'esempio altissimo di musicalità e tradizione. Ma voi che dite?

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3 ore fa, Wittelsbach dice:

Ma poi mi piacerebbe dirimere un problema.
Si dice che Carlos Kleiber sia di riferimento per quasi tutto quello che ci ha lasciato in disco. Ma il fatto è che quando chiedi: "perché, come descriveresti l'interpretazione di Kleiber?", nessuno sa farlo o sa spiegare perché è di riferimento. Voglio dire, un Bernstein riesco a riconoscerlo benissimo e ne capisco il carattere. Ma di Kleiber cosa colpisce? Lo dico da ammiratore visivo del suo gesto superpreciso. All'ascolto fa un effetto consolatorio e naturale, questo sì. Ma cosa caratterizza davvero una sua lettura, tipo della Settima di cui si parlava? Mi sento di dire che forse lui è l'esempio altissimo di musicalità e tradizione. Ma voi che dite?

Mi posso quotare da una vecchia fonte? massì, immagino io detenga i diritti dei miei interventi :D

Io partirei dalla singolare selezione di opere che il nostro sceglie di dirigere, che gettano messe in fila una luce particolare sulla sua poetica. Questo scrivevo altrove:

"Trovo una certa logica nelle scelte artistiche di Carlos, assolutamente in sintonia col suo carattere. Sorriso oceanico e silente catastrofe interiore. Il titanismo non era certo fatto per lui, lo dimostrano le oculatissime scelte fatte nel repertorio sinfonico mitteleuropeo (Beethoven: 4 e 7 su tutte, leggere, danzanti, ma con momenti di profonda desolazione... ma niente 3 e 9; Brahms: l'intricata e bucolica 2 e la introspettiva e dolorosa 4, di contro alle più assertive 1 e 3 che mai propose; Mozart: Linz e credo la 33, niente Praga e niente Jupiter, Schubert: Incompiuta e 3, niente "La Grande"). E pure nel repertorio operistico italiano c'è una certa coerenza: Boheme, Traviata e poi Otello, opere di amore intenso e devastante (dove l'amore è centrale nell'evoluzione psicologica dei personaggi, non un mero pretesto per la vicenda), melodrammi del "crollo interiore". Kleiber non sarebbe stato interessato a dirigere un'Aida o una Turandot, opere che certo stavano meglio sulla bacchetta di un Karajan, interessato più a rendere la tridimensionalità della scena più che la mutevolezza dei singoli personaggi. E' facile quindi immaginare i motivi per i quali SI al Franco Cacciatore e NO all'Oberon, SI al Tristano e NO al Ring. Anche Carmen... certo rutilante, fiammeggiante, come lui pure sapeva essere (pensiamo alla travolgente VII di Beethoven), è un buon esempio: intorno il vortice della danza in movimento e al centro del turbine l'occhio fermo del ciclone, Carmen, attorno al quale ruotano una congerie malata di passioni, dipendenze psicologiche da spinte sessuali, presagi di morte e quant'altro, una di quelle tragedie che si consumano per precipitazione, gradualmente dall'inizio come le candele. Secondo me è Karajan che è un pedantone in quel caso, dove la sua Turandot (opera "di ghiaccio" e non di fuoco, di virtuosismo orchestrale monumentale e cristalliforme, di pseudo-favolismo e di carnalità repressa) è impressionante, dove la sua Aida (opera "di terra", di intreccio tra amore, potere, legami di sangue, all'ombra titanica delle piramidi) è rivoluzionaria, la sua Carmen, narrativa, oleografica, è al più un bel bozzetto."

In altre parole, penso che il tratto interessante di Kleiber - oltre la maniacalità tecnica - sia la resa di questa fragilità in senso molto pudico, spesso mascherato da un sorriso quando non addirittura da euforia, dietro la quale si cela sempre un dramma interiore, fatto di inadeguatezza ed isolamento. E' l'intimismo di chi muore sottovoce, col sorriso sulle labbra e le lacrime agli occhi. Egli sceglieva le partiture più adatte a realizzare questo disegno, o meglio le partiture nelle quali vedeva affiorare questo tipo di sensibilità. Consciamente o inconsciamente questa cosa fu sentita dal pubblico come una rivoluzione rispetto alla retorica gonfiata e unidirezionale degli interpreti che in Germania l'aveva preceduto. La sua VII racchiude per la prima volta (?!?!) questa complessità molto umana, molto "piccola", molto vicina a noi, questa contraddizione apparente tra dramma e leggerezza, tra euforia psicotica e ripiegamento depressivo. Per il beethoveniano doc, quello della "forza sorgiva", del titanismo monolitico, dell'afflato trascendente, una lettura così è stata (è) una grossa delusione. "Non c'è sostanza" è la critica che ho sentito una volta, se per sostanza si intende la retorica di cui sopra, allora è vero.

 

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4 ore fa, Majakovskij dice:

Guarda caso :cat_lol:

Il problema dei riferimenti (parlo di grande repertorio ottocentesco, che è quello mainstream nella classica) è che sono inevitabilmente legati alle grosse major e alla costruzione di una carriera internazionale pubblicizzata a dovere. Ciò non vuol dire che le incisioni che hai citato non siano di lusso, ma diventano per l'immaginario collettivo le migliori possibili quando entrano nel "mito del mercato". Se Costantin Silvestri avesse intrapreso un percorso artistico diverso magari oggi staremmo ad indicare le sue come registrazioni di riferimento, ma così non è stato.

Vero, ma a questo punto vanno bene le edizioni economiche (un tempo rappresentate dalle uscite in edicola, oggi dai boxoni Brilliant)... molti della mia generazione si sono fatti le orecchie con oneste esecuzioni che, per un "approccio semplice", vanno più che bene (tanto all'inizio non sai distinguere alcun dettaglio), il riferimento non serve a nessuno insomma, nè a noi due nè al neofita, è un meccanismo pubblicitario come un altro dove chi ha più forza mediatica - e più budget - vince; l'immaginario collettivo è pieno di "riferimenti": il Mulino Bianco per i biscotti, la Scottex per la carta igienica, Karajan per Beethoven ecc. Tutti ottimi prodotti che, per ragioni di "prestigio" (ovvero di creata illusione), diventano i migliori prodotti possibili, quelli a cui "riferirsi" nel confronto con altri prodotti omologhi, la pietra di paragone. Una questione sociologica più che musicale.

Diverso è il caso di repertori particolari con poca concorrenza, dove sono disponibili non 100 ma 3 o 4 registrazioni. Il mercato in quel caso lavora in maniera diversa, non sui grandi numeri ma tentando di accaparrarsi le nicchie, che non ragionano come il pubblico generalista. Capita non di rado che alcune delle registrazioni disponibili siano insufficienti o scadenti (a volte tutte!), è facile che la migliore (o la meno peggio) riesca a conquistarsi fama tra gli appassionati, ma è un meccanismo di indicazione diverso, che parte dal basso. Anche in questo caso ci si "può fare un nome" - penso ad ensamble di musica rinascimentale o barocca, o a specialisti della contemporanea - ma in quel caso il pubblico, immagino o almeno spero, tende ad essere più sveglio e curioso, tant'è che il concetto di "riferimento" è molto più mobile e quasi mai immutato nel tempo, come avviene viceversa nell'immaginario collettivo mainstream (fermo più o meno agli anni '70, quando va bene).

Solo due parole perché sto andando a sentire Roberto Abbado...
In verità per il Sacre di Boulez pensavo alla storica incisione Cleveland-CBS e comunque non avevo in mente alcun abbinamento con etichette discografiche. Al limite c'è un problema di reperibilità e in questo - ammettilo - le majors aiutano. Se poi uno che ha pochi soldi e li vuole investire bene mi chiede se, allo stesso prezzo, sia meglio un'edizione economica di Kleiber o un Naxos-Brilliant-etichetta da autostrada di Pinco Pallo, ovviamente gli consiglio Kleiber e gli dico che vale anche la pena spendere un euro in più.
Su Silvestri con me sfondi una porta aperta... era un grandissimo.

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On 7/10/2017 at 18:32, giobar dice:

Al limite c'è un problema di reperibilità e in questo - ammettilo - le majors aiutano.

Certo, è un risvolto della faccenda: l'artista che ha la fortuna di firmare per una major viene promosso adeguatamente e distribuito come viceversa si sognerebbe, gode quindi di un'esposizione 100 volte superiore rispetto ad altre opzioni magari altrettanto valide. Si impone insomma non solo per la qualità.

Poi c'è il divismo, l'abilità di costruirsi una fama che fa sì che il pubblico generalista compri "a scatola chiusa"... gente come Muti o Abbado (per essere bipartisan :D ) è riuscita a piazzare sul mercato delizie e porcate grazie solo al nome. Che poi noi siamo ascoltatori critici è un altro conto, come hai detto tu c'è una parte di utenza che non va tanto per il sottile, conosce quei quattro nomi e si convince che siano i migliori e, soprattutto, infallibili. 

On 7/10/2017 at 18:32, giobar dice:

Se poi uno che ha pochi soldi e li vuole investire bene mi chiede se, allo stesso prezzo, sia meglio un'edizione economica di Kleiber o un Naxos-Brilliant-etichetta da autostrada di Pinco Pallo, ovviamente gli consiglio Kleiber e gli dico che vale anche la pena spendere un euro in più.

Vabè ma questo è un altro discorso ancora: se qualcuno viene a chiedere A ME un consiglio su Beethoven gli faccio comprare l'edizione hip più economica che trova (penso che le vecchie Hogwood o Gardiner te le tirino appresso oggi). Il problema è che "il riferimento" è un'indicazione che si è in qualche modo istituzionalizzata negli anni, una sorta di "si dice in giro", il riferimento è ovunque e ti guarda :D si tramanda da ascoltatore generalista ad ascoltatore generalista, poggia su chissà quale critica scritta (magari ad arte, non lo sappiamo) chissà quanti decenni fa... è quell'impulso irrefrenabile e immotivato a tenerti stretta l'integrale di Karajan del '62, "la migliore in assoluto dell'universo ed inutile cercare oltre" (mi raccomando che sia quella anni '60, se no desisti). Questa è la percezione di riferimento che ho sperimentato io quando mi sono avvicinato alla classica.

Parliamo di indicazioni che i neofiti possono trovare in giro, chè viceversa se incontrano uno di noi - per quanto discutibili possano essere i nostri gusti - sono già fortunati. Il neofita, almeno quello di un tempo, comprava la prima edizione che gli capitava sotto tiro (chessò, quelle allegate ai giornali) oppure si lasciava trascinare dalla corrente, dai nomi, dalle etichette. E tanto più comprava i soliti tanto la fama di riferimento per quei dischi si consolidava. E' un meccanismo inalienabile, quando l'arte entra nel mercato comincia ad obbedire alle sue regole, e per molti anni non c'è stata via alternativa. Oggi non lo so, il neofita va su spotify e pesca a caso, oppure è più smart di noi poveracci, chissà, magari sfrutta il fatto che il mercato è cambiato, la riscossa delle etichette alternative e/o specializzate e la crisi evidente delle major (e del divismo) mi fa credere che siamo ormai in un mondo dove guidare i gusti del pubblico dall'alto è sempre più difficile.

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18 minuti fa, Majakovskij dice:

Parliamo di indicazioni che i neofiti possono trovare in giro, chè viceversa se incontrano uno di noi - per quanto discutibili possano essere i nostri gusti - sono già fortunati. Il neofita, almeno quello di un tempo, comprava la prima edizione che gli capitava sotto tiro (chessò, quelle allegate ai giornali) oppure si lasciava trascinare dalla corrente, dai nomi, dalle etichette. E tanto più comprava i soliti tanto la fama di riferimento per quei dischi si consolidava. E' un meccanismo inalienabile, quando l'arte entra nel mercato comincia ad obbedire alle sue regole, e per molti anni non c'è stata via alternativa. Oggi non lo so, il neofita va su spotify e pesca a caso, oppure è più smart di noi poveracci, chissà, magari sfrutta il fatto che il mercato è cambiato, la riscossa delle etichette alternative e/o specializzate e la crisi evidente delle major (e del divismo) mi fa credere che siamo ormai in un mondo dove guidare i gusti del pubblico dall'alto è sempre più difficile.

Condivido ciò che dici nell'ultimo periodo. Probabilmente per il contesto in cui mi trovo a interagire, rilevo che, forse anche per la maggiore esposizione mediatica di molti "divi" della musica classica il neofita odierno mi sembra un po' più propenso a cercare "il meglio"  rispetto al neofita di quando io e tu ci siamo appassionati all'ascolto. E comunque noto che chi sviluppa una curiosità sincera per ciò che ascolta riesce a cogliere immediatamente di avere sbagliato ad acquistare il disco di Pinco Pallo anziché un'edizione migliore. Sabato sera Roberto Abbado ha dato, qui a Cagliari, due letture davvero eccellenti delle quarte sinfonie di Schumann e Mendelssohn. Soprattutto una vitalità straordinaria in entrambi i casi e una grande attenzione ad alcuni dettagli spesso trascurati, come ad esempio le transizioni fra i movimenti della sinfonia di Schumann. Ebbene, una signora sulla sessantina vicina a me (una tipica abbonata standard, non certo una molto competente) commentava soddisfatta con l'amica che era con lei: "e pensare che le ho sempre ritenute noiose...dovrò riascoltarle in dischi diversi da quelli di mio marito". Altro esempio: spesso chi sa, anche per interposta persona, della mia passione per la musica classica e della mia grande discoteca mi pone o mi fa arrivare (a volte tramite i figli) domande che denotano curiosità specifica e desiderio di approfondimento: sono richieste di indicazioni discografiche specifiche, di giudizi su certi interpreti, sul se vale la pena andare a un dato concerto ecc.

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27 minuti fa, giobar dice:

Sabato sera Roberto Abbado ha dato, qui a Cagliari, due letture davvero eccellenti delle quarte sinfonie di Schumann e Mendelssohn. Soprattutto una vitalità straordinaria in entrambi i casi e una grande attenzione ad alcuni dettagli spesso trascurati, come ad esempio le transizioni fra i movimenti della sinfonia di Schumann. Ebbene, una signora sulla sessantina vicina a me (una tipica abbonata standard, non certo una molto competente) commentava soddisfatta con l'amica che era con lei: "e pensare che le ho sempre ritenute noiose...dovrò riascoltarle in dischi diversi da quelli di mio marito". Altro esempio: spesso chi sa, anche per interposta persona, della mia passione per la musica classica e della mia grande discoteca mi pone o mi fa arrivare (a volte tramite i figli) domande che denotano curiosità specifica e desiderio di approfondimento: sono richieste di indicazioni discografiche specifiche, di giudizi su certi interpreti, sul se vale la pena andare a un dato concerto ecc.

ehehehe mi viene sempre in testa un aneddoto che ho citato già in forum... ero ragazzino ed andai a vedere Pogorelich, quello "dei bei tempi", programma suo solito... quel che colpiva era ovviamente Chopin, suonato - come sai - in modo scultoreo e del tutto originale. Io ne rimasi soggiogato, in fondo all'epoca il mio bagaglio di ascolti era così scarso che avevo ancora l'orecchio vergine... la nonna "abbonata" accanto a me continuava invece a dire "sì, è bravo... ma dov'è il sentimento?", alludendo si presume allo stile "sentimentale" di Rubinstein o Horowitz, insomma i modelli con cui era cresciuta la signora. Quello era un esempio pratico di come l'idea di "riferimento" sclerotizzasse il gusto delle persone a tal punto da far percepire come "sbagliato" tutto ciò che si allontanava dalla loro abitudine. Ora, una vecchia non fa primavera (o dovrei dire autunno :D ), e sicuramente il Pogo quella sera ebbe i suoi applausi... ma è possibile che oggi il pubblico sia più ricettivo di quello di 20-30 anni fa, non perchè esistano più stimoli in senso assoluto (la varietà c'è sempre stata), ma perchè si sono moltiplicate le possibilità di accesso a questi stimoli, oggi in definitiva - a meno di non trovarci di fronte al solito classicofilo rinchiuso nei suoi pregiudizi - la curiosità è più sollecitata, ed è molto più facile di prima soddisfarla.

 

 

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6 minuti fa, Alucard dice:

Ma ha cambiato orchestra?

Rispetto agli altri CD della serie, sì. La Kammer di Basilea, comunque, è un'orchestra con cui collabora spessissimo. Il suo Beethoven, di cui attendiamo ancora la Nona, l'ha inciso con loro.

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