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Beethoven

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4 ore fa, Ives dice:

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@Madiel in abbinamento con il box di Celibidone...:cat_lol:

De gustibus... io invece quando esce me lo pappo subito, ci sono cose che cerco da una vita! :cat_trance:

EDIT: Già prenotato su Amazon al "prezzo minimo garantito" (costa già 14 euro di meno al prezzo pieno) :rolleyes:

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27 minuti fa, Snorlax dice:

De gustibus... io invece quando esce me lo pappo subito, ci sono cose che cerco da una vita! :cat_trance:

EDIT: Già prenotato su Amazon al "prezzo minimo grarantito" (costa già 14 euro di meno al prezzo pieno) :rolleyes:

E anche Chris è arrivato a 60 anni! come passa il tempo... 

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12 minuti fa, Majaniello dice:

E anche Chris è arrivato a 60 anni! come passa il tempo... 

Ahah, vedi come li porta bene. Qui lo vituperano quasi tutti, tuttavia io ho avuto l'occasione di sentirlo due volte da vivo - tra cui nella Settima bruckneriana - e sono state entrambe delle esperienze indimenticabili; per i vecchi tromboni come il sottoscritto sentire Thielemann, soprattutto se particolarmente ispirato, è un'emozione non da poco.

In quel cofanetto c'è il suo disco di Pfitzner - che sebbene fosse la sua prima incisione per DGG per me rimane uno dei suoi risultati più alti - e il ciclo schumanniano con la Philharmonia - che Hurwitz mette senza esitazioni nei CD from Hell - tutta roba che volevo da tempo avere tra le mani... vabbé, dai ragazzi, mi accontento di poco. ^_^

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14 minuti fa, Snorlax dice:

Ahah, vedi come li porta bene. Qui lo vituperano quasi tutti

Dai non è vero, a quelli coi gusti simili ai tuoi piace, e siccome in forum sono in maggioranza... :P

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Thielemann litigò con Kathleen Battle, almeno per questo lo apprezzerò sempre.

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12 ore fa, Majaniello dice:

Dai non è vero, a quelli coi gusti simili ai tuoi piace, e siccome in forum sono in maggioranza... :P

È un direttore che devo approfondire, alla fine di lui ho solo il dvd dei Maestri cantori (bella esecuzione) e le cantate imperiali di Beethoven. E ricordo una bellissima ouverture del Rienzo ascoltata alla radio.

P.S. 60 anni?? Ha fatto un patto col diavolo, ne dimostra 15 di meno!

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2 minuti fa, superburp dice:

P.S. 60 anni?? Ha fatto un patto col diavolo, ne dimostra 15 di meno!

Ha cominciato suonando il cembalo nei brandeburghesi di Karajan (primi anni '80), fà un po' tu :D 

Ormai "giovani direttori" vuol dire under-75...

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22 ore fa, Snorlax dice:

De gustibus... io invece quando esce me lo pappo subito, ci sono cose che cerco da una vita! :cat_trance:

EDIT: Già prenotato su Amazon al "prezzo minimo garantito" (costa già 14 euro di meno al prezzo pieno) :rolleyes:

Vedi, pensavo che @Snorlax piacessero solo gli originali, invece pure la sbiadita copia contemporanea...:cat_lol: (scherzo, eh)

Comunque, il contenuto:

Spoiler

Beethoven: Symphonien Nr. 5 & 7; Kantate auf den Tod Kaiser Josefs II WoO. 87; Kantate auf die Erhebung Leopolds II. zur Kaiserwürde WoO 88; Egmont-Ouvertüre
+Brahms: Symphonien Nr. 1-4 (Nr. 1 in zwei Einspielungen); Klavierkonzert Nr. 1; Violinkonzert op. 77; Tragische Ouvertüre; Akademische Festouvertüre
+Bruckner: Symphonie Nr. 5
+Schumann: Symphonien Nr. 1-4; Manfred-Ouvertüre op. 115; Konzertstück op. 86 für 4 Hörner & Orchester; Genoveva-Ouvertüre; Ouvertüre, Scherzo & Finale für Orchester
+Mozart: Requiem KV 626
+Wagner: Die Meistersinger von Nürnberg-Ouvertüre; Lohengrin-Vorspiele (1. & 3. Akt); Vorspiel & Karfreitagszauber aus Parsifal; Vorspiel & Isoldes Liebestod aus Tristan und Isolde; Sigfried-Idyll
+Orff: Carmina burana
+Schönberg: Pelleas und Melisande
+Strauss: Alpensymphonie; Rosenkavalier-Konzertsuite; Guntram-Ouvertüre; Capriccio-Prelude; Liebesszene aus Feuersnot; Symphonische Suite aus Die Frau ohne Schatten
+Mendelsohn: Ein Sommernachtstraum-Ouvertüre; Fingal's Cave aus Die Hebriden
+Weber: Euryanthe-Ouvertüre; Oberon-Ouvertüre
+Nicolai: Die lustigen Weiber von Windsor-Ouvertüre
+Marschner: Hans Heiling-Ouvertüre
+Pfitzner: Palestrina-Ouvertüre; Liebesmelodie aus Das Herz; Das Käthchen von Heilbronn-Ouvertüre
+Clara Schumann: 3 Romanzen für Violine & Klavier

 

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1 ora fa, Ives dice:

Vedi, pensavo che @Snorlax piacessero solo gli originali, invece pure la sbiadita copia contemporanea...:cat_lol: (scherzo, eh)

Ahah dai, in tempi di magra ci si accontenta anche delle "copie"...:rolleyes:

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17 ore fa, Snorlax dice:

Ahah dai, in tempi di magra ci si accontenta anche delle "copie"...:rolleyes:

Pensa che io nella generazione degli attuali quarantenni (Currentzis, Nelsons, Dudamel, Orozco-Estrada, Urbanski, Nezet-Seguin... ) vedo proprio un ritorno alle bizzarrie de na vorta.... quantomeno un ritorno ad uno stile romantico e un po' arbitrario. E' un tempo di magra per me piuttosto, la filologia è in mano ai vecchi e quelli un attimo più moderni/modernisti hanno più di 50 o 60 anni (vabè ci sono Casado e Petrenko ma sono mosche bianche in questo scenario). Prima o poi passerà questo periodo oscurantista :P

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2 ore fa, Majaniello dice:

Pensa che io nella generazione degli attuali quarantenni (Currentzis, Nelsons, Dudamel, Orozco-Estrada, Urbanski, Nezet-Seguin... ) vedo proprio un ritorno alle bizzarrie de na vorta.... quantomeno un ritorno ad uno stile romantico e un po' arbitrario. E' un tempo di magra per me piuttosto, la filologia è in mano ai vecchi e quelli un attimo più moderni/modernisti hanno più di 50 o 60 anni (vabè ci sono Casado e Petrenko ma sono mosche bianche in questo scenario). Prima o poi passerà questo periodo oscurantista :P

Però di quelli che nomini, in fondo solo Currentzis è davvero bizzarro, col suo impasto di filologia (perché nel modo in cui fa suonare gli archi c'è anche il barocco estremo della prima (o meglio seconda, se per prima si intende la generazione di Leonhardt e Harnoncourt)  filologia un po' alla Concerto Köln di Goebel, pochissimo vibrato ecc. almeno nel repertorio del classicismo, riduzione degli archi ecc.) misticismo, romanticismo degli interpreti "creatori". Gli altri sono, come mi pare  hai detto tu, e concordo, o dei Bernstein un po' derivativi (Dudamel), Orozco-Estrada secondo me poi è un mediocre senza nessun particolare interesse; non è bizzarro è proprio superficiale (l'ho ascoltato dal vivo, una volta, può darsi fosse in serata no). Nelsons l'ho ascoltato in Bruckner, è più analitico che bizzarro, il suo spirito di fondo è quello di un eccellente tecnico dell'orchestra, privo di chissà quale fantasia. Insomma l'unico vero "visionario" (e quindi oscurantista per te!) del gruppo è Teodor, secondo me. Lo dimostra la sua Sesta mahleriana che abbiamo ascoltato ultimamente: checché se ne pensi - tu male, io un po' meno male - non è cosa che sarebbe potuta uscire dalla bacchetta degli altri.

Concordo però che, penso per pure ragioni di corsi e ricorsi, la linea toscaniniana sia un po' in ripiegamento. Forse solo Chailly le resta abbastanza fedele, e Muti, a suo modo.

p.s. Urbanski lo sento nominare da te per la prima volta, e Nezet-Seguin lo conosco solo di nome.

 

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6 ore fa, giordanoted dice:

Però di quelli che nomini, in fondo solo Currentzis è davvero bizzarro, col suo impasto di filologia (perché nel modo in cui fa suonare gli archi c'è anche il barocco estremo della prima (o meglio seconda, se per prima si intende la generazione di Leonhardt e Harnoncourt)  filologia un po' alla Concerto Köln di Goebel, pochissimo vibrato ecc. almeno nel repertorio del classicismo, riduzione degli archi ecc.) misticismo, romanticismo degli interpreti "creatori". Gli altri sono, come mi pare  hai detto tu, e concordo, o dei Bernstein un po' derivativi (Dudamel), Orozco-Estrada secondo me poi è un mediocre senza nessun particolare interesse; non è bizzarro è proprio superficiale (l'ho ascoltato dal vivo, una volta, può darsi fosse in serata no). Nelsons l'ho ascoltato in Bruckner, è più analitico che bizzarro, il suo spirito di fondo è quello di un eccellente tecnico dell'orchestra, privo di chissà quale fantasia. Insomma l'unico vero "visionario" (e quindi oscurantista per te!) del gruppo è Teodor, secondo me. Lo dimostra la sua Sesta mahleriana che abbiamo ascoltato ultimamente: checché se ne pensi - tu male, io un po' meno male - non è cosa che sarebbe potuta uscire dalla bacchetta degli altri.

Concordo però che, penso per pure ragioni di corsi e ricorsi, la linea toscaniniana sia un po' in ripiegamento. Forse solo Chailly le resta abbastanza fedele, e Muti, a suo modo.

p.s. Urbanski lo sento nominare da te per la prima volta, e Nezet-Seguin lo conosco solo di nome.

 

Mh, capiamoci! perchè poi la mia mania tassonomica, come diceva zeit, mi porta chiaramente a fare delle semplificazioni. Currentzis per me è super-analitico! Anche la Patetica è calibrata al millimetro e iperdettagliata. Semmai ha questo modo di fraseggiare molto particolare, che io chiamo "piacione" e tu "visionario", che in ogni caso è indubbiamente il grosso della sua cifra stilistica, un approccio all'idea del dirigere molto anni '50 (è il direttore meno confondibile del panorama mainstream attuale). Sicuramente è post-filologico, come pure Seguin, quest'ultimo molto ma molto più anonimo in verità, ma anche introiettare in maniera un po' sterile ed esteriore certe istanze "moderne" fa parte del gioco. Anche Nelsons è un direttore molto sorvegliato, però da quel che ho sentito il fraseggio ha proprio un respiro appassionato (Brahms e Strauss, quello che conosco), è più figlio della linea romantico-analitica di Karajan/Jansons (o di Jochum/Welser-Most, non saprei, ma questi sono più viscerali in un certo senso). Estrada è strano, direi "molliccio" il primo aggettivo che mi viene in testa :D , comunque vuol essere un direttore emotivo, questo è palese. Dudamel prova a fare il Bernstein della situazione, ah e c'è anche Harding, l'Abbado dei poverelli, quindi una specie di Walter color grigio topo. Urbanski è un altro mediocre in giacca di pelle che stanno provando a spingere, non saprei neanche a chi ricondurlo. Cos'hanno in comune tutti questi signori? secondo me la ricerca di un soggettivismo da strapazzo che parli alla pancia (o che stuzzichi inconsciamente la memoria), la ricerca di una personalità da esibire a tutti i costi, quella personalità che ai vecchiacci che tanto amiamo veniva fuori spontaneamente e che loro provano a costruire artatamente. Ma mi rendo conto che entriamo nell'ambito delle percezioni. 

Io sento, per dire, una certa differenza con quelli nati a cavallo tra i '50 e i '60 (Paavone, Dausgaard, Salonen, Rattle, Noseda, Jurowski, Saraste...) anche tra di loro c'è grande varietà, ma avevano la caratteristica comune di essere tutti poco egoriferiti: anche in Paavone, il più sbruffone di tutti, si respirava una modernità autentica, magari mai perfettamente compiuta, ma che non suonava mai come una restaurazione. Lo so, restaurazione non vuol dire nulla (si può restaurare anche Toscanini), ma se capovolgi il punto di vista l'analisi non cambia, è solo una questione terminologica. In questo senso, devo dire, Thielemann, l'apparente "intruso" di questa generazione di 50-60enni, mi pare molto più sincero dei suoi colleghi più giovani, lui è un trombone doc per vocazione, una specie di Snorlax direttore d'orchestra, ha solo sfruttato l'onda della moda del "vintage" a suo vantaggio. Forse mi sto suggestionando, ma insomma, alla fine sono tendenze, tra dieci anni sarà tutta un'altra storia. 

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22 minuti fa, Majaniello dice:

Mh, capiamoci! perchè poi la mia mania tassonomica, come diceva zeit, mi porta chiaramente a fare delle semplificazioni. Currentzis per me è super-analitico! Anche la Patetica è calibrata al millimetro e iperdettagliata. Semmai ha questo modo di fraseggiare molto particolare, che io chiamo "piacione" e tu "visionario", che in ogni caso è indubbiamente il grosso della sua cifra stilistica, un approccio all'idea del dirigere molto anni '50 (è il direttore meno confondibile del panorama mainstream attuale). Sicuramente è post-filologico, come pure Seguin, quest'ultimo molto ma molto più anonimo in verità, ma anche introiettare in maniera un po' sterile ed esteriore certe istanze "moderne" fa parte del gioco. Anche Nelsons è un direttore molto sorvegliato, però da quel che ho sentito il fraseggio ha proprio un respiro appassionato (Brahms e Strauss, quello che conosco), è più figlio della linea romantico-analitica di Karajan/Jansons (o di Jochum/Welser-Most, non saprei, ma questi sono più viscerali in un certo senso). Estrada è strano, direi "molliccio" il primo aggettivo che mi viene in testa :D , comunque vuol essere un direttore emotivo, questo è palese. Dudamel prova a fare il Bernstein della situazione, ah e c'è anche Harding, l'Abbado dei poverelli, quindi una specie di Walter color grigio topo. Urbanski è un altro mediocre in giacca di pelle che stanno provando a spingere, non saprei neanche a chi ricondurlo. Cos'hanno in comune tutti questi signori? secondo me la ricerca di un soggettivismo da strapazzo che parli alla pancia (o che stuzzichi inconsciamente la memoria), la ricerca di una personalità da esibire a tutti i costi, quella personalità che ai vecchiacci che tanto amiamo veniva fuori spontaneamente e che loro provano a costruire artatamente. Ma mi rendo conto che entriamo nell'ambito delle percezioni. 

Io sento, per dire, una certa differenza con quelli nati a cavallo tra i '50 e i '60 (Paavone, Dausgaard, Salonen, Rattle, Fischer, Noseda, Jurowski, Saraste...) anche tra di loro c'è grande varietà, ma avevano la caratteristica comune di essere tutti poco egoriferiti: anche in Ivan Fischer, il più romantico di tutti, anche in Paavone, il più sbruffone di tutti, si respirava una modernità autentica, magari mai perfettamente compiuta, ma che non suonava mai come una restaurazione. Lo so, restaurazione non vuol dire nulla (si può restaurare anche Toscanini), ma se capovolgi il punto di vista l'analisi non cambia, è solo una questione terminologica. In questo senso, devo dire, Thielemann, l'apparente "intruso" di questa generazione di 50-60enni, mi pare molto più sincero dei suoi colleghi più giovani, lui è un trombone doc per vocazione, una specie di Snorlax direttore d'orchestra, ha solo sfruttato l'onda della moda del "vintage" a suo vantaggio. Ma insomma, alla fine sono tendenze, tra dieci anni sarà tutta un'altra storia. 

Thielemann passo volentieri, anche se mi piacerebbe una volta ascoltarlo dal vivo, ma su disco mi ha sempre deluso. Invece di tutti i nomi che fai ho ascoltato Jurowski (se ti riferisci a Vladimir) che fece un'eccellente Sesta di Mahler, un'interpretazione molto più analitica di quella di Currentzis (che è sì analitico, ma mi sembra l'unico a avere una visione d'insieme forte, per così dire filosofica e organica - persuasiva o no a seconda dei punti di vista - delle opere che affronta) e, per quanto lo consente quell'opera, senza gesti direttoriali particolarmente marcati. Insomma potrebbe piacerti: la personalità c'era eccome, ma non in primo piano. Anzi, vennero fuori soprattutto i musicisti, e l'orchestra di S. Cecilia, che purtroppo è abbastanza negligente e discontinua, quella volta si superò. Un altro che, visto dalla galleria di un concerto, sapeva far suonare l'orchestra come a altri non riesce, era Maazel. Pure lui però in sala d'incisione credo non sentisse il brivido del pubblico e perciò gli capitava di essere troppo distaccato.

 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Cos'hanno in comune tutti questi signori? secondo me la ricerca di un soggettivismo da strapazzo che parli alla pancia (o che stuzzichi inconsciamente la memoria), la ricerca di una personalità da esibire a tutti i costi, quella personalità che ai vecchiacci che tanto amiamo veniva fuori spontaneamente e che loro provano a costruire artatamente. Ma mi rendo conto che entriamo nell'ambito delle percezioni. 

 In questo senso, devo dire, Thielemann, l'apparente "intruso" di questa generazione di 50-60enni, mi pare molto più sincero dei suoi colleghi più giovani, lui è un trombone doc per vocazione, una specie di Snorlax direttore d'orchestra, ha solo sfruttato l'onda della moda del "vintage" a suo vantaggio.. 

Ecco, hai detto tutto. Al massimo sono una copia carta carbone dei nostri vecchiacci, spesso venuta piuttosto male: sono semplicemente dei "soggetivismi" di seconda mano, e quindi, alla fine, cessano addirittura di essere tali. A questo punto, cento volte meglio il vecchio Harnoncourt, che negli ultimi anni della carriera ha saputo quasi dare lo scacco al suo percorso filologico, inverandolo: lì forse ho colto l'ultimo fiore della "tradizione" che amo.

Onoratissimo del paragone a Thielemann :thank_you2:, il quale, infatti, come dici tu, trombone ci è, non ci fa, e che sicuramente anch'io trovo molto più sincero e coerente - al netto dei suoi risultati artistici - di tutti i signori (Currentzis mi pare comunque un outsider) che hai testé elencato. Soprattutto perché trovo abbia piena consapevolezza della sua prassi musicale, pur, essendo, tuttavia, una figura musicalmente un po' ibrida.

 

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Ho un collega di Università che mi cederebbe "volentieri" questo box. Pareri in merito?

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24 minuti fa, dttsu dice:

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Ho un collega di Università che mi cederebbe "volentieri" questo box. Pareri in merito?

Mediamente buono. Se te lo regala prendilo al volo, se te lo fa pagare lascia perdere.

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Mai sentito nemmeno un minuto ma ho letto alcune buone recensioni (non so quanto influenzate dal fatto che è coinvolta un'orchestra italiana). Potrebbe essere un affare se ti chiede proprio poco, perché per una manciata di euro si trovano in circolazione on line (usate ma anche nuove) alcune delle migliori integrali delle sinfonie di Shostakovich. Per esempio, in questo momento, su amazon.it trovi il celebre ed eccellente box di Barshai ad appena 18 euro (spedizione compresa).

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Tengo a ringraziare Madiel e Giobar per per la cortese risposta.

On 15/1/2019 at 17:11, giobar dice:

 Per esempio, in questo momento, su amazon.it trovi il celebre ed eccellente box di Barshai ad appena 18 euro (spedizione compresa).

Guarda, siamo lì. Il box lo vende per 15 Euro.

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7 minuti fa, dttsu dice:

Tengo a ringraziare Madiel e Giobar per per la cortese risposta.

Guarda, siamo lì. Il box lo vende per 15 Euro.

E allora segui il consiglio di giobar e spendi tre euro in più. La raccolta di Barshai è effettivamente superiore.

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1 ora fa, Madiel dice:

E allora segui il consiglio di giobar e spendi tre euro in più. La raccolta di Barshai è effettivamente superiore.

Sono d'accordo. Il box di Barshai è davvero straordinario e alcune delle sue interpretazioni sono universalmente riconosciute fra le migliori in assoluto.

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Salve, sono sempre io lol. Per Shostakovich ho seguito il vostro consiglio e dagli estratti ascoltati sono sempre più convinto per l'acquisto dell' integrale Brillant. 

Edit: okay, per quanto riguarda il box di Haydn mi sono risposto da solo usando la funzione ricerca del forum.

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