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Notizie dal mondo della musica classica

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On 12/13/2017 at 23:04, giobar dice:

Boh, dice che insegna informatica al pontificio istituto di musica sacra di Milano. Sulla illeggibilità del sito hai pienamente ragione. Io già in partenza odio le scritte bianche su fondo nero; se a ciò aggiungi che sono minuscole e in un font poco incisivo...

Ok, devo decidermi a mettere a posto quel maledetto template (o a cambiarlo), cosi' aumento la leggibilita' del sito.

Grazie del test :-), contento che l'indagine sia piaciuta :-)

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11 minuti fa, schroeder76 dice:

Ok, devo decidermi a mettere a posto quel maledetto template (o a cambiarlo), cosi' aumento la leggibilita' del sito.

Grazie del test :-), contento che l'indagine sia piaciuta :-)

Prego. Contento che si sia capita la natura costruttiva della critica!:D

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12 minuti fa, giobar dice:

Prego. Contento che si sia capita la natura costruttiva della critica!:D

Ragazzi, il web serve a questo :-) Devo dire che ho messo su il mio sito a tempo perso un anno fa per raccoglierci qualche lavoro passato. E' effettivamente la prima volta che ci pubblico qualcosa che poi diffondo. Poi aggiungo che ho fatto parecchi siti in vita mia ma tutti partendo dal bloc notes, questa volta ho voluto fare un esperimento wordpress e sto mostrando tutte le mie limitazioni in materia. 

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La pianista portoghese Maria Joao Pires aveva annunciato che si sarebbe ritirata gradualmente nel corso del del 2018. Ma ha anticipato il proprio ritiro comunicando che il suo ultimo concerto sarà quello di oggi a  Zurigo, con l'orchestra della Tonhalle diretta da Haitink.

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“La Marsigliese” di Viotti ovvero e le bufale di Guido Rimonda e Anna Trombetta propinate anche sulle reti RAI

Ecco la trascrizione dell’intervista a Luca Bianchini e Anna Trombetta dal programma radiofonico L’Arpeggio trasmessa su Radio Vaticana (settima puntata):

Anna Trombetta: Parliamo di Viotti […] Non è corretto inserirlo nel cosiddetto “classicismo viennese” [Ndr. chi l’ha inserito?]. Dobbiamo pensare ad un periodo molto più ampio e internazionale. Quindi chiamarlo “classicismo viennese” non ha senso: è molto più corretto definirlo “neoclassico” come avviene negli altri rami del sapere. Tra i poeti, gli artisti, in letteratura, le arti figurative, in architettura si parla di “neoclassicismo” nella seconda metà del Settecento e non di “classicismo viennese” [sic]. Anche la musica si deve adeguare [sic] alle classificazioni che vengono fatte in letteratura e in arte. Non dobbiamo per forza obbedire ai vecchi principj inventati dalle dittature del 1940. Di Viotti vi volevo far ascoltare il Tema e variazioni in Do perché è molto particolare. Si dice che la Marsigliese sia stata composta in Francia e inventata da un compositore francese ma se noi ascoltiamo questo tema ci accorgiamo che la Marsigliese in realtà l’ha composta Viotti e siamo nel 1781, ben undici anni prima di quando effettivamente dovrebbe essere stata composta. Quindi l’inno nazionale francese è stato scritto da un italiano e questo tema è stato poi ripreso anche da Mozart in un concerto per pianoforte. ASCOLTO Quindi la Marsigliese, abbiamo sentito, è di Viotti ed è stata composta undici anni prima che Rouget de Lisle l’inventasse.

LINK

Questa teoria, ripresa da Anna Trombetta, è tratta da un articolo di Riccardo Lenzi, La Marsigliese? E’ di un italiano, apparso su “L’Espresso” il 9 maggio 2013:

Ascoltando il Tema e variazioni in do maggiore del compositore Giovan Battista Viotti, ci sono pochi dubbi: la celebre melodia della Marsigliese è un plagio musicale. Uno spartito, assicurano i protagonisti [Ndr. Guido Rimonda, violinista] dell’integrale della musica per violino e orchestra del compositore nato nel Vercellese nel 1755 e morto a Londra nel 1824, concepito nel 1781, ben undici anni prima che la celebre ‘Marsigliese’ fosse ufficialmente creata dal compositore Claude De Lisle. Il quale, del resto, non firmò lo spartito (com’era invece solito fare) quando lo consegnò al sindaco di Strasburgo che glielo aveva commissionato come ‘canto di guerra’ per l’armata del Reno, sul fronte tedesco, nel 1792 appunto.

LINK

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Le affermazioni di Anna Trombetta, come anche quelle di Guido Rimonda, non possono essere prese come verità assoluta. Una visione alternativa e più documentata è stata proposta dalla musicologa Giuseppina La Face Bianconi ne La Marsigliese e il mistero attorno alla sua paternità, un articolo comparso su “Il fatto quotidiano” il 10 gennaio 2016:

Il 13 novembre 2015, con gli attentati jihadisti, Parigi ha vissuto uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Distruzione e morte hanno lasciato attonito il mondo. Nei giorni seguenti fu reso omaggio, da varie parti, alla Francia e alla sua capitale. Dappertutto, nelle città, nei mezzi di comunicazione, nei social network è risuonata la Marsigliese, che dal 1795 è l’inno nazionale francese. L’avrebbe scritta Claude-Joseph Rouget de Lisle, parole e musica, il 23 aprile 1792.

La città di Vercelli ha concorso al cordoglio generale. A dicembre la Camerata Ducale, diretta dal violinista Guido Rimonda, ha eseguito un Tema con variazioni per violino e orchestra sulla Marsigliese, attribuito al grande compositore vercellese Giovan Battista Viotti. Rimonda, che per la Decca sta registrando gli opera omnia dell’illustre concittadino, possiede un manoscritto del Tema con variazioni firmato “GB Viotti” e datato “1781”. La musica della Marsigliese sarebbe stata dunque composta da un piemontese? undici anni prima che Rouget de Lisle, impossessatosene, la rivestisse di versi guerreschi? Il mondo alla rovescia, visto dalla Francia.

La diatriba Viotti vs Rouget de Lisle, Vercelli vs Parigi, Italia vsFrancia, scoppiata sui siti un paio d’anni fa, è stata rinfocolata dal concerto del mese scorso. Blogger italiani e francesi si accapigliano attorno alla paternità della Marsigliese. Con esiti comici: “l’abbiamo scritta noi”, “no, l’abbiamo fatta noi”, “siete i soliti impostori”, “no, siete voi i mistificatori”. Viene in mente Il grande dittatore di Chaplin: Mussolini e Hitler litigano sulle rispettive ‘invenzioni’, e al colmo della rissa il Duce prorompe nella memorabile battuta: “il manganello l’ho inventato io!”.

Al musicologo non interessa parteggiare per Parigi o Vercelli; gli interessa la realtà storica. Dove sta il problema? Rimonda esibisce un manoscritto, ma non dice da dove viene o dove sta, né come gli è arrivato. Nessuno studioso di Viotti, salvo Rimonda, lo ha mai potuto consultare. Nel libriccino che accompagna il CD Decca del 2013, è riprodotta la prima pagina del manoscritto. Secondo un esperto di Viotti, il canadese Warwick Lister (Ad Parnassum, XIII, aprile 2015), la firma di Viotti in alto a destra potrebbe essere autentica, ma le parole “2 mars 1781” sono di un’altra mano. Non si può dunque escludere che Viotti abbia davvero scritto una serie di variazioni su un tema che tutt’Europa conobbe a metà degli anni 1790; ma l’idea che il brano risalga al decennio precedente, e che la paternità musicale dell’inno vada girata a un violinista vercellese, è appesa all’esile filo di una data d’incerta mano su un manoscritto d’incerta provenienza.

C’è di più. Una serie di Six Quatuors d’airs connus dialogués et variés(Quartetti d’archi) pubblicati intorno al 1795 sotto il nome di Viotti contiene delle variazioni sulla Marseillaise, e tre di esse corrispondono alle variazioni del manoscritto Rimonda. Senonché un esemplare oggi alla British Library reca sulla parte del primo violino una nota di pugno di Viotti: “Je n’ai jamais composé les quatuors ci dessous” (“non ho mai composto i quartetti qui di seguito”). L’attribuzione a Viotti del misterioso Tema con Variazioninon esce certo rafforzata da questa dichiarazione.

Il caso è lampante: i dubbi relativi al manoscritto e alla sua datazione (1781) non vanno affrontati sul piano dello scoop né delle rivendicazioni nazionalistiche, ma con oggettività scientifica. Occorre ricostruire la storia del manufatto, esaminarne le filigrane per datare le carte, individuare le grafie. Un manoscritto, anche se appartiene a un privato, va sottoposto all’esame degli esperti. Se Rimonda non ne consente lo studio, sarà difficile pronunciarsi sulla scoperta. Se alcuni dati incrinano l’attendibilità sia dell’attribuzione sia della datazione, perché non fugare i dubbi fornendo tutti gli elementi conoscitivi, a cominciare dall’autopsia sul reperto?

Ci sono brani famosi attribuiti a compositori che non li hanno mai scritti. L’Adagio di Albinoni, per dire, fu inventato dal musicologo Remo Giazotto (su Facebook è nato il gruppo ‘Salviamo Albinoni dall’Adagio di Giazotto’). Musicologi e melomani hanno diritto di sapere come stanno davvero le cose. In attesa, la musica della Marseillaise rimane in capo a Rouget de Lisle, sia pure sub judice.

LINK

Viotti falso e vero o i bufalari smascherati

di Carlo Vitali

Nell’allegato l’esempio A) è un dettaglio del manoscritto nella collezione privata Rimonda esibito come prova di una pretesa attribuzione della Marsigliese a Giovanni Battista Viotti; l’esempio B) è l’immagine di una lettera olografa di Viotti proveniente da un’asta dell’antiquariato Wurlitzer-Bruck di New York. Vedi:
http://www.wurlitzerbruck.com/autographs/als-12359.htm

A) è un falso. Basta a dimostrarlo il confronto tra il paraffo sottoscritto, che in B) è tracciato con un unico ductus sicuro e armonico, pressoché artistico, mentre in B) è faticoso, sgraziato e sconnesso rispetto al corpo della firma stessa.

Inoltre in B) la firma vera e propria è tracciata in due sole riprese: primo tratto “JBV”, secondo tratto “iotti”, mentre il falsario ha staccato la penna 3 volte: V-i-o-tti. Forse anche 4, perché fra “tt” e “i” appare un disallineamento a malapena mascherato.

Confrontando le due firme: A) sembra quella di un semianalfabeta o di un sofferente di qualche disturbo neurologico; B) quella di un artista o comunque di una persona con capacità psichiche bene organizzate. In via subordinata la differenza si può spiegare con l’intervento di un rozzo falsario d’infima classe. A chi vuole lasciamo trarre le conclusioni circa la serietà del Maestro Cavalier Rimonda, del suo consulente grafologico di parte e della trasmissione televisiva Voyager che si fa eco delle loro millanterie senza sottoporle ad alcun filtro.

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Assassinio di Leclair: i fatti e la fiction.

di Carlo Vitali

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Anche il libro di Gérard Gefen sull’argomento non rinuncia del tutto all’affabulazione (documento inventato introvabile, ecc.) Ma lo fa solo nel finale. Evidentemente Rimonda & Co hanno letto solo l’ultimo capitolo. Ecco una bella recensione che distingue tra fatti e illazioni; operazione poco familiare ai nostri Bufalari DOC:

Que voilà une énigme qui devrait passionner tous les musiciens, mélomanes et musicologues de la planète entière !

Le fait brut : dans la nuit du 22 au 23 octobre 1764 l’un des plus grands compositeurs français du 18e siècle, Jean-Marie Leclair est assassiné ; il est retrouvé le matin ; le rapport est formel, trois coups de couteaux ont été portés, mortels, et le corps gisait dans le vestibule, quelques objets autour de lui, dont un livre et une feuille de papier musique.

L’enquête : trois personnages sont diligentés, le commissaire Thiot, l’inspecteur Receveur et le cavalier (équivalent brigadier ?) Tétard ; évidemment, comme il s’agit d’une personnalité importante, le Lieutenant général de police (équivalent préfet de police ?) Antoine de Santine tient à tout superviser.

Toutes les pistes sont alors examinées, comme on le ferait maintenant, mais avec les moyens techniques en moins ; on recherche dans les objets qui gisent à côté du cadavre un quelconque indice ; on interroge ceux qui ont découvert le corps, on commence par les voisins, les proches, des braves gens tous issus de conditions modeste ; et comme cela ne donne rien, on élargit le champ d’investigations, d’un neveu qui se pique de musique et qui a vu son oncle la veille, au duc de Gramont qu’on ne peut inquiéter, car gendre du premier ministre.

On essaie tout, mais l’énigme reste entière.

Qu’importe nous plongeons avec délices dans l’univers du 18ème siècle français ! La vie des « petites » gens, jardinier, tavernier, … mais aussi celle des francs-maçons, oh qu’ils se rassurent les frères d’aujourd’hui, rien de secret n’est dévoilé, mais on se plaît à imaginer de quels rites initiatiques les frères d’aujourd’hui s’entourent ! La vie des courtisans est à peine esquissée, mais suffisamment pour s’apercevoir que les jeux de pouvoir sont peut-être plus compliqués qu’on aurait tendance à le croire.

Et puis il y a la musique ; elle est brossée à grands traits, mais on se délecte de la querelle des Bouffons, opposant dans les années 1750 les partisans des Italiens, la reine en tête avec un Jean-Jacques Rousseau, contre les français représentés par Rameau ou Leclair : (p.110)

« Les beaux esprits se sont mis à vouer aux gémonies nos musiciens et à proclamer qu’il n’y avait de vrai que les Bouffons Italiens. Chacun a poussé son couplet, les petits marquis, les grandes dames, les sodomites de l’Opéra, les Jésuites et même les savants de l’Encyclopédie. D’un seul coup tout le monde se mêlait d’harmonie, de prosodie, de mélodie, que sais-je encore ? Des gens qui, la veille, ne distinguaient pas une clef de sol d’un pis de vache écrivaient des traités gros comme mon bras. Vous n’imaginez pas les misères qu’on a publiées contre Les Français. Le plus infâme c’était ce maudit genevois de Rousseau. Celui-là, savez-vous que Leclair a bien failli le rosser, un jour, en plain Palais-Royal. »

Elles sont intéressantes ces références culturelles, mais même si la musique est omniprésente (mention est même faite d’un certain Balbastre !), l’univers littéraire est largement évoqué, de Pascal à Buffon :

« Si l’on admet ce point, les évènements de la matinée s’enchaînent comme les propositions d’un discours de Monsieur de Buffon » (p.80)

Et les faits de société ne sont pas en reste, l’Affaire Calas et la campagne de Voltaire sont encore dans tous les esprits, de même que ces ouvrages licencieux qui circulent sous le manteau … ce qui permet à la police de recruter aussi des taupes (les fameuses mouches) jusque et y compris dans le monde ecclésiastique (la façon dont un certain abbé s’est fait piéger est absolument délicieuse !)

Mais tout cet univers serait incomplet s’il n’y avait le cadre !

Je ne suis pas assez (même pas du tout !) parisien pour apprécier tous les itinéraires qu’empruntent nos héros ; des noms pourtant reviennent comme d’une proche campagne, noms qui sont maintenant porteurs de toute autre signification : Montmartre ou Bercy.

Devant toutes les difficultés qui se dressent, rendant impossible la découverte de (ou des ) l’assassin, l’on se demande bien comment un tel ouvrage peut bien se terminer.

La solution de l’énigme trouve sa conclusion dans l’imagination de Gérard Gefen et dans la découverte d’un certain document qui dormait à la Bastille et que la prise de cette forteresse a mis à jour …

 

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39 minuti fa, Feraspe dice:

“La Marsigliese” di Viotti ovvero e le bufale di Guido Rimonda e Anna Trombetta propinate anche sulle reti RAI

Detto così sembra che ne abbiano parlato al TG1, quando in realtà è stato lui:

roberto-giacobbo.jpg

non so se mi spiego...

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Ospite

Sono convinto che la discussione trarrebbe giovamento se si leggesse questo agile capolavoro dimenticato:

zoom_44705202_teoria_delle_finzioni.jpg 71xSpmMUw0L.jpg

L’edizione qui presentata è con testo a fronte, per “chi mastica l’inglese” come cantava un noto poeta romano.

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C'è qualcun altro/'altra che vuole accusare di molestie sessuèli tizio o caio (solo se famosi, as capiss)? In coda, ognuno si prenda il numero e non faccia il furbo, che noi italiani siamo speciali per questo, eh... 

E tu, personaggio e/o personaggia vip o pseudo-vip, cosa aspetti a lanciare la tua accusa? Eh? EH?

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Mah, i piccoli negozianti che incolpano amazon sono i primi che vanno a fare la spesa al Pam nonostante la GDO si comporti coi piccoli produttori in modi peggiori di come si comporti amazon.

https://www.internazionale.it/reportage/fabio-ciconte/2017/03/06/supermercato-industria

insomma, si parla dei soliti negozianti che finché sono carnefici tutto apposto, quando diventano vittime poi piangono ingiustizia. Alla fine ogni progresso tecnologico ed economico finisce con l'uccidere i vecchi modelli, che ci lamentiamo di non dover più zappare la terra in compagnia? O di prendere un taxi anzi che una carrozza? Ci lamentiamo che prima la musica bisognava ascoltarla da musicisti sottopagati mentre oggi c'abbiamo i CD? Non vedo perché librerie e negozi di dischi debbano fare storia a parte. Il loro tempo è passato. Si legiferi in modo da evitare un monopolio di amazon e via, ma ormai il vento che tira è questo. 

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Corriere della Sera - Musica Classica, i 10 migliori dischi del 2017

di Enrico Girardi

Un grande anno per Schubert: ben tre registrazioni del compositore viennese tra i top degli ultimi 12 mesi. Straordinaria anche la rilettura da parte di Currentzis della «Patetica» di Tchajkovskij. Niente vie di mezzo: la amerete o la odierete.

http://www.corriere.it/spettacoli/cards/musica-classica-10-migliori-dischi-2017/musica-operistica-debussy-pelleas-et-melisande-dir-sir-simon-rattle-3-cd-lso_principale.shtml

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La notizia non è recentissima, tuttavia l'ho recuperata solo oggi ed è ancora attuale perché l'avvenimento sarà a fine aprile. Nel bando di un concorso pianistico di un certo prestigio, anche perché fra i pochi specifici per il repertorio per piano e orchestra, il "Città di Cantù", è stata inserita una sezione speciale e autonoma dedicata ai concerti del 21° secolo. Unico brano su cui si potranno cimentare i concorrenti di questa sezione è, niente meno, che il concerto per pianoforte e orchestra di Giovanni Allevi. :cat_trance:

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Cronaca nera e musica. La celebre violoncellista francese Ophélie Gaillard è stata vittima di una rapina a mano armata nel pieno centro di Parigi. Un tizio, minacciandola con un coltello, le ha sottratto il suo prezioso violoncello Gofriller, con relativo archetto di pregio. :huh:

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Ospite
1 ora fa, giobar dice:

Cronaca nera e musica. La celebre violoncellista francese Ophélie Gaillard è stata vittima di una rapina a mano armata nel pieno centro di Parigi. Un tizio, minacciandola con un coltello, le ha sottratto il suo prezioso violoncello Gofriller, con relativo archetto di pregio. :huh:

Gli inquirenti seguono la pista islamista...

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Non so se sia il posto giusto per scriverlo, ma vengo a conoscenza solo ora di questa fantascientifica notizia:

https://www.bayreuther-festspiele.de/en/programme/schedule/die-walkuere/

Per la serie abbiamo già raschiato tutti i fondi di tutti i barili possibili. Certo che ormai Bayreuth è veramente un circo di nani e di ballerine.

Ma poi La Valchiria da sola?! Boh. E Domingo veramente raggiungendo dei livelli di patetismo incredibili. Non so se ha dato il peggio da baritono o da direttore. Una persona dovrebbe capire, forse, quando farsi da parte. :angry2:

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Nell'arco di pochi giorni, due importanti direttori sono finiti in ospedale a causa di incidenti stradali. Prima Stephen Cleobury è stato investito mentre andava in bicicletta; poi Myung-Whun Chung si è scontrato con un camion mentre era alla guida della sua auto nei pressi di Venezia, così che non potrà dirigere La Bohème in programma alla Fenice tra qualche giorno.

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33 minuti fa, giobar dice:

Nell'arco di pochi giorni, due importanti direttori sono finiti in ospedale a causa di incidenti stradali. Prima Stephen Cleobury è stato investito mentre andava in bicicletta; poi Myung-Whun Chung si è scontrato con un camion mentre era alla guida della sua auto nei pressi di Venezia, così che non potrà dirigere La Bohème in programma alla Fenice tra qualche giorno.

Che sfiga...

 

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Il marito del mezzosoprano svedese Anne Sofie von Otter, Benny Fredriksson, si è suicidato a Sidney. Stava facendo con la moglie un viaggio per alcuni concerti e per far visita a dei parenti in Oceania. All'origine del suicidio di Fredriksson ci sarebbero le fortissime critiche mediatiche contro i suoi metodi autoritari e dispotici come amministratore del teatro di stato di Stoccolma, carica dalla quale era stato costretto a dimettersi alcuni mesi fa. 

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1 ora fa, giobar dice:

Il marito del mezzosoprano svedese Anne Sofie von Otter, Benny Fredriksson, si è suicidato a Sidney. Stava facendo con la moglie un viaggio per alcuni concerti e per far visita a dei parenti in Oceania. All'origine del suicidio di Fredriksson ci sarebbero le fortissime critiche mediatiche contro i suoi metodi autoritari e dispotici come amministratore del teatro di stato di Stoccolma, carica dalla quale era stato costretto a dimettersi alcuni mesi fa. 

Che notizia terribile, mi dispiace tantissimo!

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