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Bach al pianoforte?


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quando io ho scritto che prevedevo tafferugli il mio post è stato cancellato <_<

Non sarei così categorico come Elia89 o come Pacific231.

Perché mai Bach -ammesso che fosse vivo- dovrebbe "inorridire" sentendo uno o l'altro musicista suonare i suoi brani su uno strumento anziché un altro?

Anzi, secondo me ascolterebbe e poi semmai avanzerebbe consigli più che critiche! Tantopiù sappiamo tutti che egli, prima di essere un concertista, fu un validissimo didatta. E i validi didatti consigliano, piuttosto che criticare, e cercano di dare ammaestramenti (non nel senso circense, intendiamoci) piuttosto che stroncature.

Un esempio più recente, ma di cui si hanno ampie testimonianze scritte, è accaduto attorno al 1887 presso il laboratorio Cavaillé-Coll a Parigi. Cavaillé-Coll aveva appena approntato un nuovo organo (non so però per quale chiesa...) e invitò César Franck, Alexandre Guilmant, Ch.M. Widor, Vincent D'Indy e altri musicisti noti a vederlo e a dargli qualche consiglio prima di smontarlo e rimontarlo in chiesa.

Ebbene, si ha prova che Guilmant iniziò a suonare un brano di César Franck (credo il "Finale" in Si b maggiore). Franck di quel brano aveva scritto tutto: registri, segni di espressione, accelerando, rallentando, forte, piano, insomma TUTTO (altro che Bach, che queste cose non le scriveva quasi mai...).

Guilmant, a suo gusto, osservava quando e come gli pareva queste indicazioni di Franck, anche perché l'organo era piuttosto diverso da quello di Franck, e comunque Guilmant, insomma, se ne fregava delle indicazioni di Franck (anche se Franck era lì presente). Franck ascoltò, non interruppe, non disse nulla. Alla fine però tutti concordano di aver visto le sue gote rigate dalle lacrime. Si era commosso fino alle lacrime perché, parole sue, gli era sembrato di non aver mai ascoltato quel pezzo!!!

Insomma, per farla breve, tra Franck e Guilmant c'era solo una generazione di differenza, ma già sufficiente a differenziare il gusto e la maniera di suonare. Ma da grande compositore, Franck apprezzava sempre e molto le interpretazioni personali. E questo modo di fare contraddistingue tutti i grandi musicisti e grandi insegnanti del passato. Non vedo perché Bach dovrebbe fare eccezione, specie se questa eccezione, in fondo, esiste solo nelle nostre menti!

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Post Scriptum... alcune interpretazioni Bachiane di Leonhardt mi hanno proprio fatto annoiare. Quanto poi al modo con cui suona Alessandro Scarlatti, io inorridisco!!! Avete presente come pronuncerebbe un tedesco una poesia in napoletano? per esempio: provate a immaginare come pronuncerebbe un tedesco "je te voglie bene assaje, ma tu non pienze 'a me" ecc. Ecco. Lo stesso effetto fa [a me, beninteso] Leonhardt quando suona Alessandro Scarlatti... mal' 'e panza...

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Non sarei così categorico come Elia89 o come Pacific231.

Perché mai Bach -ammesso che fosse vivo- dovrebbe "inorridire" sentendo uno o l'altro musicista suonare i suoi brani su uno strumento anziché un altro?

Anzi, secondo me ascolterebbe e poi semmai avanzerebbe consigli più che critiche! Tantopiù sappiamo tutti che egli, prima di essere un concertista, fu un validissimo didatta. E i validi didatti consigliano, piuttosto che criticare, e cercano di dare ammaestramenti (non nel senso circense, intendiamoci) piuttosto che stroncature.

Un esempio più recente, ma di cui si hanno ampie testimonianze scritte, è accaduto attorno al 1887 presso il laboratorio Cavaillé-Coll a Parigi. Cavaillé-Coll aveva appena approntato un nuovo organo (non so però per quale chiesa...) e invitò César Franck, Alexandre Guilmant, Ch.M. Widor, Vincent D'Indy e altri musicisti noti a vederlo e a dargli qualche consiglio prima di smontarlo e rimontarlo in chiesa.

Ebbene, si ha prova che Guilmant iniziò a suonare un brano di César Franck (credo il "Finale" in Si b maggiore). Franck di quel brano aveva scritto tutto: registri, segni di espressione, accelerando, rallentando, forte, piano, insomma TUTTO (altro che Bach, che queste cose non le scriveva quasi mai...).

Guilmant, a suo gusto, osservava quando e come gli pareva queste indicazioni di Franck, anche perché l'organo era piuttosto diverso da quello di Franck, e comunque Guilmant, insomma, se ne fregava delle indicazioni di Franck (anche se Franck era lì presente). Franck ascoltò, non interruppe, non disse nulla. Alla fine però tutti concordano di aver visto le sue gote rigate dalle lacrime. Si era commosso fino alle lacrime perché, parole sue, gli era sembrato di non aver mai ascoltato quel pezzo!!!

Insomma, per farla breve, tra Franck e Guilmant c'era solo una generazione di differenza, ma già sufficiente a differenziare il gusto e la maniera di suonare. Ma da grande compositore, Franck apprezzava sempre e molto le interpretazioni personali. E questo modo di fare contraddistingue tutti i grandi musicisti e grandi insegnanti del passato. Non vedo perché Bach dovrebbe fare eccezione, specie se questa eccezione, in fondo, esiste solo nelle nostre menti!

Non sarei molto d' accordo su alcuni punti: prima di tutto sul fatto che Bach fosse un grande didatta. Nella biografia di Piero Buscaroli si legge chiaramente che egli era un tipo egocentrico, si arrabbiava facilmente con chiunque lo contraddicesse anche minimamente e...infine, mandava a quel paese facilmente. Nello stesso paragrafo Buscaroli dice proprio che era quindi un maestro adatto alle personalità particolarmente capaci, non ai mediocri musicisti che si apprestavano, verso i 16-18 anni, ad iniziare a lavorare come strumentisti o altro (apprendistato).

A maggior chiarezza, anche Forkel afferma che Bach educava gli allievi ad un rigido contrappunto, stando attento che quando iniziavano una frase (gli allievi) la terminassero con coerenza e precisione e esattezza armonica. Soltanto quando essi padroneggiavano assai il contrappunto lasciava maggir libertà compositiva ed interpretativa e si limitava a valutare l' elaborato finale.

Infine, Bach non scriveva nulla nelle composizioni in quanto OGNI, e lo ripeto, OGNI musicista di tasto SAPEVA come andava suonata (in linea di massima) una Toccata, una Fantasia e un Corale. Inoltre era assolutamente superfluo scrivere migliaia di indicazioni in quanto lo stile nordico fino a (circa) Bach era il cosiddetto stylus fantasticus, elaborato dal grande Sweelinck che operava nella vivace Amsterdam del'500. questo stile era, come lo dice il termine, libero, lasciava spazio all' interpretazione (beninteso, esistevano delle regole precise da rispettare), al gusto dell' esecutore. Ecco spiegata l' assenza di indicazioni in Bach.

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Non sarei così categorico come Elia89 o come Pacific231.

Perché mai Bach -ammesso che fosse vivo- dovrebbe "inorridire" sentendo uno o l'altro musicista suonare i suoi brani su uno strumento anziché un altro?

Anzi, secondo me ascolterebbe e poi semmai avanzerebbe consigli più che critiche! Tantopiù sappiamo tutti che egli, prima di essere un concertista, fu un validissimo didatta. E i validi didatti consigliano, piuttosto che criticare, e cercano di dare ammaestramenti (non nel senso circense, intendiamoci) piuttosto che stroncature.

Ma io non sono stato categorico affatto, il mio era una specie di paradosso per sottolineare il concetto di inevitabile approssimazione delle ricostruzioni filologiche. Non so se Bach in effetti potrebbe inorridirsi o entusiasmarsi di fronte ad una esecuzione di Leonhardt (magari avrebbe stroncato Leonhardt e glorificato Gould, vai a sapere...) e la cosa in fondo non è così importante a ben vedere. Il discorso era nato in verità per mettere dei paletti di fronte all'enorme considerazione di cui godono oggi le esecuzioni filologiche. Qualcuno parla di "moda" e forse un pochino ci prende, in ogni caso è bene non credere troppo nell'infallibilità di chi viene dipinto alla stregua di un guru della ricostruzione filologica, lo studio degli elementi da solo non basta a ricreare perfettamente il sentire di un'epoca, bensì solo a crearne un'immagine quanto più fedele possibile. Il resto lo fa la bravura dell'interprete e le sue idee che per forza di cose non possono prescindere dal personale bagaglio di conoscenze fatto di studio e soprattutto storia assimilata. Quello che mi preme di sottolineare è che noi non abbiamo testimonianze dirette audio (quindi verificabili e confrontabili da ognuno) di esecuzioni di clavicembalisti del 1700 per sapere come veramente essi interpretavano la loro musica in base alla storia insita nel loro DNA, ma possiamo affidarci esclusivamente alle informazioni (per quanto vaste e dettagliate) giunteci attraverso i documenti. Poi, tu stesso ammetti quanto una sola generazione di differenza tra lui e Guilmant abbia "sconvolto" le orecchie di Franck nel sentire un pezzo che quasi non riconosceva come suo, figuriamoci cosa potrebbe accadere se resuscitasse Bach :o

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  • 7 months later...
Infatti non è Bach suonato da Gould, ma Gould che suona Bach :rolleyes:

poveracci noi...siamo ai minimi storici qui in Italia...probabilmente servirebbero prima a certi musicisti dei corsi di "sensibilizzazione Musicale"più che alla gente "normale" o che comunque spacciamo per incompetente...

poveri noi... :thumbsdown_anim:

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  • 3 years later...
Guest Sitmundusmarmoris

Non sarei molto d' accordo su alcuni punti: prima di tutto sul fatto che Bach fosse un grande didatta. Nella biografia di Piero Buscaroli si legge chiaramente che egli era un tipo egocentrico, si arrabbiava facilmente con chiunque lo contraddicesse anche minimamente e...infine, mandava a quel paese facilmente. Nello stesso paragrafo Buscaroli dice proprio che era quindi un maestro adatto alle personalità particolarmente capaci, non ai mediocri musicisti che si apprestavano, verso i 16-18 anni, ad iniziare a lavorare come strumentisti o altro (apprendistato).

A maggior chiarezza, anche Forkel afferma che Bach educava gli allievi ad un rigido contrappunto, stando attento che quando iniziavano una frase (gli allievi) la terminassero con coerenza e precisione e esattezza armonica. Soltanto quando essi padroneggiavano assai il contrappunto lasciava maggir libertà compositiva ed interpretativa e si limitava a valutare l' elaborato finale.

Infine, Bach non scriveva nulla nelle composizioni in quanto OGNI, e lo ripeto, OGNI musicista di tasto SAPEVA come andava suonata (in linea di massima) una Toccata, una Fantasia e un Corale. Inoltre era assolutamente superfluo scrivere migliaia di indicazioni in quanto lo stile nordico fino a (circa) Bach era il cosiddetto stylus fantasticus, elaborato dal grande Sweelinck che operava nella vivace Amsterdam del'500. questo stile era, come lo dice il termine, libero, lasciava spazio all' interpretazione (beninteso, esistevano delle regole precise da rispettare), al gusto dell' esecutore. Ecco spiegata l' assenza di indicazioni in Bach.

Buscaroli è solo un fascista schifoso che in gioventù stava per essere linciato dai partigiani (purtroppo fallendo).....ho detto tutto

Su Bach e l'insegnamento sono solo congetture inventate di sana pianta da quell'omuncolo di Buscaroli.....Qualsiasi insegnante da Napoli a San Pietroburgo insegnava contrappunto (non ai livelli di Bach), e anche tu ne avresti bisogno!

Amsterdam nel 1500 non era certo vivacissima ma aveva si e no 20000 abitanti e gli Spagnoli ne massacravano a migliaia: è il seicento il secolo in cui Amsterdam ruba lo scettro di città più florida d'Olanda ad Anversa passando da 20mila abitanti a 150mila (cit. Daverio.....sai chi è?)

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  • 8 years later...
On 20/2/2007 at 00:37, Hanno Buddenbrook dice:

 

 

Non disdegno Bach al pianoforte quando è ben suonato. Ma alcune cose devo dirle. Molto semplicemente. Bach il pianoforte non l'ha mai conosciuto. Le sue opere per tastiera riguardavano l'organo o il clavicembalo. Ora prendi un pezzo come la Invenzione a 3 voci n. 15: c'è un punto in cui le mani devono compiere un incrocio scomodissimo, il quale invece sarebbe semplice sul clavicembalo a due tasiere per il quale era stato ideato in origine. E ancora. La trascizione è carina, divertente, interessante: ma farne un'abitudine, peggio quasi il solo modo ormai di proporre alcuni pezzi, mi sembra oltremodo eccessivo. Ricordiamoci che il clavicembalo non è uno strumento di serie b: è uno strumento autonomo. Non è giusto sottoporlo sempre alla sovrapposizione dell'arrogante, onnipresente, inadatto sopraggiungerei, pianoforte. Pure è vero che le esecuzioni dei grandi pianisti hanno un alto valore artistico: ma il piano è inadatto a rendere gli effetti che invece si producono con clavicembalo, strumento che, parlo da pianista, ha un timbro più interessante del piano, in quanto meno consueto alle orecchie. Non dimentichiamoci che il clavicembalo non è un tavolo da lavoro dove si preparano abbozzi che poi dovranno conoscere una versione definitiva e ufficilale al piano: il clavicembalo è uno strumento autonomo, con una letteratura che va dal rinascimento al '900: fior di compositori moderni hanno scritto per questo strumento, Poulenc, de Falla, Ravel, Cowell, Respighi, Piazzolla, Morricone. Magari sarebbe ora di smetterla con l'insofferenza che i miei colleghi pianisti e compositori hanno nei iguardi del clavicembalo: dobbiamo essere noi forse a non essere arroganti e prepotenti e a non sentirci padroni all'interno di un repertorio che, per così dire, ci ospita. Non siamo a casa nostra, siamo degli ospiti e per di più ricevuti con disponibilità e cura. Comportiamoci come ospiti.

 

 

 

Beh, a Glenn Gould non si può rinunciare qualsiasi cosa faccia. Tuttavia lasciami dire una cosa: credo che far studiare Bach ai pianisti del quinto anno sia roba da matti: Bach è complessissimo e i pianisti del quinto anno, giustamente poverini, non lo caposcono, non hanno nemmeno i mezzi tecnici: lo suonano in maniera indecente. Ecco: bisognerebbe farglielo ascoltare prima molto Bach: l'organo soprattutto, le cantate anche, l'orchestra, i concerti. Poi farglielo suonare. E in ogni caso credo che una vera cosa ottima sarebbe l'introduzione nel programma pianistico di conservatorio, di un esame di clavicembalo complementare e di uno di fortepiano complementare: sono 2 strumenti autonomi dal pianoforte. Ciao ciao!

Standing ovation!

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On 11/1/2008 at 22:44, Pacific231 dice:

Ma nessuno può spergiurare che quella ricostruzione sia esattamente uguale al vero sentire di un esecutore della fine del '600, Bach compreso.

 

 

Salve a tutti, sono nuovo non lavato con perlana... :)

 

Credo che lo scopo della filologia, della prassi esecutiva storicamente informata (un modo di dire che non mi piace molto) non sia quello di riprodurre in fotocopia il modo di suonare di Bach e degli altri autori dei secoli passati.
Lo studio filologico ci porta verosimilmente molto vicini
ai modi interpretativi d'epoca, dai quali avremmo ancora oggi molto da imparare sul fronte della maggior capacità improvvisativa, compositiva ed esecutiva. Non a caso vi è come un ponte gettato tra la musica antica e molta musica contemporanea formalmente più libera e improvvisata, appartenente alla tradizione "classica" e non. Basti pensare al jazz.
Non è dato sapere in che modo Bach "sentisse" la sua stessa musica e la musica della sua epoca, nè come potrebbero "sentire" la musica il musicista contemporaneo -  compositore, interprete, strumentista - e il singolo ascoltatore.
Una faccenda questa che mi sembra tra l'altro di scarso interesse. Ciò che conta è cercare di avvicinarsi i più possibile ai "mo(n)di" compositivi, esecutivi, interpretativi dai quali trarre insegnamento.
La musica, la più asemantica delle arti, potrebbe mettere tutti convenzionalmente d'accordo sul fatto che sia essa allegra o triste, funerea o festosa, sentimentale o "concettuosa".., ecc., dove le infinite sfumature (sottotestualità) di queste "sensazioni" di superfice, variano, oggi come ieri, in modo determinante a seconda delle distinte sensibilità musicali, psicologiche, esistenziali.

 

 

 

 

 

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Buongiorno, vorrei fare un paragone che a molti probabilmente farà storcere il naso ma che rende bene il mio punto di vista: parlare di quale sia lo strumento / interprete più adatto a suonare Bach, è come chiedersi se sia possibile ascoltare la Divina Commedia se non letta da Benigni (tanto per fare un esempio)!.. secondo me ci sono due livelli nell'ascolto di un brano; il primo è "fisico", e quindi dipende dalle nostre orecchie.. (e talvolta mi domando ad esempio quanto influisca l'invecchiamento naturale del nostro udito sulle sensazioni che proviamo all'ascolto) ma il secondo è mentale. E Beethoven ce lo insegna! :)

Io ad esempio trovo parimenti interessante (a volta anche di più) leggere una partitura che non semplicemente ascoltarla.

E quindi, ben vengano interpretazioni diverse e disparate, ognuno di noi avrà le sue preferenze, ma l'opera di Bach come di chiunque altro è pensiero vivo, e non deve cristallizzarsi in una sola esecuzione "ideale".. il bello, secondo me, è proprio questo!

Paolo

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