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kraus

Beethoven

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1 ora fa, Eduard Hanslick dice:

Lo ammetto, scopro tutto ciò alla mia veneranda età

 

 

Non serve sapere il giapponese per capire che cosa sta succedendo.

Ohhhhmammaaaaaa

Mancano i pokemon poi siamo a posto.

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28 minuti fa, Eduard Hanslick dice:

È(sattamente) questa.

Oltre a scartabellare CD, video su YouTube o gli spartiti c'è pure l'opzione "consultare Kraus fornendogli solo vaghi e imprecisi riferimenti".

Kraus : Un nome, Una garanzia ! 😊😊😊

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56 minuti fa, Eduard Hanslick dice:

È(sattamente) questa.

Oltre a scartabellare CD, video su YouTube o gli spartiti c'è pure l'opzione "consultare Kraus fornendogli solo vaghi e imprecisi riferimenti".

La Sonata che hai evocato e invocato ci permette di fare un passo indietro nella rassegna dei nomignoli, perché a questa Sonata è legato un sottotitolo, "La Caccia", che mi era sfuggito a un primo sguardo. Non si ha idea di chi gliel'abbia appioppato, ma il motivo è presto detto: il ritmo cadenzato e in 6/8 ricorda quei richiami venatori tipici del corno. Poggi e Vallora accennano nel catalogo al nomignolo senza riportarlo nella scheda di presentazione, aggiungendo che si tratta di un "distintivo fragile, per fortuna, che la Sonata solo a volte presenta" e che "deriva da un tema in essa racchiuso, simile a quello del Lied «Il canto della quaglia»." Lied che è poi Der Wachtelschlag: 

Il tema, pur rallentato, è proprio quello che dà l'avvio al Finale della Sonata op. 31 n. 3, e la somiglianza si sente chiara più avanti.

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6 ore fa, kraus dice:

A proposito di caffè:

A Beethoven piace questo elemento. Se il caffè è corretto sambuca, piace anche a me :D 

Ma..ma..ma che spettacolo ! Ho letto la trama su Wikipedia (no io non  parlo il tedesco, scusa  pardon . CIt) questa è la mia Cantata 😁😁😁😀😀😀😀😀

Io adoro il caffè e Bach lo sapeva !

A me niente Sambuca grazie, macchiato caldo per favore. 

Ora la smetto di fare la sciocca e riavvolgo il nastro perché ho sentito parlare della "Waldsteinsonate" , la mia preferita in assoluto 😊😊

Il doppio nome di "Aurore" era usato per indicare l'ip.53 nei paesi di lingua Francese.

Secondo me ,parlando  in termini prettamente utilitaristici e pragmatici, questo francesismo obbedisce alla stessa operazione commerciale della sonata Les Adieux.

Sappiamo perfettamente che i francesi amano chiamare tutto con nomi completamente diversi dal resto del mondo 🙄 ,per una sorta di orgoglio nazionale che sicuramente anche all'epoca spingeva gli editori a conferire nomi diversi persino alla virilissima sonata dedicata a Waldstein !

In nome del dio denaro si modificavano i nomi che diventavano romantici e più leziosi ( facendo innervosire parecchio Beeth)

Tuttavia resta il dubbio del PERCHE proprio l'Aurora ....

Mario Bortolotto nella raccolta di saggi "Il Viandante musicale" traccia un breve riassunto delle varie interpretazioni letterarie dei vari critici.

A partire da Rolland che parlava di sonata "bianca" , legando la tonalità del do maggiore del Beethoven maturo ad affermare un'emotivita trascendente.

Si passa poi ad Alfredo Casella che scriveva nella sua revisione a proposito delle 14 battute di dominante , forse percepite dall'orecchio di Beethoven quasi come una sorta di "rumore", una sonorità caotica e lontanissima dalla quale far emergere uno sprazzo di luce abbagliante ...cioè l' aurora.

Bortolotto parla anche del secondo movimento che divenne una composizione a se , l'"andante favori" che stando al racconto del Ries fu una decisione presa dopo un consiglio pratico di alcuni amici.

La contrapposizione di due tempi come nella 111 stabilisce un'ellissi formale superiore.

Le 28 battute di introduzione, il geniale Watchelschlag ( richiamo della quaglia) , la sottile orchestrazione pianistica , la chiusa ostinata, l'evoluzione stellare delle ultime misure, la musica acquisisce una dimensione nuova, la facoltà del trascolorare.

Come diceva Alfred Cortot : "la derniere étoile, point d'orgue , tres long, tres avant la decoloration de l'aube"

Bortolotto afferma che la Waldstein si può ascoltare con infiniti atteggiamenti, seguendo le indicazioni riferite e una attenzione al suono inedito che introduce, alle proposte di registro che intervengono violentemente nel primo tema e nella sonorità corale del secondo.

I trilli liberi e misurati , indici delle terze maniere affacciano per la prima volta la possibilità della liquescenza nel timbro puro.

L'incontro tra classicismo formale e modernita'  avviene in queste "crepe" , premonizione, vertenza, presagio.

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Riguardo Per Elisa, leggevo tempo addietro che potrebbe non appartenere a Beethoven (come anche un'altra serie di piccoli pezzi per piano, come il Valzer "Sogno di Gertrude").

Questa cosa ha qualche fondamento?

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10 ore fa, il viandante del sud dice:

Riguardo Per Elisa, leggevo tempo addietro che potrebbe non appartenere a Beethoven (come anche un'altra serie di piccoli pezzi per piano, come il Valzer "Sogno di Gertrude").

Questa cosa ha qualche fondamento?

Per dirla come usava dire L'Orfeo quando frequentava il forum, guarda qui!

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17 ore fa, Persephone dice:

Ma..ma..ma che spettacolo ! Ho letto la trama su Wikipedia (no io non  parlo il tedesco, scusa  pardon . CIt) questa è la mia Cantata 😁😁😁😀😀😀😀😀

Io adoro il caffè e Bach lo sapeva !

A me niente Sambuca grazie, macchiato caldo per favore. 

Ora la smetto di fare la sciocca e riavvolgo il nastro perché ho sentito parlare della "Waldsteinsonate" , la mia preferita in assoluto 😊😊

Il doppio nome di "Aurore" era usato per indicare l'ip.53 nei paesi di lingua Francese.

Secondo me ,parlando  in termini prettamente utilitaristici e pragmatici, questo francesismo obbedisce alla stessa operazione commerciale della sonata Les Adieux.

Sappiamo perfettamente che i francesi amano chiamare tutto con nomi completamente diversi dal resto del mondo 🙄 ,per una sorta di orgoglio nazionale che sicuramente anche all'epoca spingeva gli editori a conferire nomi diversi persino alla virilissima sonata dedicata a Waldstein !

In nome del dio denaro si modificavano i nomi che diventavano romantici e più leziosi ( facendo innervosire parecchio Beeth)

Tuttavia resta il dubbio del PERCHE proprio l'Aurora ....

Mario Bortolotto nella raccolta di saggi "Il Viandante musicale" traccia un breve riassunto delle varie interpretazioni letterarie dei vari critici.

A partire da Rolland che parlava di sonata "bianca" , legando la tonalità del do maggiore del Beethoven maturo ad affermare un'emotivita trascendente.

Si passa poi ad Alfredo Casella che scriveva nella sua revisione a proposito delle 14 battute di dominante , forse percepite dall'orecchio di Beethoven quasi come una sorta di "rumore", una sonorità caotica e lontanissima dalla quale far emergere uno sprazzo di luce abbagliante ...cioè l' aurora.

Bortolotto parla anche del secondo movimento che divenne una composizione a se , l'"andante favori" che stando al racconto del Ries fu una decisione presa dopo un consiglio pratico di alcuni amici.

La contrapposizione di due tempi come nella 111 stabilisce un'ellissi formale superiore.

Le 28 battute di introduzione, il geniale Watchelschlag ( richiamo della quaglia) , la sottile orchestrazione pianistica , la chiusa ostinata, l'evoluzione stellare delle ultime misure, la musica acquisisce una dimensione nuova, la facoltà del trascolorare.

Come diceva Alfred Cortot : "la derniere étoile, point d'orgue , tres long, tres avant la decoloration de l'aube"

Bortolotto afferma che la Waldstein si può ascoltare con infiniti atteggiamenti, seguendo le indicazioni riferite e una attenzione al suono inedito che introduce, alle proposte di registro che intervengono violentemente nel primo tema e nella sonorità corale del secondo.

I trilli liberi e misurati , indici delle terze maniere affacciano per la prima volta la possibilità della liquescenza nel timbro puro.

L'incontro tra classicismo formale e modernita'  avviene in queste "crepe" , premonizione, vertenza, presagio.

Dov'è il richiamo della quaglia in questa sonata? Non ho idea di che tipo di suoni emetta una quaglia.

Per quanto riguarda il nomignolo io l'ho sempre inteso riferito all'ultimo tempo per la delicatezza con cui si presenta il tema principale.

Se no ho una edizione uscita in edicola (che mi permise di conoscere questo brano) che battezza la composizione qualcosa tipo "sonata della foresta" in una goffa e non richiesta traduzione di "Waldstein"

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Dopo battute di caccia e richiami della quaglia possiamo soffermare la nostra attenzione su altri gioielli.

Mettiamo un attimo in stand by i Quartetti Razumovskij, con un bel post it sopra perché sicuramente ne riparleremo.

Parliamo di un quartetto che possiede sia un numero : op. 95, sia un nome, questa volta udite udite ! indicato esattamente da Beethoven stesso.

Il Quartetto in fa minore op. 95 "Quartet Serioso".

Il nome curiosamente bilingue fu scritto da Beethoven sui suoi appunti, non ho informazioni sulla ragione del nome e prego i più informati di illuminarmi se ne sono a conoscenza.

Fu composto nel 1810 , dopo le musiche di scena per l'Egmont, fu pubblicato più tardi nel 1816 , in partitura solo nel 1835.

Secondo Bortolotto si tratta dell'espressione paradigmatica del Beethovenismo Eroico che si rivela nel primo tema .

Il secondo movimento è quello del Beethoven più brusco, con una rapidità e un'essenzialita' quasi fremente.

Il nome si ritrova nel terzo movimento , Allegro assai vivace ma serioso che possiede l'energia di una marcia e l'inesorabilita' del tipico Scherzo Beethoveniano.

Mediante un brevissimo Larghetto viene introdotto l'allegretto agitato finale, anelante e pressante ma destinato a sfociare in un luminoso Allegro che replica in poche e concentrate righe la conclusione dell'Egmont.

Una sinfonia di vittoria in un Quartetto.

Secondo molti commentatori la perfezione della scrittura è sbalorditiva e  qui il colore quartettistico raggiunge, dopo i sommi Razumovskij, un incontestabile Zenith.

Buon ascolto 😊

Ne vale la pena ...

 

 

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36 minuti fa, Eduard Hanslick dice:

Dov'è il richiamo della quaglia in questa sonata? Non ho idea di che tipo di suoni emetta una quaglia.

Per quanto riguarda il nomignolo io l'ho sempre inteso riferito all'ultimo tempo per la delicatezza con cui si presenta il tema principale.

Se no ho una edizione uscita in edicola (che mi permise di conoscere questo brano) che battezza la composizione qualcosa tipo "sonata della foresta" in una goffa e non richiesta traduzione di "Waldstein"

....mi sa tanto che Bortolotto , parlando di quaglia si riferisce alla sonata citata da Kraus, non alla Waldstein.

Ogni tanto Bortolotto è un po' tortuoso nella narrazione.

La Sonata della foresta è proprio una traduzione letterale dal tedesco

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51 minuti fa, Eduard Hanslick dice:

Se no ho una edizione uscita in edicola (che mi permise di conoscere questo brano) che battezza la composizione qualcosa tipo "sonata della foresta" in una goffa e non richiesta traduzione di "Waldstein"

Ce l'ho anch'io (un bel CD della Pilz, nel mio caso, che mi fece appassionare della Patetica al primo ascolto); tra l'altro è stata la prima edizione che ho acquistato di questa Sonata, sicché me l'hanno presentata pure col nome sbagliato. Confermo che il canto della quaglia è quello del Lied "Der Wachtelschlag". Qui il testo con tanto di traduzia in italiano.

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33 minuti fa, Persephone dice:

Parliamo di un quartetto che possiede sia un numero : op. 95, sia un nome, questa volta udite udite ! indicato esattamente da Beethoven stesso.

Il Quartetto in fa minore op. 95 "Quartet Serioso".

Il nome curiosamente bilingue fu scritto da Beethoven sui suoi appunti, non ho informazioni sulla ragione del nome e prego i più informati di illuminarmi se ne sono a conoscenza.

Fu composto nel 1810 , dopo le musiche di scena per l'Egmont, fu pubblicato più tardi nel 1816 , in partitura solo nel 1835.

Non è facile, nonostante il carattere indubbiamente cupo della composizione, almeno fino al Larghetto che precede il Finale, stabilire il perché di questo nomignolo che, se non altro, si deve certamente all'autore. Poggi e Vallora brancolicchiano nel buio: "Tutte le sfumature dell'aggettivo «serioso», con i relativi stati d'animo, sono state vagliate dai critici (meditazione, severità, malessere, angoscia); mentre è proprio in questa speciale dimensione - un atteggiamento poco definibile, oscuro, inesprimibile a parole - che sta il segreto del Quartetto."

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18 ore fa, il viandante del sud dice:

Riguardo Per Elisa, leggevo tempo addietro che potrebbe non appartenere a Beethoven (come anche un'altra serie di piccoli pezzi per piano, come il Valzer "Sogno di Gertrude").

Questa cosa ha qualche fondamento?

Riprendo questo post perché, ignorando l'esistenza del Valzer citato dal Viandante, sono andato in cerca e ho trovato che è in realtà un pezzo catalogato già all'origine in appendice al catalogo WoO (Anh. 16 n. 2) e di conseguenza fin da subito ritenuto apocrifo.

A differenza del caso perelisiaco, qui mancano proprio le prove del fatto che Beethoven l'abbia composto, tanto più che - come afferma la relativa pagina di Wiki ipercollegata due righe più sopra - ha dato alla luce pochi valzer e quello di Gertrude non rammenta punto lo stile beethoveniano. L'attribuzione a Beethoven, presumibilmente per vendere meglio, la dobbiamo al primo editore del valzer.

 

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Il Concerto Triplo: quando gli esecutori diventano un impiccio 

Tra i critici solo il Buscaroli, ultras beethoveniano, apprezza senza riserve il Concerto Op. 56 detto "Triplo". Ma ultras beethoveniani lo siamo un po' anche noi, che vogliamo bene al compositore e ne approviamo le invenzioni anche quando gli esperti mostrano il pollice verso di fronte alle composizioni cosiddette "di circostanza" tipo Le rovine di Atene, Re Stefano o il coro Germania, per non dire della Vittoria di Wellington, la più bersagliata tra le opere di successo vergate dal Nostro.

 Il "Triplo" si chiama triplo per un motivo semplice: è destinato a tre strumenti (pianoforte, violino e violoncello) ed è proprio lì che cominciano i guai: hai un violoncellista provetto (Anton Kraft, tra l'altro anche compositore per il suo strumento; talmente bravo che qualche sua opera venne scambiata per haydniana), un violinista che si lascia ascoltare (August Seidler) e un pianista, l'arciduca Rodolfo, che purtroppo non è quel che si dice il non plus ultra alla tastiera.

Per Beethoven, scrivere qualcosa che s'attagli a tutti e tre insieme si rivela un'impresa ben più ostica che comporre la Missa Solemnis, che infatti gli riuscirà meglio, pur richiedendogli molto più tempo. Mozart si è già trovato alle prese con tre dilettanti quando ha dovuto scrivere il Concerto per tre pianoforti KV 242, che difatti è una delle sue opere per piano meno note (si rifarà con la Sonata "facile" KV 545, di una facilità però solo apparente).

Bonus del giorno: cose buone da Esterhàza...

 

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Il concerto triplo ha in effetti il problema che il violoncello suona spesso nel registro acuto, non sembra ben sfruttato. Musicalmente è comunque un bel pezzo da ascoltare, ma certo rispetto agli altri concerti di Beethoven è meno riuscito. Mi pare che Massimo Mila dicesse, a ragione, che tra i concerti per più strumenti scritti nell'800 il primo premio se lo merita Brahms col suo doppio concerto (per me uno dei pezzi più belli in assoluto di Brahms).

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2 ore fa, kraus dice:

Il Concerto Triplo: quando gli esecutori diventano un impiccio 

Tra i critici solo il Buscaroli, ultras beethoveniano, apprezza senza riserve il Concerto Op. 56 detto "Triplo". Ma ultras beethoveniani lo siamo un po' anche noi, che vogliamo bene al compositore e ne approviamo le invenzioni anche quando gli esperti mostrano il pollice verso di fronte alle composizioni cosiddette "di circostanza" tipo Le rovine di Atene, Re Stefano o il coro Germania, per non dire della Vittoria di Wellington, la più bersagliata tra le opere di successo vergate dal Nostro.

 Il "Triplo" si chiama triplo per un motivo semplice: è destinato a tre strumenti (pianoforte, violino e violoncello) ed è proprio lì che cominciano i guai: hai un violoncellista provetto (Anton Kraft, tra l'altro anche compositore per il suo strumento; talmente bravo che qualche sua opera venne scambiata per haydniana), un violinista che si lascia ascoltare (August Seidler) e un pianista, l'arciduca Rodolfo, che purtroppo non è quel che si dice il non plus ultra alla tastiera.

Per Beethoven, scrivere qualcosa che s'attagli a tutti e tre insieme si rivela un'impresa ben più ostica che comporre la Missa Solemnis, che infatti gli riuscirà meglio, pur richiedendogli molto più tempo. Mozart si è già trovato alle prese con tre dilettanti quando ha dovuto scrivere il Concerto per tre pianoforti KV 242, che difatti è una delle sue opere per piano meno note (si rifarà con la Sonata "facile" KV 545, di una facilità però solo apparente).

Bonus del giorno: cose buone da Esterhàza...

 

....e da bravi Ultras non possiamo che fare la ola, nonostante le accuse dei contemporanei di Beeth , concertisti inclusi.

Ma a noi piace lo stesso e merita considerazione come le altre opere, anche perché detiene ben 2 primati 2 !

Fu il primo concerto concepito per quell'organico e fu eseguito una sola volta durante la vita di Beeth.

Anche quando il Nostro passo' a miglior vita entrò raramente nei palinsesti concertistici.

Ciò che non venne apprezzato fu il predominio riservato al violoncello ma probabilmente, anzi sicuramente ciò è dovuto proprio al fatto  Beethoven si ritrovò Kraft che era piuttosto bravino...mentre sia il violino ( Seidler) sia il piano ( Arciduca Rodolfo) erano sottodimensionati.

Ciò mise Beeth di fronte ad una scelta obbligata, il violoncellista era l'unico che potesse interpretare una scrittura più impegnativa.

Il Nostro caro Ludwig lo chiamava , pensate un po', "Sinfonia concertante" E fu pubblicato nel 1807 con il titolo di "Grande concerto concertante"

Meritano attenzione il secondo movimento, un Largo dove il violoncello esprime tutta la sua Potenza espressiva e il gradevole Rondò alla Polacca, leggero e spensierato, una delle poche concessioni modaiole di Beeth.

A differenza del terzetto originario, che a Milano chiameremmo : " compagnia de mal' tra' insema" , la storia ci ha regalato musicisti decisamente superiori, per esempio quelli citati sopra da te ( Richter, Rostropovich, Oistrakh).

Ho ricercato un'altra bella esecuzione con l'impareggiabile Arrau al piano, Starker al violoncello e Szeryng al violino.

Insomma...gente di tutto rispetto.

 

 

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A me piace molto l'esecuzione del trio Stern, Istomin, Rose diretti da Ormandy. Tra parentesi, Stern, Istomin e Rose hanno registrato l'integrale dei trii e sono formidabili.

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4 minuti fa, superburp dice:

A me piace molto l'esecuzione del trio Stern, Istomin, Rose diretti da Ormandy. Tra parentesi, Stern, Istomin e Rose hanno registrato l'integrale dei trii e sono formidabili.

Non mi farò certo mancare l'ascolto.

Grazie anche per la dritta sui trii !

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1 ora fa, Persephone dice:

Meritano attenzione il secondo movimento, un Largo dove il violoncello esprime tutta la sua Potenza espressiva e il gradevole Rondò alla Polacca, leggero e spensierato, una delle poche concessioni modaiole di Beeth.

Anche a me il Largo pare veramente ben scritto e ispirato, probabilmente il pezzo forte del concerto... Un'altra Polacca beethoveniana à la mode (e puntualmente angariata dai critici) è questa. Un brano di classe:

 

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4 ore fa, Wittelsbach dice:

Un ottimo approfondimento, nonché assai esteso, dell'articolo apparso sul blog Unheard Beethoven. Non si parla solo degli inediti presenti o assenti nelle tre edizioni, ma anche degli interpreti scelti. 

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11 minuti fa, superburp dice:

Non la conoscevo affatto! :ohno02:

Concepita come "omaggio a Sua Maestà Elisabetta, Imperatrice di tutte le Russie", e ben remunerata dalla destinataria (100 ducati), questa Polacca viene considerata dagli esperti beethoveniani più o meno come i tanti brani di Hummel per pianoforte, ossia musica da salotto, senza profondità.

Poggi e Vallora si dichiarano per contro soddisfatti di quest'opera ("ricca di spirito e di verve, intelligente e gustosa parafrasi della Polonaise, la danza che all'epoca furoreggiava nei salotti"), ma citano come esempio del sentire comune il parere del contrariato Ballola, che accusa l'Op. 89 di "facile esteriorità" e di essere "tra le poche e maldestre concessioni beethoveniane alla moda musicale del tempo".

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33 minuti fa, kraus dice:

Concepita come "omaggio a Sua Maestà Elisabetta, Imperatrice di tutte le Russie", e ben remunerata dalla destinataria (100 ducati), questa Polacca viene considerata dagli esperti beethoveniani più o meno come i tanti brani di Hummel per pianoforte, ossia musica da salotto, senza profondità.

Poggi e Vallora si dichiarano per contro soddisfatti di quest'opera ("ricca di spirito e di verve, intelligente e gustosa parafrasi della Polonaise, la danza che all'epoca furoreggiava nei salotti"), ma citano come esempio del sentire comune il parere del contrariato Ballola, che accusa l'Op. 89 di "facile esteriorità" e di essere "tra le poche e maldestre concessioni beethoveniane alla moda musicale del tempo".

Brillantezza assoluta per questo pezzo che per certi critici malevoli rappresenta un guizzo modaiolo  ma guarda caso ha pure un numero d'opus e come sopradetto è piena di verve.

Non so se vi puo' interesare ma c'è una curiosa coincidenza tra la terminologia musicale e quella della storia del costume.

Negli anni 70 del 1700 prende piede la moda del cosiddetto "Robe a la Polonaise" , cioè l'abito alla Polacca appunto.

Prima ancora, nel primo ventennio del 700 , tra i signori che avevano la possibilità di fare il cosiddetto "Grand Tour" , c'era la moda delle cosiddette "turcherie" cioè oggetti e abiti di gusto orientale, pertanto si usava vestire "Alla Turca".

Chiuso l'angolo delle curiosità 😁

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A me il concerto triplo piace. Come è stato detto giustamente è un po' come se i solisti giocassero a fare sul serio e, altrettanto giustamente, non si può prendere questo pezzo troppo sul serio, a patto di conoscerne la genesi e la collocazione. 

Per quanto riguarda i pezzi brillanti e modaioli, il nostro, come tutti gli altri uomini, non viveva d'aria, quindi non si capisce quale sia il problema.

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5 ore fa, Eduard Hanslick dice:

A me il concerto triplo piace. Come è stato detto giustamente è un po' come se i solisti giocassero a fare sul serio e, altrettanto giustamente, non si può prendere questo pezzo troppo sul serio, a patto di conoscerne la genesi e la collocazione. 

Per quanto riguarda i pezzi brillanti e modaioli, il nostro, come tutti gli altri uomini, non viveva d'aria, quindi non si capisce quale sia il problema.

Parole Sante 😊

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