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Sere01

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  • 3 months later...
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Reggio nell'Emilia, 4 Settembre 2013, Basilica della Beata Sempre Vergine della Ghiara.



Jan Pieterszoon SWEELINCK: Fantasia II in Re minore/Variazioni sul Ballo del granduca in Sol maggiore/Variazioni su Allein Gott in Der Hoh' sei Ehr in Fa maggiore.


Girolamo FRESCOBALDI: Bergamasca in Sol maggiore (dai Fiori Musicali)/Toccata alla Levatione II in Re minore.


Pablo BRUNA: Tiento sobre la letania de la Virgen in Sol minore.


Johann Jakob FROBERGER: Toccata II in Re minore.


Dietrich BUXTEHUDE: Praeludium manualiter in Sol minore, BuxWV163/Passacaglia in Re minore, BuxWV161/Fuga in Do maggiore, BuxWV174.


Johann Sebastian BACH: In Dulci Jubilo/Pastorale in Fa maggiore, BWV590.


Ton Koopman, organo.



Penso che una recensione possa esser quasi superflua, ma vista l'eccezionalità di un simile concerto almeno qualcosa potrei dirlo.



Innanzitutto l'organo, un Benedetti 2 manuali (ottava bassa "corta" e "positivo" all'inferiore) + pedale del 1783 restaurato da Tamburini nel 1981, è uno strumento magnifico per duttilità e nitore dei registri (30).



Koopman dal vivo dà a mio parere il meglio di sé, e stavolta non ha fatto eccezione: tecnica perfetta e registrazione acuta ed oculata; molto gradevole in particolare il Tiento di Bruna, Pezzo che non conoscevo ma che bene ha fatto a presentare. Tre encores finali, purtroppo visto il marcatissimo accento Olandese son riuscito a riconoscere solo la Pastorale dello Storace.






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  • 3 months later...

Ieri sera concerto sorprendente della giovane e bravissima pianista cosentina (ma residente a Parigi) Maria Perrotta, che fece sensazione qualche tempo fa per una incisione delle Variazioni Goldberg che ricevette critiche entusiastiche. Programma tutto chopiniano (Notturni op. 9, Berceuse, Tarantella, Andante spianato e Grande polacca, Sonata n. 3). Che originalità del piffero, direte giustamente! E invece la sorpresa è stata l'esecuzione. Nel libretto di sala la pianista veniva presentata anche con stralci di recensioni di concerti fatte da alcuni critici italiani e tedeschi. Enrico Girardi ha parlato di "tecnica clavicembalistica". Pensavo a una boutade e invece era vero. Pensate a uno Chopin del tutto privato del sottofondo flou, senza nessuno - ma dico nessuno - sdilinquimento, con un uso dello staccato assolutamente preponderante, con un rubato che più parco non si può e una pedalizzazione parsimoniosa. Le atmosfere più dolci, sognanti e malinconiche (op. 9/1, Berceuse, parti dell'Andante spianato, Largo della Sonata) erano affidate soltanto all'effetto intrinseco dello sgranamento delle note e all'agogica molto studiata, senza tuttavia perdere la carica di suggestione. La Tarantella - che ho sempre ritenuto l'unico pezzo brutto di Chopin - sembrava presa pari pari da una suite di Rameau e così faceva la sua bella figura. Fra i pianisti che conosco ho trovato un approccio simile soltanto in quel pazzo di Olli Mustonen, a volte genialissimo e imprescindibile e a volte sgangherato e fuori luogo. Qui con la Perrotta tutto funzionava e si poteva apprezzare un'interpretazione di valore davvero "altra". Una concertista da seguire, che oltre tutto ha avuto l'ardire di pubblicare di recente un disco per la Decca col tris 109-110-111 di LvB dal vivo (!), che a questo punto mi incuriosisce assai (ero coi soldi contati e non ho potuto comprare il cd che vendevano alla biglietteria...).


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Mi hai messo una curiosità bestiale addosso...


di Chopin ho trovato solo questa esecuzione giovanile, peraltro in una tivù locale... lo stile che descrivi già si intravede!




Ci sono pianisti che si sono avvicinati un po' a quest'idea (Casadesus, Weissemberg, Gulda, Katsaris, a suo modo anche Pogorelich, anche se decisamente più intenso nella proposizione). E poi lui:





se è più estrema di Gould e Mustonen già mi piace! :D



Che dischi si possono reperire di questa pianista? il sito ufficiale è molto.... minimal... e non mi pare aggiornato (non ho trovato questo disco Decca). In effetti è il genere di artista per cui potrei fare carte false.

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Ci sono pianisti che si sono avvicinati un po' a quest'idea (Casadesus, Weissemberg, Gulda, Katsaris, a suo modo anche Pogorelich, anche se decisamente più intenso nella proposizione.

Beh, sono oggettivamente diversi. Pogorelich l'ho pure sentito dal vivo diverse volte nel suo periodo d'oro ed era molto lontano da ciò che fa la Perrotta.

E poi lui:

se è più estrema di Gould e Mustonen già mi piace! :D

Sì, ma Gould fece quell'incisione un po' per celia, drei che proprio non fa testo.

Che dischi si possono reperire di questa pianista? il sito ufficiale è molto.... minimal... e non mi pare aggiornato (non ho trovato questo disco Decca). In effetti è il genere di artista per cui potrei fare carte false.

Credo che abbia inciso soltanto le Goldberg e questo Beethoven. Guarda qui: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=node%3D435475031&field-keywords=perrotta

Posso informarmi però se ha fatto altro perché è stata ospitata (con tanto di poppante al seguito!) a casa di una persona che conosco.

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Sì, ma Gould fece quell'incisione un po' per celia, drei che proprio non fa testo.

No dai, questa è la solita credenza messa in giro, che Gould dissacrava gli autori che non amava con letture "sconvenienti". Io credo che non sia un caso che la sonata più contrappuntistica di Chopin (specie nel primo movimento) abbia destato l'interesse del nostro. Gould ha evitato di incidere mille autori perchè non li gradiva (e anche perchè, diciamola tutta, non avrebbero funzionato col suo pianismo), io penso, a giudicare dal risultato, che questa sonata di Chopin sia stata pensata e voluta così, e ti dirò che è assai interessante. Questa sonata fa il paio con la terza di Scriabin (autore che Gould amava per qualche ragione, e che è intimamente connesso a Chopin), di cui Gould da lettura magistrale, ma non si parlava di Gould in effetti :D

Credo che abbia inciso soltanto le Goldberg e questo Beethoven. Guarda qui: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=node%3D435475031&field-keywords=perrotta

Posso informarmi però se ha fatto altro perché è stata ospitata (con tanto di poppante al seguito!) a casa di una persona che conosco.

:D che tenera... comunque questi sono altri dischi da procurarsi! Debuttare alla Decca con le ultime sonate di Beethoven... LIVE! di questi tempi ci vuole un bel coraggio... anche per la Decca!

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:D che tenera... comunque questi sono altri dischi da procurarsi! Debuttare alla Decca con le ultime sonate di Beethoven... LIVE! di questi tempi ci vuole un bel coraggio... anche per la Decca!

Su youtube c'è una specie di presentazione-recensione di un tizio che, dai video presenti, sembrerebbe una specie di tuttologo. Nomina sunt consequentia rerum :sarcastic_hand: Ma sono un po' allergico a youtube e non ho retto più di 1 minuto...

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Su youtube c'è una specie di presentazione-recensione di un tizio che, dai video presenti, sembrerebbe una specie di tuttologo. Nomina sunt consequentia rerum :sarcastic_hand: Ma sono un po' allergico a youtube e non ho retto più di 1 minuto...

Ma poi.... ATHOS TROMBONI :rofl: che credibilità può avere uno che si chiama così?! :D

Lo ascolterò quando avrò un po' di tempo comunque ;)

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  • 1 month later...

Reduce, molto soddisfatto, da un concerto diretto da Jeffery Tate. Non l'avevo mai visto dal vivo e mi ha sorpreso l'energia che dispiega malgrado il suo significativo handicap fisico. Inizio con Brahms, Canto delle Parche per coro e orchestra. Prova maiuscola del coro, che è reso da Tate l'assoluto protagonista, perchè, per una scelta evidente, ha preferito tenere ben separati i piani sonori della massa corale rispetto all'orchestra. Quest'ultima resta quasi sullo sfondo, mentre il coro acquista una forza e una nettezza formidabili. Orchestra sugli scudi con Strauss, Morte e trasfigurazione: non sembrava nemmeno la buona orchestra di provincia di sempre, con i suoi alti e bassi. Ottoni poderosi e precisi, legni saporosi, archi bruniti e mai morchiosi. Lettura molto piana, senza troppi rovelli, forse non indimenticabile ma azzeccatissima per un concerto, dove l'importante è l'"hic et nunc" e non l'aspettativa della migliore interpretazione possibile. Seconda parte con la deliziosa Serenade to Music di Vaughan-Williams. Capolavoro di Tate nella gestione degli archi, che hanno reso persino commovente la prima e la terza parte, con la loro dolcissima e suadente melodia lanciata dal violino solista. Finale con le variazioni Enigma di Elgar. Lettura forse troppo frammentata, preoccupata un po' troppo di caratterizzare in modo peculiare ciascuna variazione, col rischio di perdere il senso unitario dell'opera. Però ancora una volta una capacità straordinaria di ottenere una resa, non solo tecnica ma soprattutto espressiva. Su tutto Nimrod, la riuscita migliore del concerto, con l'insinuante inizio dei violoncelli a mezza voce che creavano un'atmosfera magica e sospesa. Alla fine quasi dieci minuti di applausi fragorosi e pubblico che, una volta tanto, non si è alzato per andare via di corsa. Episodio curioso. All'inizio delle Enigma Tate si è distratto un attimo e i violoncelli sono partiti prima del dovuto, creando una sfasatura di quasi due battute rispetto agli altri. Smorfia del direttore e mano alzata: si ricomincia. Nessuno ha fiatato e tutto è filato in modo magnifico.


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Come dirige? Sta seduto?

In piedi appoggiato a uno sgabello e poi si sposta con buona agilità usando un normale bastone da nonno. Dimenticavo: non dirige nulla a memoria (almeno dei pezzi che ha eseguito in questo concerto). Segue passo passo la partitura, piena di annotazioni in blu e rosso (vado sempre ai concerti coi binocoli da montagna e non guardo soltanto le scollature delle coriste più carine...)

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  • 2 months later...

Reggio Emilia, Teatro Municipale "Romolo Valli", 12 Aprile 2014.



Johann Sebastian BACH: Johannes-Passion.


Münchener Bach-Chor.


Münchener Bach-Orchester.


Hansjörg Albrecht, direttore.



Che bella sorpresa rivedere la storica formazione fondata da Karl Richter e, soprattutto, che piacere sentirne i passi da gigante fatti dai tempi delle pionieristiche registrazioni degli anni '50 e '60! La tradizione votata alle ampie vedute dell'Ensemble prosegue, con un repertorio esteso da Bach ai contemporanei, nel segno dell'esecuzione storicamente consapevole: pur usando Strumenti moderni (a parte clavicembalo, organo, liuto e viola da gamba, evidentemente copie d'epoca) il suono è molto vicino a quello di Ensemble specialisti su Strumenti antichi.



Non posso certo recensire l'Opera, che parla per sé stessa; che il Teatro abbia organizzato il Concerto alla Vigilia della Settimana Santa è senz'altro un Bene, che almeno si pensi a preservare in questo luogo la grande Tradizione di Musica Sacra visto ciò che sono costretto a subire in Chiesa la Domenica, e soprattutto durante il Triduo...


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L'altra sera ho ascoltato il secondo concerto che sarebbe stato di Temirkanov ed invece era diretto da tal Luois Langrée. Buchbinder ha suonato il secondo concerto di Brahms, poi hanno fatto la 4.a sinfonia.


Devo dire che non mi è sembrato ottimo l'affiatamento tra i due nel concerto e la sinfonia si è ripresa negli ultimi due movimenti.


Insomma, a saperlo che non ci sarebbe stato Temirkanov, me ne sarei stato a casa.



P.S.: Invece mi è piaciuto di più il direttore che l'ha sostituito un certo Stanislav Kochanovsky.


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  • 1 month later...

Ieri sera ho ascoltato Zimerman suonare le ultime tre sonate di Beethoven ed è stato uno dei più bei concerti a cui abbia mai assistito.



Il Beethoven di Zimerman è molto elegante, anche un po' troppo per i miei gusti, nei movimenti più cantabili, mentre negli scherzi ci mette molta energia, eseguendoli a gran velocità. E' un Beethoven romanticizzato con moderazione.



L'ultima sonata è quella che mi ha convinto meno: il primo movimento è stato eseguito con la stessa foga messa negli scherzi (lo preferisco con un tempo più pacato) e nel secondo c'è stato un cambio di velocità tra una variazione e l'altra che non mi ha convinto. Inoltre, a voler fare i pignoli, ha sbagliato uno degli accordi dell'introduzione del primo movimento e forse qualcos'altro un paio di volte.



A leggere questa recensione si potrebbe non capire bene per quale motivo mi sia piaciuto così tanto e quindi dico che è per la sensazione di studio profondo che c'è dietro ogni singola nota, anche se poi il risultato non è perfettamente in linea con i miei gusti.


Aggiungo che, non so perchè, ma mi ero fatto l'idea che Zimerman avesse un caratterino particolare e quando c'era gente che tossiva, sia durante i movimenti sia un secondo prima che iniziasse una nuova sonata (dico io, ma tossisci prima, non ridurti al momento in cui si siede sullo sgabello! E poi com'è possibile che in ogni periodo dell'anno l'auditorium è pieno di ammalati? Pareva un lazzaretto) temevo che si alzasse e se ne andasse, invece è stato molto simpatico quando, dopo un movimento, ha fatto un paio di colpi di tosse anche lui e a gesti ha fatto capire "Vedete, anch'io ne ho un po'" :D.


Inoltre, finite le sonate, ha giustamente detto che non saprebbe che pezzo fare come bis dopo dei pezzi del genere, però essendo un'occasione importante, per i 70 anni del suo accordatore, aveva fatto una lunga telefonata con Beethoven che gli aveva suggerito cosa suonare. SI è seduto e ha attaccato il primo movimento del Chiaro di luna passando dopo poco però a Tanti auguri a te :lol:.



Una gran bella serata quindi B), auguro a chi lo sentirà a Milano (Desa, Rinaldino e non so chi altro) di potersela godere come me ;).



P.S.: A tradurre l'inglese di Zimerman, per la cronaca, c'era Giovanni Bietti (non ricordo che incarico abbia presso S. Cecilia).


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  • 1 month later...

Potrei intitolare questo commento "Trenta sfigati a un concerto sfigato". Andrea Bacchetti avebbe dovuto suonare due settimane fa. Arrivato al teatro dopo aver attraversato tutta la città in ora di punta, ho scoperto che per imprecisati problemi organizzativi il concerto era saltato e avevano pensato bene di sostituirlo con un gruppo che fa tango e milonga e che avrebbe proposto persino trascrizioni di Puccini (sì, quello di Bohème!) in salsa tangueira. Mi son tenuto stretto i miei soldi e son tornato a cena in famiglia. Il concerto è stato recuperato oggi con ben poca promozione e al botteghino si son presentati in pochissimi. Solo che Bacchetti, con un'aria, se possibile, ancora più del solito da puffo intirizzito, saluta i circa 29 spettatori e annuncia che ha la febbre alta, che avrebbe gradito assai mettersi a letto e che cercherà di onorare l'impegno preso senza però alcuna garanza sulla riuscita. In programma anzitutto Bach. La Toccata BWV 914 fila via liscia, un po' impetuosa ma anche frettolosa. Seguono le Goldberg, previste esplicitamente senza ritornelli. L'impressione di frettolosità si accentua, anche se in questo caso i tempi molto rapidi e la concentrazione delle variazioni prive dei ritornelli danno un'immagine nuova, non so quanto voluta, del pezzo. C'è parecchia frenesia, dinamiche accentuate, con fortissimi quasi sbattuti. Ma dopo una decina di variazioni appare l'inghippo. Le dita funzionano bene, finora non ci sono state imprecisioni o stecche plateali. E' la testa a non funzionare e le dita si fermano senza riuscire a chiudere un passaggio. Ricomincia la variazione e le dita si bloccano nello stesso punto. Una terza volta ancora alt in quel punto. Al quarto tentativo la variazione va in porto. Ne seguono due o tre finite senza danni ma in un nervosismo crescente: il sedere si dimena sullo sgabello; i piedi, non impegnati nei pedali, roteano un po'; i pugni sbattono sulle cosce in segno di soddisfazione, come dopo aver segnato un gol, alla fine di ogni variazione. Altre due vengono ripetute due volte perché la prima si arresta in un vicolo cieco. Alla ennesima variazione segnata da un alt improvviso Bacchetti scatta in piedi, gelido e affranto: "ve l'avevo detto, non ci riesco...il concerto potrebbe chiudersi qua, ma provo a fare un'altra cosa, se ci riesco". ne viene fuori una Suite francese svelta e pulitina. Infine l'annuncio che onorerà l'impegno preso con un compositore locale, Lucio Garau, organizzatore della rassegna, per eseguire alcuni pezzi che ha appositamente studiato. Sono alcune brevi e indolori pagine che si barcamenano fra plateali debussysmi e climi postmoderni. Bacchetti scatta in piedi di nuovo, raccatta i fogli degli ultimi pezzi e se ne va. Il pubblico, per una volta, è stato educato e lo ha sostenuto con applausi di stima, addirittura qualcuno pensava che sarebbe ricomparso sul palco. Giudizio ovviamente sospeso perché era in palese e seria difficoltà. Lode a lui per aver voluto mantenere l'impegno dopo il primo rinvio, ma questa è la dimostrazione che non sempre è giusto pretendere che un musicista suoni a tutti i costi: gli annullamenti sono seccanti e indispongono, è vero, ma è altrettanto vero che suonare nelle condizioni in cui era oggi Bacchetti non è utile a nessuno.



p.s.: qualcuno mi dovrebbe spiegare che senso ha suonare tenendo nella tasca posteriore dei pantaloni un grosso portafogli che coi movimenti a poco a poco si sfila e costringe il pianista a manovre circensi per rificcarlo dentro. Ma forse fa parte del personaggio certo un po' sui generis.


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Bella recensione giobar. Io poi ancora non mi capacito cosa ci faccia un grande pianista come Bacchetti nel circo televisivo di Chiambretti. Sissignore, lo so: i grandi hanno senso dell'umorismo, i tempi sono cambiati, lo snobismo di marca romantica degli interpreti di un tempo è tramontato, lo stile è diverso, però a volte è davvero imbarazzante...


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Bella recensione giobar. Io poi ancora non mi capacito cosa ci faccia un grande pianista come Bacchetti nel circo televisivo di Chiambretti. Sissignore, lo so: i grandi hanno senso dell'umorismo, i tempi sono cambiati, lo snobismo di marca romantica degli interpreti di un tempo è tramontato, lo stile è diverso, però a volte è davvero imbarazzante...

Non so, non guardo la tv e so di quelle comparsate di Bacchetti soltanto per sentito dire. Vero è che il personaggio è strano assai e quindi non so se le mie o le tue ipotesi trovino riscontro in ciò che veramente lui ha in testa.

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Il programma televisivo è davvero scandente, non lo guardo mai se non di passaggio, Bacchetti comunque è ospite fisso, mi domando appunto cosa spinga un pianista di valore, affermato, che fa concerti, incide per importanti etichette, a prender parte in quello scempio trash. Boh, contento lui...


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Lo ricordo anni fa nel vano tentativo di accompagnare Renato Zero ne "La favola mia" :rofl: mito Bacchetti! ha tutta la mia stima. Quella che avrebbe Pollini se fosse lui ospite fisso da Chiambretti. Lui preferisce far pubblicità ai Notturni di Chopin e sputare m*** sulla musica pop a Che Tempo che fa (altro programma per borghesotti rinco che mi è salito nel tempo sulle scatole). Ma insomma, fa parte del personaggio.


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  • 5 weeks later...

Torino, 22 luglio 2014 - Festival Mozart.



Federico Maria Sardelli dirige i Concerti KV 467 e 488 per pianoforte (solista Gabriele Carcano) e il Concerto KV 299 per flauto e arpa (solisti Letizia Belmondo e Giampaolo Pretto).



Noto esperto del barocco, Sardelli si cimenta qui col classicismo e con Mozart. Aveva già diretto la Haffner e un concerto per violino (il KV 216) e quello per clarinetto domenica scorsa (con esiti alterni: si andava dall'ottima tenuta nel caso del KV 216, con un superbo comparto di fiati e un solista in gran vena, alla pallida esecuzione del capolavoro composto per Stadler), ma il programma del 22 si presentava ancora più sostanzioso con due colossi per pianoforte e il gradevole intrattenimento per flauto e arpa che, a un'analisi più profonda, rivela anch'esso i tratti del genio.





Sardelli si è affidato anche stavolta a un buon gruppo di solisti, trovandosi a suo agio con un repertorio che pure era assai lontano dalle sonorità vivaldiane o barocche in genere. Si è messo in gioco con due tempi lenti celebri, il secondo dei quali addirittura preromantico già dalla tonalità (fa diesis minore), e con due concerti pianistici assai diversi tra loro, passando disinvolto dall'opulenza del KV 467 - nei tempi estremi - alla generosità espressiva e timbrica del KV 488, facendosi apprezzare dal pubblico.



Soprattutto nel KV 299, però, che è volens nolens un po' più vicino al mondo barocco delle altre due composizioni eseguite, Sardelli e l'Orchestra Filarmonica di Torino han giocato meglio le loro carte: sebbene Mozart l'avesse scritto di malagrazia, quel che è in genere considerato una cenerentola importuna fra i concerti mozartiani, se non addirittura un intruso, si è invece rivelato un trittico filante e idilliaco di pezzi magistralmente cesellati, in cui non è necessario cercare profondità per ricavarne piacere. Una sorta di musica leggera dell'epoca, insomma.


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  • 2 months later...

Cronaca di uno dei concerti più divertenti cui abbia mai assistito.


I più anziani del forum se lo ricorderanno quando, tanti anni fa, girava il mondo come enfant prodige e si esibiva, infagottato in un terrificante abito bianco, anche davanti ai presidenti di USA e URSS e al papa. Oggi, a 37 anni, Stefan Milenkovich è un violinista bravo, bello, intelligente e simpaticissimo. Sorprende sin dall'inizio, perché sul leggio, al posto degli spartiti di carta, ha un ipad e gira le pagine con un pedale wireless. Ma prima di suonare prende la parola in un italiano perfetto. Saluta, si presenta e con poche, precise parole illustra il primo pezzo in programma, la sonata di Debussy, descrivendone soprattutto le coordinate stilistiche. Sulle note finali del primo movimento in sala comincia a suonare una sveglia. Al suo posto, Krystian Zimerman avrebbe gelato l'uditorio e se ne sarebbe andato sbattendo la porta. Lui guarda divertito il pubblico facendo capire che, vabbè, è la pausa fra un tempo e l'altro e si spera che il reo zittisca l'aggeggio. Ma il bip bip continua, lui ride facendo finta di riprendere a suonare e di non riuscirci per quel bip. Parte l'applauso ma il bip non cessa. Quando infine smette, lui, educatamente, chiede al pubblico se può ricominciare a suonare: ovazione. Da lì si genera un equivoco colossale perché gli spettatori meno esperti cominciano ad applaudire ad ogni pausa. Solo al terzo pezzo in programma Milenkovich commenta, ridendo: "Certo, potete applaudire alle pause, ma non è detto che dovete...". Presentazione precisa e accattivante anche per la bellissima sonata di Ravel e per i tre preludi di Gershwin. Alla ripresa dopo l'intervallo fa un commento simpatico sulla puntualità, cosa rara per lui almeno in Italia, dell'inizio del concerto e sulla brevità della pausa, appena 10 minuti contro i tempi molto più lunghi e stancanti di altre istituzioni. Dice dapprima che non vuole illustrare la fantasia sulla Carmen di Sarasate perché è "cosa da niente" ma poi spende poche parole per spiegare, benissimo, il senso del brano nel contesto della storia del virtuosismo strumentale: bravo! Altre spiegazioni appropriatissime per la Serenata melanconica di Ciaikovsky e per Tzigane di Ravel, con una interessante digressione sulla musica gitana. Al momento del bis esordisce dicendo: "vi chiederete perché faccio così, perché parlo al pubblico...certo, è anticonvenzionale. Ma sono convinto che l'epoca dell'artista che sale sul palco e nemmeno guarda il pubblico perché il pubblico non è all'altezza di comprendere la sua arte...quell'epoca è finita. Perciò adesso facciamo la Sonatina in mi minore di Paganini e poi resto qui a vostra disposizione e chi vuole può farmi domande e chiedere qualcosa...". Ovazione, illustrazione della sonatina e dell'importanza, per lui, di Paganini. Bis molto carino. Una decina domande del pubblico e Milenkovich dialoga con tutti con grandissimo garbo e attenzione agli interlocutori. Gli chiedono anche del violino che usa e spiega che è un buono strumento fatto da un liutaio di Chicago, suo ex suocero, perché, senza uno sponsor, non si può permettere violini più prestigiosi. Gli chiedono anche della sua esperienza di bambino prodigio e ne parla in termini sostanzialmente positivi, ricordando che in fondo da bambino gli piaceva suonare e suonare bene e non era per lui uno stress particolare. Aggiunge con soddisfazione che da quell'esperienza è riuscito a staccarsi con lo studio e con la maturazione come musicista. E in effetti Milenkovich non presenta alcuna incrostazione di quell'esperienza (mentre ci sono grandi concertisti che, ormai anagraficamente adulti, ancora vanno in giro scortati dalla mamma...) e appare un uomo maturo dotato di una straordinaria consapevolezza culturale (a riprova di ciò oggi insegna in ben due università). Gli chiedono anche del livello diseguale dei brani inseriti nel recital e spiega che gli piace comporre un programma per tutti i gusti, anche con pezzi di difficile approccio, mentre non si vuole privare della presenza di brani che gli danno soddisfazione come strumentista. Ultimo bis per salutare, perché "altrimenti scatta la tariffa notturna e chiudono le pizzerie", la notissima Melodia di Ciaikovsky. Spiega che è un pezzo solo apparentemente banale e del quale è invece difficile rendere il carattere insinuante, tanto che non a caso è fra i pezzi d'obbligo del concorso Ciaikovsky di Mosca. Al termine applausi e saluto finale. Al piano era la croata Srebrenka Poljak, molto brava.


In definitiva, un concerto davvero appassionante e vivo per la capacità di Milenkovich di stabilire il feeling col pubblico e di reinterpretare, in modo semplice e senza smargiassate, il rito del recital. Forse non sarà il più grande violinista in attività (ma è davvero molto bravo e le sonate di Debussy e Ravel, malgrado le interruzioni e gli applausi inopportuni, sono state rese in modo eccellente), tuttavia dimostra che un concerto di musica classica può essere qualcosa di diverso dallo stereotipo che purtroppo allontana molti spettatori dalla musica dal vivo.


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  • 1 month later...

Ieri sera sono stato al concerto d'apertura della stagione di S. Cecilia, in programma Una notte su monte Calvo (versione per basso, coro e orchestra), il 2° concerto di Rachmaninov (con Kissin) e la Sinfonia delle Alpi.



Bene Una notte su monte Calvo che tra l'altro è quasi inquietante per quanto è originale.


Il concerto di Rach lo ricordavo più carino come musica, invece mi ha deluso un po'. Per quanto riguarda Kissin e Pappano direi che sono andati bene (dal punto di vista interpretativo non credo sia difficile). Kissin ha anche eseguito due bis (la rapsodia ungherese di Liszt sulla marcia di Rakoczy e un celebre valzer di Chopin).


La Sinfonia delle Alpi, che era il pezzo che mi attirava di più, è stata una gran delusione. Portata ad una velocità un po' elevata, ma soprattutto con un fraseggio freddissimo, che non sottolineava nulla. L'episodio in vetta è passato via come nulla fosse. In più, in certi momenti c'è stato il difetto che avevo sempre notato in Pappano, ovvero quello, in momenti caotici, di non mettere in evidenza nessuna frase, dando l'impressione appunto di caos.


Insomma, sono andato via veramente indispettito, visto quanto mi piace quel poema e quanto poco mi è piaciuta l'esecuzione.


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Ieri bel concerto tutto dedicato a Vivaldi diretto (e suonato) da Fabio Biondi con l'Europa Galante e il coro di S. Cecilia. Hanno eseguito la sinfonia dall'Ercole sul Termodonte, un concerto per violino e oboe, uno per 2 violini e 2 oboi,d un concerto scritto per Dresda e il Gloria RV 589. Bravi esecutori, giusto qualche stranezza nei tempi, con bruschi rallentamenti che spiazzavano, ma in fin dei conti funzionavano (solo nel Gloria uno di questi cambi non mi ha convinto).


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Guest zeitnote

Ieri bel concerto tutto dedicato a Vivaldi diretto (e suonato) da Fabio Biondi con l'Europa Galante e il coro di S. Cecilia. Hanno eseguito la sinfonia dall'Ercole sul Termodonte, un concerto per violino e oboe, uno per 2 violini e 2 oboi,d un concerto scritto per Dresda e il Gloria RV 589. Bravi esecutori, giusto qualche stranezza nei tempi, con bruschi rallentamenti che spiazzavano, ma in fin dei conti funzionavano (solo nel Gloria uno di questi cambi non mi ha convinto).

In puro Biondi style, quindi. ;) Anche nel repertorio : ha suonato tutti suoi cavalli di battaglia storici.

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