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Sere01

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Ieri, al Teatro "Romolo Valli" di Reggio nell'Emilia: Vivaldi, "Il Tamerlano" con l'Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone.

Può sembrar strano che lo dica proprio io, ma per me è stata la prima volta di un'Opera Barocca dal vivo; esperienza comunque in un certo qual modo "rinfrescante"; qualche melomane più "mainstream" lamentava nell'Intervallo che all'Opera Barocca manca il pathos, ma un po' di sobrietà ogni tanto fa anche bene - Tanto più quando siamo "bombardati" da media "tradizionali" e social di sensazionalismi e strepiti vari: la semplice alternanza di recitativi ed arie rende relativamente facile (i brani d'assieme erano riservati ai finali d'Atto) il compito di seguir la trama, quindi consiglierei anche come ad un "neofita" di provare a partire dal Barocco.

Unico neo, come ormai di tradizione, la Regìa: volevano ispirarsi a "Blade Runner" e son finiti con qualcosa che sembrava un mix tra "Matrix" ed una scenografia per lo Pdor di Aldo, Giovanni e Giacomo, "conditi" con la costante presenza di un corpo di Ballo moderno che pareva fare Break Dance/danza Hip-Hop con movenze da videogioco 8-bit. Ho visto anche di peggio, però rimango dell'idea che se ci s'attenesse agli originali sarebbe meglio.

Nulla da dire, invece, sul buon lavoro degli esecutori: anche la presenza di contratenori in luogo dei castrati (lo stesso Tamerlano è un "Musico") mi è parsa assolutamente appropriata ed anzi ineccepibile, direi anzi sia questo il loro repertorio d'elezione.

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28 minuti fa, Pollini dice:

Può sembrar strano che lo dica proprio io, ma per me è stata la prima volta di un'Opera Barocca dal vivo; esperienza comunque in un certo qual modo "rinfrescante"; qualche melomane più "mainstream" lamentava nell'Intervallo che all'Opera Barocca manca il pathos, ma un po' di sobrietà ogni tanto fa anche bene

Che poi il pathos c'è eccome nell'opera barocca, anche se non in senso ottocentesco. Ovviamente non lo dico a te... 

Il Tamerlano di Dantone è pure in disco:

AB-cover-cd-Tamerlano.jpg

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  • 4 weeks later...

Dopo il "Tamerlano" di Vivaldi, ieri sera il turno è stato quello del "Don Giovanni" di Mozart, sempre al "Valli" di Reggio Emilia, stavolta con "ospiti": amici non avvezzi quando non totalmente digiuni al genere, che però hanno accettato la proposta di una serata all'Opera :o :o .

Gli ho detto d'approcciarla come fosse un Film ed ha funzionato, hanno seguito innanzitutto la trama e ne sono rimasti coinvolti; alla fine gli è piaciuto, niente colpi di sonno e simili :D :D . Son soddisfazioni, tutto sta nell'usare una "chiave" attraverso la quale si possa far capire a tutti di fronte a cosa si sia.

Per quanto riguarda gli esecutori, il Coro del Teatro Regio di Parma, i relativi solisti e l'Orchestra "Arturo Toscanini" han fatto il loro lavoro; magari buon mestiere e nulla più, ma non ci si lamenta certo. Ha aiutato la scenografia di Mario Martone, che non ha stravolto l'Opera. Ottima serata, dunque.

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  • 8 months later...

Ieri sera recital, da me attesissimo, di Igor Levit. Come sempre per lui, programma costruito unitariamente e questa volta in larga parte ricalcato sul suo disco Tristan per illustrare, in qualche modo, i tormenti d'amore in musica. Apertura leggera con il Sogno d'amore n. 3 di Liszt, presentato in modalità "niente zucchero" ma con un fraseggio limpido e semplice per esaltare la purezza delle linee melodiche. A seguire, la trascrizione pianistica di Ronald Stevenson dell'Adagio della Decima di Mahler. Ascolto, lo confesso, un po' faticoso soprattutto per una certa farraginosità e asfitticità della trascrizione, incapace di rendere - nonostante la bravura di Levit - coi soli mezzi pianistici le sfumature timbriche e lo sfinimento esistenziale che caratterizzano la versione originale per orchestra. I momenti migliori, nei quali è emerso il genio del pianista, quelli in cui effettivamente il trascrittore prende le distanze dall'impostazione e dai modelli timbrici orchestrali e mette in luce, invece, le proiezioni nel 900 avanzato e le arditezze armoniche dell'Adagio di Mahler. In diversi momenti si avvertivano fortissimi echi dei Tre pezzi per pianoforte op. 11 di Schoenberg, opera che non a caso - credo - precedette di appena un anno la stesura dell'Adagio della Decima. Qui Levit si è dimostrato straordinario analista e divulgatore delle profondità e degli slanci modernisti della partitura.

Seconda parte aperta con un'altra trascrizione: il Preludio del Tristan und Isolde reso al pianoforte da Zoltan Kocsis. Trascrizione da non confondere con quella, notissima, della Morte d'Isotta realizzata da Liszt. Qui l'esperienza del pianista lisztiano, quale era (fra l'altro), Kocsis, si fa sentire, perché assai più di Stevenson egli dà un peso orchestrale al pianoforte, senza peraltro scimmiottare l'orchestra, riuscendo a non perdere alcuni dei connotati essenziali dell'opera originale. Colpo di genio di Levit nell'aprire la Sonata di Liszt esattamente sull' (o con l')accordo finale del Preludio del Tristano. Operazione, quella di fondere senza soluzione di continuità due pezzi ben diversi, non nuova e spesso vincente (ricordo l'esito stupendo ottenuto dal duo Brunello-Lucchesini fondendo i pezzi per violoncello e pianoforte di Webern con la sonata op. 38 di Brahms) ma in questo caso assolutamente straordinaria, perché il preludio di Wagner, almeno in questa trascrizione, sembra fatto apposta per illuminare e dare un contenuto anche narrativo alla sonata di Liszt. Esecuzione superlativa, in cui anche i momenti di eccezionale virtuosismo non erano esibiti ma inquadrati in funzione di una resa musicale fluente e avvincente. Uno di quei casi in cui l'interprete ottiene come una sospensione del tempo perché l'attenzione dell'ascoltatore è totalmente catturata. Alla fine, oltre all'ammirazione per un simile prodigio interpretativo, il mio primo pensiero prosaico è stato: ma è già passata mezz'ora?

Grandi applausi, anche se non entusiastici (il Mahler-Stevenson ha atterrato un bel po' di spettatori) e come bis un breve Schubert-Liszt, anche qui in modalità senza zucchero e tutto canto.

Chi potesse, può sentire Levit, con lo stesso programma, fra qualche ora a Torino.   Ne vale la pena.

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On 28/1/2023 at 14:00, Majaniello dice:

Che poi il pathos c'è eccome nell'opera barocca, anche se non in senso ottocentesco. Ovviamente non lo dico a te... 

Il Tamerlano di Dantone è pure in disco:

AB-cover-cd-Tamerlano.jpg

C'è anche una incisione di Fabio Biondi, che però si chiama Bajazet.

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  • 2 weeks later...

Trasferta torinese per assistere a due concerti importanti in giorni consecutivi.
Mercoledì 8 novembre, Grigory Sokolov al Lingotto.
Nella prima parte Bach: i quattro Duetti BWV 802-805 e la Partita n. 2. Lasciamo perdere ogni questione sulla scelta del pianoforte per eseguire questi pezzi. A Sokolov interessa il cuore della musica, lo scavo nel profondo, con una visione che è al tempo stesso analisi della materia cruda, in cui ogni nota e ogni relazione fra le note è frutto di un esame come al microscopio elettronico per evidenziare tutta la sapienza costruttiva dell'autore, e slancio metafisico che ti fa viaggiare in alto, molto in alto. Un'abbacinante chiarezza delle linee che lascia senza fiato. Al culmine del viaggio dentro Bach, il tripudio travolgente del capriccio finale della Partita n. 2: incredibile.
Nella seconda parte Mozart: sonata K. 333 e Adagio K. 540. Dimentichiamoci il '700 e  qualsiasi aura di rococò. E' un Mozart pensoso, introspettivo, forse arbitrario per qualcuno. Ma, anche qui, che lezione sulla possibilità della musica di raccontare ciò che c'è dentro. Se proprio dobbiamo cercare il pelo nell'uovo, forse lo stiramento del tempo nell'Adagio può risultare eccessivo e in qualche momento si percepisce un po' di stasi. Ma l'effetto complessivo aiuta a scoprire un Mozart senza parrucca in preda alle angosce esistenziali.
Terza parte i sei bis: tre preludi di Chopin, un breve pezzo di Rachmaninov e i suoi soliti cavalli di battaglia di Rameau (Le rappel des oiseaux e Les sauvages). Ancora una volta Sokolov dimostra che i bis non sono per lui soltanto una parata per godersi il trionfo ma una vera e propria proposta musicale, di livello non inferiore rispetto alle due parti "uficiali", in cui offre letture assai peculiari di brani spesso notissimi. In questa prospettiva, spiccano la rivisitazione dei due pezzi di Rameau, offerti in una esecuzione travolgente assai diversa da quelle, ben note, che si trovano anche su Youtube, e il preludio n. 15 di Chopin, forse il vertice del concerto insieme alla Partita di Bach. Qui Sokolov è riuscito a creare un clima allucinato e terribile attraverso lo studio dettagliatissimo di ogni singola nota e delle rispettive dinamiche. Ancora una volta: incredibile. 
Sala strapiena (bellissimo l'auditorium del Lingotto!) e nota di colore: all'inizio dei bis un anziano signore si precipita sotto il palco con una grande busta bianca e a gesti cerca di richiamare l'attenzione del pianista come per volergli dare la busta. Siccome Sokolov lo ignora, il signore insiste fino al terzo bis, quando, bontà loro, le maschere intervengono per allontanarlo.       

Giovedì 9 novembre, Robert Trevino alla guida dell'OSN Rai.
In programma la Decima di Mahler nell'edizione Cooke, che non avevo mai sentito dal vivo (vale anche per l'Ottava, ma è un altro discorso) e che finora ho frequentato assai poco. Che dire? Concerto bellissimo. Trevino è molto bravo nel far fluire la musica, nel valorizzare al tempo stesso ogni singolo strumentista e l'insieme dell'orchestra. Il famoso adagio iniziale non è fatto oggetto di alcuna estremizzazione ma il direttore, in modo quasi pudico, lascia che i vari temi, già di per sé espressivi, parlino e si intreccio da soli. Azzeccata la scelta di eseguire gli ultimi tre movimenti senza alcuna pausa, come per non interrompere la concentrazione e il discorso nemmeno per un secondo. Il concerto si trova su RaiPlay.
Sono rimasto assai sorpreso dal fatto che la sala fosse mezzo vuota, soprattutto sapendo che spesso i concerti dell'OSN Rai fanno il tutto esaurito. A confronto con quello del Lingotto, l'auditorium Rai è orrendo.     

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  • 4 months later...

Una fenomenale e definitiva San Matteo bachiana alla Scala con Herreweghe e il suo Collegium Vocale Gent. Per il complesso fiammingo l'opera della vita, qui sgranata con passione, dedizione e amore infiniti. Musicalmente approcciata con estrema trasparenza, con grande sapienza nel dosaggio di pesi e misure, con estrema fantasia, colori e libertà negli accenti e nell'attuazione delle dinamiche, nel solido rapporto spaziale tra le due orchestre, i tre gruppi corali, i solisti che dai cori uscivano e rientravano; ma soprattutto resa con tanta rapinosa bellezza nel dipanare le lunghissime linee melodiche bachiane, forse addirittura in modo maggiore rispetto all'incisione discografica (la seconda, con Bostridge), per me tra le migliori di sempre. Solisti eccellenti, tra i quali spiccavano il sensibilissimo Evengelista di Pregardien e lo stentoreo Gesù di Florian Boesch. Pubblico compostissimo e concentratissimo, doveroso tripudio finale con 15 minuti di applausi.

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  • 5 weeks later...

In occasione del centenario pucciniano, la violinista Claudia Lapolla ha realizzato una nuova puntata del progetto "Musica a fumetti" che porta avanti da molti anni, in giro per l'Italia, in stretta collaborazione col fumettista Fabio Vettori. In passato ci sono stati spettacoli dedicati a Rossini, a Verdi e a temi vari. Stavolta il titolo era "Giacomo Puccini e...le formiche di Fabio Vettori". Un'attrice (la strepitosa Saida Puppoli), nei panni improbabili di Gianni Schicchi, fa da guida e racconta in modo scherzoso, con accento e modi di dire toscani, qualche aneddoto della vita del suo amico Puccini (ad esempio la passione per la caccia e per il vino) e la trama di alcune sue opere. Sul palco, a sinistra alcuni strumentisti (un quintetto d'archi più arpa e pianoforte) eseguono alcuni pezzi solo strumentali (Scherzo e Crisantemi per quartetto) più gli accompagnamenti, opportunamente arrangiati, di alcuni brani cantati da tre bravissimi studenti del conservatorio (da Bohème, Tosca, Turandot e Gianni Schicchi); sulla destra invece, a un tavolino, Fabio Vettori disegna in diretta - con proiezione immediata su uno schermo - una serie di vignette specificamente ispirate di volta in volta agli aspetti della vita di Puccini trattati dalla narratrice e ai brani cantati. Lo spettacolo è divertentissimo, lieve, accattivante. Nonostante il target sia soprattutto quello dei bambini e dei ragazzi, l'intelligenza sopraffina dei testi e della realizzazione rende il tutto godibilissimo anche per gli adulti: tutti ridono, applaudono, interagiscono. Una festa

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