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L'ultimo CD acquistato (musica classica)


BaBi_YAR

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5 ore fa, Vigione dice:

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Non proprio l'ultimo ma uno degli ultimi più belli che ho preso.

@Madiel conosci? Credo che possa essere di tuo gradimento

Conosco e apprezzo Roslavets, ma non conosco il cd in questione! 

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Molto belli. Anche se l'accoppiata verista EMI vede un Muti alquanto deludente, secondo me, e pure i cantanti non sono niente di che. Repertorio in cui, cosi come Puccini, non riusciva a trovare una chiave interpretativa degna di nota. Troppo poco proporre un verismo poco "urlato" e tecnicamente "pulito", già c'era riuscito molti anni prima Karajan e con una visione prospettiva modernissima.

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26 minuti fa, Ives dice:

Molto belli. Anche se l'accoppiata verista EMI vede un Muti alquanto deludente, secondo me, e pure i cantanti non sono niente di che. Repertorio in cui, cosi come Puccini, non riusciva a trovare una chiave interpretativa degna di nota. Troppo poco proporre un verismo poco "urlato" e tecnicamente "pulito", già c'era riuscito molti anni prima Karajan e con una visione prospettiva modernissima.

L'ho trovato a due euro e ho voluto dargli una chance! :D:smile_anim:

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55 minuti fa, Snorlax dice:

L'ho trovato a due euro e ho voluto dargli una chance! :D:smile_anim:

Ma magari ti piace, non è un brutto disco in sé. Peraltro, il Maestro replicò I Pagliacci negli anni '90 con Pavarotti.

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On 05/07/2024 at 16:22, Ives dice:

Repertorio in cui, cosi come Puccini, non riusciva a trovare una chiave interpretativa degna di nota. Troppo poco proporre un verismo poco "urlato" e tecnicamente "pulito", già c'era riuscito molti anni prima Karajan e con una visione prospettiva modernissima.. 

Però quei due non sono Puccini eh, con tutte le affinità del caso... a partire dalla dimensione psicologica dei personaggi, fino alle commistioni con la modernità della musica. A me per esempio, al netto dei cantanti, la sua Cavalleria piace (è quella che ricordo di più delle due). 

Muti:

Karajan:

Poi io, sinceramente, tutte ste Cavallerie straccione e urlate prima della "rivoluzione karajan" non me le ricordo, secondo me è un po' un mito che poteva valere all'estero. 

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8 ore fa, Majaniello dice:

Però quei due non sono Puccini eh, con tutte le affinità del caso... a partire dalla dimensione psicologica dei personaggi, fino alle commistioni con la modernità della musica. A me per esempio, al netto dei cantanti, la sua Cavalleria piace (è quella che ricordo di più delle due).

Poi io, sinceramente, tutte ste Cavallerie straccione e urlate prima della "rivoluzione karajan" non me le ricordo, secondo me è un po' un mito che poteva valere all'estero. 

Certo, non è Puccini, lo citavo in quanto repertorio italiano, nel quale, secondo me, Muti non propone nulla di veramente interessante. Routine di lusso, ma pur sempre routine. Forse, hai ragione tu, per alcuni di noi questo repertorio ci piace solo se agganciato a qualcosa di altro e magari meglio conosciuto. Le Cavallerie arruffone, sconclusionate, dispersive, grottesche prima di Karajan, ci sono eccome, io ricordo in studio quella di Cellini ed Erede (le prime che ascoltai), ad esempio, o quella diretta da Santini. Il primo a proporre qualcosa di moderno credo sia stato Mitropoulos, ma ripresa audio da denuncia penale e orchestra allo sbando limitano il giudizio. Poi certamente Gavazzeni e Sinopoli.

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E' superfluo ricordarlo, ma di Cavalleria siamo fortunati ad avere la testimonianza (anzi più d'una) discografica dell'Autore. Per conto mio, una delle letture più vicine a quello spirito è questa:

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Se devo ascoltare Cavalleria, se devo ascoltare Mascagni, metto sul piatto questa vecchia incisione Decca. Direzione ariosa e appassionata, protagonisti nei loro signature role e forse una delle migliori interpretazioni che Del Monaco abbia lasciato, un Turiddu che più iconico non si più.

Poi mi sono aperto anche ad alte vie, anche molto differenti tra di loro, ma diciamo che questo è il mio punto di partenza.

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1 ora fa, Ives dice:

 io ricordo in studio quella di Cellini ed Erede (le prime che ascoltai), ad esempio, o quella diretta da Santini.

Di Santini ricordo dei buoni Pagliacci, ma non sapevo avesse inciso Cavalleria. Nel doppio è presente quella di Levine, che, sinceramente, non mi ha mai convinto. Eccellente in Verdi, in questo confronto mascagnano. al contrario, ho come l'impressione che il direttore americano non sia riuscito a trovare la quadra, limitandosi a una direzione efficiente e di superficiale drammaticità.

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6 minuti fa, Snorlax dice:

Di Santini ricordo dei buoni Pagliacci, ma non sapevo avesse inciso Cavalleria. Nel doppio è presente quella di Levine, che, sinceramente, non mi ha mai convinto. Eccellente in Verdi, in questo confronto mascagnano. al contrario, ho come l'impressione che il direttore americano non sia riuscito a trovare la quadra, limitandosi a una direzione efficiente e di superficiale drammaticità.

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Non ho citato Levine, proprio perchè anche lui propone della routine, alta routine, ma sempre tale. Niente di nuovo per il direttore americano ma comunque disco ben fatto.

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21 minuti fa, Ives dice:

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Non ho citato Levine, proprio perchè anche lui propone della routine, alta routine, ma sempre tale. Niente di nuovo per il direttore americano ma comunque disco ben fatto.

ERRORE MIO! Ho letto e confuso SANTI con SANTINI! Chiedo venia...:sorry::sorry:

P.s. In ogni caso Santini per me nemmeno paragonabile a Serafin, il primo pesante e con poca fantasia.

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5 ore fa, Ives dice:

Le Cavallerie arruffone, sconclusionate, dispersive, grottesche prima di Karajan, ci sono eccome, io ricordo in studio quella di Cellini ed Erede (le prime che ascoltai), ad esempio, o quella diretta da Santini. Il primo a proporre qualcosa di moderno credo sia stato Mitropoulos, ma ripresa audio da denuncia penale e orchestra allo sbando limitano il giudizio. Poi certamente Gavazzeni e Sinopoli.

Ma sai... mi spiego meglio, credo che dipenda dai singoli interpreti, ci sono sempre stati interpreti più plateali e altri di ispirazione diciamo post-belcantista che hanno affrontato questo repertorio... nell'edizione diretta da Mascagni stesso (bellissima), c'era la Bruna Rasa, amata dal compositore, che aveva qualche vizio di note di petto scoperte, singhiozzetti ecc ma poi nella stessa registrazione c'era Gigli. Anche tra i direttori, i vari Erede e co. erano scadenti anche in Verdi, bastava un Serafin o un Gavazzeni per rimettere le cose a posto, tutto per dire che secondo me non esiste un prima e un dopo Karajan, è una leggenda tutta DG che hanno applicato anche a Verdi, ossia che arrivano i tedeschi e "salvano" il repertorio italiano dal gusto italiano.

A riprova del fatto che HvK non ha scoperto nulla, faccio notare che l'allestimento della Scala che precede quello di Karajan aveva lo stesso cast degli Ugonotti dell'anno prima:

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Visto che avete detto le vostre, le Cavallerie che possedevo oltre a Muti e Karajan (vado a memoria):

1930 - Arangi Lombardi / Melandri / Molajoli

1940 - Bruna Rasa / Gigli / Mascagni

1953 - Callas / Di Stefano / Serafin

1956 - Gavazzi / Ortica / Basile (video RAI)

1963 - Simionato / Corelli / Gavazzeni (live Scala)

1971 - Gencer / Zambon / Cattini (live S. Carlo)

1983 - Obratzova / Domingo / Pretre (film)

Non credo di aver visto mai un allestimento moderno di Cavalleria (che non riesco proprio a immaginarmi il risultato), so che ci sono diversi dvd in commercio, ma non è un'opera che ho curiosità di vedere rivisitata, alla fine è una storia di corna nell'Italia meridionale dell'800, la parte interessante, dal punto di vista psicologico, è il duetto tra i protagonisti, nella fattispecie come Turiddu, con l'aggressività passiva tipica dei senza palle, faccia leva sui sensi di colpa della compagna per rigirare la frittata. Se non ci si attiene all'elementarità di queste pulsioni (amore, odio, gelosia, senso di colpa) e alla spietatezza dei codici morali di quell'Italia lì, fatta di matrimoni combinati e tradimenti lavati col sangue, si rischia di fare la solita cartolina dal mondo dei poveracci fatta a misura dei borghesi. Menomale che Abbado si è guardato bene da questo repertorio.

 

 

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58 minuti fa, Majaniello dice:

Se non ci si attiene all'elementarità di queste pulsioni (amore, odio, gelosia, senso di colpa) e alla spietatezza dei codici morali di quell'Italia lì, fatta di matrimoni combinati e tradimenti lavati col sangue, si rischia di fare la solita cartolina dal mondo dei poveracci fatta a misura dei borghesi. Menomale che Abbado si è guardato bene da questo repertorio.

Giusto, e devo ammettere che questa, vagamente, è anche l'impressione che - per ragioni differenti - mi ha fatto Karajan. O meglio, Karajan è bravo a evitare il quadretto folcloristico, ma questa lettura astratta, quasi aerea, desaturata dall'elemento primordiale che sta alla base dell'azione dell'opera, non mi ha mai convinto. Sono sicuramente stupendi i suoni che il direttore salisburghese riesce a cavare dall'orchestra e dal coro scaligero - persino ipnotici, oserei dire - ma non ci vedo molto oltre. Dopo essere stato ammaliato dal primo ascolto - nonostante il preludio sia da antologia - è un'esecuzione che gradualmente ho messo da parte, alla fine mi sembra un esercizio estetico/intellettuale un po' fine a sé stesso.

E scusate se insisto - perché alla fine mi ripeto sempre - a proposito di letture rivelatorie, a me pare che questo sia il caso in cui il genio di Sinopoli, che, a discapito di un cast quasi del tutto mediocre, riesce a tirar fuori un esecuzione veramente rivoluzionaria, tutta carne e sangue, nonostante la profonda radice cerebrale che sta alla base di tutte le letture del direttore siculo-veneziano.

Le mie Cavallerie comunque sono queste: Mascagni dal vivo (Bongiovanni) Mascagni studio (Naxos), Serafin/Callas (EMI), Serafin (Decca, la mia reference), Karajan (DGG) Gavazzeni (Decca), Levine (RCA), Sinopoli (DGG) e tra poco entrerà a fare parte del gruppo pure Muti, che sono molto curioso di ascoltare...

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1 ora fa, Majaniello dice:

Ma sai... mi spiego meglio, credo che dipenda dai singoli interpreti, ci sono sempre stati interpreti più plateali e altri di ispirazione diciamo post-belcantista che hanno affrontato questo repertorio... nell'edizione diretta da Mascagni stesso (bellissima), c'era la Bruna Rasa, amata dal compositore, che aveva qualche vizio di note di petto scoperte, singhiozzetti ecc ma poi nella stessa registrazione c'era Gigli. Anche tra i direttori, i vari Erede e co. erano scadenti anche in Verdi, bastava un Serafin o un Gavazzeni per rimettere le cose a posto, tutto per dire che secondo me non esiste un prima e un dopo Karajan, è una leggenda tutta DG che hanno applicato anche a Verdi, ossia che arrivano i tedeschi e "salvano" il repertorio italiano dal gusto italiano.A riprova del fatto che HvK non ha scoperto nulla, faccio notare che l'allestimento della Scala che precede quello di Karajan aveva lo stesso cast degli Ugonotti dell'anno prima:

1983 - Obratzova / Domingo / Pretre (film)

La cosa che per me "inventa" Karajan è una sontuosissima immersione nella pura bellezza: bellezza di suono, bellezza di respiro, bellezza di colori strumentali, bellezza indicibile di fraseggio, bellezza di equilibrio tra i pieni e i vuoti. In altre parole, la visione di Karajan è legata a un codice estetico, piaccia o meno, e questa modernità è un possibile futuro per queste opere, nonostante i sessant'anni trascorsi dall'uscita della registrazione.

Vero, vista molte volte e mi piaceva, l'edizione a mò di film con Pretre, anche perchè la riproponevano spesso sulla vecchia Tele+.

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4 ore fa, Snorlax dice:

Le mie Cavallerie comunque sono queste: Mascagni dal vivo (Bongiovanni) Mascagni studio (Naxos), Serafin/Callas (EMI), Serafin (Decca, la mia reference), Karajan (DGG) Gavazzeni (Decca), Levine (RCA), Sinopoli (DGG) e tra poco entrerà a fare parte del gruppo pure Muti, che sono molto curioso di ascoltare...

Beh lei professore vola altissimo! che differenza c'è tra le due?

Sinopoli mi sa proprio che non l'ho mai ascoltato... nonostante conosca bene tutto il suo Puccini, non ho mai avuto curiosità del suo Mascagni, per Muti vale il discorso esattamente contrario. L'edizione Muti, come diceva Ives, è inficiata da un cast inadatto, anche se il problema principale è la Caballè, tutto sommato Carreras come giovane arrogante e vigliacco è pure persuasivo e Manuguerra è baldanzoso quanto basta. Ah e c'è la Varnay come Mamma Lucia! :D 

4 ore fa, Ives dice:

Vero, vista molte volte e mi piaceva, l'edizione a mò di film con Pretre, anche perchè la riproponevano spesso sulla vecchia Tele+.

beh Zeffirelli fa il suo, si limita cioè ad illustrare, in questo caso però direi che è sufficiente per portare a casa il risultato:

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15 ore fa, Majaniello dice:

Beh lei professore vola altissimo! che differenza c'è tra le due?

Sostanzialmente sono simili: Mascagni concerta alla medesima maniera, anche se i tempi sono leggermente più spediti, fattore forse dovuto alla frenesia dell'esecuzione dal vivo (siamo all'Aja nel 1938). Tra i cantanti la differenza più importante è nel tenore: Melandri è un Turiddu più muscolare e meno languoroso rispetto alla prova (comunquevocalmente superiore) di Gigli.

L'audio è così così, ma si fa apprezzare. Pubblico non molto educato e parecchi rumori di scena. Tra l'altro quello che al momento del primo ascolto mi aveva fatto sorridere era la voce del suggeritore (credo) che in più di qualche momento si ode molto distintamente:

Amando molto il compositore livornese, è una testimonianza di una certa importanza. Certo che oltre a Cavalleria e ad altre 3/4 opere vorrei approfondire anche il resto della produzione, ma si faticano a trovare incisioni perlomeno decenti. O forse mi sono solo impigrito...:rolleyes::sorry:

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1 ora fa, Snorlax dice:

Amando molto il compositore livornese, è una testimonianza di una certa importanza. Certo che oltre a Cavalleria e ad altre 3/4 opere vorrei approfondire anche il resto della produzione, ma si faticano a trovare incisioni perlomeno decenti. O forse mi sono solo impigrito...:rolleyes::sorry:

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Ottima ripresa dal vivo in un nitido mono per l'opera ""espressionista"" di Mascagni, ambientata ai tempi di Robespierre, almeno questa la devi avere. Musicalmente dimostra passaggi discretamente avanzati, almeno per Mascagni:

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Opera impegnativa da digerire per bene (piu di un'ora e mezza di musica). Già dai primi ascolti però si nota che il compositore ha saputo gestire abilmente l'enorme mole di note utilizzate in questa colossale sinfonia per organo.

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Un caro amico musicista, che abita ormai in Olanda da anni, mi ha detto che in un negozio di dischi usati mi ha procacciato questa rarità a buon prezzo:

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...Haitink non è mai stato tra i miei simpatici in Mahler, ma leggo in rete che questi live  - destinati al mercato domestico - sono straordinari senza eccezioni di sorta, presentando il direttore olandese in un atteggiamento meno controllato e più esuberante rispetto alle incisioni in studio. Attenzione, non è un'integrale, mancando Sesta e Ottava...

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5 minuti fa, Snorlax dice:

Un caro amico musicista, che abita ormai in Olanda da anni, mi ha detto che in un negozio di dischi usati mi ha procacciato questa rarità a buon prezzo:

...Haitink non è mai stato tra i miei simpatici in Mahler, ma leggo in rete che questi live  - destinati al mercato domestico - sono straordinari senza eccezioni di sorta, presentando il direttore olandese in un atteggiamento meno controllato e più esuberante rispetto alle incisioni in studio. Attenzione, non è un'integrale, mancando Sesta e Ottava...

Rarissimo box Philips per il mercato olandese con i concerti per la mattina di Natale. In realt, è stato ristampato per Decca qualche anno fa, ma per il mercato giapponese, quindi a prezzi esorbitanti. La descrizione che ne fai è quanto si legge dai pochi che hanno materialmente il cofanetto, un Haitink survoltato a dir poco. L'Ottava pare non piacesse per nulla al direttore. Il parere di Hurwitz...

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