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L'ultimo CD acquistato (musica classica)


BaBi_YAR

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10 ore fa, Majaniello dice:

Con tutto il rispetto per Davis, quello è Vickers 100%, ha tutte le caratteristiche degli eroi di Vickers, lacerati interiormente, afflitti da una cronica solitudine, ma con una specie di fiamma interiore, non so descrivere diversamente. La scuola era palesemente quella wagneriana, ma con un elemento di umanità e fragilità estraneo ad altri interpreti (Karajan, va detto, se n'era accorto). Era una specie di romantico terminale, ripiegato su sè stesso ma senza estetizzazioni edonistiche. Il suo Grimes ha una violenza tragica con cui è impossibile non empatizzare, è un uomo che soffre schiacciato dalla società e che genera dolore di conseguenza, un dolore che gli ritorna contro (e forse il mozzo non è la proiezione del suo io infantile?!), chiunque si sia sentito per una volta nella vita ai margini può ben capire quello stato d'animo lì, circondato dall'indifferenza generale.

Va da sè che, oltre ai suoi grandi Tristan, Florestan, Samson, Grimes... mi piace ricordarlo proprio nei ruoli italiani, che lo vedevano sulla carta svantaggiato: gli eroi solitari dell'ultimo Verdi, e le sue sortite sporadiche nella Giovane Scuola. Di fatto estraneo all'idea di maschio pucciniano, è riuscito invece a cogliere il dramma più intimo di personaggi come Canio e, persino, Chenier, e a dare loro una dignità psicologica, spesso calpestata in Italia da interpretazioni all'insegna di una pletorica teatralità. Le uniche circostanze dove mi ha deluso sono stati i ruoli neoclassici, tipo Giasone o Pollione, lì la scrittura e la psicologia non era per niente adatta alle sue qualità, e non ho mai capito perchè li avesse in repertorio.

Concordo, condordo. Anche il suo Samson di Handel (fine anni '50 con la Sutherland e Leppard sul podio) è austero, contorto, esacerbato fino all'inverosimile, come in presa a una vibrante passione sensuale e di rivolta "sociale". Ovvio, stilisticamente è un casino, tutto molto vecchio stile e il live scompaginatissimo non aiuta, però il personaggio è inquadrato in una chiave molto moderna per l'epoca...

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On 23/10/2023 at 23:57, Majaniello dice:

Diciamo che probabilmente ne riconosceva il talento, anche se non simpatizzava per questa improvvisa emancipazione dell'orchestra nell'opera italiana:

Segue le tendenze moderne, ed è naturale, ma si mantiene attaccato alla melodia, che non è né moderna né antica. Pare però che predomini in lui l'elemento sinfonico! Niente male. Soltanto bisogna andar cauti in questo. L'opera è l'opera: la sinfonia è la sinfonia, e non credo che in un'opera sia bello fare uno squarcio sinfonico, pel sol piacere di far ballare l'orchestra. Dico per dire, senza nissuna importanza, senza la certezza d'aver detto una cosa giusta, anzi colla certezza d'aver detto cosa contraria alle tendenze moderne. Tutte le epoche hanno la loro impronta. L'istoria dice più tardi qual è l'epoca buona e quale la cattiva.

Tenerissime le mille precisazioni per evitare la figura del vecchio rinco (anche se scrivendo il Falstaff mi viene da dire che Verdi aveva previsto il futuro). 

Dopo la prima di Manon gli mandò una sua foto con l'autografo! :D Peppino era modernissimo!

Quando ci fu il debutto londinese del Falstaff si fece un tandem con Manon per motivi di contratto, ma con l'opera di Puccini il pubblico inglese reagì male a causa dell'orchestrazione lussureggiante: è wagneriana, scrisse scandalizza la critica britannica! :cat_lol:

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1 ora fa, Madiel dice:

Quando ci fu il debutto londinese del Falstaff si fece un tandem con Manon per motivi di contratto, ma con l'opera di Puccini il pubblico inglese reagì male a causa dell'orchestrazione lussureggiante: è wagneriana, scrisse scandalizza la critica britannica! :cat_lol:

Chissà cosa si aspettavano questi inglesi, visto che - come dice Verdi - all'epoca i giovincelli italiani guardavano tutti più o meno in quella direzione da almeno una quindicina d'anni.

Ora che vai avanti in questo libro sono curioso di saperne di più del rapporto con Strauss. Per quanto ne so io Puccini non si perse un'opera di Strauss, ci andava anche solo per criticarlo (spesso dal punto di vista drammaturgico)... Strauss era più del partito "Puccini chi?" :cat_lol: Ma Strauss trattava con sufficienza pure Mahler, quindi figurarsi... 

Piuttosto, cosa pensavano un Malipiero o un Casella del Falstaff verdiano? non era un po' un'anticipazione di quel che sarebbe venuto dopo il verismo? 

2 ore fa, Madiel dice:

Dopo la prima di Manon gli mandò una sua foto con l'autografo! :D Peppino era modernissimo!

Grande! penso che al di là dei gusti personali (che dipendono dal gap generazionale, come osservava lo stesso Verdi), un genio sa riconoscere un genio. Verdi era tra l'altro una persona gentilissima, anche quando esprimeva riserve. Per quel che ne so, benchè deprecasse certe "mancanze di stile", un aspetto che Verdi apprezzava della Giovane Scuola era la concisione drammatica, diceva che ai suoi tempi i compositori erano costretti a riempire le opere di arie, cori ecc che fermavano l'azione e questo era male. Di Mascagni disse piuttosto lucidamente: "è bravo, ma spesso usa gli stessi effetti per descrivere affetti diversi", trovami una sintesi migliore. 

 

 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Chissà cosa si aspettavano questi inglesi, visto che - come dice Verdi - all'epoca i giovincelli italiani guardavano tutti più o meno in quella direzione da almeno una quindicina d'anni.

Il Falstaff era nato classico, fu subito riconosciuto come tale dal pubblico e dalla critica inglesi. Il problema della Manon non era tanto il wagnerismo, quanto l'accoppiata fuori luogo con Falstaff. Si accusava Ricordi di voler spingere sul mercato un giovane talento usando il nome del più celebre Verdi. Critica in parte giusta, si sa che Giulio Ricordi era un abilissimo uomo d'affari, ma in questo caso aveva visto giusto. Il pubblico britannico non capiva che, in realtà, Puccini era derivato dall'ultimo Verdi e dall'opera italiana post verdiana, non da Wagner. Le influenze orchestrali del giovane Puccini derivano da certa scuola francese, ammirava tantissimo Bizet e Massenet, ma sembra ci siano lontane reminiscenze perfino di Mendelssohn. L'unico critico londinese che capì questo aspetto fu G.B. Shaw, che infatti lodò incondizionatamente l'opera prevedendo sviluppi molto interessanti nell'arte pucciniana.

1 ora fa, Majaniello dice:

Ora che vai avanti in questo libro sono curioso di saperne di più del rapporto con Strauss. Per quanto ne so io Puccini non si perse un'opera di Strauss, ci andava anche solo per criticarlo (spesso dal punto di vista drammaturgico)... Strauss era più del partito "Puccini chi?" :cat_lol: Ma Strauss trattava con sufficienza pure Mahler, quindi figurarsi... 

Mai sentito di eventuali rapporti tra Strauss e Puccini! :huh: 

Puccini si teneva costantemente aggiornato sugli sviluppi dell'opera lirica del suo tempo. Andò diverse volte a Bayreuth a inizio carriera, e pare fosse un wagneriano convinto. Almeno idealmente era di quella parrocchia, ma il suo editore e mentore Ricordi era, al contrario, convintamente antiwagneriano e ne bloccò gli entusiasmi. Nella romanza giovanile "Ad una morta" (che mi pare composta attorno al 1882) c'è anche una indicazione espressiva "alla Wagner" :cat_lol: Secondo me, da quanto ho letto finora, più che un wagneriano ideologico, lo era solo per ammirazione verso l'espressività dell'orchestra e la fine psicologia dei personaggi wagneriani. A volte, sembra che Puccini nelle sue prime opere voglia riprodurre certi moti dell'anima che sono chiari in un romanzo, ma più difficili da rendere nella musica operistica. Un atteggiamento senz'altro moderno, ma anche un po' ingenuo, molto scapigliato. Questo spiegherebbe, secondo me, il travaglio compositivo delle Ville e di Edgar, fatto di continui, spossanti ripensamenti e correzioni su soggetti inadeguati.

1 ora fa, Majaniello dice:

Piuttosto, cosa pensavano un Malipiero o un Casella del Falstaff verdiano? non era un po' un'anticipazione di quel che sarebbe venuto dopo il verismo? 

Non ne ho idea! Erano entrambi ferventi anti-wagneriani, presumo ne pensassero bene.

1 ora fa, Majaniello dice:

Grande! penso che al di là dei gusti personali (che dipendono dal gap generazionale, come osservava lo stesso Verdi), un genio sa riconoscere un genio. Verdi era tra l'altro una persona gentilissima, anche quando esprimeva riserve. Per quel che ne so, benchè deprecasse certe "mancanze di stile", un aspetto che Verdi apprezzava della Giovane Scuola era la concisione drammatica, diceva che ai suoi tempi i compositori erano costretti a riempire le opere di arie, cori ecc che fermavano l'azione e questo era male. Di Mascagni disse piuttosto lucidamente: "è bravo, ma spesso usa gli stessi effetti per descrivere affetti diversi", trovami una sintesi migliore. 

Sì, vero, apprezzava la concisione drammatica. Il povero Mascagni girava di continuazione le sue frittate perché a genio stava messo male, per cui si arrangiava come poteva :cat_lol: 

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7 ore fa, Madiel dice:

l pubblico britannico non capiva che, in realtà, Puccini era derivato dall'ultimo Verdi e dall'opera italiana post verdiana, non da Wagner. Le influenze orchestrali del giovane Puccini derivano da certa scuola francese, ammirava tantissimo Bizet e Massenet, ma sembra ci siano lontane reminiscenze perfino di Mendelssohn.

Ma questa cosa di Mendelssohn l'hai letta o è una tua ipotesi? ci dovrei pensare su, mi sembra un riferimento lontanissimo. I francesi ovvio, il filone naturalista di Bizet e Massenet fu la matrice per tutti i veristi, la filiazione è evidentissima e inoppugnabile anche a livello musicale. Ma chi non guardava alla Francia? da Monteverdi in poi è sempre stato uno scambio tra Francia e Italia (parlo del teatro musicale). La Gioconda di Ponchielli, a cui pure Puccini si riferirà, era un grand-opéra sotto mentite spoglie. In Francia succedevano sempre le cose più interessanti.

7 ore fa, Madiel dice:

Puccini si teneva costantemente aggiornato sugli sviluppi dell'opera lirica del suo tempo. Andò diverse volte a Bayreuth a inizio carriera, e pare fosse un wagneriano convinto. Almeno idealmente era di quella parrocchia, ma il suo editore e mentore Ricordi era, al contrario, convintamente antiwagneriano e ne bloccò gli entusiasmi. Nella romanza giovanile "Ad una morta" (che mi pare composta attorno al 1882) c'è anche una indicazione espressiva "alla Wagner" :cat_lol:

Beh giusto in "Ad una morta" poteva starci l'espressione "alla Wagner" :cat_lol: So che lui e Mascagni da studenti si comprarono a società la partitura del Parsifal, ma ne ho lette diverse.

L'idea che mi sono fatto è che fosse una moda effimera, ci fu un momentaneo entusiasmo per Wagner attorno agli anni '70, quando Wagner arrivò in Italia, tutti questi qui si organizzavano e si vedevano a Bologna, o andavano direttamente a Bayreuth e si bagnavano le mutandine. La storia non durò molto, quando Boito scrisse il Mefistofele gli era già passata, le tracce di Wagner nell'Amleto di Faccio sono poche, e pure Catalani, altro wagneriano convinto, aveva nel tempo trovato una sua cifra. Insomma Wagner qui attecchì meno di quel che si pensa, suscitava grande entusiasmo negli adolescenti scapigliati, ma poi i rami che fiorivano non avevano certo quelle radici. O meglio, i wagneriani veri c'erano pure, ma si condannarono ad vicolo cieco, parlo dei vari Franchetti, Smareglia, Gobatti, Mancinelli, Montemezzi, nella musica di questi Wagner si sente eccome. Il wagnerismo, nel senso di epigonismo wagneriano, è un'idea fallimentare in partenza, come un voler andare oltre un punto già estremo, chi se n'è accorto s'è salvato.

7 ore fa, Madiel dice:

Secondo me, da quanto ho letto finora, più che un wagneriano ideologico, lo era solo per ammirazione verso l'espressività dell'orchestra e la fine psicologia dei personaggi wagneriani. A volte, sembra che Puccini nelle sue prime opere voglia riprodurre certi moti dell'anima che sono chiari in un romanzo, ma più difficili da rendere nella musica operistica.

Anche io penso sia così. Se ascolti Manon o Boheme con attenzione puoi cogliere persino qualche settima ascendente "mascherata", ma sono pochi elementi in un contesto nuovo... più che le psicologie in sè (che erano fini pure in Verdi), penso che a Puccini interessasse l'uso dell'orchestra come strumento di approfondimento psicologico, e questo potrebbe essere il contatto con Wagner (i leitmotiv sono sempre esistiti nella musica francese, non è certo prerogativa wagneriana), perchè la sua drammaturgia mi pare quella verdiana, aggiornata alle nevrosi di fine secolo. Puccini, tra l'altro, non è mai speculativo.

Ma poi, la "sinfonizzazione" (si può dire?) dell'opera italiana è un processo ricorsivo, ogni tanto succede a prescindere dalle epoche e dai compositori. Di Jommelli i napoletani dicevano le stesse cose che gli inglesi dicevano di Puccini :D

Penso che Puccini prendesse ciò che di buono gli serviva un po' di qua e un po' di là, e quindi anche da Wagner, come da Verdi, come prenderà le scale modali da Debussy ecc. C'è molto impressionismo in Puccini, ad esempio, senza la mollezza tipica dei francesi. Secondo me Wagner (e Strauss) hanno influenzato molto di più l'opera decadentista, che pure ha trovato suoi linguaggi anche molto lontani da Wagner stesso... certe dannunziate che si sentivano mi pare che ricalchino molto di più lo spirito di Tristano o Parsifal, al netto delle armonie più o meno diatoniche ecc.

edit: mi sono accorto di aver scritto un po' di robe alla rinfusa ma non ho tempo per aggiustare, sorry :P

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On 25/10/2023 at 21:50, Majaniello dice:

Ma questa cosa di Mendelssohn l'hai letta o è una tua ipotesi? ci dovrei pensare su, mi sembra un riferimento lontanissimo.

L'ho letta, non ho una conoscenza così approfondita di Puccini per rendermi conto di tutte le influenze giovanili. Invece, ascoltando meglio certe sue opere, mi rendo conto di quanto è stato fondamentale per creare la musica di Schreker :D A volte, il collega austriaco lo ha copiato quasi alla lettera!

On 25/10/2023 at 21:50, Majaniello dice:

I francesi ovvio, il filone naturalista di Bizet e Massenet fu la matrice per tutti i veristi, la filiazione è evidentissima e inoppugnabile anche a livello musicale. Ma chi non guardava alla Francia? da Monteverdi in poi è sempre stato uno scambio tra Francia e Italia (parlo del teatro musicale). La Gioconda di Ponchielli, a cui pure Puccini si riferirà, era un grand-opéra sotto mentite spoglie. In Francia succedevano sempre le cose più interessanti.

Esatto, Ponchielli e La Gioconda sono stati fondamentali per la sua formazione, l'autore è stato suo maestro! 

On 25/10/2023 at 21:50, Majaniello dice:

Beh giusto in "Ad una morta" poteva starci l'espressione "alla Wagner" :cat_lol: So che lui e Mascagni da studenti si comprarono a società la partitura del Parsifal, ma ne ho lette diverse.

Puccini andava a Bayreuth a sue spese, dove credo abbia proprio assistito al Parsifal.

On 25/10/2023 at 21:50, Majaniello dice:

L'idea che mi sono fatto è che fosse una moda effimera, ci fu un momentaneo entusiasmo per Wagner attorno agli anni '70, quando Wagner arrivò in Italia, tutti questi qui si organizzavano e si vedevano a Bologna, o andavano direttamente a Bayreuth e si bagnavano le mutandine. La storia non durò molto, quando Boito scrisse il Mefistofele gli era già passata, le tracce di Wagner nell'Amleto di Faccio sono poche, e pure Catalani, altro wagneriano convinto, aveva nel tempo trovato una sua cifra. Insomma Wagner qui attecchì meno di quel che si pensa, suscitava grande entusiasmo negli adolescenti scapigliati, ma poi i rami che fiorivano non avevano certo quelle radici. O meglio, i wagneriani veri c'erano pure, ma si condannarono ad vicolo cieco, parlo dei vari Franchetti, Smareglia, Gobatti, Mancinelli, Montemezzi, nella musica di questi Wagner si sente eccome. Il wagnerismo, nel senso di epigonismo wagneriano, è un'idea fallimentare in partenza, come un voler andare oltre un punto già estremo, chi se n'è accorto s'è salvato.

Era la novità delle novità, in quel periodo la musica italiana era un po' in decadenza. Non c'era ancora il ricambio generazionale del dopo Verdi.

On 25/10/2023 at 21:50, Majaniello dice:

Anche io penso sia così. Se ascolti Manon o Boheme con attenzione puoi cogliere persino qualche settima ascendente "mascherata", ma sono pochi elementi in un contesto nuovo... più che le psicologie in sè (che erano fini pure in Verdi), penso che a Puccini interessasse l'uso dell'orchestra come strumento di approfondimento psicologico, e questo potrebbe essere il contatto con Wagner (i leitmotiv sono sempre esistiti nella musica francese, non è certo prerogativa wagneriana), perchè la sua drammaturgia mi pare quella verdiana, aggiornata alle nevrosi di fine secolo. Puccini, tra l'altro, non è mai speculativo.

Wagner forniva a Puccini i mezzi per far "parlare" l'orchestra e gli permetteva di organizzare il materiale in un modo nuovo. Leggevo come proprio Manon, che aveva occasionali influenze dal Tristano,  a volte è organizzata come un poema sinfonico con voci, in cui l'orchestra si incarica di rappresentare i personaggi attraverso incisi e temi, anticipa situazioni cantate attraverso allusioni motiviche, descrive una psicologia e anche un ambiente. Il primo atto è fatto tutto in questo modo. L'orchestra è emancipata, ma non è wagneriana, in realtà sono wagneriani gli intenti rappresentativi. Nuova è anche l'armonia, e c'è un impiego inedito dei contrasti tonali: notavo che per descrivere qualche contrasto emotivo o psicologico, ricorre all'opposizione modalità-cromatismo e che questo mezzo diventa sempre più raffinato col passare degli anni (da quel che ho capito esisteva già nelle prime opere, ma diventa chiaro in Manon).

Vero che Puccini non è speculativo, però è incredibile che cerchi l'aderenza al dramma con mezzi nuovi, diciamo più naturali superando specifiche barriere formali. Un altro aspetto che, invece, mi lascia sempre perplesso del suo modus operandi, che non si ritrova in altri colleghi celebri d'Oltralpe, è il frammentismo. Scriveva per pezzi come nei grand opéra francesi, ma continuava a modificare, correggere, attaccare, spostare di continuo, come se cercasse di far quadrare un mosaico. Trovo stupefacente come un sistema di composizione così confusionario abbia poi generato risultati tanto compatti, almeno in apparenza all'ascolto.

On 25/10/2023 at 21:50, Majaniello dice:

Ma poi, la "sinfonizzazione" (si può dire?) dell'opera italiana è un processo ricorsivo, ogni tanto succede a prescindere dalle epoche e dai compositori. Di Jommelli i napoletani dicevano le stesse cose che gli inglesi dicevano di Puccini :D

Era evidente anche in altri autori di quella generazione, il primo è stato Catalani mi pare. Però, è solo con Puccini che la sinfonizzazione riesce pienamente. Forse era una evoluzione che era nell'aria e doveva in qualche modo compiersi, ma c'era bisogno del genio o del talento.

On 25/10/2023 at 21:50, Majaniello dice:

Penso che Puccini prendesse ciò che di buono gli serviva un po' di qua e un po' di là, e quindi anche da Wagner, come da Verdi, come prenderà le scale modali da Debussy ecc. C'è molto impressionismo in Puccini, ad esempio, senza la mollezza tipica dei francesi. Secondo me Wagner (e Strauss) hanno influenzato molto di più l'opera decadentista, che pure ha trovato suoi linguaggi anche molto lontani da Wagner stesso... certe dannunziate che si sentivano mi pare che ricalchino molto di più lo spirito di Tristano o Parsifal, al netto delle armonie più o meno diatoniche ecc.

edit: mi sono accorto di aver scritto un po' di robe alla rinfusa ma non ho tempo per aggiustare, sorry :P

Sicuramente era un compositore che ascoltava senza preclusioni mentali. Credo abbia guardato anche ai sinfonisti russi, in quel periodo iniziavano a girare le prime partiture di Caikovskij. Credo apprezzasse molto alcuni suoi poemi sinfonici. 

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On 26/10/2023 at 11:17, Madiel dice:

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In queste settimane non ho molto tempo per scrivere, ma stimolato dal tuo recente acquisto, ho rimesso nel lettore questo disco, secondo me tra me i più grandi mai incisi, e forse il culmine del percorso pucciniano del grande direttore siculo-veneziano. Ricordo ancora la prima volta che l'ascoltai, lo stupore fu così grande che quasi mi sembrava di sentire Tosca per la prima volta (e te lo dice uno che di Tosche  ne ha altre 8 in discoteca). Se poi uno la segue con la partitura davanti, gode ancora di più... :rolleyes:;)

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3 ore fa, Snorlax dice:

In queste settimane non ho molto tempo per scrivere, ma stimolato dal tuo recente acquisto, ho rimesso nel lettore questo disco, secondo me tra me i più grandi mai incisi, e forse il culmine del percorso pucciniano del grande direttore siculo-veneziano. Ricordo ancora la prima volta che l'ascoltai, lo stupore fu così grande che quasi mi sembrava di sentire Tosca per la prima volta (e te lo dice uno che di Tosche  ne ha altre 8 in discoteca). Se poi uno la segue con la partitura davanti, gode ancora di più... :rolleyes:;)

I cd pucciniani di Sinopoli hanno ottima fama critica. Io, poi, in genere ho sempre apprezzato questo direttore nell'opera. Di certo con Tosca non avrei ordinato Karajan :cat_lol:

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Quel Puccini di Sinopoli è universalmente recensito in maniera ottimale, godendo di altissima considerazione critica. Complesso concettualmente, strumentalmente sopraffino, pieno di dettagli inusitati e soprattutto carico di una straordinaria capacità quasi architettonica di ricreare atmosfere e paesaggi veramente eccitanti. Nel mio piccolo, non sono persuaso della scelta del timbro da basso acuto di Ramey per Scarpia (canta divinamente bene, intendiamoci, e non indulge in cafonate di vecchio stampo verista), ma avrei preferito più un classico baritono. Domingo meglio in Manon, d'altronde quella Tosca era la sua sesta (?!) in studio. Freni tra le grandi cantanti pucciniane di sempre, poco da dire.

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1 minuto fa, Ives dice:

Quel Puccini di Sinopoli è universalmente recensito in maniera ottimale, godendo di altissima considerazione critica. Complesso concettualmente, strumentalmente sopraffino, pieno di dettagli inusitati e soprattutto carico di una straordinaria capacità quasi architettonica di ricreare atmosfere e paesaggi veramente eccitanti. Nel mio piccolo, non sono persuaso della scelta del timbro da basso acuto di Ramey per Scarpia (canta divinamente bene, intendiamoci, e non indulge in cafonate di vecchio stampo verista), ma avrei preferito più un classico baritono. Domingo meglio in Manon, d'altronde quella Tosca era la sua sesta (?!) in studio. Freni tra le grandi cantanti pucciniane di sempre, poco da dire.

Concordo, ha un qualcosa di troppo aristocratico e pulito, però la voce è bellissima.

Prima di comprare il cd, mi ero ascoltato un po' di scene separate su youtube, notavo in effetti che Sinopoli fa un'analisi quasi maniacale del dettaglio orchestrale, vengono fuori particolari mai ascoltati prima e, in generale, la sua lettura ha una notevole freschezza. Fa sembrare nuova una partitura ormai logorata da quasi un secolo di repertorio (all'epoca di Sinopoli).

Ma, soprattutto, la soddisfazione è che ci sono i librettoni! :cat_lol:

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19 ore fa, Madiel dice:

Blitzstein: Regina di John Mauceri & Katherine Ciesinski & Angelina Reaux &  Sheri Greenawald & Theresa Merritt & Samuel Ramey & Timothy Noble & James  Maddalena & David Kübler & Bruce Hubbard

@Wittelsbach quando uno meno se l'aspetta la trova di seconda mano a una dozzina di euro :cat_smile:

Molto bella quest'opera, piena di musica splendida, lodatissima da Copland e Bernstein, rievoca le atmosfere sudiste del testo teatrale della Hellman facendo confluire splendidamente stili diversissimi tra valzer, polke, ragtime, blues. Avrebbe dovuto dirigerla Bernstein, che infatti impose le tre voci femminili, di cui si era artisticamente invaghito, ma poi lasciò il progetto a Mauceri per altri impegni. Peccato non fossero vocalmente questi fulmini di guerra, della serie anche i grandi sbagliano...ma qui funzionano molto bene. Bernstein negli anni'50/'60 voleva farla cantare addirittura alla Callas...😮

 

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On 26/10/2023 at 11:17, Madiel dice:

L'ho letta, non ho una conoscenza così approfondita di Puccini per rendermi conto di tutte le influenze giovanili. Invece, ascoltando meglio certe sue opere, mi rendo conto di quanto è stato fondamentale per creare la musica di Schreker :D A volte, il collega austriaco lo ha copiato quasi alla lettera!

Esatto, Ponchielli e La Gioconda sono stati fondamentali per la sua formazione, l'autore è stato suo maestro! 

Puccini andava a Bayreuth a sue spese, dove credo abbia proprio assistito al Parsifal.

Era la novità delle novità, in quel periodo la musica italiana era un po' in decadenza. Non c'era ancora il ricambio generazionale del dopo Verdi.

Wagner forniva a Puccini i mezzi per far "parlare" l'orchestra e gli permetteva di organizzare il materiale in un modo nuovo. Leggevo come proprio Manon, che aveva occasionali influenze dal Tristano,  a volte è organizzata come un poema sinfonico con voci, in cui l'orchestra si incarica di rappresentare i personaggi attraverso incisi e temi, anticipa situazioni cantate attraverso allusioni motiviche, descrive una psicologia e anche un ambiente. Il primo atto è fatto tutto in questo modo. L'orchestra è emancipata, ma non è wagneriana, in realtà sono wagneriani gli intenti rappresentativi. Nuova è anche l'armonia, e c'è un impiego inedito dei contrasti tonali: notavo che per descrivere qualche contrasto emotivo o psicologico, ricorre all'opposizione modalità-cromatismo e che questo mezzo diventa sempre più raffinato col passare degli anni (da quel che ho capito esisteva già nelle prime opere, ma diventa chiaro in Manon).

Vero che Puccini non è speculativo, però è incredibile che cerchi l'aderenza al dramma con mezzi nuovi, diciamo più naturali superando specifiche barriere formali. Un altro aspetto che, invece, mi lascia sempre perplesso del suo modus operandi, che non si ritrova in altri colleghi celebri d'Oltralpe, è il frammentismo. Scriveva per pezzi come nei grand opéra francesi, ma continuava a modificare, correggere, attaccare, spostare di continuo, come se cercasse di far quadrare un mosaico. Trovo stupefacente come un sistema di composizione così confusionario abbia poi generato risultati tanto compatti, almeno in apparenza all'ascolto.

Era evidente anche in altri autori di quella generazione, il primo è stato Catalani mi pare. Però, è solo con Puccini che la sinfonizzazione riesce pienamente. Forse era una evoluzione che era nell'aria e doveva in qualche modo compiersi, ma c'era bisogno del genio o del talento.

Sicuramente era un compositore che ascoltava senza preclusioni mentali. Credo abbia guardato anche ai sinfonisti russi, in quel periodo iniziavano a girare le prime partiture di Caikovskij. Credo apprezzasse molto alcuni suoi poemi sinfonici. 

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Devo decidermi a riascoltare e recensire perbene quella che è stata la mia prima Tosca, anzi il mio primo ascolto pucciniano, quando avevo solo 15 anni. Ero vergine all'epoca, non conoscevo il Puccini dei direttori italiani "tradizionali" da teatro, per cui crebbi con quell'idea di Puccini come compositore pienamente moderno, che è quanto traspare dalla concertazione e dalla direzione del maestro siculo-veneziano. Un capolavoro totale, ben servito da cantanti come una Mirella Freni in palla, un inedito e felpato Scarpia di Samuel Ramey e un Domingo sperimentato, non sfolgorante ma padrone perfetto di un ruolo a lui adattissimo!

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13 minuti fa, Wittelsbach dice:

 

Devo decidermi a riascoltare e recensire perbene quella che è stata la mia prima Tosca, anzi il mio primo ascolto pucciniano, quando avevo solo 15 anni. Ero vergine all'epoca, non conoscevo il Puccini dei direttori italiani "tradizionali" da teatro, per cui crebbi con quell'idea di Puccini come compositore pienamente moderno, che è quanto traspare dalla concertazione e dalla direzione del maestro siculo-veneziano. Un capolavoro totale, ben servito da cantanti come una Mirella Freni in palla, un inedito e felpato Scarpia di Samuel Ramey e un Domingo sperimentato, non sfolgorante ma padrone perfetto di un ruolo a lui adattissimo!

Insomma, ho fatto goal! :rolleyes:

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On 4/11/2023 at 16:30, glenngould dice:

E questo cos'è??

Ho paura a chiederti cosa sia la Sinfonia "Let it be" :ninja:

A dire il vero ne ho comprato anche un altro di Karamanov, ma mi vergogno a postarlo :ninja: Di recente ho letto il libro-intervista (EDT) di Restagno a Schnittke, e il grande russo a un certo punto parla di questo Karamanov, suo antico compagno di studi, descrivendolo come un genio sconosciuto. Da quello che ho ascoltato on line, sembra un pazzo apocalittico con tendenza al misticismo e alla trascendenza, come parecchi altri compositori russi all'epoca del crollo dell'URSS. Nulla di particolarmente moderno nel linguaggio a dire la verità, sembra in buona parte derivato dalla tradizione sacra ortodossa e da Shostakovich, la sua musica ha per lo più carattere pessimista. Le sinfonie in questione, che sono la 21 e la 23 (terz'ultima e ultima), fanno parte di una serie dedicata al ritorno di Cristo in terra. 

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Pachelbel • Handel • Haydn • Purcell • Vivaldi • Albinoni • Avison • The  English Concert • Trevor Pinnock – Pachelbel • Canon & Gigue / Handel • The  Arrival Of The Queen Of Sheba (1985, CD) - Discogs

Marie Galante-Chansons Dreigro: Amazon.de: CDs & Vinyl

Variations - song and lyrics by Alemdar Karamanov, Irina Bogdanova | Spotify  

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21 ore fa, Vigione dice:

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Janacek, compositore minore ma dallo stile unico.

Minore Janacek???? Nel forum non riscuote grandi consensi, ma nella storia della musica non è certo un autore di secondo piano.

Piuttosto, perché questa registrazione? On line si trovano a poco prezzo edizioni più prestigiose, tra cui quella eccellente di Mackerras

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9 ore fa, giobar dice:

Minore Janacek???? Nel forum non riscuote grandi consensi, ma nella storia della musica non è certo un autore di secondo piano.

Piuttosto, perché questa registrazione? On line si trovano a poco prezzo edizioni più prestigiose, tra cui quella eccellente di Mackerras

Sapevo che avrei attirato qualche dissenso con il termine "minore" associato a Janacek. Io nella mia ignoranza lo reputo tale ma senza screditarlo, anzi apprezzo tanto il suo stile e soprattutto i suoi due quartetti per archi (senza dimenticare la messa).

 

Riguardo al scelta di questa registrazione, è quella che ho trovato su amazon, non me ne sono comparse altre di edizioni purtroppo e per pigrizia non ho cercato.

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