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L'ultimo CD acquistato (musica classica)


BaBi_YAR
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7 ore fa, superburp dice:

I dischi in mono per un singolo strumento però non mi sembrano così un dramma.

 

5 ore fa, giobar dice:

E poi 4 dischi mono su ben 27 non sono tanti per un pianista con una carriera tanto lunga 

 

3 ore fa, Snorlax dice:

Non ti preoccupare Wittels, da quel poco che ho ascoltato, è un ottimo mono che non disturba affatto l'ascolto.

Piuttosto io sono sorpreso di aver trovato ben tre registrazioni della Hammerklavier, sono proprio curioso di trovare analogie e differenze tra di esse. :o

Era un po' per provocare, non sono certo un talebano del suono...
Però devo dire che i mono dei tardi anni Cinquanta della Emi mi sono rimasti sempre antipatici e non certo al livello di quelli che la Decca realizzava fino all'estate del '54. Tanto più che quelli francesi, e soprattutto quelli italiani, erano inferiori a quelli della stessa Emi in Inghilterra o in Paesi tedeschi.

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8 ore fa, Wittelsbach dice:


Però devo dire che i mono dei tardi anni Cinquanta della Emi mi sono rimasti sempre antipatici e non certo al livello di quelli che la Decca realizzava fino all'estate del '54. Tanto più che quelli francesi, e soprattutto quelli italiani, erano inferiori a quelli della stessa Emi in Inghilterra o in Paesi tedeschi.

Non ho colto il riferimento all'estate del '54: che cosa cambiò per la Decca?

Quanto alle registrazioni italiane, purtroppo è stato un problema generale: basti pensare alla pessima qualità delle registrazioni della RAI o di quelle dei teatri lirici ancora nei primi anni 80 a confronto con quelle inglesi, tedesche o americane.

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5 ore fa, giobar dice:

Non ho colto il riferimento all'estate del '54: che cosa cambiò per la Decca?

Credo che Wittels si riferisse al momento storico in cui la Decca cominciò a registrare stabilmente in stereo. Alla fine del maggio del 1954 infatti, a Ginevra, Ansermet a capo della sua orchestra elvetica incise in suono stereofonico Antar di Rimskij-Korsakov, determinando la svolta stereofonica della casa discografica britannica.

In ogni caso la Decca era stata anticipata di qualche mese dalla RCA, infatti nel febbraio dello stesso anno Munch registrò in stereo con i suoi bostonians una grande Damnation de Faust.

EMI rimase indietro di qualche anno, complice anche la miopia di Walter Legge, fin dall'inizio titubante nei confronti della nuova tecnica di registrazione.

Tutto questo senza contare alcune incisioni sperimentali degli anni precedenti: vedi Stokowski o anche la Telefunken negli ultimi anni di guerra (a tal proposito è doveroso citare l'Ottava di Bruckner diretta da Karajan nel 1944, che purtroppo ci è pervenuta monca, priva del primo movimento).

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4 ore fa, Snorlax dice:

Credo che Wittels si riferisse al momento storico in cui la Decca cominciò a registrare stabilmente in stereo. Alla fine del maggio del 1954 infatti, a Ginevra, Ansermet a capo della sua orchestra elvetica incise in suono stereofonico Antar di Rimskij-Korsakov, determinando la svolta stereofonica della casa discografica britannica.

In ogni caso la Decca era stata anticipata di qualche mese dalla RCA, infatti nel febbraio dello stesso anno Munch registrò in stereo con i suoi bostonians una grande Damnation de Faust.

EMI rimase indietro di qualche anno, complice anche la miopia di Walter Legge, fin dall'inizio titubante nei confronti della nuova tecnica di registrazione.

Tutto questo senza contare alcune incisioni sperimentali degli anni precedenti: vedi Stokowski o anche la Telefunken negli ultimi anni di guerra (a tal proposito è doveroso citare l'Ottava di Bruckner diretta da Karajan nel 1944, che purtroppo ci è pervenuta monca, priva del primo movimento).

Ah, ecco...grazie :thumbsup_anim: Non avevo capito che il riferimento fosse al passaggio alle registrazioni stereo.

Lo scetticismo di Legge davanti alla stereofonia è noto, tanto è vero che per molte importanti produzioni Emi della seconda metà degli anni 50 la registrazione stereo in parallelo a quella ufficiale mono fu quasi un esercizio di stile.

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On 30/11/2020 at 14:19, Wittelsbach dice:

Appena arrivato anche a me, e subito buttato giù dai primi quattro dischi in mono! Vabbè, per me non è così grave, ma immaginavo che la roba monofonica fosse meno.

Ma c'è mai stato qualcuno che ha interpretato meglio di lui queste paginette elusive ed enigmatiche? Se esiste, non l'ho mai sentito.

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On 13/10/2020 at 23:44, Wittelsbach dice:

Se la seconda la conosco per il capolavoro che è, della prima non so che dire, non avendola mai orecchiata: non stimo troppo Guleghina e soprattutto Cura. Muti invece sì, anche se il suo Puccini è sempre stato controverso. Un giorno su Spotify una chance ci sarà per lui!

Ciao Wittels! Quella Manon è ottima soprattutto per la direzione d'orchestra di Muti: limpida, lineare, piena di verve e di timbri con un arco drammatico coerente. Per gli interpreti scelti non saprei mi sembran corretti e ben collocati nella realizzazione del Direttore.  La Boheme di Karajna è il classico dei classici anche se la mia edizione discografica preferita resta quella di Schippers con Gedda e la Freni:

 

----

 

I Berliner cameristici: 

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41 minuti fa, Wittelsbach dice:

Aspettate, questo mi era sfuggito!
Chi cavolo sarebbe costui? Vedo da wikipedia che è di vita recentissima!

:D 

Era uno dei maggiori compositori brasiliani del secondo novecento. E' morto nel 2010. I lavori in questione non li ho ancora ascoltati (il cd si è perso nei meandri della posta :frustrated:), ma da quel poco che ho sentito on line sono di carattere un po' eclettico (un miscuglio di modernità temperata e di musica popolare brasiliana, almeno nel Concerto per pianoforte). L'unico lavoro completo che conosco di Almeida Prado è questo

 

Risale, però, a un momento diverso rispetto ai concerti del cd, che sono successivi di alcuni anni e hanno uno stile più eclettico.

Credo che potrebbe piacerti!

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