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  • 6 months later...
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Non so se qui si è parlato dell'integrale di Krivine con la Chambre Philharmonique e di quella di Immerseel con l'ensemble Anima Eterna. Li sto ascoltando entrambi e per ora non mi dispiacciono affatto. Intanto però volevo segnalare queste uscite:

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La Nona della Bach-Stiftung di Rudolf Lutz (di cui è uscita anche la Terza) soffre di un po' di riverbero ma tutti gli strumenti si sentono bene, molto fedele alle indicazioni metronomiche di Beethoven. Suzuki è più libero nei tempi, soprattutto nell'Adagio, lettura complessivamente più tradizionale ma con strumenti d'epoca, il Bach Collegium Japan suona benissimo e la registrazione BIS è di prim'ordine.

Qualcuno le ha ascoltate?

  • 2 weeks later...
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Continuo qui un discorso che avevo cominciato in altro topic con @Madiel a proposito delle mie prime esperienze d'ascolto delle sinfonie di Beethoven. Le prime che ho ascoltato in assoluto sono state la Terza, la Sesta, la Quinta e la Nona in vinile, non avevo nemmeno dieci anni. I dischi, che non possiedo più da almeno tre decenni, erano questi:

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Sono dischi che ho trovato tutti nella raccolta di mio padre, che non ascoltava molta musica classica da giovane.

Quello di Bruno Walter con la Columbia era un doppio vinile, in una facciata ci stava tutta la Quinta, nella seconda i primi due movimenti della Nona, sul primo lato del secondo disco era registrato l'Adagio molto e cantabile e sull'ultimo lato il Finale.

I due dischi della Quadrifoglio sono invece un caso a parte: non so dove mio padre li avesse reperiti, le uniche cose che so per certo sono le seguenti:

1. Per quanto riguarda la Sesta, Walter Kness non è mai esistito e neppure la Festival Philarmoniker.

2. Per quanto riguarda la Terza, a Brno c'è un'orchestra ma non si chiama come è indicato sul disco, e il direttore, identificato come Leonid Bronsky, in altri dischi a lui attribuiti compare con il nome Lionid. 

3. Le orchestre erano di livello assoluto, le sinfonie erano dirette magistralmente e i dischi si sentivano molto bene.

Le mie deduzioni sono abbastanza ovvie: si trattava di registrazioni "prese in prestito" da altre etichette blasonate, magari da quella gialla. Le mie conclusioni: posso dare un nome preciso al direttore e all'orchestra responsabili dell'imprinting che ho avuto nella Quinta e nella Nona (Bruno Walter, Columbia Symphony Orchestra), ma non nella Terza e nella Sesta, anche se da ascolti successivi e ripescando nei miei ricordi un sospetto ce l'ho (Karl Bohm con i Wiener Philharmoniker?)

Per quanto riguarda le altre sinfonie, le ho ascoltate per la prima volta qualche anno dopo in cd:

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E i vostri primi ascolti di Beethoven quali sono stati?

@Ives @Majaniello @il viandante del sud @Wittelsbach @superburp e chiunque voglia intervenire

 

Posted
1 ora fa, Florestan dice:

Continuo qui un discorso che avevo cominciato in altro topic con @Madiel a proposito delle mie prime esperienze d'ascolto delle sinfonie di Beethoven. Le prime che ho ascoltato in assoluto sono state la Terza, la Sesta, la Quinta e la Nona in vinile, non avevo nemmeno dieci anni. I dischi, che non possiedo più da almeno tre decenni, erano questi:

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Sono dischi che ho trovato tutti nella raccolta di mio padre, che non ascoltava molta musica classica da giovane.

Quello di Bruno Walter con la Columbia era un doppio vinile, in una facciata ci stava tutta la Quinta, nella seconda i primi due movimenti della Nona, sul primo lato del secondo disco era registrato l'Adagio molto e cantabile e sull'ultimo lato il Finale.

I due dischi della Quadrifoglio sono invece un caso a parte: non so dove mio padre li avesse reperiti, le uniche cose che so per certo sono le seguenti:

1. Per quanto riguarda la Sesta, Walter Kness non è mai esistito e neppure la Festival Philarmoniker.

2. Per quanto riguarda la Terza, a Brno c'è un'orchestra ma non si chiama come è indicato sul disco, e il direttore, identificato come Leonid Bronsky, in altri dischi a lui attribuiti compare con il nome Lionid. 

3. Le orchestre erano di livello assoluto, le sinfonie erano dirette magistralmente e i dischi si sentivano molto bene.

Le mie deduzioni sono abbastanza ovvie: si trattava di registrazioni "prese in prestito" da altre etichette blasonate, magari da quella gialla. Le mie conclusioni: posso dare un nome preciso al direttore e all'orchestra responsabili dell'imprinting che ho avuto nella Quinta e nella Nona (Bruno Walter, Columbia Symphony Orchestra), ma non nella Terza e nella Sesta, anche se da ascolti successivi e ripescando nei miei ricordi un sospetto ce l'ho (Karl Bohm con i Wiener Philharmoniker?)

Per quanto riguarda le altre sinfonie, le ho ascoltate per la prima volta qualche anno dopo in cd:

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E i vostri primi ascolti di Beethoven quali sono stati?

@Ives @Majaniello @il viandante del sud @Wittelsbach @superburp e chiunque voglia intervenire

 

Credo la Pastorale (con la quale avevo un po' di confidenza grazie a Fantasia, quindi a Stokowski), di cui mio padre aveva il 33 giri di Toscanini (con la NBC) e Furtwängler (EMI, non ricordo quale orchestra). All'epoca preferivo la rapidità di Toscanini (che nella Pastorale devo dire mi piace, tranne per i due accordi finali che mi smontano molto).

Per il resto, la grande rivoluzione per me fu quando mio padre passò ai cd e prese l'integrale di Furt. Me la feci prestare e iniziai con la quinta. Dopo quell'ascolto divenni un ascoltatore seriale di classica, lasciando perdere il resto. Poi piano piano ho ascoltato anche le altre, tutte da quell'integrale.

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5 ore fa, Florestan dice:

E i vostri primi ascolti di Beethoven quali sono stati?

Banalmente Karajan e Bernstein, perché erano direttori che diciamo collezionavo.. Ero ancora abbastanza persuaso della collusione di Beethoven col romanticismo. Poi la 4 e la 7 di Kleiber, altre interpretazioni considerate classiche all'epoca, che mi accesero delle nuove idee. Così mi procurai Solti, credendo di inseguire un po' quel discorso. Norrington mi ha aperto invece alle possibilità dello storicamente informato applicato al repertorio ottocentesco, e li fui definitivamente persuaso dall'idea di Beethoven artista post-rivoluzionario (nel senso di rivoluzione francese). Presi anche Gardiner, all'epoca pompatissimo, ma a quel punto lo trovai un po' troppo... romantique:D poi venne tutto il resto. In particolare un periodo mi fissai con Monteux, incisioni vecchie e misconosciute, ma piuttosto "moderne" (dal mio punto di vista di, a quel punto, classicista convinto). Così capii che c'era tutta una vecchia tradizione meno mainstream, anche di direttori tedeschi (Busch, Scherchen, Eric Kleiber, lo stesso Strauss, Schuricht ecc) che andava in quella direzione. 

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Questa fu la prima edizione che ascoltai e che conservo ancora oggi. Un bestseller del 1962 di Selezione dal Reader's Digest, era abbonato mio padre, direttamente dal garage di casa mia :D 

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Il producer fu Charles Gerhardt e il sound enginer Kenneth Wilkinson. Fu scelta come studio la Walthamstow Hall di Londra per la sua eccellente acustica. Il risultato di Renè Leibowitz, ancora oggi, dà parecchi punti a tante integrali dell'epoca, sia dal punto di vista musicale che tecnico. C'era anche una guida all'ascolto, molto utile e ben scritta. Certo, l'organico della mitica Royal Philharmonic Orchestra era molto nutrito, con fiati raddoppiati e oltre nelle sinfonie più eroiche e una grande massa d'archi. Poi arrivarono i vari Karajan (anni '60, poco tempo dopo sempre vinile), Bernstein (DG), Solti (Decca)...quelle filologiche dagli anni '90, le comprai io, sicuramente fondamentali per aprire nuove strade, Gardiner e Harnoncourt.

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9 ore fa, Majaniello dice:

Banalmente Karajan e Bernstein, perché erano direttori che diciamo collezionavo.. Ero ancora abbastanza persuaso della collusione di Beethoven col romanticismo. Poi la 4 e la 7 di Kleiber, altre interpretazioni considerate classiche all'epoca, che mi accesero delle nuove idee. Così mi procurai Solti, credendo di inseguire un po' quel discorso. Norrington mi ha aperto invece alle possibilità dello storicamente informato applicato al repertorio ottocentesco, e li fui definitivamente persuaso dall'idea di Beethoven artista post-rivoluzionario (nel senso di rivoluzione francese). Presi anche Gardiner, all'epoca pompatissimo, ma a quel punto lo trovai un po' troppo... romantique:D poi venne tutto il resto. In particolare un periodo mi fissai con Monteux, incisioni vecchie e misconosciute, ma piuttosto "moderne" (dal mio punto di vista di, a quel punto, classicista convinto). Così capii che c'era tutta una vecchia tradizione meno mainstream, anche di direttori tedeschi (Busch, Scherchen, Eric Kleiber, lo stesso Strauss, Schuricht ecc) che andava in quella direzione. 

Aggiungo che il mio primissimo Beethoven, comprato nel 1994 in edicola, fu questo:

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Orchestra di Lubiana diretta da Anton Nanut. Forse la prima cosa di musica classica comprata e non trovata a casa (che poi a casa c'era ben poco). Assieme ad un Trovatore di Pertile (sempre audiocassetta). 

Posted

s-l960.pngI miei primi ascolti furono due cd con le sinfonie 5, 7 e 9 eseguite dalla Nicolaus Esterházy Sinfonia diretta da Béla Drahos (registrazioni Naxos). Facevano parte della raccolta "Classica Millennium. Mille anni di musica classica", edita dalla Fabbri Classica. 

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On 22/08/2025 at 17:27, Endymion dice:

I miei primi ascolti furono due cd con le sinfonie 5, 7 e 9 eseguite dalla Nicolaus Esterházy Sinfonia diretta da Béla Drahos (registrazioni Naxos). Facevano parte della raccolta "Classica Millennium. Mille anni di musica classica", edita dalla Fabbri Classica. 

Non conosco

 

On 22/08/2025 at 11:41, Majaniello dice:

Orchestra di Lubiana diretta da Anton Nanut

Idem

 

On 22/08/2025 at 08:35, Ives dice:

Il risultato di Renè Leibowitz, ancora oggi, dà parecchi punti a tante integrali dell'epoca, sia dal punto di vista musicale che tecnico. C'era anche una guida all'ascolto, molto utile e ben scritta. Certo, l'organico della mitica Royal Philharmonic Orchestra era molto nutrito, con fiati raddoppiati e oltre nelle sinfonie più eroiche e una grande massa d'archi.

Questa sì, bella edizione.

On 21/08/2025 at 22:50, superburp dice:

Credo la Pastorale (con la quale avevo un po' di confidenza grazie a Fantasia, quindi a Stokowski), di cui mio padre aveva il 33 giri di Toscanini (con la NBC) e Furtwängler (EMI, non ricordo quale orchestra). All'epoca preferivo la rapidità di Toscanini (che nella Pastorale devo dire mi piace, tranne per i due accordi finali che mi smontano molto).

Per il resto, la grande rivoluzione per me fu quando mio padre passò ai cd e prese l'integrale di Furt. Me la feci prestare e iniziai con la quinta

Furt l'ho conosciuto dopo Karajan ed è stato come ascoltare Beethoven per la prima volta.

On 22/08/2025 at 03:07, Majaniello dice:

Banalmente Karajan e Bernstein, perché erano direttori che diciamo collezionavo.. Ero ancora abbastanza persuaso della collusione di Beethoven col romanticismo. Poi la 4 e la 7 di Kleiber, altre interpretazioni considerate classiche all'epoca, che mi accesero delle nuove idee. Così mi procurai Solti, credendo di inseguire un po' quel discorso. Norrington mi ha aperto invece alle possibilità dello storicamente informato applicato al repertorio ottocentesco, e li fui definitivamente persuaso dall'idea di Beethoven artista post-rivoluzionario (nel senso di rivoluzione francese). Presi anche Gardiner, all'epoca pompatissimo, ma a quel punto lo trovai un po' troppo... romantique:D poi venne tutto il resto. In particolare un periodo mi fissai con Monteux, incisioni vecchie e misconosciute, ma piuttosto "moderne" (dal mio punto di vista di, a quel punto, classicista convinto). Così capii che c'era tutta una vecchia tradizione meno mainstream, anche di direttori tedeschi (Busch, Scherchen, Eric Kleiber, lo stesso Strauss, Schuricht ecc) che andava in quella direzione. 

Percorso interessante. Io ho conosciuto il Beethoven hip molto più tardi, credo con Gardiner, e al primo ascolto non mi colpì molto; alla scuola beethoveniana "neoclassica" appartenevano certamente Erich Kleiber e Schuricht, forse a modo suo anche Szell, che di Strauss era stato aiutante: la sua integrale è stata rivalutata col tempo, all'epoca mi sembra di ricordare che non vendette molto, o almeno c'erano altri che dirigendo Beethoven vendevano più di lui.

  • 2 weeks later...
Posted

Al rientro dalle ferie, recupero questo simpatico scambio di ricordi...

Il mio esordio con Beethoven fu anche l'esordio degli ascolti in autonomia, frugando in libertà nella piccola ma stimolante discoteca dei miei genitori, dopo un fulminante impulso dato, in prima media, da una bravissima insegnante di musica che propose interessantissimi ascolti guidati di Smetana (Moldava), Prokofiev (Alexander Nevsky) e Borodin (Nelle steppe dell'Asia centrale). Cominciai ad ascoltare avidamente tutto quello che c'era e, per le sinfonie di LvB:
Terza - Odd Gruner-Egge (Selezione del RD) - esecuzione pesantissima e sinfonia apprezzata solo in seguito in esecuzioni più brillanti e persuasive
Quarta e Ottava - Furtwangler - affascinanti
Quinta, Sesta e Settima - Karajan/Philharmonia - effetto esaltante e vero imprinting beethoveniano insieme con
Nona - Klemperer - amore al primo ascolto

A quel punto, mancavano all'appello soltanto Prima e Seconda, che acquistai personalmente, con soldini regalati dal nonno, nella storica prima incisione Karajan/Berliner/DG. Il mio primo disco, comprato insieme alla Prima di Brahms nella parallela serie Karajan/Berliner/DG. 

Nel corso di ormai tantissimi anni, ovviamente, gli ascolti e i gradimenti si sono ampliati a dismisura e diversificati, ma quelle incisioni - e soprattutto la Quarta di Furt, la Sesta di Karajan e la Nona di Klemperer - hanno mantenuto il loro fascino e le riascolto sempre con grande piacere, una sorta di "persistenza della memoria" salda per decenni.

  • 2 months later...

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