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Fryderyk

Fuori da questo tempo...

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secondo me nn bisogna scervellarsi troppo su chissà quale pensiero...nè fossilizzarsi su un periodo come ad esempio il romanticismo;spesso infatti è una tappa fondamentale,e c'è chi ne esce fuori ed esplora altri versanti della musica colta,come ci sn altri che rimangono intrappolati in questo mondo caleidoscopico e sentimentale.Anche io un tempo mi sentivo "chopin :wub: " e andavo suonando soltanto notturni e preludi con aria melanconica ecc;un periodo mi sentivo "liszt B) " e suonavo ricercando l'acrobazia,i salti,e studiavo 1 ora al giorno soltanto la cadenza del sogno d'amore per cercare di farla superveloce...ora come ora mi sento "skrjabin :ph34r: " perchè mi intrigano le atmosfere indecise,vaghe,tenebrose ed aliene(e chissà,forse sto impazzendo O_o ).

Tutto questo per dire che ogni tanto va bene un po' di aria nuova,e soprattutto che a quest'ora nn bisogna mai fidarsi di quello che scrivo :o

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Beh Skriabin....

Io sento di essere me stesso e basta!

Ogni tentativo di immedesimazione è inutile!

Non mi interessa chi sia l'autore e a quale periodo appartenga!

Basta ke il pezzo sia bello, velocissimo, potente e accattivante! :P:P:P

Io suono per divertirmi...se però non mi diverto più faccio altro e riprendo il giorno dopo!

Se il pezzo non mi piace lo faccio contro-voglia giusto per accontentare il mio maestro, e se lo passo per me è una liberazione!!! :lol::lol::lol:

Però se mi tocca rifarlo mi sento una merda!

Soldi, tempo ed energie spese per il cazzo! (scusate il termine) :ph34r::ph34r:

Ed a questo si aggiungono le critiche e le parole di disgusto dell'insegnante!

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Guest sPaCeMaN
Ciao a tutti.

Non vorrei tediarvi con le mie questioni esistenziali,comunque provo lo stesso ad esternarvi il mio vissuto.

E' presto detto:questa vita...le persone... il vicinato,la quotidianità...i colleghi di lavoro...:realtà difficili,aspre,false...poi la sofferenza...la malattia...la perdita...è tutto così terribilmente complicato...è come se mi sentissi inadeguato ad affrontare la quotidianità fatta di nulla,di questioni di bottega,fatta di doppi sensi,di furberie di alta scuola.

Tutto sembra ruotarmi intorno in maniera vorace,predaoria,troppo velove come un disco a 4500 mila giri.

Ed io?

Io suono.

Io mi cullo nel sogno fantastico della musica,del mio strumento che mi ama come un padre:il pianoforte.

Amo la sua linearità,la sua verità,non mi tradisce mai,come padre è lì fedele,c'è sempre.

Quelle note sono per me la chiave per interpretare questa realtà troppo artefatta e violenta.

Mi sento dire spesso che sono un idealista,un romantico che doveva nascere in un altro secolo,forse è vero.

Ma sono nato in questo secolo,in questi anni perdio.

Domani c'è un vicino di casa che mi creerà problemi per una siepe,per una rete che fa da confine,ed io qui con il mio pugno di note strette strette come sorelle,come perle di una vita che altrimenti mi saprebbe troppo complicata e dura...e resisto perdio resisto.

Non so,forse sono fuori tempo,o peggio fuori di testa,non lo so...ditemelo voi e soprattutto ditemi se anche a voi vi capita di avere i miei stessi pensieri.

Mi aggrappo a queste note come fossero medicine per digerire meglio la realtà che mi circonda...ecco,presto detto.

Un romantico...fuori tempo...malato... di vita,di suoni sussurrati,urlati...forse senza il mio pianoforte avrei urlato la mia disperazione in altri modi,forse reclamando quella siepe di confine,mah...

Grazie e scusate per lo sfogo e riflessione alquanto personale.

Ciao.

Fryderyk

E' ammirevole la tua capacità di tradurre in un testo così elegante ciò che ti passa per la testa, tanto che pur volendo, sarebbe difficile contraddirti.

Lasciati dire però che se tu guardassi meno in casa d'altri probabilmente ritroveresti fra le tue mani un giradischi tipo questo, con il quale regolare i giri del disco e addirittura scratchare.

E' una metafora poco adatta a questo forum, ma efficace: serve a farti capire che al volante della tua vita ci sei tu e non certo chi cerca di ignorare i propri limiti imponendone agli altri.

Inoltre ricorda che le difficoltà della vita esistono per tutti, anzi, troverai sempre situazioni peggiori della tua. Perciò rimboccati le maniche e cerca di essere più ottimista: chi ha detto che non è possibile essere romantici nel 2006? Credi che Chopin abbia composto i suoi capolavori nella totale spensieratezza, felice di appartenere al "Romanticismo" ?

Se non ti avessero insegnato a catalogare i compositori oggi non baderesti a certe questioni esistenziali, che non ti aiutano a risolvere i problemi più concreti.

Cerca di non rendere il pianoforte motivo di riflessioni amare, ma piuttosto di felicità.

Se non hai visto il film American Beauty, fallo al più presto e capirai che intendo se ti dico di cogliere la bellezza di ciò che ti circonda in ogni singolo momento della tua (romantica :D) esistenza.

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Ciao a tutti.

Non vorrei tediarvi con le mie questioni esistenziali,comunque provo lo stesso ad esternarvi il mio vissuto.

E' presto detto:questa vita...le persone... il vicinato,la quotidianità...i colleghi di lavoro...:realtà difficili,aspre,false...poi la sofferenza...la malattia...la perdita...è tutto così terribilmente complicato...è come se mi sentissi inadeguato ad affrontare la quotidianità fatta di nulla,di questioni di bottega,fatta di doppi sensi,di furberie di alta scuola.

Tutto sembra ruotarmi intorno in maniera vorace,predaoria,troppo velove come un disco a 4500 mila giri.

Ed io?

Io suono.

Io mi cullo nel sogno fantastico della musica,del mio strumento che mi ama come un padre:il pianoforte.

Amo la sua linearità,la sua verità,non mi tradisce mai,come padre è lì fedele,c'è sempre.

Quelle note sono per me la chiave per interpretare questa realtà troppo artefatta e violenta.

Mi sento dire spesso che sono un idealista,un romantico che doveva nascere in un altro secolo,forse è vero.

Ma sono nato in questo secolo,in questi anni perdio.

Domani c'è un vicino di casa che mi creerà problemi per una siepe,per una rete che fa da confine,ed io qui con il mio pugno di note strette strette come sorelle,come perle di una vita che altrimenti mi saprebbe troppo complicata e dura...e resisto perdio resisto.

Non so,forse sono fuori tempo,o peggio fuori di testa,non lo so...ditemelo voi e soprattutto ditemi se anche a voi vi capita di avere i miei stessi pensieri.

Mi aggrappo a queste note come fossero medicine per digerire meglio la realtà che mi circonda...ecco,presto detto.

Un romantico...fuori tempo...malato... di vita,di suoni sussurrati,urlati...forse senza il mio pianoforte avrei urlato la mia disperazione in altri modi,forse reclamando quella siepe di confine,mah...

Grazie e scusate per lo sfogo e riflessione alquanto personale.

Ciao.

Fryderyk

Sicuramente hai una apprezzabile sensibilità, ma descrivi lo strumento come l'oppio nell'inghilterra tra settecento e ottocento, e cioè come mezzo per fuggire dalla realtà e dal tempo.

La musica è cultura, e il suo rapporto con il tempo è come quello tra variabile dipendente e variabile indipendente in una funzione, mi spiego: la musica è figlia del "tempo che fu" perchè capace di rievocare atmosfere e sentimenti che furono, ma non può prescindere dal "tempo che è" perchè assume il suo senso compiuto solo se contestualizzata.

Ora, al mio modo di vedere le cose, rifugiarsi nella musica pensando che essa possa prescindere dal "tempo che è" è una piacevole illusione destinata però(come tutte le illusioni) a lasciare il tempo che trova. Così finiresti per vivere in funzione di una illusione che come una droga ti permette di fuggire dal tempo, ma che a lungo andare ti porta ad una ed una sola domanda: quanto durerà la prossima dose?...perchè diciamocelo alla fine si torna sempre alla cara vecchia siepe di cui leopardianamente parli.

In sintesi l'approccio depressivo che trova sfogo e conferma nella musica, tende a giustificare e a dare un senso alle nostre scelte e cioè che siamo dei potenziali "depressi". Questo non vuole essere un giudizio, ma una riflessione di carattere sociopsicologico che porta alla definizione di un fenomeno largamente diffuso di gente che fugge dalla realtà grazie ad un mezzo di piacere inebriante e seducevole che giustifica, avvalora e accresce, ma soprattutto senza risolvere una potenziale depressione.

E' evidente che il problema non è la gente, ma le condizioni che conducono un uomo ad una fase depressiva. Tuttavia il fuggire senza risolvere è da sempre caratteristica di una persona "debole, ingenua o addirittura ignara di un problema in itinere e perchè no superba in quanto crede di dominare una scelta che prima o poi prenderà il sopravvento".

Detto tra noi Fryderyk i problemi non si risolvono nè si decantano con la musica. La musica non risolve il problema della fame nel mondo, non salva la vita a centinaia di soldati in guerra, ma ha la grande potenzialità di farti guardare oltre la leopardiana siepe...verso l'infinito. E di attingere, da questo sguardo sull'immenso, coraggio e fiducia per risolvere i problemi.(e suciramente la intendi in questo modo)

Ps: non ti ho dato del depresso(lungi da me), è un discorso di carattere generale atto a mettere in evidenza un modo di vedere le cose.

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La musica non risolve il problema della fame nel mondo, non salva la vita a centinaia di soldati in guerra, ma ha la grande potenzialità di farti guardare oltre la leopardiana siepe...verso l'infinito.

Ti pare poco?

Lungi da me dal risolvere i problemi del mondo,non ho questa capacità,è grassa se risolvo i miei di problemi:la Musica per me è questo,non è solo "illusione leopardiana" è di più...me la ritrovo sulla realtà quotidiana.

Quando suono non pigio dei tasti semplicisticamente non leggo delle note in un pentagramma,questo è un compito per pappagalli o per per chi scriva a macchina.

Ti sembrerà strano se dico ciò che sto per dire:io non solo guardo oltre la siepe grazie alle noticine di Clementi e Bach,grazie alla Musica trovo in me la capacità di leggere il presente con occhi diversi...In buona sostanza la Musica per me è Maestra/Padre,è come un Tempo Cosmico dentro di me che mi accompagna in ogni momento della giornata,è più di un semplice ascolto,è più di una semplice digitalizzazione materica del suono,intendi?

Rifugio?

Non ho niente contro i rifugi,anzi oggi come oggi bisogna averli eccome,ma se sono riuscito a farmi capire,per me è più che un semplice rifugio la Musica e lo strumento:forse è questione di sensibilità e lungi da me dal dire che tu non sei sensibile.

Non ho fatto il classico,ma Cartesio disse "cogito ergo sum",bene in quel -cogito-io metto la Musica,lo Strumento...attraverso la Musica io penso interpreto il presente,dunque esisto.

Fryderyk

Forse sono stato frainteso,o non sono stato chiaro io,ma volevo proprio farvi capire ciò che tu hai appena detto e che ho quotato con soddisfazione.

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Sicuramente hai una apprezzabile sensibilità, ma descrivi lo strumento come l'oppio nell'inghilterra tra settecento e ottocento, e cioè come mezzo per fuggire dalla realtà e dal tempo.

La musica è cultura, e il suo rapporto con il tempo è come quello tra variabile dipendente e variabile indipendente in una funzione, mi spiego: la musica è figlia del "tempo che fu" perchè capace di rievocare atmosfere e sentimenti che furono, ma non può prescindere dal "tempo che è" perchè assume il suo senso compiuto solo se contestualizzata.

Ora, al mio modo di vedere le cose, rifugiarsi nella musica pensando che essa possa prescindere dal "tempo che è" è una piacevole illusione destinata però(come tutte le illusioni) a lasciare il tempo che trova. Così finiresti per vivere in funzione di una illusione che come una droga ti permette di fuggire dal tempo, ma che a lungo andare ti porta ad una ed una sola domanda: quanto durerà la prossima dose?...perchè diciamocelo alla fine si torna sempre alla cara vecchia siepe di cui leopardianamente parli.

In sintesi l'approccio depressivo che trova sfogo e conferma nella musica, tende a giustificare e a dare un senso alle nostre scelte e cioè che siamo dei potenziali "depressi". Questo non vuole essere un giudizio, ma una riflessione di carattere sociopsicologico che porta alla definizione di un fenomeno largamente diffuso di gente che fugge dalla realtà grazie ad un mezzo di piacere inebriante e seducevole che giustifica, avvalora e accresce, ma soprattutto senza risolvere una potenziale depressione.

E' evidente che il problema non è la gente, ma le condizioni che conducono un uomo ad una fase depressiva. Tuttavia il fuggire senza risolvere è da sempre caratteristica di una persona "debole, ingenua o addirittura ignara di un problema in itinere e perchè no superba in quanto crede di dominare una scelta che prima o poi prenderà il sopravvento".

Detto tra noi Fryderyk i problemi non si risolvono nè si decantano con la musica. La musica non risolve il problema della fame nel mondo, non salva la vita a centinaia di soldati in guerra, ma ha la grande potenzialità di farti guardare oltre la leopardiana siepe...verso l'infinito. E di attingere, da questo sguardo sull'immenso, coraggio e fiducia per risolvere i problemi.(e suciramente la intendi in questo modo)

Ps: non ti ho dato del depresso(lungi da me), è un discorso di carattere generale atto a mettere in evidenza un modo di vedere le cose.

mi trovi d'accordissimo ;)

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Buongiorno al Forum e buona domenica.

Credo che a tutti noi strumentisti professionisti e non,

agli inizi dei nostri studi sia capitato,di capire che si stava migliorando percependo che quel determinato

ostacolo una volta superato ci avrebbe portato ad un progresso tecnico.

Ok,fin qui nulla di eccezionale:superamento ostacolo>>>miglioramento tecnico...

A me è successo qualcosa di diverso ed ovviamente credo di non essere

stato il solo a fare questa "scoperta" mirabilmente favolosa...chiedo appunto a voi lumi in merito.

Penso che ogni pianista abbia fatto un percorso simile ed è presto detto:

grazie a quel primo progresso tecnico,il mio modo di vedere e percepire

la tastiera è cambiato totalmente.

Grazie a due semplicissime ed apparenti banalissime battute beh...ho iniziato a vedere

il pianoforte da un'ottica completamente diversa rispetto a come lo vedevo prima.

Avete presente quando si pattina sul ghiaccio,all'inizio non si riesce a fare un passo

perchè non si trova il modo di restare in piedi,tutto diventa confuso ed apparentemente

impossibile...poi,non si sa come,tutto d'un tratto si trova la chiave giusta e giustamente

si pensa di aver fatto qualcosa di fondamentale perchè appunto si è riusciti a trovare...

L'equilibrio

...quello che ciascuno di noi ha provato quando in maniera naturalmente favolosa

ha imparato ad andare in bicicletta e fare i primi metri rimanendo in quel filo di vuoto...

ricordate?

Per esempio a me è capitato una volta che ho superato una determinata sequenza di battute

della sonata KV279,costituita da una serie di brevi arpeggi della mano destra.

Si,da quel momento ho trovato il mio primo livello di equilibrio sullo strumento.

Non so come dire,ma per me quel momento è stato come una rivoluzione copernicana,

il mio rimanere in piedi per la prima volta sul ghiaccio.

Per la prima volta ho percepito la tastiera non più come una sequenza di tasti distanziati

da un preciso spazio ed intervallati da alterazioni di semitoni, ma come infiniti percorsi

da perseguire insieme all'autore e alla sua musica,non più le vocali,le consonanti,ma ho

capito che si potevano declamare le prime frasi aventi un senso compiuto,abbozzando

come un bimbo più cresciuto i primi discorsi invece che balbetii...

Ho iniziato a sentire e a vedere la tastiera non più a due dimensioni ma a tre.

A capire che in lei ci si poteva aggrappare,ci si poteva sprofondare,

ci si poteva galleggiare...sensazioni appunto che prima di aver superato quel determinato

passaggio non avevo.Penso che ciò sia stato il raggiungimento di quel fatidico equilibrio

che più sopra citavo,una scoperta mirabilmente favolosa non c'è che dire.

E poi Chopin sta facendo il resto,solidificando questo mio primo "rimanere in piedi":soprattutto

gli ultimi due pezzi sconosciuti che ho studiato,il Valzer in La min. ed il Notturno in Do min.

Ovviamente ad ognuno di noi funziona diversamente,credo.

Ciascuno trova il suo personale punto di equilibrio in momenti e circostanze diverse che appunto

volevo capire e mi sembrava importante che ognuno provava a collaborare nel tirare fuori tutto

questo cercando anche lui di descrivere le sensazioni che aveva provato.

Forse vi sembrerà un pò particolare quello che vi ho detto...ma se ci pensate bene,

penso che sia il nocciolo della questione...

...il punto d'inizio del nostro mirabile e favoloso viaggio...

Ci saranno in futurno altri momenti del genere,altri snodi,ma il primo credo che sia fondamentale

per il proseguio di questa nostra avventura. :)

Ciao a tutti.

Fryderyk

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Buongiorno al Forum e buona domenica.

Credo che a tutti noi strumentisti professionisti e non,

sia capitato agli inizi dei nostri studi,in coincidenza al superamento d'un particolare passaggio,

di capire che si stava migliorando e di percepire che quel determinato ostacolo una volta superato

ci avrebbe portato ad un progresso tecnico.

Ok,fin qui nulla di eccezionale:superamento ostacolo>>>miglioramento tecnico...

A me è successo qualcosa di diverso ed ovviamente credo di non essere

stato il solo a fare questa "scoperta" mirabilmente favolosa...chiedo appunto a voi lumi in merito.

Penso che ogni pianista abbia fatto un percorso simile,è presto detto:

grazie appunto a quel primo progresso tecnico,il mio modo di vedere e percepire

la tastiera è cambiato totalmente.

Avete presente quando si pattina sul ghiaccio,all'inizio non si riesce a fare un passo

perchè non si trova il modo di restare in piedi,tutto diventa confuso ed apparentemente

impossibile...poi,non si sa come,tutto d'un tratto si trova la chiave giusta e giustamente

si pensa di aver fatto qualcosa di fondamentale perchè appunto si è riusciti a trovare...

L'equilibrio

...quello che ciascuno di noi ha provato quando in maniera naturalmente favolosa

ha imparato ad andare in bicicletta e fare i primi metri rimanendo in quel filo di vuoto...

ricordate?

Per esempio a me è capitato una volta che ho superato una determinata sequenza di battute

della sonata KV279,costituita da una serie di brevi arpeggi della mano destra.

Si,da quel momento ho trovato il mio primo livello di equilibrio sullo strumento.

Non so come dire,ma per me quel momento è stato come una rivoluzione copernicana,

il mio rimanere in piedi per la prima volta sul ghiaccio.

Per la prima volta ho percepito la tastiera non più come una sequenza di tasti distanziati

da un preciso spazio ed intervallati da alterazioni di semitoni, ma come infiniti percorsi

da perseguire insieme all'autore e alla sua musica,non più le vocali,le consonanti,ma ho

capito che si potevano declamare le prime frasi aventi un senso compiuto,abbozzando

come un bimbo più cresciuto i primi discorsi invece che balbetii...

Ho iniziato a sentire e a vedere la tastiera non più a due dimensioni ma a tre.

A capire che in lei ci si poteva aggrappare,ci si poteva sprofondare,

ci si poteva galleggiare...sensazioni appunto che prima di aver superato quel determinato

passaggio non avevo.Penso che ciò sia stato il raggiungimento di quel fatidico equilibrio

che più sopra citavo,una scoperta mirabilmente favolosa non c'è che dire.

E poi Chopin sta facendo il resto,solidificando questo mio primo "rimanere in piedi":soprattutto

gli ultimi due pezzi sconosciuti che ho studiato,il Valzer in La min. ed il Notturno in Do min.

Ovviamente ad ognuno di noi funziona diversamente,credo.

Ciascuno trova il suo personale punto di equilibrio in momenti e circostanze diverse che appunto

volevo capire e mi sembrava importante che ognuno provava a collaborare nel tirare fuori tutto

questo cercando anche lui di descrivere le sensazioni che aveva provato.

Forse vi sembrerà un pò particolare quello che vi ho detto...ma se ci pensate bene,

penso che sia il nocciolo della questione...

...il punto d'inizio del nostro mirabile e favoloso viaggio...

Ci saranno in futurno altri momenti del genere,altri snodi,ma il primo credo che sia fondamentale

per il proseguio di questa nostra avventura. :)

Ciao a tutti.

Fryderyk

Tutto questo è bellissimo :wub:

Io non sono pianista, ma chiunque si può riconoscere nel proprio strumento. Come hai detto tu, di snodi ce ne sono tanti... E ora come ora non saprei dire con esattezza quale sia stato il primo... Sempre che io l'abbia già raggiunto :rolleyes:

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Beh io l'equilibrio devo ancora trovarlo, molte volte casco persino giù dalle scale (non sto scherzando, sia quelle vere, sia quelle musicali)...è imbarazzante... :ph34r:

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Penso che ogni pianista abbia fatto un percorso simile ed è presto detto:

grazie a quel primo progresso tecnico,il mio modo di vedere e percepire

la tastiera è cambiato totalmente.

Grazie a due semplicissime ed apparenti banalissime battute beh...ho iniziato a vedere

il pianoforte da un'ottica completamente diversa rispetto a come lo vedevo prima.

Anch'io ho sempre pensato che in ogni cosa che facciamo ci siano dei piccoli graduali miglioramenti, ma a volte c'è un punto di svolta, una discontinuità che quasi magicamente ci proietta in una nuova dimensione. Non so se nel pianoforte mi capiterà qualcosa del genere, in ogni caso credo valga la pena provarci.

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Anch'io ho sempre pensato che in ogni cosa che facciamo ci siano dei piccoli graduali miglioramenti, ma a volte c'è un punto di svolta, una discontinuità che quasi magicamente ci proietta in una nuova dimensione. Non so se nel pianoforte mi capiterà qualcosa del genere, in ogni caso credo valga la pena provarci.

Ciò che hai detto mi conforta :)

Vedrai...io sono convinto che se un'attività la fai con passione,prima o poi arriva questo momento

di rottura,questo salto in avanti...

Ciao e Buona Fortuna.

Fryderyk

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Ciò che hai detto mi conforta :)

Vedrai...io sono convinto che se un'attività la fai con passione,prima o poi arriva questo momento

di rottura,questo salto in avanti...

Ciao e Buona Fortuna.

Fryderyk

E' successo anche a me,con una banalissima variazione su scale di Beethove...ed era pure ora,alle sogle del diploma...beh,meglio tardi che mai :)

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E' successo anche a me,con una banalissima variazione su scale di Beethove...ed era pure ora,alle sogle del diploma...beh,meglio tardi che mai :)

Davvero o mi prendi in giro? :rolleyes:

Fryderyk

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Assolutamente no!!!!Dico davvero :lol:

Sono davvero contento per te.

A me ha cambiato modo di vedere la tastiera,di sentirla fisicamente diversa fra le dita...è molto difficile da spiegare.

Come dico nel mio blog,è come aver scoperto che in essa ci si può aggrappare sprofondare galleggiare...

Ciao.

Fryderyk

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anche io provo delle sensazioni simili da un anno a questa parte: poter galleggiare, sprofondare sulla tastiera e aggiungerei volare, una sensazione bellissima di libertà indescrivibile, ti senti un Dio!! Tutto questo da quando sono riuscita a colmare delle lacune tecniche. Adesso posso fare delle cose che un anno fa erano inpensabili per me, ho anche ripreso dei pezzi fatti in passato ed è tutto molto diverso, più bello anche musicalmente. Ho raggiunto una dimensione interiore prima sconosciuta, forse è l'equilibrio di cui parlate.

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anche io provo delle sensazioni simili da un anno a questa parte: poter galleggiare, sprofondare sulla tastiera e aggiungerei volare, una sensazione bellissima di libertà indescrivibile, ti senti un Dio!! Tutto questo da quando sono riuscita a colmare delle lacune tecniche. Adesso posso fare delle cose che un anno fa erano inpensabili per me, ho anche ripreso dei pezzi fatti in passato ed è tutto molto diverso, più bello anche musicalmente. Ho raggiunto una dimensione interiore prima sconosciuta, forse è l'equilibrio di cui parlate.

Ciao Frag80.

Anche io ho avuto modo di fare un raffronto con un pezzo che studiai anni or sono (il Notturno che ora ho postato nella sezione -registrazione-) e come te posso affermare che è tutto molto diverso e più bello anche musicalmente rispetto a quando lo studiai per la prima volta.

Mi sembra che il problema delle note da prendere non ci sia più,o meglio,non è l'aspetto essenziale,mentre prima lo era,eccome.

Ciao!

Fryderyk

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