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I compositori Sopravvalutati


Bernardo
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e sentiamole, da un esegeta attento del 900 quale tu sei mi aspetto, come minimo, qualcosa alla Xenakis :to_become_senile:

Beh, possono ricordarlo alla lontana alle orecchie di un profano.

Peccato che volessero esser tonali :ph34r: :ph34r: ...

Uh, dimenticavo gli altri obbrobri: un motetto a 3 voci da 32 battute, un movimento di concerto per flauto, archi e continuo in cui ripeto sempre il tema (e mica volevo esser minimalista) più qualche altra schifezza che è meglio vi teniate lontana dalle orecchie.

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Beh, possono ricordarlo alla lontana alle orecchie di un profano.

Peccato che volessero esser tonali :ph34r: :ph34r: ...

Uh, dimenticavo gli altri obbrobri: un motetto a 3 voci da 32 battute, un movimento di concerto per flauto, archi e continuo in cui ripeto sempre il tema (e mica volevo esser minimalista) più qualche altra schifezza che è meglio vi teniate lontana dalle orecchie.

ihihih, in pratica stai confessando che la tonalità è finita o che non sei capace di comporre ? :D

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Verdi ti piace, Giò? I capolavori, intendo.

:scratch_one-s_head: ...ehm... :scratch_one-s_head: ... come dire... :scratch_one-s_head: ... faccio fatica... molta fatica...

Diciamo così <mode politically correct ON> non ne sento in alcun modo la mancanza tra i miei ascolti e non faccio mai l'abbonamento alla stagione lirica perché c'è sempre in programma qualche "capolavoro" di troppo di Verdi, Donizetti e Bellini <mode politically correct OFF>

Più fuori dai denti, alcune cose (Otello, Falstaff, un pochino Traviata) non mi scaldano per niente e ne faccio volentieri a meno, anche ne riconosco il valore intrinseco. Altre cose (Rigoletto, Trovatore, Simon Boccanegra e altre) proprio non mi vanno giù e in certi momenti ("chi del gitano i giorni abbella...")...aiutoooo!

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Beh, a me piacciono anche moltissime cose prima di Monteverdi e dopo Schnittke...

Ora che ci penso, ma non eri proprio tu in difficoltà con Xenakis?

Beh, ma io mi riferivo alle varie epoche e ai vari stili. Certo con Xenakis mi trovo in difficoltà ma apprezzo molte altre cose della Neue Musik, invece tu tagli quasi tutto il melodramma italiano che da anni è stato ampiamente rivalutato sotto tutti i punti di vista. :bye:

P.s.: Mi interrogo sulla utilità di un topic simile, serve sono a creare contrasti insensati sulla base di personali likes and dislikes. :a1

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Beh, ma io mi riferivo alle varie epoche e ai vari stili. Certo con Xenakis mi trovo in difficoltà ma apprezzo molte altre cose della Neue Musik, invece tu tagli quasi tutto il melodramma italiano che da anni è stato ampiamente rivalutato sotto tutti i punti di vista. :bye:

P.s.: Mi interrogo sulla utilità di un topic simile, serve sono a creare contrasti insensati sulla base di personali likes and dislikes. :a1

io sono il responsabile di questo topic. Lo feci un pò per scherzo, ma poi mi sono accorto che fu un grave errore!!!

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P.s.: Mi interrogo sulla utilità di un topic simile, serve sono a creare contrasti insensati sulla base di personali likes and dislikes. :a1

Hai perfettamente ragione: inutile. Ma sai, a un certo punto un po' a tutti viene voglia di dire che cosa non piace. E per quanto mi riguarda non cerco contrasti né mi piacciono. Ho vari amici che adorano il belcanto e mica li critico!

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Se rispondo Luigi Nono mi lapidate?

Ho perfino una lussuosissima edizione diretta da Abbado in un box della Popolare di Milano, che pare sia litigatissima tra i collezionisti (qui qualche informazione). Ebbene, ho ascoltato e riascoltato il cd di Nono, comprese le composizioni inedite, e francamente non sono rimasto mai scioccato.

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Se rispondo Luigi Nono mi lapidate?

Ho perfino una lussuosissima edizione diretta da Abbado in un box della Popolare di Milano, che pare sia litigatissima tra i collezionisti (qui qualche informazione). Ebbene, ho ascoltato e riascoltato il cd di Nono, comprese le composizioni inedite, e francamente non sono rimasto mai scioccato.

Lapidare? Non direi: Madiel finanzierebbe l'erezione d'un tuo monumento in Piazza della Signoria... :D

...ma solo a me piace tutto da Monteverdi a Schnittke? Comincio a pensare di non essere normale. :o

Intanto, c'è chi apprezza anche gli autori prima di Monteverdi e quelli dopo di Schnittke, e poi a te non piacciono Vaughan Williams e Xenakis, per cui non dovresti proprio parlare. :P

A parte gli scherzi, trovo molto coraggiosa la provocazione di John Falstaff sulla "cerebralità", sebbene non la condivida. Per me il nocciolo della questione non è tanto stabilire se la cerebralità sia un'esclusiva del Novecento (e non credo che lo sia) o se il Novecento sia stato più o meno cerebrale d'altre epoche (non lo è stato né più e né meno, secondo me); il punto è: davvero "cuore" e "cervello" sono contrapposti e non si può amare ciò ch'è "cerebrale"? Vi faccio un esempio extramusicale, ma che forse rende bene la mia idea: a me capita d'emozionarmi sinceramente e pienamente leggendo, in un saggio, un'osservazione particolarmente acuta. In quei momenti la chiarezza dell'intelligenza umana, la limpidezza della razionalità di chi scrive mi commuovono, perché vi ravviso una pulizia interiore, una certa forma del pensiero che sole possono consentire uno sguardo così penetrante e risolutore, magari, d'apparenti antitesi.

Tutto sommato, quoto quello che Madiel ha cercato di dire qualche post fa sull'emozione derivante dal "riconoscimento del Bello": "Bello" è un termine un po' generico, ma se lo sostituiamo con "forma", forse iniziamo a capirci di più.

Però, c'è una cosa che dice sir John e sulla quale sono d'accordo: che nella valutazione d'un'opera dell'ingegno non si può prescindere da un certo elemento soggettivo edemotivo, e che non tenerne conto equivale a una rimozione. Quest'elemento, se ci pensiamo bene, interviene anche ad "alti" livelli: possiamo dar la caccia a tutte le motivazioni razionali possibili sul perché Colin Anderson amasse tanto Celibidache e Sachs Toscanini, ma in definitiva dobbiamo ammettere che se non scatta il "click" l'ammirazione può restare ammirazione senz'amore. (Per semplicità, parlo d'un amore sano e non fanatico.) Sono un nemico del soggettivismo assoluto, ma anche un eccesso d'oggettivismo forse è pericoloso: il bello e il limite di tutte le discipline che coinvolgono e riguardano l'uomo è proprio la presenza d'un certo margine d'imponderbailità, d'una certa "linea d'ombra", per dirla con Conrad. La dottrina-Fruno sull'interpretazione in questo senso mi sembra assolutamente perfetta...

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:scratch_one-s_head: ...ehm... :scratch_one-s_head: ... come dire... :scratch_one-s_head: ... faccio fatica... molta fatica...

Diciamo così <mode politically correct ON> non ne sento in alcun modo la mancanza tra i miei ascolti e non faccio mai l'abbonamento alla stagione lirica perché c'è sempre in programma qualche "capolavoro" di troppo di Verdi, Donizetti e Bellini <mode politically correct OFF>

Più fuori dai denti, alcune cose (Otello, Falstaff, un pochino Traviata) non mi scaldano per niente e ne faccio volentieri a meno, anche ne riconosco il valore intrinseco. Altre cose (Rigoletto, Trovatore, Simon Boccanegra e altre) proprio non mi vanno giù e in certi momenti ("chi del gitano i giorni abbella...")...aiutoooo!

:D

Non avere paura di me, Giobar. In fondo sono un bravo ragazzo. Mi arrabbio solo con Madiel.

:D

...ma solo a me piace tutto da Monteverdi a Schnittke? Comincio a pensare di non essere normale. :o

E perché mai? Io ho grande stima per gli 'onnivori'.

E comunque Monteverdi e Scnittche (che a dire il vero conosco ben poco) piacciono pur'a mmia. :)

Sarà, ma io a Xenakis continuo a preferire la Kanakis, nonostante l'anagrafe non giochi più a suo favore. :sarcastic:

Non giocherà a suo favore, però... ecco... come dire...

:D

Comunque sulla tonalità hai ragione, ormai è finita.

Nelle mani sbagliate :o :o .

Questa è proprio carina. :D

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A parte gli scherzi, trovo molto coraggiosa la provocazione di John Falstaff sulla "cerebralità", sebbene non la condivida.

Non c'è stata nessuna provocazione, Jan. Era una proposta di confronto, travisata più o meno da tutti, con toni a volte fastidiosi. La cosa divertente è che tutti si sono affrettati a dire "non sono d'accordo", a mettermi in bocca frasi non dette e in testa pensieri non pensati, salvo poi citare gli stessi nomi che avevo in mente e fare considerazioni da me ampiamente condivise (cfr. l'ultimo capoverso del post di Madiel).

A volte, quando c'è qualcosa di poco chiaro, sarebbe sufficiente chiedere chiarimenti. Ma mi rendo conto che è molto più divertente fare polemiche sul nulla. :unknw:

Per me il nocciolo della questione non è tanto stabilire se la cerebralità sia un'esclusiva del Novecento (e non credo che lo sia) o se il Novecento sia stato più o meno cerebrale d'altre epoche (non lo è stato né più e né meno, secondo me); il punto è: davvero "cuore" e "cervello" sono contrapposti e non si può amare ciò ch'è "cerebrale"? Vi faccio un esempio extramusicale, ma che forse rende bene la mia idea: a me capita d'emozionarmi sinceramente e pienamente leggendo, in un saggio, un'osservazione particolarmente acuta. In quei momenti la chiarezza dell'intelligenza umana, la limpidezza della razionalità di chi scrive mi commuovono, perché vi ravviso una pulizia interiore, una certa forma del pensiero che sole possono consentire uno sguardo così penetrante e risolutore, magari, d'apparenti antitesi.

Tutto sommato, quoto quello che Madiel ha cercato di dire qualche post fa sull'emozione derivante dal "riconoscimento del Bello": "Bello" è un termine un po' generico, ma se lo sostituiamo con "forma", forse iniziamo a capirci di più.

Però, c'è una cosa che dice sir John e sulla quale sono d'accordo: che nella valutazione d'un'opera dell'ingegno non si può prescindere da un certo elemento soggettivo edemotivo, e che non tenerne conto equivale a una rimozione. Quest'elemento, se ci pensiamo bene, interviene anche ad "alti" livelli: possiamo dar la caccia a tutte le motivazioni razionali possibili sul perché Colin Anderson amasse tanto Celibidache e Sachs Toscanini, ma in definitiva dobbiamo ammettere che se non scatta il "click" l'ammirazione può restare ammirazione senz'amore. (Per semplicità, parlo d'un amore sano e non fanatico.) Sono un nemico del soggettivismo assoluto, ma anche un eccesso d'oggettivismo forse è pericoloso: il bello e il limite di tutte le discipline che coinvolgono e riguardano l'uomo è proprio la presenza d'un certo margine d'imponderbailità, d'una certa "linea d'ombra", per dirla con Conrad. La dottrina-Fruno sull'interpretazione in questo senso mi sembra assolutamente perfetta...

Toh, un intervento intelligente. :o

Una delle conquiste dell'estetica del Novecento è proprio quella di aver messo in discussione il ben noto confine tra 'arte' e 'scienza', e dunque, in qualche modo, tra 'sentimento' e 'razionalità'. Detto altrimenti, l'emozione del matematico che risolve il suo problema ("Eureka!") è assimilabile a quella di chi legge romanzi o ascolta musica o visita musei. Non so se questo approccio sia veritiero fino in fondo, di certo è affascinante. L'emozione - come tu stesso affermi, tra le righe - è un fenomeno complesso e non riconducibile unicamente al fatto artistico. Di questo mi piacerebbe discutere.

Io ho sempre avuto la sensazione che il Novecento - in musica e nelle arti in generale - abbia spesso e volentieri privilegiato il lato razionale del fare arte, in reazione al Romanticismo e all'Ottocento. E' una generalizzazione, è chiaro, ma credo non distante dalla realtà. La serialità integrale - per come la vedo io - è la quintessenza della razionalità in musica. Non sta a me dire se questa sia una cosa bella o brutta. Mi sembra, semplicemente, una cosa vera.

Quello che non condivido di Madiel (e della sua combriccola :D ) è il sottolineare continuamente il fatto che nel Novecento dopotutto non sia cambiato nulla, che tutto sia riconducibile a una naturale evoluzione del linguaggio musicale, come è sempre stato e come sempre sarà. Questo è in parte vero, ma anche riduttivo. Io credo infatti che nel Novecento sia cambiato quasi tutto, dal contesto sociale a quello tecnologico, dall'atto creativo a quello fruitivo (si può dire? :D ). In particolare, trovo che l'atteggiamento di fronte alla 'tradizione' sia profondamente diverso rispetto al passato (a qualsiasi passato), tanto da assumere contorni affatto nuovi. Bach e Mozart dovevano comporre per un determinato pubblico, e di conseguenza sottostare a determinate regole. Con l'Ottocento e con la libera professione le cose cambiano ma fino a un certo punto, perché il peso della committenza continua ad essere forte e vincolante. Da questo peso i geni hanno sempre cercato di svincolarsi, tra mille difficoltà e compromessi; e ci sono riusciti quasi sempre, lasciandoci i loro capolavori e le loro novità di linguaggio. Il compositore di oggi si trova invece in una condizione concretamente diversa: ha dietro di sé secoli di storia musicale, e una possibilità di confrontarsi con essa assolutamente inimmaginabile fino a un secolo fa. Il filo della 'tradizione', intesa come linea in continuo divenire, si è interrotto negli anni delle due grandi guerre, forse per sempre. La storia della musica, e non solo quella, ha conosciuto una ramificazione impressionante, al punto che oggi ognuno è libero di scegliersi la sua strada e il suo idioma, in assoluta libertà. Questo è un fatto nuovo, che piaccia o meno.

E poi... quante storie per un "cerebrale" virgolettato e ammorbidito dalla subordinata seguente. Se gli aggettivi non piacciono, si possono sempre cambiare. Basta chiedere. ;)

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Non c'è stata nessuna provocazione, Jan. Era una proposta di confronto, travisata più o meno da tutti, con toni a volte fastidiosi. La cosa divertente è che tutti si sono affrettati a dire "non sono d'accordo", a mettermi in bocca frasi non dette e in testa pensieri non pensati, salvo poi citare gli stessi nomi che avevo in mente e fare considerazioni da me ampiamente condivise (cfr. l'ultimo capoverso del post di Madiel).

A volte, quando c'è qualcosa di poco chiaro, sarebbe sufficiente chiedere chiarimenti. Ma mi rendo conto che è molto più divertente fare polemiche sul nulla. :unknw:

Spero di non averti travisato... in realtà, quando ho risposto, il ricordo dei tuoi posts era un po' lontano perché era passato qualche giorno. No, con "provocazione" non intendevo niente di negativo, intendevo semplicemente la tua... presa di coraggio nell'affermare una cosa impopolare qui in forum.

Che un po' di cerebralismo abbia caratterizzato il Novecento è vero: ricordo che perfino Shostakovich parlava di una specie di "conformismo dell'anticonformismo" a proposito di alcune avanguardie. Ed è un fenomeno, direi, che ha coinvolto in ampia misura anche altre arti, non ultima la letteratura.

Resta da capire quanto del cerebralismo più "deteriore" (passatemi la parola) supererà la prova del tempo: ovvero (e questo non lo possiamo decidere noi, per un'ovvia mancanza di distacco) quanto di quel cerebralismo si riscontri nel MIGLIOR Novecento e quanto invece abbia caratterizzato dei fenomeni transitori. Personalmente, per esempio, trovo la musica di Xenakis d'un fascino, d'una forza, d'una bellezza singolari: è una musica "cerebrale", ma assolutamente sconvolgente quanto a resa espressiva; per contro, quel poco che ho sentito di Stockausen, e le stesse teorizzazioni del compositore, l'ho sempre trovato d'un cerebralismo più fine a se stesso. La Storia potrà dare "ragione" a uno dei due, oppure accogliere entrambi, non lo so...

(Per ora non mi viene in mente altro, ma continuerò a rifletterci in seguito.)

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Spero di non averti travisato... in realtà, quando ho risposto, il ricordo dei tuoi posts era un po' lontano perché era passato qualche giorno. No, con "provocazione" non intendevo niente di negativo, intendevo semplicemente la tua... presa di coraggio nell'affermare una cosa impopolare qui in forum.

Che un po' di cerebralismo abbia caratterizzato il Novecento è vero: ricordo che perfino Shostakovich parlava di una specie di "conformismo dell'anticonformismo" a proposito di alcune avanguardie. Ed è un fenomeno, direi, che ha coinvolto in ampia misura anche altre arti, non ultima la letteratura.

Resta da capire quanto del cerebralismo più "deteriore" (passatemi la parola) supererà la prova del tempo: ovvero (e questo non lo possiamo decidere noi, per un'ovvia mancanza di distacco) quanto di quel cerebralismo si riscontri nel MIGLIOR Novecento e quanto invece abbia caratterizzato dei fenomeni transitori. Personalmente, per esempio, trovo la musica di Xenakis d'un fascino, d'una forza, d'una bellezza singolari: è una musica "cerebrale", ma assolutamente sconvolgente quanto a resa espressiva; per contro, quel poco che ho sentito di Stockausen, e le stesse teorizzazioni del compositore, l'ho sempre trovato d'un cerebralismo più fine a se stesso. La Storia potrà dare "ragione" a uno dei due, oppure accogliere entrambi, non lo so...

(Per ora non mi viene in mente altro, ma continuerò a rifletterci in seguito.)

E infatti il mio "cerebrale" era da intendersi nell'accezione neutra del significato:

Buona parte della musica del Novecento è effettivamente 'cerebrale', se ci intendiamo sul senso da attribuire a questo termine.

Chissà se qualcuno se n'è accorto? :scratch_one-s_head:

Sono inoltre d'accordo sull'importanza del distacco storico per una valutazione corretta di ogni fenomeno artistico.

Non è una considerazione così ovvia, credimi. ;)

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Quello che non condivido di Madiel (e della sua combriccola :D ) è il sottolineare continuamente il fatto che nel Novecento dopotutto non sia cambiato nulla, che tutto sia riconducibile a una naturale evoluzione del linguaggio musicale, come è sempre stato e come sempre sarà.

attento, in uno degli ultmi messaggi di lud (e anche mio) è stato proprio posto l'accento su questo fatto: è cambiato tanto e in fretta. Personalmente ho scritto sempre che non si può vivere con l'ascensore e, nello stesso tempo, vivere con la testa nel XVIII secolo. Per quanto riguarda l'evoluzione del linguaggio, così è, è la storia che lo dice, mica io o la mia combriccola. C'è già un evoluzione da Corelli a Bach, pensa da Mozart ad oggi. La musica non sta ferma per sua natura. Cambiamo noi, cambia lei. Per musica intendo tutto il fenomeno in sè, compresi i tipi extra classici. Tu stesso ti emozioni con quella leggera, che mica esisteva al tempo di Mozart (o almeno non nella moderna accezione)

Questo è in parte vero, ma anche riduttivo. Io credo infatti che nel Novecento sia cambiato quasi tutto, dal contesto sociale a quello tecnologico, dall'atto creativo a quello fruitivo (si può dire? :D ).

come il contesto sociale è cambiato da Palestrina a Mozart. In quel lasso di tempo è anche cambiata la fruizione della musica come forma d'arte, la sua base sociale, se vogliamo aprire questo discorso, si è allargata. Ma è solo un particolare tra tanti

In particolare, trovo che l'atteggiamento di fronte alla 'tradizione' sia profondamente diverso rispetto al passato (a qualsiasi passato), tanto da assumere contorni affatto nuovi.

solo in apparenza. Penso che si abbia meno paura del passato, la cui concezione è nata essenzialmente nell'800, e si abbia il coraggio di confrontarsi.

Bach e Mozart dovevano comporre per un determinato pubblico, e di conseguenza sottostare a determinate regole. Con l'Ottocento e con la libera professione le cose cambiano ma fino a un certo punto, perché il peso della committenza continua ad essere forte e vincolante.

anche qua relativamente, hai citato proprio due compositore a cui le regole andarono sempre più strette. Se un compositore aveva successo, era la committenza che si sottometteva alle richieste dell'autore. E poi non sottovalutare il mercato! Credo che il problema diffusione nel periodo ottocentesco sia già un discorso diverso da ciò che lo precedeva e da ciò che segue

Da questo peso i geni hanno sempre cercato di svincolarsi, tra mille difficoltà e compromessi; e ci sono riusciti quasi sempre, lasciandoci i loro capolavori e le loro novità di linguaggio.

mah, vero, fino ad un certo punto. Un "genio" può essere avulso totalmente dal suo tempo ?

Il compositore di oggi si trova invece in una condizione concretamente diversa: ha dietro di sé secoli di storia musicale, e una possibilità di confrontarsi con essa assolutamente inimmaginabile fino a un secolo fa.

ma perchè è diverso l'atteggiamento di conservazione. Questo problema del passato è nato nella metà dell'800, quando iniziò la ricognizione della musica barocca. Direi, invece, che dopo l'800, ha cominciato a mancare l'interesse per il contemporaneo a favore del passato. E il divario si è allargato sempre di più. Non è da escludere che tale problema sia dovuto al perferzionarsi dei mezzi tecnologici di riproduzione del suono

Il filo della 'tradizione', intesa come linea in continuo divenire, si è interrotto negli anni delle due grandi guerre, forse per sempre.

questo è anche vero, anche se un discorso sulla frattura non so fino a che punto sia da estendere a tutto il secolo. Secondo me la tradizione vive sempre, seppure in forma larvata, ad esempio le forme canoniche sono rimaste. Ti faccio un esempio terra terra: ricordi quel video di Xenakis che ho postato ieri ? Ebbene, se guardi oltre le apparenze che cosa sembra ? Un concerto per pianoforte e orchestra. Cambia il suono, cambia l'organico, cambia quel che vuoi, ma la sostanza è sempre quella: un solista che dialoga con una massa. Tale e quale l'aveva inventata Corelli. Un discorso di totale rottura si puòò fare, invece, con la musica elettronica - o che usa mezzi artificiali.

La storia della musica, e non solo quella, ha conosciuto una ramificazione impressionante, al punto che oggi ognuno è libero di scegliersi la sua strada e il suo idioma, in assoluta libertà. Questo è un fatto nuovo, che piaccia o meno.

io non la vedo così, perchè la cosidetta anarchia è, a ben vedere, molto relativa. Nella musica del 900 si può fare una classificazione in almeno 4 scuole principali. Poi esistono i battitori liberi, che sono tanti, ma non sono la maggioranza. Se ci pensi, le cosidette 4 scuole - o meglio dire tendenze, perchè all'interno sono a loro volta variegate (Schoenberg e soci, Hindemith, Stravinsky e soci, scuole nazionalistiche) -, di fatto sono ADESSO la tradizione del XX secolo che si è evoluta. Il filo rosso che ci lega al passato non è stato reciso del tutto, le stesse 4 tendenze nascono nell'alveo della tradizione e i principali esponenti TUTTI avevano il bisogno impellente di riallacciarsi al passato (ad esempio, uno degli assunti estetici della serialità di Schoenberg definisce la serialità come una evoluzione inevitabile della musica wagneriana - ma di problemi simili, su altre sponde estetiche, ne abbiamo anche con Bartok, Hindemith, Stravinsky ecc.).

E poi... quante storie per un "cerebrale" virgolettato e ammorbidito dalla subordinata seguente. Se gli aggettivi non piacciono, si possono sempre cambiare. Basta chiedere. ;)

non è tanto quello, è che, parlo di me, quel discorsomi pareva un po' troppo personale e tendenzialmente forzato. Immaginati se scrivo che WAM è cerebrale: casca giù mezzo forum :D

Personalmente, per esempio, trovo la musica di Xenakis d'un fascino, d'una forza, d'una bellezza singolari: è una musica "cerebrale", ma assolutamente sconvolgente quanto a resa espressiva; per contro, quel poco che ho sentito di Stockausen, e le stesse teorizzazioni del compositore, l'ho sempre trovato d'un cerebralismo più fine a se stesso.

su questo sono perfettamente d'accordo. E' quello che scrivevo anche io a proposito dell'emozione cerebrale. Va da sè che esistono ANCHE molti compositori moderni che scrivono musica frutto di calcolo e di dimostrazione di calcolo. Ma da qua a dire che TUTTO il 900 è così ce ne passa. E poi chissà se quel genere di autori sopravvive alla scrematura della storia. Già adesso stiamo assistendo al prevalere di alcuni autori rispetto ad altri che, nel vicino passato, avevano fama e gloria. Evidentemente la loro musica vale(va) poco ed è giusto che sparisca.

La serialità integrale - per come la vedo io - è la quintessenza della razionalità in musica. Non sta a me dire se questa sia una cosa bella o brutta. Mi sembra, semplicemente, una cosa vera.

e vabbè, ma se riduciamo la musica del 900 a solo questo fenomeno stiamo freschi...

il melodramma italiano che da anni è stato ampiamente rivalutato sotto tutti i punti di vista.

....e questo per davvero rispetto alle rivalutazioni immaginarie di Rach :spiteful:

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Lapidare? Non direi: Madiel finanzierebbe l'erezione d'un tuo monumento in Piazza della Signoria... :D

come minimo :D

Nessuno ha mai pensato a Mozart e Chopin?

Io qualche volta si si

ok, mi segno anche questi e aggiungo in lista: altri due monumenti in Piazza della Signoria. (nota al margine: da non scrivere "erezione", sennò Stefano Conti si eccita come una scimmia)

:rofl::rofl::rofl:

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e vabbè, ma se riduciamo la musica del 900 a solo questo fenomeno stiamo freschi...

Non riduco nulla, so bene che c'è dell'altro; ed è proprio l''altro' che mi interessa approfondire. Volevo semplicemente sottolineare un tipo di approccio creativo che, a mio parere, non ha riscontri nel passato, e che io trovo estremamente 'cerebrale'. Tu citi Schoenberg come esempio di rivoluzione che ha bisogno di riallacciarsi alla tradizione. Siamo d'accordo. Ma l'ansia di rinnovamento radicale del linguaggio che caratterizza un Boulez, quell'insofferenza verso ogni sguardo retrospettivo ("Schoenberg è morto" :o ) mi appare come qualcosa di inaudito. I dibattiti e le riflessioni teoriche degli uomini di Darmstadt, che si chiedono, a tavolino, quale sia la strada giusta da intraprendere per dare un seguito alla rivoluzione del maestro, possono forse ricordare le vivaci discussioni che animarono le camerate fiorentine di fine Cinquecento e che contribuirono a dar vita a una rivoluzione musicale di importanza capitale. Ma la tonalità è durata tre secoli, dominando incontrastata. La serialità mi pare che abbia avuto vita più breve e tormentata.

Su questo...

io non la vedo così, perchè la cosidetta anarchia è, a ben vedere, molto relativa. Nella musica del 900 si può fare una classificazione in almeno 4 scuole principali. Poi esistono i battitori liberi, che sono tanti, ma non sono la maggioranza. Se ci pensi, le cosidette 4 scuole - o meglio dire tendenze, perchè all'interno sono a loro volta variegate (Schoenberg e soci, Hindemith, Stravinsky e soci, scuole nazionalistiche) -, di fatto sono ADESSO la tradizione del XX secolo che si è evoluta. Il filo rosso che ci lega al passato non è stato reciso del tutto, le stesse 4 tendenze nascono nell'alveo della tradizione e i principali esponenti TUTTI avevano il bisogno impellente di riallacciarsi al passato (ad esempio, uno degli assunti estetici della serialità di Schoenberg definisce la serialità come una evoluzione inevitabile della musica wagneriana - ma di problemi simili, su altre sponde estetiche, ne abbiamo anche con Bartok, Hindemith, Stravinsky ecc.).

...non ho nulla da obiettare: ne sai più di me, dunque taccio. Però tu stesso parli di scuole che "all'interno sono a loro volta variegate". E, a dire il vero, in passato hai più di una volta motivato il tuo amore per la musica del Novecento facendo riferimento a questa stupefacente varietà, che ne fa un fenomeno non paragonabile a nessuna epoca passata.

Per il resto, direi che se non altro ci siamo capiti e abbiamo parlato la stessa lingua.

Solo due precisazioni:

I - Non ho detto che un genio possa essere "totalmente avulso dal suo tempo". Ho invece parlato di compositori che lottano con le regole imposte, "tra mille difficoltà e compromessi". Tutta un'altra storia. ;)

II - Lo so che la musica non sta ferma e che il linguaggio si evolve (povero me, che considerazione... :mellow: ). Tuttavia non credo che tutto l''enigma' Novecento possa essere spiegato in termini di rinnovamento del linguaggio. Forse per la prima volta nella storia assistiamo a una musica 'colta' che è in grado di soddisfare solo una piccola parte del pubblico 'colto', e mi pare che ad ammettere questo non si faccia torto proprio a nessuno. ;)

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