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Guest tom207

W Rossini

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Nobile Sir John, io non ho detto che Pollini manchi di pregi, ma che è discontinuo, procede per illuminazioni, non ha una visione unitaria dell'opera. I passi da te citati sono ottimi ma ci sono anche alcuni momenti di inerzia e di disorientamento. Si vede che dirigere non è il suo mestiere anche se alcune cose gli sono ben riuscite.

Scimone in questo senso, ma sopratutto Muti ( che però è poco vitale) sanno confezionare un'esecuzione più omogenea,

più coerente, più riconducibile alla loro personalità e al loro stile.

Però ho ascoltato l'edizione Cetra più di un mese fa e solo per due volte. Mi riservo di riascoltarla.

Tu intanto vedi di procurarti quella di Houston con la Horne e poi, se vorrai, mi farai sapere le tue impressioni.

Sì sì, avevo capito bene e condiviso la sostanza della tua analisi. Le mie erano riflessioni ad alta voce. A volte capita di innamorarsi di un disco nella sua globalità, al punto tale da non riuscire ad essere obiettivi su eventuali difetti particolari. Credo sia il mio caso. Vado pazzo per questa "Donna", che può vantare un paio di fuoriclasse (Valentini e Raffanti); una protagonista di tecnica imperfetta ma di bel timbro (Ricciarelli); un tenore che forse proprio rossiniano non è, ma al quale non difettano incisività e carattere (Gonzales); un comprimario di gran lusso (Ramey); e un direttore d'orchestra che non si limita ad accompagnare i cantanti (come fanno quasi tutti i direttori rossiniani), ma che è capace di sottolineare i momenti più drammatici della partitura dando fiato alle trombe e 'polso' agli archi.

Muti è un grande direttore, elegante e raffinato, ma la sua "Donna" mi annoia quasi in ogni momento. Scimone non lo conosco: lo aspetto al varco. ;)

Quale che sia l'edizione, consiglio caldamente questa splendida opera a tutti gli appassionati di Rossini che non dovessero ancora conoscerla.

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G. ROSSINI

"La Donna del Lago"

dir. C. Scimone

Houston, 1981.

La registrazione live, di buona qualità, riproduce quella che probabilmente è la miglior edizione reperibile.

Pink, grazie per l'ottima e competente recensione :)

a presto

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Vado pazzo per questa "Donna"

Allora siamo rivali in amore, Sir, anche se questa "Donna" non suscita le gelosie di altre donne.

Ho riascoltato la Cetra '83 e , ripeto, trovo Pollini carente di mestiere, anche se capace di eccellenti momenti.

Perchè poi tutti quei pianissimi quasi inudibili? Creare ampie gamme dinamiche non vuol dire cadere in un'ostentazione enfatica e squilibrante di intensità estreme. Karajan lo sapeva fare, Pollini no.

Noterei poi che Gonzales è più lineare e composto rispetto a Blake, ma, oltre ad avere un timbro insipido e una vocalizzazione nasaleggiante, non ha un decimo della sua ampiezza e spavalderia d'accento. La Ricciarelli ha il colore giusto ma le sue note mancano di rotondità e sono carenti di vibrazione, tese e oscillanti a piena voce e un po' "pigolanti" quando canta piano.

Interessante infine il confronto Horne-Valentini nell'aria " Oh quante lagrime".

Lucia Valentini Terrani l'affronta con leggerezza e fluidità, qua e là solo accennando, in uno stile quasi liederistico.

La Horne ha ben altro spessore e varietà d'accento, è più incisiva e mordente, trascinante ed elettrizzante,

e in certi passaggi fa assumere al brano i connotati dell'"aria di furore".

Ma ,in definitiva, quello di Malcom è un canto d'amore e la "souplesse" e la suprema eleganza con cui, nella ripresa, la Valentini letteralmente "accarezza" la bella quartina

" Tu sola cara

mi dai la calma

tu rendi all'alma

grata mercè "

sono indimenticabili.

Tornando al concetto iniziale, concordo con te che la "Donna" è una gran bell'Opera.

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Sentii la donna del lago a Parma all'inizio degli anni 90 con un Blacke del tutto in forma. Grande opera!

Rimango invece un po' perplesso dell'annotazione di Pinkerton su Raffanti. Aveva una voce stupenda, e dobbiamo piangere che la sua carriera stia stata così fulminea, perché, proprio nel repertorio rossiniano, aveva dato prova di possedere i mezzi giusti per dire cose importanti (vedasi il suo barbiere, che ritengo un unicum). Ma purtroppo nel volgere di pochi anni, dopo alcune prove imbarazzanti, dovette interrompere la carriera.

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Allora siamo rivali in amore, Sir, anche se questa "Donna" non suscita le gelosie di altre donne.

:D

Ho riascoltato la Cetra '83 e , ripeto, trovo Pollini carente di mestiere, anche se capace di eccellenti momenti.

Perchè poi tutti quei pianissimi quasi inudibili? Creare ampie gamme dinamiche non vuol dire cadere in un'ostentazione enfatica e squilibrante di intensità estreme. Karajan lo sapeva fare, Pollini no.

Beh, hai scomodato un grandissimo. Io non volevo arrivare a tanto. Karajan purtroppo (o per fortuna?) non hai mai diretto Rossini, e noi possiamo solo limitarci a confrontare i vari Muti, Pollini, Benini, Zedda... Io ho avuto modo di ascoltare anche l'interpretazione di Gatti (ROF 2000), ma all'epoca la mia conoscenza dell'opera era alquanto sommaria.

L'uso di sonorità tenui e delicate a me piace, perché avvolge l'opera in un'atmosfera ovattata, permettendo al tempo stesso di dare maggior rilievo alle rare esplosioni dinamiche, che rappresentano - a mio avviso - i momenti più felici della direzione. Credo si tratti di una precisa cifra stilistica, riconducibile del resto alle caratteristiche del Pollini pianista.

Noterei poi che Gonzales è più lineare e composto rispetto a Blake, ma, oltre ad avere un timbro insipido e una vocalizzazione nasaleggiante, non ha un decimo della sua ampiezza e spavalderia d'accento. La Ricciarelli ha il colore giusto ma le sue note mancano di rotondità e sono carenti di vibrazione, tese e oscillanti a piena voce e un po' "pigolanti" quando canta piano.

Non sarei così severo con il povero Dalmacio. Sappiamo tutti che non si tratta di un tenore di primissimo livello. Nell'Aria delude abbastanza - è vero -, ma nel Duetto introduttivo e nel Terzetto del secondo atto fa il suo. La sua proiezione verso il do, nella 'sfida' tra tenori, tiene benissimo il confronto con Raffanti, che anzi in quel punto mi pare leggermente meno incisivo del solito.

Chiaramente da uno come Blake mi aspetto qualcosa in più, e sono certo che il Blake del 1981 abbia ben altro da dire rispetto a quello del 1992, che mi ha parecchio deluso.

Interessante infine il confronto Horne-Valentini nell'aria " Oh quante lagrime".

Lucia Valentini Terrani l'affronta con leggerezza e fluidità, qua e là solo accennando, in uno stile quasi liederistico.

La Horne ha ben altro spessore e varietà d'accento, è più incisiva e mordente, trascinante ed elettrizzante,

e in certi passaggi fa assumere al brano i connotati dell'"aria di furore".

Ma ,in definitiva, quello di Malcom è un canto d'amore e la "souplesse" e la suprema eleganza con cui, nella ripresa, la Valentini letteralmente "accarezza" la bella quartina

" Tu sola cara

mi dai la calma

tu rendi all'alma

grata mercè "

sono indimenticabili.

Tornando al concetto iniziale, concordo con te che la "Donna" è una gran bell'Opera.

Questo è molto interessante. Io purtroppo non conosco ancora il Malcolm della Horne, che presumo essere eccezionale. Però ho un buon ricordo di quello live di Daniela Barcellona (vedi sopra :a1 ), che a quel modello pare volesse rifarsi. Cantò molto bene entrambe le arie, ponendo l'accento - a livello sia vocale che scenico - sugli aspetti virili del personaggio. In particolare, le quartine di "Oh quante lagrime" erano impressionanti per compattezza, slancio e volume. Un gran bel ricordo, insomma.

Confesso che rimasi di stucco quando ascoltai per la prima volta l'interpretazione di Lucia Valentini, decisamente più sfumata, delicata, femminile, persino nei passi di coloratura. Stupenda.

Credo si possa parlare di due diversi modi di intendere il personaggio, entrambi validi se ben cantati. Oggi come oggi mi sento più attratto dalle sfumature della Valentini che dai muscoli della Barcellona. In attesa della Horne.

Sentii la donna del lago a Parma all'inizio degli anni 90 con un Blacke del tutto in forma. Grande opera!

Rimango invece un po' perplesso dell'annotazione di Pinkerton su Raffanti. Aveva una voce stupenda, e dobbiamo piangere che la sua carriera stia stata così fulminea, perché, proprio nel repertorio rossiniano, aveva dato prova di possedere i mezzi giusti per dire cose importanti (vedasi il suo barbiere, che ritengo un unicum). Ma purtroppo nel volgere di pochi anni, dopo alcune prove imbarazzanti, dovette interrompere la carriera.

Perché? Cosa dice Pinkerton su Raffanti? Solo bene, mi pare. :scratch_one-s_head:

Personalmente lo trovo eccezionale. Mi fa venire i brividi.

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Sentii la donna del lago a Parma all'inizio degli anni 90 con un Blacke del tutto in forma. Grande opera!

Rimango invece un po' perplesso dell'annotazione di Pinkerton su Raffanti. Aveva una voce stupenda, e dobbiamo piangere che la sua carriera stia stata così fulminea, perché, proprio nel repertorio rossiniano, aveva dato prova di possedere i mezzi giusti per dire cose importanti (vedasi il suo barbiere, che ritengo un unicum). Ma purtroppo nel volgere di pochi anni, dopo alcune prove imbarazzanti, dovette interrompere la carriera.

Forse c'è un equivoco Tom. Parlavo di Gonzales.

Io di Raffanti ho sempre parlato bene e lo ritengo il miglior esempio di tenore rossiniano della seconda metà del novecento, malgrado la carriera presto interrotta. Certo il suono era molto proiettato "avanti", sempre centrato sui punti di risonanza, quindi pieno, vibrante, ma anche, a piena voce,un po' teso. La tecnica di respirazione e la mezza voce mi sembrano ottime, però il suo metodo, nella ricerca (per altro riuscita,finchè la voce tenne), del metallo lucente (alla Lauri-Volpi

per intenderci) può essere, alla lunga, usurante e rischiosa. Forse sta in questo una delle cause del suo precoce declino.

A Sir John: le tue osservazioni, sono come sempre, molto ragionevoli ed equilibrate mentre io tendo a calcare un po' la mano e a enfatizzare le mie critiche.

Comunque, quando esagero, hai il mio permesso di mandarmi a quel paese...

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wow! :)

aveva ragione l'amico Oscar!

parlano del Maestro! davvero! :D

veramente interessante questa monografia a più mani sulla Donna

;)

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wow! :)

aveva ragione l'amico Oscar!

parlano del Maestro! davvero! :D

veramente interessante questa monografia a più mani sulla Donna

;)

eheheh :D

Si fa quel che si può.

Finisco di fare pubblicità alla Fonit Cetra - ma dovrei dire Warner :( -, sottolineando la presenza, nel mio amato box, di un ottimo articolo di Pippo Gossett, che chiarisce molto bene gli aspetti salienti della Donna del lago rossiniana, nonostante la traduzione (italiano! :o ) un po' maldestra.

Basta 'donne', per ora. Devo cominciare a concentrarmi su Maometto II ed Ermione.

Salutami l'amico Oscar (ma chi è? :scratch_one-s_head: ).

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GIOACHINO ROSSINI

Il presagio romantico

pagine da La donna del lago e Guillaume Tell

Juan Diego Flórez :this:

Julia Lezhneva

Coro da Camera di Praga

Orquestra de la Comunitat Valenciana

Alberto Zedda

prova generale del concerto del 9 agosto

Per chi - come me - si ostina a pensare che un buon concerto sia dato da un insieme di buoni elementi ben assortiti tra loro, questo "presagio romantico" rappresenta una grossa delusione. L'idea di Zedda e Mariotti è quella di dar vita a una serata inaugurale a tema, che attinge musica da due sole opere, così da evitare che il concerto possa essere interpretato come mera celebrazione di una star del canto. Detto altrimenti, il protagonista delle serate pesaresi deve rimanere Rossini, sempre e comunque.

Atteggiamento serio e condivisibile, almeno sulla carta. Nella realtà dei fatti, Florez ha dimostrato di essere l'unico elemento d'interesse della serata, nettamente al di sopra degli altri protagonisti, per i quali faccio fatica a parlare di prova decorosa. Il concerto alterna brani vocali ad altri solo strumentali, secondo uno schema consolidato. Si può tranquillamente sorvolare su quelli orchestrali e corali, dove Zedda e la sua orchestra offrono uno spettacolo abbastanza triste, e il coro praghese se la cava senza brillare. Sia L'Ouverture che i ballabili del Guglielmo Tell sono discreti in alcune parti, ma le incertezze e le imprecisioni musicali non si contano, per non parlare dei brutti suoni. Come accompagnatore Zedda è persino peggio. Manca qualsiasi volontà di dare spessore e varietà alla componente orchestrale, pur tanto importante, mentre l'intesa con il solista è a dir poco precaria, con un paio di momenti addirittura imbarazzanti.

La Lezhneva è un soprano inconsistente, di brutta voce e scarso carattere, e rovina di fatto gli splendidi momenti musicali ai quali è chiamata a partecipare, vale a dire Introduzione della Donna del lago e Duetto amoroso del Tell. Pagine nelle quali le parti di tenore e soprano si equivalgono per bellezza ed importanza, ragion per cui sarebbe stato meglio evitare una disparità così evidente tra i due solisti.

Rimane Florez, appunto, che conferma ancora una volta le sue straordinarie qualità: timbro luminoso e virile, acuti fermi e sicuri, e una notevole capacità di 'disegnare' la linea melodica, modulando l'intensità e il colore della voce. Dopo un duetto Elena-Uberto nel quale dimostra di essere l'unico a saper esprimere qualcosa, chiude la prima parte del concerto con una Cavatina della Donna del lago per me inedita, dato che sia l'edizione Fonit Cetra che quella Philips ne sono prive. Bella, ma non paragonabile alla celebre "Oh fiamma soave", che Florez esegue in apertura di seconda parte. Esecuzione molto buona, di grande espressività nella sezione melodica, di ottima precisione in quella di coloratura (forse facilitato dalla scelta di un tempo più lento del consueto). Nel magnifico duetto Matilde-Arnoldo l'inerzia espressiva di soprano e orchestra vanifica l'ottima prova del tenore, che risolve con eguale efficacia le tre sezioni di cui il brano è composto. Il concerto si chiude con "Asile héréditaire" - altra celebre pagina del Tell -, e con un'altra prova maiuscola del peruviano. L'Aria è cantata con grande eleganza e musicalità, mentre della Cabaletta non si può fare a meno di sottolineare la facilità imbarazzante con cui Florez regge la tessitura. Le proiezioni verso l'acuto sono splendide, i sei do sovracuti tutti squillanti e rotondi. E solo nella stretta conclusiva, quando l'orchestra suona a tutta e la voce di Florez risulta essere leggermente coperta, mi sono reso conto di trovarmi di fronte, nonostante tutto, a un tenore leggero in lotta con un'orchestra che di fatto è già romantica.

Per quel che mi riguarda, il "presagio romantico" si è dimostrata - o si dimostrerà... - una strana maniera di inaugurare un Festival come il ROF, che ha sempre puntato sulla qualità dell'insieme. Difficile, quasi impossibile scacciare la sensazione di un concerto buttato su in fretta: sbrigativo, approssimativo e di inspiegabile lunghezza. Un concerto - al di là delle dichiarazioni ufficiali - interamente incentrato sulle eccellenti qualità vocali del protagonista, al quale si chiede di garantire il successo della serata.

Fra tre giorni sapremo.

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GIOACHINO ROSSINI

Il presagio romantico

pagine da La donna del lago e Guillaume Tell

Juan Diego Flórez :this:

Julia Lezhneva

Coro da Camera di Praga

Orquestra de la Comunitat Valenciana

Alberto Zedda

prova generale del concerto del 9 agosto

(...) Il concerto si chiude con "Asile héréditaire" - altra celebre pagina del Tell -, e con un'altra prova maiuscola del peruviano. L'Aria è cantata con grande eleganza e musicalità, mentre della Cabaletta non si può fare a meno di sottolineare la facilità imbarazzante con cui Florez regge la tessitura. Le proiezioni verso l'acuto sono splendide, i sei do sovracuti tutti squillanti e rotondi. E solo nella stretta conclusiva, quando l'orchestra suona a tutta e la voce di Florez risulta essere leggermente coperta, mi sono reso conto di trovarmi di fronte, nonostante tutto, a un tenore leggero in lotta con un'orchestra che di fatto è già romantica.

Grazie Fall per la recensione in anteprima mondiale :)

pur non essendoci stato, sono conscio della mediocrità di Zedda, orchestra, coro e comprimari

di Juan Diego di ieri sera non posso dire

credo di aver capito che pagina inedita della Donna del lago possa aver cantato (musica tratta da Ermione e riutilizzata con alcune modifiche per una ripresa della Donna nel 1825; incisa in Arias for Rubini)

Per quanto riguarda la mia aria preferita mi fido delle tue sensazioni.

Ho evidenziato sei do sovracuti. Sette sono scritti e l'ottavo è il terzo «All'armi». Un errore di battitura o mi sfugge qualcosa?

Do4 a parte, l'ha eseguita integrale?

Ho riascoltato di recente Merritt alla Scala '88 e non la cantò integralmente. Delusione :(

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Grazie Fall per la recensione in anteprima mondiale :)

pur non essendoci stato, sono conscio della mediocrità di Zedda, orchestra, coro e comprimari

Il Coro da Camera di Praga collabora con il ROF praticamente dalla sua nascita. Nelle produzioni operistiche ha sempre fatto la sua porca figura. C'è chi ne parla bene, chi meno, ma è una compagine affidabile. L'orchestra valenciana, viceversa, mi è parsa proprio di basso livello, indipendentemente dai problemi di Zedda, il quale ha più di 80 anni e non è Toscanini.

di Juan Diego di ieri sera non posso dire

credo di aver capito che pagina inedita della Donna del lago possa aver cantato (musica tratta da Ermione e riutilizzata con alcune modifiche per una ripresa della Donna nel 1825; incisa in Arias for Rubini)

E' quella senz'altro. Ora come ora non sono in grado di trascriverti il verso iniziale.

Per quanto riguarda la mia aria preferita mi fido delle tue sensazioni.

Ho evidenziato sei do sovracuti. Sette sono scritti e l'ottavo è il terzo «All'armi». Un errore di battitura o mi sfugge qualcosa?

Do4 a parte, l'ha eseguita integrale?

Ho riascoltato di recente Merritt alla Scala '88 e non la cantò integralmente. Delusione :(

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. :D

Mi riferivo alla Cabaletta. Ad ogni modo Florez ha eseguito anche il do conclusivo, dunque il totale ammonta a sette (andiamo a peso? :D ). Tutti risolti con grande facilità e sicurezza.

L'esecuzione è stata integrale, ma avrei detto lo stesso di Merritt (ricordo male? non esegue la ripetizione?). Ad ogni modo, la versione critica mi sembra leggermente meno tremenda rispetto a quella di tradizione. Durante gli interventi corali finali Florez tace (e Merritt pure), laddove Pavarotti, nella famosa incisione con Chailly, si massacra la voce in una lunga serie di "non morrà" battenti in zona acuta, senza concedersi nessuna pausa.

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L'esecuzione è stata integrale, ma avrei detto lo stesso di Merritt (ricordo male? non esegue la ripetizione?). Ad ogni modo, la versione critica mi sembra leggermente meno tremenda rispetto a quella di tradizione. Durante gli interventi corali finali Florez tace (e Merritt pure), laddove Pavarotti, nella famosa incisione con Chailly, si massacra la voce in una lunga serie di "non morrà" battenti in zona acuta, senza concedersi nessuna pausa.

esattamente! intendevo proprio quello.

A quanto pare, nessuno la esegue integrale dal vivo (non so se ci è riuscito Gedda)

tacciono proprio nel passaggio (per me) più esaltante (e difficile) in assoluto

Florez nel CD del 2007 non tace, ma è in studio

Gedda con Gardelli lo affronta ma "attenua" il volume

Pavarotti-Rescigno del '69 è splendido (tralasciando un'interpretazione eccessivamente marcata), gli 8 do sono straordinari ma quella parte impossibile non è semplicemente taciuta, è addirittura tagliata con un raccordo difficile da accettare

grazie della condivisione

;)

N.B. la partitura critica ancora non ce l'ho ma mi sembra poco verosimile che la lunga serie di "non morrà" battenti in zona acuta sia di altra mano: è proprio lì il bello, la sfida :)

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esattamente! intendevo proprio quello.

A quanto pare, nessuno la esegue integrale dal vivo (non so se ci è riuscito Gedda)

tacciono proprio nel passaggio (per me) più esaltante (e difficile) in assoluto

Florez nel CD del 2007 non tace, ma è in studio

Gedda con Gardelli lo affronta ma "attenua" il volume

Pavarotti-Rescigno del '69 è splendido (tralasciando un'interpretazione eccessivamente marcata), gli 8 do sono straordinari ma quella parte impossibile non è semplicemente taciuta, è addirittura tagliata con un raccordo difficile da accettare

grazie della condivisione

;)

Infatti. :yes:

Oggi riflettevo sulle varie esecuzioni che conosco di quest'aria, giungendo alle stesse conclusioni. Nella circostanza, non credo che la lunga sequenza di sol acuti ribattuti si addica più di tanto alla vocalità agile e aggraziata di Florez, il quale - forse saggiamente - decide di evitarla. Ho ascoltato di nuovo l'incisione in studio con Roberto Abbado, che in effetti è impressionante dal punto di vista vocale, ma al tempo stesso dà la sensazione di qualcosa di artificioso, di posticcio, soprattutto per la scelta dei tecnici di registrazione di esaltare la voce del tenore, nel tentativo di conferirle tratti eroici che le sono sostanzialmente estranei.

N.B. la partitura critica ancora non ce l'ho ma mi sembra poco verosimile che la lunga serie di "non morrà" battenti in zona acuta sia di altra mano: è proprio lì il bello, la sfida :)

Infatti ho parlato di "versione critica", ma si tratta solo di una mia supposizione. E in ogni caso, anch'io preferisco la versione 'completa', che trovo assai più elettrizzante.

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Ho ascoltato di nuovo l'incisione in studio con Roberto Abbado, che in effetti è impressionante dal punto di vista vocale, ma al tempo stesso dà la sensazione di qualcosa di artificioso, di posticcio, soprattutto per la scelta dei tecnici di registrazione di esaltare la voce del tenore, nel tentativo di conferirle tratti eroici che le sono sostanzialmente estranei.

Mon cher Chevalier Anglais, l'incisione a cui fai riferimento (e che paragona Florez a Rubini, tanto per restare terra terra), come ho già avuto modo di annotare parlando dell'aria d'entrata del "Pirata" di Bellini, rivela un Florez sostanzialmente in declino: il timbro ancora squillante, anche se lievemente inacidito, ma tutte le note del settore acuto e sopracuto "strette" e a volte

"schiacciate". Manca la rotondità e sta riducendosi anche il volume.

Hanno un bel da fare i tecnici di registrazione a portar la voce in primo piano, ma è un trucco vecchio, che oltretutto

evidenzia i difetti di emissione ( quante "gloriose " incisioni di Carreras o di Domingo, o perchè i cantanti erano fuori forma o perchè erano fuori parte, sono state "manopolate", cioè artefatte tramite le manopole, senza ritegno, nella convinzione che nessuno se ne accorgesse?).

Un attento ascoltatore( anche di voci) quale sei tu non ci è cascato.

Come non ti è sfuggito che , per peso specifico della voce, temperamento e fraseggio, Florez è fuori parte nel ruolo

eroico e vocalmente iperbolico di Arnoldo.

Florez nasce tenore lirico-leggero, per voce e carattere. E tale è rimasto.

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Mon cher Chevalier Anglais, l'incisione a cui fai riferimento (e che paragona Florez a Rubini, tanto per restare terra terra), come ho già avuto modo di annotare parlando dell'aria d'entrata del "Pirata" di Bellini, rivela un Florez sostanzialmente in declino: il timbro ancora squillante, anche se lievemente inacidito, ma tutte le note del settore acuto e sopracuto "strette" e a volte

"schiacciate". Manca la rotondità e sta riducendosi anche il volume.

Hanno un bel da fare i tecnici di registrazione a portar la voce in primo piano, ma è un trucco vecchio, che oltretutto

evidenzia i difetti di emissione ( quante "gloriose " incisioni di Carreras o di Domingo, o perchè i cantanti erano fuori forma o perchè erano fuori parte, sono state "manopolate", cioè artefatte tramite le manopole, senza ritegno, nella convinzione che nessuno se ne accorgesse?).

Un attento ascoltatore( anche di voci) quale sei tu non ci è cascato.

Come non ti è sfuggito che , per peso specifico della voce, temperamento e fraseggio, Florez è fuori parte nel ruolo

eroico e vocalmente iperbolico di Arnoldo.

Florez nasce tenore lirico-leggero, per voce e carattere. E tale è rimasto.

Nell'Otello del 2007 e nel recital di quest'anno io non ho notato differenze significative rispetto al Florez dei primi anni. Finché si tratta di finezze per esperti di vocalità (tipo un Pinkerton :D ), per me va bene. Rimane di gran lunga il miglior tenore rossiniano che passa da queste parti, dunque me lo tengo ben stretto.

Sulla spregiudicatezza dei produttori discografici non posso che darti ragione. Su YouTube Florez sembra un Heldentenor wagneriano capace di domare un'orchestra di 100 elementi. A teatro le cose sono un po' diverse. Al di là dell'ottima prova offerta nell'Aria, non credo che vedremo mai il peruviano cimentarsi in un'esecuzione completa di Guglielmo Tell.

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Rimane di gran lunga il miglior tenore rossiniano che passa da queste parti, dunque me lo tengo ben stretto.

Questo lo penso anch'io, ma mi accorgo anche che, attorno a lui, le alternative non sono di alto livello. Per il passato,

posto che Raffanti,per quel poco ( ma buono) che ci ha fatto sentire, è stato superiore a Florez come "rossiniano" e che

Merrit e Blake sono fenomeni atipici e difficilmente inquadrabili, andando un po' indietro io paragonerei Florez a Gedda che gli era inferiore per colore vocale ma superiore per capacità espressive. Perchè non ricordare poi l'eccellente Ramiro di Valletti? Tornando al Guglielmo Tell, anche Gedda però , come Arnoldo, non era abbastanza eroico.

In questa parte credo che Pavarotti superi tutti, ma non per gli atletismi in acuto (che lasciano, specie in studio, il tempo che trovano), quanto per la fierezza dell'accento e la vitalità del fraseggio.

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(...) non credo che vedremo mai il peruviano cimentarsi in un'esecuzione completa di Guglielmo Tell.

Flórez non mi piace (si era capito?)

però appare l'unico in grado di affrontare Arnold (nel 2007 ci ha provato, ehm, John Osborn)

se nemmeno con Juan Diego qualcuno deciderà di allestire il sommo capolavoro

quell'opera non calcherà mai più alcun palcoscenico

non rimane che trovare il DVD del Tell ROF '95 e giù di nostalgie :)

____

NOTA: Osborn l'ho sentito solo nell'aria impossibile. Per il resto non posso dire.

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Tornando al Guglielmo Tell, anche Gedda però , come Arnoldo, non era abbastanza eroico.

In questa parte credo che Pavarotti superi tutti, ma non per gli atletismi in acuto (che lasciano, specie in studio, il tempo che trovano), quanto per la fierezza dell'accento e la vitalità del fraseggio.

sono d'accordo ma anche no :D

anch'io in questa parte adoro Pavarotti (in particolar modo nell'edizione tagliata con Rescigno del '69. Aveva solo 33 anni, una voce più chiara, più squillante e acuti splendidi)

però, Arnold è scritto per un contraltino, non per un tenore eroico alla Pavarotti

l'interpretazione di Pavarotti è esageratamente verdiana

Arnold non è Verdi. Fu il primo e ultimo sforzo di Rossini di aderire al romanticismo, ma un romanticismo degli anni '20 (anche se poi l'influsso e gli insegnamenti del Tell arriveranno fino agli anni '40)

e quindi che Flórez ci si cimenti! :)

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Lascerei da parte il caso Pavarotti, che per la verità non rappresenta nè un autentico tenore eroico nè un caso emblematico di contraltino, ma una straordinaria sintesi tra i due; la sua questione Arnoldo però non è di tipo vocale ma temperamentale. Concordo con Giovacco; anche secondo me, stando allo spirito rossiniano, Florez potrebbe avere la voce giusta. Naturalmente il sogno proibito è che torni tra di noi Giacomo Lauri Volpi, e nell'atmosfera più filologica dei giorni nostri ascoltare il più fulgido e strepitoso esempio di autentico contraltino in questo impervio ma entusiasmante ruolo.

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Questo lo penso anch'io, ma mi accorgo anche che, attorno a lui, le alternative non sono di alto livello. Per il passato,

posto che Raffanti,per quel poco ( ma buono) che ci ha fatto sentire, è stato superiore a Florez come "rossiniano" e che

Merrit e Blake sono fenomeni atipici e difficilmente inquadrabili, andando un po' indietro io paragonerei Florez a Gedda che gli era inferiore per colore vocale ma superiore per capacità espressive. Perchè non ricordare poi l'eccellente Ramiro di Valletti? Tornando al Guglielmo Tell, anche Gedda però , come Arnoldo, non era abbastanza eroico.

In questa parte credo che Pavarotti superi tutti, ma non per gli atletismi in acuto (che lasciano, specie in studio, il tempo che trovano), quanto per la fierezza dell'accento e la vitalità del fraseggio.

Sono d'accordo. Gira e rigira, Pavarotti è di gran lunga il mio Arnoldo preferito.

Su Florez, la faccenda è presto detta. Non ho mai ascoltato dal vivo Raffanti. Ho ascoltato Blake nel 1994 (Semiramide) e Merritt nel 1992 (Viaggio a Reims), quando la mia conoscenza di Rossini e del suo mondo era assai limitata. Viceversa, i miei 'incontri' con Florez sono stati più numerosi e proficui, e mi hanno spinto a constatare la sua netta superiorità rispetto a tutti gli altri tenori rossiniani da me ascoltati in teatro (Kunde, Gimenez, Filianoti, Siragusa...). Non so se questo sia sufficiente a fare di Florez un tenore di rango storico; però posso dire che il suo Ramiro (1998 e 2000), il suo Uberto (2001), il suo Ory (2003), il suo Corradino (2004) mi hanno fatto uscire da teatro pienamente soddisfatto (ed emozionato).

Se il declino è già cominciato, possiamo solo dolercene, vista la mancanza di alternative credibili.

Flórez non mi piace (si era capito?)

Sì. :D

però appare l'unico in grado di affrontare Arnold (nel 2007 ci ha provato, ehm, John Osborn)

Ci ha provato anche Marcello Giordani, con risultati ampiamente censurabili.

se nemmeno con Juan Diego qualcuno deciderà di allestire il sommo capolavoro

quell'opera non calcherà mai più alcun palcoscenico

non rimane che trovare il DVD del Tell ROF '95 e giù di nostalgie :)

Kunde me lo ricordo abbastanza bene. Cantava con gusto, ma nei passi più ostici la voce si rimpiccioliva e non si sentiva più una mazza. Ricordo anche di aver fatto notare la cosa al bibliotecario (o vice?) della Scala, il quale mi rispose stizzito: "Basta con questa storia! Arnoldo non è un tenore eroico! Canta bene (Kunde, ndr), meglio di Merritt alla Scala!" :D

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Lascerei da parte il caso Pavarotti, che per la verità non rappresenta nè un autentico tenore eroico nè un caso emblematico di contraltino, ma una straordinaria sintesi tra i due; la sua questione Arnoldo però non è di tipo vocale ma temperamentale. Concordo con Giovacco; anche secondo me, stando allo spirito rossiniano, Florez potrebbe avere la voce giusta. Naturalmente il sogno proibito è che torni tra di noi Giacomo Lauri Volpi, e nell'atmosfera più filologica dei giorni nostri ascoltare il più fulgido e strepitoso esempio di autentico contraltino in questo impervio ma entusiasmante ruolo.

Su Pavarotti direi con Tom, che non è nè eroico (anche se ha slancio e fraseggio maschio nei recitativi) nè contraltino

in senso storico (emetteva acuti e sopracuti "di petto", mentre pare proprio che i veri contraltini ricorressero, a quelle altezze, al "falsettone". Rossini stesso definì i "Do" e i"Re" acuti emessi di petto come "grida di capponi sgozzati").

Pavarotti è verdiano, belliniano, donizettiano ( e, nell'Idomeneo, anche ottimo mozartiano) a mezzo servizio, nel senso che certe opere (o arie) di quegli autori gli si attagliano bene e altre no (specie per i suoi limiti tecnico-vocali).

Invece è un perfetto pucciniano-lirico e in questo ambito ha sempre fornito prove eccellenti ( Bohème, Butterfly, Manon Lescaut,Tosca, Turandot) sia in teatro che in disco.

Florez è un lirico-leggero con un bellissimo colore e la voce estesa e molto timbrata. E' garbato e misurato, trovandosi a suo agio nel canto patetico e anche nel semiserio (ottimo il suo Ory), ma quasi sempre a corto di argomenti quando si tratta di rendere vario e incisivo il fraseggio.

Forse (provando e riprovando, lui e i tecnici) potrebbe fare Arnoldo in studio ma in teatro, dubito molto.

Lauri-Volpi infine ( che Tom cita a buon diritto) aveva, di Arnoldo, sia la scansione imperiosa che gli acuti argentini ,

sfolgoranti e di grande volume. Ma, se vogliamo essere pignoli, nemmeno lui era un contraltino autentico perchè, fraseggiava"di testa" ma emetteva gli acuti a piena voce ,anche lui, "di petto" ( si favoleggia persino del Fa 4 dei Puritani ("..l'ira frenate...") , squillantissimo e emesso di petto). Il fatto che poi queste note impervie a lui riuscissero così piene, voluminose e ricche di armonici (e a molti altri tenori assai forzate) , questa è un po' la cifra dell'eccezionalità del tenore di Lanuvio.

Va comunque aggiunto che Lauri-Volpi si cimentò (credo nel '34) in questo ruolo e con successo, ma che poi, per sua stessa ammissione, prudentemente, lo abbandonò, temendo un'usura precoce dell'organo vocale.

Una piccola curiosità per finire: il ruolo di Arnoldo fu uno dei cavalli di battaglia nientemeno che di Francesco Tamagno.

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Su Pavarotti direi con Tom, che non è nè eroico (anche se ha slancio e fraseggio maschio nei recitativi) nè contraltino

in senso storico (emetteva acuti e sopracuti "di petto", mentre pare proprio che i veri contraltini ricorressero, a quelle altezze, al "falsettone". Rossini stesso definì i "Do" e i"Re" acuti emessi di petto come "grida di capponi sgozzati").

Pavarotti è verdiano, belliniano, donizettiano ( e, nell'Idomeneo, anche ottimo mozartiano) a mezzo servizio, nel senso che certe opere (o arie) di quegli autori gli si attagliano bene e altre no (specie per i suoi limiti tecnico-vocali).

Invece è un perfetto pucciniano-lirico e in questo ambito ha sempre fornito prove eccellenti ( Bohème, Butterfly, Manon Lescaut,Tosca, Turandot) sia in teatro che in disco.

Florez è un lirico-leggero con un bellissimo colore e la voce estesa e molto timbrata. E' garbato e misurato, trovandosi a suo agio nel canto patetico e anche nel semiserio (ottimo il suo Ory), ma quasi sempre a corto di argomenti quando si tratta di rendere vario e incisivo il fraseggio.

Forse (provando e riprovando, lui e i tecnici) potrebbe fare Arnoldo in studio ma in teatro, dubito molto.

Lauri-Volpi infine ( che Tom cita a buon diritto) aveva, di Arnoldo, sia la scansione imperiosa che gli acuti argentini ,

sfolgoranti e di grande volume. Ma, se vogliamo essere pignoli, nemmeno lui era un contraltino autentico perchè, fraseggiava"di testa" ma emetteva gli acuti a piena voce ,anche lui, "di petto" ( si favoleggia persino del Fa 4 dei Puritani ("..l'ira frenate...") , squillantissimo e emesso di petto). Il fatto che poi queste note impervie a lui riuscissero così piene, voluminose e ricche di armonici (e a molti altri tenori assai forzate) , questa è un po' la cifra dell'eccezionalità del tenore di Lanuvio.

Va comunque aggiunto che Lauri-Volpi si cimentò (credo nel '34) in questo ruolo e con successo, ma che poi, per sua stessa ammissione, prudentemente, lo abbandonò, temendo un'usura precoce dell'organo vocale.

Una piccola curiosità per finire: il ruolo di Arnoldo fu uno dei cavalli di battaglia nientemeno che di Francesco Tamagno.

Sì, concordo; ho accennato al fatto che il sogno riguarda un Lauri Volpi "aggiornato" a gusti più filologici (siccome era uomo di grande intelligenza, lo ritengo molto possibile), e chissà, anche in grado di riproporre un tipo di vocalità più romantico-ottocentesca...

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Sono d'accordo. Gira e rigira, Pavarotti è di gran lunga il mio Arnoldo preferito.[....]

Viceversa, i miei 'incontri' con Florez sono stati più numerosi e proficui, e mi hanno spinto a constatare la sua netta superiorità rispetto a tutti gli altri tenori rossiniani da me ascoltati in teatro (Kunde, Gimenez, Filianoti, Siragusa...). Non so se questo sia sufficiente a fare di Florez un tenore di rango storico; però posso dire che il suo Rodrigo (1998 e 2000), il suo Uberto (2001), il suo Ory (2004), il suo Corradino (2006) mi hanno fatto uscire da teatro pienamente soddisfatto (ed emozionato).

Se il declino è già cominciato, possiamo solo dolercene, vista la mancanza di alternative credibili.

Kunde me lo ricordo abbastanza bene. Cantava con gusto, ma nei passi più ostici la voce si rimpiccioliva e non si sentiva più una mazza. Ricordo anche di aver fatto notare la cosa al bibliotecario (o vice?) della Scala, il quale mi rispose stizzito: "Basta con questa storia! Arnoldo non è un tenore eroico! Canta bene (Kunde, ndr), meglio di Merritt alla Scala!" :D

Ottimo Falstaff,

Florez è un tenore di rango superiore e spero anch'io che le mie riserve sul recital 2007 (intendiamoci, il timbro era ancora bellissimo...) dipendessero da un calo di forma passeggero. Tu, Sir , che lo ascolti spesso, ci riferirai a riguardo.

I tenori che hai citato a confronto sono tutti, per voce e qualità artistiche, di livello inferiore a Florez ( si salverebbe Kunde, sensibile ed equilibrato, il quale però ignora quasi del tutto cosa sia "cantare in maschera" per cui, come hai giustamente notato, spesso e volentieri non si riesce a sentirlo.

Riguardo poi ai pareri del bibliotecario della Scala (" I pareri di Perpetua!" direbbe Don Abbondio) a me viene in mente un episodio accadutomi nell' 85, alla Scala, dopo una recita veramente disastrosa (capita...) di Carreras in Pagliacci. Durante l'intervallo, feci notare la cosa a uno del personale del Teatro, che mi rispose tra il sorpreso e il risentito : "Perchè? Ha cantato benissimo! Ce ne fossero di tenori come lui..."

Evidentemente in questo teatro il parere del pubblico è un dettaglio di poco conto e comunque sembra aleggiare una preoccupante omertà.

Se ci mettiamo a raccontarci balle anche in campo artistico vuol dire che siamo proprio messi male....

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Su Pavarotti direi con Tom, che non è nè eroico (anche se ha slancio e fraseggio maschio nei recitativi) nè contraltino

in senso storico (emetteva acuti e sopracuti "di petto", mentre pare proprio che i veri contraltini ricorressero, a quelle altezze, al "falsettone". Rossini stesso definì i "Do" e i"Re" acuti emessi di petto come "grida di capponi sgozzati").

Pavarotti è verdiano, belliniano, donizettiano ( e, nell'Idomeneo, anche ottimo mozartiano) a mezzo servizio, nel senso che certe opere (o arie) di quegli autori gli si attagliano bene e altre no (specie per i suoi limiti tecnico-vocali).

Invece è un perfetto pucciniano-lirico e in questo ambito ha sempre fornito prove eccellenti ( Bohème, Butterfly, Manon Lescaut,Tosca, Turandot) sia in teatro che in disco.

Florez è un lirico-leggero con un bellissimo colore e la voce estesa e molto timbrata. E' garbato e misurato, trovandosi a suo agio nel canto patetico e anche nel semiserio (ottimo il suo Ory), ma quasi sempre a corto di argomenti quando si tratta di rendere vario e incisivo il fraseggio.

Forse (provando e riprovando, lui e i tecnici) potrebbe fare Arnoldo in studio ma in teatro, dubito molto.

Lauri-Volpi infine ( che Tom cita a buon diritto) aveva, di Arnoldo, sia la scansione imperiosa che gli acuti argentini ,

sfolgoranti e di grande volume. Ma, se vogliamo essere pignoli, nemmeno lui era un contraltino autentico perchè, fraseggiava"di testa" ma emetteva gli acuti a piena voce ,anche lui, "di petto" ( si favoleggia persino del Fa 4 dei Puritani ("..l'ira frenate...") , squillantissimo e emesso di petto). Il fatto che poi queste note impervie a lui riuscissero così piene, voluminose e ricche di armonici (e a molti altri tenori assai forzate) , questa è un po' la cifra dell'eccezionalità del tenore di Lanuvio.

Va comunque aggiunto che Lauri-Volpi si cimentò (credo nel '34) in questo ruolo e con successo, ma che poi, per sua stessa ammissione, prudentemente, lo abbandonò, temendo un'usura precoce dell'organo vocale.

Una piccola curiosità per finire: il ruolo di Arnoldo fu uno dei cavalli di battaglia nientemeno che di Francesco Tamagno.

Rileggendo ho pensato di dover fare qualche precisazione. Si parla di acuti "di petto" (correttamente messi tra virgolette anche da Pinkerton), che forse è bene spiegare a chi non sa. In effetti il registro acuto della voce veniva definito dall'antica scuola di canto italiana (cui mi onoro di appartenere :)) "registro di falsetto", che non ha nulla a che vedere con la voce bianca e flebile che viene oggigiorno attribuita al cosiddetto falsetto. Era invece un registro timbrato, sonoro, brillante e facile, ma non aveva quella continuità di colore e di carattere tipicamente maschile dei centri di petto. Verso la metà dell'Ottocento, un rapido mutare dei gusti operistici portò alla valorizzazione del tenore romantico in senso eroico (che prima era più sviluppato sul versante amoroso), e quindi alla necessità di maggior mordente degli acuti. Boucardè e alcuni altri a ruota, provarono a dare questa sferzata di "virilità" emettendo anche altre note in registro di petto, che entusiasmarono oltre ogni dire il pubblico del tempo, ma mandarono in depressione Rossini, grande vocalista oltre che compositore, che sicuramente aveva ragione nel definire quegli acuti "urli di cappone sgozzato". Per la verità, e per fortuna, si trovò quasi immediatamente un sistema di emissione meno sgradevole e forzato, che viene definito "misto", o "rinforzato" (la stessa strada la percorsero anche baritoni e bassi; la questione è più di gusto che realmente di tecnica, che non è cambiata poi così radicalmente). Da quel tempo, tutti i cantanti lirici hanno, grossomodo, percorso quella strada, e le differenze tra le varie voci sono più legate agli aspetti soggettivi che a differenti metodi esecutivi. Un acuto di Schipa o di Kraus, tanto per dire, risulteranno più simili a quelli degli antichi tenori "di mezzo carattere" in falsettone, se confrontati con gli acuti muscolari e pieni di timbro e metallo dei vari Del Monaco, Corelli, Vickers, ecc. I cantanti di inizio secolo avevano, in alcuni (grandi) casi, conservato ancora una gamma di emissione ampissima, che sapeva ricorrere anche al cosiddetto falsettone, che è una voce piena, appoggiata, ma di ridotto "peso", che conferisce grande capacità di diffusione nell'ambiente, anche se minor mordente. In alcune registrazioni è possibile ascoltarlo da Caruso, da Vallin, ma colui che ne fece più ampio e interessante uso fu Gigli (cantava in questo modo l'intera aria "mi par d'udire ancora"). Anche Schipa lo possedeva, ma era talmente integrato nella sua voce che non è facile distinguerlo! Ritengo che l'unico caso di do di petto quasi autentico lo si senta da Di Stefano (inconsciamente) nel Faust di Gounod al Met nel 49. Egli prende la nota apertissima e poi la fila. Il risultato è interessante (un do filato dal vivo è comunque qualcosa di unico!), ma ritengo che se fosse "passato" di falsetto (oggi nella maggior parte delle scuole questo registro viene definito "di testa", non sono d'accordo, ma adesso la faccenda diventa troppo lunga per spiegarlo!) il rischio di stecca sarebbe stato maggiore.

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