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Bernardo

Monteverdi

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Hai ragione, Dante l'avevo dimenticato :embarassed_kid:

Vado anch'io con Michelangelo - Dante - Claudione nazionale :D

Per quanto riguarda Bach sorry, ma proprio non lo sopporto, lo trovo di una noia mortale, così come tutto il periodo tardo barocco in generale escluso Vivaldi, il periodo classico e il romanticismo.

P.S.Qual'è l'opera che amate di più di Claudio Monteverdi? personalmente l'Orfeo, il frammento rimasto della Didone Abbandonata e i primi 3 libri dei madrigali.

Io sono in generale un amante della musica sacra... in questo periodo ascolto essenzialmente i Vespri e i 4 CD della musica sacra del Claudio nazionale del King's consort...

tra i madrigali: settimo e ottavo libro... (insomma seconda prattica a go-go...)

LK

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la musica del monteverdi "seconda prattica" è uno spartiacque nella storia,perchè, pur non essendo lui in persona l' inventore del verticalità in musica, è l'artista che ha dato la maggiore spinta alla sua diffusione.

gli ultimi libri di madrigali trascendono questa forma, arrivando a vette artistiche paragonabili solo agli ultimi quartetti e alle ultime sonate di beethoven, all'arte della fuga di bach, alla metafisicità dell'ultimissimo mozart. il "libro"non è più inteso come un contenitore di pezzi sè stanti,ma come un 'unica , magnifica,opera, che a distanza di secoli vive ancora,per la sua modernità(direi eternità)nel rendere gli umani affetti, per quel fascino primordiale,immediato che le sue combinazioni sonore emanano.

inoltre il genio dammatico di monteverdi non ha rivali(ho i brividi se penso alla resa in musica di "hor che'l ciel e la terra e 'l vento tace"),ed è paragonabile solo a quello del mozart operista o di wagner, o del miglior verdi.come per questi ultimi compositori, non ha bisogno di presentazioni, di preraparazione, la sua musica possiede il dono più raro, quello di colpire tutti, di mettere tutti d'accordo,dagli specialisti con la puzza sotto al naso ai neofiti più giovani.

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tra i madrigali: settimo e ottavo libro... (insomma seconda prattica a go-go...)

LK

Aspetta, così rischiamo di fare confusione; la musica di Monteverdi è tutta di seconda prattica, non solo quella dell'ultimo periodo.

La prima pratica era il precedente stile polifonico del XVI secolo, caratterizzato da complessi contrappunti, dissonanze e parità di voci, mentre la seconda pratica era il nuovo stile di monodia e recitativi accompagnati che enfatizzavano le voci di soprano e di basso.

La seconda prattica caratterizza la cosiddetta musica del tardo rinascimento dal 1550 al 1650 circa; riporto uno stralcio che spiega molto bene la seconda prattica:

"In una lettera del 1633, Monteverdi chiarisce la differenza fra l’armonia fondata sulle ragioni della Prima pratica, dove il testo viene adattato alla musica, e quella basata sulla Seconda che è la realizzazione del suono della dizione emotiva dell’espressione poetica la quale, seguendo le indicazioni di Platone, dev’essere scelta per il suo valore spirituale. Da questa differenza era partita la polemica dell’Artusi, che nel 1600 aveva pubblicato L’Artusi ovvero delle imperfezioni della moderna musica, nel quale aveva accusato Monteverdi di “procedimenti che offendono l’orecchio”, perché realizzati non in nome delle ragioni squisitamente musicali, ma in nome di quelle del testo, quindi per l’Artusi la musica ha le sue regole in sé, mentre per Monteverdi la “perfetione della moderna musica consiste nel seguire l’oratione” (così scrive nella Prefazione al Quinto Libro di Madrigali, nel 1607). Per Monteverdi la Seconda pratica è dunque il ritorno alla concezione della musica come realizzazione della poesia nei suoi tre elementi unitari: il significato, il ritmo e il suono, elementi che il musicista plasma seguendo la rappresentazione degli affetti.

Nel suo studio sulle Modalità e realtà fonetica nel “Lamento di Arianna” di Monteverdi, Annibale Gianuario, uno dei primi grandi studiosi di queste tematiche, fa una considerazione interessante sull’armonia e dice: “si potrebbe analizzare la modalità del “Lamento” basandosi sul basso continuo, cioè considerando indicativa la finale del basso stesso /…/ non ci sembra una soluzione attendibile, in quanto la modalità viene determinata dal verso e il continuo è da considerarsi rivelazione di particolari “armoniche” evidenziate dalla dizione che altresì determina quelle componenti armoniche che Monteverdi notizia sul basso”. E’ quindi l’individuazione del suono vocalico e sillabico che determinano l’espressione e di conseguenza la modalità, come nella musica degli antichi greci, ai quali gli umanisti si richiamavano, il modo allora doveva essere determinato dalla sonorità della frase, in un’unità fonico-semantica, articolata in accenti e timbri. E’ il modo particolare di esprimere l’emozione che il testo suscita che determina la mese e la finalis e, in ultimo, il modo di essere dell’armonia.

Le edizioni moderne delle composizioni di Monteverdi tradiscono spesso il lavoro originario, inquadrandolo nel sistema armonico delineatosi dopo l’epoca monteverdiana, s’ignora la poiesis e la semiografia del Cremonese, e si da’ vita a interpretazioni vocali che non conoscono le flessioni foniche derivate dall’espressione verbale e producono falsi storici. Si crede oggi di conoscere Monteverdi, ma in realtà, per colpa delle troppe falsificazioni storiche si ascolta una musica altra, riadattata alle varie mode.

Da un punto di vista canoro, l’estrema purezza e fragilità del suono-poetico richiede la stessa prefezione della emissione che permette la realizzazione dello spiccato (tipico della esecuzione della virtuosità) che deve far risaltare bene ogni suono-sillaba e, per realizzare questa pronuncia, occorre creare il suono utilizzando al massimo i risuonatori sopra-laringei che hanno sede nelle fosse nasali e nei seni paranasali, cosa che oggi non si ascolta quasi più. La risonanza totale quindi (la “voce sonora” del Caccini) è possibile solo mediante il meccanismo dell’appoggio che permette il registro unico e quindi l’omogeneità e la purezza dell’intonazione. C’è un grande segreto per giungere alla perfetta vocalità ed è quello di considerare che esiste un punto unico dell’appoggio per tutti i suoni della scala musicale (nessun testo italiano antico, e ciò è significativo, accenna ai cosiddetti “passaggi di registro”). Inoltre l’emissione va realizzata sul fiato, creando così un suono vivo e vibrato e permette di portar la voce attuando i particolari effetti cromatici tipici del canto affettuoso. Il crescere e lo scemare della voce dev’essere basato su una buona respirazione (alcune conformazioni facciali possono aiutare la buona risonanza, come la forma del naso)...

Cosa dobbiamo intendere per studio basato sull’estetica? Una ricognizione sui caratteri scientifici ed artistici di un lavoro, mentre va curato contemporaneamente l’approfondimento dell’analisi dei caratteri poetici del lavoro stesso, intendendo per poetico il carattere della struttura espressiva di esso, per esempio la Camerata dei Bardi, Monteverdi e tutti i cultori della Seconda pratica seguono la concezione estetica di Platone; non dimentichiamo che Firenze fu uno dei centri più importanti del neo-platonismo rinascimentale (Marsilio Ficino, nel 1460, vi tenne l’Accademia Platonica). Purtroppo la storia della musica ha inteso gli affetti nell’accezione romantica dei sentimenti e così la Seconda pratica è diventata sempre più un’arte dell’affresco sonoro. Da un punto di vista tecnico, il problema basilare è che i cantanti non sanno più utilizzare la risonanza superiore, infatti il suono perfettamente emesso viene creato nelle cavità di risonanza superiori, poggiando sul fiato, realizzando quel “cantare sul fiato” di cui parlano i teorici: il Giustiniani descrive le meraviglie canore delle corti di Ferrara e di Mantova: “facevano a gara nel moderare e nel crescere la voce, assottigliandola e ingrossandola, hora strascinarla, hora smorzarla, con l’accompagnamento di un soave sospiro /…/ accompagnavano appropiatamente la musica e li concetti”. La rappresentazione degli affetti richiede quindi uno stile che vada in profondità, entri dentro alla parola e ne esalti le innumerevoli possibilità di declamazione. La naturalezza espressiva fa ricorso anche a un uso sapiente della pausa che deve seguire il respiro e dar rilievo alla sensibilità dell’interprete.

Lo stile rappresentativo non è tale perché realizza una visione scenica del testo, quanto perché rappresenta gli affetti, modulando emotivamente la voce, quindi siamo molto lontani dal melodramma e dall’operismo e siamo lontanissimi da un canto virtuosistico fine a se stesso nel quale e per il quale si possono inventare diminuzioni, accompagnamenti elaborati e… orchestrazioni."

P.S. Ecco perchè in Monteverdi e nella camerata dei Bardi si usa il termine di "parlar cantando"; in sostanza è nella parola stessa che si deve ricercare il significato della musica ed è la parola modulata (il parlar cantando) che determina l'armonia e il ritmo.

nella seconda prattica si devono includere la modulazione verbale del Peri, la ricerca degli affetti di Giulio Caccini, la raffinatezza della espressività sonora di Marenzio, fino ad arrivare a Gesualdo che, scavando nel profondo della espressione verbale, arriva forse ai massimi risultati di espressività della parola.

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Aspetta, così rischiamo di fare confusione; la musica di Monteverdi è tutta di seconda prattica, non solo quella dell'ultimo periodo.

La prima pratica era il precedente stile polifonico del XVI secolo, caratterizzato da complessi contrappunti, dissonanze e parità di voci, mentre la seconda pratica era il nuovo stile di monodia e recitativi accompagnati che enfatizzavano le voci di soprano e di basso.

La seconda prattica caratterizza la cosiddetta musica del tardo rinascimento dal 1550 al 1650 circa; riporto uno stralcio che spiega molto bene la seconda prattica:

ti ringrazio per la tua risposta...

parlando di seconda non mi riferivo solo alla produzione tarda di monteverdi... ma (in my mind) la facevo partire dal 3o libro de' madrigali...

LK

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Se te li puoi permettere prendi questi

http://www.jpc.de/nl8150790

Ma perchè proprio questi? Per carità, la scenografia e le riprese sono eccezionali, però la prassi esecutiva si è molto evoluta rispetto a queste registrazioni

Se vuoi rimanere su qualcosa di più leggero dal punto di vista economico ma altrettanto grande da quello artistico/musicale prendi il DVD con L'Orfeo diretto da Savall.

Guardati il video http://www.youtube.com/watch?v=EdHFxkd7s0s e sbava.

Lascerei perdere l'Orfeo diretto da Savall per tre motivi:

1) La Figueras ( Musica e moglie di Savall) è l'antitesi dell'arte di Monteverdi

2) Furio Zanasi aveva perso da poco il padre e, perciò, non fa del suo meglio

3) La storia dell'orchestra vestita in quella maniera non mi piace per nulla.

Poi, ognuno è libero di fare come vuole :cat_angelic:

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Per l'Orfeo, io consiglierei queste edizioni:

Gabriel Garrido

orfeo_K617.jpg

Claudio Cavina

orfeo_standard.jpg

E, per chi è avvezzo a quest'opera, Sergio Vartolo

Orfeo_Vartolo_Brilliant.jpg

io ho la Poppea diretta da Vartolo e la trovo di una pesantezza/lentezza estenuanti.... com'è l'orfeo?

LK

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Un'ottima edizione dell'Orfeo è anche quella con l'orchestra della Grande ecurie et la chambre du roy diretta da Jean Claude Malgoire e come cantanti van Rensburg, Gerstenhaber, Jaroussky e Deletré; fino adesso mi è sembrata l'edizione che più si avvicina ad un'interpretazione corretta della musica di Montevedi, sia per la parte vocale che per quella strumentale. Vivamente sconsigliato l'Orfeo di Jordi Savall, che come al solito suo fa come gli pare dal punto di vista strumentale (soprattutto sul basso continuo, ma non solo) e anche la parte vocale mi è sembrata piatta e lontanissima dalla cosiddetta seconda prattica.

Monteverdi bisogna eseguirlo con amore e dedizione assoluti, ma soprattutto partendo dal presupposto che per eseguire una musica così antica e lontana dalla nostra estetica, bisogna studiare seriamente e rispettare al massimo i trattati di pratica musicale antichi; purtroppo io comincio ad avere la sensazione che la cosiddetta pratica filologica stia cominciando a diventare un prodotto commerciale che risponda alle esigenze estetiche del pubblico del ventunesimo secolo e non un serio e rigoroso campo di ricerca per far rinascere l'autentico spirito della musica antica; nel caso di Monteverdi e della musica rinascimentale e del primo barocco mi riferisco soprattutto agli studi sulla vocalità, molto superficiali a detta di esperti come Annibale Gianuario, che ha dedicato una vita a questa materia e non si è mai stancato di condannare la superficiale e interessata mediocrità degli studi sulla musica antica fatti da gente interessata più al business che all'arte.

Forse tutti noi dovremo iniziare ad avere un atteggiamento più critico e meno fideistico quando giudichiamo le cosiddette esecuzioni filologiche, cercando di andare più a fondo nell'affrontare la questione "musica antica".

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Un'ottima edizione dell'Orfeo è anche quella con l'orchestra della Grande ecurie et la chambre du roy diretta da Jean Claude Malgoire e come cantanti van Rensburg, Gerstenhaber, Jaroussky e Deletré; fino adesso mi è sembrata l'edizione che più si avvicina ad un'interpretazione corretta della musica di Montevedi, sia per la parte vocale che per quella strumentale. Vivamente sconsigliato l'Orfeo di Jordi Savall, che come al solito suo fa come gli pare dal punto di vista strumentale (soprattutto sul basso continuo, ma non solo) e anche la parte vocale mi è sembrata piatta e lontanissima dalla cosiddetta seconda prattica.

Monteverdi bisogna eseguirlo con amore e dedizione assoluti, ma soprattutto partendo dal presupposto che per eseguire una musica così antica e lontana dalla nostra estetica, bisogna studiare seriamente e rispettare al massimo i trattati di pratica musicale antichi; purtroppo io comincio ad avere la sensazione che la cosiddetta pratica filologica stia cominciando a diventare un prodotto commerciale che risponda alle esigenze estetiche del pubblico del ventunesimo secolo e non un serio e rigoroso campo di ricerca per far rinascere l'autentico spirito della musica antica; nel caso di Monteverdi e della musica rinascimentale e del primo barocco mi riferisco soprattutto agli studi sulla vocalità, molto superficiali a detta di esperti come Annibale Gianuario, che ha dedicato una vita a questa materia e non si è mai stancato di condannare la superficiale e interessata mediocrità degli studi sulla musica antica fatti da gente interessata più al business che all'arte.

Forse tutti noi dovremo iniziare ad avere un atteggiamento più critico e meno fideistico quando giudichiamo le cosiddette esecuzioni filologiche, cercando di andare più a fondo nell'affrontare la questione "musica antica".

Ho letto qualcosina di Gianuario su internet... a volte, sinceramente, mi sembra un po', diciamo, ideologico... ma magari è solo la sua passione a renderlo così "tranchant" nei suoi giudizi sulle esecuzioni filologiche... alla fine sembra che solo Nella Anfuso possa/sappia cantare...

LK

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Ho letto qualcosina di Gianuario su internet... a volte, sinceramente, mi sembra un po', diciamo, ideologico... ma magari è solo la sua passione a renderlo così "tranchant" nei suoi giudizi sulle esecuzioni filologiche... alla fine sembra che solo Nella Anfuso possa/sappia cantare...

LK

E' vero, anch'io lo trovo un pò ideologico, però ripeto, iniziamo a non considerare più come sacra e intoccabile la cosiddetta pratica filologica...

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io ho la Poppea diretta da Vartolo e la trovo di una pesantezza/lentezza estenuanti.... com'è l'orfeo?

LK

Anche l'Orfeo risulta pesante ad un primo ascolto. Per questo ho indicato quel cd solo a chi è già avvezo a quell'opera. Solo se si conosce già l'Orfeo, allora, si potranno apprezzare l'adesione alla parola, l'orchestrazione essenziale, la prova superba di Matteuzzi... :content_kid:

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Cosa ne pensate invece dell'Orfeo diretto da Harnoncourt? Datato? Nel 1975 fece un Orfeo interessante...

... opinione molto personale: grande onore ad Harnoncourt che è stato un precursore... ma la prassi esecutiva si è evoluta in questi 30 anni in modo, direi, sostanziale... per cui personalmente lo trovo datato... (e poi è troppo tedesco per far bene Monteverdi...)

LK

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Cosa ne pensate invece dell'Orfeo diretto da Harnoncourt? Datato? Nel 1975 fece un Orfeo interessante...

Mi manca, ma non penso che l'acquisterò mai. Comunque, di Harnoncourt ho comprato solo l'Incoronazione di Poppea per sentire Esswood. Anche io, infatti, ritengo che la prassi esecutiva si sia evoluta molto nei trent'anni che separano l'incisione dai giorni nostri.

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Considerando il fatto che nella musica di Monteverdi ha importanza assoluta la parola, direi che la palma spetta ai complessi italiani, come "La Venexiana" o "Concerto italiano", anche se Alessandrini spesso adotta delle scelte da estremista, specialmente nel dare un taglio teatrale a tutto ciò che incide.

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ma secondo vio chi è il miglior interprete di monteverdi? monterosso? alessandrini?rooley? savall? o chi?

Per quanto riguarda i madrigali, direi che la Venexiana è decisamente in pole-position.

Per il resto.... dura a dirsi.... io sono un fan del king's consort.... e per sempre grato della loro incisione di tutta la musica sacra del sommo Claudio...

Alessandrini è certamente un altro direttore che merita allori...

personalmente (Gentario sicuramente non sarà d'accordo) amo molto anche la Poppea diretta da Jacobs...

LK

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personalmente (Gentario sicuramente non sarà d'accordo) amo molto anche la Poppea diretta da Jacobs...

LK

La registrazione in dvd o quella su cd? Io ho entrambe, ma non ho ascoltato ancora quella in cd. Mi auguro solo che Kohler sia più bravo di Gall come Ottone: il secondo è davvero uno strazio per le orecchie!

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La registrazione in dvd o quella su cd? Io ho entrambe, ma non ho ascoltato ancora quella in cd. Mi auguro solo che Kohler sia più bravo di Gall come Ottone: il secondo è davvero uno strazio per le orecchie!

CD

Tra i grandi interpreti di Monteverdi mi sono scordato di citare Gabriel Garrido: la sua trilogia delle opere è da avere!

eh... sono in effetti tentato dal far l'acquisto....

LK

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Se dovessi riassumere in poche parole quella trilogia, direi questo:

1) L'Ulisse di Furio Zanasi non ha eguali.

2) Il Nerone del sopranista Flavio Oliver è subdolo e capriccioso, come ci si aspetterebbe da quel personaggio

3) Un Orfeo ( inteso come opera) così elegiaco non lo trovi da nessun'altra parte.

4)....compra compra compra$$$$$$$$$$$ :cat_trance: :cat_trance:

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