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Il "Caso Luchesi"


Conte Caramella

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Per l'odierna prova di latino scritto alla Maturità classica il Ministero dell'Istruzione e del Merito aveva approntato alcuni testi alternativi. Per gentile informazione del prof. Aristarco Scannabufale, libero docente di Latinità Contemporanea all' Università di Altamira (Spagna), siamo in grado di riprodurre uno dei testi non adottati, il cui argomento sembra rilevare agl'interessi del nostro forum.

HISTORIA MVSICES LATINE

De tonsore hispalensi, lepidissimus ludus scaenicus a gallico quodam auctore primum exaratus, deinde a nonnullis viris modulis musicis fuit expressus, inter quibus Iohannes Parvipagus (vide imaginem infra) necnon Ioachim Rubeculus (item), Itali ambo, praestantissimam a posteritati famam obtinuisse videntur.
 
Cujus fabulae sequela, videlicet Stultifera dies sive Figari nuptiae, pariter ab Andrea Lucensi [*] musice condita fuit luculente, ut Albinus et Tubecula, remoto nomine suppositicio cuiusdam Amadei Lupigradi (vide imaginem), bacchantur. Hujusmodi maximam mentulationem, ut sermone castrensi utar, non omnes autem laudant, nisi caprimulgi, purgatores latrinarum et αὐτοδίδακτοι.
 
Hoc in opere musicali maxime praestat cantio illa praeclara "Ubi sunt tempora pulchra", quae a Comitissa nomen accipit. De hac quoque praefati doctores bubalarii, una cum anglico sodali Ruperto Vironovario, multa inepte necnon asinine inventa narrare non erubescunt, scilicet -- inter alia -- a germanico sermone in italicum, musicis modulis vero non mutatis, fuisse conversam.
 
Proh pudor! Si quidquid autem residuum fuerit, subligar in faciem transferre tales auctores deceret.
 
PAISIELLO-ROSSINI-MOZART.jpg

GLOSSARIVM EUPHEMISTICVM
mentulatio = ragionamento orticulturale
sermo castrensis = lessico militare
caprimulugus = operatore zootecnico
purgator latrinarum = operatore ecologico
αὐτοδίδακτος = tuttologo
 
[*] N.B. Andreae Lucensis vera imago omnino deest, falsa autem et ementita grassatur in commentariis sectae bubalophilae, quae rectius Christiano Amadeo Nephio, viro Saxonico in rebus musicis decenter perito, tribuenda est.
 
Christianus-Amadeus-Nephius.jpg
 
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Premessa.

Ademira. Dramma per musica (ossia opera seria) in tre atti dello sfigato. Eseguita per la prima volta a Venezia, al Teatro San Benedetto, nel maggio del 1784. Composta quindi da un Luchesi quarantatreenne, dunque più che maturo.

L’aria che andremo a leggere e ad ascoltare è "Ah la veggo quell'ombra infelice" dell’atto secondo. Di questo brano esiste in rete soltanto una registrazione di qualità audio raccapricciante. Invece i commenti sono osannanti: capolavoro nel suo genere.

La forza dell'opera consiste dunque nelle sue arie, tra le quali spicca prepotentemente "Ah la veggo quell'ombra infelice", intonata da una Ademira visionaria e fremente, che evocando e dando voce al fantasma del suo "Germano" anticipa scenari "dongiovanneschi", in una luce drammatica tuttavia tendente al sublime e l'etereo.

Così nella descrizione dell’aria scrive lo youtuber Poncione (è lui che ha pubblicato quell’audio terrificante)

Di certo Luchesi mantenne un ruolo privilegiato negli scambi culturali tra Bonn e l’Italia: l’Ademira (commissionata per la visita di Gustavo III di Svezia nella città lagunare) è il coronamento di una carriera dovuta all’apprezzamento da parte degli ambienti veneziani tributato al 43enne compositore “cittadino”, ma, soprattutto, oggi, chiaro termine di paragone nell’ambito dell’opera seria veneziana che esprimeva la confluenza degli stili europei allora in voga in modo unitario.

[Bruno Belli, booklet del CD “Andrea Luchesi: Sinfonie avanti l’opera “, 2015].

Si nota dunque una certa “benevolenza” nei confronti di quest'aria. Su Wikipedia italiana si legge alla voce https://it.wikipedia.org/wiki/Ademira_(Andrea_Lucchesi):

Musicalmente contiene qualche pagina di indubbio spicco, quale in primis la splendida aria della protagonista omonima Ah la veggo quell'ombra infelice nel II atto.

Splendida aria. Ma scrivere qualcosina in più oltre il giudizio estetico impressionista, no?

Sempre lo youtuber Poncione:

Luchesi riesce comunque a dare personalità ai tre protagonisti, coinvolti tra intrighi amorosi, sentimenti di vendetta e abissi psicanalitici

Abissi psicoanalitici. Notevole. Chissà cosa vorrà dire.

Comunque, sembrerebbe che i nostri bendisposti commentatori siano consapevoli che il maturo Luchesi fosse fornito, all’epoca della composizione, di un solido background. Sottolineato, come sempre, dai nostri moderni musicologisti:

uno dei più versatili musicisti del secolo, padrone di tutti gli stili  (G. Taboga).

… conoscenza avanzata delle teorie del Vallotti (Bianchini & Trombetta)*

*[riferito all’anonimo compositore di area bonnense del “Singspiel antico”]

Quindi mettiamo gli ingredienti nel mixer:

1.       compositore maturo,

2.      padronanza di tutti gli stili,

3.      massima versatilità,

4.      scienza contrappuntistica avanzata,

5.      opera seria (la prima e l'unica di questo autore)

ed ecco sfornato il risultato:

l’aria "Ah la veggo quell'ombra infelice".

 

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1. Il manoscritto.

Ringrazio sentitamente il dott. Carlo Vitali e il suo collega Massimo Mazzeo di Lisbona, direttore dell'ensemble "Divino Sospiro", per avermi fornito copia digitale della partitura completa, anzi incompleta e non autografa, dell’Ademira. La fonte è quella manoscritta conservata alla Biblioteca Nacional da Ajuda di Lisbona, catalogata e descritta come segue:

Titolo: Ademira : Nel Teatro In S. Benedetto l'ascenza 1784 / Musica Del Sig.r Andrea Luchesi. 

Consistenza: 3 volumi, 23 x 32 cm;

Rilegatura: Brossura con copertina in cartone marrone;

Filigrane: varie, che sembrano provenire da vari produttori dell'Italia settentrionale: 3 Crescents/REAL ; Crown/GFA ; Cross-bow/ AM ; Coat of Arms / W. ;

Copista: mani di più copisti.

Contenuto:  1° vol.: Atto Primo, 81 ff. ; 2° vol.: Atto 2.º, 82 ff. ; 3° vol.: Atto Terzo, 20 ff.

Segnatura: 44-XI-22-24

Il recitativo e aria "Ah la veggo quell'ombra infelice" sono situati nel 2° volume, ff. 9-22 (44-XI-23)

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2. Il libretto.

Il testo dell’aria nel libretto dell’Ademira di Luchesi recita:

libretto.jpg

Al pari di non pochi curatori moderni, l'antico tipografo ignorava la regola metrica del "rimalmezzo" e per questo sfigurò la semplice e un poco pedestre struttura di due quartine di decasillabi progettata dal librettista Ferdinando Moretti. Ci permettiamo di offrirne un'edizione critica e lievemente normalizzata nella punteggiatura.

            Ah, la veggo quell'ombra infelice,

che m'addita l'aperta ferita.

Ah, l'ascolto che parla, che dice:

sai qual mano la morte mi diè.

            Qual tremore, quai palpiti, oh Dio!

Che tormento, che barbaro affanno!

Che destino crudele e tiranno!

Chi si muove a pietade di me?

 

Luchesi o chi per lui (il raffazzonatore del libretto?) sembra aver tagliato due versi in coda alla quartina finale, presenti invece nel libretto dell’Ademira di Angelo Tarchi, andata in scena alla Scala di Milano pochi mesi prima nella stagione di Carnevale; una nota a piè di pagina del relativo libretto c'informa che il distico andava cantato dalla solista e dal coro delle "nobili Donzelle":

Voi che udite i miei casi dolenti,

La mia pena vedete qual è.

 

Tornando al manoscritto di Lisbona, qui il testo cantato presenta (forse per colpa del copista) alcune piccole discordanze rispetto al libretto e alcune peculiarità. Prima di tutto – cosa molto fastidiosa – il copista verga le “e” esattamente come le “a”. Di modo che la frase iniziale: Ah la veggo quell'ombra infelice, si legge: Ah la vaggo quall'ombra infalica. Curioso. Nel secondo verso, oltre alla sostituzione grafica delle vocali, si riscontra una variante retorica di poco conto.

Il libretto recita: che m'addita l'aperta ferita.

Il copista scrive: che m'addita l’accerba ferita.

Nulla di trascendentale, ma c'è di peggio. Informandomi, ho scoperto che tutta la partitura dell’opera soffre di notevoli criticità. Giovanni Battista Columbro, direttore del Festival Lodoviciano di Viadana nonché direttore nel 2006 della prima esecuzione moderna di Ademira, trascrivendo e revisionando la partitura, si è imbattuto in problemi riguardanti addirittura l’organicità della trama. E ha dovuto correre ai ripari integrando e inserendo anche dei numeri musicali estranei all’opera (le sue scelte esecutive si possono leggere qui:

 https://drammaturgia.fupress.net/lettori/lettera.php?id=103).

Solo per far capire a che livello di stranezza è questa partitura è il fatto che l’opera finisce con un recitativo secco! Proprio per mano del copista, alla fine dell’atto terzo, dopo il recitativo sta scritto “Fine”. Niente coro, niente riconciliazione dei due popoli nemici con immancabile finale matrimoniale; che invece nel libretto non mancano… che strano. Se l’opera fosse di Mozart chissà quei musicologiari cosa ci avrebbero ricamato sopra!

Il nostro youtuber Poncione, conscio di queste stranezze, le interpreta a modo suo:

Il confronto tra i due libretti evidenzia che Luchesi tagliò il coro iniziale, lasciando per il resto invariato il testo. L'orchestra limitata utilizzata da Luchesi in questa occasione denota non a caso qualsiasi mancanza di sfarzo, insolita per un'opera di soggetto romano in quegli anni. Il compositore veneto sembra concentrarsi sulla psicologia dei tre personaggi principali:

Orchestra limitata, cori tagliati, mancanza di sfarzo… fanno sì che lo sfigato si concentri non a caso sulla psicologia dei personaggi. Quanta benevolenza per Andreino! Parsimonioso e anche fine psicologo!

Poi, in verità, vorrei capire in cosa consiste questa mancanza di sfarzo in tal opera seria, rappresentata per la frequentata stagione operistica dell’Ascensione e nella quale sono stati inseriti due balletti impiegando, oltre a quelli principali, ben 32 ballerini:

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(Taddeo Wiel, I TEATRI MUSICALI VENEZIANI del Settecento – Catalogo delle opere in musica rappresentate nel secolo XVIII in Venezia (1701-1800), Venezia 1897, pag. 380)

Per non parlare della presenza di comparse divise in doppia schiera di Romani e di Goti: Sacerdoti, Popolo, Soldati ecc. Varrebbe infine la pena di notare che con la scelta di un soggetto di ambientazione nordica ("La Scena è in Tamasida Capitale dei Goti") s'intendeva ovviamente rendere omaggio all'illustre turista Gustavo III, notorio musicofilo, il cui titolo regale recitava "med Guds Nåde Sveriges, Götes och Wendes Konung" e in latino: "Dei Gratia Suecorum, Gothorum et Vandalorum Rex". E con la prospettiva di attirare un cotanto spettatore e il suo brillante seguito, avrebbero il "nobilissimo teatro di San Benedetto" e la Serenissima Repubblica rischiata la figura di palta con un allestimento al risparmio, senza sfarzo, tutto in chiave "psicoanalitica"? Solo i Ponchioni e gli altri historiens du dimanche potrebbero credere a una tale baggianata.

Io non so se le mancanze e le incongruenze della partitura siano attribuibili a Luchesi o a maldestri copisti. So che vari luchesiani vantano questa opera come un capolavoro del genere: la prova sarebbe appunto la copia fatta per Lisbona. Boh.

Ho scelto deliberatamente di omettere da questa lettura il recitativo. Una ventina di battute svogliate.

Luchesi – questa è una mia personale sensazione - sembra che ne abbia voluto musicare solo una parte (in grassetto il testo musicato):

Con proferir quel nome

L’anima mi trafiggi. Egli trionfa

Ancora nel mio cor, né posso…Oh Dio!

Io l’amo più che mai…L’amo? …Che dissi?

Oimè! Gelar mi sento.

Parmi da quella tomba

Mesta voce ascoltar, che mi rinfaccia

Un colpevole amore,

E m’empie di spavento, e di terrore.

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3. L’aria.

Allora. L’aria è in mi bemolle maggiore, tempo C, l’organico strumentale è quello classico (archi con viole divise, 2 oboi, 2 corni e fagotto). La forma è quella bipartita (ma non proprio): prima sezione Adagio, seconda Allegro.

 

Sezione A.

La scena è la seguente:

Vasto recinto, in cui sono i sepolcri de’ Re Goti,

al quale si ha l’ingresso per due parti opposte.

Ademira a sedere sopra un sasso in atto di estremo

dolore, Auge in piedi accanto alla medesima.

Praticamente Ademira si trova al cimitero a contemplare la tomba del fratello. Il suo “Germano” è stato ucciso in battaglia, involontariamente, dall’imperatore Flavio Valente, il suo grande amore. Quindi la nostra eroina è in piena tragedia: devastata dalla morte del parente, ha invece sentimenti contrastanti verso il suo amato germanicida. Come rende tutto ciò il nostro Andreino?

La prima battuta è solo orchestrale: oboi sotto voce, corni in fp, i Violini in unisono che arpeggiano l’accordo di mi bemolle maggiore, le Viole intonano nel registro basso l’accordo completo di tonica, il fagotto raddoppia le Viole I, i Bassi ribattono in ottavi la fondamentale.

Tutto tranquillo, placido. La tristezza non trasuda né dai sassi, né dalla musica.

A battuta 2 entra l’Ademira:

Ah la veggo quell'ombra infelice,

La costruzione della melodia è basata sulla cadenza:

T (tonica), S56 (sottodominante con 6a e con 5a al basso), D37, T.

Ademira alle parole “quell’ombra”, è lei e solo lei a intonare la fondamentale dell’accordo di settima di dominante (il si bemolle basso). Gli strumenti che l’accompagnano suonano esclusivamente la 3a, la 5a e la 7a.

Nel secondo verso:

che m'addita l'aperta ferita.

Invece ai bassi è relegata la fondamentale della dominante.

Siamo quindi a battuta 9 e con il semplice moto cadenzale D-T, Andreino circoscrive la tonalità di impianto (Mi bemolle maggiore). Leggiamo:

IMG01.jpg

A fine battuta 9 l’orchestra (soprattutto il fagotto) prepara la modulazione alla dominante (Si bemolle maggiore) che si conferma a battuta 10. Ademira rientra a battuta 11:

Ah l'ascolto, che parla, che dice:

il suo canto è ben cadenzato: 1-ritmo.jpg

e a battuta 15 si rimane sospesi sulla dominante di Si bemolle maggiore (Fa maggiore).

IMG02.jpg

di seguito, alle parole:

 sai qual mano la morte mi diè?

Ademira, tutti i Violini, le Viole e i Bassi all’unisono (mentre il fagotto fornisce una seconda voce), modulano e raggiungono il fa minore/maggiore (l’evento sonoro “spia” per la modulazione è il mi bequadro).

Questo dovrebbe essere un passaggio cruciale dell’aria, perché è alla base delle sofferenze di Ademira: la domanda retorica ci ricorda che il fratello è stato assassinato dal suo amante.

IMG03.jpg

Lo sfigato mostra quindi la nostra eroina che passeggia dal Mi bemolle maggiore al Si bemolle maggiore e poi al fa minore/maggiore. Due salti di quinta.

Raggiunto il Fa maggiore/minore, a battuta 19 iniziano le scale dei violini, pedale ben fermo di Fa e sopra la salita: armonie dissonanti e consonanti di passaggio:

Qual tremore, quai palpiti, oh Dio!

Che tormento, che barbaro affanno!

Che destino crudele, e tiranno!

Si sale: fa, sol, la bequadro, si bemolle, do, re, mi bequadro, fino al fa; al secondo fa ribattuto in tremolo (battuta 26) vi è l’accordo di sesta alterato che sospende la cadenza alla dominante di fa minore (do maggiore a battuta 27). Il testo parla di tremore, palpiti, tormento e affanno. Luchesi rende questi stati d’animo solo con i forte-piano delle scale e il crescendo finale:

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Da battuta 28 a battuta 31, quindi senza alcuna sorpresa, alle parole

Chi si muove a pietade di me.

Chi si muove a pietade di me.

Andreino introduce la cadenza completa (due volte) di fa minore:

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A battuta 32 cangia il tempo in Allegro e inizia la sezione B, che a dire il vero, somiglia più a una variazione/sviluppo della sezione A.

Sezione B.

A battuta 32 e 33 vi è di nuovo un unisono modulante di tutti gli archi e il fagotto. Con la nota “spia” re bequadro (sesta dell’accordo di sottodominante), a battuta 34 si raggiunge finalmente l’accordo di sol maggiore, dominante di Do minore (parallela minore di Mi bemolle maggiore).

E Ademira ricomincia ripetendo le strofe, ma omettendo la frase “che m'addita l'aperta ferita”:

Ah la veggo quell'ombra infelice,

Ah l'ascolto, che parla, che dice:

quell'ombra, mi parla, oh Dio! mi dice:

Sempre con lo stesso ritmo: 2-ritmo.jpg

Anche qui, sempre su pedale di dominante (Sol) e alla fine con un accordo di sesta alterato, si va alla cadenza sospesa alla dominante (sol maggiore). E arriviamo a battuta 51.

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Da battuta 52 a battuta 57, ritorna la fatidica domanda retorica:

sai qual mano la morte mi diè?

E cosa fa qui Andreino? Sempre con lo stesso ritmo ci ripropone un bell’unisono modulante di Ademira, archi e fagotto (gli oboi intonano dei bicordi). Qui la nota “spia” è il la bequadro e quindi si ritorna al Si bemolle maggiore (dominante della tonalità di impianto). La tonalità di do minore è quindi subito abbandonata.

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Da battuta 58 a battuta 63, il testo suggerisce:

Qual tremore, quai palpiti,

I violini dopo 2 battute in staccato salgono al si bemolle per confermare la “vecchia” tonalità di arrivo: cadenza sospesa alla dominante della tonica di impianto.

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Fino alla fermata di battuta 80 non vi sono altro che cadenze complete della tonica. Qui Ademira riprende le prime frasi:

 

Ah la veggo quell'ombra,

Qual tremore, oh Dio!

E sempre con gli stessi ritmi:3-ritmo.jpg

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Da battuta 81 sembra che inizi una specie di coda. Cadenze e cadenze identiche a quelle di batt. 64 e seguenti.

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Da battuta 112 in poi (quando Ademira tace definitivamente) l’orchestra si lancia in un breve finale scherzoso quasi a passo di danza con pulsazione binaria: battere-levare-battere-levare.

Non c'è dubbio: è proprio lo stesso Andreino che con infallibile sensibilità drammatica impianta il fugato di "Liber scriptus", versetto dal Dies Irae, su un ilare temino da opera buffa che andrebbe benissimo per una pantomima di Arlecchini:

 

 

 

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Il commento finale del youtuber Poncione è il seguente:

La forza dell'opera consiste dunque nelle sue arie, tra le quali spicca prepotentemente "Ah la veggo quell'ombra infelice", intonata da una Ademira visionaria e fremente, che evocando e dando voce al fantasma del suo "Germano" anticipa scenari "dongiovanneschi", in una luce drammatica tuttavia tendente al sublime e l'etereo.

Ademira visionaria e fremente.

Vista la partitura, Ademira a me sembra pratica e impassibile.

Per carità, i gusti sono gusti. Ma quest’aria, che dovrebbe essere una delle migliori, è poca cosa. In essa non si riscontrano tutti i presupposti del “geniale” Luchesi citati nella premessa. A partire dall’organico strumentale tutto è misero e svogliato. Ademira (soprattutto nella sezione B  non varia mai il suo cinguettio, tutto è cristallizzato su un paio di figure ritmiche. Il testo suggerisce “palpiti”, “affanni”, “tormenti” e non si trova manco una sincope nel suo canto; la frase che “dice” il morto (“sai qual mano la morte mi diè”) è relegata a un poco efficace unisono, quando avrebbe meritato un peso musicale più importante sia dal punto di vista strumentale che armonico (e questa sarebbe l’anticipazione dello scenario dongiovannesco…).

Il contrappunto poi è quasi assente, altro che Vallotti: il basso si limita solo a note ribattute per accompagnare; i violini I e II praticamente suonano spesso in unisono o si raddoppiano all’ottava; le viole riempiono il loro quartierino centrale raddoppiando frequentemente i violini; i corni potrebbero anche essere omessi dall’organico visto il loro scarso contributo melodico e armonico; il fagotto ogni tanto sostiene l’Ademira con andamento indipendente e convenzionale. L’armonia, poi, è fin troppo scontata. Le modulazioni vanno da Mib a Sib, Fa, Do e di nuovo Mib (il famoso circolo delle quinte). Due accordi di sesta alterati e le scale dei violini non bastano a far diventare questa aria “sublime” ed “eterea”. Ai signori luchesiani che continuano a dopare questa Ademira (ricordo che qualcuno ha scritto che il miglior pezzo dell’opera sarebbe la sinfonia…), consiglio di ascoltare e riascoltare l’Idomeneo di Mozart. E non parliamo poi del Don Giovanni… altro pianeta e altre stelle.

La resa dell’aria completa è qui di seguito. Ho dovuto semplificare alcune parole (per es. diè=da) per ovviare a problemi di fonetica della cantante virtuale. L’organico orchestrale è invece rispettato. Ma ho dovuto fare un grande e noioso lavoro sulle articolazioni e sulle dinamiche, perché la partitura è un po’ avara in questo.

 

 

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On 25/6/2023 at 22:32, artifex dice:

2. Il libretto. Giovanni Battista Columbro, direttore del Festival Lodoviciano di Viadana nonché direttore nel 2006 della prima esecuzione moderna di Ademira, trascrivendo e revisionando la partitura, si è imbattuto in problemi riguardanti addirittura l’organicità della trama. E ha dovuto correre ai ripari integrando e inserendo anche dei numeri musicali estranei all’opera (le sue scelte esecutive si possono leggere qui):  https://drammaturgia.fupress.net/lettori/lettera.php?id=103).

Caro Artifex,

congratulazioni per questa valanga di napalm ♨️ sui musicologiari impressionisti. Come al solito, dove passi tu non cresce più l'erba -- e le bufale si muoiono di fame. Ciò premesso, ti ringrazio per la segnalazione di questo post del maestro Columbro risalente a diciassette anni fa. Non lo conoscevo, e rimango sbalordito (ma non troppo) dalla quantità di fesserie che l'immarcescibile apostolo di Luchesi riesce ad accumulare nel giro di una dozzina di righe.

Esordisce al solito con una laudatio autogena:

Tale scelta non è  stata affidata al caso (non sono uno sprovveduto, mi occupo della riscoperta dei musicisti italiani del '700 da vent'anni,  sono musicista e docente al Conservatorio di Milano), ...

Oh, quanto ce ne rallegriamo!

... ma ha fondati motivi musicali e storici. Musicali in quanto un'opera, da sempre, non si conclude con un recitativo: la catarsi finale è affidata sempre ad un coro. Il fatto poi che il ms. dell'Ajuda non riporti il coro finale è del tutto irrilevante poichè era pratica scontata del tempo che, qualora mancasse la musica del compositore,  il direttore dell'esecuzione costruisse ad hoc il coro finale sulla base del testo presente nel libretto.

Ci può stare, anche se "pratica scontata" mi pare un tantino dogmatico; "del tutto irrilevante" proprio no. È invece un caso abbastanza raro, degno di segnalazione e magari di un tentativo di spiegazione. Ad esempio con la disinvoltura di un copista prezzolato che, disponendo solo di alcuni quinterni della partitura originale (quelli che gli erano stati affidati per la copiatura), quelli spedisce al committente, e non più. Il MS di Lisbona, se ne dia atto, è piuttosto lacunoso, e non soltanto nel finale.

Storici in quanto il celebre compositore Francesco Bianchi, coevo di Andrea Luchesi, assistette sicuramente  alla prima rappresentazione di Ademira a Venezia nel 1784 al seguito del Granduca :shifty_x: [sic] Ferdinando d'Asburgo Governatore di Milano, e diresse, in quanto direttore dei cori del Duomo di Milano e della Scala, i cori di Ademira nella successiva rappresentazione della stessa in Milano, come risulta dal libretto meneghino giacente presso la Braidense.

E chi glielo ha detto? L'Arciduca [e non "Granduca"] Ferdinando Carlo d'Asburgo-Lorena, governatore di Milano, assisté nel Carnevale del 1784 alla prima rappresentazione dell'Ademira di Angelo Tarchi presso il Teatro alla Scala. Prima opera di Carnevale, dice la dedica del libretto, dunque andata in scena già il 26 dicembre 1783 (Santo Stefano) o poco dopo. Questo era l'uso; si può forse trovare la data esatta nella "Gazzetta di Milano", e la stessa fonte riporterà molto probabilmente anche la gita dell'Arciduca a Venezia. Con o senza la compagnia di Francesco Bianchi, vai a sapere.

Ma ci andò per la Fiera dell'Ascensione del 1784, dunque in una data compresa fra l'inizio dell'ottavario di preparazione alla festa e i 15 giorni successivi alla festa medesima. Il che per quell'anno, essendo l'Ascensione una festa mobile, equivaleva in teoria a dire: 12 maggio-3 giugno; solo che per riguardo all'imminente arrivo di Gustavo III di Svezia fu anticipata di ben 17 giorni. Così il "Diario estero" del Chracas che si stampava a Roma, n. 979, 21 maggio 1784: "Fino dalla passata Domenica incominciò la nostra Fiera dell'Ascensione, e fu aperto il nobilissimo Teatro di S. Benedetto, ove andò in Iscena un'Opera seria."  Poiché la corrispondenza da Venezia è datata 5 maggio, abbiamo anche la data esatta della première dell'Ademira: domenica 2 maggio 1784. 

Il re giunse a Venezia nel pomeriggio del 3 maggio; la stessa sera si recò al teatro di San Benedetto dove l'Eccelso Veneto Senato aveva affittato per lui e il suo seguito due palchi del second'ordine, apportando anche varie migliorie allo stabilimento per una spesa complessiva di 10.381 lire venete e soldi 15 pari a un po' meno di 500 zecchini (Fonte: Claudia Pingaro, Cerimoniale e informale. Gustavo III a Venezia tra «metodi da tenersi», onori e oneri, in "Archivio Veneto", 19, 2020, pp. 113-138).

Ulteriori preziosi dettagli offre il ben informato cronista Antonio Angelo Cavanis (Venezia, Archivio Istituto Cavanis, bu­sta 12, fasc. FY, ad annum):

"La stessa sera fu la M.[aestà] S.[ua] alla nobile società del casino detto di S. Benetto, e dopo al teatro dell'Opera, dove visitò varie dame nei loro palchetti."

Fra una partitella a carte e un giro di visite alle dame, come da usi nobiliari del tempo, che cosa avrà ascoltato della musica? Niente paura: sempre secondo l'uso ci tornò il 6 dopo un'altra puntatina al casino di San Cassiano, e progettava forse di tornarci il 12; senonché ne fu impedito da un'indisposizione che lo costrinse a letto fino al 15, giorno della sua ripartenza alla volta di Padova. Prima di congedarsi dai suoi anfitrioni si premurò di lasciare "generose mancie", fra cui "50 zecchini a quegli [...] che lo servirono di rinfreschi al palco del teatro dell'Opera". Ai camerieri, insomma. Del compositore dell'opera e dei cantanti non si fa motto, ma potrebbe essere solamente un caso fortuito.:sarcastic: Spettatori teatrali alquanto più assidui, sempre stando al cronista, si dimostarono l'Arciduca governatore di Milano e la sua consorte Maria Beatrice d'Este, arrivati a Venezia il 18 di quel mese e rimpatriati il 26 (ancora una volta: con o senza Francesco Bianchi al seguito non è dato sapere). Ci duole pensare che nessuno, nemmeno il duca di Parma Ferdinando I di Borbone-Spagna anche lui presente alla stagione operistica veneziana, abbia tentato di accaparrarsi il talento sopraffino del Kapellmeister di Bonn. Ma questi sono dettagli di gossip ipotetico; il dato macroscopico che rovescia i suoi "fondati motivi musicali e storici" sta altrove:

Prima l'Ademira di Tarchi, poi quella di Luchesi, e non viceversa; capito, signor-maestro-non-sprovveduto? Lei ha compulsato i libretti, ha preso nota del direttore dei cori milanesi (Francesco Bianchi, giusto), ma non dei compositori e nemmeno delle date di rappresentazione. :sarcastic:Luchesi, Luchesi über alles! 😋 Sullo stesso binario annessionista, il suo sodale Agostino Taboga cataloga come luchesiana un'altra Ademira "di diversi celebri autori" rappresentata alla Pergola di Firenze nell'autunno seguente: https://andrealuchesi.it/catalogo-tematico-viiiopere-teatrali-ixarie-duetti-cori-x-balletti/

Celebri autori, dunque Luchesi; elementare Watson!:shifty_x: Peccato che in quel libretto la fenomentale aria dell'ombra infelice sparisca del tutto, sostituita da "Perché se tanti siete/ che delirar mi fate".  Un altro "studioso" che legge le fonti con gli occhiali stroboscopici.

Resterebbe da capire perché a distanza di pochi mesi lo stesso soggetto storico di Ferdinando Moretti, imperniato sul rapporto d'incontro/scontro fra Romani e Goti, abbia conosciuto ben due intonazioni indipendenti, o più probabilmente tre. In ordine cronologico: la milanese di Tarchi, la veneziana di Luchesi, e la fiorentina, un'Ademira-pasticcio nel senso tecnico del termine.

La risposta l'hai già anticipata tu, o Artifex. Nel 1783-84 Gustavo III di Svezia, "re dei Goti e dei Vandali" come da titolario ufficiale, effettuò un lungo Grand Tour per l'Italia che lo condusse fino a Roma e a Napoli. Le stazioni del suo viaggio si possono desumere da Henning Stålhane, Gustaf III/s resa till Italien och Frankrik (Il viaggio di Gustavo III in Italia e in Francia), Stockholm, Nordisk Rotogravyr, 1953. Oppure, ma sarebbe fatica più lunga che imparare lo svedese, da uno spoglio delle gazzette coeve; quelle locali ma soprattutto la "Storia dell'Anno", Venezia, Pitteri, 1737 sgg.

Ma lei, non-sprovveduto-maestro Columbro, dopo tanti anni di "riscoperte", esecuzioni musicali e registrazioni discografiche che (vorrà convenirne onestamente) non hanno riscosso gli unanimi consensi della critica specializzata, non vuol degnarsi di mettersi a studiare un po' di storia sulle fonti primarie e secondarie più accreditate, e non sui fantasiosi tomi negazionisti di Taboga padre e figlio, Bianchini, Trombetta e seguaci?

la-storia-dell-anno-1784-divisa-in-quatt

 

 

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9 ore fa, Carlo Vitali dice:

Prima l'Ademira di Tarchi, poi quella di Luchesi, e non viceversa; capito, signor-maestro-non-sprovveduto? Lei ha compulsato i libretti, ha preso nota del direttore dei cori milanesi (Francesco Bianchi, giusto), ma non dei compositori e nemmeno delle date di rappresentazione.

Un po' mi dispiace per Andreino. In fin dei conti egli non ha nessuna colpa di tutte queste schifezze messe in giro sul suo conto. Era un bravo, onesto musicista.

I suoi sostenitori lo stanno dipingendo come io l'ho "dipinto" nella clip dell'Ademira: un pagliaccio.

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2 ore fa, artifex dice:

Un po' mi dispiace per Andreino. In fin dei conti egli non ha nessuna colpa di tutte queste schifezze messe in giro sul suo conto. Era un bravo, onesto musicista.

Anche questo è vero. I suoi apologeti ne hanno fatto un uomo di paglia per il loro delirio campanilistico; in realtà sarebbe giusto registrarlo un po' meglio di quanto non si sia fatto sinora, con le lodevoli eccezioni di Roberto Loreggian e Roberto Plano. In questo "Ingemisco" dal solito Dies Irae (databile 1770 ca.) puoi ascoltare una delicata arietta amorosa che non sfigurerebbe nella penna di un Galuppi prima maniera. Cambiando il testo latino in un isometrico "Mentre dormi amor fomenti" (dall'Olimpiade di Metastasio) hai un onesto archetipo di "aria del sonno" 😴 in stile galante... Tormenti della coscienza, ansia, supplica di perdono? Non pervenute.

 

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E adesso, giusto per esempio, mostro come alcuni troglo-musicologisti da strapazzo potrebbero sciacallare su alcune coincidenze.

Ci ricordiamo il primo verso dell'Ademira di Luchesi del 1784? Certo:

ademira.jpg

Volessi accusare di plagio il povero Luchesi, pubblicherei questo:

download.jpg

Stessa tonalità (Mi bemolle maggiore), stesso organico strumentale e soprattutto stesso incipit.

Ma guardiamoli ravvicinati questi incipit:

confronto.jpg

E sempre di "ombra" si parla!!!!!

Il secondo incipit è tratto dall'aria "Ombra cara che intorno t'aggiri" dall'opera Ifigenia in Tauride di Francesco De Majo, composta vent'anni prima dell'Ademira!

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1 ora fa, artifex dice:

E adesso, giusto per esempio, mostro come alcuni troglo-musicologisti da strapazzo potrebbero sciacallare su alcune coincidenze.

E sempre di "ombra" si parla!!!!!

Il secondo incipit è tratto dall'aria "Ombra cara che intorno t'aggiri" dall'opera Ifigenia in Tauride di Francesco De Majo, composta vent'anni prima dell'Ademira!

"Ein paar gleiche oder ähnliche Noten beweisen nicht viel." (*)

Chi l'ha detto?:shifty_x: Theodor Anton Henseler, Andrea Luchesi, der letzte Bonner Hofkapellmeister zur Zeit des jungen Beethovens, Bonner Geschichtsblätter, 1937: a p. 350. Si parla dell'inno di Luchesi "Coelestis urbs Jerusalem" e della sua eventuale influenza sull'Inno alla Gioia di Beethoven.

(*) Un paio di note uguali o simili non dimostra molto.:sarcastic:

Coelestis-urbs.jpg

🦨Dedicato a tutti quelli che citano senza avere letto🦬

 

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On 30/1/2006 at 19:18, Conte Caramella dice:

Quanto alla "rete", esistono articoli dello stesso Taboga, di Luigi Della Croce ed altri ancora. Segnalo il sito dedicato ad Andrea Luchesi (Andrea Luchesi.it) dallo stesso biografo.

Dico solo una cosa: se leggerete capirete che c'è solo da rimanere scioccati e vedrete la musica, tutta la musica, sotto un'altra luce.

ED ALTRI ANCORA

MUCCATA-LUOGOCOMUNE-COLUMBRO.jpg

C'è giusto da rimanere scioccati🎃, eccellentissimo signor Conte, a navigare una rete dove si pescano certe panzane. Questo poi è un caso particolarmente increscioso: "L'autore dell'articolo, che preferisce restare anonimo, è compositore e direttore d'orchestra. Ha diretto ed inciso con diverse orchestre internazionali. L'autore ringrazia per la collaborazione il Dott. Agostino Taboga".

Una descrizione che, chissà perché, mi suona vagamente familiare. Soprattutto per la puntuale conoscenza di fatti storici del tutto ignoti al mainstream musicologico, e anche per la ferrea logica deduttivo-induttiva con cui si collegano fatti, fattoidi e purissime vaccate.

Primo fatto: "Le fortune della Cappella di Bonn sotto il principe Max Franz durarono fino al 1794, anno in cui il principato fu occupato dalle truppe francesi. Pensionato, ma non sostituito, il kapellmeister Luchesi rimase nella sua città di adozione fino alla morte (1801)."

Secondo quasi-fatto: "A Bonn, a seguito delle campagne napoleoniche, l’archivio della cappella fu spostato e, dopo varie peripezie, molti manoscritti furono inviati in Italia. Questi documenti sono oggi consultabili nel fondo Luchesi presso la Biblioteca Estense di Modena, nella quale curiosamente :shifty_x: si possono trovare le parti orchestrali della sinfonia 'Jupiter' Nº 41, che i musicologi d'oltralpe 🐃 da sempre hanno attribuito a W.A. Mozart, ma che lì risultano essere anonime."

Terzo fattoide: Quelle dell’anonimo autore sono datate 1784 o forse addirittura precedenti. La partitura di Mozart della medesima sinfonia, è datata invece 1788, quindi Mozart deve averla copiata da una partitura preesistente, risalente almeno al 1784.

Quarta vaccata:🐮 (Mozart infatti divenne kapellmeister di Bonn subito dopo Luchesi, e quindi avrebbe potuto tranquillamente ritrovarsi fra le mani alcuni composizioni del vecchio maestro, che ha poi reso proprie).🐮

Mi dica onestamente, Eccellenza: se nella vita reale (opposta a quella virtuale) qualcuno cercasse di convincerla a comprare un'auto usata, un libro, una teoria... con argomenti del genere, lei chi chiamerebbe in prima istanza? I Carabinieri 👮‍♀️oppure la Croce Verde?🚑

Eppure sembra trattarsi di un maestro-non-sprovveduto: un professionista della musica di rango internazionale dichiaratamente in rapporti di collaborazione con un illustre ricercatore quale il Dottor Agostino Taboga (tanto cognomini nullum par elogium). Quando si sarà rimesso dallo scioc iniziale, Ella potrà inoltrarsi vieppiù nella lettura di una tanto egregia boazza dissertazione scientifica, datata 2016 e tuttora reperibile a questo indirizzo:

https://www.luogocomune.net/index.php/22-storia-e-cultura/4533-il-fantasma-di-mozart

E poi magari, ma solo se lo desidera, si degni di aggiungere un piccolo caveat circa le virtù conoscitive di tutto ciò che si raccatta in rete: Iterum simile est regnum caelorum sagenae missae in mare, et ex omni genere piscium congreganti.  Quam, cum impleta esset, educentes, et secus littus sedentes, elegerunt bonos in vasa, malos autem foras miserunt. (Matteo, 13/ 47-48).

640px-Reichenkirchen_St._Michael_Kanzel_

dato di casa, nella solennità dei Santi Pietro pescatore e Paolo epistolografo

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On 29/6/2023 at 15:06, artifex dice:

Egr. dott. Vitali! Bisognerebbe scrivere un libro con la raccolta di tutte le più assurde vaccate musicologiche lette anche qui nel forum!!!!!! 😁

Carissimo maestro Artifex, non ci sono in tutta l'Amazzonia foreste sufficienti a fornire la carta necessaria. Consci del nostro umile contributo ad un ambiente carbon neutral (ce lo chiedono l'ONU, l'Europa e santa Greta di Schwedistan), lasciamo che siano gli ignoranti ad inquinare il mondo coi loro tomi di Nic Heisler Papier poco riciclabile perfino ad usi igienici. Si domanda con angoscia (e)scatologica una lectio singularis del Dies Irae rinvenuta in un archivio capitolare dell'Alta Lombardia:

Tuba mirum spargens sonum
congregabit collionum
magnam turbam undique.

Liber scriptus proferetur
ubi fructus exponetur
bubalariae scientiae.

Quid sum miser tunc facturus,
nisi forte, cacaturus,
id pro charta uterer?

DSS-ISa_DSC6282-c2021-1030x545.png

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32 minuti fa, Carlo Vitali dice:

Tuba mirum spargens sonum
congregabit collionum
magnam turbam undique.

Liber scriptus proferetur
ubi fructus exponetur
bubalariae scientiae.

Quid sum miser tunc facturus,
nisi forte, cacaturus,
id pro charta uterer?

Sarebbe da rendere in musica.....fantastico.

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E allora? Tutto qui? Nient'altro che acqua?

"Ah la veggo quell'ombra infelice" aria capolavoro al pari di quelle dell'Idomeneo e soprattutto al pari di quelle del Don Giovanni?

Ridicolo. Già. E lo sanno benissimo anche i fans di Luchesi.

I Luchesiani hanno vissuto il loro periodo migliore quando di Luchesi si ascoltava e soprattutto si leggeva ben poco. E già. C'erano i Taboga che scrivevano che tutta la migliore musica mozartiana e haydniana (hoffmaniana e bachiana e ordoneziana,,,,) era in verità di Luchesi. Scrivevano anche del Vallotti...Tutto doveva suggellarsi in una futura analisi...

Prima di trascrivere l'aria dell'Ademira (anche per questo motivo ci ho impiegato molto tempo per la pubblicazione del post) ho riguardato nota per nota tutto l'Idomeneo e tutto il Don Giovanni. Adesso posso dire che è stato tutto tempo sprecato; Luchesi va comparato con Luchesi. Con le sue sinfonie (ho trascritto pure quelle), con i suoi concerti per cembalo, con la sua musica sacra. E per rendergli un servigio, bisogna tenerlo lontano lontano lontano e lontano dai suoi adulatori.

Taboga il vecchio scriveva che Mozart non era credibile come compositore autentico a causa dei salti stilistici.

E ho detto tutto.

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On 2/2/2006 at 13:42, Conte Caramella dice:

Comunque, riguardo Luchesi, sarebbe il caso forse di eseguire e poter ascoltare maggiormente ciò che è rimasto di suo (che non è comunque poco, seppur quasi esclusivamente sacro) per poter capire quello che vale. Possono mentire i biografi ma non la musica...

 

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On 29/6/2023 at 22:23, artifex dice:

A volte ritornano.

Me lo auguro sinceramente, Artifex. Lo scopo inizialmente dichiarato di questo forum tanto longevo era di fare chiarezza sulle pretese di certi biografi. Ora mi sembra di poter dire che se l'applicazione del metodo storico-critico è stata utilissima nel demolire la valanga di imposture, falsificazioni e millanterie di costoro, la prova decisiva giunge proprio dalla moltiplicazione degli ascolti musicali nel frattempo resi disponibili in misura sempre crescente."Possono mentire i biografi ma non la musica...", diceva giustamente il Conte; come dargli torto? La guerra filologica potrà continuare ancora a lungo perché il materiale non manca, ma dovrebbe essere ormai chiara a tutti la differenza fra una ricerca onesta condotta con metodo scientifico e una supercazzola prematurata capace di travolgere nel gorgo della bufala spiriti come quelli che tu citi nel tuo video, evidentemente non sprovvisti di buone letture né di amore per l'arte musicale. Sarebbe auspicabile che, finalmente sedate le contrapposizioni polemiche portatrici di una dialettica a volte feroce, forumisti di lungo corso quali Zinzendorf, il Conte Caramella e altri tornassero a intervenire con la frequenza di un tempo. Sia ben chiaro: non si richiedono conversioni né autocritiche maoiste; solo quel tanto di buona fede che volentieri riconosciamo loro. Non altrettanto si può dire dei produttori/spacciatori di bufale come i vari Agotaboga, Newman, Bianchini, Columbro e compagnia ragliante. Se rinunceranno a perseguire in questa sede le loro campagne di colonizzazione ideologica penso che ce ne faremo volentieri una ragione. Diversamente, la gioiosa macchina delle legnate sta sempre pronta al loro servizio. MITELLI-ASINI.jpg
 
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9 ore fa, Conte Caramella dice:

Parlo ovviamente per conto mio... Quale tipo di apporto si potrebbe ancora dare a questo forum?

Lo chiedo proprio perché i toni "feroci" non li vuole e chiede proprio nessuno, trovandoli del tutto contro producenti (e soprattutto inutili) in un confronto pacato e civile.

Vedi Conte io e te in questi anni abbiamo discusso, credo civilmente e con rispetto reciproco, di questo caso, fosti proprio tu ad aprire il topic e questo ti fa onore, perché all' epoca la faccenda era parecchio nebulosa. Attualmente sono state spiegate e risolte molte controversie (la questione della Jupiter, l' aria della contessa, le anonime di ritorno, e via dicendo), i cd punti oscuri sono stati chiariti, ma va anche detto che, per quello che io so, i sostenitori di Luchesi e di Pleyel affermano e continuano a sostenere che persino gli autografi (autentici) di Mozart siano falsi e di fronte a questo cosa si può controbattere? Qui la storia la vogliono capovolgere, però si basano su convinzioni soggettive, ma a questo punto si può solo dire che la storia la fanno i dati oggettivi, tutto il resto è fantasia. 

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52 minuti fa, Conte Caramella dice:

Ciao Ken, nulla da eccepire sul tuo intervento... Eccetto "i sostenitori di Pleyel". Sarebbero a dire?

Tutta la cerchia Conte. Sempre i medesimi, cioè gli stessi sostenitori di Luchesi. Mozart per loro non esiste. La sua musica o l' ha scritta Luchesi o l'ha scritta Pleyel, così desumo dai loro interventi in rete. In ogni caso sono sempre gli stessi di cui si parla. 

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22 ore fa, Conte Caramella dice:

Parlo ovviamente per conto mio... Qual

Almeno qui si fa ricerca accessibile a tutti. Mi verrebbe da vomitare se dovessi riesumare questa discussione chiusa - per esempio - tra 5 anni a causa di un nuovo libro o un nuovo triciclo della compagnia ragliante. 

Almeno qui si fa ricerca.

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