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Il "Caso Luchesi"


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Una ricerca sgangherata.

Fateci caso. Soprattutto nei lavori stradali, capita spesso di leggere nei cartelli di cantiere:

inizio lavori: 15/02/2020

fine lavori: a fine lavori

Data di inizio certa, data di fine…..incerta. I lavori finiranno… quando saranno finiti.

E nel mezzo una serie di varianti al progetto suggerite, non dal Progettista, ma da chi guarda – come spettatore -  i lavori. Grottesco.

E questo accade anche per le ricerche dei Nuovi Musicologi Codicologi Lagunari.

Nel sito dello S.L. si rileva il fatto che dei 7 o 8 “punti precisi” ne rimangono solo 3. Ma come? Non erano PRECISI? Sembra proprio di no. E poi si passa dallo scrivere che la collocazione di quel mezzo bifolio prima del minuetto non è più “casuale”, ma “singolare”. Cosa vorrà dire codicologicamente parlando? Boh!

Si passa dal ridicolo al patetico in un lampo. Ma nonostante questo work in progress, Haydn è ancora solo un copista.

Ma la cosa veramente vergognosa è che tutte le correzioni apportate a questa sgangherata ricerca dello S.L., sono gli effetti delle “segnalazioni” fatte da personaggi come me e NR definiti “piccoli ricercatori, irosi e, a posteriori, molto mediocri” dallo Scienziato Lagunare.

Notevole farsi correggere da persone molto mediocri. La dice lunga sul valore di questa sgangherata ricerca.

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5 ore fa, artifex dice:

Una ricerca sgangherata.

Fateci caso. Soprattutto nei lavori stradali, capita spesso di leggere nei cartelli di cantiere:

inizio lavori: 15/02/2020

fine lavori: a fine lavori

Data di inizio certa, data di fine…..incerta. I lavori finiranno… quando saranno finiti.

E nel mezzo una serie di varianti al progetto suggerite, non dal Progettista, ma da chi guarda – come spettatore -  i lavori. Grottesco.

E questo accade anche per le ricerche dei Nuovi Musicologi Codicologi Lagunari.

Nel sito dello S.L. si rileva il fatto che dei 7 o 8 “punti precisi” ne rimangono solo 3. Ma come? Non erano PRECISI? Sembra proprio di no. E poi si passa dallo scrivere che la collocazione di quel mezzo bifolio prima del minuetto non è più “casuale”, ma “singolare”. Cosa vorrà dire codicologicamente parlando? Boh!

Si passa dal ridicolo al patetico in un lampo. Ma nonostante questo work in progress, Haydn è ancora solo un copista.

Ma la cosa veramente vergognosa è che tutte le correzioni apportate a questa sgangherata ricerca dello S.L., sono gli effetti delle “segnalazioni” fatte da personaggi come me e NR definiti “piccoli ricercatori, irosi e, a posteriori, molto mediocri” dallo Scienziato Lagunare.

Notevole farsi correggere da persone molto mediocri. La dice lunga sul valore di questa sgangherata ricerca.

Sono d'accordo con te Artifex. La cosa più strana di tutta questa vicenda è che sembra quasi che sia la musicologia vera a dover convincere tali revisionisti sulle fallacita' delle loro ipotesi, quando in realtà sono loro, i revisionisti, che devono ribaltare 250 anni di musicologia con prove concrete e sicure e convincere gli altri. 

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ANCHE GOEBBELS PLAGIAVA !
ovvero Bianchini e Trombetta non ne azzeccano una manco a morire.

di Carlo Vitali

“La prima pellicola che somiglia all’Amadeus di Forman risale al 1942, fu voluta da Goebbels e si intitola Wen di [sic] Götter lieben (“L’amato degli dei” [sic] cioè Amadeus [sic]). Non si parla di Salieri perché il compositore italiano non era criticato ai tempi di Hitler. Venne inserito come personaggio negativo solo nei film che seguirono la fine della seconda guerra mondiale, quando l’Italia aveva tradito il patto coi tedeschi, ad esempio in The Mozart Story del 1948″.

Così gli ineffabili Luca e Anna in una – con rispetto parlando – intervista del 2016, la quale  sintetizza il volume I, capitolo I del loro best(ial) seller La caduta degli dei.

E ancora nel Rotolone I, loc. cit.: “Mancavano Da Ponte perché era un ebreo e i massoni perché Hitler non ce li voleva”.

Già si è visto che il duo di Sondrio sbarella di brutto perfino quando parla di cinema. A questo link abbiamo dimostrato quanto sia privo di fondamento il gran baccano da loro orchestrato sul film di Karl Hartl Wen die Götter lieben, preceduto di ben due anni dal cinepanettone mozartiano di Carmine Gallone Melodie eterne, con un rotondetto Gino Cervi nei panni del genio di Salisburgo.

Ma – potrebbero obiettare B&T cercando di salvare quel poco di faccia che gli rimane – “nel 1940 l'Italia di Mussolini stava per entrare in guerra al fianco della Germania hitleriana; ergo per fare un film su Mozart essere nazifascisti è un requisito ideale. Perché il complesso discografico-dolciario post-nazista oggi non ne gira uno di riparazione sul Praenobilis Dominus Andrea Luca Luchesi, il vero autore della Jupiter e delle Nozze di Figaro?”.  

Ebbene, cari formaggiai 110 e lode, c'è di peggio per voi. Sgomberando vecchie riviste dai bauli della nonna, abbiamo scoperto che il diabolico dottor Goebbels non aveva proprio inventato un bel nulla; anzi aveva copiato ogni cosa (incluso il titolo) dall'odiato nemico britannico, che già nel 1936 aveva prodotto la pellicola Whom the Gods Love. Regia di Basil Dean da un soggetto di Margaret Kennedy, estratti operistici diretti da Sir Thomas Beecham alla guida della London Philharmonic Orchestra, consulenza musicale del dottor Bernhard Paumgartner, che a quell'epoca era ancora direttore del Mozarteum donde fu cacciato per l'appunto dai nazisti dopo l'Anschluss del 1938.

E qui vi facciamo omaggio del cast originale, in effetti non di primo piano; come pure del tutto perdibili ci sembrano i due film omonimi, il tedesco e l’inglese, per i quali si può parlare rispettivamente di cinewürstel e cinepudding. Più o meno due gocce d'acqua, anzi di melassa. A differenza di B&T noi li giudichiamo entrambi patetici fumettoni per famiglie, ben lontani dall'abile mascalzonata di Forman; si noti tuttavia che qui Da Ponte non manca. Almeno ci siamo risparmiati l'antisemitismo, ed è già qualcosa.
 
Stephen Haggard as Wolfgang Amadeus Mozart
Victoria Hopper as Constance Mozart
John Loder as Prince Lobkowitz
Liane Haid as Aloysia
Jean Cadell as Frau Mozart
Hubert Harben as Leopold Mozart
Frederick Leister as Emperor
Marie Lohr as Empress
Laurence Hanray as Archbishop of Salzburg
George Curzon as Lorenzo Da Ponte
Richard Goolden as Weber
Muriel George as Frau Weber
Raymond Huntley as Langer
Leueen MacGrath as Josefa Weber

Chi si diletta di archeocinema può anche visionarlo in streaming:

 

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Sta lavorando duro per preparare il suo prossimo errore.

 

E niente, proprio non ce la fa. Nonostante le “segnalazioni” e la nuova (per lo S.L.) letteratura, proprio non ce la fa.

Traduce un passo di pag. 180 di Fisher (lo avrà letto?):

«La sinfonia in do magg I:50 sopravvive in un MS autografo datato 1773. Originariamente questo MS conteneva un altro bifolio tra il secondo e il terzo movimento; esso fu rimosso attorno al 1900 come estraneo alla sinfonia. Sebbene questo sia vero finché valido (as far as it´ goes), il bifolio fornisce  l’unico collegamento all’origine della sinfonia. In esso vi è un pezzo di musica per l’entrata della dea Diana [del prologo] dell’opera di marionette Der Götterrath del 1773, dove era il primo numero musicale dopo l’ouverture. Il bifolio nel quale appare era originariamente l’ultimo del fascicolo nel quale il secondo movimento della sinfonia è scritto. Da questo è chiaro che i primi due movimenti della sinfonia devono originariamente aver costituito l’ouverture a quest’opera».

Fisher invece scrive:

…this MS contained an extra leaf between…

…the leaf provides the sole clue….

…The leaf on which it appears was…..

Non è un “bifolio” come ripetuto tre volte erroneamente, ma è un foglio, è un mezzo bifolio! Con il foglio 7 costituiva il primo bifolio del 2° fascicolo!

E poi, immancabilmente:

chiunque sostenesse come i primi due  movimenti della sinfonia siano appartenuto alla sinfonia introduttiva del Prologo Der Götterrath” dovrebbe addurre prove inconfutabili oggi sicuramente inesistenti.

Esiste l’autografo di Haydn, esiste il mezzo bifolio, sappiamo che Haydn riciclava le ouverture in sinfonie, è documentata la rappresentazione del settembre 1773 e lo S.L. chiede “prove inconfutabili”.

Al contrario, sappiamo bene quali sono le sue “prove inconfutabili” per l’attribuzione di molte sinfonie di Haydn a Luchesi: nuovi “destini”, complotti, organizzazioni necessariamente segrete, circoli delle quinte ad minchiam, “violette” esclusivamente  italiane, diritti di intestazione, ghirigori e scritte misteriose.

E lo S.L. chiede prove inconfutabili agli altri!!!!

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DELIRII ON THE ROAD SECUNDUM TABOGA(s)

di Carlo Vitali

Epurando malignamente ad usum Delphini i ricordi di Haydn, così come raccolti dalla sua viva voce e pubblicati ad opera di Georg August Griesinger (Lipsia 1810) e di Albert Christoph Dies (Vienna 1810), il dottor professor Taboga Agostino cerca di convincersi -- e di convincere i suoi lettori di bocca buona -- che il di lui compianto genitore aveva, come sempre, ragione nell'attribuire ad Andrea Luchesi le migliori sinfonie dell'Illustre Idiota [sic].

Bersaglio della macchina sputa-fango sono stavolta le Sinfonie Hob. I:93-98 ("Londinesi"), circa le quali il Nostro afferma nella trionfante conclusione di un saggetto sul suo blog personale, condito del consueto bla-bla filigranologico a base di "cicli di produzione", illazioni sui copisti ed altra consimile fuffa:

Cita

Le prime sei sinfonie londinesi sembrano proprio, nonostante gli autografi superstiti, precedere la tournée di Haydn a Londra. Composte (forse con l’esclusione di Hob. I:94), e copiate verso la fine degli anni ’80, furono eseguite nella prima stagione di concerti organizzata da Johann Peter Salomon, e Joseph Haydn, nell’occasione, scrisse dei nuovi autografi.

Ma davvero? Cerchiamo di dissipare un poco la sua fumisteria partendo da quello che perfino un lettore non filologo può identificare senza fatica come il tallone d'Achille di siffatti castelli di carta: la patetica ignoranza dei Realien, ossia cultura materiale, istituzioni, usi, costumi e mentalità di un'epoca del passato. Senza questo attrezzo umile, ma fondamentale per il mestiere di storico, il dilettante o semi-dilettante naufraga senza speranza nell'anacronismo; come quando un noto biografo di Vivaldi pretendeva di dedurre chissà che cosa dal disclaimer d'uso in un libretto del Prete Rosso. Chi ritiene degna di particolare commento esegetico la formuletta "si protesta che le parole fato, deità, adorare e simili sono scherzi di penna poetica, e non di cuore cattolico" (o altra equivalente), mostra di non aver mai consultato un altro libretto settecentesco, oppure di voler gettar polvere negli occhi all'ignaro lettore.

Non conoscendo i Realien e non avendo l'umiltà di studiarli, l' historien du dimanche trova più comodo inventarseli a proprio uso e consumo. Arrivando al dunque: secondo Taboga & Son, se Haydn e Johann Peter Salomon fecero tappa a Bonn lungo il viaggio che li portava da Vienna a Londra, trattasi di scelta sospetta che subito si trasforma in PROVA del plagio-plagio-orrendo plagio. L'unico scopo poteva essere il loro bisogno di incontrare Luchesi per farsi consegnare le "Sinfonie londinesi" da spacciare sotto falsa intestazione. Erano già pronte? Fu necessario copiarle in tutta fretta?

Peccato che a Bonn Salomon ci fosse nato, e che la sosta sia durata dal tramonto nel giorno di Natale 1790 a tutto Santo Stefano, fra Messa in musica (di Haydn), lieti conversari e un ricco pranzo per dodici, consumato in privato con alcuni selezionati colleghi della Hofkapelle bonnense. Pranzo generosamente fatto recapitare a domicilio dall'Elettore di Colonia Maximilian Franz, visto che i due compari avevano declinato l'invito particolare alla stessa tavola del principe. Dettaglio orrendamente sospetto per i nostri formaggiai di rito lombardo-veneto, i quali per una merenda a corte farebbero carte false; naturalmente filigranate.

Della delirante ricostruzione taboghiana di quella rimpatriata natalizia torneremo ad occuparci quanto prima, con sensate prove documentarie e amabili sberleffi nel nostro solito stile che manda in bestia il Grande Codicologo Lagunare.

Intanto una modesta domandina odeporica: oggi come allora, se qualcuno volesse rifare il viaggio su strada (treni ed aerei non erano ancora disponibili) da dove càspita dovrebbe passare?!? [VEDI MAPPA]

Itinerario-Bonn.jpg

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  • 2 weeks later...

Il geniale codicologo veneziano che risponde al nome di Agostino Taboga continua a modificare, senza segnalarlo e senza dare spiegazioni, i post nel suo sito. Una vera e propria CIALTRONATA da quell’azzeccagarbugli lagunare quale egli è. Prosegue nell’aggiungere buffonate a buffonate smentendo, in numerosi casi, anche le assolute certezze che con grandeur mitomaniaca, aveva espresso in precedenza. Scientificità o squilibrio?

NR

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Non c'è poi da stupirsi più di tanto. In tempi irrazionali e barbari come questi, negazionismi, complottismi e revisionismi vanno di moda. Qualsiasi argomento che si scagli contro il cosiddetto "ufficiale" ha molto più successo. Complice un'ignoranza spaventosa, svincolata dal tasso di alfabetizzazione, e un costante bombardamento di informazioni inutili o false che rende le menti permeabili a qualsiasi castroneria offerta. Logico che molti fiutino il business e ci si buttino a capofitto. Nella musicologia come in quasi ogni altra disciplina. Per questo considero molto importante il lavoro di chi smaschera questi cialtroni, questi moderni venditori dell'elisir di eterna giovinezza. E a loro va il mio plauso.

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3 ore fa, hurdy-gurdy dice:

Non c'è poi da stupirsi più di tanto. In tempi irrazionali e barbari come questi, negazionismi, complottismi e revisionismi vanno di moda. Qualsiasi argomento che si scagli contro il cosiddetto "ufficiale" ha molto più successo. Complice un'ignoranza spaventosa, svincolata dal tasso di alfabetizzazione, e un costante bombardamento di informazioni inutili o false che rende le menti permeabili a qualsiasi castroneria offerta. Logico che molti fiutino il business e ci si buttino a capofitto. Nella musicologia come in quasi ogni altra disciplina. Per questo considero molto importante il lavoro di chi smaschera questi cialtroni, questi moderni venditori dell'elisir di eterna giovinezza. E a loro va il mio plauso.

:clapping:

(per il discorso in generale).

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  • 2 weeks later...

Agostino.jpg

 

Venerdì 28 agosto 2020, S.Agostino

AGOSTINO E LO SPROVVEDUTO

Augustine meets a self-styled expert. Non expertus sed expers* (Confessiones V/6)

Expertus sum prius hominem expertem liberalium disciplinarum, nisi grammaticae, atque eius ipsius usitato modo.

Conobbi anzitutto un uomo ignorante di lettere, a parte la grammatica, e anche questa mediocremente.

I found him first utterly ignorant of liberal sciences, save grammar, and that but in an ordinary way.

Nella festa di Sant'Agostino, patrono dei musicologi, rendiamo omaggio alla sua elegante definizione del vescovo manicheo Fausto: "homo expers" (sprovveduto), da non confondersi con "expertus".

Carlo Vitali

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vienna.jpg
 
I LUMINARI DI BAVIERA: MUSICOLOGIA ALTERNATIVA MADE IN CIOCIARIA
di Carlo Vitali
 
"L'Inchiesta", il quotidiano più diffuso in Ciociaria, approfondisce nella sua terza pagina la problematica della Wiener Klassik, e lo fa attingendo alla dottrina del prof. Giampiero Bernardini, titolare della cattedra di Armonia complementare, Storia e analisi del repertorio, Analisi delle forme compositive presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone; nonché autore di imperdibili thrillers paramusicologici quali "L’Uomo Ombra” e “Il libro proibito”.
 
Dal resoconto di una conferenza di cotanto luminare, pubblicato il 16 febbraio 2018, apprendiamo stupefatti quanto segue:
 
Cita

"Haendel ha contraffatto la musica di altri a Roma e in Inghilterra. Le sue sinfonie sono tante, in realtà non ne ha scritta neanche una. Per Vivaldi il discorso è analogo".

 
Altre pillole di scienza sparse qua e là:
 
Cita

"Il fatto è che dalla fine del Quattrocento, con la nascita della stampa, si inizia a scrivere anche [SIC] la musica e le partiture sono sempre più richieste".

"Ma il nome di Luchesi viene sempre espunto dalle biografie di Beethoven, di Mozart e di Haendel [ARIDAJE, SIC], con cui è molto in contatto".
[su Mozart:] "Troppo vasta la sua produzione per un giovane morto a soli 35 anni e che, per di più, ha fama di pigrizia e di donnaiolo e trova il tempo di frequentare le logge massoniche e i luminari [SIC] di Baviera".
 
e ancora,
 
Cita

"C’è spesso un uomo ombra dietro un musicista famoso (oggi per chi non ha tempo di scrivere c’è il ghost wraiter [SIC]). E’ il caso di Andrea Luchesi".

 
All'anonimo giornalista ciociaro e al suo ispiratore, dato e NON concesso che il resoconto di stampa corrisponda a quanto effettivamente affermato in conferenza, spetta senz'altro il premio igNOBEL per la divulgazione. La Nuova Accademia della Bufala si farà carico della spedizione dei relativi diplomi alla redazione della testata.
 
 
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