Madiel Posted September 28 Author Report Posted September 28 24 minuti fa, Majaniello dice: Diciamo che più che un disco di trascurabili concerti verdiani di cui non sentivamo il bisogno e che non aggiunge nulla alla grandezza dell'autore, avrei preferito un disco dedicato, chesso', a Casella, se proprio avesse voluto dare un contributo concreto e originale alla diffusione della musica italiana meno nota. Ma capisco che alla Decca, per cui Chailly lavora da decenni, non interessava (per ragioni di mercato ovviamente), e forse neanche al maestro (non ha neanche mai fatto un cd con le musiche del padre, figurarsi). Ho preso il povero Chailly perché si parlava di lui, ma lo stesso discorso lo possiamo fare per Abbado, Muti, Sinopoli ecc. Da questo punto di vista sono tutti uguali. Beh, ha inciso la Suite dal balletto Le mille e una notte di de Sabata, mica bruscolini! Quote
Ives Posted September 29 Report Posted September 29 16 ore fa, Majaniello dice: Ho preso il povero Chailly perché si parlava di lui, ma lo stesso discorso lo possiamo fare per Abbado, Muti, Sinopoli ecc. Da questo punto di vista sono tutti uguali. Pensavo fosse la tua solita intemerata contro Chailly, invece qui ti sei ripreso Secondo me, gli sarebbe riuscito bene un Dallapiccola. Il '900 storico è il suo ambiente, anche il CD dedicato a Martin è molto bello. Quote
Majaniello Posted September 29 Report Posted September 29 10 minuti fa, Ives dice: Pensavo fosse la tua solita intemerata contro Chailly, invece qui ti sei ripreso Mica odio Chailly! 😮 comunque meno di Abbado, Sinopoli, Giulini... almeno lui ha registrato per DG solo saltuariamente 16 minuti fa, Ives dice: Il '900 storico è il suo ambiente Lo penso anche io ma, a fronte di qualche buon cd in quel repertorio, peraltro molto selezionato come si ricordava, c'è una quintalata di romanticismo tedesco (ma anche italiano, a onore del vero) da far impallidire Karajan. E' questa la solita contraddizione di questi divi del podio (compreso Paavo, che mi è potentemente salito sulle palle nel corso degli anni). Ma del resto non sarebbero divi se non si piegassero al mercato. E mi pare di capire che live non va meglio, visto che mi dici che perde tempo con Rachmaninov. Quote
Snorlax Posted September 29 Report Posted September 29 1 ora fa, Majaniello dice: visto che mi dici che perde tempo con Rachmaninov. Cosa di cui non mi capacito. Il perdere tempo con Rachmaninov, intendo. Credo di non essere mai riuscito ad ascoltare qualcosa di suo integralmente, a parte le Danze sinfoniche. E' così palesemente indigesto. Io ora mi sto ascoltando la Terza di Hartmann, compositore con cui si dovrebbe, al contrario, investire più tempo. Un grande mistero la sua assoluta sottovalutazione. Praticamente in tempi recenti solo Metzmacher ci si è dedicato con costanza. Devo ascoltarmi anche la Seconda diretta da Dohnanyi con i clevelanders (Decca). Quote
superburp Posted September 29 Report Posted September 29 25 minuti fa, Snorlax dice: Cosa di cui non mi capacito. Il perdere tempo con Rachmaninov, intendo. Credo di non essere mai riuscito ad ascoltare qualcosa di suo integralmente, a parte le Danze sinfoniche. E' così palesemente indigesto. Io ora mi sto ascoltando la Terza di Hartmann, compositore con cui si dovrebbe, al contrario, investire più tempo. Un grande mistero la sua assoluta sottovalutazione. Praticamente in tempi recenti solo Metzmacher ci si è dedicato con costanza. Devo ascoltarmi anche la Seconda diretta da Dohnanyi con i clevelanders (Decca). Ma infatti è molto più comprensibile l'interesse per Zemlinsky che per Rach. Condivido l'apprezzamento per Hartmann, sembra che dopo Mahler il mondo tedesco non abbia più prodotto sinfonisti ed invece ci sono Hartmann prima ed Henze poi. Io sto ascoltando la settima di Shosta diretta da Kondrashin. Devo dire che abusa troppo del temino che stava tanto sulle scatole a Bartok, non do torto a quest'ultimo . Quote
giobar Posted September 29 Report Posted September 29 22 ore fa, Majaniello dice: Ho preso il povero Chailly perché si parlava di lui, ma lo stesso discorso lo possiamo fare per Abbado, Muti, Sinopoli ecc. Da questo punto di vista sono tutti uguali. Non uguali. Ad Abbado della musica italiana del primo novecento non importava una basetta. Sinopoli ha eseguito in pubblico un po' di Petrassi, ma non ha inciso nulla. Invece Muti diverse cose le ha fatte e persino incise, sempre però con una selezione chirurgica Quote
superburp Posted September 29 Report Posted September 29 6 minuti fa, giobar dice: Non uguali. Ad Abbado della musica italiana del primo novecento non importava una basetta. Sinopoli ha eseguito in pubblico un po' di Petrassi, ma non ha inciso nulla. Invece Muti diverse cose le ha fatte e persino incise, sempre però con una selezione chirurgica C'è anche da dire una cosa: il grande direttore non necessariamente può/deve avere velleità da musicologo. Immagino che un Muti, cresciuto col grande amore per Verdi che avrà avuto fin da ragazzo, non gli sarà parso vero di poterlo dirigere svariate volte. Stessa cosa per le sinfonie di Beethoven: chi, potendolo fare, non le dirigerebbe ogni tanto anche se le hanno registrate praticamente tutti? Aggiungiamo a questo il peso economico che si portano dietro le decisioni sui programmi e tutto si spiega. È vero che in concerto si potrebbe osare di più, ma di solito si trovano un paio di pezzi di repertorio ai quali si affianca un pezzo di un "minore" per evitare di perdere troppo pubblico (almeno a Santa Cecilia è così) Quote
Majaniello Posted September 29 Report Posted September 29 Che ne pensate di questa? avevo cominciato ad ascoltarla online in un'interpretazione moderna, ma ovviamente Mitropoulos è ben più travolgente. Quote
Ives Posted September 29 Report Posted September 29 7 ore fa, Majaniello dice: Mica odio Chailly! 😮 comunque meno di Abbado, Sinopoli, Giulini... almeno lui ha registrato per DG solo saltuariamente Lo penso anche io ma, a fronte di qualche buon cd in quel repertorio, peraltro molto selezionato come si ricordava, c'è una quintalata di romanticismo tedesco (ma anche italiano, a onore del vero) da far impallidire Karajan. E' questa la solita contraddizione di questi divi del podio (compreso Paavo, che mi è potentemente salito sulle palle nel corso degli anni). Ma del resto non sarebbero divi se non si piegassero al mercato. E mi pare di capire che live non va meglio, visto che mi dici che perde tempo con Rachmaninov. Meno male che lo odi meno degli altri Molto di quel repertorio, è stato, però, rivisitato nel corso degli anni in modalità hip-oriented, piaccia o meno (compreso Brahms). E il suo Bruckner non era malaccio (anche qui ha detto che aspetta che la Decca gli faccia fare una nuova integrale, ma con versioni differenti). Concordo su Paavo, sentito anche in live recentissimi, e lo trovo sempre troppo "muscolare"... Quote
Madiel Posted September 29 Author Report Posted September 29 2 ore fa, giobar dice: Non uguali. Ad Abbado della musica italiana del primo novecento non importava una basetta. Sinopoli ha eseguito in pubblico un po' di Petrassi, ma non ha inciso nulla. Invece Muti diverse cose le ha fatte e persino incise, sempre però con una selezione chirurgica A inizio carriera Abbado, quando lavorava nelle orchestre RAI aveva eseguito diversi autori nazionali, soprattutto il suo maestro Ghedini. Poi quando la carriera è decollata all'estero, ha abbandonato il genere, che evidentemente era costretto a dirigere per contratto. Si è orientato verso la musica d'avanguardia, spesso occupandosi di lavori inutili (penso al Perezzani in Wien Modern II). Sinopoli è di una generazione dopo e ha altre caratteristiche: ha proprio debuttato nell'avanguardia italiana e ha inciso ottime cose (Bussotti, Maderna, Petrassi), poi ha abbandonato il genere per le sue note polemiche. La sua estetica non poteva spingerlo verso il repertorio nazionale. Quando ha inciso qualcosa di Respighi, il trittico romano per DG, ha fatto un mezzo flop. Muti, invece, è più intrigante come personalità perché ha sempre perseguito una ricerca di specifici modi espressivi che fossero tipicamente nazionali. Per cui, la sua selezione, basata penso sia sui gusti personali che sulle sue conoscenze musicologiche non proprio approfondite, lo hanno spinto a dirigere e incidere un po' alla rinfusa (Rota, Bettinelli, Busoni, Respighi ecc.). Se si fosse impegnato di più, forse.... di tutti costoro è il direttore con le maggiori potenzialità. Quote
Madiel Posted September 29 Author Report Posted September 29 2 ore fa, superburp dice: C'è anche da dire una cosa: il grande direttore non necessariamente può/deve avere velleità da musicologo. Giusto, ma è anche vero che viene coadiuvato da sovraintendenti e altri specialisti delle strutture dove lavora, che dovrebbero indicargli la via. Se il direttore è solo un esecutore, dovrebbe eseguire e basta a questo punto! 2 ore fa, superburp dice: Immagino che un Muti, cresciuto col grande amore per Verdi che avrà avuto fin da ragazzo, non gli sarà parso vero di poterlo dirigere svariate volte. Stessa cosa per le sinfonie di Beethoven: chi, potendolo fare, non le dirigerebbe ogni tanto anche se le hanno registrate praticamente tutti? Aggiungiamo a questo il peso economico che si portano dietro le decisioni sui programmi e tutto si spiega. È vero che in concerto si potrebbe osare di più, ma di solito si trovano un paio di pezzi di repertorio ai quali si affianca un pezzo di un "minore" per evitare di perdere troppo pubblico (almeno a Santa Cecilia è così) Che è, più o meno, quello che succede anche all'estero. All'estero, però, si osa di più perché si vuole educare il pubblico. Un bel pezzo, per quanto considerato "minore" (diciamo meglio, sconosciuto alla massa degli ascoltatori) se interessa il pubblico può essere replicato in più concerti o stagioni, aprendogli la strada per rientrare nel repertorio. Se è pure eseguito bene, il pubblico se ne ricorda. Bisogna creare attesa e desiderio per far uscire il pubblico dallo stagno del repertorio, ma ci vogliono dei bravi esperti di "marketing". Proprio a Roma c'è stato un fenomeno recente con The Bassarids di Henze, che è piaciuta molto pur essendo un'opera difficile. Bisogna solo impegnarsi... Dovrebbero creare una norma che comunque stabilisca una quantità X di musica nazionale nei concerti. Sia per aiutare i giovani compositori, che l'arte più in generale. Quote
Majaniello Posted September 29 Report Posted September 29 3 ore fa, Ives dice: Vabbè dice che è un genio del '900, sottovalutato come Puccini. Sarà che non abbiamo capito noi un tubo. La cosa vera è che Rachmaninov aveva un linguaggio armonico molto peculiare, un cromatismo che quando lo senti è inconfondibile, nel bene e nel male. 2 ore fa, Madiel dice: Dovrebbero creare una norma che comunque stabilisca una quantità X di musica nazionale nei concerti. Sia per aiutare i giovani compositori, che l'arte più in generale. Curiosavo nella discografia di Chailly, e ci sono diversi dischi di carneadi olandesi, registrati presumo su impulso del Concertgebouw. Perchè le orchestre italiane non "obbligano" i loro direttori stabili ad eseguire il '900 italiano?! Sembra che il fatto di avere dei compositori dell'800 molto famosi e importanti (Rossini, Verdi, Puccini... che io amo beninteso) sia quasi un limite. Laddove non c'è una tradizione più antica si profumano anche gli artisti minori. Quote
superburp Posted September 29 Report Posted September 29 24 minuti fa, Majaniello dice: Vabbè dice che è un genio del '900, sottovalutato come Puccini. Sarà che non abbiamo capito noi un tubo. La cosa vera è che Rachmaninov aveva un linguaggio armonico molto peculiare, un cromatismo che quando lo senti è inconfondibile, nel bene e nel male. Curiosavo nella discografia di Chailly, e ci sono diversi dischi di carneadi olandesi, registrati presumo su impulso del Concertgebouw. Perchè le orchestre italiane non "obbligano" i loro direttori stabili ad eseguire il '900 italiano?! Sembra che il fatto di avere dei compositori dell'800 molto famosi e importanti (Rossini, Verdi, Puccini... che io amo beninteso) sia quasi un limite. Laddove non c'è una tradizione più antica si profumano anche gli artisti minori. Non so quanto la damnatio memoriae verso la generazione dell'80 sia stata del tutto superata. Quote
Madiel Posted September 29 Author Report Posted September 29 1 ora fa, Majaniello dice: Curiosavo nella discografia di Chailly, e ci sono diversi dischi di carneadi olandesi, registrati presumo su impulso del Concertgebouw. Perchè le orchestre italiane non "obbligano" i loro direttori stabili ad eseguire il '900 italiano?! Sembra che il fatto di avere dei compositori dell'800 molto famosi e importanti (Rossini, Verdi, Puccini... che io amo beninteso) sia quasi un limite. Laddove non c'è una tradizione più antica si profumano anche gli artisti minori. Perché l'Italia ha avuto il fascismo e ha perso la guerra mondiale, così che ogni qual volta di accenna al "nazionalismo" si pensa a chissà cosa di negativo. Un modo come un altro per avvilire lo spirito italiano, favorire l'esterofilia e tutti i malcostumi culturali del nostro paese che ben conosciamo (in primis con i soliti intellettualini che dettano la linea). In Francia esiste già una cosa simile nella musica leggera che si passa in radio, credo ci siano analoghe norme per la classica nelle orchestre statali. Giustissimo e sacrosanto, sono comportamenti da imitare. In UK non si vergognano a festeggiare le feste nazionali con musiche nazionaliste e di sventolare i loro vessilli, diciamo pure che in tutto il mondo culturalmente "sano" è così (vedere nel Sud America, sono orgogliosi perfino di Piazzolla). Da noi no, dobbiamo prima verificare il patentino antifascista per stabilire se una musica o un compositore siano validi o meno! Bisogna aiutare i nostri artisti e favorire la diffusione della cultura anche per legge, se necessario! Nel nostro paese siamo a un passo dalla desertificazione, qualcosa bisogna fare. Quote
Majaniello Posted September 29 Report Posted September 29 21 minuti fa, Madiel dice: Perché l'Italia ha avuto il fascismo e ha perso la guerra mondiale, così che ogni qual volta di accenna al "nazionalismo" si pensa a chissà cosa di negativo. Un modo come un altro per avvilire lo spirito italiano, favorire l'esterofilia e tutti i malcostumi culturali del nostro paese che ben conosciamo (in primis con i soliti intellettualini che dettano la linea). Ma in realtà gli autori dell'800 italiano sono sempre stati eseguiti anche dei big. Il problema è proprio il '900 storico. Tutta musica collusa col fascismo? non avrebbero dovuto suonare manco Mascagni, che era praticamente un musicista di regime! e poi quello che dici qui 25 minuti fa, Madiel dice: dobbiamo prima verificare il patentino antifascista per stabilire se una musica o un compositore siano validi o meno! può essere vero per Abbado o Chailly, non spiega il disinteresse generale. Per esempio, mi vuoi dire che i Canti di prigionia non sono un'opera antifascista? in un mondo normale avremmo dovuto avere 12 edizioni italiane diverse di un'opera del genere. Tra l'altro Chailly ogni tanto ripropone lo Chenier, opera dai contenuti reazionari per definizione... in quel caso il circolino non dice nulla. Oggi comunque qualcosa si muove, Noseda ha fatto il suo, ma anche Gatti dal vivo propone Petrassi, Ghedini, Casella ecc. Luisi non lo so, ma lui si è impegnato molto in un certo primo '800 più desueto. Si parlava di Gelmetti, lui un po' di anni fa c'ha provato a fare qualche recupero, solo che ha recuperato le opere sbagliate Quote
Madiel Posted September 30 Author Report Posted September 30 4 ore fa, Majaniello dice: Ma in realtà gli autori dell'800 italiano sono sempre stati eseguiti anche dei big. Il problema è proprio il '900 storico. Tutta musica collusa col fascismo? non avrebbero dovuto suonare manco Mascagni, che era praticamente un musicista di regime! e poi quello che dici qui Tieni anche presente il pregiudizio operistico del nostro pubblico, sempre meglio un Mascagni mediocre di un Malipiero incomprensibile. Il pubblico italiota ha sempre avuto una mentalità tutto sommato "vecchia", in più si trasmette gusti e certe idee da generazione a generazione... 4 ore fa, Majaniello dice: può essere vero per Abbado o Chailly, non spiega il disinteresse generale. Per esempio, mi vuoi dire che i Canti di prigionia non sono un'opera antifascista? in un mondo normale avremmo dovuto avere 12 edizioni italiane diverse di un'opera del genere. Il disinteresse nasce a monte, in certi ambienti accademici e musicali italiani che dovrebbero coadiuvare/coinvolgere le istituzioni musicali. Se il direttore è ignorante (nel senso che non sa), figurati cosa può fare senza qualcuno che gli suggerisce come muoversi o che gli accende l'interesse. Viene tutto lasciato al caso e alla buona volontà dei singoli, ma è troppo poco. Vedi il caso di Muti, un grande direttore che è andato a casaccio in questo repertorio. Mi farebbe troppo divertire un suo concerto con musiche di Luciano Chailly 4 ore fa, Majaniello dice: Tra l'altro Chailly ogni tanto ripropone lo Chenier, opera dai contenuti reazionari per definizione... in quel caso il circolino non dice nulla. Lo Chenier viene percepito come qualcosa di anteriore al Ventennio, per cui va bene nella mentalità di questi signori. 4 ore fa, Majaniello dice: Oggi comunque qualcosa si muove, Noseda ha fatto il suo, ma anche Gatti dal vivo propone Petrassi, Ghedini, Casella ecc. Luisi non lo so, ma lui si è impegnato molto in un certo primo '800 più desueto. Si parlava di Gelmetti, lui un po' di anni fa c'ha provato a fare qualche recupero, solo che ha recuperato le opere sbagliate Certo, i "giovani" direttori che si occupano della materia nazionale ci sono. Ci aggiungerei anche Battistoni, che porta il repertorio desueto respighiano in giro per il mondo, oppure Colombo che ha inciso de Sabata e che sembra appassionato del genere anni trenta. Poco alla volta, con il ricambio generazionale qualcosa si muove. Lentissimamente, all'italiana, ma si muove. Quote
Ives Posted September 30 Report Posted September 30 20 ore fa, Majaniello dice: Vabbè dice che è un genio del '900, sottovalutato come Puccini. Sarà che non abbiamo capito noi un tubo. La cosa vera è che Rachmaninov aveva un linguaggio armonico molto peculiare, un cromatismo che quando lo senti è inconfondibile, nel bene e nel male. Non hai più scuse, ora c'è pure il parere positivo di Chailly, sotto con le sinfonie! Si, ripreso a piè pari da Tchaikovsky ma comunque diviene col tempo marchio di fabbrica riconoscibile. La Seconda, in concerto e diretta senza troppi sdilinquimenti, seppur non un capolavoro, è un'opera intensa e affascinante. Io la sentii diretta da Temirkanov, e alla fine venne giù letteralmente il vecchio Auditorium della Conciliazione a Roma, un successo clamoroso, sinfonia che piace al pubblico e strappa l'applauso senza dubbio... Quote
Snorlax Posted September 30 Report Posted September 30 35 minuti fa, Ives dice: sinfonia che piace al pubblico e strappa l'applauso senza dubbio... A me fa addormentare pure la versione con i tagli... Dai, lasciamo stare Ciaikovskij, non mischiamo la me*da con la cioccolata... anche se la filiazione è indubbia... Quote
giobar Posted September 30 Report Posted September 30 On 29/09/2026 at 18:05, Madiel dice: Dovrebbero creare una norma che comunque stabilisca una quantità X di musica nazionale nei concerti. Sia per aiutare i giovani compositori, che l'arte più in generale. Questo succedeva quando c'erano le quattro orchestre Rai, la cui "mission" più o meno esplicita era anche quella. Infatti i programmi pullulavano persino di opere di autori di serie C. Invece l'ON Rai attuale deve tutelare la propria esistenza e ha bisogno di fare cassa con Mahler e Prokofiev 22 ore fa, Majaniello dice: Perchè le orchestre italiane non "obbligano" i loro direttori stabili ad eseguire il '900 italiano?! Credo perché i direttori artistici e i sovrintendenti hanno problemi di bilancio e spesso sono costretti a fare le nozze coi fichi secchi. Un Mahler, un Ciaikovsky, un Beethoven aiutano il botteghino e fanno riempire la sala. Per Casella & c. spesso marcano visita persino gli abbonati. E' raro (e difficile, non nascondiamocelo) bilanciare i programmi riuscendo a dosare più ingredienti e serve un management che ci creda. Ed è ancor più difficile educare il pubblico: giorni fa, nel mio turno di abbonamento sempre abbastanza affollato, ho assistito a una stupenda rappresentazione del Cappello di paglia di Firenze di Rota con la sala mezzo vuota. L'impegno di programmare un autore italiano e per giunta con un'opera divertentissima in una edizione ragguardevole c'è stato; il riscontro di pubblico no. Quote
Majaniello Posted September 30 Report Posted September 30 4 ore fa, Ives dice: Non hai più scuse, ora c'è pure il parere positivo di Chailly, sotto con le sinfonie! Si, ripreso a piè pari da Tchaikovsky ma comunque diviene col tempo marchio di fabbrica riconoscibile. La Seconda, in concerto e diretta senza troppi sdilinquimenti, seppur non un capolavoro, è un'opera intensa e affascinante. Io la sentii diretta da Temirkanov, e alla fine venne giù letteralmente il vecchio Auditorium della Conciliazione a Roma, un successo clamoroso, sinfonia che piace al pubblico e strappa l'applauso senza dubbio... No figurati, ci riprovo sul serio! non so perchè passo per essere uno che ha pregiudizi, quando sono tra gli ascoltatori più onnivori... peraltro a me i concerti piaciucchiano pure, come si sa. Però ha ragione Snorlino che Tchako sta mille gradini sopra, nonostante le sinfonie non siano proprio il suo, anche solo a livello di temi si mangia chiunque. 2 ore fa, giobar dice: Credo perché i direttori artistici e i sovrintendenti hanno problemi di bilancio e spesso sono costretti a fare le nozze coi fichi secchi. Un Mahler, un Ciaikovsky, un Beethoven aiutano il botteghino e fanno riempire la sala. Per Casella & c. spesso marcano visita persino gli abbonati. E' raro (e difficile, non nascondiamocelo) bilanciare i programmi riuscendo a dosare più ingredienti e serve un management che ci creda. Ed è ancor più difficile educare il pubblico: giorni fa, nel mio turno di abbonamento sempre abbastanza affollato, ho assistito a una stupenda rappresentazione del Cappello di paglia di Firenze di Rota con la sala mezzo vuota. L'impegno di programmare un autore italiano e per giunta con un'opera divertentissima in una edizione ragguardevole c'è stato; il riscontro di pubblico no. Hai perfettamente ragione, ma si possono anche fare programmi misti. Come si possono anche prendere accordi con le case discografiche e dire "io ti incido il solito ciclo di Brahms ma tu fammi fare un Malipiero". O forse no! adesso arriva il maestro Adriano che mi smentisce... Ora però vi chiedo: ma solo io arrivo strisciando sui gomiti alla fine, faccio un esempio, dell'ottava di Bruckner? cioè, ci sono delle robe romantiche che sono davvero estenuanti su! eppure sono popolarissime! e ci sono robe del primo '900 che sono molto più abbordabili, ma per una qualche ragione non vengono programmate. Ci sono poi composizioni del primo '900 che invece sono popolari e sono pure loro dei mattoni pazzeschi, penso ai concerti per violino di Bartok o di Schoenberg... Il problema non è quindi la difficoltà di ascolto, è proprio una questione di come si è strutturato il repertorio, e quindi di abitudine del pubblico. In questo senso solo un vero divo può aspirare a cambiare le abitudini del pubblico, un direttore qualunque, pur bravo, non è in grado di spostare l'asse di un repertorio. Mi viene un esempio operistico che conosco bene: la belcanto renaissance. Se si vedono le date di certi recuperi in epoca moderna si scopre che spesso determinati titoli si facevano già saltuariamente nel primo terzo del '900. La verità è che quelle opere sono entrate davvero in repertorio quando se ne sono occupate le dive di turno (Callas, Sutherland, Gencer ecc), le uniche capaci di trascinare le masse in territori non abituali. Immagina se Abbado o Muti avessero inciso dei dischi di Ghedini per una major che diffusione avrebbe avuto quella musica. Quote
giobar Posted October 1 Report Posted October 1 18 ore fa, Majaniello dice: In questo senso solo un vero divo può aspirare a cambiare le abitudini del pubblico, un direttore qualunque, pur bravo, non è in grado di spostare l'asse di un repertorio. Sì e no. Ci sono esempi illustri di grandissimi e amati solisti che hanno insistito e insistono a mettere nel loro repertorio e addirittura a imporre alle società concertistiche che li invitano anche opere desuete e poco note. Penso a Vengerov, che ha eseguito dovunque il concerto di Britten, a Hilary Hahn, che ha eseguito le cose più strane, a Yuja Wang che sta portando in giro dappertutto lo sconosciuto concerto di Barber abbinandolo al secondo di Prokofiev, e non al secondo di Chopin o di Rachmaninov, per non parlare della varietà del repertorio di un Levit... Eppure, passati l'entusiasmo e il gradimento del momento, si torna sempre alle cose solite. Forse solo quando si faranno scelte condivise tra più interpreti cambierà qualcosa Quote
il viandante del sud Posted October 2 Report Posted October 2 https://youtu.be/VbQRCDywi1s?is=qtz3vWMgI4c1DCNq @Madiel Quote
il viandante del sud Posted October 4 Report Posted October 4 @Endymion Questo può fare al caso tuo 😁: https://youtu.be/o_qXP1gakXg?is=9aB6nEttiMCPU0fX Quote
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