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Eric Heidsieck ha registrato un'integrale delle sonate per piano di Beethoven, ma è stato anche e soprattutto uno straordinario interprete del repertorio francese, e in particolare di Fauré. Ebbene, anche Jorg Demus, uno dei componenti della cosiddetta Troika di Vienna, idealmente capeggiata da Friedrich Gulda (l'altro era Paul Badura-Skoda), ci ha lasciato un memorabile disco in cui suonava musica di Fauré, sebbene egli non sia abitualmente associato a questo compositore. Lo stavo ascoltando in questo momento:

eyJidWNrZXQiOiJwcmVzdG8tY292ZXItaW1hZ2Vz

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Ridacchio (di me stesso) per aver usato una stessa metafora nel commentare due successivi ascolti, a rischio che si tratti di un filtro mio, non obiettivo ma idealistico, che m'avesse pigliato ultimamente 🙂

___

Rai Radio3 Suite - Il Cartellone 19 gennaio 2026 20:30
in diretta dal Teatro alla Scala di Milano

Filarmonica della Scala
Riccardo Chailly
, direttore
Alexandre Kantorow, pianoforte

Sergej Prokof’ev : Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 26 
- Andante - Allegro
- Tema con variazioni
- Allegro ma non troppo

-

Ma uno può chiedere a chi interessa tutta questa cascata a squadernare di note? un problema direi è dato dal pianista, il cui trafficare sulla tastiera non comunica un bel nulla, passo passo e via via, ma anche l'orchestra mica offre densità alcuna... (seppure nei bei suoni comunque). 
Non giungerò a sanzionare di aridità (il mio è pur sempre un ascolto sfalsato via radio) né di sconnessione, se non effettivamente da una qualche semantica che pure ci sarebbe stata nell'intreccio in partitura, presentato secondo me ahimè meno che illustrazione, figuriamoci pittura.
___

Rai Radio3 Suite - Il Cartellone 22 gennaio 2026 20:30
in diretta dall'Auditorium Rai "Arturo Toscanini" di Torino 

Stagione 2025/2026 - Concerto n. 10
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai 
Diego Ceretta
, direttore
Fazil Say, pianoforte

Fazil Say : "Mother Earth", Concerto per pianoforte e orchestra, op. 111 (2024) 
- Prelude
- Earth
- Forest
- Interlude
- Sea (Deniz)
- River
- Postlude

-

A parte i versi animali, suona ben poco naturale la Terra di Fazil Say: inteso che l'incalzare degli avvenimenti materici e i sottili, il pulsare organico e il tumulto, i grafici borsistici e i linguaggi, insomma un po' tutto, non so, ha una musicalità quella più diretta dello scroscio e poi quel "terzo" risuonare, così irriducibili a queste "illustrazioni" nel senso della mancata frequentazione persino della pittura.

 

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Rai Radio3 Suite - Il Cartellone 23 gennaio 2026 20:30
in diretta dal Parco della Musica, Roma 

Accademia Nazionale di Santa Cecilia - Stagione Sinfonica
Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia 
Juraj Valčuha
, direttore 
Behzod Abduraimov, pianoforte

Sergej Rachmaninov : Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 30
- Allegro ma non tanto
- Intermezzo. Adagio
- Finale. Alla breve 

- 

La differenza tra un pianista e un pianista che piace a me (ovvero che per me ha senso, nella storia e l'attualità della musica) è la differenza tra un'orchestra e un'orchestra con anche il direttore d'orchestra.

Con piacere questo pianista a me suona come avesse un quanto d'orecchio per la musicalità del suo strumento (che tanto manca a suoi colleghi solo dita) eppure ancora un tot di comprensione per gli incastri tra i vari piani di questa scrittura gli è mancata, ma tante grazie, posso capire il piacere d'esser stati lì in sala, bella storia. 

(Grazie Rai Radio3 per l'offerta) 

E quindi tra questi due CD rintracciati al volo: 

0190296874277.jpg

CD 2019 RCO Live 190296874277 

71JFBzqMUkL.jpg

CD 2012 Decca 028947833017

ho ordinato immediatamente solo il secondo 🙂

 

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2 ore fa, Ives dice:

Elgar

The Crown of India - Suite

RLPO/Groves

Mamma mia, che trombonata! :cat_lol:

-------

 

 

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7 ore fa, Ives dice:

Parecchio :D Salvo la marcia finale:

Beh, è anche la parte più interessante del disco in questione. L'ho risentito di recente, lo possedevo da ragazzino e non me lo ricordavo più. Ho trovato le Enigma veramente pesanti, a tratti irriconoscibili, le critiche feroci contro Bernstein da parte degli inglesi erano giustificate. E' tutto moscio, opaco ed elefantiaco, le Enigma hanno bisogno di ben altra forza. Elgar bisogna prenderlo così senza indugio, altrimenti poi sa di minestra riscaldata.

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Rai Radio3 Suite - Il Cartellone 29 gennaio 2026 20:30 
in diretta dall’Auditorium RAI "Arturo Toscanini" di Torino 

Stagione 2025/2026 Concerto n. 11
Orchestra Nazionale Sinfonica della Rai
Nicolò Umberto Foron
, direttore 

Olivier Messiaen : "Les Offrandes oubliées" meditazione sinfonica per orchestra
- La Croix
- Le péché
- L’Eucharistie 

 - 

Avrei preferito meno legato ma ho molto apprezzato le accentazioni, da parte di tutti, in gesto sospeso. 

(...Fa persino riflettere come al pubblico non venga affatto spontaneo inserirsi nella dimensione più trascendente dei movimenti lenti non teatrali, da cui i colpi di tosse travolgenti da disagio attonito: da dire che forse la dimensione spettacolo non è quella poetica, come se alle pecore fosse davvero necessario un pastore per vivere pienamente ecc)

 

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5 ore fa, Madiel dice:

Beh, è anche la parte più interessante del disco in questione. L'ho risentito di recente, lo possedevo da ragazzino e non me lo ricordavo più. Ho trovato le Enigma veramente pesanti, a tratti irriconoscibili, le critiche feroci contro Bernstein da parte degli inglesi erano giustificate. E' tutto moscio, opaco ed elefantiaco, le Enigma hanno bisogno di ben altra forza. Elgar bisogna prenderlo così senza indugio, altrimenti poi sa di minestra riscaldata.

...e invece Hurwitz nelle recensioni su Elgar loda quell'interpretazione, forse per fare uno sberleffo agli inglesi. Ma non è un gran servizio reso a Lenny: per me quello è uno dei suoi dischi peggiori

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10 ore fa, Florestan dice:

...e invece Hurwitz nelle recensioni su Elgar loda quell'interpretazione, forse per fare uno sberleffo agli inglesi. Ma non è un gran servizio reso a Lenny: per me quello è uno dei suoi dischi peggiori

Ma anche il nostro @Snorlax è un ammiratore di quel disco controverso! Io lo trovo musicalmente interessante per talune "genialate" di fraseggio che Bernstein impone, e che solo lui poteva fare non risultando ridicolo, ma non lo consiglierei in toto. Poi l'aria deprimente e il suono opaco possono appunto non piacere (resta però una variazione Nimrod emozionantissima). E' un Elgar filtrato da un Bernstein già in fase depressa, fuori dalle mode e dalle ortodossie britanniche, nonché avulso da consunti cliché patriottici e che manca però di humour (c'è da dire che Bernstein mise le mani avanti prima del concerto e della registrazione in studio, polemizzando in maniera forte con la critica inglese che gli rimproverava, anche con un velo di razzismo e di sproloqui ipernazionalistici, di non capire a fondo questa musica). Da qualche anno, c'è anche il video del concerto, primo e unico con l'orchestra della BBC, che nonostante gli attriti durante le prove, alla fine suona molto bene:

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11 ore fa, Florestan dice:

...e invece Hurwitz nelle recensioni su Elgar loda quell'interpretazione, forse per fare uno sberleffo agli inglesi. Ma non è un gran servizio reso a Lenny: per me quello è uno dei suoi dischi peggiori

Lo so, e mi trovo perfettamente d'accordo con te. Non sono mai stato un fan di Elgar, solo negli ultimi dieci anni sono tornato a occuparmene, riabilitandolo in parte. Naturalmente, essendo passata una vita dai miei ascolti giovanili ho dovuto riprendere in mano il repertorio e fare dei confronti. Mi sono accorto che quel disco di Bernstein è quasi tutto sbagliato (salvo solo le marce), specie dopo aver scoperto le spigliatissime Enigma di Gibson (Chandos), un disco meraviglioso sotto ogni aspetto, in primis per una smagliante incisione che DG proprio si sogna. Anche i grandi direttori "toppano".

Posted
5 ore fa, Ives dice:

Ma anche il nostro @Snorlax è un ammiratore di quel disco controverso! Io lo trovo musicalmente interessante per talune "genialate" di fraseggio che Bernstein impone, e che solo lui poteva fare non risultando ridicolo, ma non lo consiglierei in toto. Poi l'aria deprimente e il suono opaco possono appunto non piacere (resta però una variazione Nimrod emozionantissima). E' un Elgar filtrato da un Bernstein già in fase depressa, fuori dalle mode e dalle ortodossie britanniche, nonché avulso da consunti cliché patriottici e che manca però di humour (c'è da dire che Bernstein mise le mani avanti prima del concerto e della registrazione in studio, polemizzando in maniera forte con la critica inglese che gli rimproverava, anche con un velo di razzismo e di sproloqui ipernazionalistici, di non capire a fondo questa musica). Da qualche anno, c'è anche il video del concerto, primo e unico con l'orchestra della BBC, che nonostante gli attriti durante le prove, alla fine suona molto bene:

Anche io apprezzo moltissimo quella interpretazione. Non sono pochi i capolavori - e le Enigma ci rientrano - suscettibili di interpretazioni assai diverse tra loro ed altrettanto attendibili. In questo caso mi vanno benissimo le letture spigliate e "british", ma Bernstein dimostra, senza "toppare" per niente (secondo me), che il brano può essere reso benissimo anche in tutt'altro modo. Poi, al diavolo i provincialismi secondo cui Elgar può essere appannaggio solo di interpreti britannici, Janacek dei cechi, Prokofiev dei russi e via discorrendo. 

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17 ore fa, Florestan dice:

...e invece Hurwitz nelle recensioni su Elgar loda quell'interpretazione, forse per fare uno sberleffo agli inglesi. Ma non è un gran servizio reso a Lenny: per me quello è uno dei suoi dischi peggiori

Ho controllato, in effetti Hurwitz la inserisce nel suo copioso lotto delle Enigma, anche se avverte che si tratta di una lettura molto personale e controversa, non adatta a tutti i gusti. Il suo trittico preferito è Jochum-Monteux-Slatkin. Ah ovviamente Litton :D 

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Certo si possono fare delle eccezioni, ma non più di tanto si può giocare con i parametri della musica snaturando la sua intima materia. Si possono anche trovare strade interpretative interessanti con le eccentricità, ma poi bisogna chiedersi se quello è Elgar o, piuttosto, Bernstein che fa Elgar a modo suo.

Per esempio, notare quant'è pesante nella conclusione, spesso tutto staccato, enfatico all'estremo e sopra le righe:

Tutto un altro discorso con Gibson, notare la freschezza e lo slancio, quanta emozione a 3:44 ca.

Non è una interpretazione "britannica", è semplicemente rispettosa del testo.

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8 ore fa, Ives dice:

Ma anche il nostro @Snorlax è un ammiratore di quel disco controverso! Io lo trovo musicalmente interessante per talune "genialate" di fraseggio che Bernstein impone, e che solo lui poteva fare non risultando ridicolo, ma non lo consiglierei in toto. Poi l'aria deprimente e il suono opaco possono appunto non piacere (resta però una variazione Nimrod emozionantissima). E' un Elgar filtrato da un Bernstein già in fase depressa, fuori dalle mode e dalle ortodossie britanniche, nonché avulso da consunti cliché patriottici e che manca però di humour (c'è da dire che Bernstein mise le mani avanti prima del concerto e della registrazione in studio, polemizzando in maniera forte con la critica inglese che gli rimproverava, anche con un velo di razzismo e di sproloqui ipernazionalistici, di non capire a fondo questa musica). Da qualche anno, c'è anche il video del concerto, primo e unico con l'orchestra della BBC, che nonostante gli attriti durante le prove, alla fine suona molto bene:

Esecuzione capolavoro, secondo me uno dei lasciti più significativi del Bernstein più maturo, da porre (quasi) accanto alla celebre Patetica incisa qualche anno dopo sempre per DGG. In qualche modo ne condivide la stessa logica interpretativa, che trovo perfettamente coerente: ho da sempre rilevato una certa proporzione, particolarmente enfatizzata, ai cui vertici di un ideale triangolo si trovano il tema iniziale, Nimrod e il Finale. A me non pare nemmeno così controversa, così come trovo piuttosto fuori luogo lo stereotipo della "mahlerizzazione" di cui tanto si parla quando si affrontano le ultime incisioni del direttore americano.

In discoteca avrò circa una ventina di registrazioni delle Enigma, da quelle più rigorosamente "british" a gloriosi outsider, tuttavia questa è una di quelle a cui sono più affezionato.

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Ieri sera ho assistito a una rappresentazione di Lucrezia Borgia di Donizetti. A prescindere dal fatto che non si tratta del mio repertorio preferito (eufemismo) e da una regia incomprensibile che ha trasferito la vicenda dalle corti cinquecentesche a un'Italia anni '50 soggiogata dal potere ecclesiastico (mentre il libretto mette l'accento sul potere delle casate nobiliari), lo spettacolo mi ha comunque lasciato molto soddisfatto per vari motivi. Anzitutto l'opera regge comunque, c'erano anche delle ottime trovate registiche che, prese in sé, erano efficaci e ammorbidivano il fraintendimento di fondo di cui ho detto, un  cast piuttosto buono, un ottimo direttore (il 35enne sassarese Leonardo Sini, uno dei tanti bravi direttori italiani che hanno più successo all'estero: da Vienna a Sidney, da Budapest a Berlino). Ma soprattutto c'era Jessica Pratt!!! Onestamente, in tanti anni di frequentazione di teatri e sale da concerto non avevo mai sentito una cantante così brava. Non parlo delle agilità, che ho potuto apprezzare anche in altre brave interpreti, ma di un uso della voce assolutamente incredibile. Molte parti del ruolo di Lucrezia esigono la mezza voce, quasi il sussurro, e lì Jessica Pratt strappava l'applauso a scena aperta, con una capacità espressiva e di commuovere davvero unica. Tutto ciò associato a una presenza scenica formidabile. Un'esperienza indimenticabile.

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2 ore fa, giobar dice:

Ma soprattutto c'era Jessica Pratt!!! Onestamente, in tanti anni di frequentazione di teatri e sale da concerto non avevo mai sentito una cantante così brava.

Una delle specialiste migliori che abbiamo negli ultimi anni. Era una delle pochissime cantanti dei giorni nostri che il perfido Corriere della Grisi, mitico blog di vociomani ormai chiuso credo, noto per il taglio nostalgico della proposta editoriale, salvava dal tritacarne :cat_lol:. Allieva della Scotto, da cui (detto da lei) ha tratto i pianissimi che ti hanno tanto colpito. All'epoca aveva un repertorio più leggero, scavallati i 40 si è data al belcanto drammatico com'era logico che fosse. Qualche mese fa ha debuttato alla Scala con Norma un po' per caso, sostituendo la - a mio avviso meno interessante - Rebeka all'ultimo minuto. Non ho sentito, ma ho letto di grandi entusiasmi anche in quell'occasione.  

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