Majaniello Posted January 5, 2025 Report Posted January 5, 2025 1 ora fa, Madiel dice: Sicuramente aveva una certa ammirazione per Strauss e Liszt, ma la sua tecnica compositiva sembra derivata da Brahms. Strauss mi sembra un'influenza diretta e chiarissima, diciamo la più esteriore. Ci sono alcuni passaggi delle sue musiche che lo richiamano davvero con forza, proprio a livello armonico e di "gesti" (che pure ci sono), si sente in ogni caso che Stephan è un post-wagneriano seppur controllato, epurato, organizzato, che sta dalle parti di Zemlinsky e co. Che poi, mi viene da dire, dove avrebbe potuto collocarsi altrimenti?! In questo senso anche i riferimenti a Liszt e Debussy a me non paiono così strani, io li avverto molto vicini tra loro, a livello di mood e di capacità di evocazione di certe sensazioni l'orbita per me è la stessa, Liszt per certe atmosfere catastrofiche e cariche di pathos negativo, e Debussy per i passaggi più sospesi, misteriosi e interlocutori. Siamo sempre in area wagneriana. Poi c'è il piano dei procedimenti di scrittura e di organizzazione del materiale. La descrizione che avevi fatto nell'altro post mi faceva pensare proprio all'ultimo Beethoven dei quartetti e delle sonate, dalle forme dilatatissime e apparentemente organizzate secondo una logica di libertà narrativa, ma in realtà poggiate sul principio della variazione continua di materiali tutto sommato laconici ma gravidi di sviluppi. Peraltro anche quel Beethoven lì è pulsante e vitalissimo senza la retorica degli effetti speciali che invece infarciva le sue ultime opere orchestrali. Ma anche Brahms potrebbe essere un riferimento, certamente più vicino, ovviamente spogliato dalle pose da salotto bene (del resto sempre a Beethoven si torna). Forse l'originalità di Stephan sta nell'aver dimostrato che si poteva evocare quel tipo di intensità da ultimo miglio del romanticismo attraverso l'essenzialità e il rigore costruttivo di memoria classica, anzi l'orrore del baratro di fine secolo era ancora più spaventoso se lo liberavi di tutti gli orpelli e le menate dei vari Debussy, Strauss e compagnia. A me la musica di quest'autore inquieta tantissimo, di certo più di quella ipertrofica di Strauss e dei suoi seguaci.
giobar Posted January 5, 2025 Report Posted January 5, 2025 5 gennaio, compleanno di tre dei più grandi pianisti degli ultimi 70-80 anni. Playlist del pomeriggio: Johannes BRAHMS Quattro ballate op. 10 Arturo Benedetti Michelangeli (5.1.1920) Franz SCHUBERT Tre pezzi per pianoforte D.946 Alfred Brendel (5.1.1931) Robert SCHUMANN Fantasia in do maggiore op. 17 Maurizio Pollini (5.1.1942) Maurice RAVEL Concerto in sol per pianoforte e orchestra Arturo Benedetti Michelangeli London Symphony Orchestra Sergiu Celibidache Arnold SCHOENBERG Concerto per pianoforte e orchestra op. 42 Alfred Brendel Symphonie-Orchester des Bayerischen Rundfunks Rafael Kubelik Bela BARTOK Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 Maurizio Pollini Chicago Symphony Orchestra Claudio Abbado
Madiel Posted January 5, 2025 Author Report Posted January 5, 2025 18 ore fa, Majaniello dice: Strauss ... Senz'altro, ha preso una serie di "gesti" che vengono, però, depurati da ogni sensualità e da ogni retorica. Il pathos, invece, resta. 18 ore fa, Majaniello dice: Forse l'originalità di Stephan sta nell'aver dimostrato che si poteva evocare quel tipo di intensità da ultimo miglio del romanticismo attraverso l'essenzialità e il rigore costruttivo di memoria classica, anzi l'orrore del baratro di fine secolo era ancora più spaventoso se lo liberavi di tutti gli orpelli e le menate dei vari Debussy, Strauss e compagnia. A me la musica di quest'autore inquieta tantissimo, di certo più di quella ipertrofica di Strauss e dei suoi seguaci. Io direi che il passo verso la sobrietà era inevitabile, se non ci fosse stata la cesura della guerra mondiale. Il mondo germanico era sazio di quel modo di esprimersi che non poteva ormai dire altro perché aveva esaurito il suo lessico, da una parte era inevitabile oggettivizzare, dall'altra finire nel baratro dell'espressionismo. Il salto verso la frugalità musicale, in una condizione di pace e prosperità, sarebbe avvenuto da solo per progressione spontanea. Una via simile l'aveva percorsa Heinz Tiessen, il mentore di Celibidache, un ottimo compositore della stessa età di Stephan. Ti inquieta perché ha dato una nuova visione, accettabile, ai mostri romantici che più temi, li ha sterilizzati rendendoli fruibili senza retro pensieri -------- Qui, invece, salto di palo in frasca e torno al bel cd Chandos dedicato ad alcune opere maggiori di Ruders e diretto magistralmente da Segerstam. Ruders: Sinfonia "Himmeloch jauchzend - zum Tode betruebt", per grande orchestra (1989) Orchestra Sinfonica della Radio nazionale danese, Segerstam Questa è la prima sinfonia di Ruders, finora ne ha scritte cinque, una commissione della BBC Symphony che venne accolta benissimo dalla critica, tanto da definirla un lavoro fondamentale della musica danese contemporanea di un giovane compositore (che, all'epoca, aveva giusto quarant'anni). Il tema intimo dell'opera riguarda la natività, il natale cristiano, che viene rappresentato da un paio di temi tratti rispettivamente dall'Oratorio di natale di Bach e da un canto natalizio antecedente la Riforma. Il primo movimento (Presto jubilante - Triste - Furioso fantastico), è il vero cuore e capolavoro della sinfonia. Ha un inizio sfolgorante, vera potenza luminosa in suoni, dopo una "ouverture" estremamente mossa cui segue una sezione più lenta dove si citano i due pezzi sopra menzionati, per poi riprendere un po' attenuato il furore iniziale. Stupisce il virtuosismo orchestrale di questa pagina, strabordante e incontenibile a tratti. La sonorità resta sempre un po' torva, l'innocenza natalizia sembra come minacciata dai continui interventi tesi della grande orchestra, che sembra voler inglobare, anzi divorare letteralmente, le due citazioni "tonali". Ruders realizza alla perfezione questo contrasto, c'è una aspirazione adolescenziale verso la purezza che si scontra con la dura esistenza quotidiana. Il movimento lento (Tranquillo molto, dolcissimo), è l'esatto contrario del primo, se questo è frenetico il secondo è totalmente statico al limite della noia: si basa su due accordi che vengono sovrapposti o alternati tratti dal canto natalizio, con un effetto soporifero da "minimalismo ma non posso". Sicuramente il contrasto con l'esagitato primo movimento è riuscito, però l'atmosfera di finta estasi mistica alla fine risulta quasi insopportabile (8 minuti di ripetizione di un qualcosa che non arriva mai in cielo...). Lo scherzo (Scherzando prestissimo), è brevissimo, meno di due minuti, e riprende la tempesta sonora dell'incipit. Il finale, invece, intitolato "Maschera Funerale" (sic), sembra una continuazione del movimento precedente, ma poco alla volta la musica perde slancio e direzionalità per bloccarsi su un accordo martellante, che porta l'opera a una conclusione lacerata, lenta e oscura dove risuona, per l'ultima volta e come se provenisse dall'oltretomba, il canto popolare natalizio.
Ives Posted January 6, 2025 Report Posted January 6, 2025 Handel Judas Maccabaeus, HWV 53 Ryland Davies - Felicity Palmer Janet Baker - John Shirley-Quirk The Wandsworth School Choir English Chamber Orchestra Sir Charles Mackerras Per quanto mi riguarda, si attende ancora una versione con strumenti antichi capace di scalzare dal podio questa anni '70 di Mackerras, che qui si concede pre-filologicamente un coro di sole voci maschili (non irreprensibile tecnicamente, seppur molto volenteroso). La versione di King (Hyperion) è carina, leggera, equilibrata, elegante, di rara sobrietà. Il coro oxfordiano diretto da Higginbottom va lodato per la duttilità con cui modella il proprio suono, di straordinaria purezza. Però, molto meno felice appare la scelta dei solisti, piuttosto opachi, che scontano, oltre a qualche difficoltà vocale, anche una certa mancanza di colore e di intenzioni. Molto meglio Mackerras, che imposta una lettura più celebrativa e magniloquente, stilisticamente corretta, pur con strumenti moderni. Bene se si eccettuano un pò di pesantezze qua e là. Di deprimente dilettantismo quella diretta da McGegan per HM, con dei solisti in formato Midi. L'altra edizione è per la DHM, abbastanza mediocre, cosi come quella diretta dal povero Thomas Fey. Tolte pagine mirabili (tra tutte segnalo la grande Aria che apre il terzo atto che diventa sublime meditazione extraterrena, nella lettura della Baker) non è il migliore degli oratori handeliani.
Majaniello Posted January 6, 2025 Report Posted January 6, 2025 14 ore fa, Madiel dice: Ti inquieta perché ha dato una nuova visione, accettabile, ai mostri romantici che più temi, li ha sterilizzati rendendoli fruibili senza retro pensieri Non l'ho molto capita... ti posso dire che a livello emotivo la trovo musica molto potente proprio in virtù del suo essere "asettica", è una specie di astrattismo romantico, quanto più possibile a-retorico e a-sentimentale, l'intensità deriva da questo tenersi sempre un passo indietro dalla smarronata, e questo si realizza semplicemente mettendo le note necessarie una dietro l'altra, che nella mia testa è un concetto molto classico, molto bachiano. Pochi autori mi fanno lo stesso effetto, direi Ghedini, qualcosa di Lourié, ci metto anche Ruggles... musiche molto diverse che però hanno questa qualità comune di puntare all'essenziale. Se non fosse per me così troppo minimale aggiungerei anche Scelsi. Mi pare musica che arriva al dunque senza infingimenti e ansie da prestazione, musica che tocca una sostanza psicologica a cui i vari Tchaikovsky, Mahler, Berg, Shostakovich ecc girano solo attorno con le loro tossiche paturnie. Sto facendo un discorso puramente psico-emotivo eh! non di capacità musicale, prima che qualcuno cominci a menarla... °°°° Arthur Lourié - In the Temple of Golden Dreams (1919) Performed by the Russian Chamber Choir with Natalia Gerassimova, soprano Conducted by Tamara Piliptchuk 1. Dans les champs tu t'éloignas (You went to the fields) - 0:00 2. Une vie qui se consume dans le choeur (A life spent in the choir) - 7:16 3. Du royaume du sommeil (From the kingdom of sleep) - 12:33
giobar Posted January 6, 2025 Report Posted January 6, 2025 Johann Sebastian BACH Cantate per l'Epifania: Sie werden aus Saba alle kommen BWV 65 Liebster Immanuel, Herzog der Frommen BWV 123 Solisti vari Gächinger Kantorei Stuttgart Bach-Collegium Stuttgart Helmuth Rilling helmuth Rilling
Madiel Posted January 6, 2025 Author Report Posted January 6, 2025 1 ora fa, Majaniello dice: Sto facendo un discorso puramente psico-emotivo eh! non di capacità musicale, prima che qualcuno cominci a menarla... Ci mancherebbe, neanche dal sottoscritto devi aspettarti chissà quali analisi. Non sono come quelli che appena leggono una imprecisione, ne approfittano subito per metterti un idrante su per le chiappe!
Pollini Posted January 6, 2025 Report Posted January 6, 2025 Bartók, sonata per pianoforte (Sz.80). A quanti debba controdediche.
giobar Posted January 6, 2025 Report Posted January 6, 2025 Johann David HEINICHEN Messa n. 11 in re maggiore Christine Wolff - Patrick Van Goethem Uwe Stickert - Jochen Kupfer Dresdner Kammerchor Dresdner Kammerorchester Hans-Christoph Rademann
Majaniello Posted January 7, 2025 Report Posted January 7, 2025 Pensavo di averle viste tutte e invece... Karajan che nel II movimento fa alzare Weissenberg dal pianoforte per suonarlo lui... e poi nel III di nuovo cambio! non capisco, a questo punto perchè non suonare tutto il concerto, non ne era capace? che pagliacciata...
giobar Posted January 7, 2025 Report Posted January 7, 2025 Cita Restando su Wolfgang Amadeus MOZART Sonate per pianoforte n. 4 in mi bemolle maggiore K. 282 e n. 5 in sol maggiore K. 283 Bart van Oort, fortepiano Un po' più filologico E comunque, interpretazioni che trovo eccellenti: spigliate, fresche ma al tempo stesso anche pensose e per niente superficiali.
Florestan Posted January 7, 2025 Report Posted January 7, 2025 6 minuti fa, giobar dice: Restando su Wolfgang Amadeus MOZART Sonate per pianoforte n. 4 in mi bemolle maggiore K. 282 e n. 5 in sol maggiore K. 283 Bart van Oort, fortepiano Un po' più filologico E comunque, interpretazioni che trovo eccellenti: spigliate, fresche ma al tempo stesso anche pensose e per niente superficiali. Visto che citi von Oort, restiamo proprio sul concerto K. 467. Filologica, è filologica; un po' di brio in più non sarebbe guastato:
giobar Posted January 7, 2025 Report Posted January 7, 2025 4 minuti fa, Florestan dice: Visto che citi von Oort, restiamo proprio sul concerto K. 467. Filologica, è filologica; un po' di brio in più non sarebbe guastato: Grazie della segnalazione, non sapevo che avesse inciso anche concerti. Poi me lo ascolto. Nell'esecuzione delle sonate, peraltro, mi pare che il brio non manchi. Intanto Gabriel FAURE' Sonata per violoncello e pianoforte n. 1 in re minore op. 109 Paul Tortelier, violoncello Eric Heidsieck, pianoforte
Florestan Posted January 7, 2025 Report Posted January 7, 2025 On 6/1/2025 at 11:21, Majaniello dice: ... ti posso dire che a livello emotivo la trovo musica molto potente proprio in virtù del suo essere "asettica", è una specie di astrattismo romantico, quanto più possibile a-retorico e a-sentimentale, l'intensità deriva da questo tenersi sempre un passo indietro dalla smarronata, e questo si realizza semplicemente mettendo le note necessarie una dietro l'altra, che nella mia testa è un concetto molto classico, molto bachiano. Pochi autori mi fanno lo stesso effetto, direi Ghedini, qualcosa di Lourié, ci metto anche Ruggles... musiche molto diverse che però hanno questa qualità comune di puntare all'essenziale. Se non fosse per me così troppo minimale aggiungerei anche Scelsi. Mi pare musica che arriva al dunque senza infingimenti e ansie da prestazione, musica che tocca una sostanza psicologica a cui i vari Tchaikovsky, Mahler, Berg, Shostakovich ecc girano solo attorno con le loro tossiche paturnie. Sto facendo un discorso puramente psico-emotivo eh! non di capacità musicale, prima che qualcuno cominci a menarla... A riprova delle tue impressioni, Hans Zender, non proprio a suo agio con il sentimentalismo di Mahler, qui invece sembra molto più nel suo mondo: Capisco anche il tuo riferimento a Berg e non a Webern, che al contrario a me pare molto essenziale.
Majaniello Posted January 7, 2025 Report Posted January 7, 2025 1 ora fa, Florestan dice: Capisco anche il tuo riferimento a Berg e non a Webern, che al contrario a me pare molto essenziale. Lo è di certo. Se non l'ho inserito è perché in fondo è un autore che non mi comunica niente, però nel discorso ci sta, e non dubito che qualcuno lo possa trovare non solo più interessante ma anche più potente di un Berg per gli stessi motivi di cui si discuteva.
Pollini Posted January 7, 2025 Report Posted January 7, 2025 Schubert, Quartetto n.13 in La minore "Rosamunde".
Ives Posted January 8, 2025 Report Posted January 8, 2025 18 ore fa, Majaniello dice: Pensavo di averle viste tutte e invece... Karajan che nel II movimento fa alzare Weissenberg dal pianoforte per suonarlo lui... e poi nel III di nuovo cambio! non capisco, a questo punto perchè non suonare tutto il concerto, non ne era capace? che pagliacciata... Strano che non lo conoscessi, filmato abbastanza famoso, credo alla televisione francese. Probabilmente, Karajan non aveva le agilità richieste per il Finale o semplicemente si è preso la scena da vecchio leone del podio. Esecuzione noiosissima, peraltro. Seguiva questa, pure pesantuccia...
Ives Posted January 9, 2025 Report Posted January 9, 2025 Elgar Cockaigne (In London Town), Op. 40 London Symphony Orchestra André Previn Pagina vividissima e divertente, ritratto sagace della Londra dell'epoca, con le sue bande militari, le chiese, il centro finanziario, i parchi, i temi cockney...esecuzione di un tardo-Previn primi anni '90 (bocciata da Hurwitz, ma va beh...) con tempi più rilassati rispetto al consueto, ma che trovo ben più idiomatici rispetto allo scattoso e nervosissimo Solti/LPO. LSO di suono meraviglioso.
giobar Posted January 9, 2025 Report Posted January 9, 2025 Gabriel FAURE' Sonata per violoncello e pianoforte n. 2 in sol minore op. 117 Paul Tortelier, violoncello Eric Heidsieck, pianoforte Esecuzione di intensità pazzesca
giobar Posted January 9, 2025 Report Posted January 9, 2025 Gioachino ROSSINI Péchés de vieillesse: Album de chaumière Alessandro Marangoni, pianoforte
Pollini Posted January 10, 2025 Report Posted January 10, 2025 Dvořák, Concerto per violino in La minore.
giobar Posted January 10, 2025 Report Posted January 10, 2025 Ferruccio BUSONI Fantasia indiana op. 44 per pianoforte e prchestra Pietro Scarpini Orchestre National del l'ORTF Piero Bellugi Che pianista Scarpini!
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