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Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

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49 minuti fa, Majaniello dice:

Giovanni Battista chiama... Salome! Con la parte musicale ho fatto davvero fatica (non capisco come riuscissi ad ascoltare questa roba così... wagneriana quand'ero un minorenne, dovrebbero mettere un parental control!), mi sono sentito come giobar alle prese col Trovatore o Madiel con il Flauto Magico... ma ho resistito perchè su Arte, aggratis a QUESTO LINK c'è uno degli allestimenti più chiacchierati dell'anno, protagonista sempre la Grigorian, con Nagano sul podio, e siccome c'ho preso gusto c'ho provato prima che lo togliessero, anche perchè la regia di Tcherniakov era molto nelle mie corde: niente miti a base di sangue ed erotismo, ma un dramma borghese di una ragazza alternativa, figlia di borghesi appunto, in rotta coi genitori, che alla cena per il compleanno del patrigno perde la testa per un'intellettuale (vestito con proverbiali dolcevita e giacca di velluto marrone), che ovviamente la disprezza. La diatriba ebrei vs nazareni diventa quindi una lotta di classe o di ideologie per meglio dire, e in mezzo c'è il precipizio di Salome, intrusa nel suo mondo e non abbastanza incorrotta da essere accettata nell'altro.

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fino a denudarsi inerte e impaurita, accettando la sua sconfitta

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Viaggio nel kitsch, 5 mete imperdibili (se siete amanti del genere) –  Treeaveller

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36 minuti fa, Madiel dice:

Viaggio nel kitsch, 5 mete imperdibili (se siete amanti del genere) –  Treeaveller

Veramente io ho apprezzato solo la regia :cat_lol: nel mio caso ha salvato l'ascolto, la musica, per quanto sia un capolavoro universale e bla bla, mi era davvero insopportabile, sul piano della densità sonora, del declamato urlante, delle armonie wagneriane, del rapporto tra musica e parola. Dopo un riavvicinamento attraverso i poemi sinfonici (solo alcuni peraltro), e un fugace interesse verso l'Arianna, ora credo che non toccherò Strauss per un bel po'.

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1 ora fa, Majaniello dice:

Veramente io ho apprezzato solo la regia :cat_lol: 

Ma dài, è proprio spazzatura! Quella giacca rosa per Herodes, o quella specie di lampadario di Herodias... Vomitevole la psicologia spicciola aggiornata alle necessità (?) correnti, mi meraviglio che Salome non sia trans o partecipi a qualche gay pride :cat_lol:. Il resto è quasi tutto di ottima qualità, almeno per quel che ho sentito. Messa in scena troppo ridicola e infedele per i miei gusti, quando vedo certe cose mi sale spontaneo il rigurgito reazionario: :fanwolfetto:

Adesso capisci perché non guardo quasi mai video di opere. Poi mi arrabbio e sto male :lovechopin:

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12 ore fa, Madiel dice:

Vomitevole la psicologia spicciola aggiornata alle necessità (?) correnti, mi meraviglio che Salome non sia trans o partecipi a qualche gay pride :cat_lol:.

Riascoltata per intero dopo tanti anni, Salome mi è parsa un'opera invecchiata davvero male, ancorata al momento in cui è stata scritta da Wilde prima e da Strauss poi, intrisa di una falsa modernità che, come quella di papà Wagner, era tutta scena. I pruriti e le perversioni aggiunte alla leggenda biblica probabilmente sono l'equivalente dell'epoca della strumentalizzazione dei fenomeni (seri) del mondo lgbt che si fanno oggi, furbate per solleticare certi palati borghesi, non è che all'epoca fossero meno scaltri e opportunisti, anzi. Insomma, per me è l'originale ad essere un po' ridicolo (come tutta l'opera in lingua tedesca dal Flauto Magico in poi, con l'eccezione del Fidelio) e il talento di Strauss, indubbio e certo maggiore di quello di Wagner, un po' sprecato. Lo dico da anni, per me non avrebbe proprio senso allestire robe del genere, scollegate totalmente dal mondo di oggi molto di più di un'opera di Monteverdi o di Mozart. Se c'è un'interesse collettivo per cui valga la pena non dico ascoltare (che uno è libero di farlo in solitudine coi dischi che già ci sono) ma far rivivere nei teatri questi titoli è quello del piano dell'analisi delle relazioni, perché al netto della fuffa intellettuale, filosofica e religiosa che cambia nei secoli la costante è sempre l'uomo.

Ad esempio in Salome è molto interessante l'incomunicabilita' dei personaggi, tutti danno ordini a tutti ma nessuno ascolta nessuno, ci sono continue triangolazioni (si agisce su qualcuno per agire sull'altro), ci sono continue contraddizioni, Salome odia il patrigno perché gli ha rubato la madre, ma al tempo stesso è in conflitto con la madre, si serve della trasgressione sessuale come elemento di controllo, o di ricatto, o semplicemente di rottura col sistema come fanno gli adolescenti, tutto questo emerge solo leggendo il libretto, il fatto che il regista banalizzi determinati aspetti attraverso i simboli, crei dicotomie immediatamente riconoscibili, tenti di essere pop per evidenziare quello che vuole e mettere il resto in secondo piano per me non è un disvalore, detesto piuttosto le regie dove non si capisce niente, dove l'immagine non facilita ma complica, dove sembra esserci solo gratuita provocazione. Poi, il costume verde fa cagare anche a me :D ma rende bene l'idea della ridicolaggine delle convenzioni e del senso di vergogna nel sentirsi costretti ad una danza che evidentemente anche nell'originale non ha niente di sensuale (nel senso di spontanea espressione di sé) pur essendo erogena.

12 ore fa, Madiel dice:

quando vedo certe cose mi sale spontaneo il rigurgito reazionario

Vabbè ma non è che faccio la scoperta dell'acqua calda se dico che questo forum, storicamente da che ci sono io, è un contesto reazionario, mica sei solo tu. A parte Ives, che mi pare comunque moderato, il sentimento dominante qui dentro è sempre stato la nostalgia per il passato, dai più anziani ai più giovani come il mio amico Snorlino, ognuno poi la declina a modo suo e la argomenta di conseguenza. Non è un giudizio il mio eh, dico solo che è così e che mi sono abituato, in fondo soddisfa il mio desiderio di essere controcorrente quando fuori di qua magari sarei mainstream, e non credo lo sopporterei :P

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Pappano forgia i rispettivi interventi della disomogenea Sequenza medioevale in salsa rossiniana intingendola nei colori del melodramma italiano più autentico e dirigendola senza minimamente negare l'intima natura melodrammatica di questa pagina, dunque curando al millimetro lo slancio melodico e il passo, lieve ma ben presente, vivo, degli accompagnamenti strumentali. Quindi tempi serrati, controllo assoluto, oggettività, respiro della linea melodica. E censura di ogni forma di "melodrammaticismo" (per esempio, rallentando avanti le cadenze, i rubati, i portamenti) o atteggiamenti troppo squisitamenti romantici. Cast vocale all-stars, che trovo totalmente adeguato e di cui forse il punto debole è il tenore Brownlee, che comunque canta dignitosamente una parte difficilissima. Coro benissimo, compatto e potente, registrazione in studio impeccabile che seguì fortunate recite live romane. @Snorlax in controdedica.

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10 ore fa, Majaniello dice:

Vabbè ma non è che faccio la scoperta dell'acqua calda se dico che questo forum, storicamente da che ci sono io, è un contesto reazionario, mica sei solo tu. A parte Ives, che mi pare comunque moderato, il sentimento dominante qui dentro è sempre stato la nostalgia per il passato, dai più anziani ai più giovani come il mio amico Snorlino, ognuno poi la declina a modo suo e la argomenta di conseguenza. Non è un giudizio il mio eh, dico solo che è così e che mi sono abituato, in fondo soddisfa il mio desiderio di essere controcorrente quando fuori di qua magari sarei mainstream, e non credo lo sopporterei :P

Non è una questione di essere conservatori in ogni declinazione personale, nel caso specifico un significato A non può essere forzato in B. Ci possono essere delle variazioni, ma mai uno stravolgimento così radicale delle intenzioni dell'autore, del testo e della stessa musica. Tra l'altro, per quale motivo ? La letteratura contemporanea è ricca di quel genere di conflitti e problematiche, basterebbe applicarsi altrove con risultati senz'altro più coerenti e convincenti. Quella edizione è semplice spazzatura ideologica e pseudo psicologica perché la regia appiccica all'opera significati che non le appartengono. E poi non parliamo dei costumi e del resto, mamma mia... :fanwolfetto:

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3 minuti fa, Madiel dice:

 :fanwolfetto:

Non capisco perchè continui con questa emoticon 🤣 della serie "piuttosto Mozart!" Comunque sei stato tu a tirar fuori il "rigurgito reazionario" e le faccine, io ho solo commentato in calce, a me la tua opinione nel merito era chiara da prima a prescindere da altre considerazioni, tant'è che su quella ho detto la mia nella parte che non hai quotato. Sennò sembra che è colpa mia anche quando vi date dei conservatori da soli :cat_lol: 

°°°°

 

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Rai Radio3 - I concerti al Quirinale domenica 14 gennaio 2024 11:50

I concerti al Quirinale
Stagione 2023-2024
Produzione di Radio3 in collaborazione con Rai-Quirinale e con la Presidenza della Repubblica

Sud e magia
Programma di sala (PDF)
Pino De Vittorio, voce e chitarra battente
Marcello Vitale, chitarra classica e chitarra battente

- Lu Picuraru (tradizionale Puglia)
-Tarantella di Sannicandro (tradizionale Puglia)
- Alla Carpinese (G. De Vittorio)
- Pizzica Taranta (G. De Vittorio)
- Cori miu (tradizionale)
- Sona a battenti (G. e Claudio De Vittorio)
- Attaccati li tricci (G. De Vittorio)
- Frasca (tradizionale Calabria)
- Tarantella a Maria di Nardò (Marcello Vitale)
- Soje ciardine (tradizionale Puglia)
- Stornelli di Leporano (tradizionale Puglia)
- Stu petto è fatto cimbalu (G. De Vittorio)
- ‘Na via di rose (Claudio De Vittorio)
- La Bonasera (tradizionale Puglia)
- Tarantella di San Michele (G. De Vittorio)

"Pino De Vittorio, cantante protagonista della riscoperta dei legami fra musica colta e popolare nelle età rinascimentale e barocca, propone insieme al chitarrista Marcello Vitale un programma di canti della tradizione più antica di Puglia, Basilicata e Calabria ispirato all’opera etnografica di Ernesto De Martino." (dal sito, consultato oggi)

-

Un grazie a questi musicisti capaci di dedicarsi a un'arte musicale precedente le sistematiche notazionali (e di lì accademiche): e quindi di frequentazione delle timbriche e le ritmiche nel senso di più sorgiva connessione con l'intimità dell'animo

(cos'è un melisma un vibrato un rullato se non una frequentazione di timbrica e ritmica connesse all'evidenza ondulatoria del dolore come della guarigione... 🙂).

Ah questo correttore automatico:
carpire l'amore
o non carpire niente.

(mia poesia all'ascolto 🙂)

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1 ora fa, Madiel dice:

Non è una questione di essere conservatori in ogni declinazione personale, nel caso specifico un significato A non può essere forzato in B. Ci possono essere delle variazioni, ma mai uno stravolgimento così radicale delle intenzioni dell'autore, del testo e della stessa musica. Tra l'altro, per quale motivo ? La letteratura contemporanea è ricca di quel genere di conflitti e problematiche, basterebbe applicarsi altrove con risultati senz'altro più coerenti e convincenti. Quella edizione è semplice spazzatura ideologica e pseudo psicologica perché la regia appiccica all'opera significati che non le appartengono. E poi non parliamo dei costumi e del resto, mamma mia... :fanwolfetto:

Qui mi trovo al 100% d'accordo col Dottore: incredibile, ma vero :o :o !

Inutile andare a forzare regie (post-)"moderne" su opere del passato, se vuoi far certe cose commissiona Opere ex-novo che magari ci sono pure diplomati in Composizione costretti a girare burger al McDonald's per tirare campare e che invece ben volentieri si presterebbero a scrivertene una -_--_- .

___________________________________

Ora, in proposito d'Opera: Donizetti, "Lucia di Lammermoor" - La scena della pazzia accompagnata dalla Glassharmonica come in origine.

 

A quanti debba controdediche.

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13 ore fa, Majaniello dice:

Vabbè ma non è che faccio la scoperta dell'acqua calda se dico che questo forum, storicamente da che ci sono io, è un contesto reazionario, mica sei solo tu. A parte Ives, che mi pare comunque moderato, il sentimento dominante qui dentro è sempre stato la nostalgia per il passato, dai più anziani ai più giovani come il mio amico Snorlino, ognuno poi la declina a modo suo e la argomenta di conseguenza. Non è un giudizio il mio eh, dico solo che è così e che mi sono abituato, in fondo soddisfa il mio desiderio di essere controcorrente quando fuori di qua magari sarei mainstream, e non credo lo sopporterei :P

Dato che sono stato citato dall'amico Maja, per tutti i forumisti tengo a sottolineare ancora una volta e fino allo stremo il mio atteggiamento: sia per quel che riguarda le esecuzioni, sia le regìe non ci deve essere limite alcuno. L'importante è essere persuasivi alle mie orecchie (e ai miei occhi, se parliamo di allestimenti)...

Che poi, mio malgrado, abbia (nella maggior parte dei casi) nostalgia del passato, non è assolutamente una presa di posizione o un ritrito pregiudizio, ma è solo una mera e banale questione di gusto...:rolleyes:;)

 

P.s. Io comunque non riesco a fruire dell'opera in video: o vado a teatro o la ascolto allo stereo. Forse perché la riproduzione su mezzo televisivo non mi permette di concentrarmi sull'aspetto più squisitamente musicale, risultando comunque anche quello visivo grandemente penalizzato. Dico per dire, perché non ho mai indagato a fondo la ragione di questa mia idiosincrasia...:huh::rolleyes:

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2 ore fa, Majaniello dice:

Non capisco perchè continui con questa emoticon 🤣 della serie "piuttosto Mozart!" Comunque sei stato tu a tirar fuori il "rigurgito reazionario" e le faccine, io ho solo commentato in calce, a me la tua opinione nel merito era chiara da prima a prescindere da altre considerazioni, tant'è che su quella ho detto la mia nella parte che non hai quotato. Sennò sembra che è colpa mia anche quando vi date dei conservatori da soli :cat_lol: 

Ma no, volevo solo sottolineare il mio disgusto per certe operazioni, non volevo fare polemica con nessuno in particolare. L'emoticon è solo una presa in giro dei veri reazionari, è che quella roba in video mi fa rivalutare il repertorio più conservatore e usurato (Wolfetto è per me solo una metafora di quel genere di ascoltatori). In quest'ultimo periodo mi sono visto un po' di video pucciniani on line, e notavo che in Tosca quasi nessuno azzecca i veri vestiti dei personaggi, ci sono errori grossolani nelle capigliature e nei dettagli dell'ambiente, nel modo di recitare di protagonisti e comparse, spesso ci aggiungono particolari spettacolari fuori luogo del tutto fuorvianti sia per l'epoca che per il contesto drammatico con effetti anacronistici o surreali. Insomma, detto in soldoni ne ho le scatole piene di stupidaggini in Puccini, figurarsi in Salome o altro più all'avanguardia.

1 ora fa, Pollini dice:

Qui mi trovo al 100% d'accordo col Dottore: incredibile, ma vero :o :o !

Inutile andare a forzare regie (post-)"moderne" su opere del passato, se vuoi far certe cose commissiona Opere ex-novo che magari ci sono pure diplomati in Composizione costretti a girare burger al McDonald's per tirare campare e che invece ben volentieri si presterebbero a scrivertene una -_--_- .

Sì, la penso anche io alla stessa maniera.

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Felix MENDELSSOHN-BARTHOLDY
Heimkehr aus dem Fremde op. 89

Juliane Banse - Iris Vermillion - Carsten Suss
Christian Gerhaher - Stefan Muller-Ruppert
Gachinger Kantorei Stuttgart
Radio-Sinfonieorchester Stuttgart des SWR
Helmuth Rilling

Mendelssohn scrisse questo Liederspiel come regalo per i genitori in occasione delle loro nozze d'argento. La storia, in tono di commedia leggera, narra del rientro del giovane Hermann al suo paese dopo lunghi anni di servizio nell'esercito. Nel frattempo, un impostore si spaccia per lui nel tentativo di fregargli la promessa sposa Lisbeth. Sta per riuscirci quando finalmente Hermann si rivela e tutto finisce bene. Mendelssohn riteneva quest'opera una cosa del tutto privata e in vita non volle che fosse mai rappresentata in pubblico. Infatti, la prima avvenne in occasione di una festa familiare e tutti i ruoli furono ricoperti da parenti e amici, tanto che la parte del sindaco dovette essere assai semplificata perché destinata  al cognato dell'autore, che non sapeva cantare. Piacevole e vivace e nulla più. Ouverture in purissimo stile mendelssohniano; qualche pezzo cantato si segnala sugli altri per il piglio brillante o per il sostegno orchestrale assai fantasioso. Edizione di gran lusso con cantanti molto bravi, Gerhaher sopra tutti.

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1 ora fa, Pollini dice:

Ora, in proposito d'Opera: Donizetti, "Lucia di Lammermoor" - La scena della pazzia accompagnata dalla Glassharmonica come in origine.

A quanti debba controdediche.

Pollini se questo era il tuo centesimo a favore della filologia nell'opera lirica hai preso proprio l'esempio sbagliato, in quest'esecuzione di filologico c'è solo la glassarmonica, la cantante ha uno stile e un vibrato moderno, peraltro non ha neanche l'estensione per cantare il ruolo (omette un sacco di note sovracute scritte), l'accompagnamento orchestrale mi pare tradizionale pure... a che serve in questo contesto la glassarmonica? che, ricordiamo, era prevista nell'autografo ma non fu mai utilizzata Donizetti in vita (l'autore stesso, per ragioni pratiche, riscrisse tutta la parte per flauto, che quindi è l'unica approvata per l'uso sulla scena). Un po' uno specchietto per le allodole. Mi piacerebbe tanto affrontare una discussione sulla filologia musicale del repertorio romantico italiano, perchè gli esperimenti fatti fino ad ora sono stati fallimentari (penso alla Norma di Antonini o al Macbeth di Biondi, entrambi pessimi), e dovremmo chiederci perchè e cosa fare, però andrebbe fatto seriamente e non per spot.

7 minuti fa, Snorlax dice:

Dato che sono stato citato dall'amico Maja, per tutti i forumisti tengo a sottolineare ancora una volta e fino allo stremo il mio atteggiamento: sia per quel che riguarda le esecuzioni, sia le regìe non ci deve essere limite alcuno. L'importante è essere persuasivi alle mie orecchie (e ai miei occhi, se parliamo di allestimenti)...

Snorlino la tua posizione è molto coerente e io ho sempre avuto stima del tuo punto di vista, che è filosofico, mi rendo conto. E' chiaro che nel sinfonico trovi più pane per i tuoi denti nel passato (anche se ti piace Thielemann e non ricordo chi altri di oggi). Questa nota che fai sulle regie però è interessante, perchè per paradosso da quel punto di vista potresti essere molto meno passatista di altri. Penso comunque che bisognerebbe giudicare il singolo spettacolo, perchè ci sono regie e regie (sia tradizionali che non), in questo siamo d'accordo. Il piano registico è ormai l'unico modo per rivitalizzare un tipo di spettacolo che è in crisi già dai primi del '900, e più andiamo avanti nella storia e più imputridisce (parlo della lirica di repertorio ovviamente). Penso che negli anni '70-'80 si sia toccato il fondo in quanto a noia e routine, ad un certo punto bisognava decidere se smettere di fare un certo repertorio e tenerci il ricordo dell'ultima Boheme di Mirella Freni come memoria romantica del passato o trovare una exit strategy.

Vogliamo fare l'opera filologica? benissimo, facciamola sul serio allora. Tanto per cominciare gettiamo i dischi di Karajan, Kubelik, Maazel, Sinopoli ecc. :D Sì gettiamo anche qualche disco di Muti (magari non tutti dai). Come operazione meramente culturale, mi piacerebbe certo vedere un Trovatore con le candele, i fondali dipinti, i cantanti che escono in scena e cantano impalati, o si sbracciano o strabuzzano gli occhi come accadeva nell'800, a patto che sia filologica la parte musicale (e canora!), ma la verità è che uno spettacolo del genere è infattibile e non proponibile su larga scala al pubblico moderno. Col barocco ci hanno provato però, ricordo un allestimento di una decina d'anni fa di Hyppolyte et Aricie di Rameau, realizzato con quest'idea:

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1 ora fa, Snorlax dice:

P.s. Io comunque non riesco a fruire dell'opera in video: o vado a teatro o la ascolto allo stereo. Forse perché la riproduzione su mezzo televisivo non mi permette di concentrarmi sull'aspetto più squisitamente musicale, risultando comunque anche quello visivo grandemente penalizzato. Dico per dire, perché non ho mai indagato a fondo la ragione di questa mia idiosincrasia...

Ognuno è libero di sentire la musica come vuole, inutile dirlo, ma è sintomatico che tra noi non ci sia nessun frequentatore abituale dei teatri d'opera, soprattutto dei grandi teatri internazionali (me compreso), e nessun vero appassionato di opera in video, è proprio un aspetto che qui interessa poco, l'opera in quanto spettacolo, ma direi anche l'opera in generale, a giudicare da quanto è animata la sezione del forum rispetto a quanto di opera si parla sul web, quindi in realtà non so neanche perchè ne sto parlando (ma questo è un mio vizio). 

Nel frattempo, vedo che il mio attacco all'opera tedesca ha fatto venire a giobar voglia di opera tedesca, almeno stimolo in qualche modo :D 

20 minuti fa, giobar dice:

Felix MENDELSSOHN-BARTHOLDY
Heimkehr aus dem Fremde op. 89

neanche sapevo che Mendelssohn avesse scritto delle opere 😮

 

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18 minuti fa, Majaniello dice:

 

Nel frattempo, vedo che il mio attacco all'opera tedesca ha fatto venire a giobar voglia di opera tedesca, almeno stimolo in qualche modo :D 

neanche sapevo che Mendelssohn avesse scritto delle opere 😮

 

Niente dietrologie, Maja. Dopo pranzo, nel mettere a posto un po' di dischi, ho ripreso un box dedicato a Rilling che non avevo mai ascoltato del tutto e mi è capitato questo cd mendelssohniano dal contenuto fino a quel momento misterioso. Mi sono dovuto documentare. Sapevo dei tentativi di Mendelssohn con l'opera (il più importante, da adolescente, Le nozze di Camacho) ma non li ho mai indagati. La tua sparata sull'opera tedesca l'ho vista dopo.

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53 minuti fa, Majaniello dice:

Snorlino la tua posizione è molto coerente e io ho sempre avuto stima del tuo punto di vista, che è filosofico, mi rendo conto. E' chiaro che nel sinfonico trovi più pane per i tuoi denti nel passato (anche se ti piace Thielemann e non ricordo chi altri di oggi). Questa nota che fai sulle regie però è interessante, perchè per paradosso da quel punto di vista potresti essere molto meno passatista di altri. Penso comunque che bisognerebbe giudicare il singolo spettacolo, perchè ci sono regie e regie (sia tradizionali che non), in questo siamo d'accordo.

Ognuno è libero di sentire la musica come vuole, inutile dirlo, ma è sintomatico che tra noi non ci sia nessun frequentatore abituale dei teatri d'opera, soprattutto dei grandi teatri internazionali (me compreso), e nessun vero appassionato di opera in video, è proprio un aspetto che qui interessa poco, l'opera in quanto spettacolo, ma direi anche l'opera in generale, a giudicare da quanto è animata la sezione del forum rispetto a quanto di opera si parla sul web, quindi in realtà non so neanche perchè ne sto parlando (ma questo è un mio vizio).

Tra le pacchianate à la Zeffirelli e una regia di Konwitschny scelgo tutta la vita la seconda! Comunque secondo me al giorno d'oggi è egualmente difficile proporre un allestimento "tradizionale" che non si ripeta per la millantesima volta che uno spettacolo innovativo e fuori dalle righe che sia convincente sia dal punto di vista drammatico che intellettuale. Perché i peggiori nemici dell'opera sono da una parte la noia, dall'altra la provocazione fine a sé stessa (non la provocazione tout court, mi raccomando).

Comunque mi rendo conto che io oramai fruisco il repertorio operistico astraendolo totalmente dal suo aspetto più specificatamente teatrale, e faccio un mea culpa, consapevole che in questo modo si ha un intendimento solo parziale.

Si sa, anche la riproduzione musicale ha i suoi demeriti! :rolleyes::rolleyes:

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3 ore fa, Majaniello dice:

Pollini se questo era il tuo centesimo a favore della filologia nell'opera lirica hai preso proprio l'esempio sbagliato, in quest'esecuzione di filologico c'è solo la glassarmonica, la cantante ha uno stile e un vibrato moderno, peraltro non ha neanche l'estensione per cantare il ruolo (omette un sacco di note sovracute scritte), l'accompagnamento orchestrale mi pare tradizionale pure... a che serve in questo contesto la glassarmonica? che, ricordiamo, era prevista nell'autografo ma non fu mai utilizzata Donizetti in vita (l'autore stesso, per ragioni pratiche, riscrisse tutta la parte per flauto, che quindi è l'unica approvata per l'uso sulla scena). Un po' uno specchietto per le allodole. Mi piacerebbe tanto affrontare una discussione sulla filologia musicale del repertorio romantico italiano, perchè gli esperimenti fatti fino ad ora sono stati fallimentari (penso alla Norma di Antonini o al Macbeth di Biondi, entrambi pessimi), e dovremmo chiederci perchè e cosa fare, però andrebbe fatto seriamente e non per spot.

Volevo solo ascoltare come (più o meno) suonasse con la Glassharmonica come nell'originale, non ho mica parlato di filologia :mellow: :mellow: . La mia era solo una curiosità.

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Rai Radio3 Suite - Il Cartellone, domenica 14 gennaio 2024 20:30
in diretta dal Teatro alla Scala di Milano

Teatro alla Scala 
Stagione Lirica

Médée
Opera in tre atti, libretto di François-Benoît Hoffmann e Nicolas Étienne Framéry
musica di Luigi Cherubini

nuova produzione Teatro alla Scala

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Michele Gamba, direttore
Alberto Malazzi, maestro del coro
Médée, Marina Rebeka
Jason, Stanislas de Barbeyrac
Créon, Nahuel Di Pierro
Dircé, Martina Russomanno
Néris, Ambroisine Bré
Confidantes de Dircé, Greta Doveri, Mara Gaudenzi

Damiano Michieletto, regia
Paolo Fantin, scene
Carla Teti, costumi

-

Complimenti a tutti...!

...al Compositore anzitutto, che rimodella così originalmente la tradizione francese 🙂

Una cinematografia da grande pubblico che si slancia rapidamente in scavi dell'espressione del profondo (per es. il maledire femminile è una categoria che forse andrebbe riesaminata ...).

Quel cantare così virtuosistico e questo sussurrare così drammatico, questi cori di tornito nitore neoclassico.

Vertiginosità di trasparenze.

Se un J. Brahms si fa seppellire con questa partitura nella bara: un eternità per studiarsela con calma simpatia voglia di inventare di lì ancora.

 

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4 ore fa, giobar dice:

Niente dietrologie, Maja. Dopo pranzo, nel mettere a posto un po' di dischi, ho ripreso un box dedicato a Rilling che non avevo mai ascoltato del tutto e mi è capitato questo cd mendelssohniano dal contenuto fino a quel momento misterioso. Mi sono dovuto documentare. Sapevo dei tentativi di Mendelssohn con l'opera (il più importante, da adolescente, Le nozze di Camacho) ma non li ho mai indagati. La tua sparata sull'opera tedesca l'ho vista dopo.

giobar se avessi sospettato una dietrologia non ti avrei fatto una battuta esplicita, mi ha fatto solo sorridere la casualità. Penso che i personaggi che utilizzavano il topic degli ascolti per comunicare le proprie antipatie se ne siano andati tutti, mi pare che da un po' ci sia un clima franco, fortunatamente. Peraltro mi pare che l'opera ti è piaciuta quel tanto che basta, quindi... un po' mi hai dato ragione :cat_lol:

1 ora fa, Pollini dice:

Volevo solo ascoltare come (più o meno) suonasse con la Glassharmonica come nell'originale, non ho mica parlato di filologia :mellow: :mellow: . La mia era solo una curiosità.

Perdonami hai ragione, ho immaginato che fosse legato al discorso di prima, e che ti interessasse la questione, e invece non ti interessa :arrowhead:

47 minuti fa, zippie dice:

Médée
Opera in tre atti, libretto di François-Benoît Hoffmann e Nicolas Étienne Framéry
musica di Luigi Cherubini

nuova produzione Teatro alla Scala

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Michele Gamba, direttore
Alberto Malazzi, maestro del coro
Médée, Marina Rebeka

Ero convinto che fosse prevista la Yoncheva. La Rebeka ultimamente è la specialista di ruoli belcantistici più in voga, a me, a livello di personalità, non dice granchè, ma vedo che la scritturano in ogni dove. 

Questa dovrebbe essere la prima volta alla Scala della Medea nella lingua originale, coi numeri chiusi, senza tagli e senza recitativi musicati da Lachner. Solo che Michieletto pare che abbia cambiato i dialoghi parlati (facendoli recitare a dei bambini se ho capito), conservando intatta la parte musicale. Michieletto è un folle totale (altro che Tcherniakov), meglio non guardare neanche le foto. Spero davvero che Salieri, Cherubini e Spontini tornino nei grandi teatri italiani con la frequenza e il prestigio che si meritano, sono compositori di formazione italiana in tutto e per tutto, che ad un certo punto hanno trovato in Francia il loro habitat artistico, in maniera non dissimile da Gluck peraltro, assurdo che siano i francesi a riscoprirli per noi. 

°°°°

Bravi questi ragazzi, che si stanno distinguendo nell'ambito della cameristica in un repertorio poco frequentato. 

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10 ore fa, Majaniello dice:

Ero convinto che fosse prevista la Yoncheva. La Rebeka ultimamente è la specialista di ruoli belcantistici più in voga, a me, a livello di personalità, non dice granchè, ma vedo che la scritturano in ogni dove. 

Questa dovrebbe essere la prima volta alla Scala della Medea nella lingua originale, coi numeri chiusi, senza tagli e senza recitativi musicati da Lachner. Solo che Michieletto pare che abbia cambiato i dialoghi parlati (facendoli recitare a dei bambini se ho capito), conservando intatta la parte musicale. Michieletto è un folle totale (altro che Tcherniakov), meglio non guardare neanche le foto. Spero davvero che Salieri, Cherubini e Spontini tornino nei grandi teatri italiani con la frequenza e il prestigio che si meritano, sono compositori di formazione italiana in tutto e per tutto, che ad un certo punto hanno trovato in Francia il loro habitat artistico, in maniera non dissimile da Gluck peraltro, assurdo che siano i francesi a riscoprirli per noi.

Non ne ho sentito nulla, ma sapevo di questo spettacolo Michieletto/Rebeka/Gamba, sulla carta molto molto interessante. In linea del tutto teorica, l'idea non sarebbe neanche malaccio, cioè quella di creare un raccordo ai numeri chiusi con la voce fuori campo di due bambini, che plasmano con le loro fantasie quel che sarà il dipanarsi della storia. Ripeto: l'idea è interessante, ma bisogna quantomeno sentire come è stata realizzata, perchè la "cafonata" potrebbe essere dietro l'angolo...🙃

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On 14/1/2024 at 01:23, Majaniello dice:

A parte Ives, che mi pare comunque moderato, il sentimento dominante qui dentro è sempre stato la nostalgia per il passato, dai più anziani ai più giovani come il mio amico Snorlino, ognuno poi la declina a modo suo e la argomenta di conseguenza.

Grazie per il "moderato" 🙂 Esclusi i presenti, trovo noiosa in generale la disputa tra passatisti ("come voleva Verdi") e avanguardisti ("innoviamo per comprendere il presente") sul fronte delle regie d'opera. Banalmente, per me alcune funzionano benissimo, altre no sono schifezze; alcuni autori hanno giovato dell'aggiornamento (tutto Wagner ma anche quasi tutto Verdi, il Barocco e Handel, Wozzeck) e altri no (Carmen, parecchio Puccini, sovente Britten, lo Strauss del '700 viennese), bisogna vedere caso per caso e poi distinguere tra drammaturgia e ambientazione. Di contro, la Tosca, citata da Madiel, è un'opera in cui deve splendere il Barocco romano e stop, il Peter Grimes fatto a Riccione perde molto della sua atmosfera, cioè lavori dove l'elemento spaziale non è accessorio ma fondamentale e va preseservato anche stilizzato ma deve esserci...Generalmente io preferisco una regia che prescinda dagli elementi spaziali e temporali, non perché al pubblico permetta di orientarsi meglio, ma per un motivo ben più importante: perché una simile regia va dritta al punto quando si tratta di elaborare degli archetipi (Fidelio, Wagner, Gluck). Ad esempio, il miglior Parsifal che abbia mai sentito/visto era quello di Serebrennikov, ambientato in un carcere di massima sicurezza. Detto questo, puoi fare anche cosi delle cose orripilanti, sia chiaro, e spesso se ve fanno, purtroppo (gli spettacoli degni di nota in Europa saranno 3-4 l'anno). Comunque sia, molta spazzatura proviene dai paesi di lingua tedesca, questo è sicuro, e sta influendo per la prima volta anche sulle presenze in un luogo sacro come Bayreuth, frequentato da "ultras" del genere, con il Ring di Valentin Schwarz molto criticato (ripreso dalla DG, in una sauna) e dove abbondavano i posti vuoti in sala.

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2 ore fa, Ives dice:

Grazie per il "moderato" 🙂 Esclusi i presenti, trovo noiosa in generale la disputa tra passatisti ("come voleva Verdi") e avanguardisti ("innoviamo per comprendere il presente") sul fronte delle regie d'opera. Banalmente, per me alcune funzionano benissimo, altre no sono schifezze; alcuni autori hanno giovato dell'aggiornamento (tutto Wagner ma anche quasi tutto Verdi, il Barocco e Handel, Wozzeck) e altri no (Carmen, parecchio Puccini, sovente Britten, lo Strauss del '700 viennese), bisogna vedere caso per caso e poi distinguere tra drammaturgia e ambientazione.

Sì, sono perfettamente d'accordo. Effettivamente ci sono opere che più di tanto non si possono "aggiornare" e per diverse altre bisogna vedere caso per caso - sempre nel rispetto dell'opera stessa.

2 ore fa, Ives dice:

 Comunque sia, molta spazzatura proviene dai paesi di lingua tedesca, questo è sicuro...

Vero! :cat_sad:

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6 ore fa, Ives dice:

Grazie per il "moderato" 🙂 Esclusi i presenti, trovo noiosa in generale la disputa tra passatisti ("come voleva Verdi") e avanguardisti ("innoviamo per comprendere il presente") sul fronte delle regie d'opera.

Moderato perchè a casa hai ancora troppi dischi DG 🤣 Chiarisco, mi riferivo all'orientamento generale del forum, non rispetto alle regie ma rispetto a tutto, sei obiettivamente il più aggiornato sul presente, ribadisco è solo un dato e non un valore in sè, dato che spesso i nostri gusti neanche coincidono.

6 ore fa, Ives dice:

Banalmente, per me alcune funzionano benissimo, altre no sono schifezze

Beh è quello che si diceva, ma vale per le regie che si allontanano di più dal libretto e vale per le regie cosidette tradizionali. Per me il Don Carlo della Scala è stato una grossa delusione per un teatro così importante: ambientazione pseudofilologica ma buia e senza spunti, personaggi in scena quasi fermi o nella migliore delle ipotesi lasciati a loro stessi, su un'opera di 4 ore e passa... una regia "moderna" pessima invece è quella della Turandot napoletana: un automobile sospesa, neon a tromba, una sala operatoria, costumi simil-alieni... non si capiva nulla.

6 ore fa, Ives dice:

bisogna vedere caso per caso e poi distinguere tra drammaturgia e ambientazione.

Questo è un discorso interessante, soprattutto capire quanto l'ambientazione incide nella drammaturgia, e quanto invece fa solo colore e genericamente spettacolo. In Butterfly c'è alla base un conflitto di culture, è centrale il tema del colonialismo e dell'antiamericanismo, un riferimento anche stilizzato, anche reinterpretato è necessario, perchè il set è motore. In Turandot, a parte le pentatoniche e le esatoniche nella musica, secondo me il discorso funziona anche a prescindere dalle cinesate, che sono un escamotage "fiabesco" per affrontare questioni di tipo psicanalitico. Potrebbe essere un qualsiasi regno di fantasia quello di Turandot, la Cina è solo il "non-luogo" più reale che uno scrittore occidentale potesse individuare. Per me vale anche lo stesso per lo Strauss mitologico delle prime opere (fondamentalmente un continuatore di Wagner), mentre come dici un Cavaliere della Rosa senza i mozartismi ci va a perdere inevitabilmente. Per me le eccezioni rimangono comunque davvero poche, perchè in generale sono d'accordo quando dici:

6 ore fa, Ives dice:

Generalmente io preferisco una regia che prescinda dagli elementi spaziali e temporali, perché una simile regia va dritta al punto quando si tratta di elaborare degli archetipi

anche perchè, al netto delle considerazioni sul come e perchè si sia arrivati a questo, quello che a me interessa dell'opera è l'aspetto musicale, che deve essere rispettato, e ciò che la drammaturgia ha da insegnarmi, se non posso rispecchiare esperienze dell'oggi il teatro per me non ha senso, tanto meglio una sinfonia di Brahms. Il "rispetto del testo" è un punto di vista: nell'intervista su Medea Michieletto dice "guardate che le mie modifiche sono molto più rispettose di quelle di tradizione - testo in traduzione, dialoghi musicati da altra mano, tagli ecc", e che ci siamo fatti andar bene per decenni, aggiungo io, inutile fissarsi sulle colonne doriche.

6 ore fa, Ives dice:

Comunque sia, molta spazzatura proviene dai paesi di lingua tedesca, questo è sicuro, e sta influendo per la prima volta anche sulle presenze in un luogo sacro come Bayreuth, frequentato da "ultras" del genere, con il Ring di Valentin Schwarz molto criticato (ripreso dalla DG, in una sauna) e dove abbondavano i posti vuoti in sala.

Beh le regie del Met, quando sono autoproduzioni, sono spesso imbarazzanti o perchè sembrano una roba dell'oratorio o perchè sono pacchiane senza un senso (ricordo una recente Medea, a proposito di Cherubini), in Italia pure abbiamo assistito a molte cavolate... certo noi abbiamo una tradizione di Pizzi, Ronconi, Cavani che ha creato un certo nostalgismo quindi soffriamo di più personaggi come Michieletto, forse più apprezzato all'estero, ma magari qualcosa sta cambiando. Il discorso Bayreuth avrebbe una necessità di controprova, tornare al Wagner tradizionale farebbe tornare il pubblico in sala? Mi piace pensare che il wagnerismo inteso come fenomeno collettivo sia al tramonto, ma magari il motivo è semplicemente un altro: il wagneriano da trasferta a Bayreuth è il seguace di una religione che cerca nel pellegrinaggio un rito in cui l'opera è la messa, e le messe vanno fatte come si deve, non certo con le chitarre! Mi pare insomma un caso particolare.

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Charles KOECHLIN
Le portait de Daisy Hamilton op. 140 (estratti)

Dirk Altmann, clarinetto
Mako Okamoto, pianoforte

Dando seguito alla sua viscerale passione per il cinema e per le attrici di Hollywood, Koechlin scrisse diverse sceneggiature che non ebbero alcun seguito e per alcune di esse realizzò pure, prima ancora che il progetto cinematografico avesse un briciolo di fattibilità, persino la colonna sonora. In questo caso, infatuato dalla visione di un film con la star Lilian Harvey, all'età di 66 anni predispose una sceneggiatura in cui propose se stesso sotto due vesti: un pittore che, dopo un po' di peripezie, riesce a conquistare il cuore della bella protagonista, e un grande e anziano compositore che, di passaggio per Hollywood, elargisce consigli paterni alla stessa Lilian Harvey. La partitura composta da Koechlin per questo film di cui nessuno, credo, lamenta la mancata realizzazione consta di ben 89 (ottantanove!) pezzi e il clarinettista Dirk Altmann ne ha curato una selezione con un arrangiamento per clarinetto e pianoforte. 

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20 ore fa, Majaniello dice:

Questo è un discorso interessante, soprattutto capire quanto l'ambientazione incide nella drammaturgia, e quanto invece fa solo colore e genericamente spettacolo. In Butterfly c'è alla base un conflitto di culture, è centrale il tema del colonialismo e dell'antiamericanismo, un riferimento anche stilizzato, anche reinterpretato è necessario, perchè il set è motore. In Turandot, a parte le pentatoniche e le esatoniche nella musica, secondo me il discorso funziona anche a prescindere dalle cinesate, che sono un escamotage "fiabesco" per affrontare questioni di tipo psicanalitico. Potrebbe essere un qualsiasi regno di fantasia quello di Turandot, la Cina è solo il "non-luogo" più reale che uno scrittore occidentale potesse individuare. Per me vale anche lo stesso per lo Strauss mitologico delle prime opere (fondamentalmente un continuatore di Wagner), mentre come dici un Cavaliere della Rosa senza i mozartismi ci va a perdere inevitabilmente. Per me le eccezioni rimangono comunque davvero poche, perchè in generale sono d'accordo quando dici:

Infatti, la Butterfly la metto nel mio personale elenco di opere da non stravolgere come ambientazione (certo poi si può stilizzare qualcosa). La minuta poesia giapponese pervade libretto e morfologia musicale. Ci metto dentro pure Aida, dove gigantismo ed esotismo di riporto, sono fondamentali, definiscono a mio parere proprio la drammaturgia dell'opera. Bene spostare l’ambientazione dove l’ambientazione non è essenziale al profilo musicale, alla coerenza con il testo poetico, alla sostanza drammaturgica. Su Bayreuth intendevo dire che se perfino i fedeli wagneriani abbandonano il sacro tabernacolo in protesta contro il regista di turno troppo pazzoide, beh Houston abbiamo un problema...anche Chereau aveva osato, anche politicamente, con il Ring di Boulez, però vivaddio ha fatto la Storia della regia d'opera, qua evidentemente siamo solo alla provocazione fine a se stessa. Non ho particolare esperienza di allestimenti della Turandot, cosi come non so cosa accada al Met 😯

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