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Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

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1 ora fa, Ives dice:

Se ti capita...

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La serie Argo l'hanno un pò spalmata in vari box...

Sto controllando questo Barber e in effetti la cura editoriale e la veste grafica è di prima qualità, con tanto di note e libretto addirittura in italiano, un vero e raro lusso 😊 Poi ho questi, sempre bellissimi:

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Mahler, Sinfonia n.o 10 (completamento di Deryck Cooke).

Ho passato anni a far analisi per il Conservatorio, ma nessun'analisi alla fine riuscirà mai a dire il 100% di quel che c'è da dire su un brano. E la Decima di Mahler... Oh, è uno di quei lavori il cui contenuto emotivo è talmente esteso che ci si potrebbe scrivere un'Enciclopedia.
Secondo me sotto la sferzante ironia considerata spesso la sua principale cifra espressiva c'era un animo assai tormentato, e la Decima suona come il momento in cui si lascia davvero andare. Era praticamente sul letto di morte, ed evidentemente doveva liberarsi di tutti i pesi che aveva: e ne ha scritto un Capolavoro assoluto. Va bene che abbia completato solo il primo movimento, ma vista la mole di materiale lasciatici non penso Cooke abbia avuto torto nel ricostruirla: almeno un'idea del discorso finale che voleva fare Mahler è anzi doveroso farsela.

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20 ore fa, Majaniello dice:

A tale proposito, ultimamente mi sto molto interrogando sulla fruizione "audio in salotto" delle opere dedicate al teatro (o al cinema). Quanto perdiamo del senso di quel che ascoltiamo? sì, possiamo studiare, immaginare... ma certa musica è pensata per stare in rapporto con spazi, immagini, movimenti... sto addirittura pensando di provare a vincere la mia personale idiosincrasia verso il balletto, consapevole che con la sola colonna sonora mi sono comunque sempre perso qualcosa.

C'è anche un altro aspetto, che avevi sollevato proprio tu un po' di tempo fa, e cioè quello della valutazione di uno spettacolo a livello di impatto emotivo complessivo. La Boheme vista a teatro l'altra sera di certo l'avrei ritenuta mediocre in disco, dove avrei fatto le pulci ai cantanti e al direttore, forse l'avrei trovata piacevole in video, ma magari l'avrei confrontata ad altri video meglio realizzati, mentre in quel contesto tutto sommato posso dire di essermi divertito e in qualche punto emozionato; questione pure di aspettative non metto in dubbio (magari se fossi volato in qualche capitale europea a sentire qualche divo avrei preteso di più), ma anche questione di coinvolgimento a 360°. Non è quindi che lasciando solo la musica ed eliminando tutto il resto ci stiamo iperconcentrando su aspetti che sono, per volere degli stessi autori, solo una parte del tutto? 

Con il solo audio delle opere si perde certamente molto, almeno nell'ottica della fruizione "pensata" dal compositore e spesso non solo da lui (perché il compositore interagiva progettualmente col librettista, con l'impresario, con la direzione del teatro che gli metteva a disposizione certi mezzi e non altri, con lo scenografo, oggi col regista eccetera): la forma musicale è quasi sempre il frutto di un compromesso con altre componenti. Lo stesso Wagner, che faceva tutto da solo, a volte piegava la musica a esigenze del testo o della drammaturgia. Ciò non toglie che in moltissimi casi la fruizione "solo audio" sia comunque soddisfacente e non faccia desiderare altro (un po' come i registi cinematografici o i fotografi che si limitano al bianco e nero o a formati non panoramici ma riescono comunque a centrare il bersaglio). E ciò spiega, del resto, perché "funzionino" certe suites o sintesi sinfoniche (spesso di mano dello stesso autore) estrapolate da opere. In altri casi la fruizione globale (l'optimum in teatro, che ti consente anche di "respirare" l'ambientazione, ma va benino anche col video) sopperisce a inevitabili debolezze musicali, a lungaggini sopportabili solo con l'ausilio visivo e col soccorso di un buon regista, anche, come nel mio caso, a fornire ciambelle di salvataggio per opere non propriamente gradite sul piano musicale. 
Per dire, anche io, negli ultimi giorni del 2023, ho visto Bohème. Un'opera che mi è musicalmente indigesta, direi persino sgradita. Ma la rappresentazione scenica mi è nel complesso piaciuta grazie alla capacità del regista, del direttore (il giovane e bravissimo spagnolo Jaume Santonja) e del cast di offrire uno spettacolo vivace non melenso né lacrimevole. Ne è venuta fuori una ricostruzione d'ambiente piuttosto multiforme, a volte leggera e da musical divertente più che da drammone fin de siècle, con una sottolineatura a mio avviso geniale di un aspetto della drammaturgia che certo non si coglie con il solo audio: è un'opera sull'amicizia e sul cameratismo più schietto, dove Rodolfo interagisce in modo ricco, simpatico e vivace con i suoi amici e dove le rispettive fidanzate/compagne diventano (come succede nei gruppi amicali più funzionali) amiche di tutti. Esperienze dello stesso tipo mi sono successe anche con altri autori (Verdi su tutti, che drammaturgicamente è quasi sempre un genio ma musicalmente mi ripugna). E, a meno di clamorose défaillances, a teatro quasi mi disinteresso della perfettibilità delle prestazioni vocali, direttoriali od orchestrali, badando soprattutto al "funzionamento" globale della macchina.

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7 ore fa, Ives dice:

Se ti capita...

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La serie Argo l'hanno un pò spalmata in vari box...

Questo è bel disco, ottimo per una introduzione a Barber.

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Reich: Music for Ensemble

 

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7 ore fa, giobar dice:

Lo stesso Wagner, che faceva tutto da solo, a volte piegava la musica a esigenze del testo o della drammaturgia.

Wagner credo che avrebbe deprecato tantissimo l'idea che le sue opere fossero registrate in disco, dopo che si era fatto il mazzo per creare l'opera d'arte totale :D Mi rendo conto però che la stagione dell'opera su disco (specie dalla nascita dell'LP all'avvento dell'home video) è stata necessaria alla sua diffusione, o meglio alla sua conservazione (perchè dalle prime trasmissioni RAI degli anni '50 l'opera in video è sempre esistita). Io sono arrivato in un epoca già di tramonto (gli anni '90, quando ormai si incideva pochissimo, almeno il grande repertorio ottocentesco) così, assieme ai cd dei grandi vecchi, collezionavo queste VHS, forse una delle prime operazioni editoriali in tal senso, almeno in edicola:

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La mia probabilmente è l'ultima generazione che ha avuto l'imprinting del disco, oggi se giro sul web tra i siti di appassionati d'opera (ce ne sono diversi e alcuni molto ben fatti) leggo quasi solo di recensioni di spettacoli dal vivo e di dvd. 

7 ore fa, giobar dice:

Ciò non toglie che in moltissimi casi la fruizione "solo audio" sia comunque soddisfacente e non faccia desiderare altro (un po' come i registi cinematografici o i fotografi che si limitano al bianco e nero o a formati non panoramici ma riescono comunque a centrare il bersaglio).  E ciò spiega, del resto, perché "funzionino" certe suites o sintesi sinfoniche (spesso di mano dello stesso autore) estrapolate da opere. 

Certo, giusto stamattina ascoltavo la suite da La donna serpente... Funziona nel senso che se è bella musica l'ascolti con piacere, ma perde inevitabilmente di significato. Credo di non aver mai capito il Mandarino di Bartok, l'ho ascoltato integrale, studiando la storia, ma credo di non averne mai colto davvero la violenza, sarà una mia carenza d'immaginazione. Così mi sono ritrovato più spesso a ripiegare sulla suite, che è un "condensato musicale" più funzionale al mio tipo di ascolto, ma inevitabilmente mi sono allontanato ancora di più dalla verità. Non so se il paragone col cinema sia esattamente pertinente, nel senso che per avere un parallelo dovremmo avere i film in cd! Tutto sommato ci sono delle tracce vocali e una colonna sonora anche lì, però nessuno si è mai sognato di fare a meno delle immagini.

7 ore fa, giobar dice:

In altri casi la fruizione globale (l'optimum in teatro, che ti consente anche di "respirare" l'ambientazione, ma va benino anche col video) sopperisce a inevitabili debolezze musicali, a lungaggini sopportabili solo con l'ausilio visivo e col soccorso di un buon regista, anche, come nel mio caso, a fornire ciambelle di salvataggio per opere non propriamente gradite sul piano musicale. 

Vero, ne parlavo a proposito di Turandot... di solito mi appallano le trombonate visive, tipo la scena del trionfo in Aida e tutte quelle robe che dovrebbero essere spettacolari ma che io trovo solo distraenti (come mi ha innervosito tutta la casciara multicolor che ha messo su De Ana nel secondo atto di Boheme). Una regia che me le renda sensate è sempre gradita, magari mi fa anche apprezzare passaggi musicali su cui di solito mi andavo a preparare un tramezzino. Ma vale anche e ancor di più per opere dalla drammaturgia ormai incomprensibile per il pubblico moderno, come certe opere barocche, o un certo ottocento che si allaccia a quell'idea di teatro lì (penso al grand-opéra, così sfarzoso e pieno di momenti "morti").

La questione per me è questa, finchè l'opera è stato uno spettacolo contemporaneo tutto ok, la nascita del concetto di repertorio all'inizio del secolo scorso ha posto quindi un grosso problema: la noia! Fino a mezzo secolo fa risolvevano con i tagli e le semplificazioni, con le forzature stilistiche e col culto divistico delle grandi personalità che cantavano con voci della madonna ma a cavolacci loro. Tutto sommato erano strategie di attualizzazione di linguaggi drammaturgici obsoleti. Oggi c'è molto più rispetto e disciplina per ciò che riguarda la parte musicale, epperò ci doveva pur essere una forma di contatto col mondo contemporaneo, questo ruolo l'ha assunto la regia, e quando manca io sinceramente ne sento la mancanza (vedi il Don Carlo scaligero). Poi possiamo discutere del fatto che ogni tanto i registi si fanno prendere la mano, ma è anche vero che non sempre la passano liscia, e oggi si può dire che sono i più chiacchierati ma anche i più fischiati :D 

I grandi del resto hanno sempre avuto ben presente le capacità "compensatorie" dell'immagine, anche in tempi non sospetti. E' possibile (anzi è certo) che ci siano esempi antecedenti, ma da vedovello Callas posso ricordare che Visconti nel '57 propone un'Anna Bolena (già resa potabile dai tagli di Gavazzeni) con costumi tutto sommato filologici, mentre per Ifigenia in Tauride (un macigno per il pubblico milanese, specie eseguita con la pesantezza dell'epoca) opta per scenari tiepoleschi più astratti e fascinosi, che nulla c'entrano col libretto ma che, presumibilmente, possono maggiormente stimolare il pubblico sul piano della "fotografia":

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12 ore fa, Majaniello dice:

Wagner credo che avrebbe deprecato tantissimo l'idea che le sue opere fossero registrate in disco, dopo che si era fatto il mazzo per creare l'opera d'arte totale

A tal proposito sono illuminanti - e come potrebbero non esserlo - alcune pagine tratte da Il mio Wagner di Giuseppe Sinopoli, piccolo volume che non è altro la trascrizione di una serie di presentazioni orali che il direttore siculo-veneziano tenne in occasione della direzione della Tetralogia  (in forma di concerto) a Roma tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90.

A dire la verità volevo trascrivertene qualche passo, ma sono righe talmente dense e pregne di significato che non sapevo dove tagliare...:sorry::rolleyes:

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1 ora fa, Snorlax dice:

A tal proposito sono illuminanti - e come potrebbero non esserlo - alcune pagine tratte da Il mio Wagner di Giuseppe Sinopoli, piccolo volume che non è altro la trascrizione di una serie di presentazioni orali che il direttore siculo-veneziano tenne in occasione della direzione della Tetralogia  (in forma di concerto) a Roma tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90.

Immagino che giustificherà la scelta di farla in forma di concerto...

°°°°

Bello, anche se è un lavoro giovanile. Quello che nella mia testa è puccinismo sarà, immagino, schrekerismo (ammesso che si possa dire), ormai ci sto girando sempre più attorno. @Madiel c'è anche un po' di Stravinsky in questi autori, mischiato al dna krukko? Atteso che c'è un po' di Igor in ogni persona buona e giusta che ama l'arte. 

Segue, qualcosa di apparentemente più tormentato, ma che in realtà contiene tanti spunti:

Infine, youtube mi suggerisce questa mappazza di 50 minuti:

questa mi sembra SSV senza dodecafonia. 

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17 ore fa, Majaniello dice:

Credo di non aver mai capito il Mandarino di Bartok, l'ho ascoltato integrale, studiando la storia, ma credo di non averne mai colto davvero la violenza, sarà una mia carenza d'immaginazione. Così mi sono ritrovato più spesso a ripiegare sulla suite, che è un "condensato musicale" più funzionale al mio tipo di ascolto, ma inevitabilmente mi sono allontanato ancora di più dalla verità. Non so se il paragone col cinema sia esattamente pertinente, nel senso che per avere un parallelo dovremmo avere i film in cd! Tutto sommato ci sono delle tracce vocali e una colonna sonora anche lì, però nessuno si è mai sognato di fare a meno delle immagini.

Riprendo lo spunto sui balletti che avevi lanciato ieri... Anche a me, tendenzialmente, il balletto piace assai poco, con scarse eccezioni. Ma il vantaggio di molti balletti (e ci metto anche il Mandarino di Bartok, che è una pantomima) è che si basano spesso su partiture sinfoniche eccelse, che ascolto, in modo assai laico (o menefreghista) rispetto al libretto, né più né meno come musica sinfonica, senza neanche farmi il film mentale della storia (se la conosco, a volte torna in mente, ma anche no). Romeo e Giulietta di Prokofiev, l'unico balletto che apprezzo indiscriminatamente come tale, ha comunque una partitura fantastica che mi appassiona dalla prima all'ultima nota a prescindere dalla storia, e faccio riferimento alla musica tutta intera e non alle striminzite suites. E così pure, per esempio, il Mandarino, il Sacre, l'Uccello di fuoco, anche lo Schiaccianoci e il Lago dei cigni li ascolto come opere sinfoniche e mi danno un gran gusto in quanto tali, senza che mi venga alcuna nostalgia di vedere sculettanti ballerine in tutù o palestrati ballerini in calzamaglia che si agitano sul palcoscenico.

Hai ragione sulla non pertinenza dell'esempio cinematrografico tirato per i capelli (scrivevo di getto...). Però anche sulle tracce solo audio dei film c'è una certa tradizione. Uno dei miei più bei cimeli in LP è un cofanetto con una decina di dischi che propongono sintesi delle tracce audio (e non solo le canzoni) del vecchi cartoni Disney. E anche attualmente, su RadioTre, una volta alla settimana, Hollywood Party trasmette il "cinema alla radio" mandando in onda spezzoni audio di film più o meno famosi. Spiazzante ma spesso divertente e anche utile per cogliere aspetti che non si apprezzerebbero con una visione distratta. 

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5 ore fa, Majaniello dice:

 

Bello, anche se è un lavoro giovanile. Quello che nella mia testa è puccinismo sarà, immagino, schrekerismo (ammesso che si possa dire), ormai ci sto girando sempre più attorno. @Madiel c'è anche un po' di Stravinsky in questi autori, mischiato al dna krukko? Atteso che c'è un po' di Igor in ogni persona buona e giusta che ama l'arte. 

no, niente Stravinsky in Goldschmidt. In tutto e per tutto un figlio carnale dello Schreker più accademico e classicheggiante dell'ultimo periodo (1930-1934). Le opere giovanili di Goldschmidt, però, non danno una reale idea dello stile di questo autore, perché dopo l'esilio in U.K. a metà anni trenta, ebbe una lunga parentesi di silenzio e riemerse nel secondo dopo guerra con uno di stile decisamente più conservatore, forse memore di un'ottima attività direttoriale. La sua bella opera Beatrice Cenci (1948-1951) è a tutti gli effetti neo-romantica e molta della produzione matura di Goldschmidt risente perfino di echi mahleriani. Gli accenti rapsodici e lirici diventano comuni a scapito di quelli grotteschi, più comuni nella produzione ante 1933. Comunque, autore poco apprezzato dalla critica, ebbe un momento di larga notorietà a ottant'anni suonati quando ripresero Beatrice Cenci, che all'epoca ebbe un successo clamoroso dopo quasi cinquant'anni di totale oblio (l'opera aveva anche vinto un prestigioso premio inglese, ma non era mai stata allestita!). L'autore, ottantenne, riprese pure a scrivere con lena perché ricevette tante commissioni prestigiose, il cd in questione comprende alcuni lavori composti in quel periodo: ci sono due pezzi scritti a oltre novant'anni nel 1994 e 1995! Ad essere sincero, Beatrice mi piace molto nonostante lo stile "vecchio", sulla scena regge bene e ha alcune pagine particolarmente toccanti (adoro il Notturno dell'ultimo atto, la conclusione corale, l'aria di Beatrice nel carcere, il personaggio della matrigna Lucrezia molto ben delineato e tanto altro).

5 ore fa, Majaniello dice:

Segue, qualcosa di apparentemente più tormentato, ma che in realtà contiene tanti spunti:

Molto bella Vision Dramatique, forse il pezzo migliore scritto da Rathaus negli USA. E' una specie di breve poema sinfonico a carattere eroico, dedicato alla resistenza polacca contro i nazisti e alla vittoria sul nemico. Il tema iniziale è tipicamente popolare polacco di danza (ben evidente al 9°), nel corso dello sviluppo assume anche alcuni connotati "ebraici" (attorno al 6° per intenderci). Descrive bene le qualità espressive del Rathaus maturo: orchestrazione leggera, abile mestiere polifonico, una certa laconicità espressiva. Lavoro oggi del tutto dimenticato, purtroppo, questa è l'unica incisione discografica in circolazione per quanto ne so.

5 ore fa, Majaniello dice:

Infine, youtube mi suggerisce questa mappazza di 50 minuti:

questa mi sembra SSV senza dodecafonia. 

Questo te lo sconsiglio. Avevo i cd delle sinfonie di Erdmann, poi frullati via. Musica costruita tanto per far vedere cosa si può fare con le serie. Nessun tema memorabile, tanta accademia e vano tentativo di far coincidere il sistema con certi aspetti del post romanticismo tedesco. Personalmente lo trovo noiosissimo.

.......

Bacewicz: Sinfonia n.3

Complete Symphonic Works Vol.1. Nos 3 & 4 - Grazyna Bacewicz - CD | IBS

 

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Rai Radio3 Suite - Il cartellone 11 gennaio 2024 20:30
in diretta dall’Auditorium RAI “Arturo Toscanini” di Torino

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Concerto n. 8
Michele Mariotti, direttore
Ettore Pagano, violoncello

[1] Pëtr Il'ič Čajkovskij : Romeo e Giulietta, Ouverture fantasia (ver. 1880)

[2] Aram Il'ič Chačaturjan : Concerto-rapsodia per violoncello e orchestra (1963)
- Andante sostenuto pesante - Andante (quasi cadenza) - Allegro vivace - Cantabile - Doppio meno mosso - Adagio - Allegro animato - Poco meno mosso, appassionato - Maestoso, molto espressivo - Allegro vivace

[3] Igor Stravinskij : Jeu de Cartes, Musiche dal Balletto in tre mani (1936)
- Prima mano. Alla breve - Meno mosso - Moderato assai - Stringendo - Tranquillo
- Seconda mano. Alla breve - Marcia - Variazioni I - V - Coda
- Terza mano. Alla breve - Valse - Presto - Tempo del principio

-

[1] A suo modo P.I. Ciajkovskij era avanti: la sua volontà di esprimere (esprimere) finisce per esplorare (esplorare) esiti del far musica così sottilmente indipendenti: indipendenti dalla scrittura, alla tedesca, dal languore, all'italiana, dalla fantasticazione, alla francese, persino dalla narrazione, alla russa, offrendoli tutti questi vissuti in una forma non poco inedita di canzone, un affrescare, appunto, inusitato... O forse è solo quest'orchestra stasera per questa direzione 🙂 Un grande grazie Torino Rai.

[2] Disorganico, barbarico, per cellule di presenza a sé, il teatro chaciaturjano attira catturando in un abbraccio che a suo modo rinvia coinvolgendo e generosamente a famigliarità (sì: genitoriali ovvero patrie) pronte e senza riserve e sempre giocose, nondimeno calibrate, in una verve simpaticamente irripetibile ogni volta. Complimenti al solista, capace di sostenere le righe insieme traccianti e arabescate.

 

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4 ore fa, giobar dice:

Romeo e Giulietta di Prokofiev, l'unico balletto che apprezzo indiscriminatamente come tale, ha comunque una partitura fantastica che mi appassiona dalla prima all'ultima nota a prescindere dalla storia, e faccio riferimento alla musica tutta intera e non alle striminzite suites. E così pure, per esempio, il Mandarino, il Sacre, l'Uccello di fuoco, anche lo Schiaccianoci e il Lago dei cigni li ascolto come opere sinfoniche e mi danno un gran gusto in quanto tali, senza che mi venga alcuna nostalgia di vedere sculettanti ballerine in tutù o palestrati ballerini in calzamaglia che si agitano sul palcoscenico.

Ecco i balletti molto melodici e a numeri chiusi, tipo quelli di Tchaikovsky o anche del Prokofiev della maturità, sono una bella eccezione anche per me... nel senso che come musica pura sono meglio che come soundtrack delle ballerine col tutù, ma qualcuno potrebbe pensarla diversamente. Lo Schiaccianoci in particolare credo sia la mia opera preferita di Tchako in assoluto.

4 ore fa, Madiel dice:

no, niente Stravinsky in Goldschmidt. In tutto e per tutto un figlio carnale dello Schreker più accademico e classicheggiante dell'ultimo periodo (1930-1934). Le opere giovanili di Goldschmidt, però, non danno una reale idea dello stile di questo autore, perché dopo l'esilio in U.K. a metà anni trenta, ebbe una lunga parentesi di silenzio e riemerse nel secondo dopo guerra con uno di stile decisamente più conservatore, forse memore di un'ottima attività direttoriale. La sua bella opera Beatrice Cenci (1948-1951) è a tutti gli effetti neo-romantica e molta della produzione matura di Goldschmidt risente perfino di echi mahleriani. Gli accenti rapsodici e lirici diventano comuni a scapito di quelli grotteschi, più comuni nella produzione ante 1933. Comunque, autore poco apprezzato dalla critica, ebbe un momento di larga notorietà a ottant'anni suonati quando ripresero Beatrice Cenci, che all'epoca ebbe un successo clamoroso dopo quasi cinquant'anni di totale oblio (l'opera aveva anche vinto un prestigioso premio inglese, ma non era mai stata allestita!). L'autore, ottantenne, riprese pure a scrivere con lena perché ricevette tante commissioni prestigiose, il cd in questione comprende alcuni lavori composti in quel periodo: ci sono due pezzi scritti a oltre novant'anni nel 1994 e 1995! Ad essere sincero, Beatrice mi piace molto nonostante lo stile "vecchio", sulla scena regge bene e ha alcune pagine particolarmente toccanti (adoro il Notturno dell'ultimo atto, la conclusione corale, l'aria di Beatrice nel carcere, il personaggio della matrigna Lucrezia molto ben delineato e tanto altro).

Grazie! A me è piaciuto pure questo tardissimo in verità, musica che parte un po' malinconica ma in maniera leggera, c'è qualcosa di sottilmente sentimentale in tutte quelle linee che si intrecciano, quando poi rischia di diventare stucchevole si apre a divagazioni neoclassiche... magari è fuori tempo massimo boh, in realtà non so negli anni '90 cosa andasse di moda :D 

 

4 ore fa, Madiel dice:

Molto bella Vision Dramatique, forse il pezzo migliore scritto da Rathaus negli USA. E' una specie di breve poema sinfonico a carattere eroico, dedicato alla resistenza polacca contro i nazisti e alla vittoria sul nemico. Il tema iniziale è tipicamente popolare polacco di danza (ben evidente al 9°), nel corso dello sviluppo assume anche alcuni connotati "ebraici" (attorno al 6° per intenderci). Descrive bene le qualità espressive del Rathaus maturo: orchestrazione leggera, abile mestiere polifonico, una certa laconicità espressiva. Lavoro oggi del tutto dimenticato, purtroppo, questa è l'unica incisione discografica in circolazione per quanto ne so.

Bello, non avevo letto niente in merito, per una qualche ragione è un autore che trovo intrigante, bilancia tutto in maniera abile, anche se sfuggente. Ho paura quasi di essere deluso dalle sinfonie visto la compiutezza e la giusta densità che raggiunge in questi pezzi da 15 minuti. 

4 ore fa, Madiel dice:

Questo te lo sconsiglio. Avevo i cd delle sinfonie di Erdmann, poi frullati via. Musica costruita tanto per far vedere cosa si può fare con le serie. Nessun tema memorabile, tanta accademia e vano tentativo di far coincidere il sistema con certi aspetti del post romanticismo tedesco. Personalmente lo trovo noiosissimo.

Ho ascoltato il primo movimento, di più non potevo. Non è per me in effetti, anche se la serie mi sembra usata così flebilmente che direi che all'orecchio è quasi una semplice armonia cromatica, ma è musica troppo seriosa. Ma a me non fa impazzire neanche Wellesz (troppa angoscia senza scampo), che tu adori e che hai sempre sostenuto essere il più abile in quest'operazione, figuriamoci quelli di seconda fascia. 

Ora:

Intendevi questo Schreker? non mi sembra molto convinto di voler essere un neoclassico, il brano del giovane Goldschmidt l'ho trovato più persuasivo. 

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11 ore fa, Majaniello dice:

Grazie! A me è piaciuto pure questo tardissimo in verità, musica che parte un po' malinconica ma in maniera leggera, c'è qualcosa di sottilmente sentimentale in tutte quelle linee che si intrecciano, quando poi rischia di diventare stucchevole si apre a divagazioni neoclassiche... magari è fuori tempo massimo boh, in realtà non so negli anni '90 cosa andasse di moda :D 

 

Bello, non avevo letto niente in merito, per una qualche ragione è un autore che trovo intrigante, bilancia tutto in maniera abile, anche se sfuggente. Ho paura quasi di essere deluso dalle sinfonie visto la compiutezza e la giusta densità che raggiunge in questi pezzi da 15 minuti. 

Goldschmidt non è male, ma è stato oggetto di troppe critiche per il suo stile conservatore. A me non fa impazzire, però almeno la Cenci e qualche pezzo giovanile mi sembrano validi. Anche il Gewaltige Hahnrei è opera ben fatta, un classico lavoro negli stili della zeitoper della fine anni venti.

11 ore fa, Majaniello dice:

Ho ascoltato il primo movimento, di più non potevo. Non è per me in effetti, anche se la serie mi sembra usata così flebilmente che direi che all'orecchio è quasi una semplice armonia cromatica, ma è musica troppo seriosa. Ma a me non fa impazzire neanche Wellesz (troppa angoscia senza scampo), che tu adori e che hai sempre sostenuto essere il più abile in quest'operazione, figuriamoci quelli di seconda fascia. 

Wellesz è su un altro livello, compositore maggiore in ogni campo che ha toccato, dalla musica sinfonica all'opera lirica. Erdmann è un minore di poco talento, più importante come pianista della cerchia schoenberghiana. Queste sue sinfonie sembrano saggi di composizione dodecafonica, musica nata morta già in concezione.

11 ore fa, Majaniello dice:

Ora:

Intendevi questo Schreker? non mi sembra molto convinto di voler essere un neoclassico, il brano del giovane Goldschmidt l'ho trovato più persuasivo. 

No, questo non c'entra molto perché è un lavoro occasionale costituito da musiche ideate per un film.

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On 10/1/2024 at 14:01, Pollini dice:

Mahler, Sinfonia n.o 10 (completamento di Deryck Cooke).

Ho passato anni a far analisi per il Conservatorio, ma nessun'analisi alla fine riuscirà mai a dire il 100% di quel che c'è da dire su un brano. E la Decima di Mahler... Oh, è uno di quei lavori il cui contenuto emotivo è talmente esteso che ci si potrebbe scrivere un'Enciclopedia.
Secondo me sotto la sferzante ironia considerata spesso la sua principale cifra espressiva c'era un animo assai tormentato, e la Decima suona come il momento in cui si lascia davvero andare. Era praticamente sul letto di morte, ed evidentemente doveva liberarsi di tutti i pesi che aveva: e ne ha scritto un Capolavoro assoluto. Va bene che abbia completato solo il primo movimento, ma vista la mole di materiale lasciatici non penso Cooke abbia avuto torto nel ricostruirla: almeno un'idea del discorso finale che voleva fare Mahler è anzi doveroso farsela.

Come non quotare... purtroppo, al di là della fiducia nel lavoro di un grande studioso di Mahler come Cooke, non sapremo mai come il Maestro avrebbe voluto davvero mettere la parola fine su questo capolavoro, a parte lo splendido primo movimento. Oltre alla versione finale approntata da Cooke, quella eseguita più spesso da interpreti come Chailly, Gielen e Rattle, segnalo la versione messa a punto da Rudolf Barshai da lui eseguita alla guida di un'ottima orchestra giovanile tedesca e pubblicata dalla Brilliant.

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11 ore fa, Majaniello dice:

Intendevi questo Schreker? non mi sembra molto convinto di voler essere un neoclassico, il brano del giovane Goldschmidt l'ho trovato più persuasivo. 

Autore di indubbio talento e solida formazione, fu costretto a lasciare la Germania per le leggi speciali naziste, ripiegando in Inghilterra dove divenne musicologo e direttore di vaglia (alla BBC molte sue prime mondiali). Il suo lirismo prezioso e raffinato richiama le coordinate Schreker/Zemlinsky se non proprio Mahler. Il magnifico cornuto (dalla nota pochade di Cromelinck, da cui pure l'omonimo bel film di Pietrangeli con Tognazzi e Claudia Cardinale) e Beatrice Cenci (foschissimo melodrammone romano, anche qui portato sullo schermo diverse volte, ricordo la truculenta versione di Lucio Fulci) sono due bei titoli lirici, pieni di musica ben scritta e intensità teatrale. Favolosi i quattro lieder, se piace il genere, solida pure la cameristica. Tutto nella serie Decca.

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39 minuti fa, Ives dice:

Autore di indubbio talento e solida formazione, fu costretto a lasciare la Germania per le leggi speciali naziste, ripiegando in Inghilterra dove divenne musicologo e direttore di vaglia (alla BBC molte sue prime mondiali). Il suo lirismo prezioso e raffinato richiama le coordinate Schreker/Zemlinsky se non proprio Mahler. Il magnifico cornuto (dalla nota pochade di Cromelinck, da cui pure l'omonimo bel film di Pietrangeli con Tognazzi e Claudia Cardinale) e Beatrice Cenci (foschissimo melodrammone romano, anche qui portato sullo schermo diverse volte, ricordo la truculenta versione di Lucio Fulci) sono due bei titoli lirici, pieni di musica ben scritta e intensità teatrale. Favolosi i quattro lieder, se piace il genere, solida pure la cameristica. Tutto nella serie Decca.

In questo video l'autore rivendica le sue posizioni reazionarie, anche se a mio giudizio è esagerato quando parla di ostruzionismo nei suoi confronti perché anti-dodecafonico. Vivendo in Gran Bretagna, aveva diverse possibilità di farsi eseguire in un ambiente musicale conservatore, più che altro sembra che avesse perso il suo milieu culturale e non si sia mai del tutto integrato con quello nuovo. Infine, il suo successo da anziano, nato proprio in Germania subito dopo l'unificazione, mi è parso sempre un modo per i tedeschi di mettersi a posto con la coscienza con l'ultimo dei compositori ebrei ancora in esilio a quel tempo. Una fama artificiale, scomparsa dopo la sua morte.

 

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52 minuti fa, Madiel dice:

In questo video l'autore rivendica le sue posizioni reazionarie, anche se a mio giudizio è esagerato quando parla di ostruzionismo nei suoi confronti perché anti-dodecafonico. Vivendo in Gran Bretagna, aveva diverse possibilità di farsi eseguire in un ambiente musicale conservatore, più che altro sembra che avesse perso il suo milieu culturale e non si sia mai del tutto integrato con quello nuovo. Infine, il suo successo da anziano, nato proprio in Germania subito dopo l'unificazione, mi è parso sempre un modo per i tedeschi di mettersi a posto con la coscienza con l'ultimo dei compositori ebrei ancora in esilio a quel tempo. Una fama artificiale, scomparsa dopo la sua morte.

E' vero, fu un momento di gloria diciamo più discografico che altro, durato il tempo di un batter di mani, praticamente quello dovuto all'operazione Decca con Zagrosek, meritoria anche per qualità esecutiva, poi deceduto e sparito dai radar. Peccato perchè sarebbe un autore tranquillamente proponibile nei programmi concertistici contemporanei, anche per variarli un pò dai soliti autori. Infatti non si comprende quel passaggio, giacchè Schoenberg lo aveva apprezzato, cosi come Erich Kleiber (fu suo assistente per la prima del Wozzeck a Berlino) e altri grandi nomi del tempo, ma lui si dichiarò sempre lontano dall'atonalità.

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14 minuti fa, Ives dice:

E' vero, fu un momento di gloria diciamo più discografico che altro, durato il tempo di un batter di mani, praticamente quello dovuto all'operazione Decca con Zagrosek, meritoria anche per qualità esecutiva, poi deceduto e sparito dai radar. Peccato perchè sarebbe un autore tranquillamente proponibile nei programmi concertistici contemporanei, anche per variarli un pò dai soliti autori. Infatti non si comprende quel passaggio, giacchè Schoenberg lo aveva apprezzato, cosi come Erich Kleiber (fu suo assistente per la prima del Wozzeck a Berlino) e altri grandi nomi del tempo, ma lui si dichiarò sempre lontano dall'atonalità.

L'aspetto stupefacente della sua formazione è che fece parte degli allievi di Schreker, che furono più o meno tutti interessati al rinnovamento del linguaggio. Anche il suo maestro era progressista, pur mantenendo delle caratteristiche peculiari post romantiche. L'esilio dev'essere stato una mazzata psicologica insormontabile. Certo, però, che scrivere sempre con lo stesso stile per quasi settant'anni è come essere in galera.... Come direttore e musicologo, invece, ebbe sempre grandi lodi, solo il fatto di aver aiutato Cooke con la 10a di Mahler merita riconoscenza eterna!

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On 11/1/2024 at 23:21, Florestan dice:

Come non quotare... purtroppo, al di là della fiducia nel lavoro di un grande studioso di Mahler come Cooke, non sapremo mai come il Maestro avrebbe voluto davvero mettere la parola fine su questo capolavoro, a parte lo splendido primo movimento. Oltre alla versione finale approntata da Cooke, quella eseguita più spesso da interpreti come Chailly, Gielen e Rattle, segnalo la versione messa a punto da Rudolf Barshai da lui eseguita alla guida di un'ottima orchestra giovanile tedesca e pubblicata dalla Brilliant.

Pur apprezzando il lavoro di questi illustri musicologi, mi tengo stretto il luminoso torso della Decima di Mahler, che è uno splendido pezzo a sè stante, permeato nella sua "incompiuta compiutezza". Anzi, ora me lo riascolto da qui:

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Dopo una Decima compiutissima e squadratissima, quella di Bob Schuman:

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30 minuti fa, giobar dice:

Alessandro STRADELLA
Sinfonia a violino solo n. 12 in la minore

Ewa Anna Augustynowicz
Ensemble Giardino di Delizie

Come un incantesimo. Ma è solo una delle magnifiche perle di questa raccolta

Questo è un grandissimo, anche se in forum ha poco seguito. Bisogna ascoltare gli oratori, a partire dal San Giovanni Battista, di cui esistono almeno 4 o 5 incisioni, ma è stato fatto un bel lavoro di recupero anche degli altri titoli principali. Gli autori di transizione tra la generazione di Monteverdi e Cavalli e quella di Corelli e Scarlatti sono stati troppo a lungo trascurati. 

°°°°

A proposito di roba trascurata, questa splendida aria dalla Fausta di Donizetti, magistralmente (per me) interpretata dalla signora Raina, che salutiamo:

Incredibilmente Fausta manca all'appello delle riscoperte donizettiane, e dire che i critici la considerano un'opera importante, sia per alcune soluzioni formali inedite che per il carattere fosco, violento, immorale (il tema dell'incesto, come al solito, portò non pochi problemi di censura) che per la prima volta si affaccia in maniera esplicita nella poetica del bergamasco. L'opera precedente, quell'Anna Bolena che tanto successo gli aveva portato (e che oggi è da decenni stabilmente in repertorio), conservava ancora quel certo candore belliniano tipico del binomio Pasta-Romani, qui invece si entra a pieno titolo nel mondo livido delle regine nere, complice l'ottimo libretto di Gilardoni, giovane e poco ricordato primo collaboratore di Donizetti, morto prima della fine della stesura dell'opera. La riscoperta dell'opera, all'Opera di Roma nei primi anni '80 (mi pare Oren sul podio), fu un piccolo evento culturale, e Raina finì addirittura in tv, ospite di Pippo Baudo, a cantare un'aria da questa "nuova" opera:

Altri tempi, e adesso ci starebbe questo grande classico di Bracardi:

 

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7 ore fa, Ives dice:

Dopo una Decima compiutissima e squadratissima, quella di Bob Schuman:

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Ottima scelta! 

-----

Lutoslawski: Concerto per pianoforte e orchestra (1988)

Lutoslawski: Piano Concerto : Krystian Zimerman, Witold Lutoslawski, BBC  Symphony Orchestra: Amazon.it: CD e Vinili}

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Giovanni Battista chiama... Salome! Con la parte musicale ho fatto davvero fatica (non capisco come riuscissi ad ascoltare questa roba così... wagneriana quand'ero un minorenne, dovrebbero mettere un parental control!), mi sono sentito come giobar alle prese col Trovatore o Madiel con il Flauto Magico... ma ho resistito perchè su Arte, aggratis a QUESTO LINK c'è uno degli allestimenti più chiacchierati dell'anno, protagonista sempre la Grigorian, con Nagano sul podio, e siccome c'ho preso gusto c'ho provato prima che lo togliessero, anche perchè la regia di Tcherniakov era molto nelle mie corde: niente miti a base di sangue ed erotismo, ma un dramma borghese di una ragazza alternativa, figlia di borghesi appunto, in rotta coi genitori, che alla cena per il compleanno del patrigno perde la testa per un'intellettuale (vestito con proverbiali dolcevita e giacca di velluto marrone), che ovviamente la disprezza. La diatriba ebrei vs nazareni diventa quindi una lotta di classe o di ideologie per meglio dire, e in mezzo c'è il precipizio di Salome, intrusa nel suo mondo e non abbastanza incorrotta da essere accettata nell'altro.

Salome.-Photo-Staatsoper-Hamburg-1024x69

Niente sangue quindi, le morti sono rilette in chiave metaforica (o addirittura ironica) in modo abbastanza convincente. La vicenda interiore è ben scandita per immagini dai cambi d'abito della protagonista. Salome dapprima arriva alla cena in piumino, t-shirt e sneakers, abbastanza in distonia col look degli altri invitati

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dopo l'incontro con Jochanaan, e nel mentre gli astanti si accapigliano su altre questioni, indossa i panni di un triste Pierrot (immagino sia stato sfruttato l'ossessivo riferimento alla luna del libretto)

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fino a denudarsi inerte e impaurita, accettando la sua sconfitta

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Niente danza dei sette veli. E' Erode a rivestire la povera ragazza da improbabile ballerina, costringendola ad un buffo e umiliante balletto... è questo l'intimo desiderio del patrigno, e il pegno che Salome deve pagare per vedere esauditi i suoi desideri: fare la borghese per 5 minuti. 

Salomecop_0.png

Interpreti di livello, ovazioni per la protagonista (come sempre anche eccellente attrice), l'unico che mi è piaciuto meno è Erode, grande prova sulla scena ma vocalmente più debole degli altri. Vi lascio il cast:

Asmik Grigorian, Salome; Kyle Ketelsen, Jochanaan; John Daszak, Herod; Violeta Urmana, Herodias; Oleksiy Palchykov, Narraboth; Jana Kurucová, Page; Kent Nagano, Conductor; Dmitri Tcherniakov, Staging and Direction; Elena Zaytseva, Costumes; Gleb Filshtinsky, Lighting; Tatiana Werestchagina, Dramaturg.

Staatsoper Hamburg, Germany; 15th November 2023.

°°°°

Decompressione:

❤️

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