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Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

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1 ora fa, Pollini dice:

Dottore, "sient'a mme", si conceda la "Butterfly" con la Callas - Almeno per l'anno pucciniano uno strappo alla regola ci sta :D :D .

C'è anche Gedda che è un grandissimo... ma vedrai che, essendo in mono, passerà e comprerà la versione stereo con Luciano e Mirella. Comunque, per quel che mi riguarda, la coppia modenese è più convincente in Butterfly che in Boheme, checchè ne dica la critica storica. Ovviamente cantano da dio in entrambe, io parlo della capacità di rendere vivi e non stereotipati i personaggi (che, mi rendo conto, è una percezione molto soggettiva). 

edit: e leggo ora che non gli piace manco la Maria :D 

3 ore fa, giobar dice:

Riflettevo su questi temi negli ultimi giorni, spinto, da un lato, dalla considerazione "fisica" che la casa non è elastica e che, se continuo ad acquistare CD, fra un po' non avrò più spazio per i libri, i maglioni, i detersivi, i pacchi di rigatoni e il formaggio; dall'altro, dalle ormai abituali e insopportabili prese in giro di moglie e figli che mi scherniscono chiedendo se è proprio imprescindibile l'ennesima edizione delle sinfonie di Tizio o di Caio. E proprio ieri mi è capitato di leggere un interessante articolo che affronta di petto il problema nei suoi riflessi filosofici, economici e politici. Qualche giorno fa volevo far vedere ai miei figli un vecchio film che non ho in DVD e che sapevo essere disponibile su Raiplay. Ebbene, non c'era più e da una ricerca in rete ho appreso che la disponibilità era scaduta da tempo. Che il collezionismo e l'archiviazione fisica dei supporti sia davvero un fatto politico?

E' una questione che è stata sollevata da tempo, mentre un libro lo compri ed è tuo, e così un cd, la musica liquida è lì a disposizione ma non diventerà mai tua (a patto di non scaricarla illegalmente, o legalmente ma pagando, quando si può). Poi c'è la questione di quel che arriva agli artisti attraverso queste piattaforme, nella classica e nel jazz poco o niente. A me piacerebbe fare delle scelte più etiche o filosofiche, ogni tanto ci penso, la verità è che tutto si scontra col senso pratico: casa piccola, portafogli esiguo, tanta curiosità verso molti, troppi autori e interpreti. Non so se sulla distanza sarà la scelta giusta, ma per ora lo streaming soddisfa le mie esigenze come il cd, quand'ero ragazzo, non riusciva a fare, e mi da una certa sicurezza che la roba, pure se non è mia, è comunque sempre lì. Perchè la verità è che se non compri niente di fisico, stai comunque comprando l'opportunità di ascoltare quello che vuoi, che è pur sempre un "bene". Se ci fosse uno Spotify video lo sottoscriverei, il problema dei video è, come confermi tu, il fatto che sono sparsi su varie piattaforme, alcune a pagamento, che sono disponibili a tempo, o che non sono disponibili affatto! E' l'unica ragione per cui, in un periodo in cui mi sto riavvicinando al teatro, sto sentendo l'esigenza di riavvicinarmi al supporto fisico. 

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50 minuti fa, Madiel dice:

Le confesso sottovoce una cosa, caro Maestro Pollini: sarà strano, ma sono sempre rimasto insensibile al mito della Callas. Grandissima, quello che vuole, ma non mi ha mai "preso".

Nemmeno io son mai stato preso dal mito di questo/a o quell'esecutore, ma quando un'esecuzione è fenomenale è fenomenale :o :o . Quella è un riferimento assoluto, e non perché sia la Callas.

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Rai Radio3 Suite - Il Cartellone 8 gennaio 2024 20:30
registrazione Euroradio del 20 ottobre 2023

Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks
München, Münchner Residenz, Herkulessaal
Maxim Emelyanychev, direttore
Isabelle Faust, violino

[1] Fanny Mendelssohn-Bartholdy-Hensel : Ouvertüre  (1833 ca.)

[2] Johannes Brahms : Violinkonzert D-Dur, Op. 77
- Allegro non troppo
- Adagio
- Allegro giocoso, ma non troppo vivace - Poco più presto

[2bis] Nicola Matteis : da Ayres per il violino, volume II
- Passaggio rotto e Fantasia

[3] Robert Schumann : Symphonie Nr. 4 d-Moll, Op. 
- Ziemlich langsam - Lebhaft
- Romanze. Ziemlich langsam
- Scherzo. Lebhaft – Trio. Etwas zuruckhaltend
- Langsam – Lebhaft – Schneller – Presto

-

[1] Favolosa offerta direi da parte della BRSO + M. Emelyanychev della Ouvertüre di Fanny M. 🙂 : non vengono infatti sciorinate le andature più (vetero)classiche ma il contrasto acustico, le possibilità di entusiasmo sonico 🙂

[2] Sontuosa l'orchestra, graffiante la solista, no: non eccessivamente né l'una nell'altra: a me sembrano rendere (bene) il parlato, e quindi il fiabesco (l'ha mai detto nessuno?), dell'Op. 77 brahmsiana 🙂 Davvero speciale il bilanciamento di sostanzialità di quest'offerta.

[3] Il narrativo (di cui sopra) modulato in filarmonico davvero mi sorprende (simpaticamente) sulla 4a Op. 120 schumanniana! praticamente apre a un respiro insieme ...bandistico... e affrescante (consente esiti mahleriani...!) in sorta di fantasia scherzosa quanto sostanziata di suono misuratissimo in gioco di densità amabile ammiccante ma anche capace di fissare un momento persino (oh!) fondativo di percorso culturale (nazionale, ma romanticamente universale).

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1 ora fa, Pollini dice:

Nemmeno io son mai stato preso dal mito di questo/a o quell'esecutore, ma quando un'esecuzione è fenomenale è fenomenale :o :o . Quella è un riferimento assoluto, e non perché sia la Callas.

Ascoltando la Callas in questo duetto,Pollini, verrebbe da darti ragione:

 

 

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9 ore fa, Pinkerton dice:

Ascoltando la Callas in questo duetto,Pollini, verrebbe da darti ragione:

 

 

Ora abbiamo anche il parere favorevole dell'Ammiraglio. Dottor @Madiel, a questo punto può davvero romper gli indugi. Schönberg & Co. la perdoneranno per questa scappatella pucciniana :lol::lol: .

Ora: Wagner, estratti strumentali dal "Ring".

 

 

A quanti debba controdediche.

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16 ore fa, giobar dice:

Riflettevo su questi temi negli ultimi giorni, spinto, da un lato, dalla considerazione "fisica" che la casa non è elastica e che, se continuo ad acquistare CD, fra un po' non avrò più spazio per i libri, i maglioni, i detersivi, i pacchi di rigatoni e il formaggio; dall'altro, dalle ormai abituali e insopportabili prese in giro di moglie e figli che mi scherniscono chiedendo se è proprio imprescindibile l'ennesima edizione delle sinfonie di Tizio o di Caio. E proprio ieri mi è capitato di leggere un interessante articolo che affronta di petto il problema nei suoi riflessi filosofici, economici e politici. Qualche giorno fa volevo far vedere ai miei figli un vecchio film che non ho in DVD e che sapevo essere disponibile su Raiplay. Ebbene, non c'era più e da una ricerca in rete ho appreso che la disponibilità era scaduta da tempo. Che il collezionismo e l'archiviazione fisica dei supporti sia davvero un fatto politico?

Si va verso una fruizione e pagamento del servizio senza supporto, questo è palese, ci si arriverà anche sui libri, magari rimarranno edizioni pregiate o limitate in carta, ma tutto o quasi sarà su ebook. Io credo che le case, piccole o grandi che siano, non possono diventare degli enormi depositi, con il proprietario murato vivo tra dischi e libri. Anni fa mettemmo qualche foto delle nostre discoteche fisiche e alcune erano veramente opprimenti, anche se scenicamente impattanti (ricordo bene quella dell'utente Orfeo, tutta box Naxos). Bisogna effettuare attentamente una cernita di ciò che si ascolta con maggior frequenza e vivo interesse e fare un mix tra CD e streaming. Male la Rai che toglie i film, dovrebbe costruire un archivio cinematografico coi vecchi titoli, disponibile per tutti. Ma sui film si trovano blog ricchissimi di pellicole dagli anni 40-90, tutti in ottima qualità.

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30 minuti fa, Pollini dice:

Ora abbiamo anche il parere favorevole dell'Ammiraglio. Dottor @Madiel, a questo punto può davvero romper gli indugi. Schönberg & Co. la perdoneranno per questa scappatella pucciniana :lol::lol: .

Ora: Wagner, estratti strumentali dal "Ring".

 

 

A quanti debba controdediche.

 

30 minuti fa, Pollini dice:

Ora abbiamo anche il parere favorevole dell'Ammiraglio. Dottor @Madiel, a questo punto può davvero romper gli indugi. Schönberg & Co. la perdoneranno per questa scappatella pucciniana :lol::lol: .

Ora: Wagner, estratti strumentali dal "Ring".

 

 

A quanti debba controdediche.

Dopo aver doverosamente precisato, caro Pollini, che io non sono Ammiraglio ma soltanto Tenente di Vascello della "cannoniera Lincoln, Marina del gli Stati Uniti" e che il grado di Ammiraglio spetta proprio a Madiel, io, salomonicamente, proporrei al detto Ammiraglio di acquistare entrambe le incisioni della Butterfly di Karajan, con e senza Callas.

Quando due cose meritano è un peccato scartarne una.

 

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12 ore fa, Vigione dice:

Mi incuriosisce il perché sia significativa per te

Per cominciare bisogna considerare che l'opera è stata scritta nel contesto della prima guerra mondiale. Impossibile non vedere nella figura del diavolo la guerra, o i governi che tentano di sedurre l'opinione pubblica con promesse puntualmente disattese, e nella figura del soldato gli esuli al fronte che investono la loro vita (doveva durare tre giorni e invece durò tre anni, dice la storia) costretti da un destino inalienabile (il protagonista non riesce più a guardare al futuro ma non riesce neanche a tornare alla sua vita di prima). Ma poi, come tutte le opere d'arte, c'è un livello diciamo più universale, che attiene all'uomo in generale. Se mi chiedi cosa insegna a me la Storia di un soldato, beh... mi ricorda ad esempio la necessità di vivere il "qui e ora" senza farmi sedurre da manie di controllo del futuro o da inutili nostalgismi del passato, mi ricorda che devo prestare attenzione alla mia vera essenza senza mortificarla in cambio di un presunto benessere economico-sociale, mi ricorda che salvare il prossimo non salva me stesso e che anzi, la vita poi ti ripresenta il conto, mi ricorda che superare le difficoltà non significa "reagire" sul piano emotivo, perchè poi il male è ancora lì, ma andare alla radice delle questioni sul piano analitico, insomma mi sembra una fiaba che affronta diverse fragilità umane e che merita un'attenzione anche per i suoi contenuti letterari.

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1 ora fa, Majaniello dice:

Per cominciare bisogna considerare che l'opera è stata scritta nel contesto della prima guerra mondiale. Impossibile non vedere nella figura del diavolo la guerra, o i governi che tentano di sedurre l'opinione pubblica con promesse puntualmente disattese, e nella figura del soldato gli esuli al fronte che investono la loro vita (doveva durare tre giorni e invece durò tre anni, dice la storia) costretti da un destino inalienabile (il protagonista non riesce più a guardare al futuro ma non riesce neanche a tornare alla sua vita di prima). Ma poi, come tutte le opere d'arte, c'è un livello diciamo più universale, che attiene all'uomo in generale. Se mi chiedi cosa insegna a me la Storia di un soldato, beh... mi ricorda ad esempio la necessità di vivere il "qui e ora" senza farmi sedurre da manie di controllo del futuro o da inutili nostalgismi del passato, mi ricorda che devo prestare attenzione alla mia vera essenza senza mortificarla in cambio di un presunto benessere economico-sociale, mi ricorda che salvare il prossimo non salva me stesso e che anzi, la vita poi ti ripresenta il conto, mi ricorda che superare le difficoltà non significa "reagire" sul piano emotivo, perchè poi il male è ancora lì, ma andare alla radice delle questioni sul piano analitico, insomma mi sembra una fiaba che affronta diverse fragilità umane e che merita un'attenzione anche per i suoi contenuti letterari.

Bella analisi, magari cercherò la versione italiana per apprezzare meglio l'opera. 

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38 minuti fa, Vigione dice:

Bella analisi, magari cercherò la versione italiana per apprezzare meglio l'opera. 

su disco conosco questa, con Nordio al violino:

Histoire-du-soldat20210328_14454039.jpg

Data la natura popolare dell'opera, da rappresentarsi anche nelle piazze, Igor stesso auspicava le traduzioni nelle varie lingue.

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Turandot a Vienna, II e III atto. 

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Ok, qualcuno dirà che è la solita regia psicanalitica. Premesso che a me piacciono le regie che vanno dritte al punto (la psicologia dei personaggi) e sfrondano la parte spettacolare, a patto che ciò che il regista vuole comunicare sia 1) comprensibile 2) in linea con gli intendimenti generali del libretto; e direi che qui ci siamo. Non è vero che la regia si complica, i simboli restano pochi e molto chiari: Turandot è una ragazza fragile e non un mostro urlante (finalmente!!), vittima di violenza domestica (o di abuso, chissà) da parte del padre, ed è ferma in qualche modo all'epoca della sua infanzia. E' trincerata nel suo letto, con delle bamboline dallo sguardo vitreo che la "difenderanno" fino allo scioglimento finale. Solo l'amore di Calaf riuscirà a farle riacquistare sicurezza negli uomini e a rompere l'incantesimo, che altro non è che un trauma infantile. Liù rappresenta ovviamente il polo opposto (banalmente è vestita di nero), ed altro non è che la parte viscerale di Turandot che la sua parte razionale cerca di soffocare (mi è piaciuto molto il fatto che le due si affrontino fisicamente).

image.jpg

La cantante che impersona Liù (di cui già non ricordo il nome) secondo me migliora nell'atto più tragico, è bello che abbia la voce simile alla protagonista e che non ci sia una contrapposizione netta tra le due, un dettaglio che mi è sempre piaciuto dell'edizione Karajan per altri versi cassabile, almeno come intuizione (anche se giurerei che Karajan è stato mosso da un ragionamento molto meno arguto). Altro aspetto della regia che mi è piaciuto, l'idea di non sprecare neanche un minuto sul palco, costruendo di volta in volta una narrazione continua di immagini e situazioni che hanno destato la mia attenzione anche quando, nelle regie tradizionali, mi veniva da sbadigliare (Turandot è piena di tempi morti in cui ci sono riti, parate e di fatto non succede un cavolo). Unica sciocchezza gratuita, un valzer della principessa, nel primo atto, ballato insieme ad un tizio con la testa mozzata, una scena d'effetto ma un po' cheap rispetto al resto.

Le voci: a me la Grigorian piace moltissimo, è la versione straussiana laddove Netrebko è la Turandot all'italiana (quest'ultima, da quel che ho sentito, è pure molto interessante al netto del declino vocale); coerentemente con la regia evita il più possibile l'atteggiamento da regina cattiva lavorando sull'idea dei meccanismi di difesa di una donna ferita e spaventata. Kaufmann, lo diciamo subito, fa un do della principessa bruttissimo :D (e ci arriva con evidente terrore - perchè non cantare l'ossia?), ma in compenso fa bene tutto il resto, compreso un Nessun dorma che raramente ho sentito così dolce ed emotivamente partecipato. E, sorpresa, anche il buon Armiliato - detto anche il Robin Williams del podio - così casciarone e generico nei momenti modernisti à la Stravinsky, si scopre un fine accompagnatore nelle parti più intime e straussiane/debussiane. Finale di Alfano integrale, con qualche nota diversa ed una manciata di battute in più che non fanno moltissima differenza dalla versione di tradizione.

°°°°°

@Ives ora trovami lo streaming di questa:

purtroppo in quest'allestimento canta anche quella mezza calzetta del marito.

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1 ora fa, Majaniello dice:

@Ives ora trovami lo streaming di questa:

L'Opera di Stato bavarese possiede un suo streaming/tv sul canale ufficiale, mi pare anche gratuito ma vado a memoria, oppure gli spettacoli passano live su Mezzo, ma non per tutti i titoli, ci sono solo quelli più recenti. Magari la riproporranno, chissà...

°°°°°°

Tchaikovsky

3 Romances

Asmik Grigorian, soprano

Lukas Geniusas, piano

La terza è davvero bella, pagina elusiva e struggente.

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4 ore fa, Majaniello dice:

Histoire-du-soldat20210328_14454039.jpg

Data la natura popolare dell'opera, da rappresentarsi anche nelle piazze, Igor stesso auspicava le traduzioni nelle varie lingue.

Non conosco quel disco, forse uscito quando mi ero ormai stufato di seguire Amadeus. Però la presenza di Luigi Maio mi suscita grande curiosità. E' strepitoso, come attore, nel "raccontare" la musica e nell'interagire con essa. Anni fa fece uno spettacolo prodigioso di quasi due ore in cui, da solo e con il semplice ausilio di un po' di spezzoni musicali registrati, metteva in scena il Flauto magico.

E comunque Stravinsky aveva ragione. La natura popolare dell'Histoire du soldat rende quasi imprescindibile la traduzione del testo nella lingua del luogo in cui avviene la rappresentazione. E' funzionale a una piena interazione col contesto e col pubblico, spesso composto da persone di varie età e cultura. Ricordo una bellissima rappresentazione in italiano diretta da Alessio Vlad in cui i vari personaggi suscitavano un forte feedback col pubblico - tra cui molti bambini e preadolescenti che certo non avrebbero capito il testo in lingua originale - sfruttando anche le caratteristiche del posto (un chiostro romanico utilizzato scenicamente a 360° per consentire agli attori di comparire e scomparire da tutte le parti).

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8 ore fa, Pollini dice:

Ora abbiamo anche il parere favorevole dell'Ammiraglio. Dottor @Madiel, a questo punto può davvero romper gli indugi. Schönberg & Co. la perdoneranno per questa scappatella pucciniana :lol::lol: .

Niente Schoenberg and Friends, ultimamente sono preso da altra musica

 

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2 ore fa, giobar dice:

E comunque Stravinsky aveva ragione. La natura popolare dell'Histoire du soldat rende quasi imprescindibile la traduzione del testo nella lingua del luogo in cui avviene la rappresentazione. E' funzionale a una piena interazione col contesto e col pubblico, spesso composto da persone di varie età e cultura. Ricordo una bellissima rappresentazione in italiano diretta da Alessio Vlad in cui i vari personaggi suscitavano un forte feedback col pubblico - tra cui molti bambini e preadolescenti che certo non avrebbero capito il testo in lingua originale - sfruttando anche le caratteristiche del posto (un chiostro romanico utilizzato scenicamente a 360° per consentire agli attori di comparire e scomparire da tutte le parti).

Dev'essere stato bellissimo... essendo qui i testi recitati non c'è neanche il problema di adeguarsi alla metrica musicale, che poi è l'unico motivo per cui sono tendenzialmente contrario alle traduzioni ritmiche dei libretti, spesso di gran lunga inferiori alle versificazioni originali. Viceversa, specie quando le traduzioni sono fatte bene e approvate dai compositori, perchè no, l'opera è fatta anche di parole - io ad esempio saluto con favore l'avvento dei sopratitoli a teatro.

A tale proposito, ultimamente mi sto molto interrogando sulla fruizione "audio in salotto" delle opere dedicate al teatro (o al cinema). Quanto perdiamo del senso di quel che ascoltiamo? sì, possiamo studiare, immaginare... ma certa musica è pensata per stare in rapporto con spazi, immagini, movimenti... sto addirittura pensando di provare a vincere la mia personale idiosincrasia verso il balletto, consapevole che con la sola colonna sonora mi sono comunque sempre perso qualcosa.

C'è anche un altro aspetto, che avevi sollevato proprio tu un po' di tempo fa, e cioè quello della valutazione di uno spettacolo a livello di impatto emotivo complessivo. La Boheme vista a teatro l'altra sera di certo l'avrei ritenuta mediocre in disco, dove avrei fatto le pulci ai cantanti e al direttore, forse l'avrei trovata piacevole in video, ma magari l'avrei confrontata ad altri video meglio realizzati, mentre in quel contesto tutto sommato posso dire di essermi divertito e in qualche punto emozionato; questione pure di aspettative non metto in dubbio (magari se fossi volato in qualche capitale europea a sentire qualche divo avrei preteso di più), ma anche questione di coinvolgimento a 360°. Non è quindi che lasciando solo la musica ed eliminando tutto il resto ci stiamo iperconcentrando su aspetti che sono, per volere degli stessi autori, solo una parte del tutto? 

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1 ora fa, Pollini dice:

Reich?... Ohibò, piuttosto La preferivo schönberghiano :mda::mda:...

Non è una novità, l'unico pezzo minimalista di cui ho sentito parlar bene da Madiel è Desert Music di Reich. 

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Aaron Copland, El Salon México & Danzon Cubano, Baltimore Symphony Orchestra, David Zinman

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Devo dire che questo disco - trovato ad 1,50 euro in un mercatino - mi ha sorpreso per i brani in questione: abituato alle esuberanti letture à la Bernstein, Zinman invece ripiega su un'intimità quasi sensuale, che in qualche modo apre a diverse prospettive interpretative. El Salon México l'ho trovato quasi conturbante. Orchestra e qualità del suono eccellenti.

...in dedica a @Madiel, @Ives, @Majaniello, @Wittelsbach (di cui attendo la recensione di questa strana Cavalleria) e a chiunque gradisca...

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21 minuti fa, Snorlax dice:

Aaron Copland, El Salon México & Danzon Cubano, Baltimore Symphony Orchestra, David Zinman

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Devo dire che questo disco - trovato ad 1,50 euro in un mercatino - mi ha sorpreso per i brani in questione: abituato alle esuberanti letture à la Bernstein, Zinman invece ripiega su un'intimità quasi sensuale, che in qualche modo apre a diverse prospettive interpretative. El Salon México l'ho trovato quasi conturbante. Orchestra e qualità del suono eccellenti.

...in dedica a @Madiel, @Ives, @Majaniello, @Wittelsbach (di cui attendo la recensione di questa strana Cavalleria) e a chiunque gradisca...

Molto intrigante come scelta Snorly... vedrò di provarla...

Ti dedico questi frammenti sinfonici da La donna serpente, che presto vorrei rivedere... dopo Turandot ci sta tutto, Gozzi chiama Gozzi :D 

81rEpW82boL._UF1000,1000_QL80_.jpg

beh ragazzi qui Noseda è eccezionale, che gli vuoi dire... 

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17 ore fa, Pollini dice:

Reich?... Ohibò, piuttosto La preferivo schönberghiano :mda::mda:...

Però, Reich è un minimalista diverso. A lei che apprezza i fiamminghi dovrebbe per lo meno interessare, perché tra i celebri minimalisti americani è quello più polifonico. I suoi pezzi migliori sono in sostanza degli studi di contrappunto, sono tutti intessuti di canoni e fughe, spesso dimostrano una grande abilità del trattamento della materia. Lo trovo interessante anche per come accumula i ritmi e riesce a dispiegare il discorso musicale sul lungo tragitto. Certo, la tematica pop della sua musica forse è di gusto spesso discutibile, però non rifugge da momenti drammatici (per esempio nelle sopra citate Daniel Variations). Forse la sua caratteristica saliente è il divenire, invece che l'essere, la sua musica è tutta spinta verso il movimento perenne.

15 ore fa, Majaniello dice:

Non è una novità, l'unico pezzo minimalista di cui ho sentito parlar bene da Madiel è Desert Music di Reich. 

Che poi non è altro che un gigantesco canone dalla durata di 45 minuti.

33 minuti fa, Snorlax dice:

Aaron Copland, El Salon México & Danzon Cubano, Baltimore Symphony Orchestra, David Zinman

61887xRtVRL._UXNaN_FMjpg_QL85_.jpg

Devo dire che questo disco - trovato ad 1,50 euro in un mercatino - mi ha sorpreso per i brani in questione: abituato alle esuberanti letture à la Bernstein, Zinman invece ripiega su un'intimità quasi sensuale, che in qualche modo apre a diverse prospettive interpretative. El Salon México l'ho trovato quasi conturbante. Orchestra e qualità del suono eccellenti.

...in dedica a @Madiel, @Ives, @Majaniello, @Wittelsbach (di cui attendo la recensione di questa strana Cavalleria) e a chiunque gradisca...

Zinman è un buon interprete del repertorio statunitense, io di quella serie ho la Holidays Symphony di Ives (tutto sommato, pur con qualche mia riserva, resta tra le migliori in disco). Il cd di Copland, invece, non lo conosco.

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34 minuti fa, Majaniello dice:

Molto intrigante come scelta Snorly... vedrò di provarla...

Ti dedico questi frammenti sinfonici da La donna serpente, che presto vorrei rivedere... dopo Turandot ci sta tutto, Gozzi chiama Gozzi :D 

81rEpW82boL._UF1000,1000_QL80_.jpg

beh ragazzi qui Noseda è eccezionale, che gli vuoi dire... 

Da caselliano quale sono, dedica graditissima! Io ho il desaparecido La Vecchia in discoteca:

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...che nonostante tutto ha sempre qualcosa di buono da dire in questo repertorio. Noseda mi piace - ovviamente ha per le mani una compagine orchestrale di un altro livello - però qualche volta a me pare corra un po' troppo, vorrei che facesse respirare un po' più quello che esegue. Non mi riferisco solo a Casella, eh.

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38 minuti fa, Madiel dice:

Zinman è un buon interprete del repertorio statunitense, io di quella serie ho la Holidays Symphony di Ives (tutto sommato, pur con qualche mia riserva, resta tra le migliori in disco). Il cd di Copland, invece, non lo conosco.

Comunque la serie Argo della Decca di fine anni '80/anni '90 dedicata alla musica americana e britannica era veramente ben curata, dalla qualità della registrazione alla confezione (anche le copertine non sono mai banali, ma hanno sempre un risvolto artistico notevole). Spesso pure i booklet erano di livello. Purtroppo sono fuori catalogo da anni, ma quando li trovo in giro nell'usato - in condizioni apprezzabili - non esito a portarmeli a casa...

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31 minuti fa, Snorlax dice:

Comunque la serie Argo della Decca di fine anni '80/anni '90 dedicata alla musica americana e britannica era veramente ben curata, dalla qualità della registrazione alla confezione (anche le copertine non sono mai banali, ma hanno sempre un risvolto artistico notevole). Spesso pure i booklet erano di livello. Purtroppo sono fuori catalogo da anni, ma quando li trovo in giro nell'usato - in condizioni apprezzabili - non esito a portarmeli a casa...

Se ti capita...

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La serie Argo l'hanno un pò spalmata in vari box...

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