Jump to content

Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

Recommended Posts

2 ore fa, Majaniello dice:

Devo aumentare la suddivisione in paragrafi allora :cat_lol:

Esatto :D

2 ore fa, Majaniello dice:

ma perchè a voi nel repertorio romantico e tardoromantico Chailly piace? a me non sembra quasi mai persuasivo, anzi a volte è proprio greve, anche quando stacca il tempo giusto (cioè quasi sempre). Sembra un Klemperer senza il carisma del tedesco. 

A me, l'integrale bruckneriana non dispiace. Sul resto, si, non è che abbia lasciato molte tracce in quel repertorio. Escludendo Mahler, ovviamente. Le operazioni filologiche su Mendelssohn sono interessanti, ma gli esiti interpretativi alla fine uno scialbo "vorrei ma non posso" e allora vado sugli hip veri. Bach non è pesante, però non mi cambia nulla, è un'operazione che va bene in concerto per non fare il solito barocco con orchestrone, ma come ascoltatore discografico anche li vado sui filologi puri.

Link to comment
Share on other sites

  • Replies 1k
  • Created
  • Last Reply

Top Posters In This Topic

Il concertone di Muti all'Arena di ieri l'altro. Ascolto solo qualche ouverture. Se nel sinfonico l'interprete si è molto imbolsito, nel repertorio italiano Muti dimostra ancora un gusto superiore, il Tell è di classe benchè un po' troppo rilassato, ma Norma è bellissima per l'eloquenza tragica del fraseggio, e Nabucco rivela ancora la vitalità di una volta. La musica è di quelle che mi fa ancora emozionare, nonostante la sua (apparente) semplicità, o forse proprio per questo. 

Link to comment
Share on other sites

5 ore fa, Majaniello dice:

Il tuo discorso gio è giusto, ma in fondo si torna sempre a bomba, e cioè che se vuoi fare la carriera con la C maiuscola devi sottostare a un po' di pressioni. A patto che non siano impresari e discografici a pensare di sfruttare certe affinità per costruire un certo tipo di percorsi, come peraltro è accaduto altre volte.

 

Considera che anche quest'ultima tua osservazione si pone in un sistema di riferimento discocentrico. Ci sono direttori e interpreti che del disco se ne fregano o lo vedono come una possibilità fra le tante che fanno ugualmente una carriera con la C maiuscola. Fra i musicisti in attività citerei Kiril Petrenko fra i direttori e Grigory Sokolov fra i solisti.  

E poi, cosa significa "sottostare a un po' di pressioni"? Anche quello artistico, pur con le sue peculiarità, è un mercato che cerca di bilanciare domanda e offerta. Se uno firma liberamente un contratto per dirigere a tempo più o meno pieno le maestranze della Scala non può pensare di avere il tempo e la dotazione orchestrale per un'integrale di Messiaen a cui nessuno dei co-responsabili della Scala penserebbe mai, fatta salva la possibilità di inserimenti spot di una Turangalila o di un Saint François d'Assise mischiati a Verdi, Puccini, Beethoven e Stravinsky. 

Link to comment
Share on other sites

19 ore fa, Majaniello dice:

Dell'800 invece ha fatto in disco tutto Beethoven, Schumann (originale e arrangiamento Mahler), Brahms, Bruckner e Mahler (credo l'unico direttore italiano ad avere tutte queste integrali), quasi tutto Mendelssohn (compreso un terzo concerto per piano completato postumo che mi pare la classica esca discografica per il completista)...

Abbado ha inciso tutte quelle integrali (tranne Schumann, di cui credo abbia registrato solo la Seconda e i Concerti per piano e per violoncello) più quelle di Mendelssohn e di Schubert

7 ore fa, Majaniello dice:

ma perchè a voi nel repertorio romantico e tardoromantico Chailly piace? a me non sembra quasi mai persuasivo, anzi a volte è proprio greve, anche quando stacca il tempo giusto (cioè quasi sempre). Sembra un Klemperer senza il carisma del tedesco

A me Chailly piace più in Mahler che in Bruckner, ma lo metto più in basso di Abbado in entrambi (specifico, in Mahler del primo Abbado). Nel repertorio del Novecento invece lo apprezzo molto di più

Link to comment
Share on other sites

3 ore fa, giobar dice:

Considera che anche quest'ultima tua osservazione si pone in un sistema di riferimento discocentrico. Ci sono direttori e interpreti che del disco se ne fregano o lo vedono come una possibilità fra le tante che fanno ugualmente una carriera con la C maiuscola. Fra i musicisti in attività citerei Kiril Petrenko fra i direttori e Grigory Sokolov fra i solisti. 

Sokolov è contro le incisioni in studio, non contro i dischi :D un po' come Celibidache... e non penso che non prenda i diritti dalla riproduzione delle sue performances dal vivo (da qualche anno sta addirittura con DG). Sono un po' dei furbacchioni. Petrenko è invece una bella anomalia, perchè in effetti è arrivato ai Berliner ignoto al grande pubblico, e credo che ad oggi non abbia un contratto discografico se non con la label dei Berliner stessi. In quel caso fai carriera ma non diventi un divo, e quelli come me che non possono andare a sentirti a Berlino non ti conosceranno mai e continueranno ad ascoltare Chailly. La C maiuscola sono i soldoni, ma forse oggi coi dischi non se ne fanno più come una volta e Petrenko ha solo capito i tempi.

Non vorrei che sviassimo dal punto, la mia teoria credo sia chiara: ci sono interpreti dalla naturale attitudine "modernista" che si vendono poi al grande repertorio romantico per questioni di prestigio e di denaro, che non farebbero certo rimanendo specialisti del '900 e limitando ai secoli precedenti qualche sortita. 

1 ora fa, Florestan dice:

Abbado ha inciso tutte quelle integrali (tranne Schumann, di cui credo abbia registrato solo la Seconda e i Concerti per piano e per violoncello) più quelle di Mendelssohn e di Schubert

Ma mica di Bruckner le ha fatte tutte... o no?! Mahler in compenso l'ha registrato sette/otto volte :D credo che ad avere Bruckner integrale tra gli italiani ci sia solo Chailly.

Comunque sì, anche Abbado ci è andato giù duro a grande repertorio. Ma Abbado è un discorso diverso, per me avrebbe potuto risparmiarsi tutto il tardoromanticismo idealista/esistenzialista/espressionista e quindi Tchako, Bruckner, Mahler, Schoenberg e company (ma anche Bartok, Hindemith e qualche altra modernità gratuita) dove mi suona abbastanza insincero e farlocco, e dedicarsi alla musica francese post-impressionista e neoclassica, per la quale era secondo me più portato, ma non era un modernista travestito da direttore romantico.

Io lo vedo più come un mozartiano pre-filologico, stile Walter (non Veltroni, Bruno! :D ), e posso capire che piaccia in Mozart, Schubert, Mendelssohn (almeno quello meno legato a Bach e Beethoven), toh anche in Rossini, e poi ovviamente Brahms, Ravel, Prokofiev e Stravinsky, almeno quelli più giocosi e neoclassici... c'era quella polverosità borghese e finto-intellettuale che giustificava parte del suo percorso. Chailly a me pare solo un modernista che ad un certo punto, tipo padre Maronno, è diventato un vecchio kappelmeister per ragioni di opportunità.

OHjFQ3.gif

Link to comment
Share on other sites

On 31/5/2024 at 18:14, Majaniello dice:

In questi giorni di ascolti frenetici mi sono imbattuto anche in questo Opus Triplex di Vlad:

ab67616d0000b273c5f14c191901a52b1f8f8789

Grante, che è anche il dedicatario dell'opera, definisce questa lunga fantasia (e fuga) un'opera "busoniana", e la abbina non a caso alla Fantasia contrappuntistica. E' una composizione impegnativa in stile dodecafonico (nel senso di serialità libera)... Il primo movimento è una specie di rapsodia di una ventina di minuti che alterna momenti preludianti in uno stile laconico a frammenti in forma di canone.... io l'ho trovata complessivamente un macigno, benchè ne abbia apprezzato singoli momenti, ma leggo in giro che è considerato un capolavoro, a te che hai confidenza con Sorabji farà l'effetto di una sonata di Haydn. 

ih! ordinato immediatamente
71O9S3L+uqL.jpg

CD 2006 Music&Arts 017685118623

insieme all'altro
81QbCEAJnBL.jpg

Roman Vlad : Major Works for piano
Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Giuseppe Sinopoli, direttore
Carlo Garante, pianoforte
CD 2008 Music&Arts 017685121722

riferirò.

Per inciso: personalmente non sono affatto un estimatore del pianista C. Grante, tutt'altro, ma questa roba devo averla 🙂

Link to comment
Share on other sites

On 4/6/2024 at 21:48, zippie dice:

Mmh inevitabile: lo Steinway da concerto certo ha la sua ragione, ma ecco intrigarsi di Fazioli, di Steinway D, della setta del Bösendorfer... ma un giorno capitare anche tra antichi Érard, Pleyel, Graz... e quindi il fortepiano, ma poi, è una questione di repertorio, si ripiglierà il clavicembalo, e quindi esploreranno spinetta, clavicordo!... ... 🙂

Un curioso Tafelklavier ieri sera qui:

Rai Radio3 Suite - Magazine 3 giugno 2024 22:00

Il CD ho finito per prenderlo:

81rCG2W33XL.jpg

John Field : Nocturne No. 1÷16
Joanna Leach, square piano [tre esemplari]
CD 1991 Athene 5022736000128

scoprendo giusto le esplorazioni d'epoca della compianta pianista:

81B-hoJJMIL.jpg

Composizioni per tastiera di F. Couperin, W. Bird, G.F. Händel, J.S. Bach, A. Soler, W.A. Mozart, F. Schubert
Joanna Leach, Tafelklavier, spinetta
CD 2008 Athene 809730302626

della quale ho quindi provveduto ad acquisire il D. Scarlatti, sempre su pianoforte a tavolo, uno Stodart 1823, per me un timbro inedito per le care Sonate 🙂

51a9DH91EKL.jpg

CD 2006 Athene 809730302527

Coincidenza in questo mese in edicola il CD allegato alla rivista Suonare News conduce una bella offerta di composizioni pianistiche di Francesco Cilea da parte di Giuseppe Gullotta su Bechstein grancoda del 1874.

a017ec4ac1.jpg

Non è una buona registrazione, e il bravo pianista ne dovrebbe essere irritato quanto me oltre che sorpreso, sentita la qualità anche delle più recenti incisioni veicolate da Michelangeli.

Però son qui che me lo sono ascoltato con piacere e simpatia già la mezza dozzina di volte 🙂

 

Link to comment
Share on other sites

Handel

The Alchemist, HVW 43

CBC Vancouver Orchestra

Monica Huggett

ab67616d00001e025d5f7101e584060949c40f84

Musiche di scena per The Alchemist (1710) di Ben Jonson. Quest'ultima fu probabilmente la prima musica composta da Handel rappresentata in Inghilterra, benché pubblicata anonima. Suono leggero e compatto, duttilità nei tempi, buon equilibrio dei timbri dell'orchestra canadese filologicamente diretta dalla violinista inglese Monica Huggett. E buona domenica...

Link to comment
Share on other sites

18 ore fa, Majaniello dice:

 Chailly a me pare solo un modernista che ad un certo punto, tipo padre Maronno, è diventato un vecchio kappelmeister per ragioni di opportunità.

Non hai tutti i torti e forse è davvero cosi, anche se c'è in lui una parvenza di ricerca filologica (Beethoven con metronomi originali, Brahms "da camera" sugli organici di Meiningen). Ad esempio, ammiro quasi incondizionatamente Nelson Freire ma non posso sentire i suoi concerti di Brahms proprio per l'anonimo accompagnamento di Chailly, spesso davvero greve. Pure le due Serenate sono più che mediocri. Le sinfonie quasi routine. Il suo Werther con Domingo era molto bello, fanatasioso, emotivo, pieno di slancio, però siamo nel teatro d'Opera, ecco.

Link to comment
Share on other sites

3 ore fa, Ives dice:

Non hai tutti i torti e forse è davvero cosi, anche se c'è in lui una parvenza di ricerca filologica (Beethoven con metronomi originali, Brahms "da camera" sugli organici di Meiningen).

Chailly ha un po' l'ossessione per questo tipo di filologia di superficie, ma col tempo ho notato che è quasi un esercizio intellettuale il suo, cioè comunque non lo mette nelle condizioni di cogliere lo spirito di quella musica, che è lo scopo ultimo della filologia... succede anche ora alla Scala, pensiamo a tutto il suo Puccini, dove ha riaperto microtagli, ha proposto degli "ossia" oppure addirittura prime versioni delle opere, è tutto molto interessante ma... perchè? sembra che lo faccia per dire che lo sta facendo. A me semmai interessa più il suo punto di vista "asciutto" su una musica considerata da sempre ultraromantica (punto di vista che non è il mio ideale eh, ma che getta comunque una luce nuova su un testo che ha certamente anche elementi di modernità).

3 ore fa, Ives dice:

Il suo Werther con Domingo era molto bello, fanatasioso, emotivo, pieno di slancio, però siamo nel teatro d'Opera, ecco.

Mai sentito questo. Però Chailly è un grande direttore d'opera, non c'è dubbio. Poi, dipende sempre dagli autori. Il suo Verdi l'ho molto ridimensionato, c'è qualcosa di pesante, di spesso, di legnoso nel suono e nel fraseggio che non mi convince. Chailly è bravissimo nel rapporto col palco, ultimamente è migliorato anche nella scansione dei tempi, ma forse non riesce mai ad essere dionisiaco quando serve, c'è una costruzione anche dietro lo slancio. E' un grande architetto in compenso, che non perde mai il senso delle strutture. 

Poi, quando si è trattato di scegliere la mia versione moderna dell'Apollon, mi sono bastati 20 secondi:

81BjQ7roXUL._UF1000,1000_QL80_.jpg

tra quelle che conosco è l'unica che si avvicina alla versione di Stravinsky stesso, che è una delle mie preferite, tanto per cominciare in termini di scarsa concessione ai sentimentalismi, poi in termini di suono, appunto asciutto e un po' legnoso, e poi per la capacità di conferire alla musica un sorriso enigmatico, perchè Chailly non è il genere di modernista alla Boulez, ha sempre una grande ricchezza di caratteri, almeno nella musica in cui è a suo agio.

Un altro esempio stupendo sono le Kammermusik di Hindemith, marziale nella 5 come un brandeburghese diretto da Shostakovich, jazzy nella 2 con lo spettro di Gershwin in controluce, equivoco nella 7 come se Reger e Stravinsky si incontrassero, ed è sempre arguto e convincente, perchè riesce ad essere razionale ma non freddo ed estetizzante, anzi la direzione di Chailly mi rimanda sempre ad una certa concretezza terrena quasi da porta accanto, come fosse la versione modernista e "per grande orchestra" di certi primi filologi tipo Hogwood o Pinnock.

Non so se mi sono spiegato, nel frattempo mi faccio l'ascolto:

NDYtOTM5OC5qcGVn.jpeg

a tutti dai, ché Hindemith piace a tutti come Bach (spero :D ).

Link to comment
Share on other sites

On 8/6/2024 at 19:56, Majaniello dice:

Ma mica di Bruckner le ha fatte tutte... o no?! Mahler in compenso l'ha registrato sette/otto volte :D credo che ad avere Bruckner integrale tra gli italiani ci sia solo Chailly.

Comunque sì, anche Abbado ci è andato giù duro a grande repertorio. Ma Abbado è un discorso diverso, per me avrebbe potuto risparmiarsi tutto il tardoromanticismo idealista/esistenzialista/espressionista e quindi Tchako, Bruckner, Mahler, Schoenberg e company (ma anche Bartok, Hindemith e qualche altra modernità gratuita) dove mi suona abbastanza insincero e farlocco, e dedicarsi alla musica francese post-impressionista e neoclassica, per la quale era secondo me più portato, ma non era un modernista travestito da direttore romantico.

Io lo vedo più come un mozartiano pre-filologico, stile Walter (non Veltroni, Bruno! :D ), e posso capire che piaccia in Mozart, Schubert, Mendelssohn (almeno quello meno legato a Bach e Beethoven), toh anche in Rossini, e poi ovviamente Brahms, Ravel, Prokofiev e Stravinsky, almeno quelli più giocosi e neoclassici... c'era quella polverosità borghese e finto-intellettuale che giustificava parte del suo percorso.

Abbado non ha registrato tutto Bruckner, ma quello che ha registrato non è certamente da buttare: la sua Quinta è fra le migliori su disco e la Prima non è certo una sinfonia presente nel grande repertorio; più routinarie la Quarta e la Settima, ottima invece la Nona dal vivo a Lucerna.

Mahler è un discorso completamente diverso: molto brevemente, dipende da quello che ci si aspetta di ascoltare. Se si vuole l'approccio di Bernstein o Tennstedt, beh, Abbado è altro. Se si vogliono i modernismi di un Gielen, per non dire di un Hans Zender, anche qui Abbado non è l'uomo giusto. La sua ricerca non di un improbabile punto d'equilibrio fra il Mahler ottocentesco e novecentesco, ma della ricostruzione quasi filologica del mondo viennese di Kraus, Schnitzler e von Hofmannsthal che sta dentro, non dietro, ogni sinfonia mahleriana, può far apparire Abbado fatalmente "insincero", perché il suo non è un approccio né "ingenuo" e "diretto" alla musica di Mahler - se mai ce ne fossero - né mediato dalla "propria" visione del mondo, ma che si sforza di avvicinarsi all'infinito a uno Zeitgeist più che ad un suono. Ho sempre detto che tendo a preferire il primo Mahler di Abbado, ma devo prendere atto che anche altri direttori storici, come Inbal, nelle loro ultime riletture mahleriane sono andati nella stessa direzione di Abbado. E' Chailly che con il mondo di Mahler c'entra poco e non va al di là della superficie, perché forse non gli interessa; e ancor meno gli interessa Bruckner, mi pare che lo abbia detto lui stesso.

Link to comment
Share on other sites

2 ore fa, Florestan dice:

Abbado non ha registrato tutto Bruckner, ma quello che ha registrato non è certamente da buttare: la sua Quinta è fra le migliori su disco e la Prima non è certo una sinfonia presente nel grande repertorio; più routinarie la Quarta e la Settima, ottima invece la Nona dal vivo a Lucerna.

Mahler è un discorso completamente diverso: molto brevemente, dipende da quello che ci si aspetta di ascoltare. Se si vuole l'approccio di Bernstein o Tennstedt, beh, Abbado è altro. Se si vogliono i modernismi di un Gielen, per non dire di un Hans Zender, anche qui Abbado non è l'uomo giusto. La sua ricerca non di un improbabile punto d'equilibrio fra il Mahler ottocentesco e novecentesco, ma della ricostruzione quasi filologica del mondo viennese di Kraus, Schnitzler e von Hofmannsthal che sta dentro, non dietro, ogni sinfonia mahleriana, può far apparire Abbado fatalmente "insincero", perché il suo non è un approccio né "ingenuo" e "diretto" alla musica di Mahler - se mai ce ne fossero - né mediato dalla "propria" visione del mondo, ma che si sforza di avvicinarsi all'infinito a uno Zeitgeist più che ad un suono. Ho sempre detto che tendo a preferire il primo Mahler di Abbado, ma devo prendere atto che anche altri direttori storici, come Inbal, nelle loro ultime riletture mahleriane sono andati nella stessa direzione di Abbado. E' Chailly che con il mondo di Mahler c'entra poco e non va al di là della superficie, perché forse non gli interessa; e ancor meno gli interessa Bruckner, mi pare che lo abbia detto lui stesso.

Ma diciamo esattamente la stessa cosa. Tu parli di ottocentismo, ricostruzione del mondo viennese, zeitgeist... io di polverosita' borghese post-mozartiana, ma insomma è la stessa cosa, solo che tu la racconti come fosse una cosa bella :D di certo in Mahler c'era anche quello ma, come dire, era la parte più sgradevole della storia, sempre per me, si capisce. 

Link to comment
Share on other sites

E direi una fine eccellenza quest'album di bell'Europa 🙂 voce e orchestra da camera:

81YUaAgAnGL.jpg

81y0WI32dOL.jpg

"Soirée"
Magdalena Kožená, mezzo-soprano
Simon Rattkle, piano, conductor
Rec. Jul 2017 Meistersaal, Berlin
CD 2019 Pentatone 827949067167

(il libretto con tutti i testi)

(la coppia è sposata dal 2008)
(per la pronuncia del nome della star morava, cfr ʒ cioè come un j francese)

Link to comment
Share on other sites

18 ore fa, Majaniello dice:

Poi, quando si è trattato di scegliere la mia versione moderna dell'Apollon, mi sono bastati 20 secondi:

tra quelle che conosco è l'unica che si avvicina alla versione di Stravinsky stesso, che è una delle mie preferite, tanto per cominciare in termini di scarsa concessione ai sentimentalismi, poi in termini di suono, appunto asciutto e un po' legnoso, e poi per la capacità di conferire alla musica un sorriso enigmatico, perchè Chailly non è il genere di modernista alla Boulez, ha sempre una grande ricchezza di caratteri, almeno nella musica in cui è a suo agio.

Curioso che scrivi di Apollon e citi Boulez, perché se male non ricordo Pierino il terribile non lo ha mai inciso! E neanche mi meraviglierei se non l'avesse neanche mai diretto. 

Link to comment
Share on other sites

14 minuti fa, Madiel dice:

Curioso che scrivi di Apollon e citi Boulez, perché se male non ricordo Pierino il terribile non lo ha mai inciso! E neanche mi meraviglierei se non l'avesse neanche mai diretto. 

Infatti non c'entra con Apollon, ho tirato fuori il nome di Boulez tanto per prendere un modernista di segno diverso da Chailly giusto per chiarire il concetto, laddove Boulez è estetizzante, analitico, dettagliato, Chailly è concreto e più ricco di sfumature di carattere, più attento al disegno generale. Marmo contro legno, come immagine... Del resto se Boulez sarebbe poco efficace in Apollon o nelle Kammermusik, neanche Chailly ce lo vedo a suonare Debussy o Szymanowski. 

Link to comment
Share on other sites

38 minuti fa, Majaniello dice:

Infatti non c'entra con Apollon, ho tirato fuori il nome di Boulez tanto per prendere un modernista di segno diverso da Chailly giusto per chiarire il concetto, laddove Boulez è estetizzante, analitico, dettagliato, Chailly è concreto e più ricco di sfumature di carattere, più attento al disegno generale. Marmo contro legno, come immagine... Del resto se Boulez sarebbe poco efficace in Apollon o nelle Kammermusik, neanche Chailly ce lo vedo a suonare Debussy o Szymanowski. 

Intendevo che è strano vedere Apollon e Boulez, insieme nello stesso ragionamento. Più in generale, credo che Pierino detestasse tutto lo Stravinsky neoclassico anni venti e trenta, e quando lo avvicinava i risultati erano terribili (v. il suo Pulcinella del 1982).

Link to comment
Share on other sites

17 ore fa, Majaniello dice:

Ma diciamo esattamente la stessa cosa. Tu parli di ottocentismo, ricostruzione del mondo viennese, zeitgeist... io di polverosita' borghese post-mozartiana, ma insomma è la stessa cosa, solo che tu la racconti come fosse una cosa bella :D di certo in Mahler c'era anche quello ma, come dire, era la parte più sgradevole della storia, sempre per me, si capisce. 

Ottocentismo non era certo quello che intendevo; del resto Kraus e Schnitzler, e ci aggiungo pure Musil, tutto erano tranne borghesi polverosi dell'Ottocento. Ma se mi dici che in musica tutto questo si traduce in quello che intendi tu, mi fido. Solo che resto della mia idea: per Mahler ogni sua sinfonia era un universo, e di questo universo Abbado è come un fotografo con il grandangolo e ne lascia fuori abbastanza poco; Bernstein è un fotografo con il 50 mm, tutto è più grande ma fuori dall'inquadratura gli restano più cose. Chailly invece è un fotografo con il teleobiettivo che fa una serie di foto e le mette una accanto all'altra per dare l'impressione della continuità, ma purtroppo i tagli fra le inquadrature si vedono, tutto è molto visibile e grande, ma la prospettiva è compromessa e quello che è in secondo e in terzo piano ha la stessa misura di ciò che sta in primo piano.

Link to comment
Share on other sites

4 ore fa, Florestan dice:

Ottocentismo non era certo quello che intendevo; del resto Kraus e Schnitzler, e ci aggiungo pure Musil, tutto erano tranne borghesi polverosi dell'Ottocento.

Beh borghesi dell'800 lo erano, la polvere dipende dal punto di osservazione... lo so anche io che Mahler è uomo del suo tempo, e ci stava con tutte le scarpe in quel pastone di psicanalisi embrionale, horror vacui, satira sociale, pulsioni verso la modernità miste a pose decadenti ecc, a prescindere da come giudico io questa roba il punto è quello che riesce a tirar fuori l'Abbadone nazionale. 

4 ore fa, Florestan dice:

Ma se mi dici che in musica tutto questo si traduce in quello che intendi tu, mi fido. Solo che resto della mia idea:

Quindi ti fidi o resti della tua idea? :cat_lol: ti dovresti fidare di più, ridurresti un po' di ascolti viennesi che fanno male alla salute. 

4 ore fa, Florestan dice:

per Mahler ogni sua sinfonia era un universo, e di questo universo Abbado è come un fotografo con il grandangolo e ne lascia fuori abbastanza poco

Ah vabbè per te è addirittura il direttore mahleriano ideale, io non solo penso che ci sia nel suo modo di dirigere un appiattimento di tutte le contraddizioni verso un'accettabilita' da poltronissima in abbonamento, ma difetta della qualità maggiore che chiedo ad un mahleriano: la capacità di restituirmi empaticamente il mondo interiore del compositore, a prescindere da qualsiasi considerazione storica. Ma siamo nell'ambito delle percezioni soggettive. Quello di cui invece dubito è lo spessore intellettuale di Abbado, che dovrebbe essere il requisito minimo per fare l'operazione che descrivi tu. Io non ho mai sentito niente di interessante nelle interviste di Abbado, anzi ho trovato spesso una persona che faticava ad esprimersi in un italiano forbito, sarà stato il vezzo della semplicità. 

Link to comment
Share on other sites

19 ore fa, Madiel dice:

Intendevo che è strano vedere Apollon e Boulez, insieme nello stesso ragionamento. Più in generale, credo che Pierino detestasse tutto lo Stravinsky neoclassico anni venti e trenta, e quando lo avvicinava i risultati erano terribili (v. il suo Pulcinella del 1982).

Stavo pensando se io avessi mai ascoltato questo Pulcinella... conosco in compenso questo Pierino "swing":

Per essere un fan di Stravinsky certe opere le ascolto davvero poco, poi le riprendo e mi stupisco di come siano geniali... 

Sentiamo Igor anche:

oddio non una grande esecuzione devo ammettere, se ne vanno un po' ognuno per conto proprio :D però è interessante notare l'urgenza e l'asprezza dell'articolazione, in pratica il contrario della luminosità abbagliante di sopra. Stravinsky lo dirige come se fosse davvero un concerto brandeburghese. Io sono abituato all'Orpheus Chamber che è un po' una via di mezzo in versione intimista.

Link to comment
Share on other sites

4 ore fa, Majaniello dice:

Stavo pensando se io avessi mai ascoltato questo Pulcinella... conosco in compenso questo Pierino "swing":

Per essere un fan di Stravinsky certe opere le ascolto davvero poco, poi le riprendo e mi stupisco di come siano geniali... 

Ce l'ho questo cd, ma non mi piace particolarmente. Il Dumbarton è atomizzato, nell'Ebony Concerto c'è un Pierino di rara insensibilità. Sembrano esercizi di stile, più che esecuzioni. Preferisco Dutoit nel Dumbarton e lo stesso Stravinsky con Goodman nell'Ebony. Il Concerto di Berg non mi è mai piaciuto, l'ho sempre trovato una palla pazzesca :nea:

4 ore fa, Majaniello dice:

Sentiamo Igor anche:

oddio non una grande esecuzione devo ammettere, se ne vanno un po' ognuno per conto proprio :D però è interessante notare l'urgenza e l'asprezza dell'articolazione, in pratica il contrario della luminosità abbagliante di sopra. Stravinsky lo dirige come se fosse davvero un concerto brandeburghese. Io sono abituato all'Orpheus Chamber che è un po' una via di mezzo in versione intimista.

Mamma mia! :D

-----------------

Respighi: Ballata delle gnomidi, poema sinfonico (1919)

The Philharmonia diretta da Geoffrey Simon

Link to comment
Share on other sites

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

  • Recently Browsing   0 members

    • No registered users viewing this page.

×
×
  • Create New...

Important Information

Questo sito o gli strumenti di terzi, usano cookie necessari al funzionamento. Accettando acconsenti al loro utilizzo - Privacy Policy