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Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

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2 ore fa, Majaniello dice:

Qualcosa di diverso dal mio solito:

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ma questo Stockhausen semitonale (a tratti jazzistico!) da dove esce? mi volete dire che c'è qualcosa dove non sembra che vada a casaccio?

Premetto che non conosco il disco in questione, ma nell'ultima produzione di Stockhausen c'è anche un certo ritorno alla melodizzazione più meno di impianto tonale e una certa apertura al jazz, genere peraltro ampiamente praticato dal figlio trombettista Markus, dedicatario di molti pezzi. Quindi non mi stupisco che in quel disco ci siano pezzi del genere che hai descritto.

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1 ora fa, giobar dice:

Premetto che non conosco il disco in questione, ma nell'ultima produzione di Stockhausen c'è anche un certo ritorno alla melodizzazione più meno di impianto tonale e una certa apertura al jazz, genere peraltro ampiamente praticato dal figlio trombettista Markus, dedicatario di molti pezzi. Quindi non mi stupisco che in quel disco ci siano pezzi del genere che hai descritto.

Hai ragione! c'è proprio il figlio nei credits di questa esecuzione:

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L'ascolto non mi è dispiaciuto affatto! Ogni tanto questi nomi dell'avanguardia mi stupiscono... è capitato anche con Xenakis e la stupenda Nekuia (peraltro uno dei pochi suoi brani che attendono ristampa). 

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Seppur caratterizzata dal consueto gesto arioso del direttore, l'Italiana di Paavo ha il solito primo tempo urgente e un po' nevrotico che si ascolta dalla maggior parte degli interpreti di ieri e di oggi, e che a me, che solitamente sono "velocista", stranamente non piace molto, gli toglie cantabilità e... ballabilità! e diminuisce il contrasto col Salterello finale, quello sì a rotta di collo. Nella mia testa l'Italiana guarda più alla Pastorale che all'Eroica, per intenderci, ma evidentemente sto in una minoranza. Pochi infatti i direttori che mi convincono o che si avvicinano: Cantelli e Masur tra quelli di tradizione (anche Maag, a memoria), Norrington tra le hip (già un pelo veloce, ma ben gestito), tuttavia stasera ho beccato un'esecuzione recente che non è niente male:

la prima volta che sento il tema fatto dai violoncelli così in primo piano.

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Mario CASTELNUOVO-TEDESCO
Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 op. 92

Alessandro Marangoni
Malmo Symphony Orchestra
Andrew Mogrelia

Un bel concerto, animato, scintillante, con una parte solistica molto brillante che evoca insieme sia il pianismo di Rachmaninov che certi modi di Prokofiev (concerto n. 1, ad esempio).
Il concerto n. 2 di Castelnuovo-Tedesco pone dei singolari problemi testuali ed editoriali. Nella storia della musica ci sono molti esempi di partiture andate smarrite o distrutte. Per colpa della guerra, di incendi, di smarrimenti in fase di spedizione o trasporto eccetera, anche nel 900 non è rimasta traccia di molte opere, in teoria importanti (fra le altre, una sinfonia di Villa Lobos). Ma di norma si è trattato di opere non ancora pubblicate, di cui si è perso l'unico esemplare realizzato, spesso manoscritto. Invece del concerto in questione è sparita la partitura regolarmente pubblicata.
Dopo la prima esecuzione assoluta del 1939, con la New York Philharmonic diretta da Barbirolli e lo stesso autore alla tastiera, Castelnuovo-Tedesco riuscì a pubblicare il concerto soltanto nel 1961 presso l'editore Forlivesi di Firenze. Purtroppo, però, la sede della casa editrice fu devastata dall'alluvione del 4 novembre 1966 e della partitura ufficiale del concerto n. 2 non fu più trovato nulla.
Alcuni decenni dopo, la musica di Castelnuovo-Tedesco ha cominciato a riscuotere l'interesse di diversi interpreti e qualche pianista ha pensato anche al concerto n. 2, dovendo però affrontare il problema della ricostruzione del testo.
Per primo ci provò il pianista milanese Pietro Massa,  che nel 2009 riuscì a eseguire l'opera in concerto in Germania. La registrazione live del 2010  per la Capriccio è stata la prima uscita del concerto su disco. Massa lavorò su un manoscritto di una versione per due pianoforti  recuperato presso la Library of Congress di Washington grazie all'aiuto della nuora del compositore. La ricerca delle parti orchestrali fu ancora più avventurosa, perché dopo tentativi infruttuosi presso gli archivi della New York Philharmonic e della fondazione Barbirolli, alcune informazioni raccolte presso la Royal Academy di Londra condussero a un fondo presso una biblioteca di Philadelphia, dove furono recuperate un po' di parti orchestrali.
Nuove ricerche furono eseguite qualche anno dopo da Alessandro Marangoni in previsione della registrazione del suo disco coi due concerti per la Naxos. Egli allargò inutilmente le ricerche in Italia, anche presso a SIAE, ma alla fine dovette ripiegare sui materiali di Washington e Philadelphia già usati da Massa, avvalendosi però della collaborazione del musicologo Kile Smith per una migliore ricostruzione della partitura orchestrale.   
Un terzo e ancor più approfondito lavoro è stato curato dal pianista Francesco Maria Moncher, che ne ha proposto trionfalmente gli esiti in un concerto di ieri sera a Cagliari, a chiusura di un grande progetto dedicato in questi mesi a Castelnuovo-Tedesco. In collaborazione con la nipote del compositore, che attualmente ne cura il catalogo e le edizioni, con Alessandro Marangoni e col direttore Sergio Monterisi, Moncher ha lavorato ancora sul manoscritto e sull'edizione  Marangoni, utilizzando però anche la registrazione (sorprendentemente buona)  della prima esecuzione assoluta del concerto, nel frattempo pubblicata su youtube. Chissà che a questo punto non si giunga finalmente a una nuova pubblicazione che darebbe maggiori possibilità di esecuzione a un'opera di non trascurabile importanza.  

 

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Schubert: le sinfonie, de Vriend

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A mio parere, la migliore edizione di compromesso fra le esecuzioni HIP e quelle tradizionali. Ma oltre a questo, qui c'è molto di più: c'è la bellezza melodica, l'entusiasmo giovanile e la tragedia senza conciliazione della maturità di questi capolavori, superbamente interpretata e resa.

 

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Gioachino ROSSINI
L'italiana in Algeri

Samuel Ramey - Kathleen Battle - Nicola Zaccaria
Ernesto Palacio - Marilyn Horne - Domenico Trimarchi

Coro filarmonico di Praga
I Solisti veneti
Claudio Scimone

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20 ore fa, Florestan dice:

Schubert: le sinfonie, de Vriend

A mio parere, la migliore edizione di compromesso fra le esecuzioni HIP e quelle tradizionali. Ma oltre a questo, qui c'è molto di più: c'è la bellezza melodica, l'entusiasmo giovanile e la tragedia senza conciliazione della maturità di questi capolavori, superbamente interpretata e resa.

Bella integrale, hip oriented, con mix di strumenti moderni e ottoni d'epoca, visione flessibile e immediata, ma forse l'orchestra ha un suono un pò troppo convenzionale, continuo a preferire, seppur di poco, l'integrale di Holliger. C'è in cantiere anche Schumann ma con l'orchestra di Stavanger...

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4 ore fa, Ives dice:

Bella integrale, hip oriented, con mix di strumenti moderni e ottoni d'epoca, visione flessibile e immediata, ma forse l'orchestra ha un suono un pò troppo convenzionale, continuo a preferire, seppur di poco, l'integrale di Holliger. C'è in cantiere anche Schumann ma con l'orchestra di Stavanger...

Il mio problema con de Vriend è che suona un po' troppo patinato, come suono e come fraseggio... quell'integrale recente di Holliger deve essere valida, nonostante l'età del direttore! io ne ho ascoltato solo alcuni stralci... non sottovaluterei il vecchio Immerseel, che secondo me fa un lavoro anche superiore rispetto a quello fatto con Beethoven.

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Di Immerseel c'è anche un cofanetto bellissimo con diversa musica da camera (su Alpha). Quando uscì, breve entusiasmo per Minko, oggi direi impeccabili ma senz'anima, conoscevo anche Harno ma oggi lo troverei troppo affettato.

Per me le sinfonie di Schubert sono tutt'altro che irrinunciabili, ma recentemente ho riascoltato la 6 con grande gusto e non me lo aspettavo... ecco trovatemi per piacere un'edizione hip che stacchi questo tempo qui nel finale, tutti lo fanno come un polveroso minuetto viennese, quando suonato nel tempo (secondo me) più logico viene fuori uno spassoso omaggio a Rossini:

anche Muti lo fa così, solo che lui nei "forte" suona un po' troppo verdiano (coi Wiener poi..), Menuhin almeno ha un'orchestra da camera (e come direttore di questo repertorio leggero non era niente male!).   

4 ore fa, Ives dice:

C'è in cantiere anche Schumann ma con l'orchestra di Stavanger...

Chissà, Schumann hip non lo sa fare nessuno, forse perchè è approcciato con una mentalità post-barocca che è proprio sbagliata... dopo tante ricerche sono riuscito ad ascoltare Goodman, alcune cose belle ma un secondo dopo tempi insensati, squilibri, frasi che si accicciano... serve più libertà e più respiro, serve assecondare con la bacchetta tutte le asimmetrie formali, non è Mendelssohn, che suona quasi per conto suo come fosse Bach. Benchè sia un po' grigietto (come molte sue cose), se devo scegliere prendo questo:

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da non confondere con le ultime registrazioni (che ho trovato pessime). Herreweghe è un po' come Abbado, sembra che non sia mai coinvolto al 100%, eppure sa (sapeva) come fare tutto per bene. Per le traditional direi Bernstein DG (l'unico Bernstein "tedesco" che mi piace davvero, tolto Mahler ovviamente).

PS: a proposito di Mendelssohn, l'altra sera mentre ero alle prese con Paavo Spotify mi ha suggerito queste registrazioni di Manze che ho trovato davvero ben fatte:

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e se comincio ad amare registrazioni così educate sarà che sto proprio invecchiando!

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Mai sentito Immerseel in Schubert. Menuhin molto fresco e frizzante, possiede un fraseggio serratissimo, l'orchestra non è però il massimo della raffinatezza, ma alla fine in effetti funziona hai ragione, quantomeno dovrebbe nelle prime sinfonie, segnalazione che avevi già fatto ma che mi sono perso, evidentemente. Schumann/Herreweghe ce l'ho pure fisicamente, sempre sponsorizzato, a un primo approccio pare grigio e pesante, ma poi decolla; cosi come Goodman, che a me invece piace, bello solido, fantasioso e dal suono materico. Se ti piace Manze che fa il romanticismo, si, stai proprio invecchiando 😃 su Mendelssohn hip, io vado con il povero Thomas Fey.

Ma chi usa firefox? Oggi ho tutti i tasti bloccati e non posso disconnettere...🤨

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6 ore fa, Majaniello dice:

ecco trovatemi per piacere un'edizione hip che stacchi questo tempo qui nel finale, tutti lo fanno come un polveroso minuetto viennese, quando suonato nel tempo (secondo me) più logico viene fuori uno spassoso omaggio a Rossini:

anche Muti lo fa così, solo che lui nei "forte" suona un po' troppo verdiano (coi Wiener poi..), Menuhin almeno ha un'orchestra da camera (e come direttore di questo repertorio leggero non era niente male!).  

AHEM :rolleyes::D

 

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On 11/5/2024 at 23:10, Majaniello dice:

Grandi ascolti majaniellici quest'oggi, tutto stupendo:

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Si ascolta proprio bella musica in questo forum! @Majaniello quest'opera in particolare ha attirato la mia attenzione, essendo che in questi giorni sono proteso alla lirica. Ne ho ascoltato qualche estratto, bella scoperta! Grazie della condivisione.

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3 ore fa, Snorlax dice:

AHEM :rolleyes::D

 

eheheh Maazel probabilmente è il più rapido di tutti! (nell'edizione recente anche troppo rapido), ma sembra che negli anni '60 e '70 non fosse infrequente staccare tempi più spediti. Per questo ho specificato "hip", perchè pare ci sia stata un'inversione di tendenza in epoca recente (e dire che di solito accade al contrario, nello storicamente informato si corre di più). Non so se esiste un metronomo originale, penso banalmente che sia la dicitura "allegro moderato" a portare a tempi più rilassati, però una scrittura in tempo binario (2/4) dove il sedicesimo è il valore più piccolo, non si può forse intendere come un 4/8 "tagliato"? e quindi il "moderato" servirebbe a frenare un tempo che in realtà va pensato in ottavi (non so se mi spiego :D ), ma al di là di questo, la sinfonia è classicissima e dovrebbe prevedere un'accelerazione sul finale, e pure la scrittura rievoca rossinismi abbastanza esplicitamente. Ad un certo punto il contesto dovrebbe suggerire il significato di certe notazioni. 

1 ora fa, Vigione dice:

Si ascolta proprio bella musica in questo forum! @Majaniello quest'opera in particolare ha attirato la mia attenzione, essendo che in questi giorni sono proteso alla lirica. Ne ho ascoltato qualche estratto, bella scoperta! Grazie della condivisione.

E' un'uscita freschissima e di grande qualità esecutiva, come la maggior parte di quelle firmate Rousset. C'è da dire che Cimarosa è un compositore praticamente inesplorato, i titoli che girano sono quasi sempre i soliti, a fronte di una produzione impressionante. La Naxos ha riempito sette cd di sue ouverture, e non credo siano neanche tutte. E ad ogni ouverture corrisponde un'opera ovviamente! Benchè nell'opera seria non sia stato esattamente il più moderno (anche per sua ammissione), aveva una tale facilità di scrittura che anche in un soggetto metastasiano trito come Olimpiade offre un bel saggio di sapienza melodica tipicamente italiana che vale un ascolto. Un esempio a caso:

 

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Maazel troppo nevrotico per i miei gusti, mi pare che i direttori hip tendano a rallentare, in fondo è un "Allegro moderato" schubertiano...

Schubert

Sinfonie 6 D589

Frankfurt Radio Symphony

Antonello Manacorda

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30 minuti fa, Ives dice:

Schubert

Sinfonie 6 D589

Frankfurt Radio Symphony

Antonello Manacorda

Le registrazioni di Manacorda su Sony sembrano molto belle (Beethoven, Schubert, Mendelssohn), non ho ascoltato con attenzione ma piluccando ho avuto una bella impressione. 

18 ore fa, Ives dice:

su Mendelssohn hip, io vado con il povero Thomas Fey.

Anche io mi sono fatto bastare quelle fino ad ora, sia perchè non le ascolto granchè, sia anche perchè erano le uniche hip fino a qualche anno fa! un po' carente sul piano del romanticismo, molto bravo però sulle sinfonie più beethoveniane.

A proposito di repertorio, le mie sinfonie di Mozart preferite:

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non so che è successo a Minasi, altrove un interprete valido, qui sembra posseduto da Mengelberg :D tanto chiasso (sembra anche ci sia una sgradevole compressione in post-produzione) e alcune variazioni agogiche così nonsense che ho dovuto bloccare la riproduzione e mandare indietro perchè pensavo fosse successo qualcosa a Spotify (giuro!). Peccato perchè il suono bello pieno di quest'ensamble mi piace, e lo spirito festoso e arrembante è quello giusto. Ho ascoltato il primo movimento della Praga.

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Stravinsky: Le Roi des étoiles (1911)

Stravinsky: Le Sacre Du Printemps; Le Roi Des Étoiles - Music - Shop Ireland

Oltre a un meraviglioso Sacre, il buon Tilson Thomas ha abbinato anche un Re delle stelle perfetto! :o Questo disco è da 10 e lode!

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4 ore fa, Majaniello dice:

non so che è successo a Minasi, altrove un interprete valido, qui sembra posseduto da Mengelberg :D tanto chiasso (sembra anche ci sia una sgradevole compressione in post-produzione) e alcune variazioni agogiche così nonsense che ho dovuto bloccare la riproduzione e mandare indietro perchè pensavo fosse successo qualcosa a Spotify (giuro!). Peccato perchè il suono bello pieno di quest'ensamble mi piace, e lo spirito festoso e arrembante è quello giusto. Ho ascoltato il primo movimento della Praga.

Lo ignoro come direttore sinfonico. Di contro, è un violinista barocco fenomenale, solitamente molto "appassionato" nelle sue letture. Un CD strepitoso tra i tanti...

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21 minuti fa, Ives dice:

Lo ignoro come direttore sinfonico. Di contro, è un violinista barocco fenomenale, solitamente molto "appassionato" nelle sue letture. Un CD strepitoso tra i tanti...

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E purtroppo le sue uscite come violinista, sia in concerto che in disco, si stanno riducendo moltissimo. Uno dei tanti bravissimi violinisti che abbandonano l'archetto per la bacchetta. E' un fenomeno curioso. Peraltro Minasi sta avendo ottime critiche anche come direttore, sebbene neanche io lo abbia mai sentito in tale veste. Una delle prime, strepitose incisioni di  Minasi come violinista, è questa, relativa oltre tutto a un autore poco conosciuto ma assai meritevole di ascolto.

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On 12/5/2024 at 17:49, giobar dice:

Gioachino ROSSINI
L'italiana in Algeri

Samuel Ramey - Kathleen Battle - Nicola Zaccaria
Ernesto Palacio - Marilyn Horne - Domenico Trimarchi

Coro filarmonico di Praga
I Solisti veneti
Claudio Scimone

Edizione tutto sommato pregevole, Giobar, anche se con qualche pecca. L'incisione è dell'80. Simone dirige i Solisti Veneti con precisione e leggerezza ma manca della "verve" e dello slancio che in Rossini sono basilari. Il tenore Palacio è spedito ed elegante solo quando canta in falsetto mentre a piena voce, per lacune tecniche, risulta duro e forzato. Delle voci gravi maschili Ramey è ottimo per tecnica e mezzi, Zaccaria, pur con mezzi vocali inferiori, è corretto, mentre Domenico Trimarchi è censurabile sia per la voce usurata che per il gusto volgare. Quanto alla Horne la sua prova appare discutibile nei recitativi, eccessivamente caricati, mentre nei cantabili è inappuntabile dimostrando una classe superiore. Qui la ascoltiamo in un live di sei anni dopo diretto da Levine.

 

 

 

 

 

 

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