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Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

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13 ore fa, giobar dice:

Volevate un tenore bravo?

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Wunderlich, hai detto niente! neanche di questa ero al corrente...

1 ora fa, Ives dice:

Karajan era un fantastico drammaturgo del suono, e questo donava una plasticità impareggiabile alle sue esecuzioni, riuscite o meno.

Questo, se ho capito il senso, è vero, soprattutto nelle sue specialità (Wagner, Strauss ecc, ma anche nel tardo Verdi) si apprezza una capacità "registica" (o meglio da direttore della fotografia) totalmente nuova. Ho come l'idea che lui riuscisse ad allargare il campo o a zoomare sugli eventi musicali, a illuminare od oscurare le frasi solo attraverso il suono. Questo è particolarmente vero dalla seconda metà dei '60 e per tutti i '70. Come regista in senso letterale di direttore di scena era di una ingenuità quasi tenera, ma come regista del suono era assai sofisticato, e penso che per lui il momento della post-produzione in studio fosse parte integrante della creazione artistica. Il suo limite è che da un punto in poi sembrò curarsi ossessivamente solo di quest'aspetto di scolpitura ed illuminazione, perdendo di vista la sostanza. Del resto era un wagneriano 2.0, che aveva perso il contenuto filosofico del Wagner-pensiero ma aveva spinto quello estetico al massimo, aggiornandolo all'era dell'hi-tech.

Comunque di Lo Re vidi anche questo video molto interessante:

Lo Re afferma, col suo solito eccessivo pudore, di preferire la Netrebko alla Callas... in Casta Diva! e giù polemiche pure qui... ma la cosa che mi ha colpito è che nella sua analisi, a mio avviso circostanziata, non tira mai in ballo la tecnica vocale, nel senso di emissione, intonazione ecc. Considera ad esempio l'adesione al testo musicale, l'evoluzione dello stile, la bellezza del timbro, le scelte nel fraseggio e nella gestione della struttura dell'aria... insomma penso che il senso del video sia molto più profondo di quel che appare: se si considerano parametri di giudizio diversi dai soliti con cui giudichiamo le performances liriche si può anche ribaltare un risultato che sulla carta potrebbe apparire telefonato. Almeno io l'ho letta così. 

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18 ore fa, giobar dice:

Un confronto con quest'altra? (peraltro mi chiedo come farebbe Cura se il nome della mezzosoprano non fosse un trisillabo...)

 

Eccoti accontentato Giobar. Olga è bisillabo e il tenore non può gigionare  come com le altre due.

 

Un confronto fra le tre donne?

La Voudouraki ha meno voce rispetto alle due russe ma ci mette l'anima, sfoggiando un "legato" alquanto sensuale. Inoltre esibisce una gamma dinamica più varia e non forza mai, laddove la Shamaeva ripropone il canto timbratissimo ma duro e monocorde della Obraszova e, come quella, pigia sui gravi senza ritegno. Olga Borodina vanta una cavata piena e morbida, ma la sua esecuzione appare trasognata fino a rasentare l'inerzia.

E' curioso come José Cura adatti la sua vocalità alle caratteristiche di ciascuna delle sue tre partner, facendo loro, per così dire, "da specchio", nel bene e nel male.

 

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Ockeghem, Missa "Ecce Ancilla Domine" (Pro Cantione Antiqua, Collegium Aureum e Bläserkreis für Alte Musik / Bruno Turner). Un altro di quei dischi che giacevano inascoltati da tanto tempo, e che adesso posso "ripassarmi" grazie al nuovo lettore CD :o :o .

A quanti debba controdediche.

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5 ore fa, Majaniello dice:

 

Comunque di Lo Re vidi anche questo video molto interessante:

Lo Re afferma, col suo solito eccessivo pudore, di preferire la Netrebko alla Callas... in Casta Diva! e giù polemiche pure qui... ma la cosa che mi ha colpito è che nella sua analisi, a mio avviso circostanziata, non tira mai in ballo la tecnica vocale, nel senso di emissione, intonazione ecc. Considera ad esempio l'adesione al testo musicale, l'evoluzione dello stile, la bellezza del timbro, le scelte nel fraseggio e nella gestione della struttura dell'aria... insomma penso che il senso del video sia molto più profondo di quel che appare: se si considerano parametri di giudizio diversi dai soliti con cui giudichiamo le performances liriche si può anche ribaltare un risultato che sulla carta potrebbe apparire telefonato. Almeno io l'ho letta così. 

Lo Re, Maja, dice cose condivisibili ma non accenna alla differenza più importante fra l'esecuzione della Callas e quella della Netrebko: la tensione e la tenuta della linea di canto.

Entrambe le cantanti hanno un buon appoggio e, quanto a bellezza timbrica, la Netrebko vince a mani basse. L'assetto tecnico della Callas però è magistrale e nettamente superiore a quello della soprano russa: questo le consente di ottenere una linea di canto continua e omogenea mentre quella della Netrebko appare frammentata da indugi, talora anche virtuosistici, ma che determinano un calo della tensione drammatica. In altre parole: la Netrebko canta bene ma, qua e là, bamboleggia un po'. La Callas invece è sempre lì, eloquente, soggiogante, tutta dentro nel personaggio.

 

 

 

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4 ore fa, Pinkerton dice:

Eccoti accontentato Giobar. Olga è bisillabo e il tenore non può gigionare  come com le altre due.

 

Un confronto fra le tre donne?

La Vouduoraki ha meno voce rispetto alle due russe ma ci mette l'anima, sfoggiando un "legato" alquanto sensuale. Inoltre esibisce una gamma dinamica più varia e non forza mai, laddove la Shamaeva ripropone il canto timbratissimo ma duro e monocorde della Obraszova e, come quella, pigia sui gravi senza ritegno. Olga Borodina vanta una cavata piena e morbida, ma la sua esecuzione appare trasognata fino a rasentare l'inerzia.

E' curioso come José Cura adatti la sua vocalità alle caratteristiche di ciascuna delle sue tre partner, facendo loro, per così dire, "da specchio", nel bene e nel male.

 

:lol: in realtà pensavo a qualche corposo quadrisillabo come Jaroslava o a pentasillabi come Ekaterina o Elisabetta :lol:

E grazie per la precisa disamina

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Stravinsky e Gide ebbero dei rapporti assai complicati durante la stesura del testo di Perséphone. C'è una cura assoluta nella prosodia, e la musica si adatta alle parole come un vestito. L'aurea apollinea dell'opera deriva proprio da questo equilibrio, la lingua francese colta e aulica di Gide che si completa con una scrittura musicale calibrata al massimo. L'una non ha senso senza l'altra, a differenza dell'Oedipus Rex, in cui musica e testo sono autosufficienti. Tale caratteristica rende Perséphone unica nel suo genere, è il frutto di una dura lotta tra due geni opposti che alla fine si conciliano per un fine espressivo superiore. Tradurre il testo in altra lingua è un vero assassinio, figurarsi in tedesco! :mellow:

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2 ore fa, Madiel dice:

Stravinsky e Gide ebbero dei rapporti assai complicati durante la stesura del testo di Perséphone. C'è una cura assoluta nella prosodia, e la musica si adatta alle parole come un vestito. L'aurea apollinea dell'opera deriva proprio da questo equilibrio, la lingua francese colta e aulica di Gide che si completa con una scrittura musicale calibrata al massimo. L'una non ha senso senza l'altra, a differenza dell'Oedipus Rex, in cui musica e testo sono autosufficienti. Tale caratteristica rende Perséphone unica nel suo genere, è il frutto di una dura lotta tra due geni opposti che alla fine si conciliano per un fine espressivo superiore. Tradurre il testo in altra lingua è un vero assassinio, figurarsi in tedesco! :mellow:

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Ah, la musica di Milhaud, lieve e arguta, profumata come i campi di lavanda dell'amata Provenza...

 

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On 1/5/2024 at 12:11, Majaniello dice:

Lo Re afferma, col suo solito eccessivo pudore, di preferire la Netrebko alla Callas... in Casta Diva! e giù polemiche pure qui... ma la cosa che mi ha colpito è che nella sua analisi, a mio avviso circostanziata, non tira mai in ballo la tecnica vocale, nel senso di emissione, intonazione ecc. Considera ad esempio l'adesione al testo musicale, l'evoluzione dello stile, la bellezza del timbro, le scelte nel fraseggio e nella gestione della struttura dell'aria... insomma penso che il senso del video sia molto più profondo di quel che appare: se si considerano parametri di giudizio diversi dai soliti con cui giudichiamo le performances liriche si può anche ribaltare un risultato che sulla carta potrebbe apparire telefonato. Almeno io l'ho letta così. 

Oddio, dati quei parametri di giudizio, alla fine pure io preferisco la Netrebko...😮

°°°°°°

Martin

Mass for double choir

RIAS Kammerchor

Daniel Reuss

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15 ore fa, il viandante del sud dice:

Ah, la musica di Milhaud, lieve e arguta, profumata come i campi di lavanda dell'amata Provenza...

Eh, il solito viandante nostalgico! :P 

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Alfano: Una danza, per orchestra (1948-1950)

ALFANO, F.: Suite Romantica / Una danza / Nenia / .. - 8.574533 | Discover  more releases from Naxos

Piena di rimandi impressionistici !

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2 ore fa, Ives dice:

Oddio, dati quei parametri di giudizio, alla fine pure io preferisco la Netrebko...😮

Il sempre ottimo Lo Re, però, non è sempre preciso in quello che dice. A volte fa qualche imprecisione storica o cronologica, sulla quale imbastisce dei commenti fuorvianti. Nulla di grave sia chiaro, però se si fa divulgazione bisogna essere precisi. Per esempio, in uno dei suoi due ottimi video sulle collaborazioni mancate tra compositori classici e cinema parla del buco nell'acqua di Stravinsky nel 1942, chiedendosi come mai Hollywood si sia accorta di lui così tardi considerato che viveva negli USA dal 1935! Sbagliato, perché Stravinsky approdò in USA definitivamente solo nel 1940. Nel 1934 aveva ottenuto la cittadinanza francese, che senso aveva prendere residenza da straniero negli USA già nel 1935? Vero è, piuttosto, che a partire dai primi anni venti fece periodiche tournées americane. I tentativi per il cinema americano del nostro furono almeno tre, per quanto ne so: un film per Wells da cui trasse poi Ode (pezzo tra i migliori di quegli anni), una specie di collaborazione esterna per Disney molto nota e finita malissimo, e un altro film di guerra (quello che tratta nel suo video e da cui trasse i bruttini Four Norvegian Moods).

Mi piace anche ritenga Tansman un compositore maggiore, perché è vero! Nel video in cui accenna ai due (cioè Tansman e Stravinsky) per i rapporti che ebbero nel cinema americano, dimentica però un particolare: erano molto amici e si conoscevano bene già in Francia. Da come descrive il loro rapporto dà la sensazione sbagliata che abbiano preso a frequentarsi solo a Los Angeles. Tra l'altro, Tansman scrisse anche un libro di critica sul celebre collega nel 1948, aveva una ammirazione smodata per Stravinsky. 

Per quanto mi riguarda, avrei approfondito i rapporti cinematografici di Schoenberg e anche di Schreker negli anni trenta. Oppure di Hindemith - anche se con questo grande compositore non si può parlare di fallimento, perché scrisse abbastanza per il cinema almeno da giovane. Insomma, la materia è bella tosta !

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Bela BARTOK
Sonata per due pienoforti e percussione

Maria Yudina e Viktor Derevianko, pianoforti
Valentin Sneguirev e Ruslan Nikulin, percussione

Esecuzione formidabile e sfrenata, che raggiunge vertici di aggressività selvaggia accompagnati da pause di riflessione quasi metafisiche

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Stravinsky: Le Sacre

Lucerna Festival Orchestra, Chailly

No, non ci siamo :umnik2: Non brutta, ma neanche attraente, è una Primavera piovosa e fangosa come quella che stiamo vivendo in questi giorni.

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On 1/5/2024 at 15:04, Pinkerton dice:

Lo Re, Maja, dice cose condivisibili ma non accenna alla differenza più importante fra l'esecuzione della Callas e quella della Netrebko: la tensione e la tenuta della linea di canto.

Entrambe le cantanti hanno un buon appoggio e, quanto a bellezza timbrica, la Netrebko vince a mani basse. L'assetto tecnico della Callas però è magistrale e nettamente superiore a quello della soprano russa: questo le consente di ottenere una linea di canto continua e omogenea mentre quella della Netrebko appare frammentata da indugi, talora anche virtuosistici, ma che determinano un calo della tensione drammatica. In altre parole: la Netrebko canta bene ma, qua e là, bamboleggia un po'. La Callas invece è sempre lì, eloquente, soggiogante, tutta dentro nel personaggio.

 

 

 

Beninteso Pink, a me piace più Maria, anzi dirò che in Norma specialmente non riesco ad ascoltare nessun'altra. Ne facevo una questione di principio, se uno cambia i criteri di analisi cambiano anche i riferimenti. 

 

4 ore fa, Madiel dice:

Eh, il solito viandante nostalgico! :P 

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Alfano: Una danza, per orchestra (1948-1950)

ALFANO, F.: Suite Romantica / Una danza / Nenia / .. - 8.574533 | Discover  more releases from Naxos

Piena di rimandi impressionistici !

Mad ti è piaciuta la suite? (l'unica che ho ascoltato). 

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2 ore fa, Majaniello dice:

Mad ti è piaciuta la suite? (l'unica che ho ascoltato). 

Non l'ho ancora sentita, mi sono concentrato sulla Danza e il Divertimento, perché sono lavori della maturità piuttosto rari. La Danza è molto bella, calda e sensuale, ma non particolarmente moderna. Lo stile è tipico francese degli anni dieci-venti, pieno di rimandi all'impressionismo, a Dukas e a Ravel. Ottimo il Divertimento, un contributo originale al neoclassicismo italiano dei primi anni trenta, un Alfano meno sensuale e più squadrato. Nenia e Amour sono pezzi riempitivi del cd, nulla di particolare da segnalare.

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3 ore fa, Majaniello dice:

Beninteso Pink, a me piace più Maria, anzi dirò che in Norma specialmente non riesco ad ascoltare nessun'altra. Ne facevo una questione di principio, se uno cambia i criteri di analisi cambiano anche i riferimenti. 

Certo Maja, ogni personaggio va interpretato ed eseguito adeguatamente.

Se la partitura di Norma si limitasse al "Casta diva" la Netrebko, pur senza essere la Callas, sarebbe una Norma di tutto rispetto .

Però l' "Andante sostenuto assai" "Casta diva", tutto sommato, non presenta ardue difficoltà tecniche e un buon soprano lirico dalla voce piena come lei ne può venire fuori bene.

Ma Norma è una parte di soprano drammatico di agilità e questo lo si vede subito dopo l'aria del 1° Atto, nella cabaletta "Ah bello a me ritorna" che, invece, richiede un bagaglio tecnico di alto livello. Qui la Netrebko è chiaramente a disagio, e le agilità del brano la mettono alle corde.

 

La Callas invece qui può fare tesoro del suo magistero tecnico e ci offre un'esecuzione memorabile, fluida e incisiva a un tempo, in cui le difficoltà tecniche sono risolte in termini di pura espressività:

 

 

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Alfano: Suite Romantica per orchestra (1906/1908)

Suite romantica; Una danza: Davide Vendramin: Amazon.it: CD e Vinili}

Ohibò, ma questa è musica per un dramma teatrale mai scritto! Un Alfano epico, narrativo al massimo, che crea atmosfere impregnate di memoria (per esempio nel magnifico terzo movimento Nel chiostro abbandonato !) Musica eccellente, orchestrata da maestro, ma non è musica assoluta - non è un difetto, sia chiaro! Grazioli sempre bravissimo, per me uno dei migliori direttori italiani sulla piazza nel repertorio sinfonico nazionale novecentesco, idiomatico e flessibile nel dare un accento diverso a ogni movimento.

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Carlos CHAVEZ
Toccata per orchestra

Claudia Coonce, oboe
Orchestra sinfonica dello stato del Messico
Enrique Batiz

Pezzo sorprendente che si apre con una lunghissima e affascinante monodia dell'oboe. Si devono aspettare più di due minuti prima che inizi la risposta di un fagotto solo e poi un placido arabesco di strumenti a fiato sul pizzicato degli archi. Solo dopo un altro po' l'orchestra si scatena così da rendere ragione del titolo del pezzo.

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1 ora fa, il viandante del sud dice:

Questo cd finirà presto nel carrello.

Se vuoi (volete) approfondire l'Alfano sinfonico, anche questo:

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Molto bello questo cd, ce l'ho! Mi piace in particolare la 2a Sinfonia! In genere, i lavori sinfonici di Alfano sono molto ben fatti, forse meno originali di autori italiani come Casella o Malipiero, ma sempre ben confezionati e condotti con mano sicura. Autore che va senz'altro rivalutato. 

Io sono alle prese con questo altro pezzo alfaniano tratto dal cd sopra citato:

Divertimento per orchestra ridotta e pianoforte obbligato (1934)

E' un tipico pezzo alfaniano, ma da cui ha tolto ogni scoria post romantica e reso scattante i ritmi (specie nel turbinoso finale). Un tipico lavoro del neoclassicismo italiano di quegli anni, ma senza fare citazioni o il verso a qualche genere del passato. Novecento neoclassico sic et simpliciter, purezza di linee e leggerezza dell'orchestrazione quasi fosse una trasposizione sonora di certi mobili déco del periodo.

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