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Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

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Ieri sera ascoltavo Prosseda parlare di Pollini e dei suoi punti di forza, sostanzialmente la capacità di mantenere viva la tensione, di non essere mai indulgente e autoriferito nel fraseggio, di conservare e trasmettere l'integrità della struttura di un pezzo. Mi è venuto in testa che Pollini, non avesse avuto pregiudizi culturali, sarebbe stato un eccellente interprete di Alkan:

del resto mi sono spiegato come mai in genere nei piccoli pezzi, specie in quelli "di carattere", al netto di qualche suggestione pre-impressionista non mi dice assolutamente nulla, mentre in sonate come questa (molto alkaniana, col senno di poi, a partire dal titolo) lo trovo convincente ancora oggi:

un pezzo di Schumann che peraltro si sono sempre filati in pochi e che era diventato invece uno dei cavalli di battaglia di Pollini, forse non a caso.

Inspiegabile per me anche l'assenza dal repertorio di Busoni (vedi Hammerklavier o secondo concerto di Brahms per avere un'idea), così come la limitatissima frequentazione di un gigante del pianoforte come Prokofiev, altro autore dove il classicismo rimane sempre una solida base sotto traccia e si coniuga perfettamente con la modernità:

Anche meglio della SSV o di Darmstadt, repertorio affrontato quasi come esercizio intellettuale. 

°°°°

Ora, un altro concerto del fanta-Pollini (questo proprio improbabile):

a confronto del 3 questo si beve come un concerto di Mozart, e direi che è il mio preferito.

 

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4 ore fa, giobar dice:

Ho scoperto qualche giorno fa i video di Prosseda su youtube. E' un divulgatore bravissimo

Io lo seguo da un po', è molto interessante se si ama il pianoforte e i video sono fatti molto bene a livello di montaggio e post-produzione. Durante la pandemia trasmetteva da casa con la moglie, che come è noto è anche lei pianista ("Casa Prosseda" il format, molto carino e più informale dei video divulgativi che pubblica di solito).

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2 ore fa, Majaniello dice:

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eccellente collezione. 

Petrov è stato un grande interprete di Prokofiev, meno noto in Occidente di Bronfman e dei soliti noti, ma non meno valido. La sua integrale sonatistica, ancora oggi, è un modello di equilibrio e aderenza alle intenzioni del compositore, meno rutilante di un Raekallio ma più profondo.

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Steve REICH
Eight Lines

Bang on a Can
Bradley Ludman

In genere Reich mi garba, a volte pure tanto. Ma "quandoque bonus dormitat Homerus"... Stavolta il trascolorare dei timbri e il gioco di sfumature strumentali non bastano. Sbadigli

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On 23/4/2024 at 09:50, Majaniello dice:

Ora, un altro concerto del fanta-Pollini (questo proprio improbabile):

a confronto del 3 questo si beve come un concerto di Mozart, e direi che è il mio preferito.

Compositore troppo "folk" per l'intellettuale Pollini ! A me, invece, i concerti per pianoforte di Sklakottas piacciono tutti, con predilezione per i primi due.

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Guerra-Peixe: A Retirada da Laguna, Suite per orchestra (1971)

GUERRA-PEIXE, C.: Retirada da Laguna (A) / Violin .. - 8.573924 | Discover  more releases from Naxos

Le varie suites dell'autore brasiliano con titoli a noi europei un po' sibillini, in realtà sono dei veri e propri poemi sinfonici a episodi riferiti a storie locali, a fenomeni naturali o culturali brasiliani. Nel caso specifico, La Retirata è ispirata a un libro che narra gli avvenimenti della guerra tra Brasile e Paraguay a metà del XIX secolo. Lavoro che sposa alla perfezione la corrente nazionalista brasiliana, in auge per qualche decennio in quel paese a partire dal 1930 e che tentava di portare avanti certe idee poetiche di Villa-Lobos. Una terza via, che non fosse nettamente neoclassica o d'avanguardia come in Europa. Nel caso di Guerra-Peixe è ancora più interessante perché aveva esordito come compositore serialista, ma che a un certo punto attorno agli anni cinquanta abbandona la ricerca per ripiegare su uno stile diretto, popolare, consonante, colorato e di solido artigianato.

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4 minuti fa, Madiel dice:

Guerra-Peixe: A Retirada da Laguna, Suite per orchestra (1971)

L'ho ascoltata ieri attratto dalla copertina e dal titolo... musica semplice ma davvero gustosa, specie a livello melodico e coloristico.

 

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8 minuti fa, Pollini dice:

Lunedì dovrò accompagnare una scolaresca ad assistere a Teatro alla "Turandot" di Puccini, quindi ripassiamocela:

A quanti debba controdediche.

Dopo quasi sessant'anni, Zubin Mehta sta ancora dirigendo Turandot! Inossidabile :o

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Wagner: Rienzi, l'ultimo dei tribuni, Ouverture

RICHARD WAGNER - Wiener Philharmoniker Karl Böhm Ouvertures Et Préludes  (Rienz EUR 6,78 - PicClick IT

bum bum bum, ci dava dentro con i piatti e la grancassa, altro che Verdi! 🤣

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10 ore fa, Majaniello dice:

 

Visto ieri sera e sinceramente mi ha innervosito non poco, tant'è che ho faticato ad addormentarmi. Con tutto rispetto per lo youtuber in questione - che tra l'altro mi pare essere un professionista del settore - lo trovo un concentrato di luoghi comuni e di banalità sul musicista siculo-veneziano.

L'esempio che si fa poi - la celebre incisione DGG del Nabucco - lo trovo particolarmente infelice. Dove sarebbe presente tutta questa inesorabile teutonicità? La grandezza di questa lettura sta proprio nel restituire Verdi nel suo vigore giovanile, di cui Sinopoli esalta forma (impeto melodico, certe rozzezze strumentali etc.) e contenuto (lo spirito risorgimentale) come mai nessuno ha saputo fare.

Letture spesso controverse quelle di questo direttore. Certamente, dico anch'io. Ma che si riduca il tutto alla solita, fortissima, impronta mitteleuropea, a una visione estremamente analitica e cervellotica significa costringere la lezione di Sinopoli quasi a una macchietta cerebrale. Al solito - e Lo Re, onestamente, continua a ripeterlo - è una questione di gusto: chi scrive infatti crede che la grandezza, e, mi si permetta, l'unicità, di questo direttore, stia proprio di far emergere il grande gesto enfatico, la passione, la visceralità anche da un approccio estremamente ponderato e volto a profondarsi nei meandri - non solo musicali, ma anche più largamente storico-culturali - della partitura.

Ma il peggio è venuto in alcuni (fortunatamente esigui) commenti. Sinopoli un privilegiato, un semi-dilettante, uno che ha fatto carriera discografica grazie a contatti personali, un intellettuale da salotto prestato alla direzione etc. etc. Insomma, la solita tiritera che da anni ci sentiamo ripetere. Parole che, stando a chi le vergate, provengono da orchestrali che ci hanno avuto a che fare. Ora, dato che, essendo un ex musicista fallito, ho frequentato anch'io quegli ambienti, col tempo ho diffidato a dar credito al senso critico di alcuni (non tutti eh) professori d'orchestra, che spesso si è dimostrato a dir poco ristretto e incolto, incapace di cogliere il genio - sì, nel caso di Sinopoli, voglio usare tranquillamente tale termine - di chi si spinge al di là di una professionale esecuzione.

Scusate ho scritto di getto e di sentimento, quindi perdonate se sono stato piuttosto superficiale...:sorry:;)

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13 ore fa, Majaniello dice:

 

Opinione che ci sta alla fine, più o meno condivisibile. La verità magari starà nel mezzo, come sempre. Sui racconti di Sinopoli che attaccava "pipponi" filosofici agli orchestrali che sbadigliavano, ci sono almeno due documentari che dicono cose simili (uno sulla storia di Santa Cecilia, l'altro della BBC sulla Philarmonia, un pò troppo cattivo, d'altronde gli inglesi non hanno mai amato il direttore che pontifica troppo e non va al sodo). Vero che ebbe rapporti quantomeno problematici con alcune orchestre. Forse è anche vero che non aveva questa tecnica direttoriale sopraffina, il video secondo me è esemplificativo: lui si attiene lucidamente alla partitura ma il suo gesto è un pò nebuloso (per carità, non credo sia il solo nella storia della direzione...) ma da qui a definirlo semi-dilettante ce ne vuole. Ciò detto, in disco il suo Strauss è di prima grandezza, cosi come Puccini e la Scuola di Vienna. Sul resto, soprattutto Mahler, molto ondivago. Qualcosa mi piace in Bruckner, ad esempio la Terza, e il Wagner operistico è bellissimo. E forse dimentico qualcosa con la New York Philharmonic. Non concordo, invece, su quel Nabucco che è molto "caciarone" e "italiano", nel senso di non rinnegare l'elemento popolare-patriottico. Forse, ma è molto tempo che non lo ascolto, il suo Rigoletto è più cerebrale e asettico.

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Ne parlavamo giusto poco tempo fa: già quando era vivo, e purtroppo ancora oggi, i giudizi di molti orchestrali italiani su Sinopoli sono stati veramente ingenerosi, e senz'altro tali da costituire materia delle querele che oggi vanno di gran moda e alle quali il maestro non fece mai ricorso. Limitatamente all'Italia, credo che soprattutto il pessimo rapporto con Santa Cecilia non gli abbia giovato, ma in realtà era tutto il mondo musicale italiano dell'epoca che Sinopoli criticava, tanto che viene spontanea la curiosità di chiedersi cosa ne avrebbe pensato di quello attuale.

Quanto al suo lascito, io salverei tutto il suo Bruckner con la Staatskapelle Dresden e tutto il suo Mahler con la Philharmonia, poiché è uno dei pochissimi direttori ad aver detto qualcosa di realmente nuovo in questo repertorio, e soprattutto lo ha fatto con orchestre storiche, con alle spalle già una lunga tradizione esecutiva di quelle sinfonie. Ebbene, Sinopoli ha saputo andare oltre quella tradizione, con una radicalità di cui non trovo molti esempi; che poi possa non piacere è del tutto legittimo, ma a mio modesto parere non si può liquidare con un'alzata di spalle come fanno tanti ancora oggi. Soprattutto non si può ridurre il discorso alle radici culturali mitteleuropee e germaniche in particolare, visto che proprio in Bruckner e in Mahler gli esiti di Sinopoli sono tanto diversi da quelli del maestro mitteleuropeo di formazione germanica per eccellenza che è Abbado, e da un po' tutti i direttori tedeschi o austriaci dell'epoca e anche di oggi.

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6 ore fa, Snorlax dice:

Visto ieri sera e sinceramente mi ha innervosito non poco, tant'è che ho faticato ad addormentarmi. Con tutto rispetto per lo youtuber in questione - che tra l'altro mi pare essere un professionista del settore - lo trovo un concentrato di luoghi comuni e di banalità sul musicista siculo-veneziano.

L'esempio che si fa poi - la celebre incisione DGG del Nabucco - lo trovo particolarmente infelice. Dove sarebbe presente tutta questa inesorabile teutonicità? La grandezza di questa lettura sta proprio nel restituire Verdi nel suo vigore giovanile, di cui Sinopoli esalta forma (impeto melodico, certe rozzezze strumentali etc.) e contenuto (lo spirito risorgimentale) come mai nessuno ha saputo fare.

Letture spesso controverse quelle di questo direttore. Certamente, dico anch'io. Ma che si riduca il tutto alla solita, fortissima, impronta mitteleuropea, a una visione estremamente analitica e cervellotica significa costringere la lezione di Sinopoli quasi a una macchietta cerebrale. Al solito - e Lo Re, onestamente, continua a ripeterlo - è una questione di gusto: chi scrive infatti crede che la grandezza, e, mi si permetta, l'unicità, di questo direttore, stia proprio di far emergere il grande gesto enfatico, la passione, la visceralità anche da un approccio estremamente ponderato e volto a profondarsi nei meandri - non solo musicali, ma anche più largamente storico-culturali - della partitura.

Ma il peggio è venuto in alcuni (fortunatamente esigui) commenti. Sinopoli un privilegiato, un semi-dilettante, uno che ha fatto carriera discografica grazie a contatti personali, un intellettuale da salotto prestato alla direzione etc. etc. Insomma, la solita tiritera che da anni ci sentiamo ripetere. Parole che, stando a chi le vergate, provengono da orchestrali che ci hanno avuto a che fare. Ora, dato che, essendo un ex musicista fallito, ho frequentato anch'io quegli ambienti, col tempo ho diffidato a dar credito al senso critico di alcuni (non tutti eh) professori d'orchestra, che spesso si è dimostrato a dir poco ristretto e incolto, incapace di cogliere il genio - sì, nel caso di Sinopoli, voglio usare tranquillamente tale termine - di chi si spinge al di là di una professionale esecuzione.

Scusate ho scritto di getto e di sentimento, quindi perdonate se sono stato piuttosto superficiale...:sorry:;)

Snorlino non mi pare che Lo Re sia stato offensivo, per me è stato pure troppo diplomatico - ha detto mille volte che è un suo gusto - e poi saranno anche luoghi comuni ma poggiano su delle verità: Sinopoli aveva un approccio filosofico e molto arbitrario alle partiture, vicino al modo di intendere la musica di certi tedeschi (non negli esiti, ma nei presupposti).. ma era anche un analitico, anche quando appariva viscerale era tutto frutto di una riflessione e quindi di un calcolo, non di un mero istinto musicale, penso nel video si volesse sottolineare questo... il suo Puccini (ti parlo di ciò che conosco a memoria) è così rivoluzionario perchè è scientemente lontanissimo da Puccini, sennò perchè vi piace tanto? :D Gli equilibri sonori tra le famiglie di strumenti sono spesso stravolti in maniera accurata e forse, ti dico oggi, anche furba (quelle che i critici chiamavano "inedite sottolineature" sono o no delle cifre di riconoscibilità?), chi conosce bene l'originale ha la sensazione di sentire un'altra cosa, ma è un'altra cosa molto studiata. Un istintivo autentico invece era De Sabata, o anche Ferrara, gente che "sentiva la musica" e la assecondava. Che poi così facendo Sinopoli colga per primo degli aspetti morbosi della musica che sono primo-novecenteschi è un altro discorso, anche Karajan coglieva un colorismo che era ignoto ad altri.

4 ore fa, Ives dice:

Non concordo, invece, su quel Nabucco che è molto "caciarone" e "italiano", nel senso di non rinnegare l'elemento popolare-patriottico. Forse, ma è molto tempo che non lo ascolto, il suo Rigoletto è più cerebrale e asettico.

E' così come dici, anche perchè ci sono sue dichiarazioni in merito... Per me il suo Verdi è da cestinare completamente, affascinante come esercizio intellettuale ma troppo poco plausibile musicalmente. Anche quel Nabucco, finisce più per ricalcare il chiassoso grand-opéra post-spontiniano del giovane Wagner (vedi l'ascolto recente di Madiel) mancando di un autentico "passo verdiano", che in teoria è sempre agile, secco, snello anche quando chiassoso. Il giochetto che funzionava con Puccini (ossia, banalizzo, quello di farlo assomigliare a Strauss e Berg) non va bene per Verdi, almeno a me ormai fa ca**re, come tutti i tentativi vari di teutonizzazione di Verdi, da Karajan a Kubelik, passando per il vecchio Giulini (guarda caso tutti su DG). Come tutti quelli di quella risma, Peppino ha fatto fortuna perchè piaceva ai tedescofili, e tant'è che sono tutti d'accordo che il suo maggiore lascito sia da ricercare in Wagner, Bruckner, Strauss, Mahler, SSV e derivati darmstadtiani (vedi Maderna). Peraltro un percorso molto coerente e centrato sulla sua sensibilità, con poco posto per Beethoven e Brahms, di cui privilegiò - da bravo post-wagneriano - le opere corali. 

1 ora fa, Florestan dice:

Limitatamente all'Italia, credo che soprattutto il pessimo rapporto con Santa Cecilia non gli abbia giovato, ma in realtà era tutto il mondo musicale italiano dell'epoca che Sinopoli criticava, tanto che viene spontanea la curiosità di chiedersi cosa ne avrebbe pensato di quello attuale.

Probabilmente in Italia i musicisti hanno un modo diverso di intendere e fare musica, migliore o peggiore che sia, da quì le incomprensioni (e il reciproco snobbismo).

1 ora fa, Florestan dice:

Soprattutto non si può ridurre il discorso alle radici culturali mitteleuropee e germaniche in particolare, visto che proprio in Bruckner e in Mahler gli esiti di Sinopoli sono tanto diversi da quelli del maestro mitteleuropeo di formazione germanica per eccellenza che è Abbado, e da un po' tutti i direttori tedeschi o austriaci dell'epoca e anche di oggi.

Sinopoli era mitteleuropeo nell'adesione ad un certo modo di fare speculazione attraverso la musica (diciamo che guardava a quelli tipo Furt, perchè c'erano tanti tedeschi molto più pragmatici), Abbado era tedesco in maniera molto più superficiale, per me il suo Bruckner e il suo Mahler sono assolutamente ininfluenti, diciamo che sono un'osservazione esterna di quella musica, non ne colgono mai il carattere intimo. Abbado dell'intellettuale aveva solo la posa, alla fine era un direttore leggero, direi decorativo. In questo però era quasi imbattibile. Se penso ad Abbado penso a Mozart, Schubert, Brahms, e alla musica francese.

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Einojuhani RAUTAVAARA
Sinfonia n. 1

Orchestra nazionale del Belgio
Mikko Franck

* * *

Se il nocciolo di quel video è che Sinopoli era un semi-dilettante, non perderò tempo a vederlo. Come se qualcuno volesse sostenere, sperando di essere seguito, che Verstappen guida maluccio. E poi, semi-dilettante perché? Perché aveva un gesto non precisissimo? Guardiamo alla storia della direzione d'orchestra e verranno fuori un sacco di grandi direttori con gesti altrettanto, se non più, problematici. Un semi-dilettante non fa carriera in tutto il mondo dirigendo - con esiti tecnici inoppugnabili, al di là dei gusti interpretativi di ognuno - una gran quantità di opere difficili come quelle che eseguì Sinopoli. Dilettante era il sig. Kaplan, che si infatuò della Seconda di Mahler, la imparò a memoria e in vita sua si dedicò solo a quella. Sinopoli affrontò con successo, e con le maggiori orchestre del mondo, tante partiture anche più complesse della Seconda di Mahler. Punto.
Che poi non fosse un simpaticone e spaccasse le balle agli orchestrali con i suoi pistolotti è un altro discorso. E non lo faceva solo lui.

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4 ore fa, Majaniello dice:

Snorlino non mi pare che Lo Re sia stato offensivo, per me è stato pure troppo diplomatico - ha detto mille volte che è un suo gusto - e poi saranno anche luoghi comuni ma poggiano su delle verità: Sinopoli aveva un approccio filosofico e molto arbitrario alle partiture, vicino al modo di intendere la musica di certi tedeschi (non negli esiti, ma nei presupposti).. ma era anche un analitico, anche quando appariva viscerale era tutto frutto di una riflessione e quindi di un calcolo, non di un mero istinto musicale, penso nel video si volesse sottolineare questo...

Probabilmente in Italia i musicisti hanno un modo diverso di intendere e fare musica, migliore o peggiore che sia, da quì le incomprensioni (e il reciproco snobbismo).

Sinopoli era mitteleuropeo nell'adesione ad un certo modo di fare speculazione attraverso la musica (diciamo che guardava a quelli tipo Furt, perchè c'erano tanti tedeschi molto più pragmatici), Abbado era tedesco in maniera molto più superficiale, per me il suo Bruckner e il suo Mahler sono assolutamente ininfluenti, diciamo che sono un'osservazione esterna di quella musica, non ne colgono mai il carattere intimo. Abbado dell'intellettuale aveva solo la posa, alla fine era un direttore leggero, direi decorativo. In questo però era quasi imbattibile. Se penso ad Abbado penso a Mozart, Schubert, Brahms, e alla musica francese.

In realtà stiamo affermando le stesse cose, la differenza è che partiamo da due posizioni opposte: quello che tu vedi come un limite - un grosso limite - io lo vedo come l'elemento che fa la grandezza di questo artista. Il fatto è che ascrivere un direttore del genere a una supposta tradizione teutonica - sia chiaro, non critico la tua posizione, ma altre molto meno ragionate che si leggono e si ascoltano in giro - lo trovo oltremodo riduttivo e ingiusto. Il genio di Sinopoli sta proprio di aver risolto il dualismo testa/pancia in una visione sì cervellotica (per usare un termine che non mi piace proprio, specie se tinto di connotazioni negative), ma che al contempo è viscerale e di enorme impatto emozionale. Con questo non voglio dire che tutte le sue letture siano egualmente riuscite, ma sicuramente danno una visione inedita e di enorme presa di pezzi intorno ai quali spesso aleggiava - a parer mio - una certa stanchezza interpretativa.

Detto questo, non volevo dire che Lo Re sia stato offensivo, anzi. Solo che da un direttore d'orchestra mi aspettavo una riflessione più ponderata rispetto a un musicista del genere e invece mi sono sentito riproporre i soliti luoghi comuni - sebbene, in qualche modo, edulcorati - che spesso serpeggiano intorno al magistero di Sinopoli. Il video è divulgativo e ognuno può avere le posizioni che vuole, ma un po' più di approfondimento non avrebbe guastato.

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