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Madiel

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Credo che in questa incisione Renata Scotto abbia scolpito una pietra miliare della storia del canto, non solo pucciniano. La qual cosa mi ha talmente impressionato che non riesco ad aggiungere altro. Una interpretazione da isola deserta. :o:o

...a @Majaniello, @Madiel, @Wittelsbach, @Ives, @Pinkerton, @Florestan e a tutti gli altri...

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23 ore fa, il viandante del sud dice:

Questo signore è comparso ogni tanto sotto i miei occhi, ma non ho mai ascoltato una nota. Che stile ha?

 

Compositore dell'avanguardia postweberniana, frequentò Darmstadt e fu tra gli organizzatori del festival di Donaueschingen. Sperimentò una sorta di commistione fra il serialismo e la musica orientale, si dedicò alla musica elettronica e approfittò delle proprie specifiche competenze grafiche per elaborare partiture il cui il ricorso all'alea era descritto in modo graficamente accattivante. Tutto ciò che ho sentito di lui mi è parso interessante e piacevole. Morì suicida. Il pezzo del disco che ho ascoltato ieri c'è anche su youtube.

 

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31 minuti fa, Snorlax dice:

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Credo che in questa incisione Renata Scotto abbia scolpito una pietra miliare della storia del canto, non solo pucciniano. La qual cosa mi ha talmente impressionato che non riesco ad aggiungere altro. Una interpretazione da isola deserta. :o:o

...a @Majaniello, @Madiel, @Wittelsbach, @Ives, @Pinkerton, @Florestan e a tutti gli altri...

Questa edizione stavo per comprarla prima di natale con gli altri regali pucciniani, ma mi sono trattenuto all'ultimo minuto. Avevo paura di esagerare, troppo Puccini rischia di farmi diventare sentimentale! :cat_lol:

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3 ore fa, Snorlax dice:

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Credo che in questa incisione Renata Scotto abbia scolpito una pietra miliare della storia del canto, non solo pucciniano. La qual cosa mi ha talmente impressionato che non riesco ad aggiungere altro. Una interpretazione da isola deserta. :o:o

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Bravo Snorl, per me molto più interessante di Scotto-Barbirolli.

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19 ore fa, Madiel dice:

Levine su Classictoday riferisce, in una recensione, che qualche collega ha definito le sinfonie di Glass una roba "alla Boulanger sotto steroidi" e lui, ovviamente, dissente. Secondo me è vero, questi lavori sono di un classicismo accademico appena gonfiato da qualche lavorio sul ritmo e il timbro, ma è musica intimamente "vecchia", senza autentico estro e senza una reale meta, tutto sommato anche banale. Serpentoni che si arrotolano su se stessi per cinquanta minuti. Però, penso anche che Boulanger, la più grande docente di musica del XX secolo, si sarebbe offesa per il paragone con il suo ex allievo.

Ah, è stato pure allievo della Boulanger :D :D ? Non ha proprio attenuanti...

Ora, per il suo compleanno (sia pure in ritardo): Pergolesi, Stabat Mater.

A quanti debba controdediche.

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On 4/1/2024 at 18:37, Snorlax dice:

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Credo che in questa incisione Renata Scotto abbia scolpito una pietra miliare della storia del canto, non solo pucciniano. La qual cosa mi ha talmente impressionato che non riesco ad aggiungere altro. Una interpretazione da isola deserta. :o:o

...a @Majaniello, @Madiel, @Wittelsbach, @Ives, @Pinkerton, @Florestan e a tutti gli altri...

Ringrazio di cuore e ricambio:

A chiunque gradisca

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Wagner, il Finale del Götterdämmerung (e del Ring).

E niente, Wagner sarà retorico, esagerato, tronfio, ma prende sempre come fosse la prima volta. Per quanto se ne parli male, alla fine un Grande rimane un Grande.

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On 4/1/2024 at 18:37, Snorlax dice:

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Credo che in questa incisione Renata Scotto abbia scolpito una pietra miliare della storia del canto, non solo pucciniano. La qual cosa mi ha talmente impressionato che non riesco ad aggiungere altro. Una interpretazione da isola deserta. :o:o

...a @Majaniello, @Madiel, @Wittelsbach, @Ives, @Pinkerton, @Florestan e a tutti gli altri...

Concordo Snorlax. In questa Butterfly la Scotto è notevolissima anche perché sostenuta da un direttore, Lorin Maazel, di grande sensibilità. Piuttosto deludente invece risulta il Pinkerton di Placido Domingo, troppo orientato su un canto monocorde, quasi tutto a piena voce. Ecco la Scotto in un live del '74

E per confronto Maria Callas:

 

 

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On 4/1/2024 at 18:37, Snorlax dice:

Credo che in questa incisione Renata Scotto abbia scolpito una pietra miliare della storia del canto, non solo pucciniano. La qual cosa mi ha talmente impressionato che non riesco ad aggiungere altro. Una interpretazione da isola deserta. :o:o

...a @Majaniello, @Madiel, @Wittelsbach, @Ives, @Pinkerton, @Florestan e a tutti gli altri...

Bellissima edizione e la Scotto si conferma grande artista/interprete a tutto tondo, molte spanne sopra i colleghi di registrazione, compreso il direttore, al netto di qualche pesantezza vocale. Domingo appare molto svogliato e sostanzialmente timbra il cartellino e basta, bravini gli altri forse un pò scolastici ma quasi schiacciati dalla grandezza della protagonista. Ricambio con varie suites da qui:

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E' sempre incredibile ascoltare come Rameau usi le forme convenzionali del barocco francese innestandole di una fantasia luminosissima, spiritata, bizzarra, si potrebbe dire quasi tipicamente francese, rendendo questi pezzi riconoscibili e personalissimi per temi e orchestrazioni. Bruggen straordinario, dal tocco leggerissimo e calibratissimo, come deve essere questa musica, lieve e rinfrescante. Mix Glossa tra vecchie registrazioni Philips degli anni '80 e più recenti (si fa per dire) dei primi 2000.

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On 4/1/2024 at 19:08, Madiel dice:

Questa edizione stavo per comprarla prima di natale con gli altri regali pucciniani, ma mi sono trattenuto all'ultimo minuto. Avevo paura di esagerare, troppo Puccini rischia di farmi diventare sentimentale! :cat_lol:

Mad accattati una Boheme! se eviti di pensare alla storia della povera Mimì e ascolti solo la musica puoi farcela :cat_lol:

A tale proposito ho ascoltato ieri Don Juan e il primo quadro di Boheme, giusto perchè mi erano venute in mente delle assonanze:

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Faccio caso solo ora a quanto sia bravo De Billy, in entrambi i casi! (anche se, nel caso del disco Oehms, la qualità audio non lo assiste). Vedo che Capriccio ha in catalogo una serie di opere interessanti dirette da lui (Puccini, Hindemith, Dukas, Schulhoff, Zemlinsky).

Per ciò che concerne l'opera, è un'edizione di tutto rispetto - a partire appunto dal direttore - con un cast molto centrato che evita l'effetto cartolina dall'800 (conoscevo già il film, grazioso anche se un po' didascalico). Continuo a pensare che Villazon era un Rodolfo caratterialmente perfetto, in quanto a baldanza e passionalità, peccato che qui è fotografato in un momento molto problematico della sua carriera, e spinge davvero oltremodo per portare a casa un risultato. Di lì a poco subirà un intervento e cambierà repertorio. 

°°°

Ed ora, la misteriosa e apocalittica quinta sinfonia:

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Dovrò dare un'altra chance anche ai concerti per piano, piacciono pure ad Hurwizzo!

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20 minuti fa, Ives dice:

Credo, se non erro, che abbia già preso il classico Karajan...

Quello è come il morbillo, da bambini l'abbiamo preso tutti.

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1 ora fa, Ives dice:

Credo, se non erro, che abbia già preso il classico Karajan...

Mai avuta la Bohème in discoteca, sempre ascoltata on line o in tv. Idem per la Butterfly.

1 ora fa, Majaniello dice:

Quello è come il morbillo, da bambini l'abbiamo preso tutti.

Mai avuto in disco von K. con questo autore, neanche da bambino! :D Di recente, dopo l'arrivo della Tosca di Sinopoli, mi sono ascoltato un po' di selezioni on line per fare dei confronti. Ho perso un mese di tempo dietro a questa operazione, in dicembre ho avuto una autentica ubriacatura pucciniana. Il vecchio Herbert l'ho sempre trovato pessimo, in ogni sua versione. Stesso discorso, e sopratuttto, con Turandot. Proprio non c'azzecca nulla con il nostro autore nazionale. Sempre enfatico, pesantissimo e livido, in una parola sempre "krukko", l'esatto contrario di quello che serve con Puccini. 

Ho sentito, negli ultimi giorni, un video del 1994 di una Turandot allestita a San Francisco, ma ho appena scoperto che il tubo lo ha cancellato per motivi di copyright. Cast per lo più americano dalla pronuncia orrenda e vocalmente allo sbando (pessima la Marton protagonista che per lo più gridava, bravo Calaf che mi pare fosse un italiano), il coro disastrato, direzione volenterosa di un direttore americano che neanche ricordo, invece magnifici costumi e allestimento.

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Io del Karajan pucciniano ho solo la quasi inevitabile Bohème con Pavarotti e la Freni: forse c'è di meglio, ma Giacomino non mi interessa così tanto da andarmi a cercare altro, e certamente di meglio non è Chailly con Alagna (nomen omen) e la Gheorghiu. Puccini non mi piace per niente dal punto di vista drammaturgico, ne apprezzo solo il valore musicale pur senza considerarlo il maggior compositore italiano, neppure del Novecento.

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4 ore fa, Madiel dice:

Ho sentito, negli ultimi giorni, un video del 1994 di una Turandot allestita a San Francisco, ma ho appena scoperto che il tubo lo ha cancellato per motivi di copyright. Cast per lo più americano dalla pronuncia orrenda e vocalmente allo sbando (pessima la Marton protagonista che per lo più gridava, bravo Calaf che mi pare fosse un italiano), il coro disastrato, direzione volenterosa di un direttore americano che neanche ricordo, invece magnifici costumi e allestimento.

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quella delle Turandot urlate, o nella migliore delle ipotesi vociomaniache, è una tradizione tremenda e dura a morire. E dire che ci vorrebbe proprio il contrario, un'interprete intelligente e capace di sottili sfumature. Puccini scelse Rosa Raisa (ascoltata alle prove del Nerone di Boito) per la prima italiana con Toscanini, ma si dice sognasse Maria Jeritza (nella foto), che fu in effetti la prima Turandot americana (con Serafin! già collaboratore stretto di Puccini, il cui legame personale e artistico col maestro è spesso trascurato).

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un pezzetto della Turandot di Serafin:

 

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20 ore fa, Pinkerton dice:

E per confronto Maria Callas:

 

 

La "Butterfly" è una delle mie opere preferite, e l'incisione Callas/La Scala/Karajan per me è forse il riferimento assoluto - Merito soprattutto della protagonista, penso la Callas avesse una particolare affinità con un ruolo come quello di Cio-Cio San che richiede una tecnica particolarmente sicura ed ottime doti attoriali. E poi quelli erano considerati i suoi anni d'oro, una particolare congiunzione astrale di quelle che ogni tanto serve a produrre un capolavoro quale possiamo considerare quest'incisione.

Ora inauguro un nuovo lettore CD, e lo faccio con uno dei miei dischi preferiti: Biber, musiche per i Vespri (mottetti e sonate) - Capella Ducale e Musica Fiata diretti da Roland Wilson.

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A quanti debba controdediche.

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22 ore fa, Pinkerton dice:

Concordo Snorlax. In questa Butterfly la Scotto è notevolissima anche perché sostenuta da un direttore, Lorin Maazel, di grande sensibilità. Piuttosto deludente invece risulta il Pinkerton di Placido Domingo, troppo orientato su un canto monocorde, quasi tutto a piena voce.

Mi hai letto nel pensiero...:thank_you2::rolleyes:

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2 ore fa, Majaniello dice:

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quella delle Turandot urlate, o nella migliore delle ipotesi vociomaniache, è una tradizione tremenda e dura a morire. E dire che ci vorrebbe proprio il contrario, un'interprete intelligente e capace di sottili sfumature.

Esatto, è proprio questa! Peccato per i tanti difetti, perché lo spettacolo mi è proprio piaciuto. Tra le altre cose, costumi e scene hanno tutte le varianti dei miei colori preferiti :D Ci vuole proprio un'altra cantante, strillare con una pessima dizione distrugge Turandot. Anzi, tutto il cast era da rifare!

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3 ore fa, Florestan dice:

Io del Karajan pucciniano ho solo la quasi inevitabile Bohème con Pavarotti e la Freni: forse c'è di meglio, ma Giacomino non mi interessa così tanto da andarmi a cercare altro, e certamente di meglio non è Chailly con Alagna (nomen omen) e la Gheorghiu. Puccini non mi piace per niente dal punto di vista drammaturgico, ne apprezzo solo il valore musicale pur senza considerarlo il maggior compositore italiano, neppure del Novecento.

Il problema non sono le voci, sempre magnifiche nelle incisioni più antiche, ma proprio la direzione, la concezione del suono e drammaturgica. Troppi preziosismi fini a sé stessi, in un quadro spesso pesante, che nelle incisioni più tarde diventa macigno (la tarda Turandot, la seconda Tosca con la Ricciarelli). No, non fa per me, ho una concezione solare e adamantina dell'orchestra pucciniana, che mi piace proprio perché diversa da quella dei coevi Strauss, Mahler o Debussy, tutti figli legittimi o illegittimi di Wagner. E, poi, neanche la trovo in linea con la musicalità dell'italiano in quanto idioma. Un problema, questo, che era chiarissimo a Puccini, e che lo dissuase a intraprendere certe avventure post wagneriane adatte solo a un tedesco. A onor del vero, la critica ha sempre apprezzato Bohème e Butterfly, ma se dovessi comprarle in disco oggi non sceglierei mai von Karajan. E, poi, la dico tutta, a me piace la Turandot "stravinskyana", come l'aveva concepita l'autore!

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11 ore fa, Madiel dice:

Il problema non sono le voci, sempre magnifiche nelle incisioni più antiche, ma proprio la direzione, la concezione del suono e drammaturgica. Troppi preziosismi fini a sé stessi, in un quadro spesso pesante, che nelle incisioni più tarde diventa macigno (la tarda Turandot, la seconda Tosca con la Ricciarelli). No, non fa per me, ho una concezione solare e adamantina dell'orchestra pucciniana, che mi piace proprio perché diversa da quella dei coevi Strauss, Mahler o Debussy, tutti figli legittimi o illegittimi di Wagner. E, poi, neanche la trovo in linea con la musicalità dell'italiano in quanto idioma. Un problema, questo, che era chiarissimo a Puccini, e che lo dissuase a intraprendere certe avventure post wagneriane adatte solo a un tedesco. A onor del vero, la critica ha sempre apprezzato Bohème e Butterfly, ma se dovessi comprarle in disco oggi non sceglierei mai von Karajan. E, poi, la dico tutta, a me piace la Turandot "stravinskyana", come l'aveva concepita l'autore!

Ma infatti andrebbe preso quello anni '60/primi '70 (tutto Decca, registrato con una spazialità impressionante), tutt'altro che pesante, molto plastico, rotante e "carnale". Certo, tutto è giocato sullo spessore di suono, come spesso in Karajan, solenne, opulento, sensuale e ricchissimo di colori. Su Boheme non ci sono molte alternative, giusto il recente Pappano. Gli altri grandi che si sono interessati a questo titolo (parlo di registrazioni ufficiali in studio o live consentiti, non recite pirata) hanno sempre proposto visioni vecchie o carenti in molti punti, da Solti a Bernstein, da Leinsdorf a Levine...forse Schippers aveva fatto qualcosa di interessante, ma non so come si sentano le sue registrazioni.

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13 ore fa, Madiel dice:

Il problema non sono le voci, sempre magnifiche nelle incisioni più antiche, ma proprio la direzione, la concezione del suono e drammaturgica. Troppi preziosismi fini a sé stessi, in un quadro spesso pesante, che nelle incisioni più tarde diventa macigno (la tarda Turandot, la seconda Tosca con la Ricciarelli). No, non fa per me, ho una concezione solare e adamantina dell'orchestra pucciniana, che mi piace proprio perché diversa da quella dei coevi Strauss, Mahler o Debussy, tutti figli legittimi o illegittimi di Wagner. E, poi, neanche la trovo in linea con la musicalità dell'italiano in quanto idioma. Un problema, questo, che era chiarissimo a Puccini, e che lo dissuase a intraprendere certe avventure post wagneriane adatte solo a un tedesco. A onor del vero, la critica ha sempre apprezzato Bohème e Butterfly, ma se dovessi comprarle in disco oggi non sceglierei mai von Karajan. E, poi, la dico tutta, a me piace la Turandot "stravinskyana", come l'aveva concepita l'autore!

Capisco le tue obiezioni, Madiel, sul Karajan pucciniano: in una partitura  profondamente tragica, rilevare l'eccesso di edonismo sonoro non è fuori luogo. E se la Tosca e la Turandot con la Ricciarelli fanno acqua anche dal punto di vista vocale ( un discorso a sé merita la Tosca del '63 con la Price) non altrettanto si può dire sul cast di Bohème e di Butterfly con le voci della Freni e di Pavarotti colte al loro apogeo.

In particolare è di assoluto riferimento il Pinkerton di Pavarotti che, al netto  della fascino timbrico, non è mai forzato, è sempre naturale, ma soprattutto è straordinario per la spontaneità e la comunicativa nelle frasi di conversazione. Qui è con la Freni, nel I°Atto, in una pagina memorabile:

 

 

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15 ore fa, Pollini dice:

La "Butterfly" è una delle mie opere preferite, e l'incisione Callas/La Scala/Karajan per me è forse il riferimento assoluto - Merito soprattutto della protagonista, penso la Callas avesse una particolare affinità con un ruolo come quello di Cio-Cio San che richiede una tecnica particolarmente sicura ed ottime doti attoriali. E poi quelli erano considerati i suoi anni d'oro, una particolare congiunzione astrale di quelle che ogni tanto serve a produrre un capolavoro quale possiamo considerare quest'incisione.

Tendezialmente, Callas non amava Puccini. E in particolar modo non amava Tosca (a cui viene associata). In una intervista racconta: l'incisione con De Sabata ha avuto un tale successo commerciale che, all'estero, non fanno che chiedermela, e mi tocca cantarla. L'unico ruolo pucciniano che davvero l'ha intrigata è Cio cio san, sia a livello psicologico, sia anche per la costante presenza sulla scena (maledetto primadonnismo :D ). Laddove al Met le proponevano le solite cose, a Chicago e a Dallas Callas poteva affrontare i ruoli che voleva e che la Scala affibbiava ad altre. Tra questi arrivò Butterfly. Curiosità: la Callas assottigliava la voce per rendere credibili certe eroine giovani e fragili (Amina, Gilda ecc), e così fece con Cio cio san, è questo il motivo per cui trovava tremendamente faticosa quest'opera, che al contrario delle opere del repertorio classico-romantico aveva sotto un'orchestra di ben altro peso. Se ne lamentò in più occasioni, e penso che la escluse subito dal repertorio perchè la ritenne troppo usurante. Negli anni '60 ripropose più volte in concerto l'aria finale "Con onor muore", una scelta abbastanza inconsueta che confermava il suo interesse per questo personaggio. 

14 ore fa, Madiel dice:

Il problema non sono le voci, sempre magnifiche nelle incisioni più antiche, ma proprio la direzione, la concezione del suono e drammaturgica. Troppi preziosismi fini a sé stessi, in un quadro spesso pesante, che nelle incisioni più tarde diventa macigno (la tarda Turandot, la seconda Tosca con la Ricciarelli). No, non fa per me, ho una concezione solare e adamantina dell'orchestra pucciniana, che mi piace proprio perché diversa da quella dei coevi Strauss, Mahler o Debussy, tutti figli legittimi o illegittimi di Wagner. E, poi, neanche la trovo in linea con la musicalità dell'italiano in quanto idioma. Un problema, questo, che era chiarissimo a Puccini, e che lo dissuase a intraprendere certe avventure post wagneriane adatte solo a un tedesco. A onor del vero, la critica ha sempre apprezzato Bohème e Butterfly, ma se dovessi comprarle in disco oggi non sceglierei mai von Karajan. E, poi, la dico tutta, a me piace la Turandot "stravinskyana", come l'aveva concepita l'autore!

 

2 ore fa, Ives dice:

Ma infatti andrebbe preso quello anni '60/primi '70 (tutto Decca, registrato con una spazialità impressionante), tutt'altro che pesante, molto plastico, rotante e "carnale". Certo, tutto è giocato sullo spessore di suono, come spesso in Karajan, solenne, opulento, sensuale e ricchissimo di colori. Su Boheme non ci sono molte alternative, giusto il recente Pappano. Gli altri grandi che si sono interessati a questo titolo (parlo di registrazioni ufficiali in studio o live consentiti, non recite pirata) hanno sempre proposto visioni vecchie o carenti in molti punti, da Solti a Bernstein, da Leinsdorf a Levine...forse Schippers aveva fatto qualcosa di interessante, ma non so come si sentano le sue registrazioni.

Anche io distinguerei il Karajan anni '50/'60 da quello "mostruoso" dei '70/'80... di quel secondo periodo oggi, nel 2024, non salverei nulla, in qualsiasi repertorio (quindi pure in Strauss, Mahler ecc). E dire che fino a non molto tempo fa qualcosa ancora mi piaceva. 

Lascio un Toscanini che prova Boheme:

dedica a @Pinkerton

@Ives in disco c'è (c'era) anche Conlon che è niente male:

certo che è mixata da cani, con tutte quelle alte frequenze come si usava negli anni '80.

°°°

Per cambiare argomento, ma neanche tantissimo:

Gian Francesco Malipiero

Il finto Arlecchino (Commedia musicale in due parti, 1925)

Bruna Rizzoli / Gino Orlandini / Manfredi Ponz de Leon / Giorgio Giorgetti / Tommaso Frascati

Orchestra della RAI di Roma

Carlo Maria Giulini (registrazione del 1952)

Il falso Arlecchino, piccola commedia musicale scritta da Gian Francesco Malipiero nel 1925, costituisce un'imperdibile occasione per chi intende comprendere la riforma del teatro musicale portata avanti dal compositore veneziano. Opera 'sintetico-melodrammatica' per eccellenza, può essere considerata metafora del conflitto tra due diversi modelli di canto, ovvero il 'cantar bene' e il 'bel canto': questi sono rappresentati dall'eroico Arlecchino/Don Ippolito e dai buffi corteggiatori di Donna Rosaura. Malipiero utilizza l'artificio narrativo di una gara canora e costruisce una divertente quanto mordace parodia dei vizi del teatro sette-ottocentesco.

La musica di Malipiero mi sembra sempre malinconica, addirittura tragica, anche in questi contesti che dovrebbero essere giocosi o comunque di commedia (stessa sensazione provata coi Capricci). Il risultato è davvero straniante.

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