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Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

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4 ore fa, Yeats dice:

Incuriosito, sono andato a vedere i vincitori del Pulitzer in quegli anni e mi è caduto l’occhio sul titolo: “Canti del Sole”, di Bernard Rands (autore che non conoscevo), che l’ha vinto nel 1984. E’ un ciclo di liriche pensate come un unico, diciamo, “poema sinfonico”, che ha per tema la progressione del giorno dall’alba al tramonto. E’ un brano di abile orchestrazione e buona ricchezza timbrica. 

 

C'è un'intervista su yt molto carina (ce ne sono diverse in realtà) dove il maestro racconta le sue esperienze con Dallapiccola, Berio e Vlad (e parla anche di Tippett). In coda, dichiara di sentirsi vicino alla musica francese, in particolare dice che Debussy è il vero padre della "nuova musica", magari la ricerca timbrica ha quelle radici lontane. Come lo conosco? l'ha inciso il maeshtre Muti :cat_lol: in realtà è un compositore con un c.v. prestigioso e mille commissioni famose, lo hanno diretto in tanti big, magari qualche esperto ci dirà qualcosa in più.

Visto che si commemora Ozawa, ho trovato:

Body and Shadow - per orchestra (1988)

prima assoluta, BSO - Ozawa

a QUESTO LINK

Qualche retaggio neoclassico decomposto e frullato (nonchè uno spiccato lirismo) fa sì che il pezzo si lasci ascoltare anche da me che non sono esattamente addentro alla musica contemporanea. 

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1 ora fa, Majaniello dice:

In coda, dichiara di sentirsi vicino alla musica francese, in particolare dice che Debussy è il vero padre della "nuova musica", magari la ricerca timbrica ha quelle radici lontane.

Sì, sono d’accordo. Forse, secondo me, proprio più per scopo che per stile. In questo senso si potrebbe quasi tracciare una linea, diciamo, “impressionista” Berlioz-Debussy-Messiaen (intendo: centrata soprattutto sull’evocazione della sensualità e del puro colore del suono) a cui anche l’autore mi sembra appartenere.

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Sul finire dell'800 Busoni fece una tournée a Parigi e gli venne presentato Debussy, che stava mietendo successi e veniva indicato dalla stampa come il rivoluzionario della musica francese. Nel corso del loro incontro, Debussy spiegò al collega la sua poetica e suonò al pianoforte un paio di suoi lavori per dimostrare cosa intendesse per '"impressionismo" in suoni. Busoni, però, non ne fu convinto e replicò suonando Jeux d'eaux à Villa d'Este, facendo notare che Liszt in quel pezzo aveva già inventato tutti i principi fondamentali del cosiddetto impressionismo musicale. Debussy se la prese a male, e da quel momento i due furono nemici :cat_lol:

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1 ora fa, Madiel dice:

Sul finire dell'800 Busoni fece una tournée a Parigi e gli venne presentato Debussy, che stava mietendo successi e veniva indicato dalla stampa come il rivoluzionario della musica francese. Nel corso del loro incontro, Debussy spiegò al collega la sua poetica e suonò al pianoforte un paio di suoi lavori per dimostrare cosa intendesse per '"impressionismo" in suoni. Busoni, però, non ne fu convinto e replicò suonando Jeux d'eaux à Villa d'Este, facendo notare che Liszt aveva già inventato tutti i principi fondamentali del cosiddetto impressionismo musicale. Debussy se la prese a male, e da quel momento i due furono nemici :cat_lol:

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Ahahahaha me lo immagino il dialogo tra i due, come tra un sordo e un cieco… Per fortuna ci sono stati entrambi… ma soprattutto Busoni! 

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18 ore fa, Madiel dice:

Sul finire dell'800 Busoni fece una tournée a Parigi e gli venne presentato Debussy, che stava mietendo successi e veniva indicato dalla stampa come il rivoluzionario della musica francese. Nel corso del loro incontro, Debussy spiegò al collega la sua poetica e suonò al pianoforte un paio di suoi lavori per dimostrare cosa intendesse per '"impressionismo" in suoni. Busoni, però, non ne fu convinto e replicò suonando Jeux d'eaux à Villa d'Este, facendo notare che Liszt in quel pezzo aveva già inventato tutti i principi fondamentali del cosiddetto impressionismo musicale. Debussy se la prese a male, e da quel momento i due furono nemici :cat_lol:

Questa ogni tanto la racconti :cat_lol: A tale proposito, nell'intervista a Rands, il maestro ricorda una lezione con Dallapiccola. Un giorno Dallapiccola a sorpresa tira fuori un vecchio rullo e fa ascoltare all'allievo una registrazione di Busoni de La Campanella (Paganini/Liszt/Busoni, per i pochi che non lo sapessero), passando l'intera lezione a discuterne. Pare che il giovane compositore lo trovò molto istruttivo.

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40 minuti fa, Majaniello dice:

Questa ogni tanto la racconti :cat_lol: 

No, è la prima volta, episodio scoperto di recente leggendo dei libri su Busoni. Sapevo, invece, che Busoni non apprezzava Debussy e lo considerava sopravalutato. Mi pare lo scrisse anche, nel 1919, pur considerandolo un compositore maggiore ma non realmente rivoluzionario. Non sapevo che i due si fossero mai incontrati e che fosse finita in polemica.

40 minuti fa, Majaniello dice:

A tale proposito, nell'intervista a Rands, il maestro ricorda una lezione con Dallapiccola. Un giorno Dallapiccola a sorpresa tira fuori un vecchio rullo e fa ascoltare all'allievo una registrazione di Busoni de La Campanella (Paganini/Liszt/Busoni, per i pochi che non lo sapessero), passando l'intera lezione a discuterne. Pare che il giovane compositore lo trovò molto istruttivo.

Dallapiccola considerava Busoni uno dei suoi modelli, in particolare per le teorizzazioni sul nuovo classicismo in rapporto con le avanguardie.

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32 minuti fa, Madiel dice:

No, è la prima volta, episodio scoperto di recente leggendo dei libri su Busoni. Sapevo, invece, che Busoni non apprezzava Debussy e lo considerava sopravalutato. Mi pare lo scrisse anche, nel 1919, pur considerandolo un compositore maggiore ma non realmente rivoluzionario. Non sapevo che i due si fossero mai incontrati e che fosse finita in polemica.

Allora l'ho letta da un'altra parte, perchè l'avevo già sentita questa storia e ricordavo pure il riferimento preciso ai Giochi d'acqua a Villa D'Este... l'avrò letta su rodoni.ch, che ha un'intera sezione dedicata a Busoni, non vedo dove altro, non avendo alcun libro di Busoni in casa. 

edit: proprio così, devo aver fatto una volta una ricerca sul Busoni pianista e sul suo repertorio. A tale proposito il sito dice, riportando un saggio di Sablich:

Busoni non suonò mai in concerto musiche del Novecento [...] Neppure nell'ultimo periodo, quando volle cercare nuove musiche da includere nel suo repertorio [...]: sappiamo che si incontrò a Parigi con Debussy e che nel fervore di una discussione su come rendere effetti «acquatici» sul pianoforte (un argomento riguardo al quale Debussy poteva vantare non poche credenziali) gli suonò estasiato i 'Giochi d'acqua a Villa d'Este' di Liszt, mettendo così probabilmente fine a quello scambio d'idee con una notevole mancanza di tatto; e che accolse con circospezione i pressanti appelli di Casella in favore della musica di Stravinskij pensando, altrettanto probabilmente, che gli italiani dovevano proprio esser malati di malinteso internazionalismo.

°°°°

E Liszt sia, Aimard qualche anno fa propose un recital stimolante sulla modernità di certe intuizioni pianistiche dell'ungherese, alternando brani lisztiani a brani di compositori successivi:

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27 minuti fa, Majaniello dice:

Allora l'ho letta da un'altra parte, perchè l'avevo già sentita questa storia e ricordavo pure il riferimento preciso ai Giochi d'acqua a Villa D'Este... l'avrò letta su rodoni.ch, che ha un'intera sezione dedicata a Busoni, non vedo dove altro, non avendo alcun libro di Busoni in casa. 

edit: proprio così, devo aver fatto una volta una ricerca sul Busoni pianista e sul suo repertorio. A tale proposito il sito dice, riportando un saggio di Sablich:

Busoni non suonò mai in concerto musiche del Novecento [...] Neppure nell'ultimo periodo, quando volle cercare nuove musiche da includere nel suo repertorio [...]: sappiamo che si incontrò a Parigi con Debussy e che nel fervore di una discussione su come rendere effetti «acquatici» sul pianoforte (un argomento riguardo al quale Debussy poteva vantare non poche credenziali) gli suonò estasiato i 'Giochi d'acqua a Villa d'Este' di Liszt, mettendo così probabilmente fine a quello scambio d'idee con una notevole mancanza di tatto; e che accolse con circospezione i pressanti appelli di Casella in favore della musica di Stravinskij pensando, altrettanto probabilmente, che gli italiani dovevano proprio esser malati di malinteso internazionalismo.

°°°°

E Liszt sia, Aimard qualche anno fa propose un recital stimolante sulla modernità di certe intuizioni pianistiche dell'ungherese, alternando brani lisztiani a brani di compositori successivi:

Esatto, nei suoi concerti non eseguì mai opere pianistiche di contemporanei. Sembra non si trovasse a suo agio con gli indirizzi della musica moderna, che secondo lui stava rischiando di autodistruggersi (e aveva ragione in linea di massima). Nel caso di Debussy non sopportava l'indeterminatezza del suo modo di comporre, perché portava a polverizzare tonalità e soprattutto le strutture dei pezzi, intuendo la fine nell'atematismo. Era anche conscio che il primo conflitto mondiale sarebbe stato uno spartiacque dannoso per la tradizione musicale europea, eppure, anche durante il conflitto si interessò a tutte le correnti musicali del suo tempo e diverse ne anticipò. Da ricordare un adattamento per pianoforte di un pezzo atonale pianistico di Schoenberg (op. 11 n.2) da usare nelle conferenze per spiegare al pubblico come funzionava, ma poi non lo suonò mai!

Comunque, se la cosa ti può consolare, pur non avendo grande stima di Puccini lo considerava il più grande compositore italiano del suo tempo, e in una lettera pubblica cazziò forte Casella che lo insultava sulla stampa dandogli del provinciale. 

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1 ora fa, Madiel dice:

Esatto, nei suoi concerti non eseguì mai opere pianistiche di contemporanei. Sembra non si trovasse a suo agio con gli indirizzi della musica moderna, che secondo lui stava rischiando di autodistruggersi (e aveva ragione in linea di massima). Nel caso di Debussy non sopportava l'indeterminatezza del suo modo di comporre, perché portava a polverizzare tonalità e soprattutto le strutture dei pezzi, intuendo la fine nell'atematismo. Era anche conscio che il primo conflitto mondiale sarebbe stato uno spartiacque dannoso per la tradizione musicale europea, eppure, anche durante il conflitto si interessò a tutte le correnti musicali del suo tempo e diverse ne anticipò. Da ricordare un adattamento per pianoforte di un pezzo atonale pianistico di Schoenberg (op. 11 n.2) da usare nelle conferenze per spiegare al pubblico come funzionava, ma poi non lo suonò mai!

Comunque, se la cosa ti può consolare, pur non avendo grande stima di Puccini lo considerava il più grande compositore italiano del suo tempo, e in una lettera pubblica cazziò forte Casella che lo insultava sulla stampa dandogli del provinciale. 

Pensa quanto ti stimo... ormai sono convinto che tutto ciò che so sul '900 l'ho appreso da te, invece... ne avevo parlato proprio io nel 2018! 😅:arrowhead:

Questa cosa dell'atematismo però viene proprio dal suo eroe Liszt, e proprio da quel Liszt del terzo libro del "Pellegrinaggio", e da altri pezzi tardi tipo la Lugubre Gondola ecc. Chissà cosa pensava Busoni in merito. In realtà non ho mai capito, dal punto di vista musicale ed estetico dico e non strettamente tecnico-pianistico, dove si colloca la radice dell'interesse di Busoni per Liszt. Intendiamoci, per me il Liszt pianistico è molto interessante, anzi è l'unico Liszt interessante a mio avviso, ma come si coniuga con Bach e Beethoven, con il proto-neoclassicismo e tutti gli altri riferimenti di Ferruccio?  

°°°

Nel frattempo, dopo un'estenuante ascolto degli uccelli di Messiean, qualcosa di più terra terra:

81gmPa0NmPL._UF894,1000_QL80_.jpg

questa musica l'associo ad @Ives, ma secondo me piace pure a @il viandante del sud

I movimenti sono:

I: Sonatina: Sprightly II: Recitativo: Very Slowly III: Fuga: Not fast, with dignity

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Radio3 Suite - Il Cartellone 11 febbraio 2024 20:30
registrazione dell'11 giugno 2023

Teatro Olimpico di Vicenza
Ecuba (1941)
tragedia in tre atti da Euripide
musica e testi di Gian Francesco Malipiero 

(programma di sala PDF) 

Ecuba, Yuliya Pogrebnyak
Polissena, Laura Polverelli
una servente, Graziella Debattista
Ulisse, Paolo Leonardi
Taltibio, Patrizio La Placa
Agamennone, Michele Soldo
Polimestore, Bruno Taddia
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro “Iris Ensemble”
maestro del coro, Marina Malavasi
direttore, Marco Angius
Atto 1
Atto 2
Atto 3

-

In un contesto di disastrosa asimmetria irreversibile una qualche chiave di riscatto è data al vinto attraverso la complicità di quella fazione di oppressori che gli consente d'agire contro un'altra di essi...
Di questo fosco lancinante scenario d'azioni più sacrali e imprevedibili che non conseguenti, in un avvio di epilogo complesso e diuturno di una risoluzione bellica, Gian Francesco Malipiero ne tratteggia una certa ambientazione di sospensione, traversata di inserti onirici fluenti orridi vaticinanti (anziché di mélo) così propria di un cospetto d'un arcano.

Encomiabile recupero 2023 di un gesto più cólto che spettacolare, con anche forse poco contrasto tra le voci femminili, ma squisito il tratto d'antan di qualche vibrato e d'una delle vocalità maschili (P. Leonardi), direi piuttosto apprezzabile come pertinente la protagonista nel non aver reso troppo nervosamente un testo così drammatico, secondando invece quella certa teatralità metafisica, tornita di statuaria ai limiti del simbolismo, però giocato in senso più meditativo che non fantastico.

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Rai Radio3 - Domenica in concerto 11 febbraio 2024conduce Marco Mauceri

Festival Internazionale George Enescu 2023
registrazione del 6 settembre 2023 Ateneo Romeno, Bucarest 

Gewandhaus Orchester Leipzig 
Herbert Blomstedt, direttore
...
Franz Berwald : Erinnerung an die norwegischen Alpen
...
-

Reso teatrale, cantato e ballato compreso, da una direzione sincopata così interessante, questo breve scherzo classico orchestrale, colorato di presenze naturali fin quasi di caratterismo di paese, rende una sottile fraterna joie de vivre in un F. Berwald di consistenza che lo toglie da tanta uggia biedermeier che più spesso ha saputo solo relegarlo a musica di circostanza.

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13 ore fa, Majaniello dice:

questa musica l'associo ad @Ives, ma secondo me piace pure a @il viandante del sud

Grazie, conosco e apprezzo, soprattutto il Sowerby disimpegnato (ma di gran classe) degli anni '20, meno quello organistico accademico del periodo successivo (scrisse pure un pezzo mirabolante per il nostro Germani). La Cedille ha diversi dischi tutti eccellenti...

Non sto ascoltando nulla, però YT mi suggerisce questo...

Storico quiz americano della CBS degli anni '60, puntata con uno sconosciuto Ozawa (denominato "symphony conductor" 😁)e un altrettanto semi-sconosciuto Woody Allen, che all'epoca non era nessuno giacchè dovevano passare ancora tre anni perché realizzasse il suo primo film, What's Up, Tiger Lily?...😯

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20 ore fa, Majaniello dice:

 

Questa cosa dell'atematismo però viene proprio dal suo eroe Liszt, e proprio da quel Liszt del terzo libro del "Pellegrinaggio", e da altri pezzi tardi tipo la Lugubre Gondola ecc. Chissà cosa pensava Busoni in merito. In realtà non ho mai capito, dal punto di vista musicale ed estetico dico e non strettamente tecnico-pianistico, dove si colloca la radice dell'interesse di Busoni per Liszt. Intendiamoci, per me il Liszt pianistico è molto interessante, anzi è l'unico Liszt interessante a mio avviso, ma come si coniuga con Bach e Beethoven, con il proto-neoclassicismo e tutti gli altri riferimenti di Ferruccio?  

A dire il vero quello di Busoni non è (proto-) neoclassicismo, perché l'autore non ripropone mai le forme del passato in forma distorta o mimetica. Per esempio, si sa il suo giudizio negativo sul neoclassicismo in voga nei primi anni venti. E' aggiornamento del classicismo alla luce delle ultime scoperte armoniche e ritmiche del suo tempo, cioè una forma di essere del compositore. Il compositore è, in un certo senso, un raccoglitore di forme e strutture del passato, che ritiene immutabili e perennemente valide come fossero delle leggi di natura, che riempie con la nuova linfa.

Credo che l'interesse per Liszt avesse origine nella sua figura stregonesca di virtuoso e nella sua capacità di manipolare i linguaggi. Pare che Busoni avesse grande ammirazione per le molte parafrasi lisztiane di opere liriche e le varie trascrizioni, che eseguiva regolarmente in pubblico. Liszt più che trascrivere, in realtà ricreava e manipolava l'originale in un continuo confronto con il modello (cosa che faceva anche nella musica sacra), un atteggiamento compositivo e psicologico che si trova anche in Busoni.

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Grete von Zieritz: Le Violon de la Mort (Danses macabres), Concerto per violino e pianoforte con orchestra (1956/1957)

Karmon, violino/ Triendl, pianoforte - Robert-Schumann-Philharmonie diretta da Jakob Brenner

 

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2 ore fa, Madiel dice:

A dire il vero quello di Busoni non è (proto-) neoclassicismo, perché l'autore non ripropone mai le forme del passato in forma distorta o mimetica. Per esempio, si sa il suo giudizio negativo sul neoclassicismo in voga nei primi anni venti. E' aggiornamento del classicismo alla luce delle ultime scoperte armoniche e ritmiche del suo tempo, cioè una forma di essere del compositore. Il compositore è, in un certo senso, un raccoglitore di forme e strutture del passato, che ritiene immutabili e perennemente valide come fossero delle leggi di natura, che riempie con la nuova linfa.

Credo che l'interesse per Liszt avesse origine nella sua figura stregonesca di virtuoso e nella sua capacità di manipolare i linguaggi. Pare che Busoni avesse in grande ammirazione le molte parafrasi lisztiane di opere liriche e le varie trascrizioni, che eseguiva regolarmente in pubblico. Liszt più che trascrivere, in realtà ricreava e manipolava l'originale in un continuo confronto con il modello (cosa che faceva anche nella musica sacra), un atteggiamento compositivo e psicologico che si trova anche in Busoni.

Ma forse l’interesse per certo liszt pianistico rispecchia un po’ anche il suo interesse per chopin. ci sono registrazioni, sicuramente non così affidabili a causa del mezzo impiegato, ma comunque non “falsanti” in base ai riscontri dei contemporanei, dove busoni suona uno splendido chopin deromanticizzato, con il fraseggio tutto cambiato, e dove i preludi si trasformano in sequenze super-lineari di note, riportandoli al loro mero sviluppo tematico. A questo penso si colleghi anche l’ammirazione di busoni per brahms (anche se poi per brahms bisognerebbe parlare della polifonia ecc). 

 

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26 minuti fa, Yeats dice:

Ma forse l’interesse per certo liszt pianistico rispecchia un po’ anche il suo interesse per chopin. ci sono registrazioni, sicuramente non così affidabili a causa del mezzo impiegato, ma comunque non “falsanti” in base ai riscontri dei contemporanei, dove busoni suona uno splendido chopin deromanticizzato, con il fraseggio tutto cambiato, e dove i preludi si trasformano in sequenze super-lineari di note, riportandoli al loro mero sviluppo tematico. A questo penso si colleghi anche l’ammirazione di busoni per brahms (anche se poi per brahms bisognerebbe parlare della polifonia ecc). 

Ma l'asse Bach-Beethoven-Brahms è comprensibilissimo, sono tutte fioriture dello stesso tronco. Anche Chopin a mio avviso aveva una sua classicità intrinseca, ok usava la forma-sonata poco e suo malgrado, ma le piccole forme che impiegava, dalle mazurke agli impromptu, agli scherzi ecc, erano a loro modo molto rigorose, e gli sviluppi, per lo più melodici alla maniera di Bellini (altro classico-romantico), erano ben ponderati. Aggiungo pure che gli interpreti che discendono dalla scuola di Chopin sono tutti molto puliti e lineari, molto lontani dalle idee di Paderewski e Cortot. E' proprio l'esondante Liszt "l'anomalia" in questo ragionamento, ma in effetti l'idea del compositore rielaboratore di materia altrui è molto coerente con Busoni, che poi faceva anche lui la stessa cosa. Mi viene in testa un video di Hurwitz (proprio lui) che diceva in buona sostanza che Liszt come compositore di musiche proprie spesso non era granchè, eppure aveva questa grande capacità di rielaborare in maniera creativa la roba altrui (che fosse classica, operistica o folclorica) che lo rendeva unico. 

3 ore fa, Madiel dice:

A dire il vero quello di Busoni non è (proto-) neoclassicismo, perché l'autore non ripropone mai le forme del passato in forma distorta o mimetica. Per esempio, si sa il suo giudizio negativo sul neoclassicismo in voga nei primi anni venti. E' aggiornamento del classicismo alla luce delle ultime scoperte armoniche e ritmiche del suo tempo, cioè una forma di essere del compositore. Il compositore è, in un certo senso, un raccoglitore di forme e strutture del passato, che ritiene immutabili e perennemente valide come fossero delle leggi di natura, che riempie con la nuova linfa.

Eh ma a volte, anche involontariamente, il neoclassicismo l'ha un po' anticipato... penso all'Arlecchino, con un buon decennio di anticipo sul Pulcinella di Stravinsky. La differenza è nel distacco ironico dalla materia che avevano i neoclassici? 

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59 minuti fa, Majaniello dice:

Ma l'asse Bach-Beethoven-Brahms è comprensibilissimo, sono tutte fioriture dello stesso tronco. Anche Chopin a mio avviso aveva una sua classicità intrinseca, ok usava la forma-sonata poco e suo malgrado, ma le piccole forme che impiegava, dalle mazurke agli impromptu, agli scherzi ecc, erano a loro modo molto rigorose, e gli sviluppi, per lo più melodici alla maniera di Bellini (altro classico-romantico), erano ben ponderati. Aggiungo pure che gli interpreti che discendono dalla scuola di Chopin sono tutti molto puliti e lineari, molto lontani dalle idee di Paderewski e Cortot. E' proprio l'esondante Liszt "l'anomalia" in questo ragionamento, ma in effetti l'idea del compositore rielaboratore di materia altrui è molto coerente con Busoni, che poi faceva anche lui la stessa cosa. Mi viene in testa un video di Hurwitz (proprio lui) che diceva in buona sostanza che Liszt come compositore di musiche proprie spesso non era granchè, eppure aveva questa grande capacità di rielaborare in maniera creativa la roba altrui (che fosse classica, operistica o folclorica) che lo rendeva unico. 

Eh ma a volte, anche involontariamente, il neoclassicismo l'ha un po' anticipato... penso all'Arlecchino, con un buon decennio di anticipo sul Pulcinella di Stravinsky. La differenza è nel distacco ironico dalla materia che avevano i neoclassici? 

Si si, sono d'accordo. Quello che volevo dire rispetto a Brahms e Chopin - che poi è la loro somiglianza con certo Liszt pianistico - è che tutti e tre interpretano il "tema" in modo molto diverso dalla brevità dei "motivi" riconoscibili di Haydn, Mozart, Beethoven e anche Schubert, ma piuttosto come un "torrente" di note. E questo penso sia molto novecentesco e molto busoniano. Poi in Liszt questo diventa spesso atematismo e "impressionismo" musicale, in Chopin come dici tu non lo è mai. 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Eh ma a volte, anche involontariamente, il neoclassicismo l'ha un po' anticipato... penso all'Arlecchino, con un buon decennio di anticipo sul Pulcinella di Stravinsky. La differenza è nel distacco ironico dalla materia che avevano i neoclassici? 

No, è un'altra cosa rispetto al Pulcinella, perché Arlecchino è proprio una raccolta di materiali morti del passato presentati come se fossero ancora vivi. In Pulcinella c'è ironia e giocosità, ma gli accenti e i ritmi sono novecenteschi al cubo, e manca la volontà di essere autentici: penso al comico assolo di trombone nel "Vivo", assolutamente impossibile nel Settecento, oppure alla Tarantella impossibile da ballare. Il pubblico è conscio di assistere a qualcosa di fasullo, è un quadro in copia incorniciato nel plexiglass. In Arlecchino, invece, l'ironia nasce dallo svolgimento dell'azione, dallo spirito di denuncia dell'autore (la guerra, le convenzioni teatrali) e dalla riproposizione di situazioni tipiche della commedia settecentesca solo aggiornate a situazioni contemporanee. Busoni fa un lavoro di rigenerazione del passato, basterebbe pensare all'aria di Leandro e al successivo duetto con Colombina che potrebbero essere stati scritti nel XVIII secolo. Potrei ricordare la marcia turca che conclude Turandot, oppure il motivo "mozartiano" che conclude proprio Arlecchino. Diversi studiosi hanno notato proprio il modo di orchestrare di Busoni in Arlecchino, particolarmente leggero e morbido, che si distacca totalmente dal suo tempo e che ha il modello in Mozart, Haydn e Rossini. Tutto è teso a rendere verosimile la finzione, a iniziare dall'orchestrazione fino al modo di cantare (mai nessuno sforzo vocale innaturale, se ci fai caso in linea con il dettato settecentesco). C'è un'atmosfera irreale simile a certi quadri di De Chirico, dalla luce fredda e vitrea. La musica è così per sua natura, per cui è reale. Alla fine cosa dice Arlecchino ai suoi ascoltatori ? Io sono autentico e voi finzioni! Lo stesso principio costruttivo si può applicare al Doktor Faust, solo che stavolta l'operazione è su scala colossale, perché prende di mira qualsiasi forma della musica sinfonica colta, della musica ecclesiastica, del balletto e dell'opera occidentale da Mozart a Verdi (all'incirca). C'è l'applicazione al sommo grado del principio lisztiano di manipolazione e ri-creazione del materiale.

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Henze: Heliogabalus Imperator, Allegoria per musica (1971, rev. 1986)

BBC SO, Knussen

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Honegger

Symphony No. 3 "Liturgique"

Concertgebouw Orchestra

Mariss Jansons

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Bella e tutto sommato riuscita lettura di Jansons di quella che è, in my humble opinion, una delle più grandi pagine sinfoniche del Novecento, che gli appassionati spesso snobbano (sentita live con Pappano, tra sbadigli e poca concentrazione) e che i direttori fanno poco e niente, come un pò tutto Honegger. Un vero capolavoro che non è sfuggito però a grandi interpreti: da Munch, che lo tenne a battesimo, a Karajan, che ne diede una versione discografica di sconvolgente bellezza, al solidissimo esperto "honeggeriano" Serge Baudo. Jansons è forse qualche spanna sotto ma fa un buon lavoro e l'orchestra olandese è in splendida forma: la chiarezza ritmica, la potenza, la serratezza del discorso sono mirabili, ma è soprattutto il finale, questa sospensione della musica in un biancore incantato, ad essere sgranata al massimo grado di tensione e commozione (agevolata dalla ripresa radiofonica dal vivo). @Majaniello in controdedica...

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On 9/2/2024 at 12:49, Madiel dice:

De mattonibus! :D

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c'è di peggio buahah

22 ore fa, Majaniello dice:

 

81gmPa0NmPL._UF894,1000_QL80_.jpg

questa musica l'associo ad @Ives, ma secondo me piace pure a @il viandante del sud

I movimenti sono:

I: Sonatina: Sprightly II: Recitativo: Very Slowly III: Fuga: Not fast, with dignity

E ti ringrazio! Questo è un compositore che ancora sfugge alla mia attenzione, dovrò rimediare. Intanto mi sto dedicando negli ultimi mesi a Piston (il buon vecchio Pistone), con cui controdedico:

Il New England è stato fonte di feconda ispirazione, a quanto pare...

Anche a chi gradisce

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