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Cosa state ascoltando ? Anno 2024


Madiel

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2 ore fa, Madiel dice:

Cercando on line, ho scovato diversi cd di Georges Migot (1891-1976), riguardanti musica da camera, per Brilliant. Ascoltato qualcosa, niente di speciale. Un sopravvissuto agli anni dieci, troppi cascami post impressionisti e altre influenze anacronistiche non risolte (allievo di d'Indy, figurati che musica scriveva). Minore e neanche interessante.

Invece, cercando roba di Sauguet, mi salta fuori una partitura simpaticissima e che mette di buon umore :D

Françaix: Concerto per fisarmonica e orchestra (1994) :preved:

French Composers Volume 111 : Henri Sauguet : Free Borrow & Streaming : Internet Archive

Guarda la casualità. In questi giorni hanno caricato sul tubo il concerto per clarinetto di Françaix che ho ascoltato per la prima volta

 

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43 minuti fa, Madiel dice:

Françaix: Concerto per fisarmonica e orchestra (1994) :preved:

Lui è un grandissimo, paga il fatto di aver scritto musica apparentemente leggera, in un'epoca di grandi avanguardie peraltro. 

Io ero alle prese con un personale sdoganamento di Nielsen... incoraggiato dall'ascolto piacevole di ieri ho messo su la 4 (sempre Rohz sul podio), che già conoscevo diretta da Lenny... partenza col botto e poi noia, ho spento a metà del secondo movimento. Con la 5 non c'ho neanche voluto riprovare. Tuttavia, come accade a volte, appena stai per gettare nel cesso un autore, ti tocca ricrederti... e io ho scoperto la 6, che giurerei di aver ascoltato ma non ne serbavo alcun ricordo, sarà che all'epoca non ero pronto. E invece oggi devo dire che, al netto di qualche momento morto, è un lavoro proprio gagliardo: l'aggettivo "semplice" mi pare abbastanza ironico, è una sinfonia enigmatica con un inaspettato gusto per il grottesco (c'è pure una dichiarata presa per i fondelli della SSV), ma ciò che mi ha colpito è la complessità degli sviluppi e una certa arditezza costruttiva (nel finale c'è persino una fanfara militare sovrapposta ad un valzer, una roba che fa venire in testa Ives). Ho ascoltato il mio direttore-riferimento per le partiture indigeste, colui che rende comprensibile l'incomprensibile, e devo dire che anche in questo caso non ha deluso:

NC05OTY5LmpwZWc.jpeg

ai fan del danese, se ne esistono.

Ora, questa bizzarra composizione corale di Langgaard dal titolo paracxlo "Carl Nielsen il nostro grande compositore!" :lol:

 

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36 minuti fa, Majaniello dice:

Lui è un grandissimo, paga il fatto di aver scritto musica apparentemente leggera, in un'epoca di grandi avanguardie peraltro. 

Vero, l'unico compositore "tonale" francese sopravvissuto all'epurazione serialista. Ha vissuto abbastanza e con la fortuna di seppellire la dodecafonia :cat_lol: Compositore divertente e sereno, mi mette sempre di buon umore. Quel concerto per fisarmonica è piacevolissimo, non c'è una nota fuori posto. Composto a ottantadue anni, ma ha la freschezza della gioventù!

36 minuti fa, Majaniello dice:

Io ero alle prese con un personale sdoganamento di Nielsen... incoraggiato dall'ascolto piacevole di ieri ho messo su la 4 (sempre Rohz sul podio), che già conoscevo diretta da Lenny... partenza col botto e poi noia, ho spento a metà del secondo movimento. Con la 5 non c'ho neanche voluto riprovare. Tuttavia, come accade a volte, appena stai per gettare nel cesso un autore, ti tocca ricrederti... e io ho scoperto la 6, che giurerei di aver ascoltato ma non ne serbavo alcun ricordo, sarà che all'epoca non ero pronto. E invece oggi devo dire che, al netto di qualche momento morto, è un lavoro proprio gagliardo: l'aggettivo "semplice" mi pare abbastanza ironico, è una sinfonia enigmatica con un inaspettato gusto per il grottesco (c'è pure una dichiarata presa per i fondelli della SSV), ma ciò che mi ha colpito è la complessità degli sviluppi e una certa arditezza costruttiva (nel finale c'è persino una fanfara militare sovrapposta ad un valzer, una roba che fa venire in testa Ives). Ho ascoltato il mio direttore-riferimento per le partiture indigeste, colui che rende comprensibile l'incomprensibile, e devo dire che anche in questo caso non ha deluso:

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ai fan del danese, se ne esistono.

A me non piace proprio il vecchio Nielsen. Uno dei rari compositori del Novecento che ho evitato in discoteca di proposito, ho solo un cd di Martinon (famoso tra l'altro) che mi sono trovato in una antologia. Sempre trovato noiosissimo. Salvo solo la 5a e la 6a sinfonia, ma è più bella la 6a. Per lo meno è originale.

36 minuti fa, Majaniello dice:

Ora, questa bizzarra composizione corale di Langgaard dal titolo paracxlo "Carl Nielsen il nostro grande compositore!" :lol:

 

Altro che paraculo, era un pezzo di protesta contro Nielsen e i suoi seguaci che avevano "infettato" e colonizzato ogni angolo della vita musicale danese. E che ripagavano Langgaard con l'isolamento e persecuzioni di vario genere a livello accademico (come, per esempio, il rifiuto di eseguire i suoi pezzi nelle orchestre radiofoniche o statali). Langgaard detestava Nielsen e la sua musica, che bollava come accademica, si rammaricava soprattutto della presa che aveva avuto su molti compositori giovani. Praticamente la sua scuola aveva monopolizzato la musica danese per oltre cinquant'anni, e quando morì Langgaard era ancora ben lontana dall'estinzione. Nel 1948, non ricordo quale anniversario riguardante Nielsen cadesse in quell'anno, Langgaard in un momento di lucida follia mandò alla radio danese un breve pezzo di poche battute per coro, organo e grande orchestra in onore del collega. Il testo consiste nel titolo del pezzo e la musica è concepita come per una incoronazione. Alla fine l'autore aggiunge con massimo disprezzo una annotazione: da capo, da ripetere all'infinito :cat_lol: Il Nielsen è per sempre, mamma mia... :girl_wacko:

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11 ore fa, Madiel dice:

 

Altro che paraculo, era un pezzo di protesta contro Nielsen e i suoi seguaci che avevano "infettato" e colonizzato ogni angolo della vita musicale danese. E che ripagavano Langgaard con l'isolamento e persecuzioni di vario genere a livello accademico (come, per esempio, il rifiuto di eseguire i suoi pezzi nelle orchestre radiofoniche o statali). Langgaard detestava Nielsen e la sua musica, che bollava come accademica, si rammaricava soprattutto della presa che aveva avuto su molti compositori giovani. Praticamente la sua scuola aveva monopolizzato la musica danese per oltre cinquant'anni, e quando morì Langgaard era ancora ben lontana dall'estinzione. Nel 1948, non ricordo quale anniversario riguardante Nielsen cadesse in quell'anno, Langgaard in un momento di lucida follia mandò alla radio danese un breve pezzo di poche battute per coro, organo e grande orchestra in onore del collega. Il testo consiste nel titolo del pezzo e la musica è concepita come per una incoronazione. Alla fine l'autore aggiunge con massimo disprezzo una annotazione: da capo, da ripetere all'infinito :cat_lol: Il Nielsen è per sempre, mamma mia... :girl_wacko:

L'eterna lotta tra brahmsiani e wagneriani :cat_lol: Alla fine anche Langgaard l'ho presto abbandonato, troppo legato in maniera insopportabilmente evidente ai modi wagneriani/lisztiani/straussiani per piacermi davvero, troppo disorganizzato e disomogeneo nella qualità. Tolte le poche composizioni che tendono al modernismo, che sono geniali (e sono sempre quelle), non rimane che un tardoromantico dalla scrittura eccentrica e fuori tempo massimo. Voglio dire che poi questi artisti si mettono anche nella posizione di essere schiacciati, fare la vittima diventa un alibi per non riconoscere i troppi limiti estetici e psicologici che impediscono di imporsi. Direi che oggi mi bastano questi:

CH9064.jpg

CH9786.jpg

CH9517.jpg

ODQtODI0MC5qcGVn.jpeg

che a pensarci non sono neanche pochi. 

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17 minuti fa, Majaniello dice:

L'eterna lotta tra brahmsiani e wagneriani :cat_lol: Alla fine anche Langgaard l'ho presto abbandonato, troppo legato in maniera insopportabilmente evidente ai modi wagneriani/lisztiani/straussiani per piacermi davvero, troppo disorganizzato e disomogeneo nella qualità. Tolte le poche composizioni che tendono al modernismo, che sono geniali (e sono sempre quelle), non rimane che un tardoromantico dalla scrittura eccentrica e fuori tempo massimo. Voglio dire che poi questi artisti si mettono anche nella posizione di essere schiacciati, fare la vittima diventa un alibi per non riconoscere i troppi limiti estetici e psicologici che impediscono di imporsi. Direi che oggi mi bastano questi:

CH9064.jpg

CH9786.jpg

CH9517.jpg

ODQtODI0MC5qcGVn.jpeg

che a pensarci non sono neanche pochi. 

A me piace molto in tutto, anche quando sembra in apparenza sorpassato perché il suo non è atteggiamento mentale reazionario, cioè impotenza intellettuale, è essenza. Rileggeva in modo originale la tradizione nordica post romantica (e non era wagneriano, anzi, tutt'altro). Era autentico anche quando scriveva musica così fuori tempo massimo:

E' più che nostalgia del passato, è totale fiducia in un sistema di valori che, nell'ultimo brevissimo movimento, fa splendere per l'ultima volta in tutta la sua bellezza e potenza.

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1 ora fa, Madiel dice:

A me piace molto in tutto, anche quando sembra in apparenza sorpassato perché il suo non è atteggiamento mentale reazionario, cioè impotenza intellettuale, è essenza. Rileggeva in modo originale la tradizione nordica post romantica (e non era wagneriano, anzi, tutt'altro)

Eterno dilemma fra wagneriani e non wagneriani, etichette che da sole dicono ben poco... io nel pezzo che hai linkato, Wagner lo sento eccome. Magari in altre opere di Langgard un po' meno, anche se la cifra stilistica è quella, ma nella Sedicesima l'influenza del linguaggio musicale dei due Riccardi (Wagner e Strauss) è evidente.

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1 ora fa, Madiel dice:

A me piace molto in tutto, anche quando sembra in apparenza sorpassato perché il suo non è atteggiamento mentale reazionario, cioè impotenza intellettuale, è essenza. Rileggeva in modo originale la tradizione nordica post romantica (e non era wagneriano, anzi, tutt'altro). Era autentico anche quando scriveva musica così fuori tempo massimo:

E' più che nostalgia del passato, è totale fiducia in un sistema di valori che, nell'ultimo brevissimo movimento, fa splendere per l'ultima volta in tutta la sua bellezza e potenza.

 

11 minuti fa, Florestan dice:

Eterno dilemma fra wagneriani (etichetta che significa tutto e niente) e non wagneriani (che di volta in volta sono definiti nazionalisti, melodisti, conservatori o Dio sa cos'altro). Nella musica di Langgard si sente praticamente a ogni battuta che prima da quelle parti era passato Wagner: ovviamente non è il solo nella cui musica si sente l'influenza di Riccardone, anzi, la schiera vanta i suoi detrattori più accaniti.

Eh mi ha preceduto Florestan... A guardare in giro nessuno è wagneriano, però poi Wagner è sempre tra le note... Il primo minuto della sinfonia che hai postato ne è un condensato, mediato dall'influenza di Strauss (qui pesantissima), ma si sente eccome. Non il Wagner di Parsifal, magari quello di Lohengrin, ma sempre Wagner è. Al netto di questo discorso, che magari è pure ozioso, non metto in dubbio la sincerità dell'autore e la sua "purezza", dico solo che appartenere a quel sistema di valori l'avrebbe tenuto ai margini per forza di cose. E non aveva la lucidità e la scaltrezza di Strauss per potersi permettere di fare l'ultimo dei romantici. Gli accademici magari gli fornirono una causa esterna per poter dire che era colpa del mondo fuori se non era capito. Vero è che con tutti i buzzurri che hanno avuto successo, Langgaard almeno aveva talento e qualcosa da dire, e avrebbe meritato di più, questo lo riconosco (che non è che Nielsen fosse sto gran genio). 

A me piaceva, per una qualche strana ragione, la sinfonia 15, molto drammatica, e forse la 13. Diciamo più per una certa libertà espressiva, quella delle ultime sinfonie è musica che sembra andare a caso seguendo direttamente i meandri emotivi dell'autore. Per la stessa ragione non riesco davvero ad amarle, troppi momenti interlocutori, anche se immagino siano la vera essenza di questo compositore, che ad un certo punto si è liberato degli schemi che piacciono tanto a me (la 6, per dire) ed è andato a ruota libera secondo ciò che sentiva e che gli piaceva. 

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2 ore fa, Florestan dice:

Eterno dilemma fra wagneriani e non wagneriani, etichette che da sole dicono ben poco... io nel pezzo che hai linkato, Wagner lo sento eccome. Magari in altre opere di Langgard un po' meno, anche se la cifra stilistica è quella, ma nella Sedicesima l'influenza del linguaggio musicale dei due Riccardi (Wagner e Strauss) è evidente.

Più che Wagner si sente molto più Liszt (e i suoi epigoni danesi) in certi impasti timbrici più luminosi. Perfino nelle ultime composizioni si palesa Liszt (per esempio nel poema sinfonico Interdict del 1948), in un momento storico in cui tali influenze erano anacronistiche. Langgaard non amava Wagner e lo aveva scritto varie volte, e credo amasse ancora meno Strauss: due autori che gli erano totalmente estranei per mentalità e modus operandi. Questo non impedisce il fatto di averne avuto delle influenze superficiali o che le abbia inglobate come parte di un linguaggio più generale. Nei primi anni del XX secolo, diciamo tra 1900 e 1920 era inevitabile occuparsi di Wagner o Strauss, ma poi bisogna vedere quanto ciò si sia riflesso oggettivamente nella produzione di musicale dei vari compositori. Era lo spirito del tempo!

 

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3 ore fa, Majaniello dice:

 

Eh mi ha preceduto Florestan... A guardare in giro nessuno è wagneriano, però poi Wagner è sempre tra le note... Il primo minuto della sinfonia che hai postato ne è un condensato, mediato dall'influenza di Strauss (qui pesantissima), ma si sente eccome. Non il Wagner di Parsifal, magari quello di Lohengrin, ma sempre Wagner è. Al netto di questo discorso, che magari è pure ozioso, non metto in dubbio la sincerità dell'autore e la sua "purezza", dico solo che appartenere a quel sistema di valori l'avrebbe tenuto ai margini per forza di cose.

Trovo curioso che ti piacciano le sinfonie più lisztiane :D Di Wagner detestava il materialismo e la mistificazione pseudo religiosa. Direi perfetto per te! :cat_lol:

3 ore fa, Majaniello dice:

E non aveva la lucidità e la scaltrezza di Strauss per potersi permettere di fare l'ultimo dei romantici. Gli accademici magari gli fornirono una causa esterna per poter dire che era colpa del mondo fuori se non era capito. Vero è che con tutti i buzzurri che hanno avuto successo, Langgaard almeno aveva talento e qualcosa da dire, e avrebbe meritato di più, questo lo riconosco (che non è che Nielsen fosse sto gran genio). 

No, ebbe vere e proprie seccature perché era troppo schietto nelle sue affermazioni estetiche e attaccava certi gruppi di potere. Nielsen aveva colonizzato ogni angolo della vita ufficiale danese, e i suoi seguaci facevano in modo che si coltivasse quel genere di musica (che piaceva pure tanto al pubblico danese, diciamolo). Langgaard si vide costretto a una vita di organista in provincia, con continui rifiuti di esecuzione delle sue opere con i pretesti più assurdi. Nielsen è l'equivalente di Sibelius per il suo paese, ma senza averne avuto il genio. Ebbe influenza fino ai primi anni sessanta, quando il dodecafonismo darmstadtiano prese piede. In Danimarca in quegli anni non attecchì alcuna avanguardia e anche il neoclassicismo ebbe difficoltà a imporsi. Almeno fino al 1960 circa fu un paese musicalmente molto provinciale.

3 ore fa, Majaniello dice:

A me piaceva, per una qualche strana ragione, la sinfonia 15, molto drammatica,

Molto bella, piace parecchio anche a me!

3 ore fa, Majaniello dice:

e forse la 13. Diciamo più per una certa libertà espressiva, quella delle ultime sinfonie è musica che sembra andare a caso seguendo direttamente i meandri emotivi dell'autore. Per la stessa ragione non riesco davvero ad amarle, troppi momenti interlocutori, anche se immagino siano la vera essenza di questo compositore, che ad un certo punto si è liberato degli schemi che piacciono tanto a me (la 6, per dire) ed è andato a ruota libera secondo ciò che sentiva e che gli piaceva. 

... basta spostare gli accenti e cambiare la direzione del nostro sguardo, e la musica "antiquata" di Langgaard appare modernissima nella sua assurdità! Ti frega sul più bello :cat_lol:

:D

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Hindemith: Sinfonia in mi (1940)

Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti (!!!) :o

Hindemith,Pizzetti Compositions : Paul Hindemith : Free Borrow & Streaming : Internet Archive

e a seguire un'altra chicca

Hindemith: Concerto filarmonico (1932)

Chicago Symphony Orchestra diretta da Erich Leinsdorf (!!!) :o

Spinner, Hindemith, Rihm, Killmayer, Nielsen Compositions : Leopold Spinner : Free Borrow & Streaming : Internet Archive

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7 ore fa, Madiel dice:

Trovo curioso che ti piacciano le sinfonie più lisztiane :D Di Wagner detestava il materialismo e la mistificazione pseudo religiosa. Direi perfetto per te! :cat_lol:

Va benissimo, e non sai quanto me ne rallegro :cat_lol:... però per sedurmi doveva prendere le distanze anche dalla scrittura wagneriana... dai questo è spiccicato (il primo esempio che mi viene in testa):

poi mi puoi dire che l'orchestrazione è più aerea, che i temi sono diversi ecc. ma la parentela è inoppugnabile. Ma anche nelle sinfonie mature si sente, ho citato la 13, sembra di ascoltare pezzi del Tannhauser mischiati alla Sinfonia delle Alpi. Non escludo che certi elementi li possa aver pescati da ancor più indietro (Weber, Berlioz, e non dico Spontini perchè mi sembra davvero surreale :D), però le similitudini formali sono tantissime, e nè Sibelius nè Nielsen sono così "wagnerosi". Ribadito ciò, a me Rued mi sta pure simpatico... 

Dunque le mie preferite, dici quelle lisztiane? può darsi per esclusione... la 4 in realtà non mi piace, la ricordo troppo frammentaria, la 5 meglio, più compatta e sviluppata anche se ci sono i soliti effettoni. La 6 è giustamente considerata quella col miglior rapporto forma/sostanza, e mi piace molto. Carina la 7, che è piccina e tutto sommato tradizionale, e forse ancor di più la 9, che non vedo mai citata però, la trovo davvero naif in senso positivo. La 10 troppo cataclismatica e inconcludente, la 13 e la 15 ok, la 12 boh, è una brevissima, e la 14 pure non la ricordo. La 16 troppo Vita d'Eroe 2.0. E poi c'è Ixion!! :D che non ho mai capito che cos'è davvero, se una supercazzola o altro. Lui diceva che era una delle sue composizioni più importanti, tra i vari nomi con cui la chiamava c'era anche The Inextinguishable Sunstroke, è tutto dire :cat_lol:

5 ore fa, Madiel dice:

Hindemith: Sinfonia in mi (1940)

Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti (!!!) :o

Hindemith,Pizzetti Compositions : Paul Hindemith : Free Borrow & Streaming : Internet Archive

 Ed ora fermi tutti!!! Reference ad occhi bendati.

edit: è davvero una grande esecuzione! il Maeshtre de na vorta come menava fuoco!

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9 ore fa, Majaniello dice:

Va benissimo, e non sai quanto me ne rallegro :cat_lol:... però per sedurmi doveva prendere le distanze anche dalla scrittura wagneriana... dai questo è spiccicato (il primo esempio che mi viene in testa):

poi mi puoi dire che l'orchestrazione è più aerea, che i temi sono diversi ecc. ma la parentela è inoppugnabile.

E anche nella 1a se proprio vogliamo, il modello però non poteva essere diverso considerato che le ha scritte appena ragazzino.

9 ore fa, Majaniello dice:

Ma anche nelle sinfonie mature si sente, ho citato la 13, sembra di ascoltare pezzi del Tannhauser mischiati alla Sinfonia delle Alpi. Non escludo che certi elementi li possa aver pescati da ancor più indietro (Weber, Berlioz, e non dico Spontini perchè mi sembra davvero surreale :D), però le similitudini formali sono tantissime, e nè Sibelius nè Nielsen sono così "wagnerosi". Ribadito ciò, a me Rued mi sta pure simpatico... 

Bisogna vedere questi rimandi in quale contesto stanno, in Langgaard è sempre il contesto che lo salva. Molte sinfonie, però, furono effettivamente scritte di proposito con uno stile passatista, su questo i critici discutono molto. Insisteva sempre sull'idealismo, fino alle estreme conseguenze in contrasto con l'ambiente che lo circondava, ma era un rivoluzionario nella sostanza perché scrisse sempre lavori anti-accademici in ogni genere toccato. Per esempio, la sua Antikrist è un'anti-opera, in contrasto con l'esempio wagneriano, ma pure con altre scuole dell'epoca (italiana, francese). Rimanda alla forma dell'oratorio, alla tradizione bachiana o comunque protestante, in totale polemica sia formale che contenutistica con la sua epoca storica. E' stato l'anti-Nielsen al quadrato: se il primo tentava in ogni modo di riallacciarsi agli esempi della musica tedesca (le sinfonie, i concerti e l'opera) per radicare la musica danese nella tradizione continentale, Langgaard faceva il cammino inverso: insisteva su un contenuto altamente romantico e disgregatore immettendolo in forme relativamente rinnovate. Era molto lisztiano sotto questo aspetto, perché per lui contava prima l'individuo e il messaggio ideale rispetto al resto, così che manipolava e forzava le forme a suo piacimento. Un atteggiamento pericoloso se non si è un genio, che lo ha portato a fare diversi passi falsi (anche a causa del suo poco equilibrio), però quando ci riusciva scriveva grande musica. A un certo punto, verso il 1925, si dev'essere reso conto di questo conflitto presente nella sua opera stava andando a finire su lidi a lui sgraditi (la modernità che tanto aborriva), così ha fatto marcia indietro sforzandosi di rientrare in un modo sonoro che considerava come ideale. Questo spiegherebbe le contraddizioni delle opere degli anni trenta, poi superate nella tarda maturità con una specie di sintesi o l'ironia verso il mondo. Ripeto, è questo atteggiamento mentale libero e il contesto in cui cala una materia "vecchia" che lo rendono moderno, nonostante i limiti e gli errori. Se ci pensi, anche quando è fuori tempo massimo, il suo stile non suona mai antiquato. Per paradosso, a me nella sua epoca sembra più contemporaneo di Nielsen.

9 ore fa, Majaniello dice:

Dunque le mie preferite, dici quelle lisztiane? può darsi per esclusione... la 4 in realtà non mi piace, la ricordo troppo frammentaria,

Come la musica di Liszt, però penso che come poema sinfonico sia credibile. Il modello di molte sinfonie è sempre libero ed è sempre derivato da Liszt. Se ci pensi, non ha mai scritto una sinfonia accademica e rispettosa della forma, le sue sono prima di tutto sinfonie narrative, più simili al poema sinfonico.

9 ore fa, Majaniello dice:

la 5 meglio, più compatta e sviluppata anche se ci sono i soliti effettoni. La 6 è giustamente considerata quella col miglior rapporto forma/sostanza, e mi piace molto.

La 6a, che è anch'essa un poema sinfonico, si fonda sul contrasto tematico e il simbolismo, per forza di cose l'autore doveva costruire qualcosa di diverso dalle sinfonie precedenti. L'impiego di così tante forme polifoniche per me la rende "neoclassica" o "neobarocca", un caso unico nella produzione sinfonica langgaardiana.

9 ore fa, Majaniello dice:

Carina la 7, che è piccina e tutto sommato tradizionale, e forse ancor di più la 9, che non vedo mai citata però, la trovo davvero naif in senso positivo. La 10 troppo cataclismatica e inconcludente, la 13 e la 15 ok, la 12 boh, è una brevissima, e la 14 pure non la ricordo. La 16 troppo Vita d'Eroe 2.0. E poi c'è Ixion!! :D che non ho mai capito che cos'è davvero, se una supercazzola o altro. Lui diceva che era una delle sue composizioni più importanti, tra i vari nomi con cui la chiamava c'era anche The Inextinguishable Sunstroke, è tutto dire :cat_lol:

Non è da escludere qualche presa in giro di Nielsen. A me sono sempre parse delle richieste di aiuto queste sinfonie deliranti della maturità. Quando è sereno psicologicamente, si abbandona a descrizioni amene del paesaggio danese (anche in senso storico, un atteggiamento mentale proprio ottocentesco). Quello che mi piace di Langgaard è che sembra, in apparenza, inconsapevole del suo disagio, per cui la follia lo porta a scrivere musica innovativa suo malgrado.

Questo è il vero volto della 16a sinfonia, la sua ultima foto poco prima di morire: un autore ormai lontano, che guarda perso verso il nulla, cui non frega più niente del mondo circostante e si inebria dell'ultimo diluvio di sole prima della fine:

Rued Langgaard - Wikipedia

9 ore fa, Majaniello dice:

 Ed ora fermi tutti!!! Reference ad occhi bendati.

edit: è davvero una grande esecuzione! il Maeshtre de na vorta come menava fuoco!

Ma è eccellente anche l'altra incisione con Leinsdorf: hai sentito che ottoni magnifici ? ^_^ Che tromboni, ragazzi! :cat_lol:

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10 ore fa, Madiel dice:

E' stato l'anti-Nielsen al quadrato: se il primo tentava in ogni modo di riallacciarsi agli esempi della musica tedesca (le sinfonie, i concerti e l'opera) per radicare la musica danese nella tradizione continentale, Langgaard faceva il cammino inverso: insisteva su un contenuto altamente romantico e disgregatore immettendolo in forme relativamente rinnovate.

Però come la descrivi tu la situazione pare una roba tipo Gounod contro Berlioz, io non la percepisco così dicotomica la cosa. E' vero che Nielsen è partito da posizioni diciamo brahmsiane, però se n'è distaccato progressivamente già dalla 3 e ancor di più nella 4. La 5 non ha più niente di accademico, mischia Bruckner, Mahler e altre cose in una forma originale, è quasi un'elaborazione ivesiana. In molti ci vedono un'anticipazione di Shostakovich (che si avverte anche nella 6). Langgaard guardava più al poema sinfonico, ma sempre modelli tedeschi erano: il Liszt periodo Weimar, il Wagner pre-nibelungico, lo Strauss di fine '800. Stamattina ho ascoltato questo bizzarro pezzo del 1948, che parte come un Till eulenspiegel o un Don Quixote, al secondo 7 c'è una deviazione armonica inconfondibile, come pure le figurazioni dei violini al secondo 15:

In alcune circostanze ha rispolverato persino Beethoven e Schumann:

 

11 ore fa, Madiel dice:

Come la musica di Liszt, però penso che come poema sinfonico sia credibile. Il modello di molte sinfonie è sempre libero ed è sempre derivato da Liszt. Se ci pensi, non ha mai scritto una sinfonia accademica e rispettosa della forma, le sue sono prima di tutto sinfonie narrative, più simili al poema sinfonico.

La 7 la 8 e la 9 si avvicinano però alla sinfonia classica, anche se in ognuna Rued si prende delle deroghe. Ciò che ha pure ereditato da Liszt è il contrasto tra pieni e vuoti, un istante ti bombarda con mille note, l'istante dopo può andare avanti cinque minuti con poche note buttate lì senza un'apparente direzione, solo per creare uno stato d'animo. Il movimento lento della 15 è un esempio. Musica che mi intriga e mi snerva allo stesso momento, ma quand'è così è perchè è lo specchio di contraddizioni interiore dell'ascoltatore :D 

11 ore fa, Madiel dice:

Quello che mi piace di Langgaard è che sembra, in apparenza, inconsapevole del suo disagio, per cui la follia lo porta a scrivere musica innovativa suo malgrado.

Ma vogliamo parlare di Res Absurda? 

 

2 ore fa, Madiel dice:

Skalkottas: Suite per orchestra n.2, terzo movimento Promenade March (ancora inedito in disco) 

BBC SO diretta da Antal Dorati (!) :o

Nikos Skalkottas' Composition : Nikos Skalkottas : Free Borrow & Streaming : Internet Archive

Caspita se avessi saputo che non conoscevi quell'archivio te l'avrei suggerito anni fa... devo dire che ne avevo sottovalutato la ricchezza (colpa di un motore di ricerca del cavolo), stai scovando cose assurde. 

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Goffredo PETRASSI
Concerto per pianoforte e orchestra

Bruno Canino
Orchestra sinfonica di Roma
Francesco La Vecchia

Anche se le influenze di Prokofiev sono evidenti, non è un pezzo da buttare, anzi: fluisce in modo piacevole, la parte pianistica è varia e vivace, interessante anche l'interazioen con l'orchestra. 

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5 ore fa, Majaniello dice:

Però come la descrivi tu la situazione pare una roba tipo Gounod contro Berlioz, io non la percepisco così dicotomica la cosa.

E neanche dobbiamo dimenticare che era piuttosto un problema generazionale. L'opposizione che ho sottolineato nasce più che altro dal fatto che erano i due compositori danesi più importanti e rappresentativi di quel periodo - anche se Langgaard non lo sapeva :cat_lol: Nella realtà Nielsen lo sovrastava e non c'era possibilità alcuna per il collega più giovane.

5 ore fa, Majaniello dice:

E' vero che Nielsen è partito da posizioni diciamo brahmsiane, però se n'è distaccato progressivamente già dalla 3 e ancor di più nella 4.

Una vita per arrivare a quei faticosi risultati, quando Langgaard faceva pazzie già a vent'anni! La dice lunga sul temperamento di Nielsen. 

Nielsen, che conosceva bene lo svolgersi della musica contemporanea, in quella fase tarda ha avuto delle reali esigenze di aggiornamento del linguaggio e ha reagito a certe situazioni a suo modo, con i suoi mezzi. Credo sia il momento migliore della sua musica, almeno per quanto posso dire. 

5 ore fa, Majaniello dice:

La 5 non ha più niente di accademico, mischia Bruckner, Mahler e altre cose in una forma originale, è quasi un'elaborazione ivesiana. In molti ci vedono un'anticipazione di Shostakovich (che si avverte anche nella 6). Langgaard guardava più al poema sinfonico, ma sempre modelli tedeschi erano: il Liszt periodo Weimar, il Wagner pre-nibelungico, lo Strauss di fine '800.

Devi metterti nel contesto storico in cui si muoveva l'autore e considerare lo stato della musica danese di quel periodo, totalmente germano-centrica: era inevitabile.

5 ore fa, Majaniello dice:

La 7 la 8 e la 9 si avvicinano però alla sinfonia classica, anche se in ognuna Rued si prende delle deroghe. Ciò che ha pure ereditato da Liszt è il contrasto tra pieni e vuoti, un istante ti bombarda con mille note, l'istante dopo può andare avanti cinque minuti con poche note buttate lì senza un'apparente direzione, solo per creare uno stato d'animo. Il movimento lento della 15 è un esempio. Musica che mi intriga e mi snerva allo stesso momento, ma quand'è così è perchè è lo specchio di contraddizioni interiore dell'ascoltatore :D 

Giusta considerazione, anche per me è lo stesso.

Esatto, nelle sinfonie post 1925 tenta di rientrare nell'alveo della tradizione sinfonica tedesca, ma ci riesce solo in parte perché gli mancava il temperamento per sopportare i lacci accademici. Sono le sinfonie messe sotto accusa dalla critica, in parte irrisolte, in parte vaneggianti, ma sempre autentiche e sincere. Vero ciò che scrivi, il suo ideale musicale risaliva a pre-Wagner, era figlio spirituale di Gade e autori simili (padre di Langgaard compreso) di metà Ottocento (io ci aggiungerei anche Mendelssohn che appare lezioso qua e là nella 4a e nella 5a), solo che lo sviluppo storico del linguaggio musicale non gli permetteva di andare così indietro stilisticamente. Era pur coerente nel folle idealismo.

5 ore fa, Majaniello dice:

Ma vogliamo parlare di Res Absurda? 

Un altro momento di perdita di controllo, se proprio si volesse considerare la questione sotto un aspetto esclusivamente razionale. 

5 ore fa, Majaniello dice:

 

Caspita se avessi saputo che non conoscevi quell'archivio te l'avrei suggerito anni fa... devo dire che ne avevo sottovalutato la ricchezza (colpa di un motore di ricerca del cavolo), stai scovando cose assurde. 

Già, ma spesso sono scoperte casuali. Non nel caso specifico, perché ho cercato di proposito Skalkottas. Peccato che quella registrazione del 1966 sia monca nella coda, è proprio un errore di chi ha registrato il pezzo alla radio. La Seconda Suite per orchestra (1944-1949) è incompiuta, Bis ne ha pubblicato solo il primo, il secondo movimento e il quarto completato nella strumentazione.. Non sapevo che il terzo esistesse, penso che non sia stato inciso finora forse perché ancora inedito nella edizione filologica (a differenza dei movimenti incisi da Bis). L'esecuzione del 1966 di Dorati proveniva di sicuro da una trascrizione del manoscritto, chissà quanto attendibile. Nei libretti Bis si fanno notare i molti errori (soprattutto tagli) delle prime partiture stampate o trascritte male prima delle edizioni ufficiali. Un caso classico è l'Ouverture concertante del 1942, cui hanno appiccicato il titolo arbitrario de "Il ritorno di Ulisse" e fatto dei taglia-cuci indecenti per renderla più fruibile. Alcune incisioni precedenti al 2000 sono irriconoscibili. 

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E adesso torno agli ascolti dall'impianto stereo con un po' di pezzi tratti da questo bel cd

KRIEGER, E.: Orchestral Works - Canticum Naturale .. - 8.574408 | Discover  more releases from Naxos

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Yvonne Desportes (1907-1993): Sinfonia n.1 (1958)

French Composers Vol. 51 : Yvonne Desportes : Free Borrow & Streaming : Internet Archive

Non c'era solo la Tailleferre nel primo Novecento francese! :cat_lol: Più produttiva della celebre collega, scrisse per ogni genere con solido mestiere. Niente di particolare a dirla tutta, si sente un po' di Ravel, Dukas e Honegger (notare la melodia dei sax al 15°, che sembra un vero e proprio ricalco honeggeriano come il movimento lento nel suo insieme), ma lo stile è di un neoclassicismo abbastanza generico. Tra i suoi pezzi noti bisogna ricordare un Ballet Mécanique (!) del 1961, dove dà ampio risalto alle percussioni con effetti più che altro decorativi (pare che la trama riguardi una casalinga alle prese con gli elettrodomestici della sua abitazione).

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Webern - Sinfonia, Op. 21 - Berliner Philharmoniker / von Karajan
Come deve essere eseguita. La Sinfonia di Webern è già talmente una “musica di intervalli” (lo scrive Stravinskij della Grosse Fuge) che certe esecuzioni la trasformano in una specie di parodia : “…una nota sù, una nota in giù, una nota in mezzo - come la musica di un pazzo” commentava Webern nel 1936 dopo averla ascoltata nella direzione del grande Klemperer a Vienna. 

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On 7/2/2024 at 00:13, Madiel dice:

Yvonne Desportes (1907-1993): Sinfonia n.1 (1958)

French Composers Vol. 51 : Yvonne Desportes : Free Borrow & Streaming : Internet Archive

Non c'era solo la Tailleferre nel primo Novecento francese! :cat_lol: Più produttiva della celebre collega, scrisse per ogni genere con solido mestiere. Niente di particolare a dirla tutta, si sente un po' di Ravel, Dukas e Honegger (notare la melodia dei sax al 15°, che sembra un vero e proprio ricalco honeggeriano come il movimento lento nel suo insieme), ma lo stile è di un neoclassicismo abbastanza generico. Tra i suoi pezzi noti bisogna ricordare un Ballet Mécanique (!) del 1961, dove dà ampio risalto alle percussioni con effetti più che altro decorativi (pare che la trama riguardi una casalinga alle prese con gli elettrodomestici della sua abitazione).

Non un granchè in effetti... sto ascoltando la cantata di Sauguet nella stessa raccolta... è un pezzo tardo, dallo stile laconico e tonalmente indefinito, con qualche momento di tensione (non so di cosa parla il testo in realtà). Pensavo fosse un compositore neoclassico in senso stretto...

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La Winterreise per trombone...potrebbe sembrare una stranezza e sicuramente in parte lo è, o la classica "cagata pazzesca" di fantozziana memoria, se non fosse che Matthew Gee, già primo trombone della Royal Philharmonic Orchestra e poi coi Wiener, quindi impareggiabile solista, ne tragga con tecnica sopraffina qualcosa di plausibile e vagamente godibile.

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On 3/2/2024 at 23:49, Majaniello dice:

Queste tue perorazioni appassionate sulla Guba meritano un mio approfondimento futuro. Nel frattempo, una roba non da me:

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diciamo che ho sempre trovato quest'autore un po' casinaro per i miei gusti (la gara tra timpanisti nella quarta è seconda solo al martellone di mahleriana memoria), ma mi sono imbattuto in questa integrale del Roz, invero trascurata e un po' criticata in giro. Beh questa Espansiva è davvero "espansa" e per nulla aggressiva come altre, con tempi larghi (a quanto pare i più larghi in disco) e un clima nordico pastorale che non ho mai ascoltato nè in Bernstein nè in Blomstedt. Anche le trombonate sono ben controllate e integrate nel disegno generale. Sarà che mi sto snorlizzando ma... discreta sorpresa. @Snorlax @il viandante del sud

PS: avevo cominciato ad ascoltare Luisi, in realtà. Grande controllo, grande chiarezza e grande cazzimma, devo dire, però due grosse pecche, la prima imputabile al direttore, troppo intriso di isterismo strauss-mahleriano (ma non è l'unico, vedi i nomi fatti sopra), e la seconda di cui è responsabile DG, ossia un suono compresso e sparato che accartoccia tutto rendendo vano il nitore della concertazione. Ma da dove li stanno pescando i tecnici ultimamente? ah e, ovviamente, copertina orrida, come già altrove sottolineato. 

 

Grazie, Nielsen su questi lidi è gradito, assieme a Langgaard e ad un altro di cui ti propongo l'ascolto di questa poderosa, magniloquente, immaginifica sinfonia:

anche a chi gradisce

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