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Madiel

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9 ore fa, Madiel dice:

Un po' di roba da questo cd

Leonard Bernstein - Music of Our Time CD Ligeti Feldman Denisov Schuller |  eBay

Disco veramente singolare, sia per i pezzi presentati che per Bernstein sul podio :huh: Bisognerà scrivere due righe...

Leggerò volentieri perchè sentito più di 20 anni fa, e non ne ho che vaghi ricordi, però era un cd un pò strambo, è vero, come di un esperimento (strano pure il programma che assembla pezzi diversissimi come stile). E non so quanto Bernstein credesse davvero in questa musica. Forse il pezzo più riuscito era Messiaen, ma ripeto, vado molto a memoria.

°°°°°°

Hovhaness

Prelude & Quadruple Fugue

Seattle Symphony

Gerard Schwarz

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7 ore fa, Ives dice:

Leggerò volentieri perchè sentito più di 20 anni fa, e non ne ho che vaghi ricordi, però era un cd un pò strambo, è vero, come di un esperimento (strano pure il programma che assembla pezzi diversissimi come stile). E non so quanto Bernstein credesse davvero in questa musica. Forse il pezzo più riuscito era Messiaen, ma ripeto, vado molto a memoria.

E' vero, il pezzo diretto meglio è quello di Messiaen, ma forse non è una edizione memorabile (personalmente preferisco l'altra fiammeggiante di Nagano con organici francesi, incisa da Erato). Bernstein, comunque, nel disco esibiva un magistero di prima classe. Sembra, invece, che come interprete abbia qualche perplessità. Ligeti è diretto estremamente veloce (appena sei minuti !), come se avesse fretta di concludere e alla fine ti lascia con l'amaro in bocca: sembra compresso e si perdono molti dettagli, in primis la poesia. Il pezzo di Denisov (Crescendo e Diminuendo) è una sciocchezza, ricorda quei lavori d'avanguardia scritti dai compositori sovietici che si affacciavano alla libertà creativa nell'era Krusciov, più tentativi di ricerca che musica con contenuto artistico. Nel complesso una porcheria insignificante. Il pezzo di Schuller, Triplum, è abbastanza misterioso come stile, non posso ricollegarlo a certi lavori suoi ispirati dal jazz, ma neanche ad altri delle avanguardie coeve, un altro lavoro come quello di Denisov che non è carne ma neppure pesce. L'ho trovato abbastanza noioso. I lavori di Feldman mi hanno lasciato di stucco, perché sono risalenti alla sua primissima fase compositiva, tra venti e trent'anni, e riflettono un momento della sua vita artistica che non conoscevo proprio. Out of "Last Pieces" è fortemente influenzato dalle avanguardie europee di quel periodo, potrebbe averlo scritto Maderna o Berio, mentre Four Improvisations for Orchestra presenta influenze coplandiane. Io conoscevo solo la fase statica e minimal, più o meno sviluppata, a partire dalla serie Durations dei primi anni sessanta, non avevo una pallida idea di come componesse prima e se mai avesse scritto musica serialista o classicista. Una sorpresa sentire Feldman con il ritmo! :D Nel complesso un disco strano per la selezione dei pezzi, che nulla c'entrano gli uni con gli altri, diretto con attenzione ma molto distacco, e inciso discretamente. Un disco che non ha niente di Bernstein e che piuttosto riflette certi interessi musicali del tempo.

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3 ore fa, Majaniello dice:

@Madiel che mi dici? mi sembra molto interessante! 

Incredibile, mi hai preceduto! In questi giorni l'amico Compositore1980 ha caricato qui video sul suo canale e stavo giusto per occuparmene. Conosco Savagnone solo di nome, ho solo letto qualcosa sul suo "sistema". Autore oggi dimenticato, ma negli anni cinquanta e sessanta aveva suscitato l'interesse in certi ambienti accademici italiani: inventore del cosiddetto "prismatismo", che delineò anche in un'opera teorica molto complessa in tre volumi, una specie di concorrente della dodecafonia basata su tutt'altre basi. Non posso dirti niente di più specifico perché non ho ancora affrontato il problema, ma esistono incisioni importanti risalenti agli anni sessanta affidate a direttori famosi (per esempio Abbado che dirige la prima di Rinfrangenze nel 1965), proprio caricate su quel canale youtube. La Sinfonia "Alfa" (1964) pare sia una specie di summa del prismatismo, per cui dovrebbe darci un'idea adeguata del sistema e dello stile. Comunque, il sistema non si affermò e finì presto dimenticato, come la musica di Savagnone. Tra le curiosità si può ricordare che era il nonno dell'attore Claudio Amendola (!) e dell'ottimo compositore Michele Dall'Ongaro.

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12 minuti fa, Madiel dice:

inventore del cosiddetto "prismatismo", che delineò anche in un'opera teorica molto complessa in tre volumi, una specie di concorrente della dodecafonia basata su tutt'altre basi.

Ho letto che la prefazione a questo studio è di Petrassi. La sinfonia comunque è tosta ma scorre alla grande, io di dodecafonico non ci sento proprio niente infatti, mi pare un linguaggio personale il suo che peraltro non rinnega affatto la tonalità (quantomeno l'effetto è quello). C'è forse qualche passaggio ripetitivo per i miei gusti (nel finale c'è una cellula cromatica che reiterata e sviluppata in tutte le salse) ma mi è sembrata un'opera importante, ti chiedevo perchè è un autore che non ho mai sentito neanche nominare! Qui in forum l'avete citato di sfuggita tipo 15 anni fa...

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1 ora fa, Majaniello dice:

Ho letto che la prefazione a questo studio è di Petrassi. La sinfonia comunque è tosta ma scorre alla grande, io di dodecafonico non ci sento proprio niente infatti, mi pare un linguaggio personale il suo che peraltro non rinnega affatto la tonalità (quantomeno l'effetto è quello). C'è forse qualche passaggio ripetitivo per i miei gusti (nel finale c'è una cellula cromatica che reiterata e sviluppata in tutte le salse) ma mi è sembrata un'opera importante, ti chiedevo perchè è un autore che non ho mai sentito neanche nominare! Qui in forum l'avete citato di sfuggita tipo 15 anni fa...

Non scrisse musica para-seriale, "inventò" un sistema alternativo. Bisogna vedere su quali basi, al momento non ho approfondito per poter dire qualcosa in merito. Petrassi sembra ne avesse molta stima, però il prismatismo era arrivato in un momento storico sbagliato quando c'era la sbornia post weberniana. Si passò dalla troppa rigidità alla troppa libertà quando il webernismo passò di moda, inevitabile che le teorie alternative sparissero. Savagnone, infine, non creò una scuola agguerrita e numerosa, un errore fatale.

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16 minuti fa, Madiel dice:

Non scrisse musica para-seriale, "inventò" un sistema alternativo. Bisogna vedere su quali basi, al momento non ho approfondito per poter dire qualcosa in merito. Petrassi sembra ne avesse molta stima, però il prismatismo era arrivato in un momento storico sbagliato quando c'era la sbornia post weberniana. Si passò dalla troppa rigidità alla troppa libertà quando il webernismo passò di moda, inevitabile che le teorie alternative sparissero. Savagnone, infine, non creò una scuola agguerrita e numerosa, un errore fatale.

Petrassi aveva molta stima di chi non scriveva dodecafonico/seriale

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Shostakovich: Concerto per pianoforte e orchestra n.2

D. Matsuev, pianoforte; Mariinsky Orchestra, Gergiev

Il Primo Concerto così così, anzi nel finale proprio non mi è piaciuto. Molto meglio il Secondo.

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On 12/1/2023 at 17:30, Madiel dice:

Shostakovich: Concerto per pianoforte e orchestra n.2

D. Matsuev, pianoforte; Mariinsky Orchestra, Gergiev

Il Primo Concerto così così, anzi nel finale proprio non mi è piaciuto. Molto meglio il Secondo.

In generale, preferisco il secondo concerto di Shostakovich rispetto al primo, osannato dai più. Credo che in esso sia più presente quel lato giocoso e spiritoso che Shosta, per vari motivi, tendeva a nascondere

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Volutamente esagero, ma quando sul podio di Dresda saliva Colin Davis, che collaborò per 30 anni con questa prestigiosa istituzione tedesca la più antica del mondo, la musica cambiava davvero, con suoni di bellezza, intensità e suggestione fenomenali, che i vari Sinopoli e Blomstedt, spesso si sognavano. Diversissima da Kleiber (con la stessa orchestra ma 30 anni prima), qui la narrazione drammatica è composta, equilibrata nei tempi mai precipitosi e nello spessore sonoro sempre potente ed evocativo, mai greve. Tutto è avvolto da magnifica luminosità, per me tra le migliori concertazioni in disco, e la scena della Gola del Lupo è resa magnificamente. Sentire il fiabesco richiamo dei corni nell'ouverture e si dispiega già il mondo fatato dell'opera, capolavoro del teatro romantico tedesco. Purtroppo il cast viaggia molte spanne al di sotto delle intenzioni del direttore. Bravo solo Araiza, c'è l'interprete e la voce di Max nel suo splendore; appena corrette la Mattila e la Lind, appaiono come figurine di un album sbiadito, Wlaschiha più che cantare, parla e in modo ruvido, tipico di certi baritoni tedeschi. Ottimo Moll e magnifico il coro della Radio di Lipsia.

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C. Santoro: Sinfonia n.12 (1987, rev. 1988/89)

Goias PO, Thomson

Questa serie brasiliana della Naxos è uno spettacolo! Esecuzioni ottime, pezzi fuori dal repertorio standard che si rivelano quasi sempre opere maggiori, registrazioni eccellenti.

Nel cd dedicato a Claudio Santoro (1919-1989) si presentano le opere dell'ultima fase creatrice, tonali ma avanzate rispetto ai lavori giovani del periodo "paulista", una vera sorpresa. 

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