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Cosa state ascoltando ? Anno 2023


Madiel

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20 ore fa, Madiel dice:

Boh! Compositore sempre citato nei vecchi libri di storia della musica italiani

Mi vuoi dire che ci sono libri di storia della musica italiana o intendi scritti da autori italiani? Se è la prima spara i titoli che li cerco ora... 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Mi vuoi dire che ci sono libri di storia della musica italiana o intendi scritti da autori italiani? Se è la prima spara i titoli che li cerco ora... 

Diversi anni fa lessi una enciclopedia della musica degli anni settanta o fine sessanta, mi pare, dove si parlava di Rocca. Ricordo che c'era anche una foto di una rappresentazione di Monte Ivnor o Il Dibuk. Francamente non mi ricordo il nome dell'autore o degli autori, ma mi pare fosse una pubblicazione famosa, che purtroppo non possiedo. Comunque, Rocca è citato qua e là nei testi d'epoca, almeno due righe si trovano sempre. Dibuk ha anche una scheda nel dizionario del Gelli.

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38 minuti fa, Madiel dice:

Diversi anni fa lessi una enciclopedia della musica degli anni settanta o fine sessanta, mi pare, dove si parlava di Rocca. Ricordo che c'era anche una foto di una rappresentazione di Monte Ivnor o Il Dibuk. Francamente non mi ricordo il nome dell'autore o degli autori, ma mi pare fosse una pubblicazione famosa, che purtroppo non possiedo. Comunque, Rocca è citato qua e là nei testi d'epoca, almeno due righe si trovano sempre. Dibuk ha anche una scheda nel dizionario del Gelli.

Googlando ho trovato una collana di quell'epoca edita da Bramante che assomiglia alla tua descrizione, deve essere una cosa stupenda, maledizione ora la voglio!

Musica-LA-MUSICA-IN-ITALIA-12-VOLUMI.web

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7 minuti fa, Majaniello dice:

Googlando ho trovato una collana di quell'epoca edita da Bramante che assomiglia alla tua descrizione, deve essere una cosa stupenda, maledizione ora la voglio!

Musica-LA-MUSICA-IN-ITALIA-12-VOLUMI.web

eehhh, che meraviglia, il santo Graal della musica italiana! Ben tre volumi sul Novecento!!!! :o Non era questa, il testo che dico io era stato pubblicato ancora prima, attorno al 1968-1970. Era una storia della musica più generale, con un volume dedicato alla musica del novecento e la seconda parte alla musica italiana novecentesca. Proprio non ricordo l'autore o gli autori, tra l'altro era in una biblioteca pubblica e io non abito più in quella città per poter verificare!

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10 ore fa, Majaniello dice:

Googlando ho trovato una collana di quell'epoca edita da Bramante che assomiglia alla tua descrizione, deve essere una cosa stupenda, maledizione ora la voglio!

Musica-LA-MUSICA-IN-ITALIA-12-VOLUMI.web

Ma sai che questa foto mi ha sbloccato un ricordo di trent'anni fa almeno? Mi sono ricordato che all'epoca era venuto a casa nostra un rappresentante di libri e ci aveva offerto di comprarla. Come campione ci aveva mostrato il primo volume, lussuoso e di ottima fattura. All'epoca ci chiesero un botto, anche a pagarla a rate, ma io dovevo andare all'università e così i miei genitori lasciarono perdere :cat_doh: A breve è il mio compleanno, quasi quasi mi faccio un regalo :cat_goofy:

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Bernd Alois ZIMMERMANN
Enchiridion I

Eduardo Fernandez, pianoforte

Il cd BIS che raccoglie tutta l'opera pianistica di Zimmermann si sta rivelando una piacevolissima sorpresa. Sono quasi tutte opere giovanili o della prima fase della carriera matura dell'autore (l'ultima raccolta è del 1956) e non presentano asperità di scrittura o spunti particolarmente rivoluzionari. Dimostrano però una sapientissima rilettura di tutta la letteratura pianistica in chiave moderna e la risaputa capacità di Zimmermann di "giocare" con una varietà di stili e autori mantenendo un'assoluta originalità: Debussy e Stravinsky, il primo Schoenberg e il jazz, Scarlatti e l'ultimo Liszt, il tardo Brahms e la prima avanguardia occhieggiano in un vortice molto affascinante.
Non conoscevo il giovane spagnolo Eduardo Fernandez, che si rivela bravissimo nel mettere a lucido opere di così raro ascolto.

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On 3/9/2023 at 00:10, Majaniello dice:

Questa invece è per @Wittelsbach, non so se a @Madiel può piacere pure.

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Ok, Rocca era un compositore non proprio al passo coi tempi, il linguaggio musicale è un po' post-verista, seppure avventuroso in alcuni punti (siamo pur sempre nel '38). Niente espansioni melodiche però, la musica è un continuum drammatico, nonostante ci siano dei temi molto ben scolpiti, specie nell'orchestra, e momenti corali che guardano indietro a Mussorgski. L'opera è intensamente cupa per via del tema trattato: la resistenza al genocidio di una piccola comunità armena cristiana, appunto arroccata su questa montagna. Cioè, nel libretto non è esplicitato (si parla di "paese alpestre in vista del Mar Caspio") ma il romanzo da cui è tratto (I quaranta giorni del Mussa Dagh) parla di quello. Ovviamente ci sono un po' di ingredienti operistici (lui che ama lei e lei che ama l'altro, il sacrificio finale, continue invocazioni a cristo e ai santi ecc), ma in fondo è l'atmosfera complessiva che colpisce, una sensazione di perpetua catastrofe imminente, tra concitate scene d'azione e momentanee sospensioni. 

Nota vociomaniaca: mi spiace per Wittel ma dovrà ammettere che la Gencer qui è impressionante...

 

Confesso che fino a ieri non avevo mai saputo dell'esistenza e del successo internazionale di tale Rocca, che scopro essere anche Lodovico da un approfondimento odierno :huh:. Evidentemente, il mio totale disinteresse, in gioventù, per quel periodo della musica italiana, mi fece saltare a piè pari le quasi cinque pagine che gli dedica Franco Abbiati nella sua monumentale Storia della musica, mentre Roberto Cognazzo, nel DEUMM, ne tesse le lodi nemmeno fosse Stravinsky ("artista tra i più autenticamente originali di tutto il Novecento"; il Dibuk "opera tra le più importanti del Novecento per originalità di soggetto e potenza di realizzazione" :o).
Siccome non avevo mille altre cose da ascoltare che pungolano la mia curiosità, Lodovico Rocca ingrossa la fila sgomitando.

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6 ore fa, giobar dice:

Confesso che fino a ieri non avevo mai saputo dell'esistenza e del successo internazionale di tale Rocca, che scopro essere anche Lodovico da un approfondimento odierno :huh:. Evidentemente, il mio totale disinteresse, in gioventù, per quel periodo della musica italiana, mi fece saltare a piè pari le quasi cinque pagine che gli dedica Franco Abbiati nella sua monumentale Storia della musica, mentre Roberto Cognazzo, nel DEUMM, ne tesse le lodi nemmeno fosse Stravinsky ("artista tra i più autenticamente originali di tutto il Novecento"; il Dibuk "opera tra le più importanti del Novecento per originalità di soggetto e potenza di realizzazione" :o).
Siccome non avevo mille altre cose da ascoltare che pungolano la mia curiosità, Lodovico Rocca ingrossa la fila sgomitando.

Parliamo comunque di un compositore post-romantico un po' fuori tempo massimo, bravo eh! (a me l'opera è piaciuta anche molto) ma un Malipiero, che pure sentivo l'altro giorno, è su un altro pianeta. Dibuk comunque fu un successo strepitoso, probabilmente l'opera italiana più celebre del post-Turandot. Poi il compositore ebbe delle grane a causa del soggetto ebraico (anche se non era ebreo!). Quanto a originalità del soggetto e potenza di realizzazione posso confermare che ci siamo (almeno per Monte Ivnor). Il suo è un linguaggio comunicativo, e soprattutto fortemente drammatico (che spiega l'interesse di un verdiano doc come Abbiati), che in un mondo fin troppo erudito fatto di Donne serpente e Capricci di Callot, si ritagliava la sua nicchia di successo popolare. 

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In effetti è un pezzo brillante e fluido, scritto molto bene e assai piacevole. Tradisce, però come dicono alcuni commentatori, una certa superficialità. Dietro alla magnifica scatola dai colori sgargianti e all'accademismo esibito senza vergogna (notare l'adagio coplandiano !), c'è poca polpa. Caratteristica la conclusione.

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1 ora fa, Madiel dice:

de Falla: Quattro pezzi spagnoli (1906/1909)

Gonzalo Soriano, pianoforte

Lavori giovanili che preludono a opere più importanti, ma che hanno un certo successo presso pianisti e pubblico (sono stati anche trascritti più volte). E ora un capolavoro che non conoscevo neanche per titolo e che, a dire il vero, è pochissimo noto e ancor meno inciso. Secondo gli addetti ai lavori questa è la versione di riferimento

de Falla: Soneto a Cordoba, per soprano e arpa (1927)

V. de los Angeles, soprano; A. Challan, arpa

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Rai Radio3 Suite - Il Festival dei festival 6 settembre 2023 20:30
in diretta Euroradio da Londra, Royal Albert Hall

PROM 68 2023
Britten Sinfonia
Thomas Gould, direttore e violino

Lera Auerbach : Sogno di Stabat Mater

Arcangelo Corelli : Concerto grosso Op. 6 n. 2
[attacca]
Michael Tippett : Fantasia Concertante su un tema di Corelli (1953) per orchestra d'archi

Max Richter : Vivaldi The Four Seasons Recomposed (2012)

-

E chi è mai la Britten Sinfonia? (peccato che per il conduttore Rai non abbia meritato spenderci una parola, a parte il dubbio su dove mettere l'accento) raffinata, attenta, ma non credo di molti elementi, e quindi Corelli, e quindi questo Auerbach in concerto magro incrociato... E sì, un richiamo a una certa purezza, da parte di Lera A. 

La domanda bella forte, secondo me, stasera: se mai si debba, chi, avere cognizione e considerazione di migliaia d'anni di cultura umana che ci han preceduto e formato: la nostra voce oggi debba mai avere nelle orecchie, nel costrutto, come contesto, come gioco sinfonico eccetera, dell'alcunché fu detto prima ...prima di quando? che persino gli scenari più "naturali" stanno oggi evolvendo precipitosamente, deserto al posto delle nevi eccetera, e poi chi più le rivede le stelle, a parte gli strettamente interessati per una qualche conquista spaziale, e quindi! e quindi le pastorali come reperti archeologici, ma forse anche le quattro stagioni...!

E allora sì, splendida la Britten orchestra nel rimaterializzare fraternamente e di sostanza, per quanto possibile, anche la sintetizzazione plastica di un M. Richter d'inquieta epica Nyman-Moby 🙂

come a dire: possiamo riprendere a fare musica seria da ogni istante dato, noi ricordiamo tutto con dolcezza, e riconoscenza, nel fabbricare con sensibilità artigianali d'altri tempi ...il futuro.

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10 ore fa, zippie dice:

Max Richter : Vivaldi The Four Seasons Recomposed (2012)

E allora sì, splendida la Britten orchestra nel rimaterializzare fraternamente e di sostanza, per quanto possibile, anche la sintetizzazione plastica di un M. Richter d'inquieta epica Nyman-Moby 🙂

Nel senso che quella roba va dritta nel bidone della plastica ? :cat_lol:

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Bernard Herrmann (prima di diventare Bernard Herrmann :cat_lol:)

Sinfonia n.1 (1939)

The Phoenix Symphony diretta da James Sedares

Piena di afflato neoromantico e di moderazione espressiva, un giovane autore che in un certo senso si tiene a freno forse perché intimidito dalla forma impiegata. Sa anche che certi colpi di testa non può ancora permetterseli con il pubblico statunitense. Certo, però, che ascoltandola senza sapere chi è l'autore si potrebbe pensare a un epigono avanzato di Vaughan Williams o di altro accademico anglo-americano del tempo.

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24 minuti fa, Madiel dice:

Koechlin: Les Heures persanes op.65 (1913, orchestrazione 1921)

RSO Stuttgart diretta da Heinz Holliger

a todos!

Mad io sto scaldando i motori (ma mi sa che dovrò attendere lunedì):

Un po' come Rocca, anche questa è musica sintonizzata più sul verismo, diciamo lato Mascagni, però... mi piace questo folklorismo all'italiana! Perchè se n'è fatto così poco? 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Mad io sto scaldando i motori (ma mi sa che dovrò attendere lunedì):

Io mi sono già immerso nella lettura, ma è assai frustrante: troppe informazioni e nessun esempio sonoro da ascoltare. E' uno studio in astratto, più storico che altro :cat_sad:

1 ora fa, Majaniello dice:

Un po' come Rocca, anche questa è musica sintonizzata più sul verismo, diciamo lato Mascagni, però... mi piace questo folklorismo all'italiana! Perchè se n'è fatto così poco? 

Pezzo di una certa notorietà all'epoca, aprì il concerto inaugurale del Festival di Venezia del 1936 (mi pare). Del fascistissimo Mulè ancora qualcosa si sa perché ne fece di cotte e di crude all'epoca, ma il problema sono la pletora di autori secondari delle scuole di Respighi, Casella, Pizzetti, Bustini e altri più o meno celebri che oggi sono totalmente dimenticati. Eppure all'epoca si eseguivano ai festival di Venezia o al Maggio fiorentino, o comunque se ne parlava perché via "italiana" alla musica moderna.

Chi l'avrebbe mai immaginato che un tale Adone Zecchi scriveva musica hindemithiana negli anni quaranta :cat_lol: Oppure che tale Gian Luca Tocchi, allievo di Respighi, scriveva un Concerto per tre sax, due pianoforti e orchestra nel 1935, ispirandosi al jazz :cat_doh: Oppure ancora, che Riccardo Nielsen scriveva uno sfavillante Concerto per orchestra nel 1937 in stile neoclassico... -_-

 

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1 ora fa, Madiel dice:

Pezzo di una certa notorietà all'epoca, aprì il concerto inaugurale del Festival di Venezia del 1936 (mi pare). Del fascistissimo Mulè ancora qualcosa si sa perché ne fece di cotte e di crude all'epoca

Sì ho letto qualcosa, un fascio che più doc non si può :cat_lol:

Proprio questo pezzo era nel programma del concerto d'esordio del grandissimo Franco Ferrara, l'avevo visto in un documentario dedicato al maestro qualche anno fa, ma poi non mi era capitato di ascoltare il brano. 

1 ora fa, Madiel dice:

ma il problema sono la pletora di autori secondari delle scuole di Respighi, Casella, Pizzetti, Bustini e altri più o meno celebri che oggi sono totalmente dimenticati. Eppure all'epoca si eseguivano ai festival di Venezia o al Maggio fiorentino, o comunque se ne parlava perché via "italiana" alla musica moderna.

Chissà negli archivi RAI... mi sono sempre chiesto se almeno esiste un elenco di registrazioni oppure è tutto nelle mani dei collezionisti.

1 ora fa, Madiel dice:

Chi l'avrebbe mai immaginato che un tale Adone Zecchi scriveva musica hindemithiana negli anni quaranta :cat_lol: Oppure che tale Gian Luca Tocchi, allievo di Respighi, scriveva un Concerto per tre sax, due pianoforti e orchestra nel 1935, ispirandosi al jazz :cat_doh: Oppure ancora, che Riccardo Nielsen scriveva uno sfavillante Concerto per orchestra nel 1937 in stile neoclassico... -_-

Adone Zecchi ha una corposa pagina wikipedia, era un direttore di coro:

Tocchi mai sentito, ma Riccardo Nielsen l'ho incrociato sicuramente più di una volta, nei pochi libri che ho. Qui nella sua fase schoenberghiana:

Chissà se questa musica segreta verrà mai incisa... a giudicare dalla discografia povera di un Rieti, di un Ghedini o di un Salviucci, che in un paese normale dovrebbero essere compositori da portare in processione come i santi, ne dobbiamo ancora fare di strada. Alle volte penso che l'eccesso (quantitativo e qualitativo) di bellezza dell'arte italiana, di tutta l'arte non solo musicale, ci abbia portato a farne marcire moltissima.

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15 ore fa, Majaniello dice:

Chissà negli archivi RAI... mi sono sempre chiesto se almeno esiste un elenco di registrazioni oppure è tutto nelle mani dei collezionisti.

Non credo poi troppo materiale, difficile sui minori o gli sconosciuti. Una volta mi avevano riferito che gli acetati più antichi andarono già distrutti diversi decenni fa, per incuria il materiale si è degradato oppure se lo hanno rubato.

15 ore fa, Majaniello dice:

Adone Zecchi ha una corposa pagina wikipedia, era un direttore di coro:

Tocchi mai sentito, ma Riccardo Nielsen l'ho incrociato sicuramente più di una volta, nei pochi libri che ho. Qui nella sua fase schoenberghiana:

Chissà se questa musica segreta verrà mai incisa... a giudicare dalla discografia povera di un Rieti, di un Ghedini o di un Salviucci, che in un paese normale dovrebbero essere compositori da portare in processione come i santi, ne dobbiamo ancora fare di strada. Alle volte penso che l'eccesso (quantitativo e qualitativo) di bellezza dell'arte italiana, di tutta l'arte non solo musicale, ci abbia portato a farne marcire moltissima.

Nielsen in effetti è citato, specificatamente nella sua fase serialista (che, dicono, non fu mai rigorosa). Sarebbe interessante una antologia sinfonica di questi carneadi, almeno quelli considerati più bravi. Sto ascoltando questo video con il "Grave" dalla Sonate per violoncello, e mi pare musica di ottima fattura, valida.

Proprio una vergogna che ci sia molto poco di Ghedini, autore sempre considerato da musicologi e compositori suoi colleghi (Petrassi per esempio) come un grande. Di suo c'è sicuramente molto negli archivi RAI perché era il compositore vivente più eseguito dalle orchestre italiane fino ai primi anni settanta. Però, nonostante il mio dispiacere per questa assenza discografica, dopo anni di ascolti e di approfondimenti sono giunto alla conclusione che la lacuna non verrà mai colmata. Per il semplice motivo che Ghedini è un compositore troppo difficile, cerebrale al massimo, che lascia poco alla piacevolezza esteriore e all'approccio ludico. Troppi riferimenti ideali a Frescobaldi, autore già di suo complesso, e a Beethoven fuori dal nostro tempo storico, solo questo aspetto lo rende perennemente inattuale. E' neoclassico ma non fa citazionismo o giochini stilistici, è un polifonista complesso, è sempre teso e pensoso, a volte ha delle effusioni liriche estremamente controllate e quasi gelide, che possono renderlo un tantino odioso. Insomma, è un compositore elitario e tale resterà anche se si dovesse incidere una integrale.

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11 ore fa, Madiel dice:

nonostante il mio dispiacere per questa assenza discografica, dopo anni di ascolti e di approfondimenti sono giunto alla conclusione che la lacuna non verrà mai colmata. Per il semplice motivo che Ghedini è un compositore troppo difficile, cerebrale al massimo, che lascia poco alla piacevolezza esteriore e all'approccio ludico. Troppi riferimenti ideali a Frescobaldi, autore già di suo complesso, e a Beethoven fuori dal nostro tempo storico, solo questo aspetto lo rende perennemente inattuale. E' neoclassico ma non fa citazionismo o giochini stilistici, è un polifonista complesso, è sempre teso e pensoso, a volte ha delle effusioni liriche estremamente controllate e quasi gelide, che possono renderlo un tantino odioso. Insomma, è un compositore elitario e tale resterà anche se si dovesse incidere una integrale.

Non lo so, non mi convince del tutto... a parte che solo in Contrappunti io sento Vivaldi, Gabrieli e chissà chi altri, non so se è suggestione, sono nascosti a frammenti, ma sono ben visibili a chi conosce il barocco italiano. Poi sarà pure un polifonista complesso, ma è sempre chiarissimo nell'esposizione e mai inutilmente intricato, corre sempre dritto e non la mena mai troppo a lungo, anche nei movimenti lunghi ci sono continui episodi, la materia è sempre manipolata e non c'è mai rischio noia, e poi ha un rigore talvolta quasi geometrico e pseudo-minimalista (ripetizioni continue di figure, ritmi molto regolari) molto potabile e moderno al tempo stesso, a me al contrario sembra candidato ad essere sempre attuale. Anche il suo "tirarsela" musicalmente non mi pare più intellettualistico di un Dallapiccola o di un Petrassi (non parliamo della generazione di dopo), anzi se vogliamo Ghedini ha tratti esteriori che appaiono più in continuità col passato rispetto ad altri.

Secondo me invece quando parli di musica tesa e pensosa, beh uno dei motivi può essere quello, io lo trovo un compositore profondamente emotivo, la sua musica mi suscita un livello di tensione a volte insostenibile, non c'è un respiro drammatico, un arco, delle pause, è tutto a mille, anche gli adagi. Mi è capitata di vivere un'esperienza del genere con Rudi Stephan, di certo non con gente tipo Shostakovich, che è più un narratore. Ghedini sembra rappresentare certi moti dell'animo senza gesti, illustrazioni, mediazioni di alcun tipo, non so come faccia. E poi il fatto che fosse impermeabile alla musica tedesca post-wagneriana (dall'espressionismo a Webern) lo rende meno figo ad un certo pubblico. Dai la giocosità centra fino ad un certo punto, ci sono tanti compositori seriosissimi, però basta che fanno "fiiiii, fium fi fi fi faaaaaaaa" e tutti lì a sentire incantati... Ghedini era un italiano vero invece, come direbbe Toto Cutugno, trovò una via rinascimentale all'avanguardia, è anche questo che non gli abbiamo perdonato. 

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4 ore fa, Majaniello dice:

Non lo so, non mi convince del tutto... a parte che solo in Contrappunti io sento Vivaldi, Gabrieli e chissà chi altri, non so se è suggestione, sono nascosti a frammenti, ma sono ben visibili a chi conosce il barocco italiano.

Gabrieli senz'altro, ma Vivaldi direi di no, forse c'è Corelli, sicuramente Frescobaldi. Forse ancora i polifonisti cinquecenteschi, chi lo sa... (non è il mio repertorio).

4 ore fa, Majaniello dice:

Poi sarà pure un polifonista complesso, ma è sempre chiarissimo nell'esposizione e mai inutilmente intricato, corre sempre dritto e non la mena mai troppo a lungo, anche nei movimenti lunghi ci sono continui episodi, la materia è sempre manipolata e non c'è mai rischio noia, e poi ha un rigore talvolta quasi geometrico e pseudo-minimalista (ripetizioni continue di figure, ritmi molto regolari) molto potabile e moderno al tempo stesso, a me al contrario sembra candidato ad essere sempre attuale.

Statico e geometrico, ma non necessariamente moderno, direi piuttosto arcaicizzante, e comunque inattuale perché impenetrabile. Bisogna avere una certa passione per la cerebralità musicale, caratteristica che, diciamolo, non riguarda la maggior parte del pubblico del suo tempo e, soprattutto, del nostro. Forse è azzardato definirlo noioso, ma ci sono dei pezzi che sono veramente impenetrabili. Affascinati senza dubbio, ma "chiusi" nell'apparente semplicità. A volte, la forza ritmica di alcuni lavori maturi, come Contrappunti o la Sonata da concerto per flauto, sembra piuttosto un mettersi alla prova spostando masse sonore nello spazio.

Comunque, abbiamo dimenticato di citare una caratteristica saliente che, in effetti, riappare di continuo nella sua produzione: l'eroismo! In alcune opere tarde, come gli Appunti per un Credo e Studi per un affresco di battaglia, assume perfino una dimensione mistica. Un aspetto che lo rende senz'altro inattuale al suo tempo! Il solitario e misantropo Ghedini combatte contro il mondo decadente per la salvezza dell'Arte! Un puro idealista!

4 ore fa, Majaniello dice:

Anche il suo "tirarsela" musicalmente non mi pare più intellettualistico di un Dallapiccola o di un Petrassi (non parliamo della generazione di dopo), anzi se vogliamo Ghedini ha tratti esteriori che appaiono più in continuità col passato rispetto ad altri.

Secondo me sì, perché rispetto ai due che citi non si interessa a problematiche extra musicali che diano un qualche messaggio umanista e non aspira a essere attuale attraverso la tecnica. In pratica, aspira in modo franco ad essere spirituale e atemporale. Due caratteristiche che sono state molto combattute da buona parte dell'estetica musicale del Novecento, e proprio dalla sua generazione, e che hanno avuto sempre vita difficile per motivi storici. Se si reclina in sé stesso e si cela, per forza di cose diventa enigmatico, nonostante la purezza dei mezzi espressivi impiegati. Era un figlio del suo tempo, che però ripudiava ogni aspetto della contemporaneità consumista e consumante, preferendo appartenere al passato della tradizione più lontana - pur senza nessuna nostalgia. Quando componeva aveva proprio lo spirito altrove!

 Aveva uno stile personale e ben riconoscibile, ma a volte mi dà l'impressione che scriva musica per sé stesso. Non è una critica, intendiamoci, è una constatazione: sceglie consapevolmente un certo tipo di comunicabilità che seleziona il suo pubblico. 

4 ore fa, Majaniello dice:

Secondo me invece quando parli di musica tesa e pensosa, beh uno dei motivi può essere quello, io lo trovo un compositore profondamente emotivo, la sua musica mi suscita un livello di tensione a volte insostenibile, non c'è un respiro drammatico, un arco, delle pause, è tutto a mille, anche gli adagi.

Su questo punto sono assolutamente d'accordo, ho avuto anche io la stessa sensazione. L'agghiacciante sospensione e la tensione dei "lenti" di Architetture, Concerto dell'Albatro, dell'Olmeneta o di Invenzioni, è al limite del sopportabile. A volte si ammanta di una strana, virile, malinconia. Penso proprio all'Olmeneta, sembra di perdersi in un labirinto vegetale, sopraffatti dalla forza misteriosa della natura.

4 ore fa, Majaniello dice:

Mi è capitata di vivere un'esperienza del genere con Rudi Stephan, di certo non con gente tipo Shostakovich, che è più un narratore.

Molto interessante il parallelo con Stephan, in effetti anche il giovane tedesco aveva qualche caratteristica esteriore che lo accumunava: poco materiale molto lavorato, distacco emotivo, tendenza all'astrazione. Però, Stephan combatteva contro i suoi demoni wagneriani per via della formazione germanica, Ghedini no perché non apparteneva a quel mondo spirituale!

4 ore fa, Majaniello dice:

Ghedini sembra rappresentare certi moti dell'animo senza gesti, illustrazioni, mediazioni di alcun tipo, non so come faccia.

Il mistero dei misteri! :o 

4 ore fa, Majaniello dice:

E poi il fatto che fosse impermeabile alla musica tedesca post-wagneriana (dall'espressionismo a Webern) lo rende meno figo ad un certo pubblico.

Forse, in effetti il grosso del pubblico ascolta la musica, percepisce strani gorgoglii allo stomaco e li scambia per profonde emozioni :cat_lol: A volte, quando hanno una preparazione intellettuale un poco più accurata, percepiscono una vertigine alla testa o un colpo di calore alle guance :cat_lol: E non dimentichiamoci della pelle d'oca! :cat_lol:

 

4 ore fa, Majaniello dice:

 

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9 ore fa, Madiel dice:

Statico e geometrico, ma non necessariamente moderno, direi piuttosto arcaicizzante, e comunque inattuale perché impenetrabile. Bisogna avere una certa passione per la cerebralità musicale, caratteristica che, diciamolo, non riguarda la maggior parte del pubblico del suo tempo e, soprattutto, del nostro. Forse è azzardato definirlo noioso, ma ci sono dei pezzi che sono veramente impenetrabili. Affascinati senza dubbio, ma "chiusi" nell'apparente semplicità. A volte, la forza ritmica di alcuni lavori maturi, come Contrappunti o la Sonata da concerto per flauto, sembra piuttosto un mettersi alla prova spostando masse sonore nello spazio.

Forse sto facendo confusione coi termini moderno, contemporaneo, attuale, commerciale... capiamoci con un esempio, gli ultimi quartetti di Beethoven: sono contrappuntistici, sono arcaicizzanti e tendono all'astrazione, a tratti sono anche impenetrabili, sono "idealisti" e conservano una buona dose di eroismo, sono fuori dalle mode del loro tempo. Ecco per me quella è musica che parlerà a tutte le epoche, proprio perchè è svincolata, per quanto possibile, dal suo presente, la puoi vivere anche al di là dell'esperienza personale e filosofica dell'autore, che riesce ad elevarsi ad un livello tale dove conta prima di tutto la composizione delle linee e ciò che genera nell'ascoltatore. E' come una messa di Palestrina, la puoi vivere anche non collegandola ai riti religiosi. Trovo questa musica sempre attuale, molto più di un qualsiasi pannello di Schumann, che è proprio la quintessenza di "quel momento", e che non so a noi cosa possa comunicare oggi se non qualche bella melodia da fischiare. E' musica solipsistica? sì, anche questo è di grande attualità, coltivare il proprio mondo interiore come unica strategia di sopravvivenza a quello esterno, è un insegnamento universale che vale ancora oggi!

Io trovo vecchissimo anche Bruckner, altro idealista solitario, bravissimo, affascinantissimo, genio totale, ma che centra col mondo di oggi, cosa riflette? Almeno Ghedini è lucido e spietato! Bruckner - ho la sensazione - è usato per evadere dal mondo di oggi, si adopera di Bruckner proprio la sovrastruttura romantica che è la parte del suo messaggio più scollegata dal presente, ma questo è un altro discorso, come noi usiamo la musica classica, che può essere pure come musichetta nei centralini.

Poi c'è il discorso "quanto può tirare in disco", ma quella è un'altra storia. Io sono convinto che un segmento di mercato ci sia. Io personalmente non mi sento un ascoltatore particolarmente intellettuale, e neanche molto paziente: sto entrando solo ora nella musica di Malipiero (dopo tanti tentativi), ho scoperto relativamente tardi Dallapiccola, continuo a non avere particolare empatia con Berio, Maderna e tutti quelli che hanno flirtato col serialismo, forse Scelsi non lo capirò mai... eppure Ghedini lo trovo un compositore facile da decodificare, non emotivamente (ho già spiegato), ma un compositore in cui mi oriento benissimo e che mi stimola immediatamente. Ghedini, come Verdi (in maniera diversa diciamo :D ), mi riporta alle cose, belle e anche brutte, sono compositori senza trucchi, perchè dovrebbero essere noiosi? non sarà mai popolare, benissimo, ma con tutta la musica impossibile che hanno inciso in etichette tipo NEOS, Col Legno e cose del genere, non c'è davvero posto per Ghedini? Bisogna fare un'operazione editoriale seria e ben sostenuta anche dalla stampa specializzata, se lo fai diventare fighettino Ghedini ti vende come Reich! il fatto che sia la musica in sè il problema mi convince fino ad un certo punto. 

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