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Cosa state ascoltando ? Anno 2023


Madiel

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10 ore fa, Majaniello dice:

@Ives che ne pensi di questo nuovo Solomon? ho beccato per caso il link dell'ouverture, che mi sembra diretta stupendamente, con un piglio drammatico nuovo rispetto alle vecchie edizioni. Bisogna vedere il resto com'è...

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Se ti può interessare, la BBC approva alla grandissima...

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1 ora fa, Ives dice:

Se ti può interessare, la BBC approva alla grandissima...

Stamattina leggevo in giro ottime recensioni infatti. Sembra che sia integrale pure. A quanto pare il problema del Samson è stata la sua lunghezza, essendo live hanno dovuto capitolare. Mi piace molto questa direzione più vitale e drammatica che gli interpreti di oggi stanno imprimendo ad Handel, autore che mi è sempre piaciuto "da lontano", nel senso che non ho mai veramente approfondito forse perchè non amo molto lo stile quadrato, "seduto" e un po' pomposo; queste registrazioni recenti però (vedi Pomo d'oro) hanno un'urgenza e una passione che tira fuori nuove potenzialità da questa musica. Vedo che Alarcon ha registrato anche Semele (e pure qui la mia preferita è quella molto teatrale di Stern, benchè tagliata), e in generale noto che ha già una ricca discografia su diverse etichette. 

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3 ore fa, Majaniello dice:

Stamattina leggevo in giro ottime recensioni infatti. Sembra che sia integrale pure. A quanto pare il problema del Samson è stata la sua lunghezza, essendo live hanno dovuto capitolare. Mi piace molto questa direzione più vitale e drammatica che gli interpreti di oggi stanno imprimendo ad Handel, autore che mi è sempre piaciuto "da lontano", nel senso che non ho mai veramente approfondito forse perchè non amo molto lo stile quadrato, "seduto" e un po' pomposo; queste registrazioni recenti però (vedi Pomo d'oro) hanno un'urgenza e una passione che tira fuori nuove potenzialità da questa musica. Vedo che Alarcon ha registrato anche Semele (e pure qui la mia preferita è quella molto teatrale di Stern, benchè tagliata), e in generale noto che ha già una ricca discografia su diverse etichette. 

Diciamo che si tratta di una nuova "tendenza" che sostanzialmente si basa sull'assunto che Handel sia un compositore (e non a torto) eminentemente operistico, anche quando fa sacro e oratorio, quindi anche dove non sono previste scene. I direttori inglesi, anche contemporanei, mantegono una diversa impostazione, molto più rigida (sentire Butt, ad esempio). Noto, però, che i dischi di quel Solomon di Alarcon sono due, quindi presumo molti tagli anche qui, peccato, da un'etichetta filologica che fa della veste editoriale quasi una missione, non me l'aspetto...🤨 però l'ascolterò...

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33 minuti fa, Ives dice:

Diciamo che si tratta di una nuova "tendenza" che sostanzialmente si basa sull'assunto che Handel sia un compositore (e non a torto) eminentemente operistico, anche quando fa sacro e oratorio, quindi anche dove non sono previste scene. I direttori inglesi, anche contemporanei, mantegono una diversa impostazione, molto più rigida (sentire Butt, ad esempio). Noto, però, che i dischi di quel Solomon di Alarcon sono due, quindi presumo molti tagli anche qui, peccato, da un'etichetta filologica che fa della veste editoriale quasi una missione, non me l'aspetto...🤨 però l'ascolterò...

https://theclassicreview.com/album-reviews/review-handel-project-solomon-garcia-alcaron/ qui dicono che è "complete and uncut", è possibile che i tempi staccati siano così rapidi che è entrato in 2 dischi (?) 

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1 ora fa, Ives dice:

Tutto può essere, mi sembra strano, che ci siano micro-tagli? In effetti...

No, che palline :( questo coro è stato ridotto per due terzi addirittura! 

Certo che i giornalisti musicali sono delle capre... ma li ascoltano i dischi prima di scrivere?! Metti uno che compra i cd perchè legge "uncut" e poi si ritrova la sola...  

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8 minuti fa, Majaniello dice:

No, che palline :( questo coro è stato ridotto per due terzi addirittura! 

Certo che i giornalisti musicali sono delle capre... ma li ascoltano i dischi prima di scrivere?! Metti uno che compra i cd perchè legge "uncut" e poi si ritrova la sola...  

I numeri musicali paiono esserci tutti, però bisogna capire quanti e quali micro-tagli al loro interno sono stati effettuati. Qui taglia la parte B e le due riprese, riducendo tutto a 1 minuto e poco più, rispetto ai 3 di McCreesh. Il coro assume tutta un'altra pompa, diciamolo. Poi, intendiamoci, può essere lo stesso un'ottima esecuzione (pensiamo alla Semele di Stern) però è bene saperlo e soprattutto scriverlo da parte dei siti specializzati...

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On 1/5/2023 at 17:24, Madiel dice:

curioso, in questo periodo mi sto vedendo tutti i film di Spielberg, circa la metà non li avevo mai visti, e mi sto soffermando proprio sulle colonne sonore di Williams.

 

Non è curioso perché io leggo nei vostri pensieri..:ph34r: :D
Hai visto pure questo?

 

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1 ora fa, Rockmaninov dice:

Non è curioso perché io leggo nei vostri pensieri..:ph34r: :D
Hai visto pure questo?

 

Questo no e non ho mai avuto interesse a vederlo. Non saprei dirti, la trama mi allontana. In genere, i film sui ragazzini e i loro problemi di crescita mi danno fastidio :D Anzi, detesto proprio i mocciosi :cat_lol:

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37 minuti fa, Madiel dice:

Questo no e non ho mai avuto interesse a vederlo. Non saprei dirti, la trama mi allontana. In genere, i film sui ragazzini e i loro problemi di crescita mi danno fastidio :D Anzi, detesto proprio i mocciosi :cat_lol:

Il senso del film è che la guerra resetta le classi sociali
Anche se ammetto, è un po' pesante da seguire per intero..

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1 ora fa, Rockmaninov dice:

Il senso del film è che la guerra resetta le classi sociali
Anche se ammetto, è un po' pesante da seguire per intero..

Se proprio devo scegliere un film con i giapponesi kattivi, allora preferisco "1941", un vero capolavoro nel suo genere e altamente sottovalutato! Merita solo per studiare il virtuosismo tecnico di diverse scene, ha fornito materiali e ispirazione per diversi film successivi di Spielberg. L'avevo già visto un paio di volte, ma stavolta ho trovato la versione completa con circa 30 minuti di scene tagliate. Sono morto dalle risate ancora una volta, geniale la citazione della musica popolare statunitense, stavolta ho fatto pace con Williams :D Indimenticabile Belushi che arriva alla carica sul suo aereo scassato! :cat_lol:

1941 - Allarme a Hollywood (1979) di Steven Spielberg | Quinlan.it

E ci sono anche gli altrettanto bravi Mifune e Lee - che fa il tetesko kattivo (tra l'altro recitava in tedesco senza problemi perché lo parlava) :cat_lol:

1941 (1979)

E Ned Beatty grandioso nell'ultima battuta: "....sarà la nostra rocca di Gibilterra!" :lol:

1941 (1979)

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Rai Radio3 Suite - Il Cartellone, 10 maggio 2023 20:00
in diretta dall’Auditorium "Zubin Mehta" di Firenze

Maggio Musicale Fiorentino
in collaborazione con il Ministero della Cultura e le Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane teso alla raccolta fondi per l’acquisto in prelazione da parte del Ministero di Villa Verdi, la casa-museo di Giuseppe Verdi

Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Daniele Gatti, direttore
Lorenzo Fratini, maestro del cooro

musiche di Giuseppe Verdi

Nabucco, Sinfonia
da Nabucco: "Va' pensiero"
da I Lombardi alla prima Crociata: "O signore, dal tetto natio"
da Macbeth: Danze e "Patria oppressa" (versione 1865)
I vespri siciliani, Sinfonia
da Messa da Requiem: "Sanctus"
da Otello: Danze e "Fuoco di gioia"

-

Questione di governo (direzione)? l'accordo sulla singola nota del singolo strumento è in queste rese forte, carico di attenzione: per il contesto ma anche proprio per l'efficacia comeadire suadente passo passo: un'affettazione, certo, ma in G. Verdi e tanto più in una serata in suo onore ci sta, e rivelatrice della presenza possibile, del pubblico alla esperienza stessa sua propria, attraverso la sapidità con la composizione e nei gesti così controllati, ma anche quel tanto sorridenti, dei suonatori. E curiosamente quanto più viene imposta una concentrazione (densità) d'accenti, e quindi materica, tanto più il quadro, epico, viene sollevato ...dal suolo, in senso trascendentale: non romantico e misterico, e neppure retorico, piuttosto in senso di nostalgia sana perché inguaribilmente vitalistica.

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https://www.youtube.com/watch?v=d3HI_hPsl3o

Grace Bumbry sings "Pleurez, mes yeux" (excerpt) from "Le Cid" by Jules Massenet From: VAI DVD 4334 The Art of Grace Bumbry One of the great voices of the century, Bumbry is captured in her prime in a profile taped for Radio-Canada in 1972. Orchestre de Radio-Canada Jacques Beaudry, conductor

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7 ore fa, Majaniello dice:

https://www.youtube.com/watch?v=d3HI_hPsl3o

Grace Bumbry sings "Pleurez, mes yeux" (excerpt) from "Le Cid" by Jules Massenet From: VAI DVD 4334 The Art of Grace Bumbry One of the great voices of the century, Bumbry is captured in her prime in a profile taped for Radio-Canada in 1972. Orchestre de Radio-Canada Jacques Beaudry, conductor

Timbro solido e luminoso, appoggio costante, misura e, all'occorrenza, il giusto slancio.

Una signora cantante.

 

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15 ore fa, Pinkerton dice:

Timbro solido e luminoso, appoggio costante, misura e, all'occorrenza, il giusto slancio.

Una signora cantante.

Verissimo Pink!

°°°

Io rimango in tema canto con l'ipnotico e sconcertante Gyro, per cori e nove strumenti:

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❤️❤️❤️ 

 

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Rai Radio3 Suite - Il Cartellone 12 maggio 2023 20:30
in diretta Euroradio dal Parco della Musica, Roma

Accademia Nazionale di Santa Cecilia - Stagione Sinfonica

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Mirga Grazynite-Tyla, direttrice
Gabriela Montero, pianoforte

[1] Ludvig van Beethoven : Leonore, Ouverture III op. 72b
-  Adagio. Allegro

[2] Pëtr Il’ič Čajkovskij :  Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23
- Allegro non troppo e molto maestoso. Allegro con spirito
- Andantino semplice. Prestissimo. Tempo I
- Allegro con fuoco

[3] Mieczysław Weinberg : Sinfonia in si minore n. 3 op. 45
- Allegro. [ ]. Tempo I. Largo
- Allegro giocoso. [ ]. Andante sostenuto. Tempo I
- Adagio. Doppio movimento. Tempo I
- Allegro vivace. Moderato. Tempo I
(prima esecuzione italiana)

-

[1] 
Pur nei limiti di una trasmissione radio, col quanto di riassunto in frequenza, e dal Parco romano, dove i microfoni sono tradizionalmente piazzati boh m'immagino sopra le lampade delle uscite d'emergenza, questa beethoveniana mi è sembrata un'ottima presentazione, così calibrata col gioco dei ritmi le voci le dinamiche e senza mai perdere la voglia di far riconoscere il racconto.

[2]
Eheh invitare Gabriela Montero è importare libertà di spirito, ricercare il piccolo avvenimento (happening) a sé, come nei sogni quando cerchi di tornare dov'eri prima e macché, è subito tutta un'altra storia 🙂

Per dire: lo spirito di Ciajkovskij che è sempre quello di un giovanotto popolano in gamba capace di interpretare e dare nuova vita a un balletto classico, mi sembra esser stato ben reso proprio di bel corpo.

[3]
Il Pierino e il Lupo vainberghiano si offre come gran gioco d'educazione alla tolleranza e la cortocircuitazione, ma così incessantemente ricomposte nel dialogo, attraverso l'incalzare, anche la scivolosità, di un gusto strumentale, timbrico ritmico, per uno zoo multicolore capace di richiamare non al disagio della complessità ma all'opposto a una maestosità della Natura (tutto all'aria aperta dall'inizio alla fine...) e sì, famigliare come una fiaba, di invito a crescere tanto nella propria originalità quanto nella fiducia verso un esito adulto di potenza elegante, condivisibile, nel gioco del suo dispiegarsi appunto apertamente, di genio e intuizione comune, non di ipocrisia.
 

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On 3/1/2023 at 13:51, Majaniello dice:

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La querelle nell'altro topic attorno a questo disco (di cui evidentemente ho perso dei passaggi) mi ha incuriosito e indotto all'ascolto. Lo sapete che non amo Pollini, ma ho sempre riconosciuto la qualità di alcuni suoi dischi, e il doppio leggendario con le ultime sonate di Beethoven (anni '70) merita la fama che ha, per il controllo e la lucidità nell'approccio, totalmente anti-romantico (come è il pianismo di Pollini del resto). 

Ho ascoltato la 101. Premesso che, inspiegabilmente, questo disco è registrato peggio dell'omologo anni '70 (ragazzi lo scadimento della qualità tecnica DG è davvero impressionante), purtroppo devo registrare il solito modo di suonare approssimativo dell'ultimo Pollini, frettoloso e incerto nella condotta ritmica, confuso in alcuni passaggi (molto pedale inutile, note sbagliate negli accordi, scale farfugliate), insomma non più brillante sotto profilo della tecnica e con nessuna idea veramente nuova sul piano interpretativo. Mi pare la solita storia di questi artisti molto famosi che vogliono ripetere sè stessi all'infinto quando invece potrebbero ancora dire qualcosa di importante nel repertorio giusto: Ives segnalava tempo fa un disco di Debussy molto riuscito, e non fatico a credere che avesse ragione, Debussy è autore intellettuale e nebuloso, dai ritmi molto evanescenti, la sua musica è tendenzialmente fredda e giocata sul controllo delle dinamiche, direi perfetta per Pollini.

E ora mi ascolto il figlio 😆 in questo capolavoro (???) di Sciarrino:

 un quarto d'ora di fantasmi. 

Io ho una passione per Sciarrino. Anche io ci trovo dell'impressionismo. Circa Pollini, l'ho ascoltato un paio di anni fa all'auditorium Parco della musica a Roma e sono rimasto delusissimo....Un programma difficile e lungo con, in particolare una Fantasia di Schumann direi disastrosa e un ultimo Beethoven sporco da morire....come non rendendosi conto il primo bis: Ballata n.1 di Chopin, altrettanto disastrosa. Insomma, io mi chiedo: un musicista come Pollini, che ha raggiunto le più alte vette dello scenario pianistico mondiale e che non deve dimostrare nulla a nessuno, perché si cimenta con brani che, data l'età, non sono più alla sua portata? Nessuno avrebbe sindacato se, invece di Schumann avesse suonato, che so, una Sonata di Mozart o una del primo Schubert, lì forse avrebbe continuato a incantarci...mah.

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Ascoltato in questi giorni, stimolato anche dal video di Hurwitz. Lui non ha tutti i torti su taluni aspetti, ma non concordo però sulla sua tagliente critica alla concertazione di Pappano, anzi. Il direttore anglo-italiano fa proprio la parte del leone in questa incisione extra-lusso come quelle di una volta. A me è sembrato che questo disco sia magnifico proprio per la parte orchestrale e corale: da una parte l'analisi testuale scavatissima al millimetro e il miracoloso equilibrio delle parti, dall'altro una concezione "nuova" di un Puccini finalmente con i piedi ben piantati nel '900 (sentire la mirabolante scena delle tre maschere con cui si apre il secondo atto) e con tocchi cameristici inusitati e bellissimi (si tratteggia l'anima del decò italiano cosi diverso da quello viennese, con colori cobalto preziosissimi). Non mancano chiaramente i momenti tonitruanti ed estroversi, e il suono è sempre potente, compatto e lucente. E' anche il primo grande direttore ad aver scelto il Finale completo di Alfano e non la consueta versione abbreviata. La Radvanovsky non canta male, suona solo eccessivamente matura e bizzosa, di pronuncia un pò grossolana e povera di colori. Il grossissimo punto debole coincide con la prova di Jonas Kaufmann come Calaf, assolutamente spompato e privo di interesse interpretativo. Molto bella la compagnia di canto nelle parti di fianco, centrate e ben cantate.

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22 ore fa, Ives dice:

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Ascoltato in questi giorni, stimolato anche dal video di Hurwitz. Lui non ha tutti i torti su taluni aspetti, ma non concordo però sulla sua tagliente critica alla concertazione di Pappano, anzi. Il direttore anglo-italiano fa proprio la parte del leone in questa incisione extra-lusso come quelle di una volta. A me è sembrato che questo disco sia magnifico proprio per la parte orchestrale e corale: da una parte l'analisi testuale scavatissima al millimetro e il miracoloso equilibrio delle parti, dall'altro una concezione "nuova" di un Puccini finalmente con i piedi ben piantati nel '900 (sentire la mirabolante scena delle tre maschere con cui si apre il secondo atto) e con tocchi cameristici inusitati e bellissimi (si tratteggia l'anima del decò italiano cosi diverso da quello viennese, con colori cobalto preziosissimi). Non mancano chiaramente i momenti tonitruanti ed estroversi, e il suono è sempre potente, compatto e lucente. E' anche il primo grande direttore ad aver scelto il Finale completo di Alfano e non la consueta versione abbreviata. La Radvanovsky non canta male, suona solo eccessivamente matura e bizzosa,di pronuncia un pò grossolana e povera di colori. Il grossissimo punto debole coincide con la prova di Jonas Kaufmann come Calaf, assolutamente spompato e privo diinteresse interpretativo. Molto bella la compagnia di canto nelle parti di fianco, centrate e ben cantate.

Come osserva Ives, la scena delle tre maschere ha una leggerezza e una trasparenza orchestrali del tutto inusitate.

 

 

 

Quanto a Kaufmann Ives ha ragione a censurare la sua prestazione: il timbro è divenuto ancora più bituminoso, le mezzevoci ancora più ingorgate, la pronuncia ancora più impastata. Ci sono momenti imbarazzanti nella sua prova, su tutti la frase "No, no, Principessa altera", spasmodica, ingolfata e chiusa da un do acuto stretto e forzatissimo. 

Poco più avanti, a 1:34, risulta piuttosto trasandato quando canta un "Il mio nome non sai" pesante e senza dolcezza.

 

 

 

Qualche risultato invece Kaufmann lo ottiene nell'Andante lento sostenuto "Non piangere Liu' ", attaccato tutto sommesso, con le mezzevoci saggiamente sostituite da semplici "piano", in qualche caso ben riusciti ( v. a 0:23, "...per quel sorriso dolce mia fanciulla...").

 

 

 

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Rai Radio3 Suite - Il Cartellone 15 maggio 2023 20:30

Classiche Forme 2022
Serata conclusiva "Souvenir"
registrazione del 23 luglio 2022 nel Chiostro del Rettorato di Lecce

František Drdla : Souvenir in re maggiore per violino e pianoforte
Amaury Coeytaux, violino
Massimo Spada, pianoforte

Franz Schubert : Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani, op. 103, D. 940
- Allegro molto moderato
- Largo
- Allegro vivace
- Con delicatezza
Massimo Spada, pianoforte
Beatrice Rana, pianoforte

Fabio Massimo Capogrosso : Souvenir da uno sguardo alla Luna da un caleidoscopio, per pianoforte a quattro mani
commissione d’opera per Classiche Forme 2022
Beatrice Rana, pianoforte
Massimo Spada, pianoforte

Pëtr Il’ic Cajkovskij : Souvenir de Florence op. 70
per sestetto d’archi
- Allegro con spirito
- Adagio cantabile e con moto - Moderato
- Allegro moderato
- Allegro vivace
Quartetto Modigliani
Amaury Coeytaux, violino
Loic Rio, violino
Laurent Marfaing, viola
François Kieffer, violoncello
ospiti:
Georgy Kovalev, viola
Ludovica Rana, violoncello

-

(D. 940) ehh a me piacerebbe parlarci ai pianisti che decidessero di suonare in coppia... Per farla breve di norma richiederebbero ...un direttore. In quanto per una ragione o per l'altra il massimo di esito è una gara a chi riesce a farsi notare di più, solitamente a chi pesta di più, magari anche solo per segnare il tempo. Io partirei da un esercizio uno accompagna, facesse il basso continuo, e l'altro via anche coi rubati e quel che vuole, poi solo da questa tranquillità acquisita (mai sentita dai duo piano...) il "basso" si avviasse a concertare di timbri suoi...

Bello, nel suo piccolo, il duo di F.M. Capogrosso: riesce a rendere quel simpatico effetto di un suonare a un pianoforte dove appaiono a corredo come delle mani-ali fantasma... 🙂

Ih un po' Khachaturian questo sestettare... ma con una leggerezza anche, fin de siècle, direi simpaticamente ben dettata in ouverture da quel F. Drdla (en passant ho colto l'occasione per farmi una cultura su Ede Poldini...) dove il languore è deliziosamente artificiale, da cartolina appunto 🙂

 


 

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