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Violetta transgender al Grande


Pinkerton
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Sono appena tornato dal Teatro Grande di Brescia dove oggi pomeriggio è stata data la seconda recita della discussa Traviata con la regia di Luca Baracchini.

Il quale,durante il Preludio Atto I°, inscena l'antefatto, una pantomima in cui un uomo  si compiace davanti a uno specchio dei suoi abiti femminili per poi dover constatare con suo disappunto di non essere una donna. A questo punto scompare dietro allo specchio per subito ricomparire con le fattezze di Violetta.

Intanto il preludio finisce ma il pubblico è informato che la V.Valery che vedrà e ascolterà per tutta l'opera in realtà è un uomo che ha cambiato sesso. Se qualcuno non l'avesse capito a ricordarglielo ci pensa l'attore alter ego di Traviata, che compare più volte, rigorosamente in mutande, durante la recita.

Oltre a ciò va segnalato che al II°Atto, nella festa in casa di Flora, il coro delle zingarelle è formato da un'eterogenea compagine sadomaso che se la prende prima con il Marchese d'Obigny (complice Flora) e poi nientemeno che con Alfredo in persona, per l'occasione mascherato da toro destinato a essere sacrificato dai subentranti toreri.

Detto ciò passiamo all'esecuzione: il giovane Maestro Enrico Lombardi dirige senza lampi ma con equilibrio ed ordine l'orchestra e il coro.

La Violetta di Cristin Arsemova è in più punti animata ed espressiva ma difetta negli estremi acuti, puntualmente forzati, fissi e striduli.

Il tenore Valerio Borgioni è un Alfredo forse troppo remissivo ma che canta con misura e correttezza di emissione.

Censurabile invece è il baritono Vincenzo Nizzardo, quasi sempre stentoreo e monocorde e che nel lungo duetto con Violetta giunge ad essere irritante per la pressoché totale mancanza di pathos e per i continui e ripetuti errori nelle dosature dinamiche. Anche nel cantabile "Di Provenza" non si copre di gloria.

Fatte salve le buone intenzioni del regista, tutto sommato è proprio la cattiva prestazione del baritono, il vero aspetto negativo di questa recita.

 

 

 

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23 minuti fa, Wittelsbach dice:

Preferisco non commentare. Un admin che non rispetta il regolamento sarebbe una cosa difficilmente tollerabile, dunque meglio astenermi per evitare di trascendere.

Ti capisco Wittel. 

 

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  • 1 month later...

Fermo restando che l'idea può essere più o meno buona, io mi chiedo: ma perché ostinarsi ad usare un'opera che racconta una storia per raccontarne poi un'altra? A questo punto se vuoi inscenare un'opera che parla di una donna transgender, prendi un compositore vivente bravo (che in giro ce ne sono e hanno bisogno di lavorare) e commissionagliela. 

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On 25/1/2023 at 19:05, Keikobad dice:

Fermo restando che l'idea può essere più o meno buona, io mi chiedo: ma perché ostinarsi ad usare un'opera che racconta una storia per raccontarne poi un'altra? A questo punto se vuoi inscenare un'opera che parla di una donna transgender, prendi un compositore vivente bravo (che in giro ce ne sono e hanno bisogno di lavorare) e commissionagliela. 

Anche questa è un'idea che toglierebbe il capolavoro verdiano da una situazione imbarazzante.

È probabile, Keikobad, che Baracchini con questa messa in scena abbia voluto attualizzare la vicenda, modernizzarla, rendendola più credibile ai giorni nostri. Che ci sia riuscito e quanto ci sia riuscito è argomento di discussione.

Il nucleo drammatico di Traviata è l'impossibilità individuale di amare quando l'individuo si scontra le convenzioni etiche della società in cui vive. Evidentemente Baracchini pensa che ai tempi nostri la condizione di cocotte non sia abbastanza scandalosa per mandare a monte una relazione con un giovanotto di buona famiglia.

Allora trasforma Violetta in una transgender e il gioco è fatto.

Il vero problema, a questo punto, è la musica di Verdi, il quale tutto avrebbe immaginato fuorché una simile trasformazione della sua eroina.

Peccato che non si possa più chiedergli il suo parere a riguardo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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