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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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Clara IANNOTTA
Dead Wasps in the Jam-Jar

Quartetto Arditti più elettronica

Interessante e pure divertente. Il titolo un po' schifosetto evoca con una certa precisione ciò che viene fuori dal pezzo: una sorta di viaggio onirico in un ambiente un po' agreste e un po' domestico (compaiono persino due sciacquoni :lol:) dominato dai ronzii delle vespe morenti.

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23 ore fa, zippie dice:

RAI Radio3 - Interpreti a confronto, 1 febbraio 2022 23:00

Francis Poulenc : Concert champêtre, per clavicembalo e orchestra FP 49

New York Philarmonic Orchestra
Leopold Stokowski, direttore
Wanda Landowska, clavicembalo

New York Philarmonic Orchestra
Dimitri Mitropoulos, direttore
Francis Poulenc, pianoforte

Orchestre National de France
Charles Dutoit, direttore
Pascal Rogé, clavicembalo

Boston Symphony Orchestra
Seiji Ozawa, direttore
Trevor Pinnock, clavicembalo

-

Che peccato! questo è quanto NON starò ascoltando, perché a quell'ora sarò di buona norma al concerto al "Teatro Bianchini (sotto i cuscini)" con un impaginato a cura del mio volitivo inconscio... (quale appassionato di musica non ha assistito a spettacolari concerti in sogno?).

Mi perderò una splendida curiosa intrigante offerta, che non saprei riprodurre neppure per metà con la mia risicata fonoteca, amen.

L'esecuzione con lo stesso Poulenc al pianoforte è anche su YouTube:

L'ha inciso pure Immerseel, ma che senso ha Poulenc "su strumenti d'epoca"? Ormai a metà Novecento manco più si usavano le corde in budello :huh: :huh: ...

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16 ore fa, giobar dice:

E, a margine dell'ascolto di prima, una simpatica intervista a Clara Iannotta, una delle giovani compositrici più in vista ne panorama attuale.

Simpaticissima e romanissima, giacchè la sua musica non mi piaccia per niente, nonostante io abbia frequentato quel genere per molti anni anche andando a concerti ed eventi. Trasecolo (ma forse sto diventando vecchio io) quando nel video successivo dice che ascolta solo pop, non compra CD di classica (vabbè qui ci può stare...) e di "autori morti" :mellow:

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oggi è il compleanno di Mendelssohn (oltre che di Dallapiccola e Albrechtsberger) e Radio Classica lo celebra alla grande con una corposa programmazione a lui dedicata.

Adesso è da poco finito l'Ottetto op. 20 in una curiosa esecuzione del Quartetto Emerson che credo si sia suonato sopra in overdub. Cose che mi fanno storcere il naso ma pazienza. La performance è eccellente.

Questo è uno di quei classici pezzi che posso ascoltare 20 volte di fila e non stancarmene mai, da portare su un'isola deserta. 

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Clara Iannotta, Moult, WDR Sinfonieorchester, Michael Wenderberg

JPG_Front%20_Cover_IANNOTTA.jpg

Spinto dai post di @giobar e @Ives, ho voluto anch'io darmi a un ascolto al di fuori dal mio seminato, così da sfruttare l'abbonamento a Spotify, di cui faccio uso in maniera troppo ponderata. Devo dire che la giovane compositrice mi ha ispirato grande simpatia: l'atteggiamento privo di inutili orpelli intellettuali e l'approccio quasi artigianale alla tecnica compositiva, sono da ammirare in un'epoca dove molte teste d'uovo si spacciano per grandi pensatori.

Ho ascoltato questo pezzo, Moult, dato che nell'intervista caricata da Giobar la Iannelli ne descrive la genesi. E' impossibile per me scrivere un minimo di giudizio, dato che la mia conoscenza del repertorio contemporaneo è poco più che nulla, ma ammetto che, così, di primo ascolto, ho trovato quest'opera decisamente suggestiva. Ho apprezzato particolarmente l'elettronica - in questo caso l'uso di 9 mangiacassette - sia in perfetto connubio con la compagine strumentale, ne risultano delle sonorità spesso (per il sottoscritto) inedite, e altamente inquietanti.

...oltre agli amici che mi hanno rivelato quest'ascolto, dedico anche a @Madiel, @Majaniello, @glenngould @Yeats e a chiunque gradisce...

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3 ore fa, Ives dice:

Simpaticissima e romanissima, giacchè la sua musica non mi piaccia per niente, nonostante io abbia frequentato quel genere per molti anni anche andando a concerti ed eventi. Trasecolo (ma forse sto diventando vecchio io) quando nel video successivo dice che ascolta solo pop, non compra CD di classica (vabbè qui ci può stare...) e di "autori morti" :mellow:

Mah, la ruota gira per tutti: quegli autori morti un tempo erano vivi e quelli che oggi sono vivi...

Detto questo e avendo ascoltato solo uno stralcio dell'intervista (più o meno dal minuto 20 al 25 circa), mi pare che il suo discoro verta in maniera preponderante sulla ricerca sonora (e daje) che a questo punto sembra essere l'unico parametro del comporre odierno a discapito del messaggio, o meglio, del discorso musicale.

Non so, a questo punto credo che sia un mio limite e una mia deformazione mentale, che ho sempre visto il comporre musica come il lavorio artigianale della materia musicale (con le pinze potrebbe sembrare l'opposto di quello che dice Cage dove tutto è musica) che viene portata da un punto A ad un punto B (o a più punti). Non so, esiste ancora il concetto di struttura? il concetto di condotta delle parti, di intreccio, di variazione?

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34 minuti fa, glenngould dice:

Non so, a questo punto credo che sia un mio limite e una mia deformazione mentale, che ho sempre visto il comporre musica come il lavorio artigianale della materia musicale (con le pinze potrebbe sembrare l'opposto di quello che dice Cage dove tutto è musica) che viene portata da un punto A ad un punto B (o a più punti). Non so, esiste ancora il concetto di struttura? il concetto di condotta delle parti, di intreccio, di variazione?

Mah sai, secondo me, in ordine generale, il problema è sempre lo stesso: si può pure dire che il concetto di struttura sia superato, ma per essere superato esso deve essere saputo, non si può superare una cosa di cui non si ha contezza, sarebbe come superare l'assenza di qualcosa, un assoluto nonsense. Poi che cos'è questo superare? E' un assimilare in una forma sempre più alta? O è un radicale voltare pagina? Questa per me sarebbe una domanda interessante da fare agli artisti contemporanei, compresa la giovane compositrice di cui sopra...

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59 minuti fa, glenngould dice:

Mah, la ruota gira per tutti: quegli autori morti un tempo erano vivi e quelli che oggi sono vivi...

Detto questo e avendo ascoltato solo uno stralcio dell'intervista (più o meno dal minuto 20 al 25 circa), mi pare che il suo discoro verta in maniera preponderante sulla ricerca sonora (e daje) che a questo punto sembra essere l'unico parametro del comporre odierno a discapito del messaggio, o meglio, del discorso musicale.

Non so, a questo punto credo che sia un mio limite e una mia deformazione mentale, che ho sempre visto il comporre musica come il lavorio artigianale della materia musicale (con le pinze potrebbe sembrare l'opposto di quello che dice Cage dove tutto è musica) che viene portata da un punto A ad un punto B (o a più punti). Non so, esiste ancora il concetto di struttura? il concetto di condotta delle parti, di intreccio, di variazione?

Be', dipende dove vai a cercare. Nella musica pop la struttura, seppur triviale, è onnipresente. In certa musica da film le variazioni di un tema in diverse scene sono fondamentali (ma se dico che per me il più grande compositore vivente è John Williams mi bannate? :lol:). In realtà neanche la musica seria più di avanguardia si è del tutto allontanata da quei concetti. Certo, grazie ai supporti elettronici adesso la ricerca spettrale di un certo tipo di suono particolare è molto più radicale e presente di quanto lo fosse diciamo cent'anni fa, ma il concetto non è niente di neanche remotamente nuovo e va avanti dagli anni '50. 

Ho sentito anch'io l'intervista a Iannotta e ne ho approfittato per ascoltare qualche brano suo. Se ci fossimo conosciuti 10 anni fa probabilmente avremmo avuto molto in comune :D adesso ho un pensiero diverso di cosa debba essere ed esprimere la musica (che non esclude tutta la musica d'oggi a prescindere), però ascoltando i suoi brani oggettivamente si evince che dietro c'è perizia e una ricerca ossessiva di quello che vuole ottenere. Non sono "note a caso", per nulla. Mi prendo anch'io volentieri la dedica di Snorlax.

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3 ore fa, Snorlax dice:

Clara Iannotta, Moult, WDR Sinfonieorchester, Michael Wenderberg

JPG_Front%20_Cover_IANNOTTA.jpg

Spinto dai post di @giobar e @Ives, ho voluto anch'io darmi a un ascolto al di fuori dal mio seminato, così da sfruttare l'abbonamento a Spotify, di cui faccio uso in maniera troppo ponderata. Devo dire che la giovane compositrice mi ha ispirato grande simpatia: l'atteggiamento privo di inutili orpelli intellettuali e l'approccio quasi artigianale alla tecnica compositiva, sono da ammirare in un'epoca dove molte teste d'uovo si spacciano per grandi pensatori.

Ho ascoltato questo pezzo, Moult, dato che nell'intervista caricata da Giobar la Iannelli ne descrive la genesi. E' impossibile per me scrivere un minimo di giudizio, dato che la mia conoscenza del repertorio contemporaneo è poco più che nulla, ma ammetto che, così, di primo ascolto, ho trovato quest'opera decisamente suggestiva. Ho apprezzato particolarmente l'elettronica - in questo caso l'uso di 9 mangiacassette - sia in perfetto connubio con la compagine strumentale, ne risultano delle sonorità spesso (per il sottoscritto) inedite, e altamente inquietanti. Non chiedetemi la ragione, e scusatemi se la cosa può avere poco senso, ma in me è subito scattato il paragone filmico: Alien (1979). Non a caso anche nel capolavoro di Ridley Scott, anche l'indistruttibile xenomorfo era capace di molteplici mutazioni...

...oltre agli amici che mi hanno rivelato quest'ascolto, dedico anche a @Madiel, @Majaniello, @glenngould @Yeats e a chiunque gradisce...

Ieri mi sono ascoltato il pezzo postato qui da giobar, mi aveva molto incuriosito non conoscendo la signorina in questione. Sono scappato a gambe levate dopo circa quattro minuti scarsi sui dodici totali. E' quel genere di roba che non frequento più da un po', forse mi poteva piacere dieci anni fa, ora mi sembra un mo(n)do espressivo totalmente vuoto, masturbatorio, insensato. 

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3 ore fa, glenngould dice:

Detto questo e avendo ascoltato solo uno stralcio dell'intervista (più o meno dal minuto 20 al 25 circa), mi pare che il suo discoro verta in maniera preponderante sulla ricerca sonora (e daje) che a questo punto sembra essere l'unico parametro del comporre odierno a discapito del messaggio, o meglio, del discorso musicale.

Con questo parametro, anche uno scorreggio può essere artistico o poetico :cat_lol: Poi, naturalmente, ci sono i parametri tecnici di altezza, durata, timbro, fragranza, colore ecc. ecc. che possono definire meglio il valore :cat_lol: 

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22 minuti fa, Madiel dice:

Con questo parametro, anche uno scorreggio può essere artistico o poetico :cat_lol: Poi, naturalmente, ci sono i parametri tecnici di altezza, durata, timbro, fragranza, colore ecc. ecc. che possono definire meglio il valore :cat_lol: 

Vabbè tu ci scherzi sopra, però un amico nostro con queste cose ci ha costruito una carriera.

Io non voglio che passi l'idea che io ce l'abbia con i compositori di oggi, anzi nell'ultimo anno ho ascoltato molta più musica degli ultimi dieci anni di quanto abbia mai fatto prima e di ottima fattura, di grande qualità artistica ed è stato per me un grande arricchimento personale. Per carità, io non giudico assolutamente la compositrice in questione (anzi, mi piacerebbe fare pure una bella chiacchierata, perché voglio capire), ma nella mia sensibilità personale la componente suono deve armonizzarsi con il resto. Di suoni ne è pieno il mondo naturale, ma la musica si crea. La musica per forza di cose deve essere artificiale, nel senso più profondo del termine, secondo me.

Io chiudo qui perché mi rendo conto che in questi due giorni ho sforato un po' complice anche un periodo parecchio faticoso

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2 minuti fa, glenngould dice:

Vabbè tu ci scherzi sopra, però un amico nostro con queste cose ci ha costruito una carriera.

Io non voglio che passi l'idea che io ce l'abbia con i compositori di oggi, anzi nell'ultimo anno ho ascoltato molta più musica degli ultimi dieci anni di quanto abbia mai fatto prima e di ottima fattura, di grande qualità artistica ed è stato per me un grande arricchimento personale. Per carità, io non giudico assolutamente la compositrice in questione (anzi, mi piacerebbe fare pure una bella chiacchierata, perché voglio capire),

2 minuti fa, glenngould dice:

ma nella mia sensibilità personale la componente suono deve armonizzarsi con il resto. Di suoni ne è pieno il mondo naturale, ma la musica si crea. La musica per forza di cose deve essere artificiale, nel senso più profondo del termine, secondo me.

Io chiudo qui perché mi rendo conto che in questi due giorni ho sforato un po' complice anche un periodo parecchio faticoso

Certo, nel senso di artificiale ma non artificioso. Sei uno stravinskyano :cat_lol:

2 ore fa, Keikobad dice:

 (ma se dico che per me il più grande compositore vivente è John Williams mi bannate? :lol:).

Conosco un paio di addetti ai lavori che mi hanno detto la stessa cosa! :o

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2 ore fa, Snorlax dice:

Mah sai, secondo me, in ordine generale, il problema è sempre lo stesso: si può pure dire che il concetto di struttura sia superato, ma per essere superato esso deve essere saputo, non si può superare una cosa di cui non si ha contezza, sarebbe come superare l'assenza di qualcosa, un assoluto nonsense. Poi che cos'è questo superare? E' un assimilare in una forma sempre più alta? O è un radicale voltare pagina? Questa per me sarebbe una domanda interessante da fare agli artisti contemporanei, compresa la giovane compositrice di cui sopra...

 

1 ora fa, Keikobad dice:

Be', dipende dove vai a cercare. Nella musica pop la struttura, seppur triviale, è onnipresente. In certa musica da film le variazioni di un tema in diverse scene sono fondamentali (ma se dico che per me il più grande compositore vivente è John Williams mi bannate? :lol:). In realtà neanche la musica seria più di avanguardia si è del tutto allontanata da quei concetti. Certo, grazie ai supporti elettronici adesso la ricerca spettrale di un certo tipo di suono particolare è molto più radicale e presente di quanto lo fosse diciamo cent'anni fa, ma il concetto non è niente di neanche remotamente nuovo e va avanti dagli anni '50. 

Ho sentito anch'io l'intervista a Iannotta e ne ho approfittato per ascoltare qualche brano suo. Se ci fossimo conosciuti 10 anni fa probabilmente avremmo avuto molto in comune :D adesso ho un pensiero diverso di cosa debba essere ed esprimere la musica (che non esclude tutta la musica d'oggi a prescindere), però ascoltando i suoi brani oggettivamente si evince che dietro c'è perizia e una ricerca ossessiva di quello che vuole ottenere. Non sono "note a caso", per nulla. Mi prendo anch'io volentieri la dedica di Snorlax.

Sono faccende in cui ha un grosso ruolo la formazione che uno ha avuto. Mi sembra che, a naso, almeno per la Iannotta, a parte la formazione di base un po' naif di cui ha dato una simpatica rievocazione, ci sia stato un percorso di tutto rispett: Solbiati, Parigi, Harvard e poi Berlino e poi ancora contatti con grossi nomi della composizione contemporanea. Ovvio che se scrive, oggi, in un certo modo, è una scelta consapevole e non l'unica possibilità che ha avuto. Poi, domani, chissà, anche lei come tanti potrà cambiare idea.

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30 minuti fa, giobar dice:

Sono faccende in cui ha un grosso ruolo la formazione che uno ha avuto. Mi sembra che, a naso, almeno per la Iannotta, a parte la formazione di base un po' naif di cui ha dato una simpatica rievocazione, ci sia stato un percorso di tutto rispett: Solbiati, Parigi, Harvard e poi Berlino e poi ancora contatti con grossi nomi della composizione contemporanea. Ovvio che se scrive, oggi, in un certo modo, è una scelta consapevole e non l'unica possibilità che ha avuto. Poi, domani, chissà, anche lei come tanti potrà cambiare idea.

Comunque, ripeto, che, nella mia estrema limitatezza d'intendimento, ho apprezzato il risultato artistico della Iannotta. Ascoltando tutte le tracce dell'album, emerge chiaramente un trait d'union tra le diverse composizioni, nonché una comune ricerca di fondo. Certo, il mio è un apprezzamento di pancia, perché mi mancano i mezzi per giudicare, e ammetto che è il genere di musica che in ogni caso ascolterei col contagocce, tuttavia i risultati sono notevoli per una personalità artistica così giovane.

P.s. Ma tutti i discorsi che ho sentito sulla percezione del suono, sulla spazialità... Che sia stato Berlioz il primo grande compositore contemporaneo?!:rolleyes: Direi che qualche volta alcuni "autori morti" valgono la pena di essere ascoltati...:cat_lol::cat_lol::P

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3 minuti fa, Snorlax dice:

P.s. Ma tutti i discorsi che ho sentito sulla percezione del suono, sulla spazialità... Che sia stato Berlioz il primo grande compositore contemporaneo?!:rolleyes: Direi che qualche volta alcuni "autori morti" valgono la pena di essere ascoltati...:cat_lol::cat_lol::P

E prima di lui i Gabrieli, zio e nipote, con le loro alchimie foniche nella basilica di San Marco a Venezia. Nono (veneziano!) e quelli che a lui in qualche modo si ispirano hanno sviluppato intuizioni già presenti a Venezia nel 500 e nelle musiche di Berlioz.

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19 ore fa, il viandante del sud dice:

Sembra sia tornato @Pinkerton e allora gli dedico l'ascolto attuale:

Rigoletto

Bjoerling, Merrill, Peters, Tozzi

Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera

Jonel Perlea

Grazie Viandante.

Questo Rigoletto ha il suo punto di forza in Bjorling, già in lieve declino ma ancora il fuoriclasse che conosciamo. Perlea dirige con mestiere mentre Merril e Tozzi si disimpegnano bene. Sulla Gilda della Peters concordo con Celletti che la definisce "meccanica".

 

 

 

 

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RAI Radio3 Suite - Il Cartellone, 3 febbraio 2022 20:30 
in diretta dall'Auditorium RAI "Arturo Toscanini" di Torino

RAI Nuova Musica

una co-produzione Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Orchestra Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI

Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Michele Gamba,  direttore
Alessandro Taverna, pianoforte

Yikeshan Abudushalamu:  Repression

Thomas Adès: Concerto per pianoforte e orchestra

Wolfgang Rihm: Verwandlung III

Thomas Adès: Three-piece suite dall'opera Powder her face (Suite n. 1)

-

Yikeshan Abudushalamu: una sorta di discesismo, perché no: se dico down-hill si capisce meglio? l'attraversamento orchestrale per consistenze tanto massive quanto variegate e eleganti. Ma l'impressione è davvero civile, nient'affatto depressiva non distopica e neppure tanto espressionista contorsionista né persino postmoderna, ma insomma costruttivista nel senso protosovietico; come a dire quanto abbiamo di richezza e forza organica in questi nostri corpi quando ...reagiscono sportivamente, insieme (se dico armonicamente si capisce meglio?), non belluinamente ...all'oppressione universale.

Thomas Adès, il concerto: di gusto squisitamente americano direi, nel senso di Gershwin confidando nello spirito patchworking di Ives che però sferruzzava con ben altra dimensione, spaziale e umanisticamente intellettuale: qui l'intenzione di sospensione per non dire suspense così come la comunicativa "il personaggio e le sue istanze" a me suona ahimè di superficialità o quantomeno leggerezza nel senso dell'inconsistenza easy-listening fino al ritrito, mi spiace.

Rihm III: non esistesse, andrebbe inventata la categoria del solista orchestrale per questo squisito zoo rihmiano, ma nessuna lotta tra maghi metamorfici: il tratto è piuttosto di una polis dove le voci cantano mentre lavorano, però sì, forse è tutta una primavera in una ben ricca Atlantide sottomarina: tutto è legame che veicola e sostiene nell'esprimere le individualità ...wow! 🙂

Adès, la suite: non così ridanciano lo zoo (di giochi di società) di un mettere in piazza che vuole tornire gli abiti degli animi con virtuosistiche d'eleganza, chapeau.

L'orchestra, il solista, la direzione: di grande levatura, l'offerta d'un senso di padronanza nell'espressione così pronunciata, per un programma risultante così coordinato, di una irruenza quel tanto animalesca nient'affatto brutale, con qualcosa del ballo insomma, e uno di complessità.

 

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chiudiamo la serata con questo:

Un concerto che ho ascoltato decine e decine di volte e una volta amavo molto. Ancora adesso mi piace ma devo dire che Bartok ha cominciato un po' a scivolarmi addosso col tempo. Ho come l'impressione che si passi da un climax a una transizione a un altro climax a un'altra transsizione e percepisco una grandissima frammentarietà in una musica che sembra molto episodica (in realtà questa è una sua caratteristica che ho sempre sentito, ma col tempo ha cominciato a darmi più fastidio), infatti mi fa un po' sorridere quando leggo delle sue famose "forme ad arco", quando nella pratica dell'ascolto questa forma io non la sento. Sì, qualcosa si intrasente di sicuro, ma resta più a livello concettuale e analitico che non nella sostanza. 

C'è da dire che Wang suona questa musica come ho sentito pochi pianisti fare 😮 

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On 3/2/2022 at 09:19, Keikobad dice:

oggi è il compleanno di Mendelssohn (oltre che di Dallapiccola

Volevi dire: oggi è il compleanno di Dallapiccola (oltre che di Mendelssohn) :D

@Snorlax @glenngould

13 ore fa, Keikobad dice:

Un concerto che ho ascoltato decine e decine di volte e una volta amavo molto. Ancora adesso mi piace ma devo dire che Bartok ha cominciato un po' a scivolarmi addosso col tempo. Ho come l'impressione che si passi da un climax a una transizione a un altro climax a un'altra transsizione e percepisco una grandissima frammentarietà in una musica che sembra molto episodica

E' un po' così, anche se nel periodo di mezzo si comincia a sentire una sorta di "ordine neoclassico"... Keiko quali sono i tuoi moderni preferiti?

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Visto e considerato che se n'è accennato, tento con la Maric. L'ascolto del Concerto bizantino mi ha abbastanza annoiato, l'Ostinato super tema Octoicha sembra una versione semplificata di Bartok, molto più interessante la cantata 

Ricorda molto alla lontana Noche Oscura di Petrassi, ma resta lontana mille miglia dal genio del compositore italiano. Sembra che alla Maric manchi qualcosa, la sua musica è sempre un tantino pesante, nel senso di grave, c'è un qualcosa che non riesce a esprimersi liberamente e che la tiene come ancorata a una roccia. Non so, le idee ce le avrebbe, l'ambizione anche, ma non ci sento il quid per definirla geniale o almeno di grande talento. Resta assai curioso il tentativo di fondere la musica bizantina e il folklore serbo con certe ricerche del primo novecento (Bartok in particolare, ma si sente anche il neoclassicismo).

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Bela Bartok, Musica per archi, percussioni e celesta, Chamber Orchestra of Europe, Nikolaus Harnoncourt

51kZIvf9OlL._AC_.jpg

Questa è un'incisione a cui non è stato dato il giusto peso nell'ampia discografia del capolavoro bartokiano. A mio parere, credo sia eccezionale sotto molti punti di vista. In essa convivono le due anime - solo apparentemente contradittorie - di Harnoncourt: da una parte abbiamo l'approfondimento filologico, sia nell'organico coinvolto, sia nella sua disposizione, che rispetta alla lettera quella prescritta dal compositore ungherese: l'immagine stereofonica che ne esce è veramente formidabile. Anche gli effetti richiesti in partitura (particolari tipi di pizzicato, uso della percussione etc.) sono resi in maniera certosina. Tuttavia, l'agogica è lontana mille miglia da quella consigliata da Bartok (che consiglia spesso dei timings a rotta di collo😞 i tempi sono piuttosto meditativi e rilassati, ma senza mai apparire soporiferi. Il tutto è riuscitissimo, infatti questa è la classica esecuzione che riesce a coniugare un certo rigore analitico - la cura del dettaglio è da manuale - con un grande afflato espressivo, sicché, da ultimo, il controllo del dettaglio prorompe in un'interpretazione di grande impatto emotivo.

...questa va direttamente in dedica a @Majaniello, a @Madiel, @Wittelsbach (che ringrazio per dedica wagneriana, in effetti è da un po' che il Ring di Kempe è nel mio carrello di Amazon, aspetterò la fine delle tue recensioni per vedere se ultimare l'acquisto :rolleyes:;)), @superburp, @glenngould, @Keikobad e a chiunque gradisca...

P.s. Il Divertimento presente nello stesso disco è egualmente riuscito, forse una delle mie references?:o

 

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7 ore fa, Majaniello dice:

E' un po' così, anche se nel periodo di mezzo si comincia a sentire una sorta di "ordine neoclassico"... Keiko quali sono i tuoi moderni preferiti?

Ah, bella domanda. Difficile da dire, ho avuto le mie diverse fasi dove mi sono tuffato a pesce in un po' di tutto, Ligeti, Stockhausen, Pousseur, per poi passare a rami un po' meno accademici come i minimalisti (Riley e Part che ho avuto modo di conoscere, Reich, Young, un po' di primo Glass e affini) che hanno occupato una parte molto consistente della mia vita di ascoltatore e appassionato (al punto di volare negli Stati Uniti per suonare con i Bang on a Can e conoscere David Lang, Michael Gordon, Julia Wolfe e gente così). Adesso come adesso ascolto pochissimo di tutti loro :D.

Gli unici moderni (categoria nella quale includo un po' di tutto nel '900) che ascolto ancora con una certa continuità sono molto prevedibili; Prokof'ev, Shostakovich, Messiaen, Hindemith su tutti. Diciamo che dopo aver bazzicato tanto nella contemporanea mi sono accorto che prima era meglio se conoscevo bene Schubert, Beethoven, Haydn, Brahms, Verdi, Puccini, Wagner, Strauss etc. ;)

 

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23 minuti fa, Snorlax dice:

Bela Bartok, Musica per archi, percussioni e celesta, Chamber Orchestra of Europe, Nikolaus Harnoncourt

51kZIvf9OlL._AC_.jpg

Questa è un'incisione a cui non è stato dato il giusto peso nell'ampia discografia del capolavoro bartokiano. A mio parere, credo sia eccezionale sotto molti punti di vista. In essa convivono le due anime - solo apparentemente contradittorie - di Harnoncourt: da una parte abbiamo l'approfondimento filologico, sia nell'organico coinvolto, sia nella sua disposizione, che rispetta alla lettera quella prescritta dal compositore ungherese: l'immagine stereofonica che ne esce è veramente formidabile. Anche gli effetti richiesti in partitura (particolari tipi di pizzicato, uso della percussione etc.) sono resi in maniera certosina. Tuttavia, l'agogica è lontana mille miglia da quella consigliata da Bartok (che consiglia spesso dei timings a rotta di collo😞 i tempi sono piuttosto meditativi e rilassati, ma senza mai apparire soporiferi. Il tutto è riuscitissimo. perché questa è la classica esecuzione che riesce a coniugare un certo rigore analitico - la cura del dettaglio è da manuale - con un grande afflato espressivo, sicché, da ultimo, il controllo del dettaglio prorompe in un'interpretazione di grande impatto emotivo.

...questa va direttamente in dedica a @Majaniello, a @Madiel, @Wittelsbach (che ringrazio per dedica wagneriana, in effetti è da un po' che il Ring di Kempe è nel mio carrello di Amazon, aspetterò la fine delle tue recensioni per vedere se ultimare l'acquisto :rolleyes:;)), @superburp, @glenngould, @Keikobad e a chiunque gradisca...

P.s. Il Divertimento presente nello stesso disco è egualmente riuscito, forse una delle mie references?:o

 

:axehead:

Vabbeh, ricambio lo stesso con la 8a di nonno Ralph

Daily Download: Ralph Vaughan Williams - Symphony No. 7 "Sinfonia  antartica": I. Prelude

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