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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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Johann Sebastian BACH
Sinfonia dalla cantata "Ich liebe den Hochsten von Ganzem Gemute" BWV 174

Isabelle Faust, violino
Akademie fur Alte Musik Berlin
Bernhard Forck

Si tratta della rielaborazione, con organico piuttosto ampliato, del primo tempo del terzo concerto brandeburghese. In questo modo, il pezzo assume un tono molto più solenne e celebrativo, direi quasi pomposo senza accezioni negative, con una plateale esibizione della capacità di costruzione sinfonica di Bach: proprio questo, pare, era l'intento dell'autore, che - in rapporti difficili e polemici col consiglio municipale di Lipsia - voleva mostrare di che cosa era capace. Esecuzione magistrale, in linea con tutte quelle dello stupendo box Harmonia Mundi che riunisce tutte le prove bachiane di Isabelle Faust per quell'etichetta.

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1 ora fa, giobar dice:

Tu scherzi ma un po' ci pigli :ok: Alcune indagini che stiamo facendo sull'origine della mia famiglia rimandano a metà 800 e alla zona di confine tra regno sabaudo, lombardo-veneto e Svizzera :lol:

Hai visto? 😆 il sangue non mente! 

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21 ore fa, Madiel dice:

Si è citato Graener, eccolo qui in un lavoro giovanile relativamente leggero, che ricorda una serenata romantica in stile old Vienna

Pensare che questa roba (del 1910), vecchissima come concezione e sonorità, è opera di un coetaneo di Schoenberg che scriveva contemporaneamente al massimo fulgore di Mahler e Strauss :unsure: Per lo meno, è musica innocua e ben confezionata, ci risparmia le tirate lagnosissime quanto informi di un Pfitzner.

In effetti, non sembra roba delle più eccitanti...
Dovrò mettermi a compulsare la roba di Blacher che ho messo in coda su Spotify.

Ma prima devo finire queste.
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Una cosa che devo dire di questo ciclo: la qualità tecnica della registrazione è eccezionale.
Il deflagrare del Largo dell'Ottava fa un effetto di rara potenza con questa fonica e il suono (bellissimo) che Inbal fa fare ai Wiener Symphoniker.

@Madiel

 

 

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5 ore fa, giobar dice:

Johann Sebastian BACH
Sinfonia dalla cantata "Ich liebe den Hochsten von Ganzem Gemute" BWV 174

Isabelle Faust, violino
Akademie fur Alte Musik Berlin
Bernhard Forck

Si tratta della rielaborazione, con organico piuttosto ampliato, del primo tempo del terzo concerto brandeburghese. In questo modo, il pezzo assume un tono molto più solenne e celebrativo, direi quasi pomposo senza accezioni negative, con una plateale esibizione della capacità di costruzione sinfonica di Bach: proprio questo, pare, era l'intento dell'autore, che - in rapporti difficili e polemici col consiglio municipale di Lipsia - voleva mostrare di che cosa era capace. Esecuzione magistrale, in linea con tutte quelle dello stupendo box Harmonia Mundi che riunisce tutte le prove bachiane di Isabelle Faust per quell'etichetta.

Guarda caso, proprio ora...

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3 ore fa, Wittelsbach dice:

In effetti, non sembra roba delle più eccitanti...
Dovrò mettermi a compulsare la roba di Blacher che ho messo in coda su Spotify.

Blacher è un altro mondo! 

3 ore fa, Wittelsbach dice:

Ma prima devo finire queste.
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Una cosa che devo dire di questo ciclo: la qualità tecnica della registrazione è eccezionale.
Il deflagrare del Largo dell'Ottava fa un effetto di rara potenza con questa fonica e il suono (bellissimo) che Inbal fa fare ai Wiener Symphoniker.

@Madiel

Non ho mai ascoltato Inbal in questo repertorio, ma mi è capitato diverse volte di sentirlo alle prese con la musica del Novecento e sempre con ottimi risultati. Ha inciso anche un pezzo di Blacher, mi pare le Variazioni Paganini.

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15 ore fa, Wittelsbach dice:

Ma prima devo finire queste.
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Una cosa che devo dire di questo ciclo: la qualità tecnica della registrazione è eccezionale.
Il deflagrare del Largo dell'Ottava fa un effetto di rara potenza con questa fonica e il suono (bellissimo) che Inbal fa fare ai Wiener Symphoniker.

@Madiel

 

12 ore fa, Madiel dice:

Non ho mai ascoltato Inbal in questo repertorio, ma mi è capitato diverse volte di sentirlo alle prese con la musica del Novecento e sempre con ottimi risultati. Ha inciso anche un pezzo di Blacher, mi pare le Variazioni Paganini.

Io ho avuto molteplici occasioni di sentire Inbal live, sempre con risultati che variavano dal mediocre al pessimo. C'è da dire che nella maggior parte di questi concerti aveva per le mani un'orchestra piuttosto scalcagnata, sicché se la giornata era buona ci si doveva accontentare di una esecuzione routinaria, e tutt'altro che di lusso. Può essere che sia uno di quei direttori che si scaldano solo con orchestre di livello, o che rendono meglio in sala di registrazione che dal vivo, chissà...

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36 minuti fa, Snorlax dice:

 

Io ho avuto molteplici occasioni di sentire Inbal live, sempre con risultati che variavano dal mediocre al pessimo. C'è da dire che nella maggior parte di questi concerti aveva per le mani un'orchestra piuttosto scalcagnata, sicché se la giornata era buona ci si doveva accontentare di una esecuzione routinaria, e tutt'altro che di lusso. Può essere che sia uno di quei direttori che si scaldano solo con orchestre di livello, o che rendono meglio in sala di registrazione che dal vivo, chissà...

E infatti io non l'ho sentito con orchestre messe male, ma con la sua di Francoforte "live". Ricordo un ottimo Britten, per esempio, ma parecchi anni fa, e altro. Il pezzo di Blacher sopra citato era dal vivo. Anzi, credo che anche le incisioni segnalate da Wittelsbach siano tutte dei "live".

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17 ore fa, Florestan dice:

Guarda caso, proprio ora...

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Sono di imminente ascolto, trattandosi degli ultimi due cd del box Faust-Bach che mi è appena arrivato. In genere quando acquisto un cofanetto con diversi dischi non mi precipito mai ad ascoltarli tutti di fila ma procedo un po' lentamente. Però a questo punto la curiosità è tanta visto l'esito entusiasmante dei primi cd.

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Il quartetto. Qualcuno lo ascoltava di recente o me lo sono sognato?

In verità il primo movimento, Preludio, è il più lungo dei cinque, ed è un enigmatico pezzo lento per piano solo, i cui semi germogliano tra gli altri strumenti nel postludio, di fatto la continuazione di quel discorso. L'ultimo movimento invece, dal carattere sbarazzino, si intitola The Players gossip, a quanto pare ispirato all'ultimo movimento della seconda sonata di Chopin (In a letter to a friend Chopin described the last two movements of his Sonata as “a funeral march followed by a bit of gossip”. ). Un allievo di Sessions con la fissa per Chopin, queste cose accadevano solo in America.

Segue, la terza sonata da qui:

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Trattasi di un riascolto.
Erkki Melartin è un elegante manierista stile Sibelius: sa scrivere, sa orchestrare, insomma coglie spesso il segno. Molto bella la Terza, ma pure l'Andante della Seconda...

@Majaniello e @Snorlax

 

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RAI Radio3 Suite - Il cartellone 14 novembre 2022 20:00
in diretta dal Teatro alla Scala di Milano

[1] Thomas Adès : Asyla op. 17 (1997)
- I
- II
- Ecstasio
- IV

[2] Yikeshan Abudushalamu : Repression (2020)
(14’)
co-commissione Filarmonica della Scala, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Maggio Musicale Fiorentino, OSN RAI

[3] Benjamin Britten : Sinfonia da Requiem op. 20 (1940)
- Lacrymosa. Andante ben misurato
- Dies irae. Allegro con fuoco
- Requiem aeternam. Andante molto tranquillo

[4] Ottorino Respighi : Feste romane, poema sinfonico (1928)
- Circenses
- Giubileo
- L'Ottobrata
- La Befana

Filarmonica della Scala
Thomas Adès, direttore

-

[1] Per Thomas Adès si potrebbe (dovrebbe) introdurre la categoria della contemporary commerciale 🙂 A differenza, per dire, di un nostrano Ivan Fedele, che a provarci concentratissimo canna [fallisce, produce miseri risultati] sistematicamente, po'raccio, per Adès si tratta di un buttar là ogni volta alla sans façon, centrando scritture consistenti una volta su quante? cinquanta? ma intanto riempiendo lo spazio come tutti avrebbero bisogno ma pochi sanno effettivamente descrivere come si dovrebbe un minimo procedere per essere decente, e costui sta là e non te lo cavi più, altri non sorgono così inevitabili.

[2] Di bel corpo Y. Abudushalamu: il suo vortice è più delicato che primariamente schiacciante e quindi maggiormente inquietante: il luogo della distorsione viene dato tanto più intimamente che non estraneamente, per non dire che tanta florealità affascina proprio. Interessanti anche i tempi (più o meno rapidi) direi alternati, cioè mi auguro così voluti, con effetto di sfidosa presenza orchestrale.

[3] Con il 1940 non si scherza: ogni respiro è obbligatoriamente denso: di fatto la retorica esigente le vite viene richiesta di senso di realtà, la quale è tanto intimamente musicale quanto in ciò, con pena quotidiana, disattesa. Un unisono io sento qui per B. Britten con il coevo D. Sostakovic, una ricerca desiderosa commossa in un senso di improbabile con gioco di provocazione per un qualsiasi esito più umano, più sincero e nutriente.

[4] Scuola d'altri tempi, e nel senso del gusto non dell'accademia, per il racconto respighiano di festosità popolari cui ricorrere, col cuore, a voler rifuggire le tante ben più pretenziose scadenze della Storia: in una, abbastanza bilanciata, ricerca di eleganza e finzione quel tanto di cartapesta, insomma ci scappa il sorriso rilassato.

Bei volumi orchestrali, una serata intera di presenza ampia, e più accogliente che non tormentosa nonostante i tanti temi, e le cifre stilistiche, di riflessione di consapevolezza possibili, e allora complimenti Scala e collaborazioni tutte: un grazie di cuore.

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On 10/11/2022 at 14:09, glenngould dice:

Bello, però verso la fine cita in maniera così letterale il Sacre da sfiorare il plagio. Evidentemente sia ai popoli della russia pagana che ai maya piaceva vedere vergini danzare fino alla morte :D

 

On 11/11/2022 at 11:51, glenngould dice:

Buongustaio! :D La musica di Revueltas è sempre notevole per inventiva e forza ritmica.

On 11/11/2022 at 13:21, Florestan dice:

Dopo aver ascoltato in questa celeberrima aria Juan Diego Florez e Nino Machaidze, mi è venuta voglia di riascoltare (per l'ennesima volta) questa versione:

Dedica obbligatissima a @Majaniello. Ma anche a @Ives, @Wittelsbach, @il viandante del sud, @glenngould, @giobar, @Snorlax e a chiunque gradisca

Giorgio Valton e Arturo Talbo, fantastica l'italianizzazione dei nomi british :)

Grazie a tutti, ricambio, se il repertorio piace, con i sognanti:

 

anche a chi gradisce

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Yikeshan Abdushalamu: bello sarebbe poter riascoltare di seguito le registrazioni delle due rese del suo, così premiato in Italia, Repression:

- quella a Torino di inizio anno, per le mani della OSN / Michele Gamba, che ricordo vivida di stimoli (e che avevo recensito qui)

- e questa di ieri sera a Milano nell'offerta della Filarmonica con Thomas Adès, nel suo intessere d'organicità

entro peraltro due impaginazioni come di un unico progetto impressivo, che viene a incorniciare in modo infine così calzante quest'anno di Storia su cui riflettere.

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Jules MASSENET
Concerto per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore

Marylene Dosse
Westphalian Symphony Orchestra
Siegfried Landau

Un bel concerto che, sebbene abbia raccolto le attenzioni di ottimi pianisti (di recente Bavouzet, la Biret e gli italiani Prosseda e Libetta, prima ancora Ciccolini, Coombs e, appunto, la Dosse), è di raro ascolto.
Nel recuperare informazioni sugli interpreti di questa registrazione Vox ho scoperto che il direttore Landau, ad onta del nome wagneriano, era di famiglia ebrea osservantissima (padre rabbino), ovviamente scappata dalla Germania prima a Londra e poi negli USA, ed egli stesso fino all'ultimo ebbe rapporti strettissimi con istituzioni ebraiche. Fece una morte orribile insieme alla moglie nell'incendio della loro abitazione nei pressi di New York.

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Ho il cd di questa, tanti anni fa era svenduto su jpc. E ogni tanto ci torno. Ritengo questa "Sinfonia in cinque atti", composta come colonna sonora per l'antichissimo film, un capolavoro dell'ultimo decadentismo, con momenti molto belli. E' sullo stile Schreker-Mahler.
La dedico a @Madiel seppure non sia il suo genere, ma a @Snorlax piacerebbe moltissimo, credo

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On 13/11/2022 at 12:26, polnav dice:

album front cover

gradita sorpresa

Sergei Redkin, piano : Vagabund
CD 75:28 2022 Outhere Fugalibera Classical FUG 806 UPC:5400439008069
Rec. 5-7 Apr 2022, Flagey, Brussels (Ken Yoshida artistic direction, recording, mix and mastering)
Programma:
Robert Schumann : Drei Fantasiestücke, op. 111
Franz Schubert / Franz Liszt : Der Wanderer
Robert Schumann : Humoreske, op. 20
Franz Schubert / Franz Liszt : Müllerlieder, "Der Müller und der Bach"
Franz Schubert : Fantasie in C D760, op. 15 "Wanderer"

-

Credo non si possa che convenire: al tocco felice è pure prestato un pianoforte di suono splendidamente definito ma anche inciso altrettanto ottimamente (il genere di operazioni che a me fanno adirare nello sconforto quando invece mi trovo a buttar su un CD di altre etichette ben più note quanto pedestri) (mi sono iscritto per l'occasione al sito internet di Outhere, solo per poter leggere il libretto, del CD preascoltato ma che non so se o quando mai acquisirò completo e in alta risoluzione, così ho trovato notizie sulla produzione però niente: non vedo indicazione dello strumento).

Il tocco felice: Sergei Redkin anzitutto direi ha notevole quel che ho scoperto vien detto senso musicale, oltre alle ancor più comunemente dette capacità espressive: coglie della scrittura nessi e possibilità complessi, se non arcani quel tanto, e ne fa motivo vitale costruttivo comunicativo:
per queste mani i Fantasiestücke come le Humoreske schumanniani, direi davvero appropriatamente ma anche in modo particolarmente efficace, sui tessuti cantilenanti viandanti volano in elevazione più ammiccante (per idee) che non suggestiva (di spiritualità): con intimismo sapido garbato, ossimoricamente aperto.

I ripercorrere lisztiani a loro volta personalisticamente umorosi sono evocati con grande controllo, nella simpatia e il senso del contesto, a inframezzare con luminosità.

L'avvio dell'epoca (cosiddetta romantica) è qui segnato con la "Wanderer" Fantasie schubertiana, e si fa presto a dire Sergei Redkin trova il modo di proporre la sua prova sulla Wanderer con l'introdurla con splendide ricezioni successive, ma il quadro di quest'album infine si fa davvero disegno complessivo, cioè non banale, di spiriti ricercanti protesi (mi piacerebbe dire sbilanciati), ma anche diciamo pure estizzanti, entro il ruolo della lezione di, l'educazione alla, classicità.
Colpisce, almeno me, la capacità di Schubert-Redkin di popolare l'intero ambiente, come in una richiesta di corresponsione spaziale, una capacità di coinvolgimento organico della realtà nelle sue presenze, come il gioco potesse esser sempre elegante (come se il viaggio avesse compreso Francia e Italia 🙂 ).

... Anzi no: al riascolto (e quindi ripetuto perché mi ha sorpreso) tolgo un punto: come risvegliandomi da un sogno di modellati così curati mi rendo conto, ovvero valuto, quanto il con fuoco schubertiano (e di lì l'intero vagare) resti piuttosto preso in un obbligo urtante, per dirla estremizzando tra il rabbioso e il noioso, non giocato di contesto e insieme aperto eccetera, invitante come sarebbe appunto quella pagina a provarci.

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