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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel

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3 ore fa, Ives dice:

Tornando indietro...

Per quel che vale, molto apprezzata nel vecchio librone di Giudici, al netto delle questioni filologiche e linguistiche (è in tedesco). Al mio orecchio è un museo delle cere...che ha i propri estimatori.

Mai sentita. Di quest'opera, tolto Minkowski, conosco queste tre "tradiscional":

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Incisione non male per l'epoca, cantata in francese e in un buon audio, un collage tra le migliori performance del festival di Aix-en-Provence di quell'anno (1952). E' un Giulini un po' meccanico ma non ancora intrombonito, con la Neway che, al netto di un timbro sgraziato, io ricordo come una sorpresa sul piano interpretativo. Parliamo di una cantante diventata famosa in Consul di Menotti, e in altri ruoli americani (Floyd, Barber ecc) ed europei (Berg, Puccini, Britten ecc) del primo novecento; forse questo suo essere completamente estranea al repertorio l'ha paradossalmente agevolata nella costruzione di un personaggio più moderno e contrastato.

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Allestimento tra i più "sperimentali" di Visconti, con scene e costumi ispirati ai dipinti del Tiepolo, vede protagonista una Callas in aperta polemica col regista (prima volta?) incaponita in un'idea di tragedia classica e ingessata in una scrittura che evidentemente non le consentiva le zampate di Medea o Norma. Rimane la voce, l'accento, ma il risultato è il riflesso di una concezione eccessivamente marmorea dello stile gluckiano. Una Callas declamante e con pochi chiaroscuri che suscita - strano ma vero - apprezzamenti tiepidi nel pubblico, come si sente dagli applausi di cortesia. Sanzogno non molto diverso dal Giulini di cui sopra; audio discreto e comunque godibile, pedestre la traduzione in italiano del libretto. 

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Che dire, a me Muti in questo repertorio non piace. E' dinamico e incisivo nei tempi (ma quello sempre, tranne ora in vecchiaia!), però è levigato nei fraseggi, troppo preromantico in alcuni punti, troppo borioso in altri. La concertazione è però eccellente come al solito, Muti sa sempre cosa vuole e sa come ottenerlo precisamente. La Vaness è cantante mozartiana con un certo peso vocale, solo che me la ricordo piuttosto sguaiata, come una Brunhilde qualunque. 

E poi c'è il Sacro Graal, mai trovata in giro ma sulla carta molto interessante per via della protagonista:

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Benchè Gluck non mi faccia impazzire, e nonostante Ifigenia in Tauride non sia nè l'opera più importante (Orfeo) nè la più avanzata (Ifigenia in Aulide), è questa forse la sua opera che preferisco, con il suo giusto compromesso tra istanze della riforma calzabigiana, grandeur francese e melos italiano. Anche Armide è un titolo notevole e piuttosto sottovalutato, ascoltare Minkowski per credere (ma anche Muti con una Antonacci ancora in piena forma). 

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1 ora fa, superburp dice:

Questa per Kovskij :spiteful:.

Io invece ascolto i concerti op. 7 di Händel suonati e diretti da Koopman. Agli händeliani del forum.

I soliti wagneriani che ascoltano Gluck perchè piaceva a Wagner :axehead::cat_lol:

Comunque, gli arrangiamenti ottocenteschi ormai sono stati sdoganati anche dalla filologia:

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😮 

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E con questa scoperta chiudo:

Una grande Edda Moser diretta da un maestro Muti d'antan... credo sia un allestimento dei tempi del Maggio Fiorentino, non sapevo che esistesse il video! 

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Dopo questo excursus gluckiano, ecco l'atletica pesante...

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Nel primo ci sono molte musiche cantate. Si somigliano molto tra loro, ed è comunque evidente la cifra stilistica di Leifs: i ritmi, le modalità, le armonie sono quelle della musica del suo Paese.
Il secondo è un "dramma coreografico", un balletto potremmo dire, senonché su molti brani vedo dura l'istituire qualsivoglia coreografia. Troppa musica, comunque, per uno come lui, che prediligeva strutture compatte: il discorso si disperde. Momenti straordinari non mancano: il brano della Prestazione del Giuramento, quando sono entrato in una piazza con la mia macchina e la musica a tutto volume, ha suscitato strani sguardi dei passanti... Un fracasso apocalittico di campane e percussioni.

@Madiel

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On 4/10/2022 at 19:59, Majaniello dice:

Succede che ieri volevo recuperare il suggerimento di @Wittelsbach riguardo l'Ifigenia in Tauride di Gardiner, ma sono riuscito ad ascoltare solo la tempesta iniziale tanto il soprano, pur corretto, mi ha irritato, con la sua vocetta e la sua totale mancanza di allure da tragédienne

La Montague è stata una scelta dissennata! Né soprano né mezzosoprano: una specie di soprano corto, poco individuale da un punto di vista timbrico, tecnicamente poco più che sufficiente, e soprattutto con un'espressione perennemente grigia, contrita, sottotraccia. Insostenibile!

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14 ore fa, Majaniello dice:

I soliti wagneriani che ascoltano Gluck perchè piaceva a Wagner :axehead::cat_lol:

Comunque, gli arrangiamenti ottocenteschi ormai sono stati sdoganati anche dalla filologia:

😮 

Sopravvive molto bene la versione Berlioz dell'Orfeo. Seppur con ampi inserti romanticizzanti e i cambi di registro per la Viardot, ha una sua discografia molto ampia e prestigiosa. E una sua plausibilità musicale d'assieme. Anche direttori hip (Gardiner forse fu il primo per Emi, pure Minkowski dal vivo) recenti se ne sono invaghiti:

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14 ore fa, Majaniello dice:

Che dire, a me Muti in questo repertorio non piace. E' dinamico e incisivo nei tempi (ma quello sempre, tranne ora in vecchiaia!), però è levigato nei fraseggi, troppo preromantico in alcuni punti, troppo borioso in altri. La concertazione è però eccellente come al solito, Muti sa sempre cosa vuole e sa come ottenerlo precisamente. La Vaness è cantante mozartiana con un certo peso vocale, solo che me la ricordo piuttosto sguaiata, come una Brunhilde qualunque.

Concordo, le altre mai sentite. Non si può dire sia brutta, anzi, Muti è bravissimo e molto teatrale. I cantanti sono ottimi seppur a rigore filologico non proprio corretti timbricamente (vedi la Vaness). Però è sempre tutto troppo levigato, marmorizzato, ponderoso. Il miglior interprete di Gluck rimane Minkowski, a mio parere.

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13 ore fa, Wittelsbach dice:

Dopo questo excursus gluckiano, ecco l'atletica pesante...

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Nel primo ci sono molte musiche cantate. Si somigliano molto tra loro, ed è comunque evidente la cifra stilistica di Leifs: i ritmi, le modalità, le armonie sono quelle della musica del suo Paese.
Il secondo è un "dramma coreografico", un balletto potremmo dire, senonché su molti brani vedo dura l'istituire qualsivoglia coreografia. Troppa musica, comunque, per uno come lui, che prediligeva strutture compatte: il discorso si disperde. Momenti straordinari non mancano: il brano della Prestazione del Giuramento, quando sono entrato in una piazza con la mia macchina e la musica a tutto volume, ha suscitato strani sguardi dei passanti... Un fracasso apocalittico di campane e percussioni.

@Madiel

Il primo cd, in effetti, non dice nulla di nuovo sulla musica di Leifs, attesta solo la maturità stilistica che conosciamo: a parte l'ottima Cantata Islandese del 1930, lavoro nazionalista di grande successo nel suo paese, il resto comprende lavori del 1955-1965. Se si esclude il primo più antico, i pezzi eseguiti sono così omogenei da sembrare un insieme unico. Sono anche mediamente di ottima qualità e le esecuzioni sono idiomatiche. Diverso il problema di Baldr: scrivi bene che come tutte le opere lunghe di Leifs ha il fiato corto, sembra composto da tanti pezzettini assemblati. Alcuni di tali pezzettini, però, sono geniali se non altro nella ricerca timbriche, e nel complesso l'opera regge nonostante l'eccessiva lunghezza. Forse il vero difetto di Baldr è che l'autore tenta di riportare alla lettera la vicenda che lo ispira, esagerando i dettagli e rischiando di essere prolisso per chi non conosce la mitologia islandese. C'è come la volontà di rendere reali personaggi di fatto astratti. Anche i ritmi squadrati e le armonie troppo semplificate alla fine possono annoiare nella loro ripetitività, il folklore islandese non poteva dare di più. Troppa ambizione! Il doppio cd è eccellente.

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Quando pensi "ok, questo compositore non mi interessa" scopri le figate:

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A proposito di antica Grecia, ho beccato per caso questo capolavoro di Xenakis, almeno così a me sembra: Nekuia! una composizione per coro e orchestra potentissima, in cui c'è molta scrittura "tradizionale" integrata con le solite xenakisate... mi ha fatto pensare a Bartok o a Henze, insomma a cose classiche... chissà se @Madiel la conosce. Il disco sembra oop ma sul tubo c'è:

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26 minuti fa, Majaniello dice:

Quando pensi "ok, questo compositore non mi interessa" scopri le figate:

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A proposito di antica Grecia, ho beccato per caso questo capolavoro di Xenakis, almeno così a me sembra: Nekuia! una composizione per coro e orchestra potentissima, in cui c'è molta scrittura "tradizionale" integrata con le solite xenakisate... mi ha fatto pensare a Bartok o a Henze, insomma a cose classiche... chissà se @Madiel la conosce. Il disco sembra oop ma sul tubo c'è:

Conosco, Nekuia è proprio considerato uno dei capolavori di Xenakis! Stranamente, è un pezzo raramente eseguito, per lo più sconosciuto al pubblico e l'unica incisione neppure disponibile. Quella Erato è la prima e unica incisione mai effettuata, mai riversata in cd per quanto ne so.

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Bello Walker!

Intanto:

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Progetto ambiziosissimo di Leifs, ennesimo omaggio alla sua patria attraverso l'epica mitologica norrena.
Anche qui, in certe parti prorompe il Leifs più autentico.
Interessante la scrittura vocale per il basso, che a volte deve sostenere una tessitura molto profonda. Qui l'esecutore ha un timbro singolarmente simile a quello del grande Kurt Moll.

@Madiel

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On 6/10/2022 at 09:20, Ives dice:

Sopravvive molto bene la versione Berlioz dell'Orfeo. Seppur con ampi inserti romanticizzanti e i cambi di registro per la Viardot, ha una sua discografia molto ampia e prestigiosa. E una sua plausibilità musicale d'assieme. Anche direttori hip (Gardiner forse fu il primo per Emi, pure Minkowski dal vivo) recenti se ne sono invaghiti:

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Ives ho guardato per intero il Fidelio di Pichon su Arte, con la Stagg e Spyres... uno spettacolo stupendo, bravissimi tutti! 😮  Lo suggerivi tu poco tempo fa? se sì avevi ragione... tra l'altro è la prima volta che ascolto Pichon come direttore, nonostante abbia ormai una cospicua discografia, si vede che sono rimasto un po' indietro... Non mi ero mai emozionato così con quest'opera, un vero colpo di spugna su quella polveraccia romantica!

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°°°°

 

 

"Edda" anche io :D 

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16 ore fa, Majaniello dice:

Ives ho guardato per intero il Fidelio di Pichon su Arte, con la Stagg e Spyres... uno spettacolo stupendo, bravissimi tutti! 😮  Lo suggerivi tu poco tempo fa? se sì avevi ragione... tra l'altro è la prima volta che ascolto Pichon come direttore, nonostante abbia ormai una cospicua discografia, si vede che sono rimasto un po' indietro... Non mi ero mai emozionato così con quest'opera, un vero colpo di spugna su quella polveraccia romantica!

Lo conosco e lo apprezzo, non ricordo se ne ho parlato qui, però. Comunque, ho sempre "sponsorizzato" Pichon, direttore filologo francese giovanissimo ma musicalmente molto dotato. Ha un approccio sempre interessante alle opere che affronta, direi viscerale come molta filologia transalpina e fa un Fidelio dalle sfumature cameristiche e "mozartiane", di estrema luminosità timbrica e levità di spessore, aiutato dal complesso hip di cui è fondatore (e dallo spazio ristretto dell'Opera Comique). Grande passo teatrale ed ottima esaltazione delle singole individualità psicologiche e del loro intero contenuto espressivo. Bello il cast (buone anche le parti minori) anche fisicamente adatto; forse la Stagg è un pò leggerina per la parte, quantomeno per chi cerca Leonore matronali e di peso vocale, ma ci sta nel disegno complessivo del direttore. La regia non mi ha impressionato particolarmente, i giochi coi televisori, telecamere e pistole e fucili sanno di già visto, ma non fa eccessivi danni allo svolgimento della narrazione.

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4 ore fa, Ives dice:

fa un Fidelio dalle sfumature cameristiche e "mozartiane", di estrema luminosità timbrica e levità di spessore, aiutato dal complesso hip di cui è fondatore (e dallo spazio ristretto dell'Opera Comique).

Ho letto altrove questa cosa del "Fidelio mozartiano"... mi chiedo - e non è una polemica con te ma un assist che mi fornisci - come dovrebbe suonare il Fidelio se non mozartiano! Mi pare di sottolineare una cosa ovvia.

Siamo così abituati a pensarlo come un'opera pre-romantica (tra l'altro proprio il Fidelio di romanticismo non ha niente di niente) che dimentichiamo le sue vere parentele: la Leonora di Paer, la Lodoiska di Cherubini, L'amor coniugale di Mayr, quelle che chiamavano pièce à sauvetage che altro non erano che commedie settecentesche col sostrato etico-filosofico di quel momento, comédie héroïque appunto, un genere dell'opéra comique, che nei paesi tedeschi chiamavano singspiel e in Italia, più tardi, chiameremo operetta. E poi basta ascoltare la musica: non solo il vivace primo atto ma anche il più intenso secondo atto mantiene una levità nell'approccio alla materia tipico della farsa sentimentale che è lo stesso delle opere di quel genere e di quel periodo, e che poi è secondo me la vera potenza di quest'opera. Ogni tanto senti nei momenti più intensi e concitati qualche buffa frase dei fagotti in primo piano, questo è puro Beethoven. Ai tromboni questa cosa non è mai andata giù! Aggiungo, ci sono molte più ombre e tormenti nel Don Giovanni che non nel Fidelio, tanto per dire. 

I limiti del Fidelio, se così vogliamo chiamarli, ossia le caratteristiche che ne hanno limitato la diffusione nel primo romanticismo (vedi le considerazioni di Berlioz in merito) sono proprio legate al genere: una certa stereotipizzazione dei personaggi, le psicologie fondamentalmente piatte e prive di un percorso evolutivo interiore, la totale assenza dell'elemento sensuale/sessuale, il moralismo razionalista (Dio salvifico, l'amore coniugale e bla bla), l'assenza di elementi fantastici, l'assenza di atteggiamenti gravi e coturnati tipici dell'opera seria (trombonate alla Gluck, per intenderci, o alla Medea di Cherubini, quella sì un'opera comique sui generis!). Luce, leggerezza, velocità, ironia, sentimenti positivi, come vuoi renderli? 

4 ore fa, Ives dice:

Grande passo teatrale ed ottima esaltazione delle singole individualità psicologiche e del loro intero contenuto espressivo. Bello il cast (buone anche le parti minori) anche fisicamente adatto; forse la Stagg è un pò leggerina per la parte, quantomeno per chi cerca Leonore matronali e di peso vocale, ma ci sta nel disegno complessivo del direttore.

Bravissimi tutti, anche la Stagg con una prova vocale e attoriale molto convincente! può piacere un timbro più scuro perchè siamo abituati a quello, ma non c'è niente di tragico in quest'eroina, la scrittura poi è svettante, semmai sono le Leonore matronali che si strozzano e pasticciano. Ecco, visto che stavo ascoltando Edda Moser in tutte le salse, la Moser è una Leonore perfetta nella mia testa, ha l'intensità e al contempo la leggerezza del vero soprano neoclassico, oltre che un'eccellente gestione delle colorature. 

Oltre a Spyres, bravissimo anche Albert Dohmen, Rocco mi è sempre parso il personaggio più realistico di tutti, il trait d'union tra la componente comica e quella etico-sentimentale, e qui mi pare fatto molto bene.

4 ore fa, Ives dice:

La regia non mi ha impressionato particolarmente, i giochi coi televisori, telecamere e pistole e fucili sanno di già visto, ma non fa eccessivi danni allo svolgimento della narrazione.

Vero, ma ho anche apprezzato come te lo scarso interventismo: in fondo il regista si limita a postporre l'azione ai tempi nostri, lasciando intatto il senso della vicenda, che è quello che mi interessa. Diciamoci la verità, da un punto di vista teatrale il Fidelio rimane un opera infame, ha una musica bellissima (dio, è Beethoven!), ma drammaturgicamente non fila come dovrebbe, nonostante sia stata sottoposta a continui rifacimenti. Il primo atto mi pare non girare mai, è formalmente equilibrato, ma sembrano scenette attaccate un po' così, tanto per creare dei numeri a beneficio di tutte le combinazioni dei personaggi. Il secondo atto è invece un'altra cosa, lì i numeri si susseguono con molta più naturalezza. Mi è piaciuta l'idea del letto per "l'iniezione fatale", niente di eccezionale, ma con un bell'impatto:

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Caro lettore, se sei arrivato fin qui ti ringrazio per aver letto il mio pippone e ti auguro un buon fine settimana.

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Wilhelm STENHAMMAR
Sinfonia n. 2 in sol minore op. 34

Goteborgs Symfoniker
Neeme Jarvi

Ho sempre provato simpatia per quest'opera. Per molti è di un epigonismo fuori tempo massimo: forse è vero in sè e per sè, per esempio si sentono tanti, forse troppi echi, del Kullervo di Sibelius, risalente a più di vent'anni prima. Ma , ancorché un po' prolissa, è comunque una sinfonia ben scritta, con temi belli e trascinanti, che porta l'ascoltatore in un mondo fantastico, avventuroso e lirico. C'è il tanto per un ascolto piacevole e soddisfacente.

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L'ottimo canale youtube della fondazione Piccinni offre la registrazione, in audio perfetto, di questa recita del 2007, diretta in maniera assai convincente da Mazzola:

Sull'opera poi magari aggiungo due righe, basti sapere che l'esecuzione non è la solita roba di provincia, e vede coinvolti due nomi internazionali del calibro di Twyla Robinson e Gregory Kunde. Incredibile che non se ne sia fatto un disco, dato che l'opera, seppur diversa per stile (ma neanche tanto!) non è meno bella di quella gluckiana e meriterebbe visibilità. QUI trovate il libretto originale. 

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18 ore fa, Majaniello dice:

Ho letto altrove questa cosa del "Fidelio mozartiano"... mi chiedo - e non è una polemica con te ma un assist che mi fornisci - come dovrebbe suonare il Fidelio se non mozartiano! Mi pare di sottolineare una cosa ovvia.

Siamo così abituati a pensarlo come un'opera pre-romantica (tra l'altro proprio il Fidelio di romanticismo non ha niente di niente) che dimentichiamo le sue vere parentele: la Leonora di Paer, la Lodoiska di Cherubini, L'amor coniugale di Mayr, quelle che chiamavano pièce à sauvetage che altro non erano che commedie settecentesche col sostrato etico-filosofico di quel momento, comédie héroïque appunto, un genere dell'opéra comique, che nei paesi tedeschi chiamavano singspiel e in Italia, più tardi, chiameremo operetta. E poi basta ascoltare la musica: non solo il vivace primo atto ma anche il più intenso secondo atto mantiene una levità nell'approccio alla materia tipico della farsa sentimentale che è lo stesso delle opere di quel genere e di quel periodo, e che poi è secondo me la vera potenza di quest'opera. Ogni tanto senti nei momenti più intensi e concitati qualche buffa frase dei fagotti in primo piano, questo è puro Beethoven. Ai tromboni questa cosa non è mai andata giù! Aggiungo, ci sono molte più ombre e tormenti nel Don Giovanni che non nel Fidelio, tanto per dire. 

I limiti del Fidelio, se così vogliamo chiamarli, ossia le caratteristiche che ne hanno limitato la diffusione nel primo romanticismo (vedi le considerazioni di Berlioz in merito) sono proprio legate al genere: una certa stereotipizzazione dei personaggi, le psicologie fondamentalmente piatte e prive di un percorso evolutivo interiore, la totale assenza dell'elemento sensuale/sessuale, il moralismo razionalista (Dio salvifico, l'amore coniugale e bla bla), l'assenza di elementi fantastici, l'assenza di atteggiamenti gravi e coturnati tipici dell'opera seria (trombonate alla Gluck, per intenderci, o alla Medea di Cherubini, quella sì un'opera comique sui generis!). Luce, leggerezza, velocità, ironia, sentimenti positivi, come vuoi renderli? 

Bravissimi tutti, anche la Stagg con una prova vocale e attoriale molto convincente! può piacere un timbro più scuro perchè siamo abituati a quello, ma non c'è niente di tragico in quest'eroina, la scrittura poi è svettante, semmai sono le Leonore matronali che si strozzano e pasticciano. Ecco, visto che stavo ascoltando Edda Moser in tutte le salse, la Moser è una Leonore perfetta nella mia testa, ha l'intensità e al contempo la leggerezza del vero soprano neoclassico, oltre che un'eccellente gestione delle colorature. 

Oltre a Spyres, bravissimo anche Albert Dohmen, Rocco mi è sempre parso il personaggio più realistico di tutti, il trait d'union tra la componente comica e quella etico-sentimentale, e qui mi pare fatto molto bene.

Vero, ma ho anche apprezzato come te lo scarso interventismo: in fondo il regista si limita a postporre l'azione ai tempi nostri, lasciando intatto il senso della vicenda, che è quello che mi interessa. Diciamoci la verità, da un punto di vista teatrale il Fidelio rimane un opera infame, ha una musica bellissima (dio, è Beethoven!), ma drammaturgicamente non fila come dovrebbe, nonostante sia stata sottoposta a continui rifacimenti. Il primo atto mi pare non girare mai, è formalmente equilibrato, ma sembrano scenette attaccate un po' così, tanto per creare dei numeri a beneficio di tutte le combinazioni dei personaggi. Il secondo atto è invece un'altra cosa, lì i numeri si susseguono con molta più naturalezza. Mi è piaciuta l'idea del letto per "l'iniezione fatale", niente di eccezionale, ma con un bell'impatto:

Caro lettore, se sei arrivato fin qui ti ringrazio per aver letto il mio pippone e ti auguro un buon fine settimana.

Concordo. E' anche vero che deve esserci un cambio di paradigma da parte dell'ascoltatore, più propenso a sentire voci più piccoline rispetto alla tradizione e ai fasti del passato. Poi, certo, bisogna essere un minimo ricettivi alla novità, altrimenti il discorso si chiude in partenza. Non è che gli interpreti hip abbiano dato negli anni grandi prove in quest'opera. La discografia anche vagamente informata va dal mediocre alla solita passata di vernice musicologica, importante quanto si vuole ma tutto sommato inerte. Ma ben poca sostanza e teatro vero. Anche la Janowitz dovrebbe piacerti...

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Disco superbamente registrato ed eseguito. La musica mi pare, invece, noiosetta, troppo omogenea che, alla lunga, giunge alla monotonia, alla mancanza di sorprese e di effetti legati ai rari mutamenti nelle intenzioni espressive dell'autore. Un pò alla Avison o alla Croft, per intenderci, all'inizio pure gradevole, ma poi non la ascolti più. Bravissimo Cooper, ottimi i solisti dell'ensemble Avison, direi un lusso per questa musica cosi priva di interesse. La Linn ha pubblicato anche i concerti per cello con Richard Tunnicliffe. Finzi curò le edizioni critiche di queste sonate, che a lui evidentemente piacevano.

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