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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel

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Per molti critici e appassionati, si colloca ai piani alti della discografia. Non a torto, al netto di classifiche del tutto personali. Spering rivitalizza la portata innovativa della composizione ricreando nel pubblico di oggi gli stessi effetti suscitati più di due secoli prima: i contrasti ben percepiti in questa esecuzione ne pongono in luce il carattere Strum und Drang (enfatizzando le dissonanze e il suono "sporco" e "pastoso" per mettere l’accento sul carattere drammatico della partitura). Coro irreprensibile ma forse senza vera personalità oaccenti riconoscibili; Im bravissima nel suo repertorio, solisti maschili buoni e funzionali al disegno complessivo. Ma domina su tutto la calibratissima concertazione e i colori spesso inusitati che il direttore tedesco riesce a sottolineare di volta in volta.

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Antonio VIVALDI 
Dodici concerti per archi

L'Archicembalo

Si tratta del primo CD del box Brilliant che riunisce tutti i concerti per archi senza solisti e le sinfonie per archi e b.c. di Vivaldi. Una pubblicazione che ha ottenuto lodi incondizionate dalla critica di tutto il mondo: a ragione, perché si tratta di una interpretazione spumeggiante,  musicalissima e nel complesso trascinante. L'ensemble non ha bisogno di ricorrere a stranezze esecutive o a effetti particolari per attirare l'attenzione dell'ascoltatore, perché questa è tenuta sempre  vivissima da una tensione sempre elevata e da una cura certosina del dialogo strumentale, dei piani sonori e della timbrica. Molto bello

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3 ore fa, Madiel dice:

@Majaniello su sforzati, non è difficile la musica di Leifs! :closedeyes:

Guarda, ho premuto play perchè mi hai taggato... devo dire che ho spento a metà :axehead:No non è difficile, anche perchè è una musica puramente emotiva, solo che mi annoia o mi infastidisce addirittura... poi il linguaggio originale, le immagini gli iceberg che galleggiano e poi si scontrano ecc ecc ma se non c'è il piacere all'ascolto... è un po' come per Scelsi o, più di recente, Finnissy. Tra l'altro non è neanche musica che mi sfida a insistere per capirla, come è stato per Webern, Varese o per Hauer (che oggi apprezzo, per dire). Sul genere "primordiale/forze della natura" già la Coates mi piace di più, forse ho la sensazione che resista qualcosa di "classico" alla radice della sua musica - al netto di quando non ci mette lei delle citazioni esplicite. Che poi vi sento magnificare la produzione recente, ma a me piace di più quella anni 70-80, forse non è un caso. Il mio preferito resta lui però:

"perchè c'è la melodia" :P

 

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12 minuti fa, Majaniello dice:

Guarda, ho premuto play perchè mi hai taggato... devo dire che ho spento a metà :axehead:No non è difficile, anche perchè è una musica puramente emotiva, solo che mi annoia o mi infastidisce addirittura... poi il linguaggio originale, le immagini gli iceberg che galleggiano e poi si scontrano ecc ecc ma se non c'è il piacere all'ascolto... è un po' come per Scelsi o, più di recente, Finnissy. Tra l'altro non è neanche musica che mi sfida a insistere per capirla, come è stato per Webern, Varese o per Hauer (che oggi apprezzo, per dire). Sul genere "primordiale/forze della natura" già la Coates mi piace di più, forse ho la sensazione che resista qualcosa di "classico" alla radice della sua musica - al netto di quando non ci mette lei delle citazioni esplicite. Che poi vi sento magnificare la produzione recente, ma a me piace di più quella anni 70-80, forse non è un caso. Il mio preferito resta lui però:

"perchè c'è la melodia" :P

 

In Crumb ci sono cantilene un po' ovunque! :cat_evil:

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karol szymanowski 
sinfonia n. 3 per tenore, coro e orchestra op. 27 "canto della notte"
moderato assai - allegretto tranquillo - largo 
steve davislim, tenore; wiener philharmoniker e coro wiener singverein; johannes prinz, maetsro del coro; pierre boulez, direttore

su Radio Classica

meraviglia  :o

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Leifs affine alla Coates è qualcosa che non mi verrebbe mai in mente!

Giobar, interessante quel disco dell'Archicembalo.
Keikobad: condivido! Io la conosco bene nell'interpretazione di Karol Striya (ma avrò sbagliato a scriverlo) con il sommo Wieslaw Ochman!

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Leifs affine alla Coates è qualcosa che non mi verrebbe mai in mente!

Davvero? io sento un'affinità oltre che formale anche "filosofica" (mettiamolo fra virgolette va, che qui ci sono troppi prof in giro) : c'è sempre questa Natura incombente, immanente, a volte minacciosa, che è una specie di forza primigenia che va ben oltre l'uomo, che poi - adeguandomi alle immagini proposte da Wellesz - sia nelle luci dell'aurora boreale (Coates) o negli iceberg (Leifs), nei monti tibetani (Scelsi) o nell'incontro tra gli elementi (Finnissy) poco importa, c'è questo comune senso di immensità e di vertigine... oltre al fatto che, coi dovuti distinguo, queste musiche si assomigliano certo più fra loro e molto meno a quelle di Boulez o Maderna. 

A limite, aggiungerei all'elenco anche lo Xenakis più viscerale:

Sono accostamenti puramente "emotivi" eh, non dico che questi costituiscano una scuola o un genere codificato nei libri di storia della musica (tra l'altro ognuno parte da esperienze artistiche e interiori assai diverse), però trovo dei punti di contatto tra questi mondi, come se approdassero ad una verità condivisa. 

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Bruckner: Requiem WAB 39 per coro, soli e orchestra

Laudantes Consort diretto da Guy Janssens. Sarebbe carino sapere i solisti ma non li trovo da nessuna parte.

devo dire, non quello che mi aspettavo da questo primo ascolto di un lavoro che ignoravo. Mi aspettavo un maestoso lavoro come le Messe o il Te Deum, e mi ritrovo con la brutta copia del Requiem di Mozart, talmente reazionaria e accademica che sembra che tra i due il visionario sia Mozart :lol: comunque si sente che c'è già del genio, ma sono contento che il suo linguaggio si sia evoluto nella direzione che ha preso. 

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4 minuti fa, Keikobad dice:

Bruckner: Requiem WAB 39 per coro, soli e orchestra

Laudantes Consort diretto da Guy Janssens. Sarebbe carino sapere i solisti ma non li trovo da nessuna parte.

devo dire, non quello che mi aspettavo da questo primo ascolto di un lavoro che ignoravo. Mi aspettavo un maestoso lavoro come le Messe o il Te Deum, e mi ritrovo con la brutta copia del Requiem di Mozart, talmente reazionaria e accademica che sembra che tra i due il visionario sia Mozart :lol: comunque si sente che c'è già del genio, ma sono contento che il suo linguaggio si sia evoluto nella direzione che ha preso. 

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6 ore fa, Keikobad dice:

 

Bruckner: Requiem WAB 39 per coro, soli e orchestra

Laudantes Consort diretto da Guy Janssens. Sarebbe carino sapere i solisti ma non li trovo da nessuna parte.

devo dire, non quello che mi aspettavo da questo primo ascolto di un lavoro che ignoravo. Mi aspettavo un maestoso lavoro come le Messe o il Te Deum, e mi ritrovo con la brutta copia del Requiem di Mozart, talmente reazionaria e accademica che sembra che tra i due il visionario sia Mozart :lol: comunque si sente che c'è già del genio, ma sono contento che il suo linguaggio si sia evoluto nella direzione che ha preso.

 

È anche vero che questa edizione è eseguita con un manierismo pseudo barocco che c’entra niente e mi dà sui nervi.

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7 minuti fa, giobar dice:

Elliott CARTER
Sonata per flauto, oboe, violoncello e clavicembalo

Doriot Anthony Dwyer, flauto - Ralph Gomberg, flauto
Jules Eskin, violoncello - Robert Levin, clavicembalo

Bellissima questa!

Io mi ascolto questo, su segnalazione di @Ives:

Dopo cena, se riesco mi finisco questa:

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Succede che ieri volevo recuperare il suggerimento di @Wittelsbach riguardo l'Ifigenia in Tauride di Gardiner, ma sono riuscito ad ascoltare solo la tempesta iniziale tanto il soprano, pur corretto, mi ha irritato, con la sua vocetta e la sua totale mancanza di allure da tragédienne (eppure non è difficile: Euridice, Elena, Ifigenia in Aulide = voce lirica, Alceste, Armida, Ifigenia in Tauride = voce drammatica - vabbè, soliti ingaggi fatti a cavolo).

Così mi sono imbattuto in questa edizione sconosciuta, che poi ho notato essere abbastanza quotata in giro, diretta con energia e disinvoltura da tal Pearlman (che apprendo avere una cospicua discografia in casa Telarc) e con un cast complessivamente molto valido, a partire dalla protagonista. Forse non batte il Minkowski in grande spolvero dell'edizione Archiv, tuttavia lì c'era la Delunsch, tecnicamente una "specialista" del settecento francese, che non mi ha mai convinto fino in fondo (troppi vizietti stilistici spacciati per soluzioni interpretative, che negli anni ho smesso progressivamente di tollerare).  

Vorrei dire "dedica agli amanti di Gluck" ma credo che con la dipartita degli ultimi classicisti non sia rimasto più nessuno 😅

PS: la mia edizione "tradizionale" preferita è quella di Giulini (anni '50) con Patricia Neway in un ruolo davvero fuori dai suoi schemi. 

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3 ore fa, giobar dice:

Elliott CARTER
Sonata per flauto, oboe, violoncello e clavicembalo

Doriot Anthony Dwyer, flauto - Ralph Gomberg, flauto
Jules Eskin, violoncello - Robert Levin, clavicembalo

Credo che questa sonata sia stata mandata in onda domenica scorsa durante "I concerti del Quirinale" di Radio Tre, però non ne sono sicurissimo, dovrei andare a recuperare il podcast.

Nel frattempo, ritorniamo ai vecchi amori:

Penso seriamente che qui Stravinsky tocchi vette che non aveva mai raggiunto (e nel Requiem canticles)

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15 ore fa, Majaniello dice:

 

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Succede che ieri volevo recuperare il suggerimento di @Wittelsbach riguardo l'Ifigenia in Tauride di Gardiner, ma sono riuscito ad ascoltare solo la tempesta iniziale tanto il soprano, pur corretto, mi ha irritato, con la sua vocetta e la sua totale mancanza di allure da tragédienne (eppure non è difficile: Euridice, Elena, Ifigenia in Aulide = voce lirica, Alceste, Armida, Ifigenia in Tauride = voce drammatica - vabbè, soliti ingaggi fatti a cavolo).

Così mi sono imbattuto in questa edizione sconosciuta, che poi ho notato essere abbastanza quotata in giro, diretta con energia e disinvoltura da tal Pearlman (che apprendo avere una cospicua discografia in casa Telarc) e con un cast complessivamente molto valido, a partire dalla protagonista. Forse non batte il Minkowski in grande spolvero dell'edizione Archiv, tuttavia lì c'era la Delunsch, tecnicamente una "specialista" del settecento francese, che non mi ha mai convinto fino in fondo (troppi vizietti stilistici spacciati per soluzioni interpretative, che negli anni ho smesso progressivamente di tollerare).  

Vorrei dire "dedica agli amanti di Gluck" ma credo che con la dipartita degli ultimi classicisti non sia rimasto più nessuno 😅

PS: la mia edizione "tradizionale" preferita è quella di Giulini (anni '50) con Patricia Neway in un ruolo davvero fuori dai suoi schemi. 

Mai sentita, ma ha buona critica. Credo sia un bel cast a leggere i nomi, a parte Vinsole Cole che è solitamente abbastanza esangue come tenore (mai capito come abbia fatto carriera internazionale). La Goerke ha una voce corposa di soprano. Gilfry è un bravo cantante, anche se non so come se la cavano col francese. Minkowski credo sia il top, davvero dirompente in questo repertorio tendente molto alla noia se non sferzato da genio direttoriale. Nella traccia finale dovrebbe esserci un'esegesi dell'opera di 30 min. fatta dallo stesso Pearlman, uno dei pochi americani che ha combinato con buoni risultati teoria e pratica hip nel suo paese, abbastanza refrattario alle esecuzioni con strumenti antichi (sebbene ci siano teorici importanti come Rifkin o lo stesso Christie anche se francese da moltissimi anni).

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Handel

Theodora, Act 2, Air: "With Darkness Deep, as is My Woe"

Lisette Oropesa . soprano

Il Pomo d'Oro . Maxim Emelyanychev

Prima breve anticipazione della nuova uscita handeliana della Warner, disponibile a fine ottobre, con la tarda e fondamentale Theodora con solito cast all-stars. Mai sentita fatta cosi veloce e nervosa quest'aria, che rimane una delle grandi meditazioni di Handel (ma non solo) sul tema della Morte. La Oropesa è una brava americana/cubana che credo vada molto di moda oggi, non brutta voce ma preferisco la musicalità e la luminosità (e la serenità d'approccio) della Gritton con McCreesh (vedremo il resto...non indicato il coro, che ha un ruolo importatissimo): 

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27 minuti fa, Ives dice:

Minkowski credo sia il top, davvero dirompente in questo repertorio tendente molto alla noia se non sferzato da genio direttoriale.

Vero, il Minko va alla grande, spingendo anche più delle sue stesse abitudini (conosco anche Armide, ma non Orfeo). Lo spirito del Gluck parigino è quello, non solo tragico e introspettivo, ma anche effervescente ed effettistico, in linea con le mode dell'opera francese.. l'idea del "grande fregio gluckiano", di pulizia quasi statuaria, si addice di più alla trilogia di Calzabigi (e l'idea di un ritorno a quella sobrietà, con Eco e Narciso, fu sonoramente bocciata dai francesi).

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2 ore fa, Majaniello dice:

Vero, il Minko va alla grande, spingendo anche più delle sue stesse abitudini (conosco anche Armide, ma non Orfeo). Lo spirito del Gluck parigino è quello, non solo tragico e introspettivo, ma anche effervescente ed effettistico, in linea con le mode dell'opera francese.. l'idea del "grande fregio gluckiano", di pulizia quasi statuaria, si addice di più alla trilogia di Calzabigi (e l'idea di un ritorno a quella sobrietà, con Eco e Narciso, fu sonoramente bocciata dai francesi).

Tornando indietro...

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Per quel che vale, molto apprezzata nel vecchio librone di Giudici, al netto delle questioni filologiche e linguistiche (è in tedesco). Al mio orecchio è un museo delle cere...che ha i propri estimatori.

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Gioachino ROSSINI
Péchés de vieillesse: Album de chaumière

Dino Ciani, pianoforte

Musica fra le più imperscrutabili e tali da legittimare le interpretazioni più contrastanti: radicale presa per il cu** o silloge affastellata e veritiera degli altalenanti stati d'animo di un depresso? parodia al quadrato o riflessione quasi accademica e distaccata su mode, stili, forme e approcci musicali più o meno alla moda? Comunque sia, ascolto divertentissimo servito in modo delizioso, appassionato e a sua volta divertito da un maître d'eccezione quale Dino Ciani. 

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