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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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48 minuti fa, Wittelsbach dice:

Don Gillis, Sinfonia n. 4 “The Pioneers”

Ascoltata su consiglio di Hurwitz. Un’americanata divertente, di classe.

@Ives @Madiel

Se ti piace il genere american light, io ricambio con questa sciocchezzuola

:D 

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3 ore fa, Ives dice:

Simpatico! Grazie, ricambio con:

Roussel

Petite Suite, Op. 39

OSR/Ansermet

Bellissima!

Io questo:

questo nazistone per me rimane un mistero... tanto mi fa innervosire la sua produzione "importante" tanto mi avvince la produzione tarda. Un neoclassicismo acido, non privo di momenti avventurosi.

PS: youtube mi suggerisce di ascoltare pure un anziano Glazunov (!), stesso organico:

 

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Victor Herbert, Hero and Leander op. 33
Royal Philharmonic Orchestra, Karl Krueger

Il popolare compositore di operette Herbert aveva una mano notevole, che si nota in questo vasto poema sinfonico bipartito. Il primo tempo, in particolare, gode di un'orchestrazione volatile e trasparente, con effetti coloristici di alto pregio.
Esiste una registrazione con la Pittsburgh Symphony diretta da Maazel, ma vi propongo quest'ultima, dal triplo cd Bridge con le incisioni realizzate da Karl Krueger per una società di tutela della vecchia musica americana. Questa e le altre registrazioni di questo cofanetto, che ho sentito da Spotify, mi hanno fatto compagnia nei miei viaggi sulla Dodge Challenger V8 (!!) che ho usato nella mia settimana in California.

@Majaniello @Madiel @Snorlax @Ives

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1 ora fa, Majaniello dice:

Bellissima!

Pezzo tanto prezioso quanto sfigato. In sala da concerto non si fa mai, come quasi tutto Roussel, e discograficamente non mi convincono molto le varie interpretazioni: Ansermet sbrigativo, Celibidache fiacco, Deneve smielato; alla fine della fiera mi tengo Martinon, nonostante non mi piaccia molto il suono dell'orchestra transalpina di quegli anni (speriamo non legga Snorl 😇).

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@Wittelsbach in controdedica.

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8 ore fa, Majaniello dice:

 

questo nazistone per me rimane un mistero... tanto mi fa innervosire la sua produzione "importante" tanto mi avvince la produzione tarda. Un neoclassicismo acido, non privo di momenti avventurosi.

Questo pezzo mi è piaciuto proprio! Evidenti i lasciti stravinskyani e neobarocchi.

7 ore fa, Wittelsbach dice:

Victor Herbert, Hero and Leander op. 33
Royal Philharmonic Orchestra, Karl Krueger

Se non altro, è meglio di McDowell e più interessante di Gillis.

Ricambio con 

 

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Terminata la stesura di una Scena d'Opera per il Conservatorio! Non trovo nulla di più appropriato per festeggiare il termine dei lavori che la Toccata IX di Frescobaldi, "Non senza fatica si giunge al fine".

A quanti debba controdediche.

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Le composizioni di forte impegno civile, specie nella nostra epoca, difficilmente riescono a scansare un certo tipo di retorica. E' anche, almeno in parte, il caso di questa fatica dell'americano Ian Krouse.
Scritto nel 2015 per commemorare il genocidio, il Requiem Armeno segue dritto filato il britteniano War Requiem: alla Messa religiosa dei defunti (che peraltro nel rito armeno non è nemmeno prevista) si uniscono poemi e componimenti di artisti armeni, opportunamente musicati. Il dubuk, strumento a fiato nazionale armeno, è presente ma senza dare un tocco troppo folksy, che del resto in simile contesto risulterebbe inappropriato.
Tra i solisti si nota Vladimir Chernov, ex baritono verdiano di gran fama. Ma l'esecuzione, in genere, è di livello che definirei eccezionale, se pensiamo che dietro non ci sono musicisti superpagati: UCLA è l'Università della California, mentre i Lark Master Singer sono il coro della scuola di musica Lark Musical Society di Glendale, Los Angeles, e hanno una pienezza di suono degna di una formazione professionistica (sempre ammesso che non lo siano effettivamente). Eccellente anche l'audio.
La musica, tonale, non manca di ovvietà e di effetti ben costruiti, ma tutto sommato coglie bene lo scopo di far riflettere intensamente l'ascoltatore su una tragedia immane.

@Madiel @Ives

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39 minuti fa, Wittelsbach dice:

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Le composizioni di forte impegno civile, specie nella nostra epoca, difficilmente riescono a scansare un certo tipo di retorica. E' anche, almeno in parte, il caso di questa fatica dell'americano Ian Krouse.
Scritto nel 2015 per commemorare il genocidio, il Requiem Armeno segue dritto filato il britteniano War Requiem: alla Messa religiosa dei defunti (che peraltro nel rito armeno non è nemmeno prevista) si uniscono poemi e componimenti di artisti armeni, opportunamente musicati. Il dubuk, strumento a fiato nazionale armeno, è presente ma senza dare un tocco troppo folksy, che del resto in simile contesto risulterebbe inappropriato.
Tra i solisti si nota Vladimir Chernov, ex baritono verdiano di gran fama. Ma l'esecuzione, in genere, è di livello che definirei eccezionale, se pensiamo che dietro non ci sono musicisti superpagati: UCLA è l'Università della California, mentre i Lark Master Singer sono il coro della scuola di musica Lark Musical Society di Glendale, Los Angeles, e hanno una pienezza di suono degna di una formazione professionistica (sempre ammesso che non lo siano effettivamente). Eccellente anche l'audio.
La musica, tonale, non manca di ovvietà e di effetti ben costruiti, ma tutto sommato coglie bene lo scopo di far riflettere intensamente l'ascoltatore su una tragedia immane.

@Madiel @Ives

Ormai stai diventando armeno di adozione! :D Mai sentito nominare questo Krouse e neanche sapevo del cd in questione. Non mi meraviglio della qualità dell'esecuzione, spesso ho visto video su youtube con gruppi orchestrali anche studenteschi americani che suonano benissimo. Quando sono diretti da bravi direttori danno eccellenti risultati.

34 minuti fa, il viandante del sud dice:

Questa rapsodia, scritta per piano, è stata orchestrata da Gabriel Pierné

@Florestan@Madiel @Majaniello @Wittelsbach

Pierné che ha orchestrato Kalomiris ? Stranissimo...

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2 minuti fa, Wittelsbach dice:

Mi sono ascoltato anche altra roba armena che vi proporrò!

Mamma mia! :lol::lol:

------

Rautavaara mi è spesso insopportabile, come in questa sinfonia che è una rimasticatura di Sibelius. Scrivere ancora così nel 1999 e senza un reale sviluppo dello stile, praticamente ha composto sempre la stessa sinfonia per decenni solo aggiustando qua e là i dettagli.

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20 ore fa, Wittelsbach dice:

image.jpg

 

Sul tubo ci sono diversi suoi lavori. Noto che non ha una voce su wikipedia nonostante abbia quasi settant'anni, direi molto strano! Le notizie principali si trovano sul suo sito, su varie recensioni di cd on line e sul sito di Naxos. Pare sia diventato noto con lavori per chitarra. Qui c'è una Sinfonia per archi n.1

Cinematografico e narrativo, si fa ascoltare con piacere anche se non dice niente di nuovo. Lo si potrebbe definire uno stile post moderno, in linea con la politica "moderata" della Naxos che da anni predilige questo modo di far musica un po' superficiale, a volte kitsch, ma di buona presa sul pubblico e facilmente piazzabile sul mercato discografico. Nello specifico, Krouse si ispira alla celebre Folia spagnola che viene citata chiaramente, ma si sentono anche un paio di frammenti di musica araba. Da quel che ho letto on line, sembra che l'autore abbia voluto fare una commistione così per celebrare una presunta multiculturalità spagnola (almeno anteriormente al 1492). L'effetto dovrebbe essere ancora più accentuato nella 2a Sinfonia, ispirata a Lorca e di sapore andaluso. Pare che Krouse sia abituale a tali operazioni, nel disco in questione impiega il folklore coreano per celebrare delle commissioni di quel paese, e poi c'è il Requiem armeno sopra citato che è la sua opera più impegnata. Le due sinfonie per archi sono la trascrizione di precedenti lavori per chitarra - la provenienza le rende piuttosto singolari. La Fanfare, invece, pur essendo una commissione coreana è spudoratamente ispirata a Copland (provare per credere :D ) e Williams (che sospetto essere il suo reale modello stilistico al di là del vario folk che impiega).

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12 ore fa, Wittelsbach dice:

Le composizioni di forte impegno civile, specie nella nostra epoca, difficilmente riescono a scansare un certo tipo di retorica. E' anche, almeno in parte, il caso di questa fatica dell'americano Ian Krouse.
Scritto nel 2015 per commemorare il genocidio, il Requiem Armeno segue dritto filato il britteniano War Requiem: alla Messa religiosa dei defunti (che peraltro nel rito armeno non è nemmeno prevista) si uniscono poemi e componimenti di artisti armeni, opportunamente musicati. Il dubuk, strumento a fiato nazionale armeno, è presente ma senza dare un tocco troppo folksy, che del resto in simile contesto risulterebbe inappropriato.
Tra i solisti si nota Vladimir Chernov, ex baritono verdiano di gran fama. Ma l'esecuzione, in genere, è di livello che definirei eccezionale, se pensiamo che dietro non ci sono musicisti superpagati: UCLA è l'Università della California, mentre i Lark Master Singer sono il coro della scuola di musica Lark Musical Society di Glendale, Los Angeles, e hanno una pienezza di suono degna di una formazione professionistica (sempre ammesso che non lo siano effettivamente). Eccellente anche l'audio.
La musica, tonale, non manca di ovvietà e di effetti ben costruiti, ma tutto sommato coglie bene lo scopo di far riflettere intensamente l'ascoltatore su una tragedia immane.

@Madiel @Ives

Grazie anche se non so proprio chi sia! Ricambio:

Berlioz

Roméo et Juliette, Op. 17

Hamari/Dupouy/Van Dam

New England Conservatory Chorus

Boston Symphony Orchestra/Seiji Ozawa

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45 minuti fa, Antonio Curatola dice:

Io sto ascoltando degli arrangiamenti per piano di alcuni brani di Nobuo Uematsu, un compositore giapponese che scrive musica per videogiochi, a mio parere alcuni dei suoi pezzi sono godibili ed interessanti.

Non bisognerebbe giudicare a priori solo perché sono destinati al media dei videogame :)

Nessuno lo ha scritto e neanche pensato :D Un mio amico compositore, serissimo e impegnatissimo, scrive anche per quel genere figurarsi... :D

Benvenuto in forum!

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