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Madiel
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Arnold

Symphony No. 4 Op. 71

London Symphony Orchestra

Richard Hickox

Arnold, M.: Symphonies Nos. 3 and 4 by Richard Hickox on Amazon Music -  Amazon.com

Davvero uno strambo puzzle coloristico questa sinfonia con inserti "caraibici" pare ispirati ai disordini della comunità giamaicana a Notting Hill. E tra marimba, xilofono, bonghi, tamburi vari, batteria, timpani, grancassa, celesta e maracas, i percussionisti gongolano...

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Davvero curioso questo disco del parimenti curioso personaggio Rosenthal. Si sente che non è un genio, questi divertenti quadretti hanno sempre qualche bella trovata che però non si fa organica. Tuttavia, un bell’ascolto disimpegnato. Interessanti anche le canzoni interpretate dalla brava Catherine Dubosc.

@Madiel

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

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Davvero curioso questo disco del parimenti curioso personaggio Rosenthal. Si sente che non è un genio, questi divertenti quadretti hanno sempre qualche bella trovata che però non si fa organica. Tuttavia, un bell’ascolto disimpegnato. Interessanti anche le canzoni interpretate dalla brava Catherine Dubosc.

@Madiel

La sua musica è tutta così, disimpegnata, al più un po' malinconica come nelle Mélodies, ma per la maggiore di carattere simpatico e vivace. Nel più tipico gusto francese. Coordinate stilistiche tra Ravel e i Six, comunque restava nell'ambito di un elegante neoclassicismo - tra l'altro, era un quotato orchestratore e fece tanti lavori di revisione del suo amato Offenbach. Compositore senz'altro inutile, ma che scriveva bene e con buon gusto, fa passare il tempo in allegria.

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Hanno caricato on line tutta la Sequentia Cyclica di Sorabji, otto e passa ore di musica: paura! :cat_cry: Ci provo con la conclusione, la Fuga quinta a sei voci (45 minuti !!!)

Mamma mia, spero di uscirne vivo :cat_cry:

 

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26 minuti fa, Madiel dice:

La sua musica è tutta così, disimpegnata, al più un po' malinconica come nelle Mélodies, ma per la maggiore di carattere simpatico e vivace. Nel più tipico gusto francese. Coordinate stilistiche tra Ravel e i Six, comunque restava nell'ambito di un elegante neoclassicismo - tra l'altro, era un quotato orchestratore e fece tanti lavori di revisione del suo amato Offenbach. Compositore senz'altro inutile, ma che scriveva bene e con buon gusto, fa passare il tempo in allegria.

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Hanno caricato on line tutta la Sequentia Cyclica di Sorabji, otto e passa ore di musica: paura! :cat_cry: Ci provo con la conclusione, la Fuga quinta a sei voci (45 minuti !!!)

Mamma mia, spero di uscirne vivo :cat_cry:

 

Madiel, io a questo punto ti dedico un (celebre) pezzo molto più compresso, ma che in qualche modo rappresenta il canto del cigno di un'epoca, e forse il suo più tragico crepuscolo:

Alban Berg, Sonata per pianoforte op. 1, Daniel Barenboim

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...estendo anche a @Majaniello, @Wittelsbach, @Ives, @superburp, @Florestan, @glenngould e a chiunque gradisca...

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23 minuti fa, Snorlax dice:

Madiel, io a questo punto ti dedico un (celebre) pezzo molto più compresso, ma che in qualche modo rappresenta il canto del cigno di un'epoca, e forse il suo più tragico crepuscolo:

Alban Berg, Sonata per pianoforte op. 1, Daniel Barenboim

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...estendo anche a @Majaniello, @Wittelsbach, @Ives, @superburp, @Florestan, @glenngould e a chiunque gradisca...

Eh, un ottimo cd, che mi manca in discoteca e che dovrei comprare, prima o poi. Ho solo il Concerto da camera in questa interpretazione ma in altra edizione. Sicuramente meglio Berg del pezzo di Sorabji sopra menzionato, la Fuga quinta è pallosissima, sembra una gomma da masticare insipida tirata all'inverosimile :wacko:  Dovrei ascoltare anche il resto per capirci qualcosa, ma non ho il coraggio di sciropparmi sette ore e mezzo di musica. Sarà per un'altra vita...

Tra l'altro, in questi giorni ho ascoltato soprattutto musica di film di celebri autori americani e con amici commentavo acidamente su diverse boiate divenute famose, soprattutto del pluripremiato e stravalutatissimo John Wlliams :lol: 

Ricambio con qualcosa di totalmente disimpegnato

 

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RAI Radio3 Suite - Il Festival dei Festival, 16 agosto 2022 20:30
in diretta dal Teatro Comunale di Bolzano

Bolzano Festival
evento realizzato in collaborazione con la provincia autonoma di Bolzano

EUYO – European Union Youth Orchestra
Gianandrea Noseda, direttore

Hannah Kendall : Nexus
prima mondiale

-

La prima impressione è dell'esordiente che deve dimostrare che saprebbe lavorare a una colonna sonora, ma poi no: bel tessuto "colto" cioè con lavoro su se stesso per indurre all'ascolto interrogativo, beh sì del nesso sotteso a queste presenze dialoganti senza assertività gratuite. La brevità però ne riduce il valore complessivo.

Splendida la definizione orchestrale per questa resa.
 

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18 ore fa, Snorlax dice:

Madiel, io a questo punto ti dedico un (celebre) pezzo molto più compresso, ma che in qualche modo rappresenta il canto del cigno di un'epoca, e forse il suo più tragico crepuscolo:

Alban Berg, Sonata per pianoforte op. 1, Daniel Barenboim

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...estendo anche a @Majaniello, @Wittelsbach, @Ives, @superburp, @Florestan, @glenngould e a chiunque gradisca...

Controdedico con un altro canto del cigno, di un genere e di un'epoca, in un'interpretazione straordinaria:

Anche questo è esteso ovviamente a chiunque gradisca

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23 ore fa, Florestan dice:

Controdedico con un altro canto del cigno, di un genere e di un'epoca, in un'interpretazione straordinaria:

Anche questo è esteso ovviamente a chiunque gradisca

Bellissima e poco nota versione!

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L'Officium Defunctorum da questo bellissimo triplo CD. Magniloquente e ieratico capolavoro di Victoria, permeato di scoperto misticismo, volto visionario di un cattolicesimo capace di esprimere contemporaneamente Santa Teresa d’Avila e la Santa Inquisizione. C'è anche un'ottima incisione di Paul McCreesh, sempre correttissimo, ma i complessi iberici sono da preferire per tono e passione. @Snorlax per il Berg pianistico.

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Caro @Ives, tutto il Fauré della Pinkas è di prima qualità, oltre ai Notturni ha inciso anche le Barcarole e parte della bellissima musica da camera dell'autore: lo consiglio a te e a tutti coloro che amano Fauré, ma anche chi non lo apprezza particolarmente può trovare in questa interprete delle piacevoli sorprese.

Intanto, ripensando al nostro discorso su Schubert, ascoltavo questo classico, che integrale sinfonica non è, ma comprende il meglio di ciò che in questo campo ha lasciato il grandissimo viennese:

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Disco oggi credo introvabile, ma ancora presente sulle piattaforme di streaming. Particolarmente riuscita la Quinta, un gioiello mozartiano; ottime anche le due sinfonie maggiori, con un piccolo neo: il completamento dell'Ottava a cura di Brian Newbould era magari evitabile; se non altro, basta saltare un paio di tracce.

Dedicato anche questo a @Ives , @Snorlax , @Wittelsbach , @superburp , @glenngould e agli schubertiani del Forum.

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Richard Strauss, Eine Alpensinfonie, due incisioni: Los Angeles Philharmonic, Zubin Mehta (DECCA) vs Berliner Philharmoniker, Zubin Mehta (SONY)

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Oggi ho avuto un po' di tempo per gli ascolti, quindi ho voluto sciropparmele di fila, tutte d'un fiato. Mehta è uno dei direttori della sua generazione con cui ho più affinità e tendo ad essere abbastanza tollerante nei giudizi, nonostante il rischio della routine, specie nell'ultima parte della sua carriera, sia molto alto.

Fortunatamente, di routine in queste due incisioni c'è pochissima traccia. La più celebre credo sia quella Decca, risalente alla metà degli anni '70 e facente parte di un ciclo di incisioni straussiane che ha fatto storia, anche per la ripresa del suono straordinaria dei tecnici della casa discografica britannica. Tuttavia, rispetto agli altri poemi sinfonici incisi dal giovane Mehta in California, questa è l'incisione che da sempre ho trovato meno persuasiva, nonostante le indubbie qualità.

Tra queste il suono hollywoodiano della compagine losangelina: un suono rigoglioso, lucente, corposo, impressionante per la sua irresistibile pasta timbrica. Il direttore indiano ha poi la capacità di una grande limpidezza e riesce scavare nei meandri della gigantesca partitura, portando alla luce voci interne e particolari nascosti, che ho potuto ascoltare con altrettanta chiarezza solo nelle letture di Rudolf Kempe. Tuttavia, man mano che si prende il largo, questa lucidità si trasforma in didascalismo, sicché nei momenti clou ho ravvisato una certa freddezza, una mancanza di trasporto che mai mi sarei aspettato in un'incisione come questa. Insomma Mehta parte in quarta, ma poi, quando arriva al dunque, è quasi inerte, poco coinvolgente, la qual cosa, in un compositore come Strauss, può lasciare parecchio disorientati.

Stranamente, detta freddezza non è presente nella più tarda incisione - siamo nel febbraio '89, proprio alla fine dell'epoca Karajan - con i Berliner. Di primo acchito, il suono non è spettacolare come quello dell'incisione Decca, anche a causa di una ripresa del suono meno colorata. Ma, superato il primo impatto, ci si accorge di essere davanti ad una lettura di prim'ordine, in cui le migliori caratteristiche di questo direttore emergono splendidamente. Il fraseggiare è quello tipico di Mehta degli anni migliori: pieno di calore, espansivo, quasi italiano. La cura per il dettaglio è ancor più sopraffina rispetto all'incisione di 15 anni prima, persino nei pieni orchestrali si riescono a distinguere le molteplici linee strumentali, e anche l'agogica sembra meno rigida, il respiro si fa più ampio e il godimento della vetta si fa assoluto.

Sicuramente due incisioni da tener da conto, di cui la seconda rappresenta il più naturale sviluppo e compimento della prima. Cosa non scontata, visto che Mehta con il passare degli anni, spesso ha rischiato di essere meno convincente rispetto alle sue prove giovanili, specie se si fa riferimento al periodo californiano, nel quale consiste la summa artistica - ma anche altrove, le grandi prove non mancano - di questo direttore, che sovente è stato considerato (per me, a torto) come una blasonata seconda scelta rispetto ad altri interpreti...

...in dedica a @Madiel, @Wittelsbach, @superburp, @Majaniello, @Ives, @Florestan, @glenngould e a chiunque gradisca...

P.s. Simpatica nota di colore: l'incisione Sony è l'unica a mia conoscenza dove si riesca a sentire distintamente la famigerata Donnermaschine nella Tempesta...

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Caro @Snorlax, mi hai sbloccato un ricordo! 

La mia prima Sinfonia delle Alpi infatti fu proprio questa:

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Ancora oggi la trovo ottima, ma non ho molti altri riferimenti, Kempe a parte. Anzi, devo confessare di trovare a volte Richard Strauss pomposo e retorico al di là della mia già bassa soglia di sopportazione, e non capisco (o meglio, purtroppo lo capisco benissimo) come in passato possa aver goduto di tanta fama a scapito di Mahler, che a mio personalissimo parere gli è superiore di svariati anni luce. Non nego che qua e là si trovino momenti di musica ottima e talora anche eccellente nelle rutilanti e pantagrueliche partiture del bavarese, ma alla fine dell'ascolto dei poemi sinfonici straussiani immancabilmente lodo l'arrangiatore, talvolta il direttore e l'orchestra, ma mai il compositore. Problemi miei, evidentemente. Ottimo disco, comunque.

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3 ore fa, Madiel dice:

questa è roba per @Majaniello !

Grandissimo... autore che ho conosciuto qui perchè più volte menzionato da te e da Ives. Di quelli che scrivono benissimo e basta... e io dico: vi pare poco? Mi piacciono anche le sinfonie, che mantengono un gusto "nordico" sviluppandosi però attraverso un linguaggio neoclassico. Trovo questo binomio molto originale.

2 ore fa, Snorlax dice:

Mehta è uno dei direttori della sua generazione con cui ho più affinità

Ho un'idea di Mehta come di un grande artigiano del suono, una specie di Karajan senza le pastoie krukko-wagneriane... va bene i dettagli mai uditi ecc. ma cosa c'è oltre a questa capacità stregonesca? chiedo senza polemica Snorlino, perchè ti associo ad un altro tipo di stregoni, i "creatori"... 

1 ora fa, Florestan dice:

Anzi, devo confessare di trovare a volte Richard Strauss pomposo e retorico al di là della mia già bassa soglia di sopportazione, e non capisco (o meglio, purtroppo lo capisco benissimo) come in passato possa aver goduto di tanta fama a scapito di Mahler, che a mio personalissimo parere gli è superiore di svariati anni luce.

Lo è, e in fondo anche io la pensavo come te... mi sto ricredendo negli anni, non solo perchè era tecnicamente un compositore della madonna a livello di scrittura pura (melodie e contrappunto al top, che per me è la base), ma pure per una certa inafferrabilità, come se la sua musica vivesse in un equivoco costante. Ciò che non sopporto più sono le opere più scopertamente post-wagneriste (le uniche che ascoltavo un tempo!), ma questo sì è un mio noto "problema" (tra virgolette, perchè non lo vivo certo come tale). L'alpina rivelazione per me è stata quella di Solti.

Per rimanere in tema, di recente ho scoperto che mi piace Arianna, alla quale giravo attorno da un po':

 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Ho un'idea di Mehta come di un grande artigiano del suono, una specie di Karajan senza le pastoie krukko-wagneriane... va bene i dettagli mai uditi ecc. ma cosa c'è oltre a questa capacità stregonesca? chiedo senza polemica Snorlino, perchè ti associo ad un altro tipo di stregoni, i "creatori"...

Giusto rilievo, Maja, si vede che mi conosci bene. Purtroppo l'era dei grandi creatori tutto sommato si conclude con la generazione precedente a quella in questione - p.e. Jochum (classe 1902) - e tranne qualche raro caso (Maazel, quella anomalia di Harnoncourt, e, più tardi, Sinopoli)* io devo andare a ricercare altre virtù che in qualche modo si sostituiscano ad un approccio musicale che (purtroppo) aveva fatto il suo tempo (tagliamo corto, perché qui ci sarebbe un lungo discorso da fare).

Di Mehta ho sempre ammirato la capacità di creare quel suono potente, coloratissimo, ben piantato in basso su cui si costituisce tutto il suo gioco orchestrale. E non è un sound per tutte le stagioni (a differenza di Karajan), nel senso che riesce ad essere piegato in base al repertorio eseguito, senza mai perdere la sua identità. Unisci una capacità di fraseggio eccezionale, calibratissima ma al contempo affettuosa e mai manierata e siamo in pole position. Di lui ammiro inoltre - nelle giornate buone - l'abilità di rendere interessante anche l'accompagnamento del concerto più stupido, quasi che riesca a trasformare Wieniawski in Strauss. Doti simili le ravviso pure in Ozawa, pur con ovvie ed evidenti differenze. Per me sono direttori che non dirigono solo con la testa, ma anche con le viscere (pure il nipponico!) sicché non hanno la cattiva abilità di rendere sterile quasi tutto ciò che eseguono, come Abbado e Kleiber jr (due personalità artistiche che proprio non riesco a tollerare, il secondo ancor più del primo, visto che mi sfugge del tutto la ragione della sua genialità)...

Non credo di essermi spiegato, ma è tardi e sono in cuffia con l'Eroica di Kna...:P;)

*Dimenticavo uno dei miei idoli, Tennstedt, classe 1926, ma anche lui rappresenta una sorta di unicum...

P.s. Nel mio cuore c'è posto anche per il Cigno di Molfetta, eh!;):D

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Apprezzo che tu, in corner, abbia provato a salvare la nostra amicizia così:

10 ore fa, Snorlax dice:

P.s. Nel mio cuore c'è posto anche per il Cigno di Molfetta, eh!;):D

ma questa pugnalata è difficile da cancellare:

10 ore fa, Snorlax dice:

Non credo di essermi spiegato, ma è tardi e sono in cuffia con l'Eroica di Kna...:P;)

:beee:

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Maazel lo vedo come un direttore molto affine a Richard Strauss: il suo Zarathustra con la Philharmonia mi è sempre parso migliore di quello, più celebrato e famoso, di Herbie (che tuttavia e ovviamente è superiore come registrazione).

@Majaniello sì, ma infatti, ho premesso che il problema con Strauss (Richard) è mio. Era senza dubbio un abilissimo orchestratore, un ottimo inventore di temi e un sapiente contrappuntista: la somma di questi singoli elementi di regola dovrebbe farne, per usare la tua espressione, "un compositore della madòòò" (quest'ultima parola detta alla Lino Banfi), eppure per me in lui manca sempre il classico soldo per fare una lira.

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Grazie @Snorlax per Strauss/LAPO/Mehta che apprezzo e posseggo in un cofanetto Decca con altri direttori tra cui Dorati e Maazel. L'altra edizione Sony la ricordo come meno "diretta" e un pò troppo costruita, un pò da turista per caso, nonostante i Berliner di Karajan (sulla sinfonia franckiana che ne pensi?). Comunque non disprezzabile, anzi, passionale, tesa e morbida. Sicuramente, più levigata e scavata rispetto a quella americana. Ascolto questo, godibilissimo Mendelssohn per achi ma non solo (in alcune spuntano i fiati). Non ti piace, quindi al prossimo giro la dedica 😊 @Florestan per Mackerras (fece un remake per Telarc con Schubert?)

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4 ore fa, Ives dice:

Ascolto questo, godibilissimo Mendelssohn per archi ma non solo (in alcune spuntano i fiati).

L'arrangiamento (credo originale di F.M.) contenuto qui è bellissimo:

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Caro @Ives, di Schubert Mackerras ha inciso per Telarc qualche anno dopo con la Scottish Chamber Orchestra solo l'Ottava (senza completamento di Newbould) e la Nona in cd singolo, con in foto di copertina l'interno del Pantheon di Roma, ed è più introvabile del doppio Erato, che raccoglie due incisioni della Virgin Classic a cavallo fra gli Ottanta e i Novanta. Peccato per la Quinta, che nelle sapienti mani del direttore australiano con l'OAE è un gioiellino.

Curiosità per @Snorlax e @Majaniello: fra gli assidui recensori di Amazon c'è un tizio che scrive poemi in prosa (non saprei come altro definirli) tendenzialmente su tutto ma soprattutto su Bruckner, ha una forte antipatia per Abbado, non sopporta lo Schubert di Mackerras e della Nona schubertiana propone come insuperabile la registrazione del 1957 con i Wiener di Hans Knappertsbusch, per il quale ha un'adorazione ai limiti del feticismo. Mi ricorda qualcuno :rolleyes:  

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7 ore fa, Majaniello dice:

Apprezzo che tu, in corner, abbia provato a salvare la nostra amicizia così:

ma questa pugnalata è difficile da cancellare:

:beee:

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Maja, rileggendo ora il mio post, lo trovo veramente terribile. Superficiale e privo di un reale contenuto, non credo di essere affatto riuscito a spiegarmi.

Vietato l'ascolto di Kna dopo mezzanotte, altrimenti:

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18 ore fa, Madiel dice:

Sentiamo un po' il buon Mehta alle prese con l'Alpenliebe :D

Dai primi dieci minuti finora ascoltati sembra una bella edizione.

Madiel scusa se apparentemente salto di palo in frasca, ma visto che qualche settimana stavamo parlando di Respighi e non ci siamo trovati tanto d'accordo, colgo l'occasione di chiederti: che ne pensi di questo?

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21 minuti fa, Snorlax dice:

Madiel scusa se apparentemente salto di palo in frasca, ma visto che qualche settimana stavamo parlando di Respighi e non ci siamo trovati tanto d'accordo, colgo l'occasione di chiederti: che ne pensi di questo?

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No, non l'ho mai sentito (almeno credo, o forse l'ho dimenticato chissà...). Mehta è un direttore che ho sempre frequentato poco, per cui ho molti buchi nella sua discografia. Riguardo alla Alpen sopra citata, ho sentito solo la versione con la Los Angeles che hai segnalato, e che ignoravo, e mi è sembrata veramente ottima. Sulla qualità tecnica della registrazione non posso dire niente, perché il video che ho sentito proveniva da un disco, con tutti i problemi che ne derivano.

----

Hindemith: 5 Pezzi per archi op.44 n.4

Nuova orchestra da camera F. Busoni diretta da Massimo Belli

Questa è una gran bella esecuzione e anche i due pezzi annessi di Ghedini sono eseguiti ottimamente. Bravissimo come sempre Simonide Braconi, viola solista, che conosco anche da altre incisioni.

 

 

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