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Madiel
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On 3/8/2022 at 17:04, Majaniello dice:

C'è sempre però quest'atteggiamento subordinante, non saprei come spiegarlo: in alto c'è il grande repertorio e la grande avanguardia, mentre gli altri devono rallegrarsi e ringraziare se, grazie ad un centenario, viene pubblicato un disco monografico di un neoclassico francese o di un autore americano. Viene restituita sempre l'immagine di un repertorio dove i geni veri sono Beethoven, Bruckner ecc e i nuovi geni Stockhausen, Boulez... In mezzo, qualche contentino sporadico ai "minori". Mi sono infilato in un discorso spinoso, perché immagino che sia il grosso del pubblico che pensa questo, e non saprei dire se è nato prima l'uovo o la gallina. 

Ps: il disco di Plasson lo conosco pure! 

Il tuo ragionamento mi trova del tutto d'accordo, quanto scrivevo era solo un corollario alle tue parole. Volevo solo fare qualche puntualizzazione sull'aspetto modernista del catalogo DG. 

Negli anni sessanta-ottanta certo repertorio novecentesco poteva attirare il pubblico più curioso dell'etichetta gialla, ma sempre con attenzione all'accademia, diciamo all'ufficialità. Le scelte di Henze e Stockhausen sono rappresentative. Ci aggiungerei anche l'attenzione verso Nono, che godeva di larga influenza culturale in certi ambienti accademici tedeschi, autore di cui produssero alcuni cd alquanto complessi e settoriali. Penso al quartetto Fragmente - Stille, An Diotima o a Caminantes, complici anche gli artisti che le commissionarono, esclusivi della DG: hanno unito l'utile al dilettevole. Di certo si evitavano operazioni troppo eccentriche rispetto al gusto medio del pubblico europeo di quel tempo, alla fine lo scopo era sempre di vendere il prodotto o di interessare l'accademia (che fruiva del prodotto, pensa ai dischi acquistati da conservatori, fondazioni ecc.). Se l'operazione andava male, erano pur sempre investimenti sprecati perché si impiegavano orchestre importanti e direttori famosi - comunque, si cercava sempre di impiegare musicisti sotto contratto coinvolti nella composizione delle opere (Pollini, per esempio). Questo spiegherebbe anche le selezioni mirate di specifici compositori più o meno noti, come Berio, Bussotti e Maderna, la periodica incisione di lavori di Ligeti e via dicendo. L'ultimo alfiere della tendenza d'avanguardia fu Boulez, anche in questo caso si sfruttava il gran nome facendo l'occhiolino a certi ambienti. A parte i pochi dischi di Pierino, a volte non entusiasmanti bisogna dirlo (il suo Varèse è terribile, noioso in Birthiwistle ecc.), comunque negli anni novanta-duemila non siamo più ai livelli precedenti e sembra anche venir meno una certa curiosità intellettuale. Si sfrutta soprattutto la fama di Messiaen, di cui si fa addirittura l'integrale. Altro direttore attento al repertorio novecentesco fu Knussen, ma lo si impiegò soprattutto nel repertorio più storicizzato (Henze, Stravinsky) con risultati per lo più eccellenti.

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9 minuti fa, Ives dice:

M.Gould

Symphony No. 4 "West Point"

Eastman Wind Ensemble

Frederick Fennell

@Wittelsbach

Grazie Ives.
Sai, mi sto sempre più innamorando del contesto americano. Una settimana là, tra l'altro (anche) per un appuntamento galante, mi ha fatto maturare proposito decisamente solidi di trasferimento.

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2 ore fa, Madiel dice:

Questo spiegherebbe anche le selezioni mirate di specifici compositori più o meno noti, come Berio, Bussotti e Maderna

Ecco, mi sono sempre chiesto quanto le etichette chiedessero ai direttori e quanto i direttori imponessero dei titoli alle etichette... Sinopoli ad esempio era "usato" in DG a questi scopi, o era la sua presenza a determinare certe aperture (in virtù delle frequentazioni di certi ambienti da parte del direttore)? La sensazione è che in discografie sterminate come quelle di Karajan o Boulez ci fossero titoli imposti e titoli scelti. Poi c'erano interpreti come Ozawa che dal vivo proponevano un sacco di cose particolare che spesso non gli hanno fatto incidere.

2 ore fa, Madiel dice:

Altro direttore attento al repertorio novecentesco fu Knussen, ma lo si impiegò soprattutto nel repertorio più storicizzato (Henze, Stravinsky) con risultati per lo più eccellenti.

Stupendi quei dischi (penso all'Igor sacro + Wuorinen e ovviamente a Undine), come gran parte della discografia di Knussen (non solo DG), sempre stimolantissima. E' un direttore che mi piace molto, me la sono studiata quasi tutta ormai 😮 

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RAI Radio3 Il concerto del mattino 3 agosto 2022 12:00
registrato il 28 marzo 2022 nella Sala d’Ercole della Residenza a Monaco di Baviera

Emanuil Ivanov, pianoforte

Johannes Brahms : Variazioni e fuga su un tema di Handel Op. 24
- Aria
- Variazioni 1-25
- Fuga

Franz Liszt : 3 Études de concert S. 144
- Il lamento (la bemolle maggiore)
- La leggierezza (fa minore)
- Un sospiro (re bemolle maggiore)

-

Il pianismo di Emanuil Ivanov, asciutto deciso luminoso, toglie a J. Brahms l'intima cantabilità propria dello spirito romantico; mentre consente di apprezzare maggiormente i diversi (così difficilmente comprensibili unitariamente) livelli strumentali versus narrativi di F. Liszt.
Per me comunque un suonare questo, un mettere in cornice, privativo delle, quel tanto estraneo alle, umoralità da un lato e la concettualità dall'altro più propri della ricerca musicale;
sebbene tanta pulizia possa certamente avvicinare, ad ascolti di un mondo creativo non poco complesso, quale è di tanti grandi compositori.

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1 ora fa, Majaniello dice:

Ecco, mi sono sempre chiesto quanto le etichette chiedessero ai direttori e quanto i direttori imponessero dei titoli alle etichette... Sinopoli ad esempio era "usato" in DG a questi scopi, o era la sua presenza a determinare certe aperture (in virtù delle frequentazioni di certi ambienti da parte del direttore)? La sensazione è che in discografie sterminate come quelle di Karajan o Boulez ci fossero titoli imposti e titoli scelti. Poi c'erano interpreti come Ozawa che dal vivo proponevano un sacco di cose particolare che spesso non gli hanno fatto incidere.

Nel caso di Sinopoli, le incisioni del repertorio d'avanguardia riguardano solo l'inizio della sua carriera. Ad un certo punto si allontanò da certe estetiche e, di conseguenza, cambiò il repertorio (o almeno, sarebbe meglio dire che lo rimodulò). Karajan è noto che impose alcuni lavori alla DG, ma se lo poteva permettere; con Boulez non lo so, ma è possibile che ci sia stato un compromesso tra esigenze dell'etichetta e sue personali. Il tuo amatissimo Abbado, invece, rientrava perfettamente nella mentalità della DG, per cui solo autori storicizzati e spendibili sul mercato - pur con qualche lodevole eccezione, penso alla serie Wien Modern.

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On 3/8/2022 at 17:36, Madiel dice:

Il tuo ragionamento mi trova del tutto d'accordo, quanto scrivevo era solo un corollario alle tue parole. Volevo solo fare qualche puntualizzazione sull'aspetto modernista del catalogo DG. 

Negli anni sessanta-ottanta certo repertorio novecentesco poteva attirare il pubblico più curioso dell'etichetta gialla, ma sempre con attenzione all'accademia, diciamo all'ufficialità. Le scelte di Henze e Stockhausen sono rappresentative. Ci aggiungerei anche l'attenzione verso Nono, che godeva di larga influenza culturale in certi ambienti accademici tedeschi, autore di cui produssero alcuni cd alquanto complessi e settoriali. Penso al quartetto Fragmente - Stille, An Diotima o a Caminantes, complici anche gli artisti che le commissionarono, esclusivi della DG: hanno unito l'utile al dilettevole. Di certo si evitavano operazioni troppo eccentriche rispetto al gusto medio del pubblico europeo di quel tempo, alla fine lo scopo era sempre di vendere il prodotto o di interessare l'accademia (che fruiva del prodotto, pensa ai dischi acquistati da conservatori, fondazioni ecc.). Se l'operazione andava male, erano pur sempre investimenti sprecati perché si impiegavano orchestre importanti e direttori famosi - comunque, si cercava sempre di impiegare musicisti sotto contratto coinvolti nella composizione delle opere (Pollini, per esempio). Questo spiegherebbe anche le selezioni mirate di specifici compositori più o meno noti, come Berio, Bussotti e Maderna, la periodica incisione di lavori di Ligeti e via dicendo. L'ultimo alfiere della tendenza d'avanguardia fu Boulez, anche in questo caso si sfruttava il gran nome facendo l'occhiolino a certi ambienti. A parte i pochi dischi di Pierino, a volte non entusiasmanti bisogna dirlo (il suo Varèse è terribile, noioso in Birthiwistle ecc.), comunque negli anni novanta-duemila non siamo più ai livelli precedenti e sembra anche venir meno una certa curiosità intellettuale. Si sfrutta soprattutto la fama di Messiaen, di cui si fa addirittura l'integrale. Altro direttore attento al repertorio novecentesco fu Knussen, ma lo si impiegò soprattutto nel repertorio più storicizzato (Henze, Stravinsky) con risultati per lo più eccellenti.

Scusate la derapata of topic, ma leggendo del Varèse di boulez non ho resistito. Questo documento, credo celebre, secondo me è bellissimo, anche e soprattutto per le prove di Maderna. Maderna esce dalla logica del documentario e si fa prendere la mano. Dal minuto 35 e rotti c'è pure una incazzatura notevole all'indirizzo del povero suonatore di guiro... povero davvero (non riesco a non provare un poco di solidarietà di classe, lo confesso). 

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1 ora fa, besugo dice:

Scusate la derapata of topic, ma leggendo del Varèse di boulez non ho resistito. Questo documento, credo celebre, secondo me è bellissimo, anche e soprattutto per le prove di Maderna. Maderna esce dalla logica del documentario e si fa prendere la mano. Dal minuto 35 e rotti c'è pure una incazzatura notevole all'indirizzo del povero suonatore di guiro... povero davvero (non riesco a non provare un poco di solidarietà di classe, lo confesso). 

Magnifico documentario, lo conosco già e forse l'ho anche postato in forum! :P

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4 ore fa, Majaniello dice:

Stupendi quei dischi (penso all'Igor sacro + Wuorinen e ovviamente a Undine), come gran parte della discografia di Knussen (non solo DG), sempre stimolantissima. E' un direttore che mi piace molto, me la sono studiata quasi tutta ormai 😮 

Sì, sono ottimi cd. Io ho un debole per Undine, credo sia un disco capolavoro. E' tutto perfetto, dalla qualità dell'opera all'interpretazione, dalla registrazione fino alla realizzazione della confezione (l'edizione originale è un gioiellino con le incisioni di Rackham). Quando DG faceva le cose per bene!

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15 ore fa, Wittelsbach dice:

Grazie Ives.
Sai, mi sto sempre più innamorando del contesto americano. Una settimana là, tra l'altro (anche) per un appuntamento galante, mi ha fatto maturare proposito decisamente solidi di trasferimento.

Sognando California...:cool04:

°°°°°°

Saint-Saëns

Clarinet Sonata, Op. 167

Richard Hosford-Ian Brown

CAMILLE SAINT-SAENS - Piano Quartet; Piano Quintet; Septet; Sonata For –  Bongiovanni Musica

Bellissima questa sonata, per me la migliore tra quelle qui proposte.

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image.jpg

Sergei Rachmaninov
Concerto per pianoforte e orchestra n. 2
Rosa Tamarkina, pianoforte
Orchestra di Stato dell'URSS
Direttore Nicolai Anosov
Esecuzione dal vivo, 1948

Ho scoperto la Tamarkina per caso, quando la Scribendum pubblicò un suo succinto boxino. Mi dissi subito: "E' identica alla mia cara fidanzata!", quella che era defunta. Ed è stato sconvolgente scoprire che anche la Tamarkina, come la mia Beatrice, morì di cancro a trent'anni (Beatrice a 27).
Me ne sono dunque interessato.
Ieri sera su Spotify ho ascoltato questo live che mi ha sconvolto. Che pianismo granitico, roccioso, contrastato! L'epitome dell'espressività! All'epoca Rosa Tamarkina era ventottenne, ma era in giro da più di 10 anni, e giustamente ammaliava il pubblico con un virtuosismo preciso e di un coraggio non inferiore alla sua facilità. Chi ama Rachmaninov dovrebbe sentire questo Concerto n. 2, specie se è abituato al pur fascinoso preziosismo perfettista di un Ashkenazy. Mi sbilancio: lo ascoltino anche quelli che Rachmaninov non lo possono soffrire! In questa pubblicazione, il suono del tutto è buono, considerando luogo, epoca e occasioni.
Ps: ho sentito anche un po' di uno degli Improvvisi di Schubert, trovando le stesse qualità. Approfondirò!

Dedica a @Snorlax, @giobar, @Majaniello

E vedo che @Ives, che ringrazio per il riferimento all'iconica canzone californiana, ha avuto modo di spendere in passato qualche parola su questa graziosa artista.

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

Dedica a @Snorlax, @giobar, @Majaniello

E vedo che @Ives, che ringrazio per il riferimento all'iconica canzone californiana, ha avuto modo di spendere in passato qualche parola su questa graziosa artista.

Si, era il triplo CD della Scribendum.

°°°°°°

Barber

Summer Music, Op. 31

Michael Thompson Wind Quintet

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On 31/7/2022 at 15:54, zippie dice:

Sono ferocemente contento che qualcuno ogni tanto lo rilevi, mettendolo per iscritto: il fatto straffatto è che etichette - ormai per me irrimediabilmente ignobili - come Naxos e Brilliant, ma si badi bene anche in questo o quel prodotto anche varie tuttora normalmente all'altezza dei loro momenti migliori, cioè più impegnati sotto quest'aspetto, hanno un po' sempre abbracciato, ma tanto più con il crollo della qualità uditiva della clientela (da tempi ormai ahimè sedimentati io lamento infine una significativa ripartenza in musica dagli ascolti degradati nello spettro sonoro: ci fu la disgraziata epoca - anni '90 - dell'amplificazione di bassi e di effetti ambientali, home theater/cinema, oggi siamo alla goffaggine, l'ottundimento, del suono compresso agìto eventualmente in eccesso di effetti di puntamento digitale dove più funziona), adottata, la subincisione d'impacco, il pacco paccotto, il butta su il più disgraziato, tanto non se ne accorgono, i guadagni sono su numeri di vendita che posano su altri bilanciamenti: prezzo/pubblicità/restrizioni contrattuali. E quindi performance irripetibili di artisti irripetibili non disponibili! e quando disponibili inchiodate al clic dell'ultimo garzone a un PC che riverserà poltiglia di quel che era stato un lavoro trascendentale per talento studi esercizio psiche e infine collaboratori spesso altrettanto eccelsi, basti pensare a certi accordatori liutai produttori di microfoni, o direttori d'orchestra...!
Il problema non è il flacone di sciroppo antivomito per l'audiofilo e l'insoddisfazione anche del meno esigente ascoltatore (questa magari utile a fargli insaziabilmente comprare dell'altro), ma lo sgomento (mio!!) nell'impotenza di non poter sapere mai prima d'averlo messo nel lettore il livello della produzione di un album musicale, arcistraspecialmente di musica classica: vado ad azzardare la spesa su questo Naxos, Brilliant, su questa ristampa ...Erato?!!

Ormai in paranoia io mi immagino magari buone registrazioni ...scambiate ipercompresse su drive o per email  tra uno studio e uno stabilimento di stampaggio e lì riespanse nel formato leggibile al laser...

Da quanto ahimè non posso che implorare gli interpreti esordienti (da dieci? venti? anni di autentica strage di italiani poveretti): ma cercatevi uno studio di registrazione nel Montenegro! non cedete alle sirene della grande distribuzione: quante altre volte potrete proporre sul mercato quella esecuzione? ma non vi rendete conto che se all'orecchio suona goffa voi avete con-clu-so la vostra carriera discografica sul nascere?!?!! in quanti ascoltato quel CD vi memorizzerà, lo regalerà, passerà parola...?! e nes-su-no-vi-con-tat-te-rà mai più, chiaro?!?!

Non mi ritrovo in questa "feroce" invettiva contro la Naxos e la Brilliant. Anzitutto, la Naxos ormai da anni ha abbandonato lo status di etichetta a prezzo medio-basso, perché ormai i suoi prezzi non differiscono molto di quelli delle altre majors e molti consumatori continuano ad acquistare i suoi dischi nell'illusione che costino meno, mentre una maggiore attenzione a offerte periodiche può portare a grossi affari con dischi di etichette a torto ritenute più care.

E poi, io ho parlato di un disco specifico che mi ha sorpreso in negativo proprio in rapporto agli standard qualitativi piuttosto alti della Naxos.

La Brilliant è un caso a parte, perché il suo catalogo è alimentato in vario modo (dischi prodotti direttamente dall'etichetta, dischi su licenza altrui, dischi autoprodotti dagli interpreti e soltanto distribuiti e "marchiati" dalla casa discografica) e dunque le registrazioni possono essere di qualità variabile. Ma, pur avendo molti dischi Brilliant, non me ne sono mai capitati di davvero scadenti sul piano squisitamente tecnico-fonico.

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6 ore fa, Wittelsbach dice:

Che pianismo granitico, roccioso, contrastato! L'epitome dell'espressività! All'epoca Rosa Tamarkina era ventottenne, ma era in giro da più di 10 anni, e giustamente ammaliava il pubblico con un virtuosismo preciso e di un coraggio non inferiore alla sua facilità. Chi ama Rachmaninov dovrebbe sentire questo Concerto n. 2, specie se è abituato al pur fascinoso preziosismo perfettista di un Ashkenazy.

Caspita mai sentita questa pianista! La famosa "Russian piano school", per citare il titolo della collana, era piena di talenti che oggi ce li sogniamo... cosa aveva una Maria Grinberg meno di un Emil Gilels? Quando sono così tanti è pure una questione di cxlo.

Evidenzi un aspetto interessante di cui mi ero accorto anche io: è sempre esistito un modo autenticamente, direi esclusivamente russo di intendere la musica di Rachmaninov, che magari oggi è poco noto in una discografia fin troppo affollata, ma che nel contesto sovietico era un must, che ha dato pure qualche frutto successivo. Un Racchio meno manierista e più "sincero", aggressivo, tormentato da emozioni forti e autentiche, che come dici può piacere a chi non sopporta i cincischiamenti e gli struggimenti eccessivi. 

Io poi sostengo che chi non ama Rachmaninov dovrebbe sentire Rachmaninov suonare, migliore della stragrande maggioranza dei suoi interpreti! se proprio non si sopporta la bassa qualità audio, pianisti americani come Wild o Bolet si sono avvicinati, anche se solo per certi versi, al suo stile. 

Ashkenazy non mi convince molto in Rachmaninov, miasko anni fa, proprio a seguito di un mio intervento, lo citava come riferimento, ma trovo che non riesca ad essere nè particolarmente virtuoso nè particolarmente elegante. C'è però l'eccezione del terzo concerto diretto da Ormandy, scoperto relativamene di recente, che trovo un'incisione particolarmente riuscita nell'evidenziare le qualità musicali della partitura, a questo punto penso più per merito di un disegno del direttore. Ho la stessa sensazione con un singolare secondo di Brahms diretto da un giovane Mehta, che pare essere la vera mente dietro quella registrazione. Dalle parti dello stile di Ashkenazy, a me piaceva ascoltare Kocsis in questo repertorio, una scelta un po' sui generis, ma mi pare condivisa pure da @Ives

 

°°°

Io questo:

henze-undine-0028945346724.jpg

Ah, rispondo qui:

2 ore fa, giobar dice:

Non mi ritrovo in questa "feroce" invettiva contro la Naxos e la Brilliant. Anzitutto, la Naxos ormai da anni ha abbandonato lo status di etichetta a prezzo medio-basso, perché ormai i suoi prezzi non differiscono molto di quelli delle altre majors e molti consumatori continuano ad acquistare i suoi dischi nell'illusione che costino meno, mentre una maggiore attenzione a offerte periodiche può portare a grossi affari con dischi di etichette a torto ritenute più care.

E poi, io ho parlato di un disco specifico che mi ha sorpreso in negativo proprio in rapporto agli standard qualitativi piuttosto alti della Naxos.

La Brilliant è un caso a parte, perché il suo catalogo è alimentato in vario modo (dischi prodotti direttamente dall'etichetta, dischi su licenza altrui, dischi autoprodotti dagli interpreti e soltanto distribuiti e "marchiati" dalla casa discografica) e dunque le registrazioni possono essere di qualità variabile. Ma, pur avendo molti dischi Brilliant, non me ne sono mai capitati di davvero scadenti sul piano squisitamente tecnico-fonico.

Naxos e Brilliant sono due etichette grandissime per quel che mi riguarda. La vastità del loro catalogo e la dedizione con cui si sono dedicate a tantissimi autori meno noti ha ampliato molto (e davvero) gli orizzonti della discografia tradizionale. Certo che giocare a quel modo significa anche pubblicare un certo numero di schifezze (parlo di composizioni mediocri, o interpretazioni mediocri, o suono più scadente), ma è un effetto collaterale che possiamo tollerare a fronte di tante buone (e a volte esclusive!) registrazioni. 

A proposito di offerte periodiche, mi hai fatto ricordare di certe folli infornate dell'utente Orfeo :D lui secondo me comprava anche musica che non gli interessava, solo perchè in offerta! 

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5 minuti fa, Majaniello dice:

Caspita mai sentita questa pianista! La famosa "Russian piano school", per citare il titolo della collana, era piena di talenti che oggi ce li sogniamo... cosa aveva una Maria Grinberg meno di un Emil Gilels? Quando sono così tanti è pure una questione di cxlo.

Evidenzi un aspetto interessante di cui mi ero accorto anche io: è sempre esistito un modo autenticamente, direi esclusivamente russo di intendere la musica di Rachmaninov, che magari oggi è poco noto in una discografia fin troppo affollata, ma che nel contesto sovietico era un must, che ha dato pure qualche frutto successivo. Un Racchio meno manierista e più "sincero", aggressivo, tormentato da emozioni forti e autentiche, che come dici può piacere a chi non sopporta i cincischiamenti e gli struggimenti eccessivi. 

Io poi sostengo che chi non ama Rachmaninov dovrebbe sentire Rachmaninov suonare, migliore della stragrande maggioranza dei suoi interpreti! se proprio non si sopporta la bassa qualità audio, pianisti americani come Wild o Bolet si sono avvicinati, anche se solo per certi versi, al suo stile. 

Ashkenazy non mi convince molto in Rachmaninov, miasko anni fa, proprio a seguito di un mio intervento, lo citava come riferimento, ma trovo che non riesca ad essere nè particolarmente virtuoso nè particolarmente elegante. C'è però l'eccezione del terzo concerto diretto da Ormandy, scoperto relativamene di recente, che trovo un'incisione particolarmente riuscita nell'evidenziare le qualità musicali della partitura, a questo punto penso più per merito di un disegno del direttore. Ho la stessa sensazione con un singolare secondo di Brahms diretto da un giovane Mehta, che pare essere la vera mente dietro quella registrazione. Dalle parti dello stile di Ashkenazy, a me piaceva ascoltare Kocsis in questo repertorio, una scelta un po' sui generis, ma mi pare condivisa pure da @Ives

Maria Grinberg era molto ammirata sia da Richter che da Gilels, mi sa, e pure da Horowitz.

Rachmaninov, che non amo particolarmente, suonato da lui stesso è ovviamente meglio che suonato da altri: con l'eccezione di Horowitz (e in parte, della Argerich e di Weissenberg) per il Terzo concerto. Non conosco la registrazione di Ashkenazy con Ormandy, ma so che molti la ritengono migliore rispetto a quella con Previn. Il primo approccio che ho avuto con quest'opera celebre è stato un vinile con Gavrilov e diretto da Muti; ne ho un ricordo un po' sbiadito, rammento però che Gavrilov  eseguiva la stessa cadenza scelta da Ashkenazy, e non quella che sembra preferisse l'autore e suonata da Horowitz, dalla Argerich e da Weissenberg.

Il secondo di Brahms con Mehta è oro puro, io ce l'avevo in un doppio Decca accoppiato con il primo con Lupu diretto da de Waart e con il concerto per violino con Belkin diretto da Ivan Fischer. 

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1 ora fa, Majaniello dice:

Caspita mai sentita questa pianista! La famosa "Russian piano school", per citare il titolo della collana, era piena di talenti che oggi ce li sogniamo... cosa aveva una Maria Grinberg meno di un Emil Gilels? Quando sono così tanti è pure una questione di cxlo.

Evidenzi un aspetto interessante di cui mi ero accorto anche io: è sempre esistito un modo autenticamente, direi esclusivamente russo di intendere la musica di Rachmaninov, che magari oggi è poco noto in una discografia fin troppo affollata, ma che nel contesto sovietico era un must, che ha dato pure qualche frutto successivo. Un Racchio meno manierista e più "sincero", aggressivo, tormentato da emozioni forti e autentiche, che come dici può piacere a chi non sopporta i cincischiamenti e gli struggimenti eccessivi. 

Io poi sostengo che chi non ama Rachmaninov dovrebbe sentire Rachmaninov suonare, migliore della stragrande maggioranza dei suoi interpreti! se proprio non si sopporta la bassa qualità audio, pianisti americani come Wild o Bolet si sono avvicinati, anche se solo per certi versi, al suo stile. 

Della tua passione per Maria Grinberg hai parlato molte più volte di quanto probabilmente tu stesso non ricordi.
Il Rachmaninov viscerale che si sente in questa registrazione, paradossalmente accoppiato a un'orchestra discretamente felpata, in qualche modo fa capire le ragioni più intime della celebrità di questi concerti, che con simile immedesimazione emozionale ricevono un'inequivocabile ragion d'essere.
Su Spotify ci sono anche altri album di questa serie, con altri pianisti a me poco noti (mi viene in mente Merzhanov).
 

14 minuti fa, Florestan dice:

Non conosco la registrazione di Ashkenazy con Ormandy, ma so che molti la ritengono migliore rispetto a quella con Previn

E ci sarebbe pure il ciclo con Haitink, che non conosco per niente e che gode di minima diffusione rispetto a quello con Previn!

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1 ora fa, Majaniello dice:

A proposito di offerte periodiche, mi hai fatto ricordare di certe folli infornate dell'utente Orfeo :D lui secondo me comprava anche musica che non gli interessava, solo perchè in offerta! 

Accumulava centinaia di cd da lasciare in eredità ai discendenti, come scrisse una volta. Quando stava in forum gli nacquero due figli!

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9 ore fa, Majaniello dice:

Dalle parti dello stile di Ashkenazy, a me piaceva ascoltare Kocsis in questo repertorio, una scelta un po' sui generis, ma mi pare condivisa pure da @Ives

Assolutamente, si. Ho pure i CD fisici, pensa te, presi quando uscirono o anni dopo non ricordo, comunque originali Philips 😑 L'integrale per me come l'avrebbe concepita Rach stesso, almeno stando alle sue precarie registrazioni audio con il suo stile più secco e tagliente rispetto a certi pianisti superromanticoni dal suono glassato. In Kocsis c'è virtuosismo "controllato", un approccio quasi classico alla materia, ben pochi sdilinquimenti, un suono più netto e a tratti quasi percussivo e gran passione e tecnica. Sul podio De Waart, specialista di Rach ma spesso dimenticato, accompagna con grande precisione e impeto. Concordo con Hurwitz, senza dubbio:

Altrimenti, mi diventa la parodia (qui geniale) di Rach usato al cinema:

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8 ore fa, Madiel dice:

Accumulava centinaia di cd da lasciare in eredità ai discendenti, come scrisse una volta. Quando stava in forum gli nacquero due figli!

Mi pare che una volta fece vedere la sua collezione, una roba da "sepolti vivi". I figli avranno apprezzato? Mah...🙃

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5 ore fa, Ives dice:

Mi pare che una volta fece vedere la sua collezione, una roba da "sepolti vivi". I figli avranno apprezzato? Mah...🙃

Sì mi ricordo, una cosa mostruosa, comprava tutte le integrali Brilliant! :o Ammirevole tanta dedizione e sono certo darà i suoi frutti prima o poi.

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6 ore fa, Madiel dice:

Sì mi ricordo, una cosa mostruosa, comprava tutte le integrali Brilliant! :o Ammirevole tanta dedizione e sono certo darà i suoi frutti prima o poi.

Io sono sempre per pochi ma buoni. E di non imporre nulla a figli o nipoti. Saluti @L'Orfeo

°°°°°

Copland

Emblems

Cincinnati Wind Symphony

Eugene Migliaro Corporon

Emblems - song by Aaron Copland, Cincinnati Wind Symphony, Eugene Migliaro  Corporon | Spotify

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