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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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29 minuti fa, Madiel dice:

Mackerras + Stravinsky, stranissima accoppiata! Mai sentito questo disco, purtroppo non ne so nulla di nulla! Adesso lo cerco on line...

On line c'è una versione più "antica", pubblicata nella serie Icon. Per ora tralascio, perché scopro che hanno caricato una edizione dal vivo (1982) della Sinfonia in do con l'Orchestra Sinfonica di Sidney !

Niente male, molto fluida e vivace, il primo movimento è pure pieno di umorismo (in effetti, capita di rado che venga concepito così).

@Snorlax @Majaniello 

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Caro @Snorlax , sei una miniera di informazioni. Mai saputo che Mackerras avesse in repertorio il Sacre di Stravinskij!

Per quest'opera il mio primo approccio fu Chailly con l'Orchestra di Cleveland, ed è tuttora uno dei miei riferimenti, come generalmente lo è Chailly per Stravinskij.

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1 ora fa, Madiel dice:

On line c'è una versione più "antica", pubblicata nella serie Icon.

E' proprio quella la versione in questione! Io ce l'ho dal boxino Icon:

59 minuti fa, Florestan dice:

Caro @Snorlax , sei una miniera di informazioni. Mai saputo che Mackerras avesse in repertorio il Sacre di Stravinskij!

Per quest'opera il mio primo approccio fu Chailly con l'Orchestra di Cleveland, ed è tuttora uno dei miei riferimenti, come generalmente lo è Chailly per Stravinskij.

Ah figurati, Florestan!:thank_you2:

Nella mia discoteca il repertorio è alquanto striminzito, però in molti casi posseggo molteplici versioni dello stesso pezzo. Negli ultimi tempi sto tentando di cambiare direzione!:rolleyes:;)

Conosco bene Chailly, ma nel mio personalissimo podio ci sono questi tre classiconi: Ozawa/Chicago Symphony (RCA), Bernstein/NY Philharmonic (CBS) e Dorati/Detroit Symphony (Decca). In realtà ne ammiro anche altre, ma se dovessi sceglierne tre, andrei diretto su queste...

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6 minuti fa, Snorlax dice:

Ah figurati, Florestan!:thank_you2:

Nella mia discoteca il repertorio è alquanto striminzito, però in molti casi posseggo molteplici versioni dello stesso pezzo. Negli ultimi tempi sto tentando di cambiare direzione!:rolleyes:;)

Conosco bene Chailly, ma nel mio personalissimo podio ci sono questi tre classiconi: Ozawa/Chicago Symphony (RCA), Bernstein/NY Philharmonic (CBS) e Dorati/Detroit Symphony (Decca). In realtà ne ammiro anche altre, ma se dovessi sceglierne tre, andrei diretto su queste...

Conosco e apprezzo molto i primi due, meno il Sacre di Dorati che pure in molti mi hanno segnalato. 

P.S.: detto fra noi, sul Sacre di Chailly è una delle poche volte che vado d'accordo con il buon Hurwitz... :lol:

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32 minuti fa, Florestan dice:

P.S.: detto fra noi, sul Sacre di Chailly è una delle poche volte che vado d'accordo con il buon Hurwitz... :lol:

Sai che io in questo caso sono una voce fuori dal coro? :rolleyes: In generale trovo Chailly grandioso in Stravinskij, ma il suo celeberrimo Sacre di Cleveland non mi ha dato quella sensazione di pugno allo stomaco che mi hanno trasmesso altre esecuzioni. E' bilanciata, pulitissima, dettagliata, suonata in maniera impeccabile - e te credo, con un'orchestra del genere - eppure, da ultimo, l'ho sempre trovata un po' freddina per i miei gusti, non ci ravviso quella dose di sauvagerie che esplode nelle registrazioni che ho citato nel post precedente.

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44 minuti fa, Snorlax dice:

Sai che io in questo caso sono una voce fuori dal coro? :rolleyes: In generale trovo Chailly grandioso in Stravinskij, ma il suo celeberrimo Sacre di Cleveland non mi ha dato quella sensazione di pugno allo stomaco che mi hanno trasmesso altre esecuzioni. E' bilanciata, pulitissima, dettagliata, suonata in maniera impeccabile - e te credo, con un'orchestra del genere - eppure, da ultimo, l'ho sempre trovata un po' freddina per i miei gusti, non ci ravviso quella dose di sauvagerie che esplode nelle registrazioni che ho citato nel post precedente.

Concordo assolutamente! Vedi che, tutto sommato, andiamo d'accordo ? :P 

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5 ore fa, Snorlax dice:

Sai che io in questo caso sono una voce fuori dal coro? :rolleyes: In generale trovo Chailly grandioso in Stravinskij, ma il suo celeberrimo Sacre di Cleveland non mi ha dato quella sensazione di pugno allo stomaco che mi hanno trasmesso altre esecuzioni. E' bilanciata, pulitissima, dettagliata, suonata in maniera impeccabile - e te credo, con un'orchestra del genere - eppure, da ultimo, l'ho sempre trovata un po' freddina per i miei gusti, non ci ravviso quella dose di sauvagerie che esplode nelle registrazioni che ho citato nel post precedente.

Su questo ti do ragione, la violenza soprattutto di Bernstein in quell'incisione (intendo quella del 1958, non quella degli anni Settanta, e le successive per me non esistono nemmeno) ha pochi uguali; anche i Chicago non scherzano, non tanto per Ozawa che li dirige in questa occasione, ma proprio perché sono i Chicago: il direttore giapponese, che mi piace in altro repertorio, a questi livelli di "bestialità primigenia" per me non ci è più arrivato.

Ciò non toglie che, all'ascolto con un paio di buone cuffie, anche la dettagliata versione di Chailly sia un bell'uppercut. E che la celebre versione di Boulez con la stessa orchestra le sia di gran lunga inferiore (la migliore incisione di Boulez del Sacre è la prima, con l'ORTF; questo è un pezzo che non ho mai potuto ascoltare con gli altoparlanti, altrimenti i vicini di casa i pugni nello stomaco me li davano loro). 

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1 ora fa, Snorlax dice:

E' proprio quella la versione in questione! Io ce l'ho dal boxino Icon:

Pensavo fosse una edizione precedente, mi sono fatto fuorviare dalla copertina. Mi pareva strano che l'avesse incisa più volte! :mellow:

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16 ore fa, Snorlax dice:

Igor Stravinskij, La Sagra della Primavera, London Philharmonic Orchestra, Sir Charles Mackerras

In ogni caso è stata una bella scoperta, anche se ho seri dubbi che scalzerà le mie references del pezzo in questione. In dedica a @Madiel, @Ives, @Florestan, @Majaniello, @superburp, @Wittelsbach e a chiunque gradisca...

Grazie, ma mai visto, nè sentito, forse neanche sapevo avesse fatto Stravinsky, il buon Mackerras. C'è anche un disco di Rach molto interessante, fuori dal suo repertorio d'elezione. Ricambio le belle dediche (quel Bach di Pogorelich è strepitoso, per anni fu un mio riferimento assoluto, poi ho scoperto il cembalo...) con le Variazioni di Brahms da temi di Schumann, Handel e Paganini da questo disco Hyperion:

Complete Variations for Solo Piano

Brani che si attagliano alla perfezione al pianismo potente e muscolare di Ohlsson, già chopiniano doc. Esemplare la ripresa del suono. In dedica anche a @Florestan Anche se il mio riferimento sulle Paganini resta il giovane Kissin (RCA).

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6 ore fa, Ives dice:

Grazie, ma mai visto, nè sentito, forse neanche sapevo avesse fatto Stravinsky, il buon Mackerras. C'è anche un disco di Rach molto interessante, fuori dal suo repertorio d'elezione. Ricambio le belle dediche (quel Bach di Pogorelich è strepitoso, per anni fu un mio riferimento assoluto, poi ho scoperto il cembalo...) con le Variazioni di Brahms da temi di Schumann, Handel e Paganini da questo disco Hyperion:

Complete Variations for Solo Piano

Brani che si attagliano alla perfezione al pianismo potente e muscolare di Ohlsson, già chopiniano doc. Esemplare la ripresa del suono. In dedica anche a @Florestan Anche se il mio riferimento sulle Paganini resta il giovane Kissin (RCA).

Bellissimo disco. Da ascoltare anche l'integrale delle variazioni brahmsiane nel box Brilliant con Wolfram Schmitt-Leonardy, validissimo pianista forse meno noto di quanto meriterebbe. Anche per me Kissin resta insuperato sulle celeberrime Paganini.

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RAI Radio3 Suite - Il Festival dei Festival 27 luglio 2022 20:00
in diretta Euroradio da Londra, Royal Albert Hall

BBC PROM 16 "Sea sketches with Andrew Manze and BBC now"
BBC Symphony Chorus
BBC National Chorus of Wales
BBC National Orchestra of Wales
Elizabeth Llewellyn, soprano
Andrew Foster-Williams, baritono
Andrew Manze, direttore

Ralph Vaughan Williams : Sinfonia n. 1 “A Sea Symphony”
per soprano, baritono, coro e orchestra
- A song for all seas, all ships
- on the beach at night, alone
- Scherzo. The waves
- The explorers

-

Sinfonia o piuttosto oratorio, o poema sinfonico...? Di tratto troppo civile (beh sì, laico, per quanto mahatma e trascendentalista) e autocentrico, autocefalo come solo un britannico, per dirsi oratorio, nonostante l'impostazione ben solenne, con paragrafi persino di innodia religiosa; mentre per poema sinfonico s'intende normalmente un flusso orchestrale a programma, non una composizione in chiave vocale, e quindi qui vediamoci pure una presa del potere sinfonico (una mia tesi musicologica è proprio l'aspetto di inno collettivo, da cortese e borghese a pubblico, con sentimento dal personale all'universale, nella dialettica con la Natura, proprio della sinfonia musicale): e sinfonia la si appelli, una bella botta in UK alla ricezione locale della sinfonia classica e al suo sviluppo storico generale (il parallelo diretto lo faremo con la Canto General #12 di Allan Pettersson nel 1974), come certo già con l'allargamento anzitutto agli inni vocali si era già avuto nel secolo precedente, ma qui!! ...ah già, il termine c'è, coniato da quel mattacchione di Hector Berlioz già nel 1839, per la forma di quel suo dramma sinfonico: symphonie chorale 🙂 [e ancora una volta rifletto sull'apporto dell'indipendenza berloziana, ma proprio nelle strutture, sulla classica inglese moderna]

e insomma alla sua "prima Sinfonia" R. Vaughan W. riesce a sorprender[mi] non poco: una capacità fin straordinaria di portare la voce umana (e come azione, in musica) - corale, e solista (ma di retorica popolare) - entro l'ampio, denso, timbricamente curato, tessuto orchestrale, in un grande affresco, un murale messicano in morbidezza art noveau, e poi per i testi, di Walt Whitman (!!?) come a invitare a un rinnovato sentimento per la nazione-isola, insomma direi in una volontà d'ebbrezza poetica costruttiva, in eleganza ma non monumentale accademica, se vogliamo: monumentale non accademica 🙂 quindi forse più nutrita dalle sue ricerche d'allora sulle espressioni locali (beh sì, mi sono andato a riguardare: ma cosa stava facendo R. V. W. in quegli anni?) oh ma non affatto nello spirito di un Ravel di cui pure era fresco di studi ...da cui la nota battuta del maestro, sull'allievo tanto bravo quanto esteticamente per conto suo, ci sta 🙂
E quindi non laicità laureata di un Giosuè Carducci né umanismo sensitivo quanto prometeico (C. Debussy il Prometeo di un Marsia) di un Gabriele D'Annunzio, e neppure un goethismo di destra alla Thomas Carlyle, o tarantolato alla William Blake, ma al dopo Regina Vittoria Vaughan William suggerisce un(a) New England... già: l'abbraccio visionario di W. Whitman R.W. Emerson H.D. Thoreau... le forze di una moralità tanto genius loci quanto rinnovata modernamente.

ecc poi magari stasera riguardo cos'ho scritto di getto :-)

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On 24/7/2022 at 17:02, Madiel dice:

On line c'è una versione più "antica", pubblicata nella serie Icon. Per ora tralascio, perché scopro che hanno caricato una edizione dal vivo (1982) della Sinfonia in do con l'Orchestra Sinfonica di Sidney !

Niente male, molto fluida e vivace, il primo movimento è pure pieno di umorismo (in effetti, capita di rado che venga concepito così).

@Snorlax @Majaniello 

Poi me l'ascolto! comunque è proprio il suo stile, vivace e umoristico, almeno nel repertorio classico/neoclassico e affine (tipo Elgar)... e infatti nelle robe tardoromantiche più seriose secondo me non è così convincente, anche se Hurwizzo tende a lodarlo anche in quel frangente. Un'altra sinfonia in do di cui ho sempre letto benissimo e che non sono mai riuscito ad ascoltare è quella di Neumann. 

 

 

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21 minuti fa, Majaniello dice:

Poi me l'ascolto! comunque è proprio il suo stile, vivace e umoristico, almeno nel repertorio classico/neoclassico e affine (tipo Elgar)... e infatti nelle robe tardoromantiche più seriose secondo me non è così convincente, anche se Hurwizzo tende a lodarlo anche in quel frangente. Un'altra sinfonia in do di cui ho sempre letto benissimo e che non sono mai riuscito ad ascoltare è quella di Neumann. 

Ottima versione, a me è piaciuta molto. Ha proprio inteso lo spirito dell'opera. Non conosco la versione Neumann.

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Dmitrij Shostakovich, Sinfonia n. 13 in sib min. "Babi Yar", J.-H. Rootering, Coro & Orchestra Filarmonica della Radio Olandese, Mark Wigglesworth

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So che qui dentro alcuni di voi hanno scarsa affinità con la Babi Yar. Non è una sinfonia per tutti, anche se in fondo riassume - in maniera del tutto peculiare – l’aspetto più esteriore della produzione sinfonica di Shostakovich – quello più retorico, si potrebbe dire – con quello più interiore, ossia l’inesorabile tendenza al nichilismo che forma il fulcro su cui si fonda praticamente tutta la produzione del compositore sovietico. Pure lo humour irrompe bruscamente, costituendo il tema dei due movimenti (apparentemente) più leggeri.
 
Dico queste ovvietà, perché in questo caso abbiamo a fare con una lettura che non esito a definire un vero e proprio capolavoro interpretativo, in quanto non solo tiene assieme mirabilmente tutti i caratteri che in maniera molto semplicistica ho sopraelencato, ma che anche nei momenti più esuberanti riesce a innervare le pagine di questa sinfonia di una tensione al pessimismo nera come le profondità più recondite di un abisso.
Wigglesworth ha ottime idee in fatto di tempi e agogiche, ma è la sua attenzione alle sonorità e ai timbri di ogni specifica sezione orchestrale a lasciare a bocca aperta: l’ottima Orchestra della Radio Olandese risponde benissimo alle sollecitazioni del direttore britannico e si scatena sapendo benissimo che la priorità non è il bel suono, ma l’effetto drammatico che pure non è mai fine a sé stesso ma fa parte di una chiara idea estetica che Wigglesworth ha potuto sviluppare nelle sue personalissime esecuzioni shostiane.
Se proprio dovessi scegliere degli highlights direi sicuramente terzo e quarto movimento, i quali su di me hanno avuto un impatto emozionale altissimo, al limite della sostenibilità: mai sentita una lettura così spettrale e desolante, eppure così palpabile da avvolgere totalmente l’ascoltatore nelle mestissime atmosfere create dal team Evtushenko/Shostakovich.
Il coro maschile della Radio Olandese si comporta egregiamente, eccezionale Rootering che riesce a piegare ogni parola espressivamente senza mai essere plateale, a dimostrazione che certo repertorio non è unicamente appannaggio di cantanti provenienti dal mondo slavofono. La registrazione BIS è sinonimo di qualità, anche se presenta un’escursione dinamica fin troppo ampia, e costringe talvolta ad aggiustamenti di volume che, francamente, si potevano evitare.

Di Babi Yar ne ho molteplici in discoteca, fidatevi che questa la consiglierei anche al più grande detrattore di questa sinfonia, la quale, in ogni caso, per il sottoscritto ha tutte le carte in regola per essere un capolavoro...

...dedico a tutti ma in particolare al @Wittelsbach californiano, a @Majaniello, @Ives, @Florestan, @Madiel, @superburp, @glenngould e a chiunque gradisca...

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Ricambio le dediche di @Snorlax (la Babi Yar è un capolavoro, di cui conosco le interpretazioni di Haitink e l'ultima di Muti con i Chicago e possiedo quelle nelle integrali di Kondrashin, Ashkenazy e Barshai - che fra le integrali preferisco; questa mi manca) e @glenngould con qualcosa che idealmente le accomuna:

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Il disco raccoglie i Preludi e Fughe di Shostakovich e la meno nota Passacaglia on DSCH del compositore scozzese Ronald Stevenson. Levit si conferma uno dei pianisti più interessanti della sua generazione.

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8 ore fa, Snorlax dice:

Dmitrij Shostakovich, Sinfonia n. 13 in sib min. "Babi Yar", J.-H. Rootering, Coro & Orchestra Filarmonica della Radio Olandese, Mark Wigglesworth

81tIaMeMqjL._SS500_.jpg

So che qui dentro alcuni di voi hanno scarsa affinità con la Babi Yar. Non è una sinfonia per tutti, anche se in fondo riassume - in maniera del tutto peculiare – l’aspetto più esteriore della produzione sinfonica di Shostakovich – quello più retorico, si potrebbe dire – con quello più interiore, ossia l’inesorabile tendenza al nichilismo che forma il fulcro su cui si fonda praticamente tutta la produzione del compositore sovietico. Pure lo humour irrompe bruscamente, costituendo il tema dei due movimenti (apparentemente) più leggeri.
 
Dico queste ovvietà, perché in questo caso abbiamo a fare con una lettura che non esito a definire un vero e proprio capolavoro interpretativo, in quanto non solo tiene assieme mirabilmente tutti i caratteri che in maniera molto semplicistica ho sopraelencato, ma che anche nei momenti più esuberanti riesce a innervare le pagine di questa sinfonia di una tensione al pessimismo nera come le profondità più recondite di un abisso.
Wigglesworth ha ottime idee in fatto di tempi e agogiche, ma è la sua attenzione alle sonorità e ai timbri di ogni specifica sezione orchestrale a lasciare a bocca aperta: l’ottima Orchestra della Radio Olandese risponde benissimo alle sollecitazioni del direttore britannico e si scatena sapendo benissimo che la priorità non è il bel suono, ma l’effetto drammatico che pure non è mai fine a sé stesso ma fa parte di una chiara idea estetica che Wigglesworth ha potuto sviluppare nelle sue personalissime esecuzioni shostiane.
Se proprio dovessi scegliere degli highlights direi sicuramente terzo e quarto movimento, i quali su di me hanno avuto un impatto emozionale altissimo, al limite della sostenibilità: mai sentita una lettura così spettrale e desolante, eppure così palpabile da avvolgere totalmente l’ascoltatore nelle mestissime atmosfere create dal team Evtushenko/Shostakovich.
Il coro maschile della Radio Olandese si comporta egregiamente, eccezionale Rootering che riesce a piegare ogni parola espressivamente senza mai essere plateale, a dimostrazione che certo repertorio non è unicamente appannaggio di cantanti provenienti dal mondo slavofono. La registrazione BIS è sinonimo di qualità, anche se presenta un’escursione dinamica fin troppo ampia, e costringe talvolta ad aggiustamenti di volume che, francamente, si potevano evitare.

Di Babi Yar ne ho molteplici in discoteca, fidatevi che questa la consiglierei anche al più grande detrattore di questa sinfonia, la quale, in ogni caso, per il sottoscritto ha tutte le carte in regola per essere un capolavoro...

...dedico a tutti ma in particolare al @Wittelsbach californiano, a @Majaniello, @Ives, @Florestan, @Madiel, @superburp, @glenngould e a chiunque gradisca...

Intervengo poco perché sono in America fino a dopodomani, ma in linea di massima concordo.

Di Wigglesworth avevo sentito qualche sinfonia di Shostakovich su Spotify, ma non mai la Babi Yar. Di solito Rootering mi piace molto come cantante.

Una versione che potrebbe piacerti è quella di Vladislav Slovak, la vecchia integrale Naxos, un po’ menomata (ma neanche tanto) da un’acustica non felicissima, ma da ascoltare per l’approccio di un direttore che fu un vero specialista. La numero 13, di quel ciclo, è una delle riuscite maggiori, e non ne è estraneo il basso Peter Mikulas, ottimo interprete.

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