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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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On 4/7/2022 at 16:15, Vigione dice:

Vi ripropongo le sei sonate di Eugene Ysaye (1858-1931) per solo violino op.27
Non so se è un compositore da conoscere o di secondo piano, ma un mese fa circa, cercando composizioni per solo violino, mi sono imbattuto in Ysaye, e le sue 6 sonate non hanno tanto da invidiare alle magnifiche sonate di Bach, ma probabilmente rifacendosi ad esse, nel virtuosismo tecnico riescono ad esprimere un'arte poetica ed elegante in linea con il periodo storico del compositore attingendo dalla tradizione violinistica della musica colta.
Ogni sonata è dedicata a un grande violinista dell'epoca, nonchè amico del compositore: Szigeti, Thibaud, Enescu, Kreisler, Crickboom.
L'esecuzione che ho è di James Ehnes, che durante il primo periodo covid ha allestito in casa sua un home studio dove esibirsi in queste sonate e quelle di Bach

Ma lasciamo parlare la musica, e spero vi aggradi come aggrada a me, a voi l'ascolto!
 

 

Sì, avevo notato l'acquisto inserito il mese fa nella relativa conversazione 🙂

Le sei Sonate ysayane sono un caposaldo della letteratura violinistica d'assolo non meno delle Sonate-e-partite bachiane (quelle della più nota e frequentata Ciaccona di sempre), cui legano, per assetto continuità omaggio, e dei Capricci paganiniani, questi invece di diverso esito, insieme alle fantasticazioni biberiane, seppure opere esse tutte di coltivazione dell'arte più estrema del piccolo arco, beninteso ormai costellazioni fisse ma non certo ultimative, potendo noi oggi godere di tante altre ...supernove, magari solo singole, non sillogiche, ma formidabili, dalla sequenza VIII di Berio a ...di tutto...!

51IsXUtLf3L.jpg

Wibert Aerts 2008    Fuga Libera 5400439007048

71kpoM4s8qL.jpg

Jennifer Koh 2009 Cedille 735131911320
ecc 5901549816174 ecc

Ma tornando al shoegazer Ysaÿe: la sua maggior fortuna finenovecentesca la si deve certamente al rifiorire d'interesse pubblico per le pagine per pochi strumenti e, appunto, solistiche (queste in realtà anzitutto dalla svolta storica del recupero casalsiano a inizio '900 delle arcane Suite per violoncello di JS Bach) un crescendo dovuto, io elencherei, 

- alla strabiliante nuova finezza delle riproduzioni Hi-Fi (ma oggi Duemila, lamenterò sempre, rese sorpassate dal colossale blob compresso via internet);

- al nuovo gusto per le rusticità e oltretemperanze, insistemate e insistemabili, dalla ricerca di radicalità folcloriche e filologiche ab antiquo (si è arrivati ai Sumeri credo 🙂 ma anzitutto a battere ogni angolo del mondo il meno globalizzato possibile) alla ricerca esattamente del, così spesso non poco sorprendente, tramandato il più personale, così significativo in particolare nella pratica del singolo strumento, voce compresa, seppure certamente forti e complesse tradizioni d'ensemble e orchestrali sono ugualmente riuscite a esterrefare i so-tutto occidentali: basti pensare al gamelan e ai cento mondi non così ...intonati, e il violino al suo mirabolante punto d'arrivo secentesco è proprio un vertice di ...glissando possibili, che dirli abbellimenti perde di vista ogni romanzo (vogliamo dare a Biber quello che è di sua sdoganatura del debordante, da un "scordatura" a una ”battalia" sbronza compresa?);

- ma ecco: il male di vivere in Eugene Ysaye 
81mKmr5el+L.jpg

Olga Guy 2012 Arion 3325480688263
(OT, amenità: problemi nei siti anglosassoni per questo disco, per ragioni di inammissibilità "parentale" della copertina, peraltro storico meme artistico, possono scattare gran bande di inchiostro nero a trovarlo)

è cifra personale assoluta, intimamente esplorata in surplace (antidrammatica), che trova giusto emozionante risonanza in quell'efflato di solinghità bachiana, di quel cantico luteranosalmodico: nè Qoelet né Giobbe restando pre-mistica, totalitariamente (e tantoppiù ottocentescamente) umanistica/personalistica, e insomma non sorprende infine che abbia incontrato il grunge spleen di passaggio di Millennio: ma dettando un'arcana classe, e da quegli anni di monumenti di caduti (siamo nel 1923), ciascun componimento poetico così naturalmente un indugiare meditabondo, e tutte anche nell'insieme da potersi cogliere come un unico tombeau in cifra bachiana, anche una sfida di maestria strumentale nel rendere fisionomie e frequentazioni secondo l'amicizia.

Io non conoscevo la resa di James Ehnes, diciamo pure che avevo archiviato ormai anni fa la mezza dozzina di belle prove, di cui, dovrei riguardare, ricordo al volo con differente affetto e considerazione 
51u1nXmDqjL.jpg

Fanny Clamagirand 2007 Nascor 

51L8EwTTomL.jpg

Domenico Nordio, qui la riedizione Decca, io ho il 2001 Velut Luna VL5300

51U9+gIyQpL.jpg

Frank Peter Zimmermann 1994 EMI 724355525529

ma vedo adesso siamo ormai su quante, la trentina? di incisioni disponibili, fissando l'Op. 27 quindi a un must, importante quanto affascinante nella misura dell'album conchiuso, quanto sfidoso (impegnativo, demanding e da gareggiarvi) sul genere dell'Op. 8 kodaliana per il violoncello solo.

Ma la sorpresa fu quella volta scoprire la registrazione recuperata di qualcosa di suonato da Eugène Ysaÿe in persona! quasi da stupirsi che sia solo una rarità, il 78 giri lo si ha dal 1925 ma si incideva già da mo', ma a me fece l'effetto delle fotografie di Chopin 🙂
51VdoLfx7YL.jpg

 

Per l'occasione infine, il "saggio" ...con bravura, di Eugene (nomen omen) Fodor, 1974 al Concorso internazionale Čajkovskij:


(...non conoscevo questo Premio Paganini 1972, e ne esco molto turbato: un talento eccezionale, enfant prodige, che però, a differenza del pianista Solomon di cui scrivevo qualche giorno fa, diciamo pure che non resse; avesse registrato tutto il ciclo ysayano allora e quant'altro)
 

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38 minuti fa, zippie dice:

Sì, avevo notato l'acquisto inserito il mese fa nella relativa conversazione 🙂

Le sei Sonate ysayane sono un caposaldo della letteratura violinistica d'assolo non meno delle Sonate-e-partite bachiane (quelle della più nota e frequentata Ciaccona di sempre), cui legano, per assetto continuità omaggio, e dei Capricci paganiniani, questi invece di diverso esito, insieme alle fantasticazioni biberiane, seppure opere esse tutte di coltivazione dell'arte più estrema del piccolo arco, beninteso ormai costellazioni fisse ma non certo ultimative, potendo noi oggi godere di tante altre ...supernove, magari solo singole, non sillogiche, ma formidabili, dalla sequenza VIII di Berio a ...di tutto...!

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Wibert Aerts 2008    Fuga Libera 5400439007048

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Jennifer Koh 2009 Cedille 735131911320
ecc 5901549816174 ecc

Ma tornando al shoegazer Ysaÿe: la sua maggior fortuna finenovecentesca la si deve certamente al rifiorire d'interesse pubblico per le pagine per pochi strumenti e, appunto, solistiche (queste in realtà anzitutto dalla svolta storica del recupero casalsiano a inizio '900 delle arcane Suite per violoncello di JS Bach) un crescendo dovuto, io elencherei, 

- alla strabiliante nuova finezza delle riproduzioni Hi-Fi (ma oggi Duemila, lamenterò sempre, rese sorpassate dal colossale blob compresso via internet);

- al nuovo gusto per le rusticità e oltretemperanze, insistemate e insistemabili, dalla ricerca di radicalità folcloriche e filologiche ab antiquo (si è arrivati ai Sumeri credo 🙂 ma anzitutto a battere ogni angolo del mondo il meno globalizzato possibile) alla ricerca esattamente del, così spesso non poco sorprendente, tramandato il più personale, così significativo in particolare nella pratica del singolo strumento, voce compresa, seppure certamente forti e complesse tradizioni d'ensemble e orchestrali sono ugualmente riuscite a esterrefare i so-tutto occidentali: basti pensare al gamelan e ai cento mondi non così ...intonati, e il violino al suo mirabolante punto d'arrivo secentesco è proprio un vertice di ...glissando possibili, che dirli abbellimenti perde di vista ogni romanzo (vogliamo dare a Biber quello che è di sua sdoganatura del debordante, da un "scordatura" a una ”battalia" sbronza compresa?);

- ma ecco: il male di vivere in Eugene Ysaye 
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Olga Guy 2012 Arion 3325480688263
(OT, amenità: problemi nei siti anglosassoni per questo disco, per ragioni di inammissibilità "parentale" della copertina, peraltro storico meme artistico, possono scattare gran bande di inchiostro nero a trovarlo)

è cifra personale assoluta, intimamente esplorata in surplace (antidrammatica), che trova giusto emozionante risonanza in quell'efflato di solinghità bachiana, di quel cantico luteranosalmodico: nè Qoelet né Giobbe restando pre-mistica, totalitariamente (e tantoppiù ottocentescamente) umanistica/personalistica, e insomma non sorprende infine che abbia incontrato il grunge spleen di passaggio di Millennio: ma dettando un'arcana classe, e da quegli anni di monumenti di caduti (siamo nel 1923), ciascun componimento poetico così naturalmente un indugiare meditabondo, e tutte anche nell'insieme da potersi cogliere come un unico tombeau in cifra bachiana, anche una sfida di maestria strumentale nel rendere fisionomie e frequentazioni secondo l'amicizia.

Io non conoscevo la resa di James Ehnes, diciamo pure che avevo archiviato ormai anni fa la mezza dozzina di belle prove, di cui, dovrei riguardare, ricordo al volo con differente affetto e considerazione 
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Fanny Clamagirand 2007 Nascor 

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Domenico Nordio, qui la riedizione Decca, io ho il 2001 Velut Luna VL5300

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Frank Peter Zimmermann 1994 EMI 724355525529

ma vedo adesso siamo ormai su quante, la trentina? di incisioni disponibili, fissando l'Op. 27 quindi a un must, importante quanto affascinante nella misura dell'album conchiuso, quanto sfidoso (impegnativo, demanding e da gareggiarvi) sul genere dell'Op. 8 kodaliana per il violoncello solo.

Ma la sorpresa fu quella volta scoprire la registrazione recuperata di qualcosa di suonato da Eugène Ysaÿe in persona! quasi da stupirsi che sia solo una rarità, il 78 giri lo si ha dal 1925 ma si incideva già da mo', ma a me fece l'effetto delle fotografie di Chopin 🙂
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Per l'occasione infine, il "saggio" ...con bravura, di Eugene (nomen omen) Fodor, 1974 al Concorso internazionale Čajkovskij:


(...non conoscevo questo Premio Paganini 1972, e ne esco molto turbato: un talento eccezionale, enfant prodige, che però, a differenza del pianista Solomon di cui scrivevo qualche giorno fa, diciamo pure non resse; avesse registrato tutto il ciclo ysayano allora e quant'altro)
 

Grazie della risposta così esaustiva, andrò sicuramente ad ascoltare incuriosito le composizioni per violino solo, da te citate.

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Ludwig van Beethoven, Le 9 sinfonie + Ouvertures, P. Lorengar, Y. Minton, S. Burrows, M. Talvela, Chicago Symphony Orchestra & Chorus, Sir Georg Solti

91yevL5hWDL._SS500_.jpg

Vorrei spendere due misere parole riguardo a questa integrale, sulla quale mi sono concentrato nelle ultime settimane, nel poco tempo libero a disposizione. Trattasi del primo ciclo beethoveniano del direttore anglo-ungherese - vi sarà poi un successivo remake digitale, a mio avviso meno interessante - inciso in studio tra Chicago e Vienna nei primi anni '70. Dico subito che la qualità del suono è spettacolare, frutto del grande artigianato dei migliori tecnici Decca del tempo. Per non dire delle compagini orchestrali orchestrali e corali di Chicago, qui riprese nel loro periodo d'oro. Credo siano dei dischi più citati che ascoltati, e, in ogni caso, visto quello che si legge, non hanno mai occupato i primi posti in classifica delle grandi integrali sinfoniche beethoveniane. Diciamo che Solti non ha mai fatto furore per questo prodotto discografico.

Probabilmente il mio cervello funziona al contrario rispetto a quello della gente normale. Sapete bene che non ho mai avuto una particolare simpatia per Solti, anzi. Tuttavia, in questo caso, mi devo ampiamente ricredere, dato che ho trovato il suo approccio al Beethoven sinfonico, non solo persuasivo, ma sovente eccezionale, o perlomeno, assai originale. Se devo fare un paragone con i grandi del passato, mi viene subito in mente Klemperer, per la graniticità dell'esecuzione. I tempi viaggiano con una pulsazione tutto sommato regolare e sono mooolto ampli. Già questo può sembrare strano, tenendo conto delle prove soltiane con altri autori. Ciò nonostante, una ragione di fondo per questo approccio c'è, ed è abbastanza palese, almeno per mio conto. Solti guarda a ogni sinfonia di Beethoven con la lente d'ingrandimento, e più si avvicina a ogni dettaglio, più le agogiche si dilatano. Ho ascoltato il tutto con partiture alla mano, e sono emersi dei particolari - soprattutto per quel che riguarda alcuni raddoppi strumentali - che non avevo mai sentito prima. Ma la grandezza non sta in questo, o meglio, non sta solamente in questo. L'occhio per il dettaglio non va a discapito dell'impostazione generale, che di primo acchito, sembrerebbe inconciliabile con l'osservazione al microscopio di Solti. Il direttore infatti scolpisce un Beethoven gigantesco, enorme, di rara monumentalità, quasi soverchiante nelle sue dimensioni. Ad accentuare questo fenomeno, c'è il fatto che Solti mantiene tutti i ritornelli, per cui le sinfonie acquisiscono una dimensione ancora maggiore. Dico la verità, l'ho trovato un ascolto assolutamente stimolante e diverso da molti altri. Sono stato piacevolmente colpito e inaspettatamente soddisfatto.

...in dedica a @Wittelsbach, @Majaniello, @Ives, @Florestan, @superburp, @glenngould e a chiunque gradisca...

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17 minuti fa, Snorlax dice:

Ludwig van Beethoven, Le 9 sinfonie + Ouvertures, P. Lorengar, Y. Minton, S. Burrows, M. Talvela, Chicago Symphony Orchestra & Chorus, Sir Georg Solti

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Vorrei spendere due misere parole riguardo a questa integrale, sulla quale mi sono concentrato nelle ultime settimane, nel poco tempo libero a disposizione. Trattasi del primo ciclo beethoveniano del direttore anglo-ungherese - vi sarà poi un successivo remake digitale, a mio avviso meno interessante - inciso in studio tra Chicago e Vienna nei primi anni '70. Dico subito che la qualità del suono è spettacolare, frutto del grande artigianato dei migliori tecnici Decca del tempo. Per non dire delle compagini orchestrali orchestrali e corali di Chicago, qui riprese nel loror periodo d'oro. Credo siano dei dischi più citati che ascoltati, e, in ogni caso, visto quello che si legge, non hanno mai occupato i primi posti in classifica delle grandi integrali sinfoniche beethoveniane. Diciamo che Solti non ha mai fatto furore per questo prodotto discografico.

Probabilmente il mio cervello funziona al contrario rispetto a quello della gente normale. Sapete bene che non ho mai avuto una particolare simpatia per Solti, anzi. Tuttavia, in questo caso, mi devo ampiamente ricredere, dato che ho trovato il suo approccio al Beethoven sinfonico, non solo persuasivo, ma sovente eccezionale, o perlomeno, assai originale. Se devo fare un paragone con i grandi del passato, mi viene subito in mente Klemperer, per la graniticità dell'esecuzione. I tempi viaggiano con una pulsazione tutto sommato regolare e sono mooolto ampli. Già questo può sembrare strano, tenendo conto delle prove soltiane con altri autori. Ciò nonostante, una ragione di fondo per questo approccio c'è, ed è abbastanza palese, almeno per mio conto. Solti guarda a ogni sinfonia di Beethoven con la lente d'ingrandimento, e più si avvicina a ogni dettaglio, più le agogiche si dilatano. Ho ascoltato il tutto con partiture alla mano, e sono emersi dei particolari - soprattutto per quel che riguarda alcuni raddoppi strumentali - che non avevo mai sentito prima. Ma la grandezza non sta in questo, o meglio, non sta solamente in questo. L'occhio per il dettaglio non va a discapito dell'impostazione generale, che di primo acchito, sembrerebbe inconciliabile con l'osservazione al microscopio di Solti. Il direttore infatti scolpisce un Beethoven gigantesco, enorme, di rara monumentalità, quasi soverchiante nelle sue dimensioni. Ad accentuare questo fenomeno, c'è il fatto che Solti mantiene tutti i ritornelli, per cui le sinfonie acquisiscono una dimensione ancora maggiore. Dico la verità, l'ho trovato un ascolto assolutamente stimolante e diverso da molti altri. Sono stato piacevolmente colpito e inaspettatamente soddisfatto.

...in dedica a @Wittelsbach, @Majaniello, @Ives, @Florestan, @superburp, @glenngould e a chiunque gradisca...

Ti ringrazio molto della dedica, per me se Beethoven granitico e con tempi ampi dev'essere, faccio riferimento proprio a Klemperer o al sottovalutatissimo ciclo di Kempe con la Filarmonica di Monaco, veramente un gioiello.

Tuttavia voglio ricambiare con un ciclo diverso, di cui ho già parlato benissimo, che ormai è introvabile o quasi:

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Cura estrema per il dettaglio, eccellenza dell'orchestra, tempi snelli, partiture aggiornate, approccio moderno scambiato all'epoca per freddezza, questo set è passato quasi inosservato, ed è invece fra i migliori mai incisi. Cantanti nella Nona Carol Vaness, Siegfried jerusalem, Janice Taylor e Robert Lloyd.

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1 ora fa, Snorlax dice:

Ludwig van Beethoven, Le 9 sinfonie + Ouvertures, P. Lorengar, Y. Minton, S. Burrows, M. Talvela, Chicago Symphony Orchestra & Chorus, Sir Georg Solti

Vorrei spendere due misere parole riguardo a questa integrale, sulla quale mi sono concentrato nelle ultime settimane, nel poco tempo libero a disposizione. Trattasi del primo ciclo beethoveniano del direttore anglo-ungherese - vi sarà poi un successivo remake digitale, a mio avviso meno interessante - inciso in studio tra Chicago e Vienna nei primi anni '70. Dico subito che la qualità del suono è spettacolare, frutto del grande artigianato dei migliori tecnici Decca del tempo. Per non dire delle compagini orchestrali orchestrali e corali di Chicago, qui riprese nel loror periodo d'oro. Credo siano dei dischi più citati che ascoltati, e, in ogni caso, visto quello che si legge, non hanno mai occupato i primi posti in classifica delle grandi integrali sinfoniche beethoveniane. Diciamo che Solti non ha mai fatto furore per questo prodotto discografico.

Probabilmente il mio cervello funziona al contrario rispetto a quello della gente normale. Sapete bene che non ho mai avuto una particolare simpatia per Solti, anzi. Tuttavia, in questo caso, mi devo ampiamente ricredere, dato che ho trovato il suo approccio al Beethoven sinfonico, non solo persuasivo, ma sovente eccezionale, o perlomeno, assai originale. Se devo fare un paragone con i grandi del passato, mi viene subito in mente Klemperer, per la graniticità dell'esecuzione. I tempi viaggiano con una pulsazione tutto sommato regolare e sono mooolto ampli. Già questo può sembrare strano, tenendo conto delle prove soltiane con altri autori. Ciò nonostante, una ragione di fondo per questo approccio c'è, ed è abbastanza palese, almeno per mio conto. Solti guarda a ogni sinfonia di Beethoven con la lente d'ingrandimento, e più si avvicina a ogni dettaglio, più le agogiche si dilatano. Ho ascoltato il tutto con partiture alla mano, e sono emersi dei particolari - soprattutto per quel che riguarda alcuni raddoppi strumentali - che non avevo mai sentito prima. Ma la grandezza non sta in questo, o meglio, non sta solamente in questo. L'occhio per il dettaglio non va a discapito dell'impostazione generale, che di primo acchito, sembrerebbe inconciliabile con l'osservazione al microscopio di Solti. Il direttore infatti scolpisce un Beethoven gigantesco, enorme, di rara monumentalità, quasi soverchiante nelle sue dimensioni. Ad accentuare questo fenomeno, c'è il fatto che Solti mantiene tutti i ritornelli, per cui le sinfonie acquisiscono una dimensione ancora maggiore. Dico la verità, l'ho trovato un ascolto assolutamente stimolante e diverso da molti altri. Sono stato piacevolmente colpito e inaspettatamente soddisfatto.

...in dedica a @Wittelsbach, @Majaniello, @Ives, @Florestan, @superburp, @glenngould e a chiunque gradisca...

Le tue impressioni d'ascolto, Snorlax, sono sempre tra le più personali e genuine che io ricordi, dunque sono sempre molto gradite!

Ne approfitto per dirti una cosa, che mi è venuta in mente prima di dormire: Snorlax, tu conosci la produzione sinfonica di Jon Leifs? Su Spotify è presente al gran completo. Credo si tratti di un autore che fa al caso tuo. @Madieloltre dieci anni fa ci ha scritto un vero trattato!

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43 minuti fa, Wittelsbach dice:

Le tue impressioni d'ascolto, Snorlax, sono sempre tra le più personali e genuine che io ricordi, dunque sono sempre molto gradite!

Ne approfitto per dirti una cosa, che mi è venuta in mente prima di dormire: Snorlax, tu conosci la produzione sinfonica di Jon Leifs? Su Spotify è presente al gran completo. Credo si tratti di un autore che fa al caso tuo. @Madieloltre dieci anni fa ci ha scritto un vero trattato!

Di recente il vecchio Hurvizzo ha inserito la Saga Symphony tra le sue opere preferite. Secondo me una esagerazione anche considerarla opera fondamentale, perché Leifs ha scritto ben altre opere originali! Francamente, non so se possa piacere a @Snorlax, ma è anche possibile.

.....

 

Incredibile a dirsi, ma tanti anni fa scoprii la Suite Scita proprio con una incisione di Celibidache a capo di una orchestra RAI ! Questa con la Stoccarda RSO è anche interessante, direi una partitura che gli riusciva bene - anche se la registrazione del 1975, è antecedente al periodo elefantiaco della maturità. Magnifico nel Notturno, vorrei solo più forza ritmica qua e là (per esempio è troppo pesante, a mio gusto, nel secondo movimento).

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4 ore fa, Florestan dice:

Tuttavia voglio ricambiare con un ciclo diverso, di cui ho già parlato benissimo, che ormai è introvabile o quasi:

51FWxq+rQjL._AC_.jpg

Cura estrema per il dettaglio, eccellenza dell'orchestra, tempi snelli, partiture aggiornate, approccio moderno scambiato all'epoca per freddezza, questo set è passato quasi inosservato, ed è invece fra i migliori mai incisi. Cantanti nella Nona Carol Vaness, Siegfried jerusalem, Janice Taylor e Robert Lloyd.

Mi ricordo che le avevi già citate... mai sentite! :o Da quello che scrivi, credo che siamo abbastanza distanti dai miei personalissimi gusti, però se per caso su Spotify riesco a scovarle, ci do volentieri un'ascolto...:rolleyes:

3 ore fa, Wittelsbach dice:

Le tue impressioni d'ascolto, Snorlax, sono sempre tra le più personali e genuine che io ricordi, dunque sono sempre molto gradite!

 

Grazie mille Wittels, ma sono misere e immediate impressioni buttate là senza l'ambizione di fare alcuna analisi. Ci premevo a dire qualcosa su questo ciclo perché lo trovo degno di ascolto, anche se evidentemente non è per tutti i gusti. In ogni caso è una serie di dischi ottimi per testare un buon impianto hi-fi, dato che la qualità registrazione è allo stato dell'arte:

2 ore fa, Madiel dice:

Di recente il vecchio Hurvizzo ha inserito la Saga Symphony tra le sue opere preferite. Secondo me una esagerazione anche considerarla opera fondamentale, perché Leifs ha scritto ben altre opere originali! Francamente, non so se possa piacere a @Snorlax, ma è anche possibile.

Mi pare che questo discorso fosse già emerso un tempo: ebbene Leifs mi ha travolto nelle composizioni orchestrali di breve durata, mentre l'ho trovato profondamente a disagio con le forme più estese. In quest'ultimo caso mi ha spesso annoiato. Peccato che i suoi dischi costino un occhio della testa, vorrei avere qualcosina a casa e non limitarmi solamente all'ascolto in streaming...:mellow::huh:

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39 minuti fa, Snorlax dice:

Mi pare che questo discorso fosse già emerso un tempo: ebbene Leifs mi ha travolto nelle composizioni orchestrali di breve durata, mentre l'ho trovato profondamente a disagio con le forme più estese. In quest'ultimo caso mi ha spesso annoiato. Peccato che i suoi dischi costino un occhio della testa, vorrei avere qualcosina a casa e non limitarmi solamente all'ascolto in streaming...:mellow::huh:

Esatto, hai individuato mirabilmente il problema di Leifs nella musica della maturità: sviluppi e durate! Riesce meglio nei pezzi brevi perché prendendo, alla lettera, sostanza dal limitatissimo folklore islandese, riusciva praticamente impossibile trarre musica eccessivamente elaborata per armonia e struttura. Il problema è evidentissimo nella Saga Symphony, la cui materia è così striminzita da risultare assai monotona.  Resta un mistero la simpatia di Hurvizzo per questa opera.

In discoteca ho quasi tutto di Leifs!

 

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@Snorlax Veramente notevole la qualità della registrazione: è evidente che il cd è stato rimasterizzato (credo nel 2007...) perché la Nona di Solti che hai linkato uscì nel 1972. 

Propongo qui per un veloce ascolto comparativo lo stesso movimento della Nona nell'incisione di Dohnanyi con l'Orchestra di Cleveland (singolo uscito nel 1985):

Premesso che l'audio di YouTube rende molta più giustizia ai dischi Decca che non a quelli della Telarc in generale, ricordando che la Nona di Dohnanyi è stata registrata nel 1985 e non è mai stata rimasterizzata, credo sia abbastanza evidente il contrasto tra il furor dionisiaco di Solti e la visione integralmente classica, direi anche filologicamente più corretta, ma senza essere inerte, di Dohnanyi. Ad un ascolto attento e smaliziato anche da questo solo Finale, che è il movimento in cui Solti eccelle: Dohnanyi è meno caravaggesco nei volumi orchestrali e corali, più neoclassico; i suoi ritmi più danzanti e meno marziali. Ma è negli altri movimenti che le differenze fra questo Solti e Dohnanyi, per così dire, saltano all'orecchio: il primo movimento diretto da Dohnanyi dura un quarto d'ora, nelle mani di Solti ben tre minuti in più; l'Adagio nell'incisione di Cleveland dura sempre un quarto d'ora, Solti lo prolunga addirittura a venti minuti. Le durate dei movimenti possono anche non dire tutto, ma in questo caso dicono molto. Solo dieci anni prima di Dohnanyi, il Beethoven di questo Solti sembra provenire da un periodo della storia dell'interpretazione ormai chiuso. Probabilmente se ne accorse lo stesso direttore anglo-ungherese, che quando tornò sulle sinfonie beethoveniane lo fece con un punto di vista interpretativo abbastanza diverso, anche se per parere comune della critica con esiti inferiori.

Uno dei motivi per cui il ciclo beethoveniano di Dohnanyi fu sottovalutato è il paragone che la critica non riuscì ad evitare fra il direttore tedesco e Szell, che aveva fondato l'orchestra e la aveva portata all'eccellenza, e la cui integrale beethoveniana era stata ed è ancora unanimemente apprezzata. Sulla carta Szell era un direttore più vicino a Solti che a Dohnanyi, ma l'apparente "anomalia" del Beethoven di Solti degli anni Settanta lo allontana da entrambi. Tutti e tre i direttori erano di origine ungherese.

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RAI Radio3 Suite - Il Festival dei Festival 14 luglio 2022 20:00

Classiche forme
registrato il 23 luglio 2021 a Lecce, Chiostro del Rettorato

Leóš Janáček
Quartetto per archi n. 1 (1923)
ispirato a “La Sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj
- Adagio - Con moto
- Con moto
- Con moto - Vivo - Andante
- Con moto (Adagio) - Più mosso

Andrea Obiso, violino
Liya Petrova, violino,
Grégoire Vecchioni, viola
Ludovica Rana, violoncello

-

Tempi talmente espressivi da disordinare un po'... Ma riportata al volo con simpatia e proprietà strumentale, l'amabilissima pagina già frequentata da tanti virtuosi rivela fantasie sempre ulteriori: dialoghi di voci, ambienti, rimuginari, florilegi domestici... prima della fatidica cavalcata ferroviaria. Di epoche in cui si scrivevano ancora intime lettere carta penna e busta profumata...

Per l'occasione mi riascolto questo primo dei due eleganti impetuosi struggimenti letterari janacechiani, da una resa a Denominazione d'Origine Controllata (AMU Praga) puntualmente raffinata paludata
61MDRcKkk6L.jpg

Stamitz Quartet, Oct 1988
CD 1988 Cadenza 4009140880883

che ho acquisito di recente, in modo particolare, ne volevo giusto raccontare nella conversazione apposita.

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Beethoven

Cello Sonatas, Op. 5

Schiff/Fellner

Beethoven: Sonate e Varia Per Cello E Piano / Heinrich Schiff, Till Fellner  - CD | eBay

@Snorlax in controdedica per Solti. Note sempre interessanti in sè le tue, ma debbo dire che in generale non lo ritengo un interprete da scegliere in questo repertorio, nel quale lo trovo spesso inerte, manierato e un pò greve ma soprattutto abbastanza monotono. Quella che hai ascoltato mi pare comunque l'integrale da scegliere, rispetto a quella successiva molto effettistica e smunta. Trovo interessanti alcuni video dell'ultimo Solti, spesso coi Wiener, dove lavora anche sull'organico oltre che sul metronomo serratissimo (un pò una sua fissazione) e su una certa idea di "leggerezza" del suono (light sforzato era una delle sue indicazioni preferite). L'avesse fatta a quei tempi con un complesso più cameristico (tipo la COE) poteva venir fuori qualcosa di veramente stimolante. Forse.

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Queste letture hanno i loro bei motivi di interesse. Per esempio, l'approccio "cripto-hip" degli ultimi movimenti di Seconda e (bellissimo) Quarta, con gli archi che sembrano motoseghe, in un'atmosfera rustica e sporca che non avevo mai sentito finora.
Dedico in particolare a @Snorlax e @Majaniello (e vorrei dirti, maiacoschi, quanto Skrowaczewski renda bellissima la tua amata Ottava di Beethoven e come imprima profumi inediti al primo movimento della Nona).

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17 ore fa, Wittelsbach dice:

Queste letture hanno i loro bei motivi di interesse. Per esempio, l'approccio "cripto-hip" degli ultimi movimenti di Seconda e (bellissimo) Quarta, con gli archi che sembrano motoseghe, in un'atmosfera rustica e sporca che non avevo mai sentito finora.
Dedico in particolare a @Snorlax e @Majaniello (e vorrei dirti, maiacoschi, quanto Skrowaczewski renda bellissima la tua amata Ottava di Beethoven e come imprima profumi inediti al primo movimento della Nona).

Direttore su cui non ho un giudizio particolare, positivo e negativo, anche perchè me lo sono sempre filato poco... so che però in forum ha diversi estimatori, buono a sapersi...

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On 15/7/2022 at 22:09, Wittelsbach dice:

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Queste letture hanno i loro bei motivi di interesse. Per esempio, l'approccio "cripto-hip" degli ultimi movimenti di Seconda e (bellissimo) Quarta, con gli archi che sembrano motoseghe, in un'atmosfera rustica e sporca che non avevo mai sentito finora.
Dedico in particolare a @Snorlax e @Majaniello (e vorrei dirti, maiacoschi, quanto Skrowaczewski renda bellissima la tua amata Ottava di Beethoven e come imprima profumi inediti al primo movimento della Nona).

Il box della Oehms dedicato ai 90 anni del Maestro polacco conteneva tutte le sue incisioni per l'etichetta tedesca: questa integrale sinfonica schumanniana, quelle di Brahms, Bruckner e Beethoven, i due concerti di Chopin con Ewa Kupiec, la Sinfonia fantastica e altri pezzi di Berlioz, il Concerto per Orchestra e il Divertimento per orchestra d'archi di Bartok e alcuni pezzi composti dallo stesso Skrowaczewski; tutto invariabilmente di qualità alta o eccellente. Peccato che adesso sia fisicamente quasi introvabile (io lo ascolto su Spotify).

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Primo mio approccio con queste opere, ancora oggi a tanti anni di distanza un disco magistrale per verve, virtuosismo e sfumature interpretative, capace di rendere letteralmente vivo il mondo sonoro sterminato di Respighi.

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Dedica a @Ives , @Wittelsbach , @Majaniello , @Snorlax , @Madiel , @superburp , @glenngould , @giobar e a chiunque gradisca.

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13 ore fa, Florestan dice:

Primo mio approccio con queste opere, ancora oggi a tanti anni di distanza un disco magistrale per verve, virtuosismo e sfumature interpretative, capace di rendere letteralmente vivo il mondo sonoro sterminato di Respighi.

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Dedica a @Ives , @Wittelsbach , @Majaniello , @Snorlax , @Madiel , @superburp , @glenngould , @giobar e a chiunque gradisca.

Ti ringrazio, non ho mai sentito Louis Lane, però ricordo una piccola nota di lode da parte di Glenn Gould che nel ricordarsi i suoi scontri con Szell riteneva Lane (suo assistente all'epoca) molto talentuoso (forse più di Szell stesso)!

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14 ore fa, Florestan dice:

Il box della Oehms dedicato ai 90 anni del Maestro polacco conteneva tutte le sue incisioni per l'etichetta tedesca: questa integrale sinfonica schumanniana, quelle di Brahms, Bruckner e Beethoven, i due concerti di Chopin con Ewa Kupiec, la Sinfonia fantastica e altri pezzi di Berlioz, il Concerto per Orchestra e il Divertimento per orchestra d'archi di Bartok e alcuni pezzi composti dallo stesso Skrowaczewski; tutto invariabilmente di qualità alta o eccellente. Peccato che adesso sia fisicamente quasi introvabile (io lo ascolto su Spotify).

E infatti io proprio quel box ho… 😌

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14 ore fa, Florestan dice:

Primo mio approccio con queste opere, ancora oggi a tanti anni di distanza un disco magistrale per verve, virtuosismo e sfumature interpretative, capace di rendere letteralmente vivo il mondo sonoro sterminato di Respighi.

Dedica a @Ives , @Wittelsbach , @Majaniello , @Snorlax , @Madiel , @superburp , @glenngould , @giobar e a chiunque gradisca.

Credo di averlo sentito moltissimi anni fa e credo di averlo apprezzato. Lui fu storico assistente di George Szell a Cleveland e rimase col tempo forse schiacciato dall'etichetta di "secondo". Si diede poi al repertorio easy listening che andava di moda all'epoca (un pò come André Kostelanetz). Era un valido direttore, senza dubbio. Non sapevo del giudizio di Gould. Resta qualcosa nel catalogo Telarc (c'è anche dell'ottimo Copland) e un disco dedicato a Singleton, autore di mix col jazz e altre opere più classiche. Ricambio con:

Annees de Pelerinage: Italie

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3 ore fa, glenngould dice:

Ti ringrazio, non ho mai sentito Louis Lane, però ricordo una piccola nota di lode da parte di Glenn Gould che nel ricordarsi i suoi scontri con Szell riteneva Lane (suo assistente all'epoca) molto talentuoso (forse più di Szell stesso)!

Guarda, preferisco di gran lunga questa versione dei poemi sinfonici di Respighi a quella molto più celebre di Karajan: credo con questo di aver detto già abbastanza sulle qualità di Lane.

@Ives grazie per la splendida dedica e le informazioni, sempre preziose

@Wittelsbach sei stato fortunato a mettere le mani su quel box, ora non lo trovo più né su Amazon né su JPC...

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