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Madiel
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RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 26 maggio 2022 20:00
in diretta dall’auditorium di Bolzano

Orchestra di Bolzano e Trento
Julian Rachlin, direttore e solista

Felix Mendelssohn-Bartholdy : Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64

-

L'inviato RAI: "[Felix Mendelssohn:] una percezione senza sforzo"... a parte rivendermela una tale felice recensione 🙂 ma io ne credo la preziosità s'ingigantisca come la battuta perfetta al party: al sol pensiero di una tale condizione esistenziale, per ciascun umano baciato dalla Natura divertita sfiziosa, pregnante: di quella raffinatezza nel magico nome della bellezza, di quando le madri i giardinieri i fiaccherai si rigirano bambini roseti applicazioni informatiche nel senso della sensatezza ...gaia?

E Julian Rachlin porta l'Op. 64 di Mendelssohn nel senso della modestia efficace; una, quel tanto inedita, compresenza solista-orchestra con effetto tessuto vedo-non-vedo e famigliarizzazione, insomma stanze ed elegie d'animo di prorompere ancora e ancora, con le incisive memorabili fraseologie e gli squisiti mancamenti : io lo sto ascoltando con alla finestra il tramonto di-fin-dove-il-sole-arriva-e-arriverà per questo mese di fiori giganteschi, e, sì, ne ho avuto una nuova grata suggestione 🙂

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1 ora fa, zippie dice:

E Julian Rachlin porta l'Op. 64 di Mendelssohn nel senso della modestia efficace

Rachlin è un grande proprio perché si propone come umile e modesto servitore della musica. Uno degli episodi più toccanti della mia storia di spettatore ai concerti lo devo a lui. Dopo una prima parte massacrante (concerto per viola di Bartok e Carmen-Fantasia di Waxman al violino), nella seconda Rachlin entra a orchestra già schierata e va a sedersi in ultima fila fra le viole per eseguire la Quinta di Ciaikovski. Poi seppi da un orchestrale che, durante le prove, aveva chiesto riservatamente a un violista di procurargli le parti senza dirlo a nessuno, per poterle preparare. Quando il collega di leggio se lo vide comparire a fianco improvvisamente fece una specie di salto.

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Finora ho cominciato con Bruckner.
L'anacronistica Sinfonia in Fa minore è approcciata con suono affilato e penetrante, con lo Scherzo, in particolare, che fa emergere con evidenza i tratti del "vero" Bruckner.
La numero 0, dal canto suo, emerge come già autenticamente bruckneriana, ma quest'ultima è una considerazione più musicale che interpretativa.
Finora ho sentito solo queste.

@Majaniello @Snorlax @giobar @Ives

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Negli anni mi sono costruito la fama di uno che ha molti pregiudizi... in realtà è l'esatto opposto, parto sempre da un'impressione e poi cerco di capire perchè una tal cosa mi piace o mi infastidisce/annoia. Di solito trovo sempre una ragione musicale alle mie sensazioni, a volte queste spiegazioni non riesco a darmele, ad esempio non ho mica capito perchè mi affascina tanto il Reger organistico, dato che il resto della produzione mi snerva perlopiù. Eppure il modo di comporre mi pare proprio lo stesso, con tutti i difetti del caso. Sarà solo che all'organo mi pare di sentire una specie di Bach per la fine del mondo, è un cortocircuito temporale strano ed interessante che nella musica orchestrale o cameristica non avverto.

controdedica ai miei amici @Wittelsbach e @Snorlax

Ora:

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On 27/5/2022 at 23:46, Wittelsbach dice:

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Finora ho cominciato con Bruckner.
L'anacronistica Sinfonia in Fa minore è approcciata con suono affilato e penetrante, con lo Scherzo, in particolare, che fa emergere con evidenza i tratti del "vero" Bruckner.
La numero 0, dal canto suo, emerge come già autenticamente bruckneriana, ma quest'ultima è una considerazione più musicale che interpretativa.
Finora ho sentito solo queste.

@Majaniello @Snorlax @giobar @Ives

Della numero 0 di Skrowa non mi piace il fatto che abbia alleggerito un po' l'orchestrazione; meglio Chailly in questa opera poco eseguita, o Haitink; meglio ancora Tintner. Sentirai altre "libertà" in quell'integrale, la più macroscopica nella Quarta, in cui l'orchestra esegue nell'incipit un passaggio dei violini un'ottava sopra, spurio e eseguito anche da Karajan. Comunque è un'ottima integrale bruckneriana; molto buono anche il Beethoven compreso nel box.

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14 ore fa, Majaniello dice:

Negli anni mi sono costruito la fama di uno che ha molti pregiudizi... in realtà è l'esatto opposto, parto sempre da un'impressione e poi cerco di capire perchè una tal cosa mi piace o mi infastidisce/annoia. Di solito trovo sempre una ragione musicale alle mie sensazioni, a volte queste spiegazioni non riesco a darmele, ad esempio non ho mica capito perchè mi affascina tanto il Reger organistico, dato che il resto della produzione mi snerva perlopiù. Eppure il modo di comporre mi pare proprio lo stesso, con tutti i difetti del caso. Sarà solo che all'organo mi pare di sentire una specie di Bach per la fine del mondo, è un cortocircuito temporale strano ed interessante che nella musica orchestrale o cameristica non avverto.

controdedica ai miei amici @Wittelsbach e @Snorlax

 

 

Reger ha un amore per l'organo che lo colloca di filato nella scia della tradizione bachiana, per via del suo amore per le strutture, le quadrature, le architetture musicali "assolute" che, di primo acchito, poco o nulla concedono alla sensibilità di tipo romantico. Eppure, le sue emozioni, come già avvenne con Bach, trascendono il semplice dato tecnico.
Un commento sintetico, il tuo, ma veracissimo!

12 ore fa, Florestan dice:

Della numero 0 di Skrowa non mi piace il fatto che abbia alleggerito un po' l'orchestrazione; meglio Chailly in questa opera poco eseguita, o Haitink; meglio ancora Tintner. Sentirai altre "libertà" in quell'integrale, la più macroscopica nella Quarta, in cui l'orchestra esegue nell'incipit un passaggio dei violini un'ottava sopra, spurio e eseguito anche da Karajan. Comunque è un'ottima integrale bruckneriana; molto buono anche il Beethoven compreso nel box.

Grazie degli utili ragguagli amico!
La 0 di Chailly mi è ben nota, come del resto un'altra ben considerata anche se facente parte di un'integrale discussa, ossia quella di Solti.

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Robert SCHUMANN
Sei studi in forma di canone op. 56
(arrangiamento di Claude Debussy per due pianoforti)

Martha Argerich & Lilya Zilberstein

Confesso di non aver mai sentito la versione originale per organo (o Pedalflugel), ma questo arrangiamento di Debussy mi sembra azzeccatissimo: molto rispettoso del clima schumanniano e al tempo stesso assai attento alla valorizzazione dell'aspetto timbrico così caro a Debussy. Bella scoperta.

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Piotr Ilic CIAIKOVSKY
Concerto per violino e orchestra in re minore op. 35

Leonid Kogan
Orchestre de la Société des Concerts du Conservatoire
Constantin Silvestri

Erano anni che non ascoltavo questo concerto e nella memoria galleggiavano soprattutto le incisioni Milstein-Abbado e Mullova-Ozawa (due dischi formidabili, riuscitissimi in entrambe le interpretazioni che presentano). Allora ho approfittato di uno degli altri suggerimenti di Hurwitz, il Kogan-Silvestri che tanto tempo fa ascoltai forse distrattamente e di cui non ricordavo nulla. :o La faccina con la bocca aperta si combina con quella del colpo di fulmine :wub: davanti  a una prestazione prodigiosa sul piano strumentale, della fantasia, dell'intesa solista-direttore, che spazza via qualsiasi ombra di routine e di risaputo (aspetti che purtroppo affiorano spesso nelle esecuzioni di questo lavoro). Bello bello bello.

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RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 30 maggio 2022 20:00
in diretta dal Teatro alla Scala di Milano

Milano Musica
in collaborazione con Teatro alla Scala

Quatuor Diotima
Yun-Peng Zhao, violino
Léo Marillier, violino
Franck Chevalier, viola
Pierre Morlet, violoncello

Mark Simpson, clarinetto

Rebecca Saunders : Unbreathed
per quartetto d’archi
prima esecuzione in Italia

Thomas Adès : Alchymia
per clarinetto e archi
co-commissione di Kings Place, Quatuor Diotima, Bozar, Festival d’Aix-en-Provence, Milano Musica, NDR das neue werk, Muziekgebouw aan’t IJ
prima esecuzione in Italia

-

Ahia, cominciava alle otto, mi sa che mi son perso la Saunders: questa roba non ha intelligenza nel senso dell'articolazione lo spessore la chimica organica l'allure definito nel riferire e personalizzare per rifrazioni a intreccio con gli interpreti ecc! il far Storia con una storia... ...dev'essere l'Adès.
 

(il Saunders oibò spero bene di recuperarmelo in podcast)

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23 ore fa, zippie dice:

 RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 30 maggio 2022 20:00
in diretta dal Teatro alla Scala di Milano

Milano Musica
in collaborazione con Teatro alla Scala

Quatuor Diotima
Rebecca Saunders : Unbreathed
per quartetto d’archi
prima esecuzione in Italia

-

 (il Saunders oibò spero bene di recuperarmelo in podcast)

Et voilà il prosieguo:

L'Irrespirato 2017[*] di Rebecca Saunders è subito allusione, al vissuto e l'immeditato, con l'evidente domanda, all'indomani: ma è mai possibile? il discorso nel senso della comprensione?
mentre invece è ben percorribile, immediatamente davvero, una fabulazione nell'arte stessa!
il gestuato (mi si perdoni l'invenzione della forma verbale di percorso del gesto come danza e artigianato, ben meno e altro che come sistemico gestire, cui sta affianco, sornione interrogato indicante - no, interrogante no - libero libero libero, e nel senso dell'avventura);
e nel senso dell'avventura: l'inciampo è d'obbligo, ma pure la fraternità e il non detto: il bosco di voci in una mezza stagione, crescente o calante? non annuncia esclusioni (del soggetto) ma solo debolezze anzitutto semantiche: il poco, sì è il poco, l'incompleto, a insistere, che apre distende in più riprese: da questo quadro si vien via squisitamente irrichiesti (disobbligati), sebbene quel tanto tormentosamente per il medium: beh complimenti, mi ha ricordato di quando a inizio Novecento al Voyage dans la lune si affidavano distrazioni d'inconfessabile speranza.

https://www.youtube.com/watch?v=ZNAHcMMOHE8

[1]
Unbreathed (2017) for string quartet
i.
Inside, withheld, unbreathed,
Nether, undisclosed.
ii.
Souffle, vapour, ghost,
hauch and dust.
iii.
Absent, silent, void,
Naught beside.
iv.
Either, neither, sole,
Unified.

(eheh, ascoltarlo in podcast con quindi a disposizione volendo il
Rebecca Saunders (official website)
aggiunge quel clic in più ...salvo scoprire che altre ne sono le letture proposte[^] ahah ...ah l'arte!)

[^] mi ritrovo solo con "small, specific gestures that become the nucleus of and catalyst for pretty much everything else that ensues in the piece, often displaying an obsessive streak, and quicksilver material that flies past so quickly it can be difficult on a single listening to take in its plethora of details and the way they’re developing and evolving" di Simon Cummings (2018), sulla scrittura di R. Saunders in generale.

 

 

 

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Ferdinand RIES
Quintetto per pianoforte e archi in si minore op. 74

Andrey Baranov, violino - Lyda Chen, viola
Jing Zhao, violoncello - Enrico Fagone, contrabbasso
Lilya Zilberstein, pianoforte

Opera forse non originalissima però deliziosa e magnificamente eseguita.  Curiosissimi alcuni momenti del primo tempo (le prime battute e poi alcune riprese in seguito) di straordinaria (e forse inconsapevole) modernità, che richiamano atmosfere novecentesche e certi topoi di Piazzolla.

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