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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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RAI Radio3 Suite - Il Cartellone 29 aprile 2022 20:30
in diretta dal Parco della Musica, Roma

Stagione Sinfonica
Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Sakari Oramo, direttore

Kaija Saariaho : Ciel d'hiver
prima esecuzione italiana

-

La mia impressione è che sia determinante la direzione orchestrale in queste composizioni, specie le non cameristiche, dove è così affettato lo studio del porgere il suono. E lo dico senza nominare quanti si fregiano inutilmente di tante frequentazioni, rese tanto slegate quanto nebbiose. Con Sakari Oramo direi siamo a un buon tentativo d'ampiezza sufficientemente sostenuta seppure non evocativa dell'inquietudine mite di K. Saariaho.

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2 ore fa, Wittelsbach dice:

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@Madiel non so perché ma credo mi odierà: ho gradito molto di più queste composizioni diciamo "giovanili" rispetto a quelle della maturità del compositore.

I pezzi non sono brutti in sé, il problema a mio modesto avviso è soprattutto l'esecuzione, terribilmente piatta. Secondo me du Closel non capisce nulla di Malipiero. Il pezzo migliore è Ditirambo tragico, del 1918 e già tipico di una specifica estetica di Malipiero. Gli altri sono lavori giovanili che neppure l'autore considerava adeguati e aveva ritirato. Meglio ascoltare opere giovanili più personali e meglio confezionate, come la Sinfonia del mare o Sinfonia del silenzio e de la morte, che risalgono a poco più di uno o due anni dopo Dai Sepolcri e Sinfonia degli eroi, ma che sono proiettate verso ben altri mondi espressivi.

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On 3/5/2022 at 22:37, Wittelsbach dice:

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Finalmente l'ho sentita.
E' un epigono di Bruckner con qualcosa di Brahms nei tempi lenti.
Devo dire che mi ha sorpreso in positivo, forse non è originale ma è musica ben fatta e ricca di fremiti.
 

Mi incuriosisce perché conosco il primo disco, con la sinfonia n. 3 (oggetto di un recupero degno di una spy story) e un trio e, come dici tu, pur non brillando di originalità e denunciando a piene mani la devozione a Bruckner, non è musica disprezzabile e anzi è animata da una forte passione. 

Ecco un altro bruckneriano fuori tempo massimo (1903, ma allora Tyberg era ancora bambino). Anzi, l'autore mise nel cassetto questa sinfonia ritenendo che il calco del suo ispiratore fosse troppo marcato. Un Bruckner con echi di Mendelssohn, spruzzate di Schumann e un frequente melodizzare à la Schubert. Anche qui, però, musica piacevole e a tratti avvincente. Il secondo movimento, in particolare, è piuttosto bello. I corni sono protagonisti assoluti del primo e dell'ultimo tempo, ma quelli dell'orchestra di Goteborg, registrati dal vivo, non si coprono di gloria. 

Wilhelm STENHAMMAR
Sinfonia n. 1 in fa maggiore

Goteborgs Symfoniker
Neeme Jarvi

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Edizione nient'affatto comune.
E' all'incirca l'opposto di approcci pensosi e mistici come quello dell'ultimo Giulini: aspro, violento, eccessivo. A tratti, più che una Messa da Requiem pare un rito di baccanti. Indubbiamente non è noioso, e ha momenti impressionanti, ma l'eticità verdiana non è sempre facile da trovare. Il coro Monteverdi a volte è stupendo, altre volte in difficoltà: nel "Tuba Mirum" è pressoché fagocitato dall'orchestra. Incantevoli le soliste femminili; generoso ma sommario Canonici, che è di splendida voce ma carente di tecnica, e affronta certi pianissimi con sonorità quasi da musica leggera; corretto ma insipido e nasale Alastair Miles.

@Snorlax @Majaniello @Ives

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7 ore fa, Wittelsbach dice:

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Edizione nient'affatto comune.
E' all'incirca l'opposto di approcci pensosi e mistici come quello dell'ultimo Giulini: aspro, violento, eccessivo. A tratti, più che una Messa da Requiem pare un rito di baccanti. Indubbiamente non è noioso, e ha momenti impressionanti, ma l'eticità verdiana non è sempre facile da trovare. Il coro Monteverdi a volte è stupendo, altre volte in difficoltà: nel "Tuba Mirum" è pressoché fagocitato dall'orchestra. Incantevoli le soliste femminili; generoso ma sommario Canonici, che è di splendida voce ma carente di tecnica, e affronta certi pianissimi con sonorità quasi da musica leggera; corretto ma insipido e nasale Alastair Miles.

@Snorlax @Majaniello @Ives

Mai sentita. Trovo Gardiner molto alterno nel repertorio ottocentesco. Witt nel tuo boxino c'è mica questo anche?

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10 ore fa, Wittelsbach dice:

Edizione nient'affatto comune.
E' all'incirca l'opposto di approcci pensosi e mistici come quello dell'ultimo Giulini: aspro, violento, eccessivo. A tratti, più che una Messa da Requiem pare un rito di baccanti. Indubbiamente non è noioso, e ha momenti impressionanti, ma l'eticità verdiana non è sempre facile da trovare. Il coro Monteverdi a volte è stupendo, altre volte in difficoltà: nel "Tuba Mirum" è pressoché fagocitato dall'orchestra. Incantevoli le soliste femminili; generoso ma sommario Canonici, che è di splendida voce ma carente di tecnica, e affronta certi pianissimi con sonorità quasi da musica leggera; corretto ma insipido e nasale Alastair Miles.

@Snorlax @Majaniello @Ives

Conosco, grazie. A me non dispiace, anche se non è "centratissimo" come disegno interpretativo e non lo consiglierei mai per un primo ascolto. E' un Requiem duttile, cangiante, possente, monumentale ma non corrivo. Più intriso di musica sacra che di Opera. Bene orchestra e coro. Un pò leggero il tenore, vero, e mediocre Miles. Le donne si fanno valere. Ricambio con:

Glinka

Ruslan & Lyudmila - Overture & Suite

Bolshoi Theatre Orchestra

Evgeny Svetlanov

Molto più curata l'incisione di Sinaisky per Chandos con l'orchestra della BBC.

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Ero convinto che uno dei primi ad usare il pianoforte (fortepiano) fosse stato Clementi, invece scopro che (fonte Treccani) questo signore ha battuto tutti:

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12 sonate da cimbalo di piano e forte detto volgarmente di martelletti  l'eloquente titolo completo della raccolta del 1732 (!), in cui si raccolgono appunto 12 brani dallo stile vagamente scarlattiano (Giustini era coetaneo di Scarlatti, e quindi anche di Bach e Handel) pensati però appositamente per il nuovo strumento (non ho letto gli spartiti, ma pare che le notazioni dinamiche abbondino). Così, mi sono ascoltato pure questo cd di Baiano che alterna sonate al cembalo e sonate al fortepiano. La suggestione è quella di una musica che varca i confini della sua epoca e si proietta già nel classicismo.

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2 ore fa, Majaniello dice:

Ero convinto che uno dei primi ad usare il pianoforte (fortepiano) fosse stato Clementi, invece scopro che (fonte Treccani) questo signore ha battuto tutti:

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12 sonate da cimbalo di piano e forte detto volgarmente di martelletti  l'eloquente titolo completo della raccolta del 1732 (!), in cui si raccolgono appunto 12 brani dallo stile vagamente scarlattiano (Giustini era coetaneo di Scarlatti, e quindi anche di Bach e Handel) pensati però appositamente per il nuovo strumento (non ho letto gli spartiti, ma pare che le notazioni dinamiche abbondino). 

Quelli della Brilliant devono essere così convinti dell'importanza di questo signore che hanno fatto uscire ben due integrali delle sue sonate, entrambe, per giunta, perfettamente reperibili :o

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I misteri sui criteri di arricchimento del catalogo Brilliant sono sempre più insondabili :blink:

 

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27 minuti fa, giobar dice:

I misteri sui criteri di arricchimento del catalogo Brilliant sono sempre più insondabili :blink:

Mi pare che raccattino roba un po' di qua e un po' di là fuori stampa, anche se ormai è un po' che si son messi a produrre anche loro incisioni nuove di zecca... a questo giro segnalo che Coen suona un fortepiano d'epoca (benchè ci sia scritto "pianoforte" in copertina) mentre Zentilin un pianoforte moderno, anche se non credo sia questo il motivo di questa doppia stampa.

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2 minuti fa, Majaniello dice:

Mi pare che raccattino roba un po' di qua e un po' di là fuori stampa, anche se ormai è un po' che si son messi a produrre anche loro incisioni nuove di zecca... a questo giro segnalo che Coen suona un fortepiano d'epoca (benchè ci sia scritto "pianoforte" in copertina) mentre Zentilin un pianoforte moderno, anche se non credo sia questo il motivo di questa doppia stampa.

In realtà mi pare di aver capito che la maggior parte delle "loro produzioni" è costituita da registrazioni autoprodotte che vengono proposte a costo zero all'etichetta, che cura soltanto la stampa, la distribuzione e la promozione internazionale. 

Comunque, le sorprese su Lodovico Giustini continuano: ho appena scoperto che la prima integrale delle sonate (pare, ho trovato traccia soltanto di due dischi, ma è già tantissimo) fu realizzata negli anni 70 niente meno che da Mieczyslaw Horszowski su un Cristofori originale del 1720 :o (al quadrato!). E lo stesso Horszowski aveva già utilizzato lo stesso strumento nei primi anni 50 per eseguire in concerto alcune delle sonate. 

 

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36 minuti fa, giobar dice:

Comunque, le sorprese su Lodovico Giustini continuano: ho appena scoperto che la prima integrale delle sonate (pare, ho trovato traccia soltanto di due dischi, ma è già tantissimo) fu realizzata negli anni 70 niente meno che da Mieczyslaw Horszowski su un Cristofori originale del 1720 :o (al quadrato!). E lo stesso Horszowski aveva già utilizzato lo stesso strumento nei primi anni 50 per eseguire in concerto alcune delle sonate. 

L'interesse verso questo tipo di operazioni, all'epoca viste più che altro come curiosità, è sempre esistito, ogni tanto becco qualche registrazione che sembra fatta trent'anni dopo. Certo fa effetto quando scovi interpreti così grossi alle prese con autori così poco conosciuti! 

Visto che il tempo fuori fa schifo, oggi casa e relax... ho proseguito con questo disco molto interessante, che offre un punto di vista poco frequentato, lontano dall'idea dello Scarlatti esuberante istrione della tastiera:

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Copio un pezzetto delle note di Vartolo perchè chiariscono molto bene la sua visione:

Cita

"Sono personalmente convinto che un musicista di ascendenza palermitana che ha trascorso i primi 20 anni a Napoli e che si trasferisce a 29 anni (se non dopo, secondo Pagano) in Portogallo e quindi dieci anni dopo in Spagna, dopo essersi recato in Italia più volte, assume l’ispirazione iberica solo come elemento esterno, filtrato, reinventato e vivificato dalla napoletanità. [...] Il substrato fondamentale di Scarlatti è una malinconica eterna fanciullezza che alterna sempre dolci echi pastorali di presepi e struggenti ritmi “siciliani” di nenie a ritmi ostinati e bordoni tipici della cultura dei tarantati e delle tarantelle almeno fino a poco tempo fa ancora presenti nella cultura magica del Sud dell’Italia. Tutto poi è “pronunciato” nella cadenza sdrucciola dell’accento meridionale di cui esempio principe è il nome stesso della capitale del Regno delle due Sicilie: Napoli (Nàpule). Chiunque abbia costumanza o origini remote meridionali non sfugge a quello spleen (nostalgia, saudade) di un Sud mitizzato, solare e carnale che accomuna le città mediterranee e che rende la luce, i suoni e gli odori di Lisbona così simili a quelli di Partenope. Al trentenne siculo-napoletano Mimmo Scarlatti il popolo iberico appare molto vicino a quello della sua terra di origine mentre le melodie ed i ritmi ispano-portoghesi si innestano su un substrato partenopeo che è perfettamente delineato dalla nenia natalizia di S. Alfonso Maria de’ Liguori “Tu scendi dalle stelle” che ho citato nell’accompagnamento del Siciliano della Sonata 55, K 90 per mandolino e cembalo. [...] È necessario rilevare come l’interpretazione al moderno piano della letteratura cembalistica ne alteri, pur con un enorme fascino quando ciò è realizzato da un grande esecutore, la struttura in maniera radicale: nella fattispecie Scarlatti assume un carattere leggiadro che non rende affatto giustizia al genio riservato e profondo di questo meridionale schivo la cui vena malinconica, così ben sottolineata dal quadro portoghese che ne tramanda le eleganti fattezze aristocratiche, viene esaltata dalla commistione con l’austero spirito iberico."

 

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Grainger è compositore per me tra i più enigmatici.
Questo cd dei primi anni Novanta staglia tutta una serie di canzoni e ballate per coro e orchestra, che forse finalmente mi illuminano su quale fosse la vera vocazione di questo stranissimo artista.
Decisamente notevole la riuscita del virtuosistico Monteverdi Choir, ben dotato tecnicamente ma anche espressivamente.

@Ives te la dedico, e ammetto di concordare su quello che tu hai ravvisato nel suo Requiem di Verdi

 @Majaniello lo dedico anche a te, pur non sapendo se hai una qualche opinione su Grainger. Ne approfitto per dirti che il Conte Ory nel boxino non c'è.

Dedico anche a @giobar, il più strenuo "curioso" del forum
 

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1 ora fa, Wittelsbach dice:

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Dedico anche a @giobar, il più strenuo "curioso" del forum
 

Proprio la mia curiosità qualche anno addietro mi spinse, ahimè, a comprare anche quel disco (edizione con altra copertina). Ne scrissi così il 13 giugno 2017:

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Trascrizioni, armonizzazioni e rivisitazioni di canti popolari britannici ad opera di Percy Grainger, per solisti, coro e orchestra.

:wacko: Una palla mortifera. Al confronto, il coro della SAT che canta Ta-pum è più frizzante di Kleiber che dirige il Pipistrello. A mio avviso, uno dei peggiori dischi di sir JEG. A sua scusante c'è il fatto che ha Grainger nelle tradizioni di famiglia, perché il pianista-compositore era grande amico di un suo zio (c'è anche una foto nel booklet).

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3 ore fa, Wittelsbach dice:

@Majaniello lo dedico anche a te, pur non sapendo se hai una qualche opinione su Grainger. Ne approfitto per dirti che il Conte Ory nel boxino non c'è.

Lo conosco solo di nome, non so neanche che genere faccia... certo il commento di @giobar non invoglia all'approfondimento 😆

Ho invece trovato un po' di tempo per seguire un tuo suggerimento:

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Incredibile come una pietra miliare del genere sia così relativamente poco nota, intendo meno nota di un Don Giovanni o di un Fidelio. Eppure, a conferma della loro modernità, le Stagioni, come la Creazione, ebbero un'influenza enorme nell'epoca in cui uscirono, e non mi riferisco solo a Beethoven, ma anche ai compositori italiani. Il gene "tedesco" nel dna di Cherubini veniva ben più da Haydn (ascoltare la recentemente edita Faniska per rendersene conto) che dal Gluck francese, influenza quest'ultima che ho sempre trovato un po' sopravvalutata (almeno da alcuni osservatori, ma da altri no, c'è da dire). Ma ciò che si ricorda meno è che Rossini era un ammiratore sfegatato di Haydn e in particolare dei suoi oratori, che diresse più e più volte anche in Italia. Ricordo come in una lettera si vantasse di conoscerli a memoria fin nei più piccoli dettagli così come Mendelssohn conosceva la Passione di S. Matteo. Il piglio di Gardiner suona esattamente (primo)ottocentesco, com'è giusto che sia.

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