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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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Les sept dernières paroles du christ en croix, Op. 51, Hob. XX:1b: VI.  Sonata V. Adagio - song by Franz Joseph Haydn, Quatuor Mosaïques, Erich  Höbarth, Andrea Bischof, Anita Mitterer, Christophe Coin |

Le ultime sette Parole da qui (trattasi di un live limpidissimo in una chiesa francese). Decisamente più a mio agio con questa intima, soffusa e più "religiosa" versione quartettistica rispetto alla tronfia lettura oratoriale con orchestra, coro e solisti (di cui comunque ricordiamo la bellissima versione del Maestro a Salisburgo 😃).  @Majaniello in controdedica.

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19 ore fa, Madiel dice:

Eh, ci sono altre gemme che potrebbero interessare...

 

Mi chiedo se questi nostri direttori molto legati alla tradizione, come Muti e Giulini, fossero realmente interessati a quel repertorio oppure fossero spinti da esigenze di cartellone (sei a Philadelphia e che fai?). Ad ogni modo è bello scoprire che certi nomi mainstream si sono avventurati oltre i titoli per cui sono noti. Questo pezzo di Albert è anche piuttosto avanzato. 

°°°°

Ormai sono super in fissa.  

Ho sempre più la sensazione che dietro la musica di questo compositore ci sia un'ombra:

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PS: Mad ho preso il libro di Roman Vlad su Igor!

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2 ore fa, Majaniello dice:

Mi chiedo se questi nostri direttori molto legati alla tradizione, come Muti e Giulini, fossero realmente interessati a quel repertorio oppure fossero spinti da esigenze di cartellone (sei a Philadelphia e che fai?). Ad ogni modo è bello scoprire che certi nomi mainstream si sono avventurati oltre i titoli per cui sono noti. Questo pezzo di Albert è anche piuttosto avanzato. 

Nel caso specifico è assai probabile un caso dovuto a motivi contrattuali. Con una orchestra americana di quel livello è inevitabile imbattersi in prime assolute di autori locali. 

Il pezzo di Albert è serialista, anche se non del tutto ortodosso. Mi ha lasciato assai perplesso perché non credevo che avesse avuto una fase radicale, conosco solo pezzi tardi più o meno noti in stile neoromantico della maturità e pensavo avesse scritto sempre così.

2 ore fa, Majaniello dice:

°°°°

Ormai sono super in fissa.  

Ho sempre più la sensazione che dietro la musica di questo compositore ci sia un'ombra:

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In diversi pezzi ci si sente anche il tardo Boulez, qualcosa degli spettralisti, in genere c'è una attenzione alla musica francese più sottile.

2 ore fa, Majaniello dice:

PS: Mad ho preso il libro di Roman Vlad su Igor!

Dopo Vlad dovrai leggerti le memorie scritte con Craft, sempre che non le conosci già (per Adelphi), e poi la monografia di Boucourechliev (ma non so se esiste tradotta in italiano) 😍

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10 ore fa, Madiel dice:

Dopo Vlad dovrai leggerti le memorie scritte con Craft, sempre che non le conosci già (per Adelphi), e poi la monografia di Boucourechliev (ma non so se esiste tradotta in italiano) 😍

Certo che le conosco, per chi mi hai preso?! :DOltre al libro di Craft ho anche quello di Mila. Bouco è tradotto, ho verificato, me lo procurero'. 

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Handel

L'Allegro, il Penseroso ed il Moderato (HWV 55)

Air with Chorus "These delights if thou canst give"

Gwilym Bowen, tenor

Kammerchor der Musikakademie Ljubljana

Orchester der Akademie für Alte Musik Bruneck

Alexis Kossenko

Notevolmente carina la seconda trombettista 😃 e buona pasquetta al forum.

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Tra una magnata e l'altra, in mezzo ad un paio di gite abortite (il tempo qui non era granchè), ho avuto tempo in questi giorni per qualche ascolto. Vi voglio subito parlare di questa roba grossissima, che magari conoscete già:

Facciamo prima parlare il librettista: 

Cita

"L'idea della Morte dell'Aria mi è nata vedendo in un cinematografo di Parigi un vecchissimo documentario francese, pochi metri di grigia e logora pellicola, in cui appare un ometto con un suo assurdo vestitoparacadute, circondato da una folla ilare in bombette e ombrelli aperti; lo si vede salire sulla ringhiera della prima terrazza della Tour Eiffel e dopo qualche esitazione piombare nel vuoto e schiacciarsi al suolo. Ma se la Morte dell'Aria si rifà a quel remoto episodio di cronaca, non è certo per un desiderio di ricostruzione grottesca o nostalgicocaricaturale. Rifarsi ad una vicenda così impallidita, ad una così straziante e inutile curiosità documentaria è servito solo per cercare in tale evocazione assurda la materia più libera per l'invenzione di una favola tragica; favola non legata ad un preciso dato di storia ma ad una vicenda che pare oggi a noi piuttosto un sogno doloroso, un balletto fantomatico. Questo mi garantiva che la Morte dell'Aria non sarebbe stata presa, nemmeno per un attimo, per la glorificazione del primo paracadutista, dell'Icaro moderno, del pioniere, del precursore eroico. Né tanto meno per un invito a "più osare", per una superomistica 39 celebrazione dell'atto gratuito o del suicidio filosofico. La Morte dell'Aria si disegna piuttosto come una parabola dolorosa, affiorata dalla grigia pioggia di celluloide per comunicare una speranza, simboleggiare una volontà a "più vivere"; una speranza "disperata" che si fonda su un lacerante dissidio; una volontà di fede, fedeltà al proprio essere, alla propria consistenza, alla "storia" della propria vita pur nella consapevolezza, di chi séguita ad amare una realtà intimamente incenerita, séguita a voler credere a cose che non sono; ma non per desiderio di droga, rifugio nell'allucinazione, ma come unica realtà possibile: con vero amore, vera pietà. La scena si svolge entro questo vuoto, in quest'aria grigia e pungente che ha la stessa inconsistenza dell'eroe favoloso e "fatto d'aria" destinato a svaporare nella luce sfuocata del vecchio documentario. L'Inventore muore per fedeltà alla vita, fedeltà alla speranza. E la speranza è appunto sospesa in quest'aria, affidata all'aria, è quest'aria stessa. La morte della speranza è la morte dell'aria. " (Toti Scialoja)

Il racconto dell'aneddoto e il filmato originale del fatto:

La musica è schoenberghiana, in maniera molto libera e molto "petrassiana", c'è qualche stravinskismo nei passaggi più grotteschi, in generale sono 26 minuti di tensione, una tensione cupa dai colori lividi (mancano oboe e violini!) e dalle accensioni stridenti, alleviata solo da un coro femminile stile tragedia greca, una specie di coscienza pietosa che canta su toni madrigaleschi, peraltro l'unico "personaggio", assieme al Custode, che tenta di dissuadere l'Inventore dall'insano tentativo di buttarsi di sotto. Impressionante l'attualità con cui sono dipinti i cronisti, e il pubblico di avventori in generale, che invece fomentano il protagonista nella speranza di ottenere il loro spettacolo. Il live su Wellesz è una registrazione Rai con Maderna sul podio, triste non avere alternative in qualità audio migliore.

Poi:

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Un grande classico che mi era già noto, ma che non ascoltavo davvero da tempo. La prima volta che incappai in quest'opera fu negli anni '90 credo, su RadioTre mandarono una diretta, sul podio c'era Gelmetti mi pare, davvero non ricordo chi cantava, ma ricordo che rimasi molto colpito da questo mio primo Rossini "serio", che registrai su due nastri TDK che ho perduto da eoni (o forse conoscevo già l'Armida con la Callas... ma quello è puro pionierismo). Poi mi procurai questo, con un cast che parla da solo (ma anche i ruoli secondari sono resi in maniera eccellente). Lopez Cobos è grande frequentatore dell'opera italiana, stacca i tempi giusti, è leggero ed idiomatico; forse, con le orecchie di oggi, trovo il suo fraseggio troppo morbido e sentimentale, al solito gradirei qualcosa di più puntuto. I recitativi sono resi con attenzione, mi sarebbe piaciuto un po' più di ritmo, visto che sono tanti ed estesi, ma è possibile che la colpa sia anche di Rossini, per la prima volta (?!... credo di sì, a memoria) alle prese col recitativo accompagnato. Comunque, edizione di gran lusso. Chissà se Wittel ha mai recensito quella Naxos. @Wittelsbach

Ora:

203954.jpg

per ora è 10/10

terrific!

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On 15/4/2022 at 19:12, Majaniello dice:

 

Dedico solo a @Wittelsbach perchè a @Pinkerton Muti sta sulle scatole :D

PS: chissà se Pink conosce questo Rigoletto, era una mia fissazione, un'edizione che non si fila nessuno:

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Vedo che ricordi bene il mio punto di vista su Muti, di cui salvo pochi titoli ( Nabucco,Macbeth,Traviata...).

Quanto al Rigoletto diretto da Franci, merita di essere ascoltato solo per la presenza di Bruscantini, mentre il Duca di Bottion è mediocre e la Gilda della Ravaglia, artificiosa nel fraseggio oltre che asprigna e fissa in acuto, è a tratti insopportabile.

Bruscantini invece ha momenti notevoli come l'attacco dell'Andante "Deh non parlare al misero", pregevole per l'eccellente fonazione, il bel "legato" e la costante tensione espressiva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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14 ore fa, Pinkerton dice:

Vedo che ricordi bene il mio punto di vista su Muti, di cui salvo pochi titoli ( Nabucco,Macbeth,Traviata...).

Quanto al Rigoletto diretto da Franci, merita di essere ascoltato solo per la presenza di Bruscantini, mentre il Duca di Bottion è mediocre e la Gilda della Ravaglia, artificiosa nel fraseggio oltre che asprigna e fissa in acuto, è a tratti insopportabile.

Bruscantini invece ha momenti notevoli come l'attacco dell'Andante "Deh non parlare al misero", pregevole per l'eccellente fonazione, il bel "legato" e la costante tensione espressiva

 

Vero, perchè Bruscantini era molto sottovalutato nei ruoli drammatici, e quindi finiva in mezzo ai mediocri, mentre io l'ho sempre trovato di grande abilità tecnica ma pure di grande spessore interpretativo. E' la maledizione dei comici, a teatro come al cinema.

Per me il problema maggiore di Rigoletto (l'opera) è Rigoletto (il ruolo). Le edizioni che ascolto più spesso sono Serafin e Solti, perchè le trovo complessivamente più coinvolgenti di altre, in parte per la direzione in parte per la capacità di far rivivere il carattere dei personaggi, ma ahimè hanno tutte e due protagonisti deficitari sul piano vocale (benchè Gobbi secondo me ha delle ottime intenzioni, che la sua voce usurata non gli consente di realizzare). Dagli italiani molte delusioni, eccetto Bruscantini... forse mi piaceva Taddei, ma non me lo ricordo, sinceramente. I tedeschi vade retro, poi tra gli americani c'è il famoso McNeil con la Sutherland, che piaceva a Celletti mi pare, in virtù delle mezze voci presumo, ma ho la sensazione che non sappia cantare su una linea unica, "all'italiana", cerca sempre un fraseggio troppo contrastato. Una delle mie prime edizioni è dell'ante-guerra (letteralmente!), inclusa nella mitica serie La Grande Lirica (che vedo girare ancora), con Stracciari nel title-role:

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io avevo proprio le cassette!

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52 minuti fa, Majaniello dice:

Vero, perchè Bruscantini era molto sottovalutato nei ruoli drammatici, e quindi finiva in mezzo ai mediocri, mentre io l'ho sempre trovato di grande abilità tecnica ma pure di grande spessore interpretativo. E' la maledizione dei comici, a teatro come al cinema.

Per me il problema maggiore di Rigoletto (l'opera) è Rigoletto (il ruolo). Le edizioni che ascolto più spesso sono Serafin e Solti, perchè le trovo complessivamente più coinvolgenti di altre, in parte per la direzione in parte per la capacità di far rivivere il carattere dei personaggi, ma ahimè hanno tutte e due protagonisti deficitari sul piano vocale (benchè Gobbi secondo me ha delle ottime intenzioni, che la sua voce usurata non gli consente di realizzare). Dagli italiani molte delusioni, eccetto Bruscantini... forse mi piaceva Taddei, ma non me lo ricordo, sinceramente. I tedeschi vade retro, poi tra gli americani c'è il famoso McNeil con la Sutherland, che piaceva a Celletti mi pare, in virtù delle mezze voci presumo, ma ho la sensazione che non sappia cantare su una linea unica, "all'italiana", cerca sempre un fraseggio troppo contrastato. Una delle mie prime edizioni è dell'ante-guerra (letteralmente!), inclusa nella mitica serie La Grande Lirica (che vedo girare ancora), con Stracciari nel title-role:

s-l1600.jpg

io avevo proprio le cassette!

Di quest'incisione, dove, per il gusto attuale, sia la Capsir che Borgioli, appaiono artificiosi e manierati, rimane valido il solo Stracciari, tuttora uno dei migliori Rigoletto incisi:

 

 

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1 minuto fa, Pinkerton dice:

Di quest'incisione, dove sia la Capsir che Borgioli, appaiono artificiosi e manierati, rimane valido il solo Stracciari, tuttora uno dei migliori Rigoletto incisi:

 

 

Non so se l'avete già fatta Pink, ma dovresti proporre qualche ascolto comparato di Rigoletto nel topic dei confronti. Sarebbe molto istruttivo, specie in relazione all'idea di baritono verdiano, appellativo che ho visto attribuire fin troppe volte a casaccio.

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