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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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1 minuto fa, glenngould dice:

Non ho grossi termini di paragone perché nella mia vita ho ascoltato questa sinfonia, sì e no, due volte (di cui questa è la seconda), però devo ammettere che un secondo ascolto lo merita.

Non facevo un discorso di paragoni, ma di capacità in sè di approcciare in modo credibile un'opera del repertorio ottocentesco comunque molto nota e ben lontana dal barocco.

10 minuti fa, giobar dice:

Riccardo Masahide Minasi è l'ennesimo violinista barocco, svezzato e cresciuto con le prassi esecutive hip, che si converte alla direzione e invade terreni del repertorio ben lontani da quelli che, fino a non molto tempo fa, ha praticato in via pressoché esclusiva.

Scopro ora che su youtube ha un canale in cui mostra le sue prove direttoriali con Stravinsky, Schnittke, Strauss, Antheil, Grant Still e neanche un Vivaldi :lol:

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11 minuti fa, glenngould dice:

Non ho grossi termini di paragone perché nella mia vita ho ascoltato questa sinfonia, sì e no, due volte (di cui questa è la seconda), però devo ammettere che un secondo ascolto lo merita.

Curioso, stavo rivedendo poco fa il video e mi sono accorto che avevo messo pollice giù :cat_lol: L'unico su 3496! :cat_lol:

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6 minuti fa, giobar dice:

Non facevo un discorso di paragoni, ma di capacità in sè di approcciare in modo credibile un'opera del repertorio ottocentesco comunque molto nota e ben lontana dal barocco.

Sì, sì, è chiaro il tuo discorso. Il mio era più che altro una considerazione sull'entusiasmo dei commenti ai quali, anche se senza effettivi termini di paragone, aggiungevo il mio.

Tra l'altro la sto riascoltando :D

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8 minuti fa, glenngould dice:

Sempre il solito no-saintsaens :cat_lol:

La 3a mi piace, è l'esecuzione che non mi entusiasma. L'orchestra suona bene, però nel finale diventa assai pesante e la musica non prende alcun slancio eroico come dovrebbe. Va bene limitare il trombonismo, ma senza esagerare! E poi non sopporto i direttori che dirigono con le ditine attaccate: tanto vale usare direttamente una bacchetta :cat_lol:

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3 minuti fa, Madiel dice:

La 3a mi piace, è l'esecuzione che non mi entusiasma. L'orchestra suona bene, però nel finale diventa assai pesante e la musica non prende alcun slancio eroico come dovrebbe. Va bene limitare il trombonismo, ma senza esagerare! E poi non sopporto i direttori che dirigono con le ditine attaccate: tanto vale usare direttamente una bacchetta :cat_lol:

Durante il primo ascolto non mi era sembrato che limitasse più di tanto, anzi, mi era parso che ci andasse giù pesante...evidentemente non ho nelle orecchie i veri tromboni!

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Gustav Mahler, Sinfonia n. 9 in re maggiore, London Symphony Orchestra, Sir Georg Solti

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...era da un pezzo che non mettevo sul piatto il Mahler londinese di Solti, anche se ne ho sempre conservato un ottimo ricordo. E ricordavo bene, perché questa è una lettura che meriterebbe una più alta considerazione. L'approccio mi ricorda molto quello di Barbirolli: diretto, sincero, senza troppe elucubrazioni, che acchiappa immediatamente l'orecchio dell'ascoltatore, coinvolgendolo in un turbinio infinito di emozioni. Se Solti non raggiunge le profondità interpretative del più anziano collega, ne guadagna però in vituosismo orchestrale: raramente in questa sinfonia si è sentita un'orchestra così on fire, tra l'altro captata egregiamente dagli storici tecnici Decca.

Con Solti ho sempre avuto un rapporto così-così: il suo periodo aureo a Chicago l'ho sempre trovato poco interessante (con l'esclusione della sua prima integrale beethoveniana, che a me piace moltissimo, anche se non mi pare goda di grande fama), il suo Wagner mi ha spesso lasciato perplesso, da mediocre a pessimo in Bruckner. Alla fine, se lo devo ascoltare, ritorno sempre alle incisioni londinesi anni '50-'70, in cui si trovano - e mi pare che la cosa sia condivisa da molti - i tesori più ghiotti (mi sono sentito l'altro giorno il Concerto per orchestra di Bartok, impressionante).

...in dedica a @Madiel, @Ives, @superburp, @Majaniello, @Wittelsbach, @Keikobad, @glenngould e a chiunque gradisca...

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@Snorlax Snorlino non ci crederai ma stavo pensando a te perchè oggi ho ascoltato la 5 da qui:

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Ammetto che appena è partito ho pensato "la solita sbobbona in slow motion che piace a Snorlino" ma sono andato avanti perchè in effetti il nostro Mark (che ascolto per la prima volta in vita mia) riesce a tenere alta la tensione anche su una scansione così ampia. E infatti poi quando si tratta di accelerare il tempo è giusto, il suono è corposo (e ripreso da dio) e la lettura è attenta e a momenti avvincente. Mi è parso uno dei pochi direttori occidentali che ha provato a pensare con una testa "russa", ma senza imitare i colleghi sovietici. Mi snervano solo i pianissimi quasi impercettibili (nel terzo movimento quasi scompare) e il finale che boh mi aspettavo qualcosa in più. Comunque, tendenzialmente lo preferisco a Petrenko come capacità di evocare un'atmosfera, per fare un confronto tra incisioni recenti. So che mi hai suggerito la 13 ma non ho osato tanto :D 

Poi, siccome oggi mi andava di cazzeggiare:

Schumann - Sinfonia n. 4 (I movimento) - direttori italiani vari

classifica di gradimento:

Muti > Noseda > Chailly > Luisi

Ho cercato anche Gatti, ma la sua quarta non c'è in streaming (tra l'altro nel topic dei direttori viventi nessuno se l'è filato, poveraccio).

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5 minuti fa, Majaniello dice:

@Snorlax Snorlino non ci crederai ma stavo pensando a te perchè oggi ho ascoltato la 5 da qui:

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Ammetto che appena è partito ho pensato "la solita sbobbona in slow motion che piace a Snorlino" ma sono andato avanti perchè in effetti il nostro Mark (che ascolto per la prima volta in vita mia) riesce a tenere alta la tensione anche su una scansione così ampia. E infatti poi quando si tratta di accelerare il tempo è giusto, il suono è corposo (e ripreso da dio) e la lettura è attenta e a momenti avvincente. Mi è parso uno dei pochi direttori occidentali che ha provato a pensare con una testa "russa", ma senza imitare i colleghi sovietici. Mi snervano solo i pianissimi quasi impercettibili (nel terzo movimento quasi scompare) e il finale che boh mi aspettavo qualcosa in più. Comunque, tendenzialmente lo preferisco a Petrenko come capacità di evocare un'atmosfera, per fare un confronto tra incisioni recenti. So che mi hai suggerito la 13 ma non ho osato tanto :D 

Poi, siccome oggi mi andava di cazzeggiare:

Schumann - Sinfonia n. 4 (I movimento) - direttori italiani vari

classifica di gradimento:

Muti > Noseda > Chailly > Luisi

Ho cercato anche Gatti, ma la sua quarta non c'è in streaming (tra l'altro nel topic dei direttori viventi nessuno se l'è filato, poveraccio).

Ascolti da Spotify?

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4 ore fa, Snorlax dice:

Gustav Mahler, Sinfonia n. 9 in re maggiore, London Symphony Orchestra, Sir Georg Solti

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...era da un pezzo che non mettevo sul piatto il Mahler londinese di Solti, anche se ne ho sempre conservato un ottimo ricordo. E ricordavo bene, perché questa è una lettura che meriterebbe una più alta considerazione. L'approccio mi ricorda molto quello di Barbirolli: diretto, sincero, senza troppe elucubrazioni, che acchiappa immediatamente l'orecchio dell'ascoltatore, coinvolgendolo in un turbinio infinito di emozioni. Se Solti non raggiunge le profondità interpretative del più anziano collega, ne guadagna però in vituosismo orchestrale: raramente in questa sinfonia si è sentita un'orchestra così on fire, tra l'altro captata egregiamente dagli storici tecnici Decca.

Con Solti ho sempre avuto un rapporto così-così: il suo periodo aureo a Chicago l'ho sempre trovato poco interessante (con l'esclusione della sua prima integrale beethoveniana, che a me piace moltissimo, anche se non mi pare goda di grande fama), il suo Wagner mi ha spesso lasciato perplesso, da mediocre a pessimo in Bruckner. Alla fine, se lo devo ascoltare, ritorno sempre alle incisioni londinesi anni '50-'70, in cui si trovano - e mi pare che la cosa sia condivisa da molti - i tesori più ghiotti (mi sono sentito l'altro giorno il Concerto per orchestra di Bartok, impressionante).

...in dedica a @Madiel, @Ives, @superburp, @Majaniello, @Wittelsbach, @Keikobad, @glenngould e a chiunque gradisca...

Provo il primo movimento, non conosco questa edizione nello specifico ma solo la successiva con la Chicago SO 

 

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13 ore fa, Snorlax dice:

Gustav Mahler, Sinfonia n. 9 in re maggiore, London Symphony Orchestra, Sir Georg Solti

...in dedica a @Madiel, @Ives, @superburp, @Majaniello, @Wittelsbach, @Keikobad, @glenngould e a chiunque gradisca...

Riascoltata dopo credo un ventennio, qualche mese fa. E' lo Solti anni '60, se si vuol sentire la sua Nona bisogna prendere questa, al posto della fiacca, pesante e manierata versione anni '80 a Chicago. Il clima sonoro è survoltato e febbrile, se vogliamo simile alle coeve prove straussiane, mahleriane e bartokiane. Soprattutto nessuna fragilità senile, nessuna depressione, nessuna nevrosi, nessuna retorica dell'opus ultimum: tempi veloci, strappi fulminei, dinamiche di impressionante energia; musica piena di vita, di commozione, come espressione di un ultimo stato mistico e visionario. LSO in stato di grazia (da sentire anche le altre tre sinfonie fatte con questa orchestra, peccato Solti non abbia proseguito la collaborazione in quegli anni, forse la più inconcludente è laTerza), registrazione pressochè ottimale targata da John Culshaw (archi e ottoni in rilievo come voleva il direttore anglo-ugherese). Ricambio con ciò che ascolto ora:

Vaughan Williams

The Lark Ascending

Hilary Hahn - violin

London Symphony Orchestra

Sir Colin Davis

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12 ore fa, Majaniello dice:

@Snorlax Snorlino non ci crederai ma stavo pensando a te perchè oggi ho ascoltato la 5 da qui:

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Ammetto che appena è partito ho pensato "la solita sbobbona in slow motion che piace a Snorlino" ma sono andato avanti perchè in effetti il nostro Mark (che ascolto per la prima volta in vita mia) riesce a tenere alta la tensione anche su una scansione così ampia. E infatti poi quando si tratta di accelerare il tempo è giusto, il suono è corposo (e ripreso da dio) e la lettura è attenta e a momenti avvincente. Mi è parso uno dei pochi direttori occidentali che ha provato a pensare con una testa "russa", ma senza imitare i colleghi sovietici. Mi snervano solo i pianissimi quasi impercettibili (nel terzo movimento quasi scompare) e il finale che boh mi aspettavo qualcosa in più. Comunque, tendenzialmente lo preferisco a Petrenko come capacità di evocare un'atmosfera, per fare un confronto tra incisioni recenti. So che mi hai suggerito la 13 ma non ho osato tanto :D

E' un ciclo di cui consiglio caldamente l'acquisto, una via interpretativa originale e inedita, diversa da quello cui siamo soliti ascoltare. La pecca sono le primissime sinfonie (1, 2, 3) ma poi Wigglesworth prende il volo e azzecca quasi tutto: le sinfonie terminali (dalla Tredicesima in avanti) sono diventate le mie personali references. Per via dei pianissimi quasi impercettibili, non credo sia colpa del direttore britannico, ma della BIS e le loro registrazioni che vogliono esibire una gamma sonora fin troppo ampia, e che costringono l'ascoltatore ad un continuo aggiustamento del volume. Non ne colgo il senso, ma è una cosa che mi è capitata più di una volta con questa casa discografica.

Tra l'altro, nonostante i tempi sovente più lenti rispetto a quelli prescritti dal compositore sovietico, Wigglesworth squaderna le partiture shostiane con un'attenzione e un'acribia mai vista prima: c'è un'attenzione eccezionale agli impasti timbrici, agli effetti, alle dinamiche e tutto questo non è fine a sé stesso, ma serve a questo bravo interprete a plasmare un'atmosfera che trasporta e immerge l'ascoltatore nel tormentato mondo interiore di Shostakovich.

 

1 ora fa, Ives dice:

Riascoltata dopo credo un ventennio, qualche mese fa. E' lo Solti anni '60, se si vuol sentire la sua Nona bisogna prendere questa, al posto della fiacca, pesante e manierata versione anni '80 a Chicago. Il clima sonoro è survoltato e febbrile, se vogliamo simile alle coeve prove straussiane, mahleriane e bartokiane. Soprattutto nessuna fragilità senile, nessuna depressione, nessuna nevrosi, nessuna retorica dell'opus ultimum: tempi veloci, strappi fulminei, dinamiche di impressionante energia; musica piena di vita, di commozione, come espressione di un ultimo stato mistico e visionario. LSO in stato di grazia (da sentire anche le altre tre sinfonie fatte con questa orchestra, peccato Solti non abbia proseguito la collaborazione in quegli anni, forse la più inconcludente è laTerza), registrazione pressochè ottimale targata da John Culshaw (archi e ottoni in rilievo come voleva il direttore anglo-ugherese).

Hai detto molto meglio di me. L'unico appunto che posso muovere è una certa rapsodicità nell'approccio, in cui si susseguono continui climax sempre più parossistici. Poco male, perché la lettura febbrile e arroventata di Solti lascia quasi senza fiato.

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7 ore fa, Snorlax dice:

E' un ciclo di cui consiglio caldamente l'acquisto, una via interpretativa originale e inedita, diversa da quello cui siamo soliti ascoltare. La pecca sono le primissime sinfonie (1, 2, 3) ma poi Wigglesworth prende il volo e azzecca quasi tutto: le sinfonie terminali (dalla Tredicesima in avanti) sono diventate le mie personali references. Per via dei pianissimi quasi impercettibili, non credo sia colpa del direttore britannico, ma della BIS e le loro registrazioni che vogliono esibire una gamma sonora fin troppo ampia, e che costringono l'ascoltatore ad un continuo aggiustamento del volume. Non ne colgo il senso, ma è una cosa che mi è capitata più di una volta con questa casa discografica.

Tra l'altro, nonostante i tempi sovente più lenti rispetto a quelli prescritti dal compositore sovietico, Wigglesworth squaderna le partiture shostiane con un'attenzione e un'acribia mai vista prima: c'è un'attenzione eccezionale agli impasti timbrici, agli effetti, alle dinamiche e tutto questo non è fine a sé stesso, ma serve a questo bravo interprete a plasmare un'atmosfera che trasporta e immerge l'ascoltatore nel tormentato mondo interiore di Shostakovich.

Mah, ne ho sentito un po' di questa edizione, devo dirla tutta: nessuna lettura di Wigglesworth mi ha convinto! :mellow: Caso più unico che raro.

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46 minuti fa, Madiel dice:

Mah, ne ho sentito un po' di questa edizione, devo dirla tutta: nessuna lettura di Wigglesworth mi ha convinto! :mellow: Caso più unico che raro.

Ammetto di essere in completo disaccordo, tant'è che ho avuto una percezione praticamente opposta. In molte esecuzioni mi è sembrato di ravvisare uno studio serio e approfondito della partitura, sfociante in letture originali e piene di personalità. E si che di integrali shostiane ne ho sentite parecchie (ma magari non ci ho capito niente :rolleyes:)...

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6 ore fa, Snorlax dice:

. E si che di integrali shostiane ne ho sentite parecchie (ma magari non ci ho capito niente :rolleyes:)...

Anche tu ? Ah, ma allora saremo in due... :cat_lol:

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