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Cosa state ascoltando ? Anno 2022


Madiel
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Monteverdi, L'Orfeo (Libretto di Alessandro Striggio il Giovane).

Esecuzione live di Jordi Savall con la sua Capella Reial de Catalunya, 2002.

A parte le scelte molto intelligenti come orchestrazione e concertazione: le scenografie non sono nulla di trascendentale, eppure le trovo perfettamente aderenti all'intento degli autori. Chapeau.

A quanti debba controdediche.

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10 ore fa, superburp dice:

Non lo ascolto tutto ovviamente, vediamo fin dove mi va di arrivare.

A chi apprezza.

Questi saranno uno dei miei prossimi acquisti...

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Buona Giornata a tutti gli amici e a tutte le amiche ForuMattinieri/e con "Ascendo ad Patrem" di Arnolt Schlicht considerato il più difficile brano per organo mai scritto visto che è in 10 voci di cui ben 4 al pedale (in pratica ogni piede suona due note) per cui si pensa che Schlicht, che era cieco, lo suonasse con speciali calzature con due pioli uno al tacco e uno alla punta:<
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14 ore fa, Pollini dice:

Monteverdi, L'Orfeo (Libretto di Alessandro Striggio il Giovane).

Esecuzione live di Jordi Savall con la sua Capella Reial de Catalunya, 2002.

A parte le scelte molto intelligenti come orchestrazione e concertazione: le scenografie non sono nulla di trascendentale, eppure le trovo perfettamente aderenti all'intento degli autori. Chapeau.

A quanti debba controdediche.

Bellissima, te la rubo!

Intanto ascolto i quartetti nn. 15 e 16 di Beethoven nell'esecuzione del Quartetto Emerson  

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Martin: Sinfonia Concertante, per orchestra

London PO, Bamert

Curiosa versione fatta dall'autore della Piccola Sinfonia Concertante, che toglie i solisti originali (clavicembalo, arpa e pianoforte) e ingloba le loro parti nel tessuto orchestrale al completo. Tentativo, poco riuscito direi, di aggirare i problemi di organico per diffondere l'opera.

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The World of Borodin

Bellissimo compendio delle opere orchestrali: Martinon, Ansermet e uno Solti anni '60 con la LSO davvero esplosivo (degno parente delle coeve prove mahleriane e bartokiane con la mitica compagine londinese). Le arie dal Principe Igor sono cantate da Ghiaurov.

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2 ore fa, Ives dice:

The World of Borodin

Bellissimo compendio delle opere orchestrali: Martinon, Ansermet e uno Solti anni '60 con la LSO davvero esplosivo (degno parente delle coeve prove mahleriane e bartokiane con la mitica compagine londinese). Le arie dal Principe Igor sono cantate da Ghiaurov.

Solti fa le danze polovesiane? Se è quella registrazione ne confermo la bellezza.

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Ciao a tutti 🙂

Ciao a tutti
Ascoltate, in questi giorni terribili di guerra, la Terza Sinfonia di Boris Lyatoshynsky! E una sinfonia di guerra come la Settima di Shostakovitch - ma più sostanziosa. Musica impressionante e molto tensa. All'epoca causò al compositore (ucrainese!) parecchi problemi per il suo stile e per  il messaggio che conteneva. Su CD la si può avere su Naxos e su Chandos. Naxos pubblicò le sue cinque sinfonie.

 

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Tramite la rivista Classic voice sono venuto a conoscenza di questa composizione e citando la recensione "a parere di chi scrive, the fifth hammer di Thomas Lacote (classe 1982) rappresenta una delle vette della letteratura organistica contemporanea."

Questo è uno dei brani che mi sono piaciuti e mi è sembrato tra i più vivaci e immediati, l'album completo non è di facile ascolto nel complesso a mio parere. 

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15 minuti fa, Vigione dice:

Tramite la rivista Classic voice sono venuto a conoscenza di questa composizione e citando la recensione "a parere di chi scrive, the fifth hammer di Thomas Lacote (classe 1982) rappresenta una delle vette della letteratura organistica contemporanea."

Questo è uno dei brani che mi sono piaciuti e mi è sembrato tra i più vivaci e immediati, l'album completo non è di facile ascolto nel complesso a mio parere. 

Sole, Whisky e sei in Pole Position - 500 mi piace in meno di 24 ore... la  nostra REAZIONE | Facebook :o

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Dalla John Eliot Gardiner Collection, che ho appena cominciato.
Il Vespro di Monteverdi è un consolidato amore di Gardiner, che ci ha lasciato una pioneristica registrazione Decca, credo negli ultimi anni Settanta (ma accetto smentite).
Questa invece è del settembre 1990, ripresa dal vivo a Venezia, nella basilica di San Marco.
L'unico Vespro che conosco bene è quello di Harnoncourt, anch'esso del vivo. E che dire? Sono agli antipodi. Laddove Harnoncourt era molto serioso, teutonico, quasi bachiano, Gardiner fa prorompere la freschezza del bizzarro che è un tratto tra i più tipici del barocco: una vivacità ritmica e una valorizzazione timbrica davvero galvanizzanti. Uniamoci la bravura del coro Monteverdi e un pool di solisti quantomeno discreti (Harnoncourt aveva un cast più discontinuo, anche se con pregevoli Ann Murray e soprattutto un Thomas Hampson che non esito a definire eccellente).
Harnoncourt omette le antifone in canto gregoriano.

@Ives @Majaniello

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19 ore fa, Wittelsbach dice:

Dalla John Eliot Gardiner Collection, che ho appena cominciato.
Il Vespro di Monteverdi è un consolidato amore di Gardiner, che ci ha lasciato una pioneristica registrazione Decca, credo negli ultimi anni Settanta (ma accetto smentite).
Questa invece è del settembre 1990, ripresa dal vivo a Venezia, nella basilica di San Marco.
L'unico Vespro che conosco bene è quello di Harnoncourt, anch'esso del vivo. E che dire? Sono agli antipodi. Laddove Harnoncourt era molto serioso, teutonico, quasi bachiano, Gardiner fa prorompere la freschezza del bizzarro che è un tratto tra i più tipici del barocco: una vivacità ritmica e una valorizzazione timbrica davvero galvanizzanti. Uniamoci la bravura del coro Monteverdi e un pool di solisti quantomeno discreti (Harnoncourt aveva un cast più discontinuo, anche se con pregevoli Ann Murray e soprattutto un Thomas Hampson che non esito a definire eccellente).
Harnoncourt omette le antifone in canto gregoriano.

@Ives @Majaniello

Grazie. Musicalmente nel suo complesso direi apprezzabile questa edizione, anche se non tra le mie preferite. Grandissima chiarezza esplositiva, belli i contrasti dinamici e timbrici, teatralità diffusa quando però non troppo accentuata. Coro Monteverdi superbo e imperioso. Purtroppo, i solisti, soprattutto nel reparto femminile, non li ricordo memorabili. Chance e Terfel forse i migliori, ma vado a memoria. Molto più rigida e "vecchio stile" l'incisione del 1974, tipico prodotto della filologia degli esordi. Ricambio con:

Khachaturian: Gayaneh, Act 4: Sabre Dance - song by Aram Khachaturian, Yuri  Temirkanov, Royal Philharmonic Orchestra | Spotify

Il miglior Khachaturian con un Temirkanov memorabile. Disco davvero bellissimo.

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12 ore fa, Vigione dice:

Non so cosa mi sia successo ma da quando ho ascoltato The Fifth Hammer di Lacote, da me postato ieri sera, ho imparato ad apprezzare Ligeti, Gubaindulina e Co.. Compositori di musica che fino a due giorni fa reputavo più che degenerata

Non conoscevo il pezzo di sopra di Lacote, anche a me è parso molto bello. Ottima cosa la "conversione", evidentemente hai trovato la chiave...

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Io, invece, mi ripasso questa

L'altro giorno ho fatto un esperimento curiosissimo con una parente di passaggio a casa mia, che non conosceva niente di Bruckner. Abbiamo ascoltato insieme per un pomeriggio il finale della 5a e l'inizio della 9a ognuna in tre edizioni differenti tratte dal web, di ognuna le ho spiegato la struttura per grandi linee: per la 5a Wand/NDR, Blomstedt/Leipzig, Celibidache/Monaco; per la 9a Giulini/Wiener, Celibidache/Monaco e Bernstein/Wiener.

Povero Celi, ne è uscito con le ossa rotte in entrambi i casi ! :cat_lol: Evito di riportare i commentacci della parente riguardo alcuni particolari esecutivi, specie sulla conclusione della Quinta :cat_lol: Anche Bernstein ne è uscito maluccio ("ma sta dirigendo Mahler ?" :o) . Nelle sue preferenze ci sono Giulini e Blomstedt, specie il primo ha suscitato autentica ammirazione con un commento che mi ha fatto molto pensare ("c'è amore e volontà di canto in ogni frase" e seguivano altre considerazioni su questo approccio "italiano"). I neofiti sono sempre una sorpresa per me, riescono ad aprirmi un mondo su questioni che, a volte, do per scontate.

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1 ora fa, Madiel dice:

I neofiti sono sempre una sorpresa per me, riescono ad aprirmi un mondo su questioni che, a volte, do per scontate.

Sai che anni fa mi è capitata la stessa cosa? avevo una fidanzata a cui "piaceva la musica classica" nel senso di 4 stagioni, Per Elisa, Racchio e così via... mi chiede "ascoltiamo un po' di Chopin", bene, le propongo uno stesso brano in diverse edizioni. Cortot distrutto ("sembra ubriaco" 😆), Horowitz apprezzato a livello esecutivo ma non a livello musicale ("bello perchè ha tanti colori, ma non suona come deve"), Rubinstein il contrario ("si sente bene la melodia ma non mi emoziona")... beh insomma scelse Fiorentino. In quei commenti ingenui e buttati lì di getto c'era certo della soggettività, ma anche un'analisi coerentissima.

1 ora fa, Madiel dice:

Anche Bernstein ne è uscito maluccio ("ma sta dirigendo Mahler ?" :o)

 

1 ora fa, Madiel dice:

Nelle sue preferenze ci sono Giulini e Blomstedt, specie il primo ha suscitato autentica ammirazione con un commento che mi ha fatto molto pensare ("c'è amore e volontà di canto in ogni frase" e seguivano altre considerazioni su questo approccio "italiano").

La simbiosi che Giulini aveva raggiunto con Bruckner secondo me è simile a quella del binomio Mahler-Bernstein, cioè... mi pare impossibile non accorgersi della sua naturalezza! l'effetto collaterale fu che da un certo punto in poi pure Verdi cominciò a suonare bruckneriano, stesso effetto di Bernstein con Mahler, come se in questi casi si fosse creata un'identità inscindibile tra autore e interprete, per una vicinanza psicologica e culturale più che altro. Quando ascolto Bernstein in Mahler mi pare spiritualmente tutto giusto anche quando musicalmente mi suona tutto sbagliato, non saprei come descriverlo diversamente.

Secondo me l'abilità di Giulini nel cantabile deriva dalla sua grande esperienza di direttore d'opera, gli amanti della sinfonica sottovalutano spesso i primi vent'anni di carriera di questo direttore. Voglio dire che l'approccio italiano matura se fai tanta musica italiana (e se nasci dalle mie parti ovviamente ❤️ :D ). E poi c'è un quid, che qualcuno definisce umanista, e che io collego al concetto di integrità, che mi ha fatto pensare non molto tempo fa la cosa inversa rispetto a quella di Bernstein-Bruckner, cioè "questa nona di Mahler ha una dignità e una nobiltà d'animo troppo elevata per essere Mahler". Insomma, se Lenny era l'americano a Vienna, Giulini suonava proprio come un pugliese trapiantato in Austria (che poi è quello che è successo per davvero).

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1 ora fa, Majaniello dice:

Sai che anni fa mi è capitata la stessa cosa? avevo una fidanzata a cui "piaceva la musica classica" nel senso di 4 stagioni, Per Elisa, Racchio e così via... mi chiede "ascoltiamo un po' di Chopin", bene, le propongo uno stesso brano in diverse edizioni. Cortot distrutto ("sembra ubriaco" 😆), Horowitz apprezzato a livello esecutivo ma non a livello musicale ("bello perchè ha tanti colori, ma non suona come deve"), Rubinstein il contrario ("si sente bene la melodia ma non mi emoziona")... beh insomma scelse Fiorentino. In quei commenti ingenui e buttati lì di getto c'era certo della soggettività, ma anche un'analisi coerentissima.

Sono considerazioni interessanti, perché provengono da persone che conosco poco o nulla il repertorio. Nello specifico, ascoltatrice di classica, ma non di Bruckner che proprio ignorava. Ne ho approfittato per una veloce infarinatura, in quel momento stavo ascoltando la 5a con Wand.

1 ora fa, Majaniello dice:

La simbiosi che Giulini aveva raggiunto con Bruckner secondo me è simile a quella del binomio Mahler-Bernstein, cioè... mi pare impossibile non accorgersi della sua naturalezza! l'effetto collaterale fu che da un certo punto in poi pure Verdi cominciò a suonare bruckneriano, stesso effetto di Bernstein con Mahler, come se in questi casi si fosse creata un'identità inscindibile tra autore e interprete, per una vicinanza psicologica e culturale più che altro. Quando ascolto Bernstein in Mahler mi pare spiritualmente tutto giusto anche quando musicalmente mi suona tutto sbagliato, non saprei come descriverlo diversamente.

Riguardo a Bernstein, a un certo punto, notava che c'erano dei passaggi esasperati, esistenzialisti, sottolineati all'eccesso e ridotti a puro e semplice melodramma. Sentiti Giulini e Celibidache, non funzionavano proprio. Molto stupita quando le feci notare che Giulini e Bernstein dirigevano a soli due anni scarsi di distanza, erano entrambi dal vivo e con la stessa orchestra. Due mondi totalmente contrastanti. Invece riguardo al maestro romeno, faceva notare l'assenza quasi totale di pathos, la mancanza di "morbidezza" e un certo didascalismo (notava l'entrata e la chiusura di ogni frase, come se fosse una lezione sulla struttura del pezzo, non tanto un fare musica su quel testo). Le ho spiegato che questa è la famosa fenomenologia celibidachiana :axehead:

1 ora fa, Majaniello dice:

Secondo me l'abilità di Giulini nel cantabile deriva dalla sua grande esperienza di direttore d'opera, gli amanti della sinfonica sottovalutano spesso i primi vent'anni di carriera di questo direttore. Voglio dire che l'approccio italiano matura se fai tanta musica italiana (e se nasci dalle mie parti ovviamente ❤️ :D ). E poi c'è un quid, che qualcuno definisce umanista, e che io collego al concetto di integrità, che mi ha fatto pensare non molto tempo fa la cosa inversa rispetto a quella di Bernstein-Bruckner, cioè "questa nona di Mahler ha una dignità e una nobiltà d'animo troppo elevata per essere Mahler". Insomma, se Lenny era l'americano a Vienna, Giulini suonava proprio come un pugliese trapiantato in Austria (che poi è quello che è successo per davvero).

Notava che Bernstein sembrava non capire il mondo interiore di Bruckner. Troppa macerazione interiore, io di rimando commentavo che l'austriaco è stato un compositore senza compromessi e totalmente immerso nella redenzione divina: è tutto nero o tutto bianco, nessuna via di mezzo. Il Celibidache questo aspetto veniva esasperato all'opposto, risultando arido. Con Giulini c'è una cantabilità spiccatamente italiana, mi diceva che a un certo punto sembrava che l'orchestra quasi "palpitasse", specie nei passaggi con i soli archi. Oppure, citava il taglio cinematografico della ricapitolazione del primo movimento, quasi la descrizione in suoni dell'entrata di un castello incantato ma senza cadere nel bozzetto (curiosamente, questa immagine non le veniva suggerita da Celibidache, descritto come prosaico). 

 

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4 ore fa, Majaniello dice:

Secondo me l'abilità di Giulini nel cantabile deriva dalla sua grande esperienza di direttore d'opera, gli amanti della sinfonica sottovalutano spesso i primi vent'anni di carriera di questo direttore. Voglio dire che l'approccio italiano matura se fai tanta musica italiana (e se nasci dalle mie parti ovviamente ❤️ :D ). E poi c'è un quid, che qualcuno definisce umanista, e che io collego al concetto di integrità, che mi ha fatto pensare non molto tempo fa la cosa inversa rispetto a quella di Bernstein-Bruckner, cioè "questa nona di Mahler ha una dignità e una nobiltà d'animo troppo elevata per essere Mahler". Insomma, se Lenny era l'americano a Vienna, Giulini suonava proprio come un pugliese trapiantato in Austria (che poi è quello che è successo per davvero).

Oltretutto Giulini nacque in Puglia per puro caso, ma era Trentino doc! 😁

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